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domenica 9 luglio 2017

Miserie e Nobiltà. Marco Tutino riprova ancora con il teatro e cinema

Miseria e Nobiltà, la celebre commedia di Scarpetta, che ebbe addirittura tre versioni cinematografiche ed una con Totò,  sarà la nuova opera di Marco Tutino, commissionatagli dal Carlo Felice di Genova. E mentre lui lavora a questa, a Cagliari, in novembre andrà in scena  Le due donne ( titolo americano), ovvero, La ciociara (Moravia), andata in scena a San Francisco, coprodotta dal Regio di Torino, che poi non l'ha più messa in scena, ed ora approdata a Cagliari, nel Teatro di Orazi e Meli.
 L'abbiamo scritto altre volte di come Tutino, buon secondo, faccia il paio con Battistelli che sul cinema di successo s'è avventato come un'aquila rapace quando avvista la sua preda. E, infatti, nel suo catalogo d'opera, più numerosi che in quello di Tutino, che comunque si difende, compaiono titoli notissimi al pubblico di teatro e cinema.

Non più tardi di un paio di stagioni fa, Battistelli ha presentato Il medico dei pazzi, dell'ora anche 'tutiniano' Scarpetta, sia all'estero che in Italia, alla Fenice. Non sappiamo ancora se gli ultimi due titoli del suo già lungo catalogo d'opera, e cioè CO2 e Le figlie di Lot, possano realmente rappresentare una svolta, senza ritorno.

Ci sono ragioni per questo accanimento operistico nei confronti del teatro e del cinema, almeno in alcuni compositori? Sicuramente ve ne sono, perché trovare una storia già 'sceneggiata' e che ha superato la prova del palcoscenico o del grande schermo è come una manna dal cielo per un musicista.  E' come scommettere sul sicuro, anche se, a lungo andare, ricorrere sempre alla stessa duplice fonte, può stancare o indurre sospetti di poca fantasia ed invenzione.

Del resto, le alternative in circolazione non sono poi tante.  Una delle tante, e recenti,  è stata forse l'opera con cui La Fenice ha inaugurato la passata stagione, e cioè Aquagranda di Perocco, che si è rifatta ad uno dei tanti episodi di acqua alta - quella cui fa riferimento l'opera di Perocco, di cinquant'anni fa,  fu particolarmente alta - cui ha dato una mano per la riuscita, la immaginifica regia di Michieletto.  L'altro appiglio preferito, negli ultimi tempi, la cronaca, specie quella nera, nerissima (pensiamo ai naufragi dei  migranti, alle esplosioni atomiche e via distruggendo). Chi ha paura di misurarsi con l'opera, che ha esigenze di vario genere, dall'argomento, al libretto ( oggi di complicata gestazione) ai personaggi, alla durata, al peso  economico che la rappresentazione comporta,  si attacca a queste operazioni di sicuro impatto, oppure opta per quelle cosette che chiamano in gergo 'melologhi', ma che in realtà melologhi veri e propri non sono (pensiamo, ad esempio, alla compositrice Colasanti, che in questi ultimi anni, ne produce almeno un paio a stagione, nella terra d'Umbria: anche quest'anno per Spoleto e  per la Sagra, in coppia con una nota poetessa con la quale sembra fare coppia fissa, divenendo la sua 'Da Ponte', e che lei sfrutta anche come recitante, il che aggiunge altro valore al lavoro).

Perchè pensiamo che melologhi veri e propri non siano?  Perchè ci sembrano l'equivalente, preorganizzato, della prassi assai comune che vede un attore che sta per recitare un testo, domandare ad un musicista di 'fargli sotto due note', senza disturbare troppo. nel caso dei melologhi cosiddetti nostrani, magari la musica deve disturbare, per mostrare che esiste.

Ci sono naturalmente anche musicisti, come Sciarrino, che di opere ne scrivono in continuazione, senza magari appoggiarsi a storie vere e proprie, alle quali tuttavia fanno riferimento come pretesto ( pensiamo a Luci mie traditrici ( Gesualdo da Venosa) o alla prossima opera per la Scala,  che discende dalla storia tragica di un altro celebre musicista (Stradella), oppure a testi letterari (La porta della legge da Kafka) ecc...

In tutto questo fiorire di opere musicali per il teatro, sorprende che proprio il Teatro dell'Opera di Roma, che da anni, per bocca del suo acuto sovrintendente, va predicando che senza opera 'contemporanea' il melodramma non  può esistere, non bastando la tradizione ottocentesca, e che  missione di un grande teatro d'opera è anche quella di battezzarne regolarmente di nuove; sorprende dicevamo che proprio in quel teatro - che aveva anche un direttore artistico ad hoc, Battistelli, ora dimesso - di opere nuove non se ne rappresentino ( ve ne è addirittura una, Un romano a Marte, di Montalti-Compagno, che ha vinto un concorso di composizione e che attende ormai da qualche stagione che il teatro mantenga l'impegno di rappresentarla) contentandosi egli, Fuortes, di supplirvi con  registi d'avanguardia, che sicuramente possono contribuire al successo di un'opera ( come Michieletto ha dimostrato a Venezia) ma che non possono costituirvi la ragione fondamentale, che è e resta la musica, anche più della storia, sebbene si sappia che la musica in palcoscenico, di questi tempi, ha qualche problema.

sabato 18 marzo 2017

Fuortes farà salti di gioia dopo il Premio Abbiati 2016 ad uno SPETTACOLO della sua passata stagione

L'Associazione nazionale critici musicali - della quale orgogliosamente non facciamo parte da tempo immemorabile, dopo un breve periodo di appartenenza e dopo la scoperta della compagnia di giro che la governava e  la governa tuttora: non è un caso che da qualche ventennio la presieda Folletto - ha reso noto i vincitori dei cosiddetti Premi 'Abbiati' dei quali le istituzioni musicali ed i singoli artisti, nelle varie categorie previste dal premio, si fanno vanto. Per la migliore opera, nel suo complesso, a partire dalla parte musicale, il Premio è andato al Cavaliere della rosa della Scala con la direzione di Zubin Mehta.

Miglior direttore è stato indicato Michele Mariotti della Premiata ditta rossinian pesarese, la quale nelle ultime settimane è rimasta orfana di Alberto Zedda.

Un premio speciale è andato ad Aquagranda di Perocco rappresentata, ad inizio di stagione, in prima assoluta alla Fenice, con la regia di Michieletto.

E poi altri premi, in relazione ai quali forse sarebbe interessante anche  considerare le assenze e le mancate attribuzioni - come si usa fare ad ogni premiazione che si rispetti; ma noi non lo faremo, perché non ne abbiamo voglia ed, in fondo, non ci frega proprio nulla.  Hanno premiato le cose che hanno visto e sentito- cioè quelle che hanno voluto vedere e sentire - ed anche quelle che dovevano essere premiate. Non è un mistero!

Ci preme solo segnalare che il premio come migliore spettacolo - nella categoria degli spettacoli d'opera -  è stato assegnato al Benvenuto Cellini andato in scena all'Opera di Roma. Dell'opera di Berlioz sono stati ritenuti degni di premio la regia le scene  i costumi le luci ed i video (L'esecuzione musicale no?)

Per la gioia di Carlo Fuortes, giacchè a lui, sovrintendente di un teatro d'opera, questi e solo questi elementi stanno a cuore. La parte musicale è, secondo le sue ben note e continuamente ed orgogliosamente manifestate convinzioni, un accessorio che purtroppo lega lo spettacolo d'opera al passato e che volentieri eliminerebbe, se gli fosse concesso e che, forse, un giorno gli riuscirà.

sabato 3 dicembre 2016

Nuovi librettisti usciti dalla scuola Holden di Torino che, sulla musica, hanno idee 'avanguardistiche'

Il panorama dei librettisti  italiani per il teatro d'opera - per quel che ne resta - si è enormemente allargato  in questi ultimi anni ed anche diversificato. Allargato, perché, nonostante i proclami, l'opera continua a vivere e ad avere cultori; diversificato, perché  l'opera si è trasformata in 'teatro musicale' lasciando a musicisti e librettisti la libertà di farne ciò che vogliono, fino a trasformare il vecchio melodramma, dato per morto o in disuso da molti anni, nonostante la sua vitalità, nel 'melologo' - che è poi il genere che oggi va per la maggiore. E che consiste in un pezzo di musica, alla maniera di una colonna sonora, o, nel migliore dei casi, del 'poema sinfonico', o più in generale della 'musica a programma' con l'aggiunta di un testo, non più sottinteso, ma dichiarato apertamente e fatto ascoltare (come nella tradizione del melologo) durante l'esecuzione del brano musicale, magari con la stessa suadente voce dell'autore, naturalmente impostata e che costituisce, nelle intenzioni di chi quel brano ha commissionato, un valore aggiunto.
 E' la conversione più  ricorrente fra le fila dei librettisti, o sedicenti tali, fra i quali sono da considerare anche le matricole. E così, oggi, il panorama del 'teatro musicale' si presenta suddiviso in tre categorie:
- la prima è data dai musicisti-librettisti che non vogliono al loro fianco nessun altro, moderni Wagner, penando essi stessi oltre che alla musica anche al libretto (o ciò che del libretto ne resta) magari attingendo ai classici del teatro o della letteratura; Salvatore Sciarrino, il musicista più noto ed attivo nel teatro, è rappresentativo di tale categoria; mentre, invece, Battistelli ed anche Tutino, seppure in misura minore, vampirizzano titoli e situazioni da celebri film, dei quali sperano di bissare anche il successo in palcoscenico.
- la seconda, dagli autori di romanzi o libri che  collaborano, in vario modo, a fianco o a distanza, con i musicisti a trarre dalla loro opera un libretto - qualche volta questo lavoro lo fanno in coppia( Saramago con Corghi) oppure concedendo l'approvazione al neonato libretto, tratto dal loro romanzo ( ad esempio, Oz per Vacchi);
-la terza , da coloro che si servono di librettisti veri e propri che per il loro 'musico' approntano un libretto, quale che sia, dalla vecchia maniera con  versi in rima e pezzi chiusi, alla nuova forma, più in voga della precedente, che è quella della scelta di un testo,  anche non in versi, ma ricco di suggestioni ed allusioni.
E, poi,  ci sono gli autori di testi o di drammaturgie da utilizzare come filone narrativo, che è - come abbiamo detto - la modalità più in voga, che forse rendono di più e più immediatamente.

Nel variegato panorama dei librettisti di oggi, vanno segnalati Giuliano Compagno, a suo tempo anche collaboratore dell'assessore  Croppi per il teatro, che fa coppia quasi fissa con Vittorio Montalti, al quale ha già fornito, a breve distanza, due libretti ( uno dei quali ha vinto il concorso di composizione dell'Opera di Roma, Un romano a Marte, che dovrebbe essere rappresentato  l'anno prossimo;l'altro, Ehi Giò,dedicato a Rossini- che abbiamo letto - con le classiche forme chiuse, corrisposte dalla musica; Marcoaldi che ha lavorato con Battistelli e Vacchi - teatro musicale e melologo (Sconcerto, con Toni Servillo, per Battistelli; Teneke ed altro per Vacchi); spesso si ricorre ad un attore di grido per  animare il lavoro musicale); un altro giornalista, come Bianchin con Cerantola (per Aquagranda di Perocco, che ha inaugurato la stagione alla Fenice).

Mentre sembra in ribasso il Cappelletto librettista, definitivamente votato a creare drammaturgie, cogliendo occasioni di anniversari (Aldo Moro, magari per usufruire di contributi ministeriali) e personaggi vari (Chopin, Schubert); lavoro avviato con Farinelli, in coppia con l'amico Barbieri,: la  produzione di quest'ultimo, in campo drammaturgico,  è a getto continuo,  con la specializzazione in episodi e  fatti tragici, dal terremoto, al primo disastro nucleare, agli annegati del Mediterraneo, fino alle donne digiunatrici per Lucia Ronchetti, per la quale ha collezionato un testo, frutto di ricerche di altri, fra cronaca, pensieri, relazioni anatomopatologiche.

Ci sono naturalmente  anche librettisti che si sono ritirati dall'agone, come Giuseppe di Leva, un tempo molto attivo, librettista anche del notissimo e fortunato Pollicino di Henze; ed altri che solo di recente si sono affacciati nel panorama del teatro musicale. Fra loro Baricco, librettista suo malgrado - ha fatto tutto Peter Eotvos - ha precisato - traendo un libretto dal mio romanzo Senza sangue; ma anche Mattioli, giornalista della Stampa e loggionista dichiarato - della medesima scuola 'torinese' del noto scrittore, che per  il Teatro Coccia di Novara, in due anni ha scritto due libretti, prima per Sciortino ed ora per Taralli, dal titolo La rivale, in scena proprio questi giorni.
En passant, serve notare che alcune coppie di librettisti e musicisti sono legate  a particolari istituzioni musicali (associazioni, festival, o teatri, per i quali lavorano in condizioni di quasi stabilità o monopolio, chissà perchè).

Abbiamo parlato di scuola 'torinese', perché nella coppia appena citata di librettisti, e cioè Baricco e Mattioli  serpeggiano le medesime convinzioni sulla musica di oggi che essi considerano agonizzante,  quasi sul punto di spirare, e perciò Mattioli, ad esempio, va a cercarsi musicisti che 'praticano una musica contemporanea non punitiva'; e Baricco se ne lava le mani, lasciando fare al compositore, il cui lavoro  egli riconduce alla musica di Bartok ( ancora accettabile?);  ed ambedue attribuiscono alla musica il ruolo principale nel teatro musicale.  Ammette Mattioli: 'le opere sono di chi scrive la musica, non le parole'.
Ma anche le parole contano, perchè come dicevano gli antichi, un brutto libretto (o testo) difficilmente ispira musica bella.