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domenica 15 ottobre 2017

Virginia Raggi non è più la 'sindaca di sfondamento'. Ora è la 'palla al piede' del movimento che la vuole 'oscurata' fino alle prossime politiche

Cosa voglia ora il Movimento e la sua ditta  al comando, 'Grillo & Casaleggio Associati', dalla sindaca Raggi, non è del tutto chiaro. Perché le incognite sul suo futuro sono tante, e potrebbero tutte danneggiare più che favorire il Movimento.

Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare  come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.

 Se la Procura di Roma  concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti  del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?

La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in  quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi -  l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.

 La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione  grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i  numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.

Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè  la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.

Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina  di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare  muta e immobile, per non  fare danni?

Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da  Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.

venerdì 13 ottobre 2017

Beppe Grillo, che vuole riprendere a pieno ritmo il lavoro di comico, a Roma ha dato buca al pubblico. Poco numeroso!

L'ex comico, ora non più 'ex' , Beppe Grillo, nei giorni scorsi è calato a Roma, insediandosi nel suo camerino dell'Hotel Forum, dove ha ricevuto le visite di numerosi suoi ammiratori, ai quali ha dispensato  solo autografi. Ma quando s'è trattato di uscire sul palcoscenico e iniziare lo show previsto, in Piazza Montecitorio, che era poi la ragione della sua calata a Roma,  non si è fatto vedere ed ha rimandato, forse cancellato, lo show.  Perchè davanti al suo palcoscenico, di fronte alla Camera dei Deputati, c'era poca gente.

Un comico, però, dovrebbe sapere, che uno spettacolo in programma si deve fare comunque anche se in sala c'è un solo spettatore pagante, come è accaduto tantissime volte - se ne ricordano episodi storici.

Davanti al palcoscenico allestito per l'occasione per lui in Piazza Montecitorio  di spettatori ce n'erano più d'uno ma non in  numero sufficiente a soddisfare le mire di un comico, non più ex, che pensava di rientrare  alla grande, davanti ad un mare di folla, a svolgere la sua antica professione, smessa solo per un pò, per correre dietro alla illusione di poter diventare da comico capopopolo.

 E allora al suo posto sono stati costretti ad esibirsi,  a più riprese, molti membri della sua compagnia. Perfino Virginia Raggi che, per una migliore sorte, avrebbe dovuto nascondersi dietro le quinte. Ma lei, che ha anche imparato il mestiere della sfacciataggine meglio di quello di sindaca, è andata sul palco, ha preso il microfono ed ha fatto la sua recitina. Vergognosa.

 "Non si cambia così la legge elettorale" - ha arringato la folla, guadagnandosi applausi e cori di approvazione, più per il governo di Roma che per il suo discorso improvvisato. "E' un metodo vergognoso. Il Parlamento è stato imbavagliato e la volontà dei cittadini ignorata".

E poi giù dal palco le strette di mano e selfie. Ma dove ha preso tanto fiato per arringare la folla, mentre quotidianamente non riesce a dire una sola parola sulla sua inefficienza di amministratrice, sottolineata ancora ieri da un altro pezzo della sua squadra che va via, Colomban (addetto, per volontà della ditta Grillo&Casaleggio alle Partecipate del Comune), che, salutandoli,  ha accusato i Cinquestelle di incapacità a governare?

lunedì 19 dicembre 2016

Con Luca Bergamo, vicesindaco, la Raggi si incarta sempre di più

Anche questa nomina - quella di Luca Bergamo assessore alla cultura a vicensindaco - dimostra ancora una volta la impreparazione e l'inadeguatezza della Raggi, e del suo movimento assieme a Lei, ad assumere un incarico di governo.
 A sette mesi dalla sua elezione a sindaco,  la sua cosiddetta squadra non è ancora al completo, ed anzi ogni giorno perde qualche pezzo -  di alcuni , va da sè  la perdita è una manna dal cielo - ed ogni giorno Virginia Raggi, manifesta  la sua tragica inadeguatezza e la necessità, mai terminata, di  cercare o inventarsi sostituti.

Per il ruolo di vicesindaco , i Cinquestelle, che la tengono ormai sotto tutela, avevano fatto il nome di Colomban, industriale inviato a Roma dalla Casaleggio & Associati, col compito di assessore, ruolo che egli svolge per tre giorni a settimana- dovendo gli altri giorni essere  nella sua fabbrica a mandare avanti le cose. Colomban ha subito detto di no - la Raggi  non convince nessuno quando  dice che Lei non accetta diktat dai Cinquestelle, compreso quello di Colomban - e i giornali hanno spiegato questa sua rinuncia , con il delicatissimo ruolo del vicesindaco che agisce come una sorta di rotonda stradale dalla quale sono costretti a passare tutti in Campidoglio; ed anche da filtro per il sindaco; nel contempo,  muove  e dirige  tutto e tutti, dando la precedenza a chi ritiene necessario l'abbia sugli altri.

E la Raggi che ti fa? Nomina per quel delicatissimo incarico Luca Bergamo, assessore alla (ri)crescita culturale - come ha chiamato quell'importante assessorato -  che ancora non ha dato un segno tangibile della sua presenza a Piazza Campitelli, dove hanno sede i suoi uffici.
Ora proprio l'assessore del quale tutti a Roma reclamano una presenza attiva, viene cooptato anche per un altro incarico che lo distoglierà dal primo. Sicuro al cento per cento. E ciò ad ulteriore dimostrazione che che alla cultura, in qualunque forma e declinazione, la Raggi ed i Cinquestelle non tengono affatto. E Roma,  un tempo faro nel mondo, affossa anche in questo settore.  I Cinquestelle sono assolutamente estranei al discorso sulla cultura; mai una sola parola sulla cultura e sulla sua evidente influenza nell'economia del paese, in nessuno dei loro proclami e delle loro chiacchiere in rete.
 Che altro deve succedere per spezzare il feeling fra i Cinquestelle e la popolazione che l'ha eletta? Continueranno i suoi 700.000 elettori romani a perdonarle qualunque cosa, compresa l'incapacità oltre gli errori?  Va bene che è in Campidoglio da soli sette mesi, ma qualche segno del suo passaggio avrebbe dovuto già darlo. Finora solo  dimissioni e rimpiazzi. Come intende governare Roma? Ce lo dica.