Ci mancava pure questo, approfittare della sua trasmissione per far sapere al pubblico televisivo chi sono i cattivi. E i cattivi per 'Fabbio' sono i dirigenti Rai - mettiamoci anche il Pd Anzaldi, longa manus di Renzi - che non gli vogliono dare quei c... di soldi che lui vuole ad ogni costo, ma per farci della beneficienza, come non ha mai detto ma ha sempre fatto, a favore del... suo conto in banca.
Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese. Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)
Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.
Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato; assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica - da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia Angela - angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe proprietà di Cairo quel pulpito?
Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!
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domenica 28 maggio 2017
lunedì 20 febbraio 2017
Dallo stadio della Roma alle Terme di Caracalla. Storie che si ripetono
Premessa. A noi dello stadio della Roma, come di qualunque altro stadio di ieri, oggi e domani non frega assolutamente nulla, perché geneticamente estranei al mondo dello sport ed ancor più a quello del calcio.
Perché occuparcene, allora? Semplicemente perché ci sono fatti che non possono esser ignorati, per la singolare tempistica ed anche per il contenuto.
Partiamo dallo stadio che l'A.S. Roma vuole costruire a Tor di Valle e per il quale da anni ha presentato un progetto, approvato in linea di massima da Marino, ora rimesso in discussione dalla Raggi e dal suo ormai ex assessore Berdini.
Perchè questo voltafaccia? Perchè la Raggi è incapace a governare ed anche, semplicemente, a decidere, commissariata dal Movimento che l'ha candidata e sfiduciata dagli stessi ignari e disperati romani che l'hanno votata.
Anni fa, Raggi compresa, i Cinquestelle si opposero a quel progetto, come succesivamente, una volta al governo della città, si sono opposti alle Olimpiadi ed a qualunque cosa venisse proposta, per il terrore di sbagliare ed aggiungere errore ed errori che possono costare al Movimento un forte arretramento nel gradimento degli elettori.
Berdini, l'ex assessore, un mastino messo a guardia del territorio per difenderlo dagli assalti dei cementificatori, dice no! a tutto; la Raggi non è dello stesso parere - perchè ha cambiato idea - ed anche Grillo ed i suoi luogotenenti, Di Maio e Dibba, assicurano che lo Stadio si farà. Anche perchè sanno che, in caso contrario, avrebbero contro mezza Roma - non il costruttore - ma tutti i romanisti, esclusi ovviamente i laziali che rappresentano l'altra metà del pianeta cittadino. E avrebbero contro anche Totti, il nono re di Roma, soprannominato il 'pupone', al quale la sindaca avrebbe assicurato, pubblicamente, almeno sembra, esito positivo al progetto dello stadio.
Adesso, alla vigilia dell'esame del progetto e del definitivo parere del Comune, che sembra tuttavia ancora titubante, arriva una tegola sulla testa dei Romanisti che potrebbe, eventualmente, salvare la faccia alla Raggi, qualora si riconvertisse al no. E cioè una specie di AVVISO DI GARANZIA della sovrintendenza che avverte: quella zona non va toccata e soprattutto non va toccato il manufatto delle gradinate coperte dell'antico ippodromo di Tor di Valle, emblema dell'architettura degli ani 50, dismesso definitivamente quattro o cinque anni fa, ed ora in totale abbandono. La palla passa nelle mani del Ministero che dovrebbe pronunciarsi tra breve. L'AVVISO DI GARANZIA, cosiddetto, giunge proprio alla viglia delle grandi decisioni comunali. E lo invia la sovrintendente Eichberg, il cui fratello - e qui siamo nella fantascienza - è a capo di una società della Lazio.
Sergio Rizzo, ha fatto oggi notare sul Corriere che quel manufatto dell'architetto Lafuente, è a rischio crollo e avrebbe dovuto anche essere da tempo abbattuto, quantomeno bonificato dall'amianto. Perché, si domanda, se era così importante, non lo si è restaurato in tempo né bonificato? Ed invece lo si fa ora, per entrare forzatamente in gioco, con una carta truccata, sul progetto 'stadio' della Roma?
Le domande di Rizzo non sono fuori luogo, né si possono liquidare con la parentela della sovrintendente con il club avverso. Non scherziamo. Anche perchè Rizzo ricorda agli ignari Cinquestelle ed ai romani che li sostengono che in pieno centro c'è lo Stadio Flaminio, opera dell'arch.Nervi, in rovina, e che all'Eur, il velodromo è stato abbattuto con la dinamite e lì dove sorgeva, ora ci sono sterpaglie ed immondizie. Perchè, riflette Rizzo, fervore e tempistica sospetti per Tor di Valle?
Ed ora che c'entra lo stadio della Roma con le Terme di Caracalla, se non per il fatto che la tradizione ed anche la rima vuole che a Caracalla gli antichi romani giocavano a palla?
C'entra con una storia vecchia di un quarto di secolo, legata all'agibilità delle Terme ed alla opportunità e capacità di ospitare spettacoli operistici con grande affluenza di pubblico.
Le Terme ospitarono la prima volta spettacoli d'opera, negli anni Trenta, molti anni dopo Verona, per espressa volontà del Duce, e vi si rappresentò nella prima stagione Lucia di Donizetti. E si sa che di lì sono passati tutti i grandi nomi della lirica mondiale. Poi...poi negli anni Novanta, dopo la sovrintendenza Vlad, furono vietate agli spettacoli d'opera, esattamente negli anni in cui in quella stessa sovrintendenza, a Roman Vlad era succeduto Gian Paolo Cresci.
In quegli stessi anni Licia Borrelli, sorella del procuratore capo milanese e moglie di Roma Vlad era una dirigente del Ministero e della Sovrintendenza dalla quale dipendeva anche la vigilanza sulle Terme. Recentemente Licai Borrelli è stata intervistata per Repubblica da Gnoli che ne ha lodato gli indiscussi meriti di studiosa e dirigente statale; proprio quell'intervista ci ha fatto venire in mente il caso che stiamo per raccontarvi). Secondo la Borrelli, le Terme non potevano più ospitare spettacoli d'opera, perchè bisognose di lavori urgenti di manutenzione e consolidamento. E così a Cresci vennero inibite le stagioni estive dell'Opera a Caracalla, che qualche anno prima erano state concesse a Vlad; evidentemente con il passaggio di Vlad le Terme avevano subito gravi danni - verrebbe da pensare.
Non è la prima volta che ne scriviamo. Lo facemmo anche all'epoca, notando che le cattive condizioni di stabilità delle terme erano tali anche sotto la sovrintendenza di suo marito. Ma lei non le chiuse. Lo fece dopo che suo marito era andato via all'Opera e gli era succeduto Cresci.
Naturalmente nulla di penalmente rilevante e di formalmente irregolare nell'azione della Borrelli - esattamente come nel caso dell'intervento della Eichberg su Tor di Valle. Però a noi qualche sospetto, tuttavia, desta il fatto della tempistica, tralasciando, nel caso di Tor di Valle, il fattore 'consanguineità'.
Perché occuparcene, allora? Semplicemente perché ci sono fatti che non possono esser ignorati, per la singolare tempistica ed anche per il contenuto.
Partiamo dallo stadio che l'A.S. Roma vuole costruire a Tor di Valle e per il quale da anni ha presentato un progetto, approvato in linea di massima da Marino, ora rimesso in discussione dalla Raggi e dal suo ormai ex assessore Berdini.
Perchè questo voltafaccia? Perchè la Raggi è incapace a governare ed anche, semplicemente, a decidere, commissariata dal Movimento che l'ha candidata e sfiduciata dagli stessi ignari e disperati romani che l'hanno votata.
Anni fa, Raggi compresa, i Cinquestelle si opposero a quel progetto, come succesivamente, una volta al governo della città, si sono opposti alle Olimpiadi ed a qualunque cosa venisse proposta, per il terrore di sbagliare ed aggiungere errore ed errori che possono costare al Movimento un forte arretramento nel gradimento degli elettori.
Berdini, l'ex assessore, un mastino messo a guardia del territorio per difenderlo dagli assalti dei cementificatori, dice no! a tutto; la Raggi non è dello stesso parere - perchè ha cambiato idea - ed anche Grillo ed i suoi luogotenenti, Di Maio e Dibba, assicurano che lo Stadio si farà. Anche perchè sanno che, in caso contrario, avrebbero contro mezza Roma - non il costruttore - ma tutti i romanisti, esclusi ovviamente i laziali che rappresentano l'altra metà del pianeta cittadino. E avrebbero contro anche Totti, il nono re di Roma, soprannominato il 'pupone', al quale la sindaca avrebbe assicurato, pubblicamente, almeno sembra, esito positivo al progetto dello stadio.
Adesso, alla vigilia dell'esame del progetto e del definitivo parere del Comune, che sembra tuttavia ancora titubante, arriva una tegola sulla testa dei Romanisti che potrebbe, eventualmente, salvare la faccia alla Raggi, qualora si riconvertisse al no. E cioè una specie di AVVISO DI GARANZIA della sovrintendenza che avverte: quella zona non va toccata e soprattutto non va toccato il manufatto delle gradinate coperte dell'antico ippodromo di Tor di Valle, emblema dell'architettura degli ani 50, dismesso definitivamente quattro o cinque anni fa, ed ora in totale abbandono. La palla passa nelle mani del Ministero che dovrebbe pronunciarsi tra breve. L'AVVISO DI GARANZIA, cosiddetto, giunge proprio alla viglia delle grandi decisioni comunali. E lo invia la sovrintendente Eichberg, il cui fratello - e qui siamo nella fantascienza - è a capo di una società della Lazio.
Sergio Rizzo, ha fatto oggi notare sul Corriere che quel manufatto dell'architetto Lafuente, è a rischio crollo e avrebbe dovuto anche essere da tempo abbattuto, quantomeno bonificato dall'amianto. Perché, si domanda, se era così importante, non lo si è restaurato in tempo né bonificato? Ed invece lo si fa ora, per entrare forzatamente in gioco, con una carta truccata, sul progetto 'stadio' della Roma?
Le domande di Rizzo non sono fuori luogo, né si possono liquidare con la parentela della sovrintendente con il club avverso. Non scherziamo. Anche perchè Rizzo ricorda agli ignari Cinquestelle ed ai romani che li sostengono che in pieno centro c'è lo Stadio Flaminio, opera dell'arch.Nervi, in rovina, e che all'Eur, il velodromo è stato abbattuto con la dinamite e lì dove sorgeva, ora ci sono sterpaglie ed immondizie. Perchè, riflette Rizzo, fervore e tempistica sospetti per Tor di Valle?
Ed ora che c'entra lo stadio della Roma con le Terme di Caracalla, se non per il fatto che la tradizione ed anche la rima vuole che a Caracalla gli antichi romani giocavano a palla?
C'entra con una storia vecchia di un quarto di secolo, legata all'agibilità delle Terme ed alla opportunità e capacità di ospitare spettacoli operistici con grande affluenza di pubblico.
Le Terme ospitarono la prima volta spettacoli d'opera, negli anni Trenta, molti anni dopo Verona, per espressa volontà del Duce, e vi si rappresentò nella prima stagione Lucia di Donizetti. E si sa che di lì sono passati tutti i grandi nomi della lirica mondiale. Poi...poi negli anni Novanta, dopo la sovrintendenza Vlad, furono vietate agli spettacoli d'opera, esattamente negli anni in cui in quella stessa sovrintendenza, a Roman Vlad era succeduto Gian Paolo Cresci.
In quegli stessi anni Licia Borrelli, sorella del procuratore capo milanese e moglie di Roma Vlad era una dirigente del Ministero e della Sovrintendenza dalla quale dipendeva anche la vigilanza sulle Terme. Recentemente Licai Borrelli è stata intervistata per Repubblica da Gnoli che ne ha lodato gli indiscussi meriti di studiosa e dirigente statale; proprio quell'intervista ci ha fatto venire in mente il caso che stiamo per raccontarvi). Secondo la Borrelli, le Terme non potevano più ospitare spettacoli d'opera, perchè bisognose di lavori urgenti di manutenzione e consolidamento. E così a Cresci vennero inibite le stagioni estive dell'Opera a Caracalla, che qualche anno prima erano state concesse a Vlad; evidentemente con il passaggio di Vlad le Terme avevano subito gravi danni - verrebbe da pensare.
Non è la prima volta che ne scriviamo. Lo facemmo anche all'epoca, notando che le cattive condizioni di stabilità delle terme erano tali anche sotto la sovrintendenza di suo marito. Ma lei non le chiuse. Lo fece dopo che suo marito era andato via all'Opera e gli era succeduto Cresci.
Naturalmente nulla di penalmente rilevante e di formalmente irregolare nell'azione della Borrelli - esattamente come nel caso dell'intervento della Eichberg su Tor di Valle. Però a noi qualche sospetto, tuttavia, desta il fatto della tempistica, tralasciando, nel caso di Tor di Valle, il fattore 'consanguineità'.
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venerdì 10 febbraio 2017
Ahi,ahi, Berdini
Per lungo tempo l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Berdini, si è vantato di essere arrivato al Campidoglio non per volontà dei Cinquestelle via rete, ma perché scelto dalla sindaca per i suoi trascorsi e meriti professionali. Insomma un tecnico. Giusto che se ne sia vantato. In questi mesi, il tecnico capitolino ha messo il bastone fra le ruote alla sindaca su tutta la materia di sua competenza, o l'ha spalleggiata, più verosimilmente, nel non far nulla o mettere il veto su tutto.
Non ricordiamo se anche per le Olimpiadi lui c'entra qualcosa. Ma Berdini sicuramente c'entra con la stadio che la Roma vuole costruirsi e sul quale, senza una drastica riduzione dei volumi da cementificare ha detto un secco no. D'accordo con la Raggi? Non è chiaro, perchè in questo caso la sindaca trema all'idea di trovarsi contro metà dei cittadini, tutti quelli che tifano per Totti, il quale pure vuole a tutti i costi lo stadio, e forse anche l'altra metà: quelli che tifano Lazio. Il calcio è affare nazionale da noi e non può essere sottovalutato, specie quando il ciclone 'elezioni' sembra doversi abbattere sul paese da un momento all'altro, senza preavviso, affossando, anzi annegando con il progetto dello stadio anche la sindaca ed i Cinquestelle.
Adesso, praticamente, Berdini è stato esautorato per l'affare stadio, che è stato affidato ad altri i quali vogliono a tutti i costi trattare.
Ma Berdini è, ormai, fuori da tutto, per un altro caso che ha rivelato la sua impreparazione politica ed anche altro, diciamolo. Può un assessore, pur riconoscendole libertà di pensiero, dire - anche se non nel corso di una formale intervista - quello che ha detto sulla sindaca (impreparata e incapace), sui suoi più stretti collaboratori (una banda di ....nesti) e sui rapporti con Romeo (erano amanti)?
Può Berdini dire quello che ha detto, anche se lo pensa tutta la città di Roma, anche quelli che fanno ancora un pò di credito alle capacità amministrative dei Cinquestelle?
Berdini non può dire quello che ha detto, se sa che qualcuno lo sta a sentire, perché in una situazione semipubblica, pronto a captare il 'Berdini pensiero' sulla giunta tutta del Campidoglio, della quale pure anche lui fa parte. L'unica cosa che poteva fare, essendo da tempo in disaccordo sulla linea, ammesso che ne avesse una la sindaca e la giunta grillina, era dimettersi, e lui non l'ha fatto se non quando costretto dalla gravità di quelle dichiarazioni manifestate con una leggerezza superiore a quella di un qualunque pischello.
Adesso lui deve andare via a basta. Sta lì ad aspettare che la Raggi riceva il consenso del sostituto? Figuraccia su figuraccia?
P.S. Ultimissime dal Campidoglio. Berdini se ne va? Forse che sì, forse che no. Intanto come i Cinq uestelle hanno fatto con la sindaca, mettendole ai fianchi dei commissari, con il compito di evitarle altri errori - bastano quelli che ha fatto! - ora metterebbero a presidiare l'assessorato all'Urbanistica, quello di Berdini, una commissione di badanti o tutori. Segno di totale incapacità di governo, nell'uno come nell'altro caso. E lo stadio? Il sindaco facente funzione, Di Battista - ora che le azioni su Roma di Di Maio sono in netto ribasso, addirittura carta straccia senza valore - ha assicurato che lo stadio si farà. Parola di sindaco. Non Raggi, ma Dibba.
Non ricordiamo se anche per le Olimpiadi lui c'entra qualcosa. Ma Berdini sicuramente c'entra con la stadio che la Roma vuole costruirsi e sul quale, senza una drastica riduzione dei volumi da cementificare ha detto un secco no. D'accordo con la Raggi? Non è chiaro, perchè in questo caso la sindaca trema all'idea di trovarsi contro metà dei cittadini, tutti quelli che tifano per Totti, il quale pure vuole a tutti i costi lo stadio, e forse anche l'altra metà: quelli che tifano Lazio. Il calcio è affare nazionale da noi e non può essere sottovalutato, specie quando il ciclone 'elezioni' sembra doversi abbattere sul paese da un momento all'altro, senza preavviso, affossando, anzi annegando con il progetto dello stadio anche la sindaca ed i Cinquestelle.
Adesso, praticamente, Berdini è stato esautorato per l'affare stadio, che è stato affidato ad altri i quali vogliono a tutti i costi trattare.
Ma Berdini è, ormai, fuori da tutto, per un altro caso che ha rivelato la sua impreparazione politica ed anche altro, diciamolo. Può un assessore, pur riconoscendole libertà di pensiero, dire - anche se non nel corso di una formale intervista - quello che ha detto sulla sindaca (impreparata e incapace), sui suoi più stretti collaboratori (una banda di ....nesti) e sui rapporti con Romeo (erano amanti)?
Può Berdini dire quello che ha detto, anche se lo pensa tutta la città di Roma, anche quelli che fanno ancora un pò di credito alle capacità amministrative dei Cinquestelle?
Berdini non può dire quello che ha detto, se sa che qualcuno lo sta a sentire, perché in una situazione semipubblica, pronto a captare il 'Berdini pensiero' sulla giunta tutta del Campidoglio, della quale pure anche lui fa parte. L'unica cosa che poteva fare, essendo da tempo in disaccordo sulla linea, ammesso che ne avesse una la sindaca e la giunta grillina, era dimettersi, e lui non l'ha fatto se non quando costretto dalla gravità di quelle dichiarazioni manifestate con una leggerezza superiore a quella di un qualunque pischello.
Adesso lui deve andare via a basta. Sta lì ad aspettare che la Raggi riceva il consenso del sostituto? Figuraccia su figuraccia?
P.S. Ultimissime dal Campidoglio. Berdini se ne va? Forse che sì, forse che no. Intanto come i Cinq uestelle hanno fatto con la sindaca, mettendole ai fianchi dei commissari, con il compito di evitarle altri errori - bastano quelli che ha fatto! - ora metterebbero a presidiare l'assessorato all'Urbanistica, quello di Berdini, una commissione di badanti o tutori. Segno di totale incapacità di governo, nell'uno come nell'altro caso. E lo stadio? Il sindaco facente funzione, Di Battista - ora che le azioni su Roma di Di Maio sono in netto ribasso, addirittura carta straccia senza valore - ha assicurato che lo stadio si farà. Parola di sindaco. Non Raggi, ma Dibba.
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