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venerdì 9 dicembre 2016

Cappella musicale Sistina: un coro stonato e decaduto

Uscendo dal suo naturale campo di intervento giornalistico, che è quello più strettamente teologico e ecclesiale, don Filippo Di Giacomo, viene a parlarci - dalle pagine del 'Venerdì' di 'Repubblica' , nella sua rubrica ' Cronache celesti' - della Cappella musicale 'papale', detta Sistina, ora diretta da mons. Massimo Palombella, il cui mandato  dopo il primo quinquennio, è stato appena rinnovato per un secondo. Contestato.
 Il titolo, che non lascia dubbi: ' Una nomina stonata per il coro del Vaticano (già stonato di suo)', fa capire chiaramente dove Di Giacomo intende andare a parare. Accusare cioè il Vaticano del perpetuarsi, con il rinnovo della nomina di Palombella, del potere di Bertone che lo aveva voluto, sotto il precedente pontificato a capo della Sistina, dopo mons Giuseppe Liberto ( provenienza Monreale) nominato da Giovanni Paolo II, dopo aver ascoltato il suo coro durante una sua visita al celebre Duomo siciliano; ma anche della scarsa qualità musicale corale della Sistina, come scrivono i critici musicali inglesi.

Ma che Giovanni Paolo II fosse a digiuno di musica e che i suoi gusti, in fatto di musica, fossero rozzi - nonostante la sua successiva acclarata santità - era cosa ben nota. Anche un suo conoscente, il compositore Penderecki, raccontò proprio a noi che il Papa, che aveva conosciuto bene  quando era arcivescovo di Cracovia,  in fatto di musica, sia per conoscenza sia per  gusto, non andava oltre le 'canzoni di montagna'. E perciò che potesse colpirlo - ma non sappiamo con quale repertorio - il coro di Monreale diretto da Liberto non ci meraviglia. Lui della polifonia rinascimentale e del repertorio della Sistina non aveva nessuna conoscenza; e verso la stessa neanche un briciolo di interesse, ad ascoltarla e preservarla. La nomina di Liberto era arrivata dopo aver fatto dimettere un noto gregorianista, il benedettino Baroffio, dalla direzione del Pontificio Istituto di Musica Sacra, e pure mons. Bartolucci dalla Sistina, per attuare la volgarizzazione, in fatto di lingua ma anche di gusto, del repertorio musicale liturgico.

Va da sè che un papa non deve necessariamente avere gusti musicali 'papali' - diciamo così, nè può interessarsi alle nomine dei direttori della sua Cappella musicale.  Ha altro da pensare, e perciò delega i suoi fedelissimi ad occuparsi delle faccende musicali. Come ha fatto anche Benedetto XVI, che certamente aveva ed ha una qualche conoscenza musicale, ma che - anche lui - ha lasciato nelle mani del card. Bertone, il grande manovratore!, la nomina di un suo fedelissimo alla carica di direttore della Cappella Sistina, mons, Palombella appunto, salesiano come lui, diplomato in composizione e con una pratica corale alla direzione di un coro da lui inventato, il Coro interuniversitario. Forse poco per preservare e tramandare la grande tradizione della Sistina, che forse già mons. Liberto aveva  scalfito.

Tant'è che Di Giacomo si accanisce anche sulla riconferma di Palombella che definisce  'stonata' a capo di un coro 'stonato di suo'.  Un attacco frontale al valore musicale della Sistina non si vedeva dai tempi di Bartolucci ( risarcito successivamente, per la sua destituzione, con la berretta cardinalizia da Benedetto XVI ). Perchè anche Bartolucci non  era tanto apprezzato ai suoi tempi. Ma non fino al punto che il suo coro venisse bollato come 'stonato'- che è ciò che negli ultimi tempi hanno scritto i critici musicali inglesi,
 avvezzi ad una pratica polifonica di lunga tradizione.

A Bartolucci veniva rimproverato che  soprattutto le voci adulte della Sistina cantassero come 'scaricatori di porto o venditori ambulanti'- un'accusa gravissima. Che noi stessi raccogliemmo da fonte  autorevole :  dom Jean Claire di Solesmes ( uno dei più grandi gregorianisti del nostro tempo) che così la pensava e ci confidava nel corso di un memorabile corso  preso l'Abbazia benedettina di Noci, al principio degli anni Sessanta. Aggiungendo che  tale giudizio negativo  era condiviso da molti esponenti del mondo musicale. La polifonia non andava cantata come Bartolucci voleva, ma Bartolucci certamente non dirigeva un coro di stonati - come ora accusano i critici inglesi. Proprio all'indomani dell'uscita di un CD della Sistina, che si elogia, anche perchè registrato proprio nella storica cappella.

Dunque adesso il giudizio è squisitamente musicale, poco importa del rapporto con la liturgia  del repertorio della Cappella papale. Sul quale Di Giacomo, invece, dà il colpo di grazia, accennando al rullo di tamburo ed agli ottoni, che si sono ascoltati nel corso della chiusura della Porta santa, al posto dell'organo e delle voci sistine. Ma Di Giacomo sa bene che questo è uno degli indici del degrado generale che non risparmia neanche la chiesa e la sua liturgia.

Occorre farsene una ragione? Certamente no. E spingere il Papa, al prossimo giro di nomine, a rivolgersi ad un professionista serio per la sua cappella musicale, come sembra, invece esserlo, il direttore delle voci bianche, che si formano nella scuola  omonima della Sistina, il brasiliano Marcos Isola Pavan con solida esperienza e competenza corale. Certamente superiore a quella di Palombella.

venerdì 13 novembre 2015

L'abate vescovo ( Montecassino) mascalzone, e le assemblee dei dipendenti nei musei. Letto sulla stampa

Sempre così in Italia, dove purtroppo domina ed è incardinato il malaffare. Bastare scoprire una qualunque pentola, per sentirvi un puzzo asfissiante: imbrogli, frodi commerciali, ladrocinii. E il malaffare sembra non risparmiare neanche la Chiesa che Francesco vorrebbe 'dei poveri e per i poveri' mentre deve combattere ancora duramente la 'sua' chiesa, una chiesa di 'principi che vivono da gran signori' sulle spalle, o alla faccia del cosiddetto 'popolo di dio'. L'esempio del famigerato attico del card. Bertone non è che un esempio schifoso. Io fossi Bertone, e non lo sono, quell'attico lo utilizzerei per...
 Alla recente pubblicazione di due libri su 'satana che insidia anche la Chiesa', facendo molti proseliti, s'è accompagnato in questi giorni la rivelazione del caso  del farabutto ex abate dell'abbazia di Montecassino, faro di civiltà divenuto tana di un lupo senza scrupoli. Raccontata ai giovani la sua  vita areligiosa, ci sentiremmo dire, e non senza ragione, nella lingua senza reticenze e senza pudore tipica dei giovani: l'abate 'deve morire'.
 Questo mascalzone s'è rubato i soldi dell'8x1000, per comprare case, fare viaggi nei paesi 'del sesso' ( benchè non sia ancora emersa la ragione 'sociale' dei suoi viaggi in Brasile) e 'della droga' ( già segnalato dalla polizia per uso di sostanze stupefacenti. Un abate, pensate! e poi viaggi a Londra con cene a base di ostriche e champagne. Insomma un maiale. Lo diciamo a ragion veduta e non intendiamo insultarlo. Un farabutto tenuto in palmo di mano dalle gerarchie, prima che le sue disavventure venissero rivelate e l'abate costretto ad andare all'inferno su questa terra, perché laureatosi in medicina si era convertito al sacerdozio, monacale. Gli hanno fatto fare, per questa ragione, una carriera fulminante,  anche per mostrare come le pecorelle smarrite quando tornano nell'ovile sono fulgidi esempi da imitare. Bell'esempio!
 Dopo il caso del monsignore che avrebbe fornito informazioni riservate sui conti vaticani e della sua segretaria tuttofare, disinvolta nell'azione  perché voleva raggiungere il traguardo che si era prefisso e senza attendere molto, la Chauoqui ( come diavolo si scrive), Francesco farebbe bene a seguire il consiglio che gli viene da molte parti.Stia attento, ogni volta che si sceglie dei collaborati li passi ai raggi x e se viene fuori qualche macchia li cacci a calci nel sedere, per non trovarsi di nuovo in simili imbarazzanti situazioni.

Nel settore della regolamentazione dei musei e delle aree archeologiche  equiparate con l'ultima legge di Renzi e Franceschini, ai servizi di pubblica utilità e perciò sottoposti a regole  strettissime in fatto di scioperi e assemblee sindacali, va registrata , ieri, l'ennesima assemblea sindacale che potrebbe aver creato problemi ai turisti che ogni giorno vengono a visitare il Foro romano ed il Colosseo. All'indomani della nuova legge. Sembra una beffa l' intensificarsi di assemblee e scioperi del personale, a danno di turisti e visitatori.

mercoledì 14 gennaio 2015

Così fan tutti, anche il Vaticano

Premettiamo che non abbiamo cambiato idea negli ultimi tempi, come usano fare le persone intelligenti che cambiano anche spesso idea. No, noi siamo rimasti sempre della stessa idea e cioè che l'arrivo di Bertone a Roma - ora in disgrazia, ma lui si consola con il lussuoso appartamento a gloria di dio ed uso e godimento suo -  ha significato che in tutti i ranghi più in alto vaticani  ci sia stata la calata (od anche 'colata', quasi lavica, che non risparmia nulla e nessuno) dei genovesi. In tutti i ranghi.
Noi denunciammo tale fatto quando venne cambiato il maestro della Cappella Sistina: la sostituzione dell'ex direttore del Duomo di Monreale con il direttore  'donboschiano', vicino al cardinale. E quello non fu,comunque, il più discutibile degli spostamenti. Ci fu anche quello del direttore generale dell'Ospedale Bambino Gesù,  che arrivò direttamente dalla diocesi e curia genovese, il dott. Profiti.
 Il quale direttore generale ha operato, sembra benissimo (anche se pure lui, a sua volta, ha 'genovesizzato' il Bambino Gesù) dal 2007 ad oggi ed ora, caduto in disgrazia Bertone viene sostituito. Ufficialmente  Profiti si dimette perché non condivide alcune scelte del nuovo CDA dell'ospedale vaticano, appena insediato.  Realmente Profiti viene mandato via,  assieme al suo protettore.
 Ciò che comunque non capiamo è perché venga sostituito il direttore di  un Ospedale che in questi sette anni di sua gestione, ha chiuso i bilanci in attivo, ha portato l'Ospedale pediatrico romano a diventare una delle eccellenza italiane ed internazionali; ad accrescerne la capacità di ricerca e a portare la sua professionalità anche in altre città e paesi con presidi medici altamente specializzati.
 Perchè allora cambiarlo? Solo perchè lui era al seguito di Bertone caduto in disgrazia? Se naturale appare un avvicendamento nella gestione di un grosso complesso ospedaliero, non altrettanto naturale, anzi sospetta,  si rivela la sostituzione, senz'altro motivo se non quello di essere un 'bertonianano', di un buon amministratore.
Purtroppo, come insegna Lorenzo da Ponte e Mozart, così fan tutti, Vaticano compreso.

sabato 28 giugno 2014

Papa Francesco, la lebbra della Chiesa è altrove. La combatta

La notizia dell'annullamento di alcuni impegni programmati del  Papa , ha fatto temere per la sua salute, rimettendo in circolazione preoccupazioni circa il suo stato generale di salute, peggiorato per via dei ritmi troppo faticosi del suo ministero.
 Non è la prima volta che accade, ed allora i giornali, a cominciare dal Corrierrone,  hanno colto l'occasione per ripercorrere tutti gli appuntamenti precedenti mancati, a cominciare dal primo, clamoroso che  noi segnalammo in apertura del nostro blog, con il post dal titolo 'la sedia vuota'. Si trattava del concerto programmato, a giugno dell'anno scorso, per la chiusura dell'anno della fede, voluito dal suo predecessore, al quale Papa Francesco mancò, giustificato, dagli ambienti vaticani, con il suo rifiuto della cosiddetta 'mondanità spirituale', definita poi in varie occasione dallo stesso pontefice, come 'lebbra della Chiesa'. Eh, no, Papa Francesco.
Un concerto di musica  è certamente un fatto mondano, ma è altrettanto spirituale di una preghiera collettiva. Quantomeno può esserlo. E perciò lei  ha sbagliato. La lebbra della Chiesa sta altrove, ad esempio nei numerosi casi di pedoflilia che ogni giorno arrivano sulle pagine dei giornali; nelle  vergognose residenze dei suoi cardinali - i casi non si limitano a Bertone, perchè c'è anche Sodano, e Filoni con la sua bella lussuosa residenza sul Gianicolo. Queste sono manifestazioni evidenti della lebbra ecclesiastica che va combattuta.
 E poi, Papa Francesco, con tutta l'ammirazione che abbiamo per lei,  come mai ha trovato il tempo - quasi due ore - per incontrare quei ragazzi viziati da compensi vergognosi ed immeritati che con una maglia numerata e calzoncini corti vanno su e giù per i campi da gioco, e non ha creduto opportuno cogliere l'occasione di riflessione che il concerto in Vaticano le offriva?
Papa Francesco la rispettiamo, ma non la capiamo.

mercoledì 30 aprile 2014

Borghese,Bertone,Berlusconi. Letto sulla stampa

Un trio.... sul quale apprendiamo molte novità dai giornali, in questi ultimi giorni.
Apprendiamo - cominciando da sua eminenza Bertone - che il suo attico, i cui lavori di ristrutturazione sono quasi ultimati, misura non 700 metri quadri, come la stampa rossa ha accusato, bensì 'appena' 350 metri, come il porporato  ha precisato, con una sua lettera ad un giornalino diocesano. Aggiungendo anche che tali lavori, che vanno avanti da mesi, li ha pagati di tasca propria.  Innanzitutto 350 metri quadri sono cinque volte i 70 metri quadri dell'appartamentino del papa - che secondo Bertone gli avrebbe espresso solidarietà a seguito degli attacchi della stampa rossa,  ma che secondo noi ha voluto anche accusare quando ha detto pubblicamente che certi stili di vita sono incompatibili con l'etica sacerdotale del cattolicesimo. E, infine, dove li ha presi i soldi per la ristrutturazione? Aveva un conto alla IOR? Riceveva mazzette, alla maniera di Scajola, per le operazioni  della banca vaticana? Un sacerdote non avrebbe fatto meglio ad utilizzare quelle sommette per opere caritatevoli?
 Il caso Bertone  ne richiama un altro che con la Chiesa ha indirettamente rapporto, quello della principessa Alessandra Borghese la quale anni fa, dopo una vita passata fra salotti e... s'era convertita al cristianesimo divenendo per alcuni giornali, dai quali è lecito attendersi di tutto, una sorta di  teologa/vaticanista, la cui competenza aveva acquisito sul campo, vivendo nella verginità di mente, di cuore ed anche di corpo,  assunta per riparare la vita dissoluta che in passato eminenti personalità della sua storica famiglia avevano vissuto. Poi nella vita spirituale della principessa accade un fatto simile alla folgorazione di Paolo sulla via di Damasco. L'abdicazione di Benedetto XVI, con il quale la principessa ostentava familiarità dai tempi del sant'Uffizio, ha  sulla principessa l'effetto  di un terremoto spirituale, solo spirituale;  che la convince ad abbandonare la teologia e a dedicarsi alla vita precedente a quella da convertita. Insomma la Borghese s'è rituffata nella mondanità che, naturalmente in tutti questi anni da monachella, ha comunque esercitato su di lei lo stesso fascino che il canto delle sirene  avevano sui naviganti. Eccola ora che si occupa di salotti, scrive sputando  inglese ad ogni piè sospinto, come fanno le sue consorelle, non a santa Marta - dove evidentemente da papa Francesco le è stato inibito l'ingresso - ma nei salotti della 'grande mela' e della nobiltà papalina romana. Pensando a lei, non sappiamo perchè, ci viene in mente una vecchia barzelletta che racconta  di Gesù in croce e delle  pie donne disposte a tutto per farlo discendere sano e salvo, mentre gli fanno rischiare di cadere e morire per caduta e non per crocifissione.Nulla a vedere con la principessa, ma quella barzelletta ci torna in mente tutte le volte che pensiamo a lei, come un trapano.
 La svolta è attestata  da un mensile nuovo di zecca, allegato ad un quotidiano del nord, che ha per titolo:'Cafonal & Sons' ( speriamo di non aver sbagliato l'inglese, che non conosciamo e che citiamo a braccio,  anzi ad orecchio).
 Infine Berlusconi., ancora tra i piedi e sugli schermi tv, ogni giorno, salutato dalle forze dell'ordine che, da tempo, avrebbero dovuto invece accompagnarlo in coppia  ponendosi ai suoi lati, per garantirne la custodia in attesa della carcerazione o dei domicialiri. Mentre si sa che, in Italia, non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, sebbene la legge sia uguale per tutti i cittadini.
 I suoi figli per ora restano fuori dalla politica, non si impegnano direttamente, ma, questa mattina, Marina dice: non si può dire mai. Certo che fa effetto vederlo quasi giornalmente in tv, intervistato alla stregua di un grande leader - mentre invece egli è un condannato per frode fiscale, con sentenza definitiva - gettare fango sulla presidenza della repubblica, sulla magistratura ecc... Non basta per  mandarlo ai domiciliari?  Parlando di Berlusconi si tira spesso in ballo  Craxi, con il quale alcuni vedono punti in comune. Ve ne sono? Quand'anche ci fossero, v'è una enorme differenza e questa riguarda i figli dello statista defunto e quelli del Berlusca. I figli di Berlusca  si guadagnano da vivere ( vivono!) lavorando nelle aziende del loro gentiore (  il quale, all'inizio, ebbe un bell'aiutino dal Craxi, presidente del Consiglio) mentre quelli di Craxi -  e sono due - li dobbiamo mantenere noi. Differenza non da poco.

sabato 26 aprile 2014

La fede non si mangia

Se il ministro Tremonti fosse ancora vivo - come ministro, s'intende - dovrebbe correggere quella sua panzana 'la cultura non si mangia' per evidente falsità e cattiva fede.
A proposito di fede - un argomento che in questi giorni  è all'attenzione del mondo intero, per la doppia canonizzazione di oggi -  Tremonti dovrebbe ammonire quanti da tempo, magari lui mai, mangiano la loro fede, meglio mangiano per la loro fede, e non attraverso la professione che svolgono.
Ci viene  in mente il documentario  di ieri trasemsso da Canale 5, un documentario su papa Giovanni Paolo II, realizzato da Sugar, nella persona di Caterina Caselli, nota religiosa di clausura che ha fatto tutti i voti possibili nella sua vita, dalla castità - che però a noi non interessa - alla povertà e all'obbedienza al dio mercato; in collaborazione con Alberto Michelini, altro notissimo religioso che  con il Vaticano ha fatto la sua fortuna di giornalista e poi di politico - ma  senza lasciare considerevole traccia nell'una come nell'altra- e con l'intervento di Andrea Bocelli che ha preso i voti nello stesso monastero della Caselli.  La nota religiosa Caselli i soldi se li deve procurare facendo l'editrice di musica e la discografica, Michelini  con il giornalismo e la politica, girando le spalle al Vaticano - e come campa? - e Bocelli cantando e  basta.
 Questo spettacolo ci fa venire in mente una nostra vita precedente, quando per i primi anni lavorativi abbiamo insegnato 'religione' in due scuole abbastanza tumultuose ma vivaci della Capitale, il Liceo Castelnuovo ed il Tecnico Fermi. L'abbiamo insegnata in conseguenza dei nostri studi teologici, che appartengono, anche quelli, ad una nostra vita precedente. Durante quegli anni - gli anni Settanta - la vita nelle scuole non era facile; ed ancor meno facile lo era per chi insegnava religione.
Avevamo letto in classe al Castelnuovo la corrispondenza fra l'allora vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi, ed Enrico Berlinguer, sul  rapporto fra religione e marxismo, meglio gli eventuali punti comuni fra le due 'religioni', chiamiamole così, per semplificare. Qualche allievo,  benchè vivace e curioso,  faceva la spia al Vicariato di Roma, da cui dipendeva  la segnalazione ai presidi delle scuole per la nomina degli insegnanti di religione. Diceva al Vicariato che noi leggevamo  scritti di Berlinguer e Bettazzi , un vescovo comunista o in odore di eresia, e dunque guardato con sospetto. Puntuali arrivavano le telefonate 'esortative' del Vicariato: 'Professore, lasci stare, altrimenti l'anno prossimo non insegna più'. Non erano così brutali, ma ancora più ipocrite e dunque più fastidiose ed indigeste. Ciò che maggiormente ci feriva di quelle telefonate era proprio l'equivoco sul quale si fondavano,  e cioè che il Vicariato  esigesse da un professore di religione non la competenza in materia - e quella l'avevamo, notoriamente - bensì la sua obbedienza alle gerarchie. Insomma si insegnava non in nome della competenza, bensì della professione di fede. Dunque la fede ci dava da mangiare.
Quando avemmo la prima nomina come insegnante di Storia della Musica in Conservatorio avvertimmo un senso di liberazione: da quel momento in avanti mangiavamo in conseguenza della competenza musicale che, certamente, agli inizi della carriera era di molto inferiore a quella  che avevamo acquisito con studi regolari in fatto di religione , soprattutto nella teologia e sacra scrittura.
  Uno mangia attraverso l'esercizio della propria professione e non per la fede che professa.  Per questo ragione, quel documentario e moltissimi altri casi - un nome per tutti, Formigoni -ci hanno fatto ripensare a quella frase di Tremonti da correggere assolutamente. Perchè - come hanno dimostrato infinite ricerche scientifiche e di mercato, la cultura si mangia. ma la fede no. Come, invece, qualcuno continua a fare. L'ostentazione interessata della fede, che solitamente non si riflette nella vita degli interessati,  e che serve a molti solo per fare carriera con la spinta della gerarchia vaticana, ci RIPUGNA.
Così quando leggiamo che la nomina della Lorenza  Lei a direttore generale della RAI, e non solo la sua in RAI, ebbe la benedizione di Bertone, il lussuoso cardinale,  perdiamo la pazienza.

mercoledì 14 agosto 2013

Papa Francesco fuorigioco

Poco meno di due mesi fa Papa Francesco disertò il concerto che l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai gli offriva. Quella sedia vuota nella capiente sala Nervi  fece grande scalpore. Si fecero supposizioni. Papa Francesco avrebbe detto ai suoi più stretti collaboratori che il concerto era cosa del passato, e che lui non si sentiva un principe del Rinascimento in onore del quale  quel concerto si teneva- del Rinascimento ma anche dei secoli successivi. La ragione ufficiale parlava invece di un impegno improvviso e improcrastinabile del Pontefice: la visita ad un cardinale gravemente ammalato - una bugia! - l'udienza concessa ad un prelato che aveva fatto scoppiare mesi prima lo scandalo IOR-  più probabile; ma nulla che non si poteva rimandare per ascoltare Beethoven. Si disse anche che per Papa Francesco la musica non rappresentava un grande interesse - e sembra questa la ragione principale e più vera, anche alla luce di ciò che è accaduto proprio ieri. Il Papa, la cui passione per il calcio è cosa nota - allo stesso modo del suo disinteresse per la musica - ieri ha ricevuto le nazionali argentina e italiana che oggi si sfidano,  in amichevole, all'Olimpico.  A loro ha fatto un bel discorso, certamente. ma, ci si passi la domanda: il Papa non aveva niente di più importante da fare che passare un'ora almeno con i calciatori?  Come nei giorni del concerto, anche ieri  la Chiesa, anzi il Vaticano, attraversa un periodo di turbolenza. Il card. Bertone, in procinto di lasciare la Segreteria di Stato vaticana, avrebbe in mente di denunciare una giovane commercialista che il Papa ha chiamato nel ristretto consesso di tecnici che vigileranno sulle finanze vaticane e sullo IOR. E non è cosa da poco. Nonostante ciò il Papa ha rimandato  tutto per ricevere i calciatori. Nulla di male, purché anche questo Papa non si abitui a dire bugie 'ufficiali'. Ci si può annoiare con la musica ed entusiasmare con una partita di calcio. Questione di gusti e sensibilità, anche per un Papa. E noi non ci scandalizzeremo, purché non venga nuovamente a dirci che i concerti sono roba dei secoli passati.