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domenica 18 settembre 2016

Sulla Scalinata di Trinità dei Monti prosegue, acceso, il dibattito

 Oggi un altro paio di interventi, il più autorevole dei quali di Vittorio Emiliani. Il quale racconta come le inferriate, o cancellate sono necessarie, almeno di notte,  perché sono l' unico mezzo per evitare il lento ma inesorabile degrado di tanti monumenti ad opera di vandali ed incivili.  E ricorda anche che 'ultimo restauro prima dell'attuale ebbe luogo una ventina di anni fa;  e che il degrado attuale non si è prodotto negli ultimi anni. E che, occorre dotare il celebre monumento di una vigilanza - e su questo tutti, senza eccezione alcuna, sono d'accordo.
 E sostiene anche che per evitare che qualcuno, anzi più d'uno e quotidianamente, bivacchi sulla scalinata, sarebbe il caso che in Piazza di Spagna si mettano un pò di panche in travertino o materiale altrettanto idoneo, per consentire ai visitatori di ammirare la Scalinata in tutta comodità.
 E Gawronski ha proposto di evitare qualunque sosta sulla scalinata, riservandola al solo passaggio.
 Infine, Paolo Bulgari ha risposto a chi gli proponeva di destinare la scalinata anche a mostre  temporanee di sculture o di altro, di non esser d'accordo. Sulla scalinata, è questo il parere del gioielliere, si può mettere in mostra, semmai, qualcosa al centro, dove c'è uno slargo, non altrove; ma che, comunque, basterebbero i fiori, la scalinata non sopporta altro.  E la mente va al ricordo della scalinata fiorita di azalee multicolori in primavera. Uno spettacolo indimenticabile.

sabato 17 settembre 2016

Ancora sulla Scalinata di Trinità dei Monti. Si teme per i lbuono stato della cancellata. E per la scalinata?

Ancora sulla protezione della Scalinata di Trinità dei Monti, restaurata con i soldi di Bulgari, alla vigilia della sua reinaugurazione.
 Chi ha proposto la messa in opera di una cancellata protettiva, Bulgari in primis, naturalmente intendeva che le cancellate sarebbero dovute essere due, una in basso, ai piedi della scalinata, in Piazza di Spagna, l'altra in cima, sotto la Chiesta di Trinità dei Monti che sovrasta, nel tentativo di proteggerla, la scalinata medesima. Ovvio, come si può pensare di chiudere di notte la scalinata in basso, lasciando libero l'accesso dall'alto?
 Le chiusure, se ad esse si arriverà - come noi ci  auguriamo - devono quindi essere due. E la deterrenza che essere dovrebbero esercitare sui malintenzionati nei riguardi del monumento, dovrebbe essere corroborata da telecamere di sorveglianza, oltre che da vigilanza - sulla quale ultima si accettano scommesse che non ci sarà mai e poi mai.
 Adesso, coloro i quali non vogliono la cancellata (anche se in plexigas che lascerebbe libera alla vista l'intero monumento) si preoccupano di proteggere la cancellata stessa dai vandali. Perchè -dicono oggi su Repubblica, ed Augias condivide - la sua esistenza invoglierebbe gli sciagurati ed incivili cittadini ad imbrattarla nel giro di poco con scritte, se non anche a martellarla ( è già accaduto!). Meglio che imbrattino la cancellata che la scalinata. Ma ai difensori dell'integrità della cancellata preme evidentemente meno l'integrità della scalinata medesima.
 Per mettere d'accordo tutti, si erga una cancellata, anzi due, in cima e ai piedi della scalinata, negli stessi punti di accesso, oltre che in vari altri punti della scalinata, si piazzino telecamere di controllo, e poi - il rispetto della bellezza lo impone - si assicuri alla scalinata medesima anche una vigilanza. Alla quale deve necessariamente seguire, per  trasgressori e vandali, la punizione meritata, con multe in denaro, ma non irrilevanti. Se si teme tanto per il buono stato della eventuale cancellata, tanto che si è certi che verrà offesa in tutti i modi possibili, come non temere, a maggior ragione, per la scalinata, tornata al primitivo splendore dopo il costoso restauro?
 E, infine, si cominci subito ad insegnare ai ragazzi dalle scuole il culto e l'amore della bellezza, ed il rispetto della nostra storia e del patrimonio artistico, culturale ed anche  naturale - anche questo terzo aspetto non dimentichiamolo.

venerdì 16 settembre 2016

Sulla scalinata di Trinità dei Monti - chiusura o non chiusura notturna- interviene anche Vittorio Sgarbi

Il quale, Sgarbi, precisa che la proposta di Bulgari di chiuderla di notte non  è quella del padrone che per averla restaurata, crede di poter disporre del monumento. Non, non è così, Bulgari che ha sborsato la cifra necessaria al restauro, conoscendo bene ciò che avviene a Roma in offesa a tanti monumenti, non rispettati, anche perché non custoditi e vigilati, teme che nel giro di poco tempo la scalinata possa tornare ad essere quella di prima, soprattutto con il favore delle tenebre, con i gesti e gli sfregi di scalmanati ed incivili.
 Anche lui, Sgarbi, non crede alla vigilanza. Non si vigila di giorno sui monumenti anche i più celebri, come il Colosseo, come si può pensare che chi governa destini alla scalinata anche solo una coppia di vigilanti di notte?
 E, per ovviare alla installazione della inferriata, magari di plexigas, trasparente, come quella che ora protegge la scalinata in attesa di inaugurazione, per non scontentare nè quelli che confidano  nella vigilanza, nè quelli che insistono per  la chiusura notturna, indica una terza soluzione: far pagare un pedaggio a chiunque l'attraversi, magari solo 1 o 2 Euro.
E magari -  questo Sgarbi non lo dice  ma forse lo pensa - con dei tondelli in alto ed in basso, dai quali i barbari, sempre in agguato e sempre pronti a colpire, passeranno, scavalcandoli, e senza pagare. Portoghesi e saltatori dei tondelli di accesso alle linee della Metropolitana, dovrebbero insegnare qualcosa.

giovedì 15 settembre 2016

Sulla scalinata di Trinità dei Monti, al Corriere - Roma, la mano destra non sa quel che scrive la sinistra

Il Corriere- Roma si è sbracciato, attraverso un lungo articolo di Buccini, nei giorni scorsi a favore dell'apertura anche notturna della scalinata di Trinità dei Monti, fresca di restauro pagato da Bulgari e prossima, mercoledì 21, all'inaugurazione con un concerto, dal programma bislacco, dell'Orchestra di Santa Cecilia diretta da Pappano.
Sposando in pieno la tesi, democratica, del sovrintendente Parisi Presicce - quello che aveva fatto ingabbiare le statue del Campidoglio in occasione della visita del presidente iraniano, e che, per farsi perdonare l'insulto all'arte, ora non farebbe mettere al gabbio neanche i malfattori, figuriamoci una scalinata.
 Posizione contraria ha assunto Paolo Bulgari, presidente dell'omonima  casa di gioielli che ha pagato il costoso restauro, e per il quale la scalinata, almeno di notte, andrebbe chiusa con una cancellata o qualcosa di simile, per proteggerla dai vandali che se ne fottono del restauro e sono pronti a venir fuori dalle fogne, dove solitamente si nascondono di giorno per non farsi identificare, sfregiando nuovamente la celebre scalinata-monumento.
 A fianco di Bulgari s'è schierata Repubblica che oltre che Corrado Augias ha fatto sentire la voce anche di numerosi cittadini che pensano che, senza protezione, in poco tempo la scalinata tornerà ad essere bivacco di  turisti incivili e di ubriachi e senza fissa dimora che già  offendono, insozzandole, tante altre bellezze romane e non solo romane.
 I democratici e populisti 'della domenica', sostengono che si debba supplire con una vigilanza anche di notte. Figuriamoci, se a Roma non c'è neanche di giorno, come dimostrano i tanti continui sfregi ai monumenti.
 Oggi, ancora, il Corriere, nelle pagine romane, torna a parlare della scalinata,  ribadendo la propria posizione che è quella del sovrintendente e cioè: no alla  chiusura, tramite inferriata protettiva, di notte.
 Senonché  sul Corriere di oggi, la pagina a fianco di quella in cui si ribadisce la posizione ben nota, racconta del degrado in cui versa Piazza del Popolo. Capito, Piazza del Popolo, dove la vigilanza per una serie di ragioni dovrebbe  esserci giorno e notte. Non specifica se l'offesa alla Piazza, quotidiana, viene  fatta di giorno o di notte. Ma che differenza fa? Resta il fatto che un altro luogo simbolo di Roma, vigilatissimo,  è quotidianamente offeso da  bivacchi, atti vandalici, incuria.
 Ora la sindaca, altra democratica, per la quale la scalinata ed il suo decoro stanno solo in fondo in fondo ai suoi pensieri, vuole portare a Piazza di Spagna per l'inaugurazione 30 cittadini 'comuni', secondo la dizione cinque stelle, due per ognuno dei 15 municipi.
Saranno i responsabili dei municipi, che sono poi quelli che chiedono posti in occasione di eventi mondani, o, assai improbabilmente, cittadini comuni che si faranno 'due palle - perdonate l'espressione - a sentire quel bislacco concerto che Pappano ha disposto, interessati semmai al bel mondo che sicuramente Bulgari inviterà per l'occasione? Oppure, e sarebbe la scelta migliore,  benchè antidemocratica agli occhi miopi della sindaca, nessuno risponderà e quelle trenta sedie riservate resteranno vuot?

sabato 10 settembre 2016

Trinità dei Monti. Chiusura notturna sì o no? prosegue il dibattitito. Intervengono anche Augias ( Repubblica) e Buccini ( Corriere).

I due più noti quotidiani nazionali ridanno vigore al dibattito sulla chiusura della scalinata di Trinità dei Monti fresca di restauro.
Buccini ( Corriere) è del parere del sovrintendente Parisi Presicce per il no; mentre Augias ( Repubblica)  sembra sposare il parere del gioielliere Bulgari che ha finanziato il bel restauro.

Buccini teme che la scalinata chiusa, anche solo di notte, di Trinità dei Monti, si ponga nella scia tragica di altri muri e di altre chiusure ben note in questi giorni di flusso inarrestabile dei migranti in Europa. Che paragone è questo, viene da dire a Buccini? Cosa c'entrano i muri edificati dalle nazioni per il timore di esser invasi dai migranti - che comunque non temono muri di nessun genere ed anche quelli salteranno, in cerca di libertà - con quello che viene eretto (cancellata chiusa) per preservare dai vandali, che ESISTONO e Buccini lo sa bene, che non si fermano di fronte a nessun divieto per proseguire la loro azione devastatrice?
Buccini propone di provare. Provare  che? Che il vandalo di turno imbratti con scritte ed altri mezzi la scalinata tornata all'antico splendore? Metteremo la scalinata un mese dopo al riapertura,? quando il danno sarà fatto ed altri soldi occorreranno per l'ulteriore restauro?
Allora Buccini, se crede davvero nella sola  vigilanza e nella sua efficacia, faccia la voce grossa con il Comune perché sin d'ora assicuri al monumento quella necessaria. Chieda che si faccia la 'prova generale' della vigilanza, sempre meglio che quella del danno.
Però, parliamoci chiaro, come può pensare Buccini che anche di notte ci sia qualcuno a guardia del monumento? O immaginare che chi lo deturpa venga processato per direttissima e messo dietro le sbarre? Non sarebbe meglio  le sbarre, almeno di notte, metterle davanti alla scalinata per evitare infrazioni? La controreplica che di questo passo le sbarre dovrebbero essere messe ovunque, per la disseminazione del vastissimo patrimonio monumentale in Italia, non ha senso, perché si risponde facilmente dicendo:  intanto mettete la vigilanza; e si si mostrerà efficace , abbatteremo tutte  le cancellate.
 Augias, e con lui molti navigatori della rete, sono per la vigilanza notturna attraverso chiusura del monumento, perché sostengono : i vandali esistono e solo l'inaccessibilità fermerà la loro mania distruttrice.
Poi, certo, cominciamo ad educare alla bellezza, al rispetto del bene comune. Ma per questo ci vogliono anni,  forse decenni,  una intera generazione almeno. Nel frattempo senza cancellata la Scalinata di Trinità dei Monti sarà alla loro mercè e, periodicamente,  alla ricerca di un altro benefattore che ne finanzi l'ulteriore restauro.

venerdì 9 settembre 2016

'La cultura non si può ingabbiare' - sentenzia Claudio Parisi Presicce. 'Si deve ingabbiare, per proteggerla' - gli risponde Paolo Bulgari

I due che si fronteggiano su una questione romana riguardante la difesa dei monumenti storici, in particolare sulla disponibilità notte e giorno della scalinata di Trinità dei Monti, sono il sovrintendente capitolino ai beni culturali,  Claudio Parisi Presicce, e il presidente della nota maison di gioielli, Paolo Bulgari, che per il restauro della famosa scalinata ha sborsato ( ! ) 1.500.000 Euro.
Paolo Bulgari - abituato a tenere in grande considerazione i soldi guadagnati, anche quando sono tantissimi, come nel suo caso - sostiene che il restauro potrebbe in breve tempo essere danneggiato e lordato dall'orda di barbari che da Roma, dall'Italia e dal mondo si riversa ogni giorno nella famosa piazza ( di Spagna) e sull' altrettanto famosa scalinata. E propone che, almeno nelle ore notturne, la scalinata ( la 'cultura', nel linguaggio del sovrintendente  e dell'assessore romano, Bergamo) venga protetta da una cancellata (gabbia), come ne esistono in ogni parte del mondo, inclusa l'Italia - per inibirne il passaggio e la sosta incivile e indecorosa - a protezione di monumenti di particolare pregio, che la cattiva educazione di tanti mette continuamente in pericolo.  Una cancellata chiusa di notte,  mentre per il giorno l'attento sovrintendente e l'assessore alla cultura del Comune di Roma, Bergamo, assicurano la presenza di vigilanza, dichiarandosi nettamente contrari alla chiusura della scalinata anche di notte ( con o senza vigilnza? ) perchè 'la cultura non va ingabbiata'. Basta la vigilanza per evitare  il degrado, che potrebbe essere quasi immediato del monumento, forse ancor prima della sua inaugurazione  prossima?
 Questo rigurgito di 'populismo' che si evince dalle parole dei due si scontra con fatti ancora sotto gli occhi di tutti. Al sovrintendente viene da chiedere dove era la vigilanza  - di giorno - quando quegli animali di tifosi olandesi riducevano la  berniniana secentesca fontana della Barcaccia ad una cloaca di rifiuti; e quale vigilanza viene assicurata alla bella maestosa Fontana, anch'essa seecentesca, di piazza Trilussa che, ogni mattina, sembra un campo di battaglia combattuto a suon di bottiglie e lattine di birra ed altri alcolici, e la sera - e notte - in un ritrovo di sbandati  e perditempo? Se lì non c'è vigilanza, mentre dovremmo credere al sovrintendente ed all'assessore che, invece, la assicurano, per la Scalinata di Trinità dei Monti?
 Un'altra bella fontana secentesca d'autore, all'Acqua acetosa, di  recente restaurata, con verde intorno è stata, successivamente al restauro, dotata di cancellata onde evitare che qualche bestia umana la imbratti e deturpi, costringendo a trovare nuovamente soldi per il restauro.
 La 'cultura' -  così la Scalinata nella dizione dei due amministratori romani - va protetta, ingabbiandola, perchè lo Stato come ha dimostrato in ogni occasione, non è capace di garantirne l'incolumità, neppure di giorno, figuriamoci di notte. Le foto di questi giorni che ritraggono la di nuovo splendente scalinata protetta da una barriera in plexigas almeno fino all'inaugurazione, per evitare gesti di qualche scalmanato, non offende né la vista né la libera fruizione del monumento.
La scalinata è luogo di passaggio e tale deve restare, senza limitazioni - protestano gli amministratori. Certo, hanno ragione, se non ci passassero anche degli animali o degli uomini che da animali si  sono comportati fino ad oggi, come hanno raccontato i restauratori che l'hanno dovuta ripulire da ogni sorta di schifezze, compresi le tracce di bisogni umani ed escrementi, e che non possono dall'oggi al domani cambiare abitudini e modo di pensare. Serve la prevenzione, senza la quale si mette seriamente a rischio la salute di un bene culturale.  Ma la prevenzione si fa, negli anni, con lo studio della storia dell'arte, l'educazione alla bellezza, il rispetto del bene comune e via dicendo, non mettendo a rischio la 'salute' di un monumento
 In questa disputa fa davvero impressione constatare che contro 'l'ingabbiamento' della scalinata (leggi: semplice chiusura, di notte, attraverso inferriata) si sia pronunciato proprio quel sovrintendente  che decise ed autorizzò l'ingabbiamento delle statue del Campidoglio, in occasione della visita del presidente iraniano. Dopo quella figura di merda agli occhi del mondo intero, ora Parisi Presicce non vuol saperne neanche di proteggere con una cancellata la celebre scalinata, senza che essa la neghi alla vista dei turisti.
 Del parere, infine, del neo assessore alla cultura del Comune di Roma possiamo anche non tenerne conto, finchè in Campidoglio non sarà operante il governo della città; e finchè non saremo sicuri che egli resterà assessore. Con i tempi che corrono.

Pappano per l'inaugurazione di Trinità dei Monti restaurata da Bulgari, dirige un concerto 'spagnolo'

La ragione per cui l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, guidata da Pappano, suonerà il prossimo 21 settembre in Piazza di Spagna, per l'inaugurazione delle restaurata Scalinata di Trinità dei Monti, pagata dalla famiglia di gioiellieri Bulgari, è semplicissima. E va ricercata più che nella 'rappresentatività' dell'Accademia di Santa Cecilia,  nella naturale ed ovvia 'richiesta ' dei gioiellieri all'Accademia ed a Pappano, ed al suo altrettanto naturale ed ovvio accoglimento.
 Richiesta naturale ed ovvia perché uno dei fratelli gioiellieri, Nicola, anche in rappresentanza del fratello Paolo, siede nel Consiglio di Amministrazione dell'Accademia, non per  benevola volontà,  e gratuita concesione dell'Accademia stessa ( come fa con altri pezzi da novanta del giro romano che conta, che però non mettono neppure una lira di tasca propria), ma perché i due fratelli, innanzitutto a causa della amicizia che li lega ad Antonio Pappano, e perchè uno dei due, Nicola, va matto per la muscia, ma anche in considerazione del bisogno sempre maggiore di mezzi dell'Accademia, proprio due anni or sono le  hanno dato la bella somma di 1.200.000 Euro, spalmata in più esercizi. Ed è questa la ragione per cui è del tutto naturale che la richiesta di tenere il concerto inaugurale sia stata esaudita dell'Accademia, senza pensarci, anzi 'volontieri'.
 E fin qui tutto bene. Mentre invece ci lascia abbastanza perplessi il programma che Pappano ha impaginato per il singolare concerto che sarà anche accompagnato da fuochi di artificio. Pur mettendo da parte il notissimo ma anche sfruttatissimo brano haendeliano, è del tutto fuori luogo l'impronta 'spagnola' che Pappano ha voluto dare al programma del suo concerto, per il semplice fatto che si terrà ai piedi (o dove altrimenti?) della scalinata che termina in piazza di Spagna, piazza che prende questo nome per il fatto che, spostato sulla destra della celebre scalinata, si erge maestoso il palazzo che ospita l'Ambasciata di Spagna.
 Con l'Orchestra in ranghi ridotti, quale quella che si porterà appresso Pappano, il pubblico si domanderà che musica sta ascoltando, quando Pappano dirigerà brani del 'Cappello a tre punte' di Falla', mentre  potrebbe capire la ragione della presenza dell'ouverture dal 'Barbiere', per la circostanza dei 200 anni della prima a Roma ( magari però quello non era il luogo più adatto) e lo stesso dicasi della Ouverture di 'Cenerentola', scelta per altrettali ragioni anniversarie. E poi anche quel 'Concerto per arpa e flauto' di Mozart che c'azzecca? Invece, la 'Carmen' (preludio) di Bizet, c'entra per la suddetta ragione spagnola.
 Non staremo ora a suggerire a Pappano un programma alternativo, anche se difficile non sarebbe a chiunque farlo ed inviarglielo. Ci sia consentito però aggiungere che non è la prima volta che Pappano, nel confezionare un programma, si perde appresso a parentele, discendenze, legami e suggestioni che solo nella sua testa prendono corpo e consistenza. Quando, addirittura, non toppa clamorosamente come è accaduto l'estate appena trascorsa, quando ha voluto dirigere, vantandosi della scelta 'fuori luogo', la 'Nona' di Beethoven allo Stadio del tennis.

P.S. Un ringraziamento di cuore a 'Repubblica' che ancora oggi, dopo che Pappano vive per molti mesi a Roma, dal 2003, finalmente ci fornisce  un profilo del direttore 'italo-anglo-americano', i cui genitori emigrarono a Londra dal beneventano. Grazie, sorella Repubblica.

domenica 1 novembre 2015

WWW.UPAPERLACULTURA.ORG

UPA è l'associazione che riunisce le più importanti e prestigiose aziende industriali italiane, commerciali e di servizi, che investono in pubblicità e comunicazione in Italia; e oggi rappresentano 500 imprese investitrici, che vuol dire il 90% dell'intero mercato pubblicitario e della comunicazione. Il progetto - Upaperlacultura - che ha la benedizione del ministro Franceschini, offre un database di progetti di sponsorizzazioni o partnership culturale, proposti da Enti pubblici o soggetti di diritto privato in vari campi: archeologia, arte, architettura, musica, cinema, teatro, libri.
Gli enti pubblici o privati che agiscono in questi settori  possono collegarsi al sito e riempire una scheda descrittiva dei loro progetti per i quali chiedono alle aziende investimenti. E queste possono fare altrettanto, consultando nel sito i progetti fra i quali si spera ne trovino di loro interesse per investirvi. Almeno questa è la speranza anche di Franceschini che non fa che richiamare le aziende  ai vantaggi della sua azione di governo. Come aveva fatto già Veltroni, quando trasformò gli Enti lirici in Fondazioni, ma la fila delle aziende pronte ad investire nella cultura, neanche Veltroni è riuscito a vederla.
 Per ora si tratta di un semplice strumento che mette in rapporto i soggetti di domanda ed offerta, nei vari campi della cultura, Ma è già qualcosa. Sebbene sappiamo bene che in passato, e non c'è ragione per pensare che ora cambi improvvisamente e del tutto il costume in Italia, molte sponsorizzazioni avvenivano attraverso contatti privatissimi, quasi segreti, fra istituzioni culturali ed aziende investitrici. Le quali non sempre sceglievano il progetto più interessante, perché costrette a scegliere per i loro investimenti i progetti più sponsorizzati.
 Del resto la composizione di molti CDA di imprese culturali, bisognose sempre di appoggi e fondi, sta a dimostrare con chiarezza tale prassi. Quel caravanserraglio - detto senza nessun intento dispregiativo - del CDA di Musica per Roma, come prospettato in agosto, con 15 membri, in rappresentanza di tutti i poteri forti nei campi della politica e della finanza che altro poteva significare? E non è che quello a 5 membri, messo in pista all'ultimo minuto dal Marino scordarello,  sia diverso, nella sua pur ridotta composizione.
 Vale il discorso anche per l'Accademia di Santa Cecilia , il cui CDA è rappresentativo di tale logica: senza disconoscere che l'Accademia si è guadagnata una notevole fama e prestigio e la brava Maniezzo, che si occupa del settore, vanta lunga esperienza in tale campo e giuste conoscenze.
 Alla fine viene fuori che le due istituzioni più importanti del nostro paese hanno al loro vertice due uomini Mediaset, come vicepresidenti: Ermolli alla Scala, Letta a Santa cecilia, e nei loro CDA quelli che contano. Non si sa mai. E forse per questo sono le uniche ad avere finora ottenuto autonomia di gestione. C'è bisogno di aggiungere altro?
 Della Valle, che ha aperto la fila dei grandi industriali investitori in cultura (restauro), seguito poi da Fendi, Bulgari, Brioni ecc... ha invitato gli industriali italiani a seguire il suo esempio.

sabato 16 maggio 2015

CO2 di Giorgio Battistelli, alla Scala di Milano. Prima assoluta. Dopo l'ascolto, senza visione, del nuovo film-documentario con robusta colonna sonora.

Il titolo di un celebre ironico lavoro operistico del passato: 'Prima la musica poi le parole' - del genere, sempreverde, 'teatro nel teatro' - può sinteticamente raccontare le vicende alle quali è andato soggetto il nuovo lavoro di teatro musicale di Giorgio Battistelli, CO2, andato in scena ieri sera alla Scala di Milano, in prima assoluta e salutato, da quel che assicurano le prime agenzie, da dieci minuti di applausi, e che noi abbiamo ascoltato alla radio ( diretta su Radio 3) per  una metà circa.
  La commissione a Battistelli gliela rivolse Lissner nel 2007, dunque quasi otto anni fa. Battistelli che si mise subito al lavoro, ha raccontato come sono poi andate le cose, spiegando le ragioni del grande ritardo con cui l'opera è approdata in palcoscenico.
  Battistelli era interessato, all'epoca anche lui, alle sorti disastrate della terra - come vanno dicendo gli scienziati e come aveva già scritto allora Al Gore, nel suo libro 'Una scomoda verità'. L'argomento lo appassionava al punto che si spinse ad indicare  proprio in tale  tragica sorte il soggetto dell'opera.
Comincia a lavorare - è sempre Battistelli che lo racconta - assieme al librettista McClatchy ed al regista Friedkind - quello dell'Esorcista per intenderci - ma poi tale sodalizio si rompe: " quando il mio lavoro di composizione era già molto avanzato ci sono stati attriti tra regista e librettista ed è saltato tutto".
 Cambio di squadra ma non di soggetto,  mentre il compositore continua a lavorare; subentra Robert Lepage, " con cui abbiamo lavorato per due anni con anche simulazioni di quella che sarebbe stata l'opera".  Ed intanto il compositore proseguiva il suo lavoro. Dopo due anni anche questo secondo sodalizio si rompe, per gli eccessivi costi della regia e messinscena di  Robert Lepage. Ma perchè quello di Carsem risulta poi così economico?
 Ancora un cambio di squadra. Battistelli che ormai doveva quasi aver terminato il suo lavoro o comunque essere a buon punto, incontra la nuova squadra che sarà poi quella definitiva: Robert Carsen, regista, e Ian Burton librettista, con il quale aveva già lavorato per il suo 'Riccardo III'.
Per le ragioni  espresse dallo stesso musicista, quel 'prima la musica poi le parole' che intendeva irridere e prendere di mira un modo di comporre libretto e musica illogico, per il fatto di essere antimusicale ed anti drammaturgico, ci è sembrato efficace ad esprimere la vicenda compositiva di CO2.
Ma Battistelli  ha già risposto ad una simile obiezione: " la musica è nata in modo insolito, per 'visioni', con di 'commento' o di 'allusione ' al testo che  è arrivato, al contrario di quanto si possa immaginare, buon ultimo sulla scrivania del compositore. Ma allora il compositore deve avere un'idea molto personale sull'opera al tempo del pianeta in via d'estinzione? "Sono stato da sempre un anti-antiopera - ha dichiarato - e un apostolo delle forme musicali e non della ricerca di suoni e tecniche in sè". E lo stile impiegato?
" Se non nuoce alle identità e non è banale eclettismo, anche in musica la globalizzazione è ricchezza"; in natura no, se si pensa ai guai del pianeta, tema centrale di CO2.
 E così fra mille travagli ed anche non poche contraddizioni Battistelli, Burton e Carsen hanno generato CO2.
Per la quale, anche se non ai livelli pretesi da Robert Lepage, La Scala deve aver speso abbastanza per la ricchezza strumentale, il cast numerosissimo, il coro aggiunto di voci bianche e le proiezioni e le mille altre diavolerie tecniche, delle quali la nostra 'visione' radiofonica non ha potuto beneficiare, e dalle quali, crediamo, il pubblico essere rimasto abbagliato, più che per l'argomento assai poco incline ad abitare un palcoscenico,  o per lo stile di canto adatto a qualunque soggetto e qualunque testo - buono per tutto e perciò per nulla.
 Il libretto vorrebbe essere una sorta di Bibbia, riscritta al tempo del protocollo di Kyoto, giacchè dopo l'inutile pesante proclama di apertura dello scienziato 'pazzo' Adamson (figlio di Adamo), si parte dalla creazione del mondo (e qui le citazioni letterali della celebre e certamente più efficace 'Creazione di Haydn' sono evidenti, con quell'esplosione dal 'caos alla creazione') dell'uomo e della donna,  con divagazione sul bel serpente tentatore, per arrivare alla denuncia  dei tradimenti con cui l'uomo ha compensato l'accogliente e ricco pianeta che gli è stato  affidato come dimora, fino alla minacciata 'apocalisse' finale con gli arcangeli d'ordinanza.
 Anche l'argomento, oggi giustamente 'à la page' - non Lepage - del cibo a km.zero, per  una strizzatina d'cchio, ben accetta, ai temi dell'EXPO - Battistelli in ciò è  abilissimo! - ci fa sorbire un lungo elenco di prodotti importati da paesi lontanissimi,  simile al catalogo di un qualunque importatore  di frutta e verdura ecc...
La curiosità di aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza dell'opera di Battistelli, e solo quella, ci ha fatti resistere  per una quarantina di minuti circa all'ascolto radiofonico dell'opera.
 Di Battistelli abbiamo ascoltato e soprattutto visto, fino ad oggi, molti lavori, quasi sempre costruiti abilmente sulla trama ed anche sulle immagini - di film celebri, da 'Miracolo a Milano' e 'Prova d'orchestra',  al 'Medico dei pazzi' che non abbiamo ancora visto, ma che è programmato, per l'esordio italiano, nella prossima stagione alla Fenice di Venezia; ed anche questo - per non sbagliarsi - da Scarpetta autore della commedia a Totò, protagonista del film omonimo.
 C'è forse una differenza non da poco, in ordine alle possibili riprese di CO2 in altre parti del mondo e da altri teatri, come l'uso di varie lingue anche antiche, ma con prevalenza dell'inglese, lascerebbe sperare,  almeno nelle intenzioni del compositore.
 Le altre sue precedenti opere sono quasi sempre del genere che si direbbe 'da camera' , almeno in relazione al palcoscenico, mentre CO2 fa leva,  per una sua positiva accoglienza, su una massa di interpreti e molto altro ancora, come abbiamo sopra accennato.  Ed è proprio ciò che lo lo rende quasi irricevibile ed inappetibile da altri teatri, salvo che non venga finanziato da qualche azienda, di quelle che avendo la colpa della deleteria produzione di CO2, pensano di mettersi in pace la coscienza finanziando la messinscena dell'atto di accusa di Battistelli.( E' già accaduto alla prima scaligera, quando per sopperire ai costi dell'opera di Battistelli  dove giganteggia l'anidride carbonica, è intervenuta la Ferrarelle che di anidride carbonica - CO2 - fa   largo uso, per produrre acqua frizzante).
Al termine dell'ascolto, sebbene parziale, di CO2, restiamo ancor più convinti che il meglio di sè - e  può bastare una sola opera per accreditare un compositore - Battistelli l'ha dato con Experimentum mundi', opera d'esordio, nella quale le sue intenzioni si sono meravigliosamente sposate con la realizzazione, e dove l'ingegno è andato a braccetto con l'espressione e che - udite udite- sarebbe stato  bello rappresentare alla Scala, in occasione dell'EXPO.
Perchè il soggetto di quel suo singolare lavoro che ha già fatto il giro del mondo, letteralmente, messo in scena dagli artigiani del suo borgo natio, Albano laziale - del quale fra breve Battistelli si candiderà a sindaco, perchè è giunto il momento che l'artista si sporchi le mani, lottando per un mondo migliore ed una migliore destinazione del pianeta, come ha dichiarato per fini elettorali - prefigurava, sulla scorta della famosa 'enciclopedia'  francese, la costruzione di un mondo, musica compresa, migliore. Anche attraverso la 'ricerca di suoni e di tecniche in sè' alle quali Battistelli giovane  credeva ed era interessato, ed ora non più.
P.S. Chi volesse documentarsi su un possibile diverso trattamento artistico dello steso tema - l'ecosistema - cerchi il famoso film documentario del 1992, senza dialoghi e di sole immagini - finanziato interamente dal gioielliere Bulgari, e realizzato dal celebre regista Godfrey Reggio, con la efficacissima, seppure minimale, musica di Philip Glass.   

domenica 4 gennaio 2015

Opera di Roma. Informazione distorta. Che fine ha fatto il concorso di composizione? Muti non c'è più. Fuortes, Vlad e Arriva ci sono ancora?

Ieri, gli 'amici'  del TG3(  amici del Teatro dell'Opera , non nostri né del pubblico che si attende notizie vere!) hanno dato una notizia fatta uscire ad arte dal solerte ed efficientissimo Ufficio stampa del Teatro dell'Opera di Roma. Peccato che era una non notizia, quantomeno notizia di sconfitta, presentata come notizia di vittoria.
E riguardava il pubblico delle recite del balletto 'Lo schiaccianoci'. Diceva la notizia: 'grande successo per le 15 repliche del balletto che avevano superato ogni precedente record di affluenza, persino quello detenuto fino ad oggi da una 'Traviata' di anni fa, e cioè 17.000 presenze. Le 15 repliche del balletto avevano portato in teatro 18.000 persone'.
 Fin qui la notizia. Ed uno immagina da una notizia simile che il teatro si sia riempito come un uovo ogni sera delle quindici nelle quali ha programmato, durante le vacanze natalizie, il famoso popolare balletto.
Senonché il teatro conta 1620 posti che moltiplicati per 15 fanno 24.300 posti disponibili, dei quali però sono stati occupati, nel corso delle repliche, solo 18.000, e cioè 6.300 in meno della disponibilità totale. Ogni sera, calcolatrice alla mano, c'erano in media in teatro 1.200 spettatori, e perciò 400 posti dei 1600 disponibili,  sono rimasti, ogni sera delle repliche, vuoti. In totale 6.300.
 Ecco dove sta il successo delle repliche dello' Schiaccianoci', secondo l'efficientissimo Ufficio stampa dell'Opera ed i fiancheggiatori del TG3 che, naturalmente, non sanno neppure vagliare le notizie, quando riguardano vere e proprie 'vittorie di Pirro'.

E poi c'è il concorso di composizione bandito lo scorso anno, e rivolto ai compositori al di sotto dei 40 anni, le cui opere ' che dovevano in qualche modo avere riferimenti alla città di Roma' dovevano pervenire in teatro entro il 30 settembre u.s.  e per la cui realizzazione anche la ditta Bulgari aveva offerto un contributo ( in denaro , s'intende).
 Ad oggi l'esito di quel concorso non è stato comunicato all'eventuale vincitore, per... 'L'IMPOSSIBILITA'  DELLA COMMISSIONE A RIUNIRSI'.
 Ma come, da settembre ad oggi, in quattro mesi, la commissione non è riuscita a riunirsi? Certo gli ultimi quattro mesi hanno coinciso con il periodo più turbolento della vita dell'Opera di Roma, negli ultimi anni. Ma la ragione di tale impossibilità non era questa. La commissione non si è riunita, nè mai si riunirà così come era composta, e cioè presieduta dal m.Riccardo Muti, perchè il maestro  mai e poi mai rimetterà piede all'Opera, nonostante gli appelli ( finti) a tornare e nonostante che il suo 'ridicolo' titolo di 'Direttore onorario a vita', continui a campeggiare accanto al suo nome sul sito del Teatro romano, probabilmente senza neppure l'assenso del direttore.
 Ora in quattro mesi il sovrintendente Fuortes non ha provveduto a sostituire il m. Muti, e chissà - perciò - se al 30 gennaio, come si legge sul sito del teatro, riuscirà a comunicare all'eventuale vincitore del concorso la notizia della vittoria.
 Altra notizia che da tempo si attende e che non è ancora arrivata è la sostituzione di Fuortes, Vlad e Arriva - a scanso del cognome, ora dovrebbe essere in 'Partenza' - i cui mandati sono scaduti il 31 dicembre 2014. Anche su questo il sindaco Marino e la sua ciurma sono in ritardo.

venerdì 30 maggio 2014

Collaboratori, ministri e buoi dei paesi suoi

Molti anni fa un nostro trafiletto scherzoso sulla nuova compagna di Occhetto, quella dell'epoca perchè nel frattempo  le cose sono  nuovamente mutate, scelta nel ventre del partito suscitò polemiche ed anatemi da parte di chi leggeva  in quelle nostre poche righe un atto di lesa maestà.
Ci spiace, ma siamo costretti a tornare sull'argomento, perchè si accusa Renzi di prendere collaboratori, ministri e componenti del suo cerchio magico fra le sue conoscenze e frequentazioni toscane.   Gli si rimprovera che la rete da pesca non  venga più gettata nel Tevere ma nell'Arno, mentre  noi vogliamo sperare che  i fiorentini abbiano fatto nel fiume cittadino un bagno rigeneratore, non solo letterario. Fin qui niente di male, salvo i mal di pancia del generone romano che si sente escluso dalla corte del principe. Il quale, però, avrebbe il vantaggio di pescare fra pesci che conosce bene, assumendo su di sè ovviamente tutte le responsabilità di tali scelte.
 Il discorso torna attuale alla lettura dell'ennesimo scandalo che ha investito, e pare duramente, l'ex ministro Clini,  direttore generale del ministero, prima e dopo il suo incarico di governo, che - se gli elementi emersi dall'inchiesta sono veritieri - si sarebbe comportato come un volgare mariuolo e con lui  la sua compagna che nelle foto appare con giubbottino di pelliccia pregiata ed in mano la  classica 'conchiglia' d'oro di Bulgari - pelliccia e pochette comprate naturalmente con i soldi che lui e la sua compagna hanno rubato a noi. Che vergogna. Renzi deve stare all'erta perciò, perchè il giorno in cui scoprissimo che alcuni dei suoi più stretti collaboratori, da lui scelti personalmente, si sono comportati come Clini, non potrebbe accampare nessuna giustificazione, e noi saremmo autorizzati a sputargli in faccia, e a chiedergli con insistenza e a ragione: ma che gente frequenta?
 I casi di potenti e politici, nelle cui vite la volgarità si sposa al malaffare o ai più biechi interessi privati cominciano ad essere troppo numerosi, quasi un'epidemia. Negli ultimi tempi  quel tale Fiorito, i vertici di Finmeccanica, la cupola dell'Expo, e poi Formigoni, e poi la cricca ( Balducci, Anemone ecc...) ma anche alcune coppie della prima e seconda repubblica, sulle quali non è ancora emerso nulla di penalmente rilevante ma che, guarda caso, vantano signore ( consorti o compagne) che hanno cariche dirigenziali nei ministeri o altrove di primo livello, con i  mariti che professano innocenza ed estraneità a quelle ascese ai vertici dell'amministrazione statale .  I mariti  politici - così vogliono farci credere - non c'entrino nulla. Bechis in un un suo volumetto ha fatto le pulci a molte signore della nomenclatura politica;  in quel suo libro, che meriterebbe un aggiornamento quotidiano, manca il Mastrapasqua e signora , ultimo esemplare di questi dinosauri che tardano ad estinguersi e continuano con la loro voracità a  far danni.

martedì 25 giugno 2013

Pappano resta a Roma. Ma si faccia sentire di più

Alla fine Tony Pappano ha deciso di restare a Roma e a Londra. E perciò l'idea, avanzata da molti mesi, del suo prossimo approdo a Milano, una volta scaduti i suoi contratti a Roma e Londra, è definitivamente abbandonata. Almeno per ora. Se ne riparlerà nel 2017 quando terminerà il contratto appena prolungato, come direttore musicale dell'Orchestra di santa Cecilia iniziato nel 2005( mentre quello londinese al Covent Garden  scadrà l'anno prima, nel 2016). Allora e solo allora si vedrà: quattordici anni di permanenza a Londra e dodici a Roma potrebbero cominciare a pesare anche sulla vita di Pappano che, è cosa nota, a queste due creature  sta dedicando ogni sua energia. Alla fine  del 2017 Pappano  sarà prossimo al sessantesimo anno e forse vorrà dare una svolta alla sua vita professionale.
 Che avesse già preso una decisione sarebbe dovuto risultare chiaro a tutti già dallo scorso febbraio, ben prima della designazione di Pereira alla Scala. Da quando cioè un suo amico fraterno, il gioielliere Nicola Bulgari, che si era trascinato appresso suo fratello Paolo,  aveva deciso di destinare all'Accademia il sostanzioso contributo di 1.200.000 Euro in tre anni. In realtà quel contributo non sarebbe finito nelle casse dell'Accademia senza Pappano. Se il direttore avesse avuto in testa di lasciare Roma, i fratelli Bulgari si sarebbero tenuti quei soldi, perchè l'Accademia , la sua Orchestra e Bruno Cagli al vertice sono lì da anni, e loro non hanno mai manifestato tanta solidarietà  economica verso la storica istituzione musicale  e verso i suoi vertici. Quindi bando alle illusioni: senza Pappano quel sostegno non sarebbe mai venuto. E perciò,  almeno da quando Lissner aveva fatto sapere che sarebbe andato a Parigi e cominciavano a circolare indiscrezioni sui prossimi giri di poltrone, Pappano aveva detto ai Bulgari che sarebbe rimasto a Roma.
 In una delle sue ultime interviste, uscite su Music@, anche Hans Werner Henze che  aveva conosciuto Pappano soltanto nei suoi ultimi anni di vita, a seguito di quella commissione che l'Accademia gli aveva fatto - di cui Cagli si faceva vanto, ma che Henze  aveva commentato " hanno aspettato che avessi oltre ottant'anni, non ci potevano pensare prima?" - era quasi certo che Pappano non sarebbe andato via dall'Italia nè si sarebbe spostato a Milano- come invece si diceva con molta insistenza: Pappano resterà in Italia, sosteneva il grande compositore; e a Roma, perchè ha un ottimo rapporto con l' orchestra. Di lasciare poi l'Italia neanche a pensarne. Sia Pappano che sua moglie amano il nostro paese, hanno preso da poco anche una casa in Toscana... ".
 Dunque Pappano resta a Roma, perchè si sente a casa, e il pubblico romano gli vuole un gran bene, come ha notato, di recente, anche il sovrintendente di uno dei nostri più importanti teatri, Cristiano Chiarot sovrintendete della Fenice, presente all'Auditorium per una delle recite del 'Ballo in maschera'.: "Si sente anche nell'aria che fra Pappano ed il pubblico romano c'è stima ed affetto; appena  è entrato in sala il pubblico lo ha applaudito con un calore davvero sorprendente. Non accade così spesso".
 Ora, però, Pappano, se non vuole continuare nella rosea routine di tutti questi anni, deve incidere di più nella programmazione dell'Accademia, non può badare solo ai suoi concerti e lasciare che la segreteria artistica che affianca Cagli, faccia il resto.
E' vero, dall'Accademia passano grandi solisti e grandi direttori. Ma da anni non si vedono mai facce nuove, sempre gli stessi interpreti,  le stesse agenzie. Questo non può continuare. Ora che l'Orchestra gode di un prestigio internazionale, grazie a Pappano non certo a Cagli  - sia detto in tutta sincerità -  occorre rinnovare, cambiare i criteri di programmazione; e, per la musica contemporanea, non lasciarsi consigliare da ragioni elettoralistiche interne. Ed è necessario avere una attenzione maggiore  verso gli artisti italiani, banditi in massa dai cartelloni accademici. E questo è scandaloso!
 Insomma, avuta  la bella notizia della permanenza, fino al 2017, di Pappano a Roma, ora ce ne attendiamo delle altre;  soprattutto qualche novità, come non se ne vedono nella programmazione prossima, appena annunciata.
Pietro Acquafredda