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giovedì 14 agosto 2014

Spigolature agostane. Bentornata Aspesi; Salisburgo suona, dirige a canta italiano. Dal Canada ha già cantato Paolo Cervone per Romaeuropa Festival

Se non arrivava Ferragosto e non si riapriva il ROF - gli intenditori sanno di cosa parliamo - non avremmo avuto il cadeau della Aspesi, in vacanza, come ogni anno, in quel di Pesaro. Teniamocelo buono il ROF, senza il ROF, ora che anche Lissner se ne va e Pereira sembra non goda delle sue attenzioni, senza il ROF la Aspesi non ci delizierebbe con i suoi reportage musicali. Senonchè la lettura del reportage da Pesaro prima che il ROF tiri su il sipario, deve aver fatto infuriare qualche critico musicale della Repubblica - la Aspesi sì e io no?- che ha preteso, senza attendere i francobolli delle pagine domenicali, che nel corso della settimana, si parlasse anche di un altro festival, benchè in uno spazio più ridotto per rispetto delle gerarchie,  di quello di Martina Franca che, zitto zitto, continua l'avanzata.
  La Aspesi, una volta partita da Pesaro, nelle more autunnali, dia qualche consiglio alla sua amica Sonia, consorte di Kaiser Franz, che qualche giorno fa , sul concorrente Corriere, s'è sbracata in maniera indecente, al punto da costringere noi poveretti a parlarne su questo blog, e addirittura Tullio Gregory, ad intervenire per censurare quelle parole 'veramente sceme' in libertà, riguardanti i pacchi della Enciclopedia Treccani, che lei non sapeva dove mettere e che ha utilizzato, consigliata dalla figlioletta intelligente, a farne un bel tavolone da salotto, sul quale appoggiare le bevande fredde - era specificato. Non diceva la Sonia perchè solo quelle fredde, contava sull'intelligenza, almeno pari alla sua, dei lettori del Corriere. Natalia consigli, per favore, alla sua amica Sonia, il silenzio, seconod il saggio biblico: tarda ad loquendum, prompta ad audiendum.
 Abbiamo ricevuto il catalogo generale di Romaeuropa Festival che avrà luogo da fine settembre e fine novembre, a Roma. C'è molta danza, anzi soprattutto danza, il più ricco festival italiano di danza, che surclassa bellamente e senza fatica quello di Rovereto. Solo che di molti di quegli spettacoli avevamo già avuto notizia dai sempre più frequenti reportages, soprattutto dal Canada, del nostro bravissimo collega Paolo Cervone. Che, a questo punto, non si capisce se è consigliere della direzione artistica del festival, oppure inviato del festival, o reporter in proprio che indovina sempre ciò che andrà al Festival Romaeuropa.
 E, infine, l'ennesima scoperta: quest'anno Salisburgo canta, suona e dirige italiano. Ma non era la stessa cosa anche l'anno scorso, anzi soprattutto l'anno scorso e quello prima, pure? Certo.  Come le televisioni, ad ogni inizio estate, dedicano trasmissioni su trasmissioni alla dieta, alla prova costume, alle cure anticellulite, chiamando qualche dottore che esibisce ragazze che sarebbero davvero sfigate se avessero anche la cellulite, tanto sono magre e malnutrite, i giornali parlano delle nostre eccellenze musicali, presenze costanti nei migliori festival  del mondo, come Salisburgo.

sabato 9 agosto 2014

Come ti rovino la pargoletta. Da Tatò a Bray

Franco Tatò, manager fra i più stimati in Italia con esperienza di grandissimo peso in aziende ed istituzioni, sta zitto. Chissà cosa pensa mentre, nella quiete della sua bellissima masseria pugliese,  la sua gentile consorte, Sonia Raule, anche  scrittrice, produttrice, e infine frequentatrice di salotti, spara uno dopo l'altra idiozie ad educazione della sua pargoletta dodicenne, come apprendiamo da un lungo articolo del Corriere,  firmato Maria Luisa Agnese, nel quale i due Tatò, anzi tre contando la figlioletta, aprono le porte della loro incantevole casa  all'ombra degli ulivi. Ohibò, che scopriamo in salotto? Due divanoni grandissimi e bianchi, l'uno di fronte all'altro e in mezzo un singolare tavolino ( tavolinone) d'appoggio per bevande fredde (!) e pop corn. Un obbrobrio, che l'intellettualissima, artistissima signora Tatò, coinvolgendo la piccola - buon sangue non mente ! - spiega così. Franco, venendo via dalla Treccani, ha portato con sè molti libri. Non sapevamo dove metterli. Ecco l'idea:  mettiamoli in pile da sette ciascuno, le une accanto alle altre, fino a formare un parallelepipedo; li impacchettiamo - suggerisce acutamente Carolina, facciamo come fa quel vostro amico, Cristo!'. Meglio se fosse una salutare imprecazione, di fronte alla celebrazione più alta della idiozia, all'ombra della quale, poverina, sta educandosi  Carolina,  coinvolta  anche in un altro acuto progetto di mamma Sonia.
Arriva  un tavolo per il giardino, è di pietra di Trani, è un blocco pesante, ma troppo nuovo, dice l'intellettualona Sonia, che, chiama allora  Carolina, un martello ciascuno, e cominciano a picchiar duro sulla pietra,  per renderla 'antica'. Non ci hanno detto se nell'operazione qualche martellata ha rovinato le dita di Carolina o le unghie smaltate della signora. La quale però ha tenuto a precisare che in quella casa, il 'nuovo storpia'. Nuovo come lei?  Franco tace.
 Da Tatò che non ha mandato ancora giù l'uscita dalla Treccani - ed è forse anche per questo che tace, oltre che per non dire ciò che gli passa per la mente ascoltando quel che va dicendo in sua presenza la moglie -  a Bray, decaduto da ministro, per colpa di D'Alema resta sempre in sella. Il quale Bray, non avendo saputo né lui né i sindaci di Roma tirar fuori dall'illegalità il Teatro Valle, quando era a capo del dicastero culturale, si lancia in una sottoscrizione che arriva tardi - come accadeva anche quando era ministro - rispetto all'ultimatum ed alla proposta ' che i Valliani non possono rifiutare, e cioè lo sgombero del Teatro.  Chiede anche  con la sua autorevole ( penosa!) firma che tale sgombero sia ancora rimandato a settembre.
P.S. Per fortuna che oggi sullo stesso Corriere, che ieri ha pubblicato la penosa intervista alla Tatò che fa scempio della Treccani,  è intervenuto Tullio Gregory a stigmatizzare l'idiozia della intervistata.

venerdì 21 marzo 2014

Facoltosi artigiani globali salveranno l'Italia che rovina. Hanno cominciato Della Valle, Fendi, Bvlgari

Ha cominciato anni fa uno scarparo (Della Valle) che ha fatto il colpo della vita. Restaurare a proprie spese (una ventina di milioni di Euro) il monumento più famoso al mondo, il Colosseo - che secondo il mio nipotino Leonardo, fu Domiziano a costruire, lui in persona e non gli schiavi, come tutti sappiamo. Non so chi glielo abbia detto, ma qualcuno deve averglielo detto,altrimenti...
Dopo numerosissime polemiche , alcune delle quali davvero incomprensibili, finalmente il restauro del grande monumento ha preso il via e pare che già quest'estate ne vedremo uno spicchio risplendente.
Poi è venuta una famiglia di sartine, le Fendi, che hanno devoluto  un pò dei loro guadagni ( in verità non più grassi come una volta, perché in tempo di vacche magre le sarte rifanno gli orli e allargano o stringono, niente più vestiti su misura) al restauro di Fontana di Trevi, il monumento che  i turisti di mezzo mondo assaltano ogni giorno per farsi fotografare e gettare la loro monetina nell'acqua sperando così di tornare nella capitale, trovandola si spera più bella e restaurata di come l'avevano lasciata la volta precedente.
 Buon terzo, ma si spera non ultimo, arriva un famoso ferramenta, Bvlgari, che s'è messo in testa di restaurare la scalinata di 'Trinità de'monti'  dalla quale si intravede la loro bottega , all'inizio di via  de' Condotti, che è lì da centotrent'anni, in faccia al famoso Caffè greco.
  A Roma, da restaurare  c'è ancora quasi tutta la città, e se si aspetta che trovi i mezzi Marino, l'ennesimo nerone amministrativo della Capitale,  Roma arrivata fino a noi dopo 2000 anni di intemperie, rischia di franare in un sol colpo. Occorre che l'esempio dei noti scarpari, sartine e ferramenta, venga seguito da altri che, sborsando somme più o meno consistenti, riparino di volta in volta un pezzo del grande patrimonio romano ed anche italiano.
 Tatò, da qualche anno a capo della Treccani, ha fatto nei giorni scorsi una proposta, dalle pagine del Corriere. L'Italia senza i privati non si può salvare dal degrado,  già a livelli che non consentono distrazioni di sorta. E lo Stato? Per facilitare ed incoraggiare tali interventi deve rinunciare a tassare  i finanziamenti privati che servono a tenere ancora in piedi il Bel Paese. Sarebbe questo il prezzo, non altissimo, che lo Stato pagherebbe alla società, proprietaria del bene culturale, storico od architettonico, per  restituirglielo nello splendore originario. La proposta è interessante ed andrebbe messa in pratica dallo svelto  gabinetto di Renzi, mentre Marino  non fa nulla, neppure per risparmiare a Roma nuove buche, non storiche, che rischiano di diventare tali, e si fa bello, ricevendo Sorrentino e ringraziando gli artigiani che stanno tentando di salvare Roma dalla rovina.