Visualizzazione post con etichetta maduro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maduro. Mostra tutti i post

mercoledì 23 agosto 2017

Maduro punisce Dudamel. Niente tournée della Simon Bolivar in USA

Quanto volte abbiamo sollecitato da queste  modeste pagine sia Abreu che Dudamel a prendere posizione nei confronti del dittatore del loro paese, Maduro. Almeno da quando s'era capito quale politica intendesse perseguire. La politica che ha poi condotto il suo paese nella condizione più disastrata degli ultimi anni, persino peggiore di quella vissuta con Chavez: povertà, mancanza di medicinali, soppressione di ogni libertà e dei diritti civili,  carcere per gli oppositori.

Mentre i disordini  e le manifestazioni pubbliche contro Maduro erano già all'ordine del giorno, 'El Sistema' ed i suoi massimi dirigenti od esponenti, da Abreu a Dudamel, tacevano. Abreu per il timore che il dittatore togliesse quel pò di ossigeno  finanziario alla sua meravigliosa creatura, il Sistema; e Dudamel, perchè ormai anche con la mente oltre che con il cuore viveva lontano dal suo paese, a Los Angeles.

Poi un giorno di maggio anche Dudamel s'è fatto sentire con una pubblica dichiarazione nella quale invitava il governo del suo paese a ridare libertà al popolo. Apriti cielo, Maduro  non ha tollerato questo intervento tardivo - comunque Dudamel avrebbe dovuto farlo molto prima, sarebbe stato più credibile ed incisivo - e  ne ha  attribuito l'ispirazione al governo degli Usa - dove Dudamel lavora e risiede anche con la sua nuova moglie - che sono suoi nemici dichiarati.

 Ed ora a distanza di qualche mese da quella dichiarazione - ripetiamo: TARDIVA - ha vietato all'orchestra 'Simon Bolivar' di recarsi in tournée negli Stati uniti, diretta proprio da Dudamel.

L'Occidente, al punto in cui siamo, deve rendersi conto che sta lasciando andare troppo avanti il cancro che sta affondando il Venezuela e che, come in altri tragici casi sotto gli occhi di tutti - vedi la Siria di Assad - a  breve rivelerà quanto il temporeggiare dell'Occidente a  riguardo si rivelerà concausa di un altro disastro civile ed umanitario; per giunta nell'Occidente del continente americano e non più in Medioriente.

venerdì 11 agosto 2017

Il troppo sole potrebbe aver dato alla testa a Maradona e Nina Moric

I due sono ben noti perchè si debba ancora raccontare chi siano; ma al loro rispettivo carnet di imprese memorabili, c'è da aggiungerne due nuove nuovissime, inimmaginabili.

 Cominciamo dal 'pibe de oro' e 'pibe' di molto altro, recentemente festeggiatissimo dai napoletani - che forse ora potrebbero pentirsi.  Maradona, uno dei più grandi campioni del calcio di tutti i tempi, se famoso è stato oltre che per i calci al pallone,  lo è stato in campi nei quali forse sarebbe stato meglio non  avesse primeggiato. Ma si sa qualche inciampo può toccare a tutti, basta avere la forza di rialzarsi e ricominciare. Ma non come ha fatto lui, dichiarando di volersi impegnare politicamente a fianco di Maduro, il dittatore venezuelano,  in difesa della cui causa ha fatto sapere che sarebbe anche pronto ad indossare la divisa militare e prendere le armi, per combattere contro l'imperialismo USA. Ma forse pensa che Maduro voglia girare un film sulla Costituzione, con la  nuova Costituente; e non abbattere la Costituzione attraverso la Costituente, come sta facendo nella realtà.

Simile inciampo è toccato anche alla bellissima  Moric, sposata Fabrizio Corona,  modella con qualche problemuccio passato. Quisquilie. La bella, ora è fidanzata con Favoloso, anche di nome oltre che di fatto - come ha dichiarato - un vero tesoro che Lei ha sottratto ai suoi concittadini di Torre del Greco, che ora intende ricompensare con un baratto di natura politica.
 Si candiderà per le prossime comunali del comune campano, per la lista di Casa Pound dove Lei è di recente approdata, dopo aver  tanto vagato in cerca di un porto sicuro, nel quale gettare l'ancora. Non era meglio cercare ancora?

lunedì 7 agosto 2017

Il 'reazionario' Bergoglio ( gesuita, pontefice) e il rivoluzionario Maduro (chavista, dittatore)

Pare che Maduro ascolti solo il Pontefice, ritenendo tutti gli altri attori della scena, componenti  della lega mondiale della destabilizzazione capitalista, o membri ed emissari della CIA. L'unico a cui presta ascolto è Bergoglio, naturalmente prendendo tutte le precauzioni che il caso merita, trattandosi di argentino per di più gesuita e, non bastasse,  anche papa a Roma.

E infatti non appena Bergoglio gli ha chiesto di azzerare la 'Costituente', lui subito gli ha subito obbedito azzerando la 'Costituzione' - che è certo una cosa un pò differente, ma non tanto. Per il resto di Bergoglio ha l'appoggio  totale e disinteressato.

E quando il Papa predica una chiesa 'povera' Maduro mette subito in pratica, con una nazione, il Venezuela, 'povera'. E come nei monasteri di stretta osservanza dove si 'prega e lavora', ma mangiare poco, egli sta allenando il suo popolo a fare a meno dei beni anche di prima necessità, e a non praticare la medicina capitalistica che vuole  che tutti vivano ' a lungo, malaticci' per aumentare i profitti. Maduro predica la medicina in qualche modo omeopatica: ti senti male, pensa di star bene, vedrai che guarirai.

Entro breve, a seguito della cura Maduro, il Venezuela potrà presentarsi agli occhi del mondo non solo come la 'terra promessa' della musica -  come andavano predicando Sinopoli, Abbado, Rattle, per effetto del 'Sistema' fondato da Abreu, del quale non sappiamo se continua a suonare mentre la nave affonda, mentre sappiamo che tace - ma anche come l'avamposto della rivoluzione bergogliana, che va predicando un mondo dove ci si deve abituare a non aver bisogno di nulla, neanche dei beni di prima necessità; a vivere insomma con poco, molto poco, quasi con nulla.

In questo cammino verso la rivoluzione, incoraggiato da Bergoglio, Maduro ha dalla sua parte anche il sostegno di ben noti rivoluzionari di molti paesi, italiani compresi, a cominciare dal famoso teorico del comunismo ' in cachemire' che è Bertinotti, per proseguire con Gianni Minà - che ha sempre avuto un piede e metà cuore nei paesi del Sudamerica, senza mai decidersi a metterci sia l'altro piede e che l'altra metà del cuore -  a Gianni Vattimo, filosofo, a Nichi Vendola, padre felice e  pluripensionato in quel di Puglia ec...    

martedì 1 agosto 2017

Ancora una vittima del dittatore Maduro: un violinista del 'Sistema' fondato da Abreu e finanziato dai governi venezuelani

Ancora oggi si legge ( Il Fatto Quotidiano) che la guerra civile venezuelana è conseguenza dell'azione della Cia, che vuole rovesciare Maduro, che resiste, e la quale mira al petrolio venezuelano.  Mentre delle condizioni disastrose in cui versa il popolo non gliene fotte assolutamente nulla. Sembra la stessa tesi che, senza scendere in particolari, difendeva Roberto Campagnao,  solo qualche mese fa, scrivendo la storia del Sistema di Abreu, vanto del Venezuela del Chavismo, sul sito dell'Associazione italiana degli 'Amici di Abreu', che presiede.

 Non sono del medesimo parere quasi tutti i commentatori della stampa internazionale che invitano i governi ad assumere posizioni chiare contro Maduro e la sua dittatura, prima che sia troppo tardi - sempre che si rendano conto di quali tragici danni abbia prodotto analogo atteggiamento morbido, ad esempio, in Siria.

In maggio non Abreu, ma almeno Dudamel, il fiore più profumato uscito da quell'immenso vivaio musicale venezuelano, aveva postato una lettera di condanna del 'sistema Maduro'  ( l'abbiamo riprodotta per intero nei post precedenti a questo) e l' invito ad ascoltare il popolo, invito evidentemente rimasto inascoltato pur proveniente - tardivamente, come abbiamo già molte volte scritto in questi mesi - da un pulpito che ha ascolto internazionale.

Lo aveva fatto all'indomani della morte, nel corso di incidenti di piazza, di un giovane violinista figlio del Sistema Abreu. Adesso un altro fatto grave è accaduto, che ha nuovamente coinvolto un violinista , ma Dudamel sembra essersi nuovamente ammutolito.

E' accaduto infatti che un giovane venezuelano con il suo violino diventasse una specie di 'pifferaio magico' sempre in testa alle manifestazioni di piazza. La polizia non è stata a guardare. La prima volta gli ha tolto il violino e gliel'ha, sotto i suoi occhi, distrutto (ma non ' a calci', come scrive oggi Omero Ciai su Repubblica; facciamo fatica ad immaginare la distruzione 'a calci' di un violino che è stato  distrutto, più verosimilmente, gettandolo a terra violentemente). Una colletta internazionale ha acquistato un nuovo strumento al giovane eroe il quale ha continuato la protesta, suonando. Il regime  gli ha scagliato contro una seconda volta le canaglie  della polizia che lo hanno imprigionato e torturato, e l'altro ieri in tribunale, tutto il Venezuela ha potuto vederlo con il volto tumefatto e sfigurato. Da rabbrividire. E Dudamel? E Abreu?

P.S. Ancora  a Ciai vogliamo far sapere che Dudamel, quando Abreu ha fondato il Sistema, nel 1975,  non era ancora nato, dunque non poteva essere stato assieme ad Abreu il cofondatore, come superficialmente ha scritto, ancora su Repubblica, ancora oggi.
( Dudamel è nato nell'81)

martedì 18 luglio 2017

El Sistema di Abreu continua a suonare mentre la nave Venezuela affonda

Le notizie che ora arrivano con maggiore frequenza dei giorni scorsi dal Venezuela,  ci dicono di un paese ridotto ad una polveriera sul punto di saltare in aria.
 Nei giorni scorsi l'opposizione ha promosso un referendum, sono andati a votare oltre sette milioni di venezuelani; il 98% di essi ha detto no alla riforma costituzionale che il dittatore Maduro sta per far votare, alla fine di questo mese.
 Continua intanto la dura repressione dei militari fedeli al presidente;  e nelle numerose manifestazioni di piazza anti Maduro degli ultimi giorni ci sono stati altri feriti ed altri morti. E questo in un paese dove mancano da mesi beni di rima necessità oltre a medicine. Insomma nell'Occidente progredito, una situazione da paese tribale dove vige la legge del più forte, e dove anche lo spettro della fame  è presente.

In tutto questo caos anche istituzionale e civile, del quale anche la stampa internazionale comincia a parlare, colpisce il silenzio-assenza di una voce autorevole fra le pochissime che all'estero hanno credito, e per la  cui attività, negli ultimi anni, anche sotto la dittatura del predecessore di Maduro, Chavez, in Occidente s'è parlato del Venezuela.

 Intendiamo 'El Sistema', come lo si chiama con una abbreviazione che non ne dimezza la portata sociale e civile. Quel complesso sistema di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge almeno mezzo milione o forse più di bambini e ragazzi venezuelani, fondato da Antonio Abreu molti anni fa, finanziato dallo Stato, e del quale alcuni frutti preziosi, come Gustavo Dudamel, sono ben noti in Occidente.

Ad oggi, nel coro di voci che si sono levate contro il dittatore Maduro, manca Abreu, Dudamel ed il 'Sistema'. Come se il grande esercito degli appartenenti al Sistema ed i suoi generali avessero scelto di continuare a cantare e suonare mentre la nave  delVenezuela affonda.

 Non doveva El Sistema insegnare ai giovani, attraverso la musica, il valore della libertà, il riscatto sociale, la difesa  della civiltà? Ha forse mancato del tutto l'obiettivo?

venerdì 28 aprile 2017

Contro la feroce dittatura di Maduro in Venezuela Abreu e Dudamel tacciono ancora

L'abbiamo denunciato nei giorni scorsi . Il silenzio di due notissime personalità di quel paese ormai in guerra civile con decine e decine di morti e disordini giornalieri; mentre milioni di venezuelani scendono in piazza e per strada mettendo a repentaglio la loro vita, per denunciare la dittatura chavista di Maduro che non esita ad usare, dopo la fame e la mancanza di medicinali, anche l'esercito per reprimere la protesta popolare.

Ora tutto il mondo è al fianco dei venezuelani. In questo drammatico fragore, non s'è udita ancora la voce di due eminenti personalità venezuelane note in tutto il mondo:
 -Josè Abreu, padre del 'Sistema'- importante progetto di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge centinaia di migliaia di ragazzi di ogni età e di ogni estrazione sociale - finanziato da oltre trent'anni da tutti i governi che si sono succeduti in quel paese:
- Gustavo Dudamel, figlio di quel 'Sistema', genio della direzione d'orchestra, stabile a Los Angeles, che la situazione del suo paese e conosce bene, e, nonostante ciò, insieme al suo 'padre artistico, Abreu, continua a tacere.

Ormai il tempo sembra essere scaduto. Abreu e Dudamel non possono, continuare a tacere, fingendo di non vedere in quale catastrofe anche umanitaria il folle Maduro sta sprofondando il loro paese.

lunedì 17 aprile 2017

Abreu, Dudamel tacciono. Che altro deve fare Maduro per costringerli a denunciare il dittatore?

Da tempo si discute della opportunità  che le personalità più in vista del Venezuela denuncino  la repressione e la gravissima crisi economica del loro paese, già avviata con Chavez - ma che nessuno denunciò con forza - ed ora condotta agli estremi da Maduro che ha ridotto il paese nella miseria più nera, dove mancano ormai, a da tempo, generi di prima necessità e medicinali.
 E Abreu? E Dudamel? cosa stanno facendo? non vedono o fingono di non vedere? Non intervengono per opportunismo? Ora anche, e soprattutto per loro, è arrivato il momento di denunciare il dittatore che anche se continua a finanziare - ma lo fa ancora?- il famoso Sistema delle orchestre giovanili ed infantili.
 Ora non possono più tacere. Lo avrebbero dovuto fare già anni fa con Chavez, e forse il paese non sarebbe ora ridotto nelle condizioni che sappiamo. Non lo fece neanche Abbado che per molti anni è andato a svernare in Venezuela raccontando al mondo di un paese dove 'vive e regna la musica', la 'terra promessa' degli anni a venire. Mai una parola: accanto agli accenni,  solitamente generici alla povertà ed all'emarginazione alle quali il 'Sistema' cercava di rimediare, mai una parola di condanna del feroce  dittatore.
 Ora Abbado non c'è più, ma Abreu e soprattutto il baldanzoso Dudamel  sono ancora vivi, hanno occhi per guardare e devono anche avere bocche per denunciare.
 Coraggio Abreu e Dudamel!

venerdì 30 dicembre 2016

Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela

Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.
 La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.
 Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria,  non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni -  e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.
 Parole di condanna per le condizioni in cui Maduro ha ridotto il Venezuela, dove mancano generi di prima necessità ma anche medicinali e le file davanti alle banche sono sempre più numerose e lunghe per ritirare quattro soldi o per cambiare  la moneta, a seguito dell'inflazione galoppante, le abbiamo letto solo nelle dichiarazione di  Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del nostro Parlamento,  in visita ufficiale alle comunità italiane del Venezuela, evidentemente allarmato per le drammatiche notizie che ogni giorno giungono da quella nazione un tempo ricca e florida, tanto da attrarre tanti nostri emigranti; ma non una sola da Gustavo Dudamel che dovrebbe parlare ed, invece, ha scelto di tacere. Ma non ha scuse!

giovedì 6 ottobre 2016

Quel gran cuore di Dacia Maraini

Nelle ultime settimane ci ha sorpreso l'attivismo, autentico, di Dacia Maraini, sul Corriere, a difesa dei diritti umani, cominciando dai bambini che in paesi occidentali e non sembrano non avere più difensori.

Ha cominciato con quel suo struggente reportage dal Venezuela di Maduro, allo stremo e nel disordine totale, illustrato da una immagine che non poteva non lasciare sgomenti. Negli ospedali, anche lì, in quel grande paese, stremato dalla crisi petrolifera e dalla dittatura , manca di tutto.
Anche le culle per neonati, nei reparti maternità, ed allora ricorrono agli scatoloni con i quali nell'Occidente ricco arrivano le banane dal Sudamerica. Talvolta, raccontava la Maraini, essendo i bambini più lunghi degli scatoloni, li mettono di traverso per farceli entrare. E su uno dei lati un bigliettino con le generalità del neonato. Nel disastrato Venezuela l'indigenza comincia già dalla nascita. E, salvo qualche reportage come quello della Maraini, comunque assai raro,  nessuna voce si leva contro quel dittatore che sta portando alla guerra civile il suo popolo.

Passano pochi giorni ed ancora un reportage, questa volta dall'altra parte del mondo, da una nazione più vicina a noi, la Siria, martoriata come il Venezuela, dove il presidente, in coppia con l'alleato Putin, non si limita ad affamare il suo popolo,  continua ad ammazzare centinaia e migliaia di  suoi cittadini, senza riguardo neanche per bambini e malati, giacché distrugge anche ospedali. L'assedio di Aleppo meriterebbe la messa sotto accusa del macellaio siriano. Ma nulla accade, gli equilibri nel medio Oriente sono da ridefinire e per questo non si bada tanto per il sottile.
 Il reportage  della Maraini, anche questo secondo, è illustrato da una foto, dalla quale muove le sue riflessione.
Ritrae bambini, non piccolissimi, che fanno il bagno e giocano in alcune pozze d'acqua, non potabile - ad Aleppo manca anche l'acqua potabile; Assad bombarda i suoi cittadini e li asseta  augurandosi che se non con le bombe con la mancanza d'acqua li addomesticherà.
In quelle pozzanghere,  piccoli crateri, un pò profonde, i bambini giocano come tutti i bambini del mondo, ignorando che queclle pozzanghere sono state prodotte dalle bombe che Assad e Putin sganciano giornalmente sulla città.  E' il modo con cui l'infanzia riesce a passare sopra  una tragedia, anzi a sfruttarla per il proprio passatempo.

Dacia Maraini interviene ancora, qualche giorno dopo, su un altro drammatico problema di oggi, dell'Occidente, quello dei migranti, che andrebbero chiamati 'rifugiati' a voler essere precisi. E racconta da Pescasseroli, dove ha una casa, che lì sono ospitati una cinquantina di migranti in una struttura alberghiera (Pescasseroli è una località dell'Abruzzo di montagna, molto frequentata). Da quel che pare di capire questi migranti ospitati non rappresentano per Pescasseroli la 'peste' da evitare, tenendoli segregati. E la Maraini avanza una proposta già altre volte avanzata. Questi giovani hanno bisogno di lavorare, non possono essere lasciati segregati, sebbene in  un  albergo dignitoso. Ci sono in Italia, ma  anche in  Abruzzo, da dove la Maraini scrive, tanti piccoli borghi che hanno bisogno di cure e magari di essere ripopolati. Lì ci sarebbe tanto da fare. Perchè non ci si pensa, a Pascasseroli come altrove? Nelle scorse settimane in tv s'è visto un esperimento di tal genere riuscito nella zona dell'Aspromonte . Che si aspetta ad esportarlo? I migranti -  rifugiati! - sarebbero felici di mettersi al lavoro. Sono esseri umani che tengono quanto tutti alla loro dignità e non aspettano altro che si dia loro un lavoro che li faccia sentire utili al mondo al quale hanno chiesto aiuto, ottenendolo alla bene e meglio.


P.S.Ed oggi un nuovo allarme lanciato dalla Maraini, complice una foto, ancora una foto choc. I bambini dello Yemen ridotti pelle ed ossa, tanti di loro stanno ormai  in due palmi di mano, lasciati morire dal mondo che si gira  per non vedere. Ancora un allarme ancora uno scandaloso atteggiamento  del mondo ricco.