Quanto volte abbiamo sollecitato da queste modeste pagine sia Abreu che Dudamel a prendere posizione nei confronti del dittatore del loro paese, Maduro. Almeno da quando s'era capito quale politica intendesse perseguire. La politica che ha poi condotto il suo paese nella condizione più disastrata degli ultimi anni, persino peggiore di quella vissuta con Chavez: povertà, mancanza di medicinali, soppressione di ogni libertà e dei diritti civili, carcere per gli oppositori.
Mentre i disordini e le manifestazioni pubbliche contro Maduro erano già all'ordine del giorno, 'El Sistema' ed i suoi massimi dirigenti od esponenti, da Abreu a Dudamel, tacevano. Abreu per il timore che il dittatore togliesse quel pò di ossigeno finanziario alla sua meravigliosa creatura, il Sistema; e Dudamel, perchè ormai anche con la mente oltre che con il cuore viveva lontano dal suo paese, a Los Angeles.
Poi un giorno di maggio anche Dudamel s'è fatto sentire con una pubblica dichiarazione nella quale invitava il governo del suo paese a ridare libertà al popolo. Apriti cielo, Maduro non ha tollerato questo intervento tardivo - comunque Dudamel avrebbe dovuto farlo molto prima, sarebbe stato più credibile ed incisivo - e ne ha attribuito l'ispirazione al governo degli Usa - dove Dudamel lavora e risiede anche con la sua nuova moglie - che sono suoi nemici dichiarati.
Ed ora a distanza di qualche mese da quella dichiarazione - ripetiamo: TARDIVA - ha vietato all'orchestra 'Simon Bolivar' di recarsi in tournée negli Stati uniti, diretta proprio da Dudamel.
L'Occidente, al punto in cui siamo, deve rendersi conto che sta lasciando andare troppo avanti il cancro che sta affondando il Venezuela e che, come in altri tragici casi sotto gli occhi di tutti - vedi la Siria di Assad - a breve rivelerà quanto il temporeggiare dell'Occidente a riguardo si rivelerà concausa di un altro disastro civile ed umanitario; per giunta nell'Occidente del continente americano e non più in Medioriente.
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mercoledì 23 agosto 2017
martedì 1 agosto 2017
Ancora una vittima del dittatore Maduro: un violinista del 'Sistema' fondato da Abreu e finanziato dai governi venezuelani
Ancora oggi si legge ( Il Fatto Quotidiano) che la guerra civile venezuelana è conseguenza dell'azione della Cia, che vuole rovesciare Maduro, che resiste, e la quale mira al petrolio venezuelano. Mentre delle condizioni disastrose in cui versa il popolo non gliene fotte assolutamente nulla. Sembra la stessa tesi che, senza scendere in particolari, difendeva Roberto Campagnao, solo qualche mese fa, scrivendo la storia del Sistema di Abreu, vanto del Venezuela del Chavismo, sul sito dell'Associazione italiana degli 'Amici di Abreu', che presiede.
Non sono del medesimo parere quasi tutti i commentatori della stampa internazionale che invitano i governi ad assumere posizioni chiare contro Maduro e la sua dittatura, prima che sia troppo tardi - sempre che si rendano conto di quali tragici danni abbia prodotto analogo atteggiamento morbido, ad esempio, in Siria.
In maggio non Abreu, ma almeno Dudamel, il fiore più profumato uscito da quell'immenso vivaio musicale venezuelano, aveva postato una lettera di condanna del 'sistema Maduro' ( l'abbiamo riprodotta per intero nei post precedenti a questo) e l' invito ad ascoltare il popolo, invito evidentemente rimasto inascoltato pur proveniente - tardivamente, come abbiamo già molte volte scritto in questi mesi - da un pulpito che ha ascolto internazionale.
Lo aveva fatto all'indomani della morte, nel corso di incidenti di piazza, di un giovane violinista figlio del Sistema Abreu. Adesso un altro fatto grave è accaduto, che ha nuovamente coinvolto un violinista , ma Dudamel sembra essersi nuovamente ammutolito.
E' accaduto infatti che un giovane venezuelano con il suo violino diventasse una specie di 'pifferaio magico' sempre in testa alle manifestazioni di piazza. La polizia non è stata a guardare. La prima volta gli ha tolto il violino e gliel'ha, sotto i suoi occhi, distrutto (ma non ' a calci', come scrive oggi Omero Ciai su Repubblica; facciamo fatica ad immaginare la distruzione 'a calci' di un violino che è stato distrutto, più verosimilmente, gettandolo a terra violentemente). Una colletta internazionale ha acquistato un nuovo strumento al giovane eroe il quale ha continuato la protesta, suonando. Il regime gli ha scagliato contro una seconda volta le canaglie della polizia che lo hanno imprigionato e torturato, e l'altro ieri in tribunale, tutto il Venezuela ha potuto vederlo con il volto tumefatto e sfigurato. Da rabbrividire. E Dudamel? E Abreu?
P.S. Ancora a Ciai vogliamo far sapere che Dudamel, quando Abreu ha fondato il Sistema, nel 1975, non era ancora nato, dunque non poteva essere stato assieme ad Abreu il cofondatore, come superficialmente ha scritto, ancora su Repubblica, ancora oggi.
( Dudamel è nato nell'81)
Non sono del medesimo parere quasi tutti i commentatori della stampa internazionale che invitano i governi ad assumere posizioni chiare contro Maduro e la sua dittatura, prima che sia troppo tardi - sempre che si rendano conto di quali tragici danni abbia prodotto analogo atteggiamento morbido, ad esempio, in Siria.
In maggio non Abreu, ma almeno Dudamel, il fiore più profumato uscito da quell'immenso vivaio musicale venezuelano, aveva postato una lettera di condanna del 'sistema Maduro' ( l'abbiamo riprodotta per intero nei post precedenti a questo) e l' invito ad ascoltare il popolo, invito evidentemente rimasto inascoltato pur proveniente - tardivamente, come abbiamo già molte volte scritto in questi mesi - da un pulpito che ha ascolto internazionale.
Lo aveva fatto all'indomani della morte, nel corso di incidenti di piazza, di un giovane violinista figlio del Sistema Abreu. Adesso un altro fatto grave è accaduto, che ha nuovamente coinvolto un violinista , ma Dudamel sembra essersi nuovamente ammutolito.
E' accaduto infatti che un giovane venezuelano con il suo violino diventasse una specie di 'pifferaio magico' sempre in testa alle manifestazioni di piazza. La polizia non è stata a guardare. La prima volta gli ha tolto il violino e gliel'ha, sotto i suoi occhi, distrutto (ma non ' a calci', come scrive oggi Omero Ciai su Repubblica; facciamo fatica ad immaginare la distruzione 'a calci' di un violino che è stato distrutto, più verosimilmente, gettandolo a terra violentemente). Una colletta internazionale ha acquistato un nuovo strumento al giovane eroe il quale ha continuato la protesta, suonando. Il regime gli ha scagliato contro una seconda volta le canaglie della polizia che lo hanno imprigionato e torturato, e l'altro ieri in tribunale, tutto il Venezuela ha potuto vederlo con il volto tumefatto e sfigurato. Da rabbrividire. E Dudamel? E Abreu?
P.S. Ancora a Ciai vogliamo far sapere che Dudamel, quando Abreu ha fondato il Sistema, nel 1975, non era ancora nato, dunque non poteva essere stato assieme ad Abreu il cofondatore, come superficialmente ha scritto, ancora su Repubblica, ancora oggi.
( Dudamel è nato nell'81)
martedì 18 luglio 2017
El Sistema di Abreu continua a suonare mentre la nave Venezuela affonda
Le notizie che ora arrivano con maggiore frequenza dei giorni scorsi dal Venezuela, ci dicono di un paese ridotto ad una polveriera sul punto di saltare in aria.
Nei giorni scorsi l'opposizione ha promosso un referendum, sono andati a votare oltre sette milioni di venezuelani; il 98% di essi ha detto no alla riforma costituzionale che il dittatore Maduro sta per far votare, alla fine di questo mese.
Continua intanto la dura repressione dei militari fedeli al presidente; e nelle numerose manifestazioni di piazza anti Maduro degli ultimi giorni ci sono stati altri feriti ed altri morti. E questo in un paese dove mancano da mesi beni di rima necessità oltre a medicine. Insomma nell'Occidente progredito, una situazione da paese tribale dove vige la legge del più forte, e dove anche lo spettro della fame è presente.
In tutto questo caos anche istituzionale e civile, del quale anche la stampa internazionale comincia a parlare, colpisce il silenzio-assenza di una voce autorevole fra le pochissime che all'estero hanno credito, e per la cui attività, negli ultimi anni, anche sotto la dittatura del predecessore di Maduro, Chavez, in Occidente s'è parlato del Venezuela.
Intendiamo 'El Sistema', come lo si chiama con una abbreviazione che non ne dimezza la portata sociale e civile. Quel complesso sistema di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge almeno mezzo milione o forse più di bambini e ragazzi venezuelani, fondato da Antonio Abreu molti anni fa, finanziato dallo Stato, e del quale alcuni frutti preziosi, come Gustavo Dudamel, sono ben noti in Occidente.
Ad oggi, nel coro di voci che si sono levate contro il dittatore Maduro, manca Abreu, Dudamel ed il 'Sistema'. Come se il grande esercito degli appartenenti al Sistema ed i suoi generali avessero scelto di continuare a cantare e suonare mentre la nave delVenezuela affonda.
Non doveva El Sistema insegnare ai giovani, attraverso la musica, il valore della libertà, il riscatto sociale, la difesa della civiltà? Ha forse mancato del tutto l'obiettivo?
Nei giorni scorsi l'opposizione ha promosso un referendum, sono andati a votare oltre sette milioni di venezuelani; il 98% di essi ha detto no alla riforma costituzionale che il dittatore Maduro sta per far votare, alla fine di questo mese.
Continua intanto la dura repressione dei militari fedeli al presidente; e nelle numerose manifestazioni di piazza anti Maduro degli ultimi giorni ci sono stati altri feriti ed altri morti. E questo in un paese dove mancano da mesi beni di rima necessità oltre a medicine. Insomma nell'Occidente progredito, una situazione da paese tribale dove vige la legge del più forte, e dove anche lo spettro della fame è presente.
In tutto questo caos anche istituzionale e civile, del quale anche la stampa internazionale comincia a parlare, colpisce il silenzio-assenza di una voce autorevole fra le pochissime che all'estero hanno credito, e per la cui attività, negli ultimi anni, anche sotto la dittatura del predecessore di Maduro, Chavez, in Occidente s'è parlato del Venezuela.
Intendiamo 'El Sistema', come lo si chiama con una abbreviazione che non ne dimezza la portata sociale e civile. Quel complesso sistema di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge almeno mezzo milione o forse più di bambini e ragazzi venezuelani, fondato da Antonio Abreu molti anni fa, finanziato dallo Stato, e del quale alcuni frutti preziosi, come Gustavo Dudamel, sono ben noti in Occidente.
Ad oggi, nel coro di voci che si sono levate contro il dittatore Maduro, manca Abreu, Dudamel ed il 'Sistema'. Come se il grande esercito degli appartenenti al Sistema ed i suoi generali avessero scelto di continuare a cantare e suonare mentre la nave delVenezuela affonda.
Non doveva El Sistema insegnare ai giovani, attraverso la musica, il valore della libertà, il riscatto sociale, la difesa della civiltà? Ha forse mancato del tutto l'obiettivo?
lunedì 17 aprile 2017
Abreu, Dudamel tacciono. Che altro deve fare Maduro per costringerli a denunciare il dittatore?
Da tempo si discute della opportunità che le personalità più in vista del Venezuela denuncino la repressione e la gravissima crisi economica del loro paese, già avviata con Chavez - ma che nessuno denunciò con forza - ed ora condotta agli estremi da Maduro che ha ridotto il paese nella miseria più nera, dove mancano ormai, a da tempo, generi di prima necessità e medicinali.
E Abreu? E Dudamel? cosa stanno facendo? non vedono o fingono di non vedere? Non intervengono per opportunismo? Ora anche, e soprattutto per loro, è arrivato il momento di denunciare il dittatore che anche se continua a finanziare - ma lo fa ancora?- il famoso Sistema delle orchestre giovanili ed infantili.
Ora non possono più tacere. Lo avrebbero dovuto fare già anni fa con Chavez, e forse il paese non sarebbe ora ridotto nelle condizioni che sappiamo. Non lo fece neanche Abbado che per molti anni è andato a svernare in Venezuela raccontando al mondo di un paese dove 'vive e regna la musica', la 'terra promessa' degli anni a venire. Mai una parola: accanto agli accenni, solitamente generici alla povertà ed all'emarginazione alle quali il 'Sistema' cercava di rimediare, mai una parola di condanna del feroce dittatore.
Ora Abbado non c'è più, ma Abreu e soprattutto il baldanzoso Dudamel sono ancora vivi, hanno occhi per guardare e devono anche avere bocche per denunciare.
Coraggio Abreu e Dudamel!
E Abreu? E Dudamel? cosa stanno facendo? non vedono o fingono di non vedere? Non intervengono per opportunismo? Ora anche, e soprattutto per loro, è arrivato il momento di denunciare il dittatore che anche se continua a finanziare - ma lo fa ancora?- il famoso Sistema delle orchestre giovanili ed infantili.
Ora non possono più tacere. Lo avrebbero dovuto fare già anni fa con Chavez, e forse il paese non sarebbe ora ridotto nelle condizioni che sappiamo. Non lo fece neanche Abbado che per molti anni è andato a svernare in Venezuela raccontando al mondo di un paese dove 'vive e regna la musica', la 'terra promessa' degli anni a venire. Mai una parola: accanto agli accenni, solitamente generici alla povertà ed all'emarginazione alle quali il 'Sistema' cercava di rimediare, mai una parola di condanna del feroce dittatore.
Ora Abbado non c'è più, ma Abreu e soprattutto il baldanzoso Dudamel sono ancora vivi, hanno occhi per guardare e devono anche avere bocche per denunciare.
Coraggio Abreu e Dudamel!
venerdì 30 dicembre 2016
Ciò che Gustavo Dudamel non dice e, invece, dovrebbe dire - denunciare - del suo Venezuela
Già all'apice del successo mondiale, nonostante la giovane età, chiedemmo una volta a Lang Lang, nel corso di una intervista pubblica, perché non protestava neppure timidamente per il non rispetto dei diritti fondamentali della persona nel suo paese, la Cina. Ci rispose che non gli sembrava che la libertà fosse calpestata in Cina. Bontà sua.
La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.
Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria, non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni - e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.
Parole di condanna per le condizioni in cui Maduro ha ridotto il Venezuela, dove mancano generi di prima necessità ma anche medicinali e le file davanti alle banche sono sempre più numerose e lunghe per ritirare quattro soldi o per cambiare la moneta, a seguito dell'inflazione galoppante, le abbiamo letto solo nelle dichiarazione di Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del nostro Parlamento, in visita ufficiale alle comunità italiane del Venezuela, evidentemente allarmato per le drammatiche notizie che ogni giorno giungono da quella nazione un tempo ricca e florida, tanto da attrarre tanti nostri emigranti; ma non una sola da Gustavo Dudamel che dovrebbe parlare ed, invece, ha scelto di tacere. Ma non ha scuse!
La stessa domanda, al tempo di Chavez, rivolgemmo a Diego Matheuz e lui glissò nella risposta, ma nel caso di Matheuz era più comprensibile. Lui giovane direttore, non certo all'apice del successo, seppure la sua fulminea carriera sul podio fosse stata benedetta e voluta nientemeno che da Claudio Abbado, non poteva esporsi più di tanto, né avrebbe avuto l'autorevolezza e l'incidenza di Lang Lang o di Gustavo Dudamel. Di cui andiamo ora a dirvi.
Gustavo Dudamel, intervistato per 'La repubblica', alla vigilia del suo 'primo' Concerto di Capodanno da Vienna, la sua consacrazione planetaria, non una parola di condanna ha detto, esplicitamente richiesto, nei confronti di Maduro, il dittatore succeduto a Chavez, che sta riducendo nella miseria e disperazione tutto il popolo venezuelano che resta sempre ed ancora anche il paese di Dudamel, sebbene i suoi successi lo abbiamo portato da alcuni anni - e ora ne ha trentasei appena - all'apice del successo, incoronandolo direttore di una delle compagini sinfoniche più note d'America, a Los Angeles.
Parole di condanna per le condizioni in cui Maduro ha ridotto il Venezuela, dove mancano generi di prima necessità ma anche medicinali e le file davanti alle banche sono sempre più numerose e lunghe per ritirare quattro soldi o per cambiare la moneta, a seguito dell'inflazione galoppante, le abbiamo letto solo nelle dichiarazione di Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del nostro Parlamento, in visita ufficiale alle comunità italiane del Venezuela, evidentemente allarmato per le drammatiche notizie che ogni giorno giungono da quella nazione un tempo ricca e florida, tanto da attrarre tanti nostri emigranti; ma non una sola da Gustavo Dudamel che dovrebbe parlare ed, invece, ha scelto di tacere. Ma non ha scuse!
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