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sabato 11 marzo 2017

A Riccardo Muti il Premio 'Presidente della Repubblica' relativo al 2015. La storia corre lenta

Da molti anni è stato istituito un premio che in Italia si dà a personalità eccellenti in vari campi, da quello artistico allo scientifico.  I vincitori li decidono tre delle più note accademie italiane: Accademia di s.Cecilia, Accademia di s.Luca e Accademia dei Lincei. Su questi premi la Presidenza della Repubblica ci mette il suo imprimatur. Il difficile lavoro della scelta dei vincitori spetta alle  tre Accademie, oberate di lavoro da mattina a sera,  le quali vanno con i piedi di piombo, nel timore di sbagliare candidato.

Tanto per fare un esempio l'Accademia di s. Cecilia, che fra i suoi membri  conta anche il m. Muti, ma con il quale i rapporti non sono affatto idilliaci, ci ha pensato anni e anni prima di attribuirgli il suddetto riconoscimento, che però ora è finalmente arrivato.
Nel frattempo il premio lo ha attribuito alla Scuola di Fiesole, ad Abbado, al Sistema delle Orchestre e cori giovanili e infantili e, negli ultimi anni che ci ricordiamo, anche a Irma Ravinale - ancora durante la sovrintendenza di Bruno Cagli.
Durante la quale si sa che i rapporti con Muti - specie negli anni in cui egli lavorò all'Opera di Roma - non furono sempre idilliaci. Anzi, in alcuni casi, addirittura volarono stracci in pubblico, con dichiarazioni bellicose riprese dalla stampa.
A prescindere, l'attribuzione di tale premio a Muti non fa proprio notizia: perché prima di questo egli ha ricevuto premi, riconoscimenti ed onorificenze in ogni parte del mondo.

La vera notizia, invece, del premio a lui come a Luigi Ontani ( attribuitogli dall'Accademia di s.Luca per le arti visive) consegnato dal Presidente Mattarella qualche giorno fa, riguardava  i premi del 2015. Ed ora siamo al 2017.  Chi ha fatto tardi? Forse non hanno tardato le Accademie ad attribuire i Premi; il ritardo potrebbe essere dovuto al tempo che ci ha messo la pergamena ufficiale del Premio ad essere scritta e miniata e, poi, a giungere, con inviato speciale, dalle storiche sedi delle Accademie al Palazzo del Quirinale.
 A quando i Premi 'Presidente della Repubblica' del 2016?

domenica 18 dicembre 2016

La musica delle feste. Si è cominciato,questa mattina, dal Senato con il Concerto di Natale su Rai 1. Tutto bene?

Ascoltando oggi il 'Concerto di Natale' dal Senato, su Rai 1, noi dovremmo gioire e basta. Gioire perchè il programma di quel concerto - pur con qualche licenza - altro non è che la riproduzione del format 'Capodanno dalla Fenice'  che noi, per incarico Rai, abbiamo inventato nel lontano 2004, all'indomani dell'inaugurazione della Fenice restaurata, e che nei dieci anni e passa in cui ce ne siamo occupati abbiamo preservato, difendendolo a denti stretti anche dai nemici che si annidano nelle stesse istituzioni musicali. Della nostra lunghissima consulenza'artistica' a quel concerto siamo orgogliosi, anche perché fino al 2014, capodanno ultimo della nostra collaborazione, gli spettatori sono sempre aumentati, fino a superare la quota di 4.400.000. Poi le cose sono andate diversamente, anche in fatto di ascolti,  da quando le regole di quel nostro format sono state in parte modificate.  E forse anche  per questa ragione gli spettatori di oggi ( edizione 2016) hanno superato di poco i 4.050.000: sempre tanti, ma calati rispetto a due anni prima, in misura sensibile.
 E qui il nostro discorso potrebbe concludersi, sia sul Concerto di Capodanno dalla Fenice, che su quello di Natale dal Senato. Senonché l'ascolto di oggi  a qualche riflessione aggiuntiva ci spinge.

Promossa a pieni voti la scelta - che andrebbe mantenuta anche negli anni a venire - di affidare il concerto ad una orchestra di ragazzi (e ad un coro multiplo,  uno dei quali era quello, insostituibile, commovente delle 'mani bianche'), intitolata a Giuseppe Sinopoli, e formata dai frequentatori del cosiddetto 'Sistema'  italiano delle orchestre e cori giovanili e infantili (fondato da Claudio Abbado e animato da Roberto Grossi,) nato su imitazione dell'originale venezuelano, inventato da Abreu. L'intitolazione a Sinopoli nasce dal ricordo che fu proprio il nostro direttore, scomparso prematuramente, a far ascoltare la prima volta a Roma un'orchestra del 'Sistema' venezuelano.  Noi, però, vorremmo chiedere alle istituzioni di non dimenticarsi della grave situazione in cui versa la musica in Italia, passate le feste. Perchè non sono quattro concerti in tv a  poterci far dire che l'Italia è un paese che rispetta la musica.

Il programma del concerto in Senato è costruito sulla falsariga di quello veneziano (anche per il ricorso a più d'un brano dal repertorio del melodramma, terreno privilegiato per quello di Capodanno, ma qui senza una vera, per ottenere varietà e mantenere alta l'attenzione del pubblico televisivo. ragione): pezzi di breve durata, di diversa provenienza ma tutti popolari, alcuni per sola orchestra, altri con coro, altri ancora con orchestra e solisti, alternandoli continuamente. Quello veneziano conserva sempre due pezzi d'obbligo finali (che noi decidemmo di fissare e che, da allora, sono mantenuti con immutato successo: 'Va pensiero' da Nabucco e 'Brindisi' da Traviata);  a quello dal Senato non servono forse pezzi d'obbligo, anche se due brani celebri del Natale di ogni tempo e cultura, come in parte è stato fatto anche oggi, potrebbero diventare una sua cifra distintiva.

Ciò che però non ci piace -  che è poi lo stesso difetto che  abbiamo riscontrato ogni anno nel concerto del giorno di Natale da Assisi (negli anni in cui per quel concerto abbiamo scritti brevi testi di commento e presentazione) è l'eccessivo ricorso ad arrangiamenti ( per il concerto di Assisi affidato all'Orchestra Rai di Torino, sempre con  il solito arrangiatore) e  a manipolazioni spesso davvero indigesti, musicalmente. Come ci è parso l'inutile inopportuno intreccio di  'Jingle bells', un successo mondiale natalizio, con la Marcia di Radetzky.

Non ci è piaciuta neanche la scelta della direttrice,  Giovanna Fratta, perchè dettata dall'imperativo modaiolo della musica di genere (femminile); come  non ci è piaciuta la sua mise 'eccessiva', con quel fascione rosso in vita - sembrava dovesse esibirsi in Arena con il toro - e quel filo d'argento infilato nella lunga treccia.  Avrebbe fatto meglio, ad esempio, a tenere più a bada (a tempo) i suoi pur bravi orchestrali, ed a  scegliere, per il settore 'leggero', un brano più agevole per i giovani coristi, costretti a forzare, nel ritornello.
 Come  non abbiamo condiviso del tutto anche la presenza di Paolo Fresu, musicista ottimo, ma prezzemolino buono per ogni occasione. E neppure la scelta di far cantare a Paola Turci una canzone notissima, Halleluja, di Cohen,  accompagnandosi con la sua chitarra e dalla tromba di Fresu, e facendo l'imitazione del celebre musicista canadese, anche nella pronuncia. La tv vive già di troppi  imitatori, e di altri  ancora non si sente davvero il bisogno. Lei è un'inteprete che non ha bisogno di fare il verso a nessuno, neppure a Cohen.

 Per tutte queste ragioni la Rai fece bene ad  affidarsi alla nostra competenza per la formulazione del programma  del 'Concerto di Capodanno' dalla Fenice'; come farebbe oggi  altrettanto bene Rai Cultura a scegliersi un consulente competente ed intransigente - non noi che siamo ormai fuori e non abbiamo nessuna intenzione di rientrare -  anche per i Concerti della feste, che sono tanti e che non possono essere lasciati all'iniziativa di coloro che vengono chiamati ad eseguirli.

venerdì 8 luglio 2016

Decreto Franceschini del 1 luglio 2014 su riforma del FUS? Una vera SCHIFEZZA

Le associazioni che hanno sottoscritto la lettera di sostegno alla riforma - cosiddetta - di Franceschini, sostengono che la nuova normativa introdotta con il  decreto del 1 luglio 2014, al quale lavorò mettendoci tutto se stesso anima e corpo  Salvo Nastasi, introduce almeno due elementi di novità di non poco valore.
Fino a quel momento i finanziamenti del FUS venivano attribuiti sulla base di un trascorso storico, dal quale  non ci si discostava poi tanto, sia aggiungendo che togliendo; ed inoltre che per nuovi soggetti era difficile, anzi impossibile entrare nella cerchia delle istituzioni finanziate con il FUS.
 Se è abbastanza vera la prima delle due affermazioni, sebbene numerose siano le eccezioni (si prendano ad esempio le istituzioni che 'promuovono' la musica , come Cidim, Ismez, Irtem, Cemat e si constaterà che  per ciascuna di esse le variazioni quantitative dei finanziamenti si sono verificate anche prima dell'introduzione della riforma - cosiddetta- di Franceschini-Nastasi. Alcune di esse sono state punite - Cidim - altre graziate -  Ismez, mantenendo intatti i finanziamenti - altre, infine, cancellate, come l'Irtem e, a seguito della riforma - cosiddetta-  anche il Cemat), risulta del tutto indimostrabile la seconda e che cioè nuovi soggetti, se non benedetti dal Ministro o dai suoi scagnozzi, possano entrare nel finanziamento del FUS. Salvo i soggetti di amici o  padrini.
 Non molti anni fa, su iniziativa di Abbado e con l'aiuto, soprattutto organizzativo, di Federculture, è stato introdotto in Italia il famoso 'Sistema delle Orchestre e Cori giovanili e infantili' nato in Venezuela, per iniziativa di Abreu. Grossi di Federculture,  a nome del Sistema,  fece successivamente richiesta a Nastasi per un finanziamento FUS, in considerazione dell'importanza educativa di tale introduzione e della bella attività avviata.
 Un ministero di persone per bene avrebbe dovuto rispondere positivamente. Sapete come rispose, letteralmente, Nastasi, il grande benefattore delle cultura in Italia? La richiesta non può essere accolta perché il sistema di autofinanzia da sé, e come ha fatto finora può continuare a farlo in futuro.
 Vi sembra la risposta di una persona, in rappresentanza del Ministero, che ha a cuore la cultura e premia le nuove iniziativa di un certo valore? A noi  no!
 Lo stesso discorso si può fare per almeno un'altra benemerita associazione attiva da molti anni in Italia, anche questa autofinanziata dai soci e cioè la Feniarco , che sta per 'Federazione  nazionale italiana associazioni regionali cori', che raccoglie alcune migliaia di associati  che si riuniscono mediamente in tutte le parti di Italia, almeno due volte a settimana per cantare insieme.(Inimmaginabile in un paese come il nostro in cui la politica culturale l'ha fatto il Ministero in cui ha comandato per anni ed anni Nastasi).
 L' Associazione riceveva dallo Stato qualcosa come 250.000 Euro circa - se ricordiamo bene - per organizzare le manifestazioni nazionali ed ogni altra iniziativa di coordinamento nazionale. Non crediamo di sbagliarci se  ricordiamo che anche quel finanziamento fu tolto.
 Non è un caso che alla grande manifestazione che ha avuto luogo a Napoli, in Piazza Plebiscito, lo scorso 9 aprile, 'la piazza incantata' e che ha riunito alcune migliaia di coristi di tutta Italia, il Ministero di Franceschini era assente.
 Lo stesso discorso si potrebbe fare per le 'Bande musicali' sacrificate alle bande di ladri ed im broglioni che scorazzano per l'Italia.
 Sì, è vero, ci sono iniziative, ritenute di grande pregio, che il Ministero finanzia anche alla loro prima edizione(Nel precedente post ne abbiamo segnalato una che in pochissimi anni ha perso, secondo noi, quel pò di pregio che forse aveva all'inizio, e comunqnue continua ad essere finanziata).
 Un esempio su tutti. Il festival o qualcosa di simile, intitolato 'Cantieri dell'immaginario' o giù di lì che Nastasi, su suggerimento di Minoli a Bertolaso, con la benedizione di Letta ( che poi farà da padrino di nozze a Nastasi ) impiantò a L'Aquila all'indomani del terremoto (sacrosanta iniziativa , intendiamoci, che però Nastasi non ha replicato in Emilia, dopo il terremoto che colpì una  vasta zona di quella regione, sapete perchè? noi lo sappiamo, ma anche voi potrete dedurlo con un semplice ragionamento) e proseguì per alcuni anni dopo, bellamente finanziato. In quel 'cantiere, seppure immaginario, trovò lavoro anche Giulia Minoli che conobbe Nastasi, e viceversa, ed i due poi si sposarono. La Minoli fondò una onlus (dal significativo nome 'CO2', che sta per 'crisi's opportunity', ma resta sempre vedere per chi) che negli anni successivi sì è data molto da fare e molto ha fatto, senza - sia chiaro - che il marito Nastasi, l'aiutasse minimamente, dopo lo scivolone della sua assunzione al Teatro san Carlo, come responsabile del Museo,  assunta proprio da Nastasi che in quel tempo era Commissario del teatro - o subito dopo, per non  dare nell'occhio - con uno stipendio niente male( 4.000 Euro, secondo Dagospia)
Tanto per aggiungere notizia a notizia sulla Nastasi-Minoli 'story', un lungo reportage del 'Corriere del Mezzogiorno' di un paio di anni fa, rivelò che la Società della Minoli ebbe un incarico professionale, della durata di qualche anno, da una società inquisita per i restauri al teatro di Pompei, per i quali anche il suo maritino fu chiamato in causa. L'articolo-denuncia al quale ci riferiamo, l'abbiamo letto per caso qualche giorno fa e per questo solo ora ve ne riferiamo, e non prima, quando delle imprese della coppia vi abbiamo parlato, pur non citandole tutte.
 Questa è l'Italia della cultura i cui finanziamenti Franceschini vorrebbe riformare, e questo è il Ministero, dal quale, come da un faro accecante,  viene fatta luce sull'Italia del malaffare e degli interessi privati, degli altri, che Franceschini  e Nastasi hanno sempre detto e finto di combattere .

sabato 8 agosto 2015

Salvo Nastasi prosegue la distruzione della musica in Italia . Per conto di chi? Vada a Bagnoli, su!, non aspetti

Se uno che  ha  forza, coraggio e non soffre di nausea e vomito, decide di leggere da capo a fondo il D.M. del 1 luglio 2014, nel quale il ministero di Franceschini ( ?) - meglio dire: di Nastasi  tanto Franceschini sicuramente della musica con ci capisce un c...- stabilisce i nuovi criteri per l'erogazione dei contributi statali,  sul FUS, allo spettacolo dal vivo, beh, non può non chiedersi quale mente diabolica abbia curato la stesura e l'architettura di quel decreto. Dall'inizio alla fine è un susseguirsi di articoli e commi nei quali si individuano criteri 'oggettivi' per l'erogazione di detti contributi, nonchè gli aventi diritto e le modalità per richiederli. C'è da morire prima di giungere alla fine. Perfino chi ha una qualche dimestichezza con tale settore e con il burocratese, che serve ai ladroni ed imbroglioni del ministero per fare i loro porci comodi, non riesce a seguire il filo del discorso. Insomma tutto è fatto, all'apparenza per non lasciare traccia di discrezionalità, ma nei fatti per imbrogliare tutti  e fare i c...propri.
 Ora capiamo e condividiamo le dimissioni di Silvia Colasanti, compositrice, membro della Commissione centrale musica, la quale con lettera garbata, all' apparenza, ha rassegnato le dimissioni da detta commissione, motivandole con la impossibilità di salvaguardare e garantire da parte della commissione la qualità dei progetti da finanziare. In buona sostanza, con quel suo modo garbato, la compositrice avrebbe detto a Franceschini ed a Nastasi - soprattutto a lui- che mi chiamate a fare in questa commissione se poi non mi mettete in grado, complici i vostri assurdi regolamenti, di valutare la qualità dei progetti? Se volevate decidere tutto voi - questo la Colasanti non lo dice, ma non è improprio leggerlo fra le righe - tanto valeva non scomodare nessusno e non fare nessuna commissione.
 E gli altri membri della commissione, tacciono? Certo, tacciono e con il capo fanno cenno di sì ad ogni parola anche appena accennata di Nastasi.  Come ci si può aspettare una qualche reazione, dimissioni certamente no, da Toniolo ( ex Cesa, ora Auditorium Conciliazione, capito?) che Nastasi, dai tempi di Rutelli ministro, si passa da una commissione all'altra; o da parte di quell'onesto professionista, di cui ci sfugge al momento il nome, direttore di coro catanese ( è di Catania, vero?) che legge il suo ingresso in commissione come una  grazia ricevuta che l'avrebbe tolto, secondo le sue lungimiranti vedute, dalle nebbie dell'indistinto?
Quel decreto mira a distruggere il sistema musicale italiano costruito, non sempre con ruberie ed imbrogli, in anni ed anni in grandi come in piccoli centri, al solo scopo di farvi arrivare la musica che non ci arrivava altrimenti.
 Questo sistema complesso ed assai ricco, Nastasi sta pian piano distruggendo, senza che vi sia una sollevazione popolare generale.
 Solo qualche esempio, per far capire a quali criteri oggettivi Nastasi si appigli per portare a compimento il suo diabolico piano.
 Prendiamo l'esempio dell'Orchestra Verdi di Milano che ha festeggiato qualche tempo fa i primi vent'anni di esistenza gloriosa pur fra mille difficoltà. Orchestra sinfonica, grande repertorio, catalogo discografico di tutto rispetto, produttività altissima - forse l'orchestra che produce di più in Italia. Quest'orchestra che tutti i ministri si sono impegnati a salvare,  e che Franceschini finalmente sembra averlo fatto, se uno va a leggere i contributi statali per quella magnifica orchestra, legge che per il 2015  il contributo assegnato supera di poco il milione di Euro. Direte: è tanto! No, è pochissimo se poi si legge nella stessa categoria che l'Orchestra Toscana ( della Firenze di Nardella e di Renzi, diretta da Giorgio Battistelli - come ti sbagli?)  ha un contributo per lo stesso anno vicino ai due milioni di Euro. E si tratta di un' orchestra, quest'ultima, di medie dimensioni, non certo dell'ampiezza di quella di Milano, e certamente  con un indice di produttività ed anche di qualità (non abbiamo timore a dirlo) non alto quanto quello della consorella milanese. Un contributo pressoché simile  quello dall'orchestra della Toscana ha anche l'Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, della cui attività - come anche dell'Orchestra toscana - mai una eco nazionale.
 Ancora un esempio del Nastasi pensiero. Tempo fa il neonato  'Sistema delle orchestre e cori giovanili ed infantili', introdotto in Italia da Claudio Abbado e Roberto Grossi, su modello di quello venezuelano di Abreu, fece richiesta di contributo. La risposta dell'ineffabile Nastasi fu: siccome  avete camminato fin qui con le vostre gambe, continuate a farlo. Zero contributo.  E' questa la  maniera  con cui Nastasi intende promuovere, con l'assenso di Franceschini - che non capisce un c... e  perciò gli lascia mano libera - la pratica musicale in Italia nella fascia di età infantile e giovanile?
 E ancora. In Italia esistono due benemerite associazioni, l'Ambima e la Feniarco - la prima riunisce le bande musicali ( bene specificarlo in un mondo dove prosperano bande d'altro genere); la seconda i cori amatoriali. Nell'uno come nell'altro caso parliamo di qualche centinaio di migliaia di persone che fanno musica settimanalmente; fanno musica sostenendo di tasca propria  qualsiasi spesa, salvo qualche contributo delle municipalità. Un tempo le bande ricevevano dalla Stato un contributo annuo di 500 Euro, ora - non senza qualche ragione - quel contributo è stato tolto a tutti.
Alle due associazioni nazionali che tengono i contatti con le diverse realtà, che organizzano l'attività degli associati, ed anche corsi di formazione di un certo rilievo (sappiamo di quelli della Feniarco) è stato negato qualunque contributo, cancellando anche quello minimo che un tempo avevano. Perchè Nastasi non ne spiega pubblicamente le ragioni?
 Fra le associazioni che si sono viste negate il contributo dopo una ventina d'anni, c'è anche CEMAT, che si dedica da sempre alla promozione della musica contemporanea; e per questa cancellazione è stata presentata già una interrogazione parlamentare. Ma allora, Nastasi, neanche un pò d'attenzione alla musica d'oggi? Oppure anche per lei come per Franceschini - che non capisce un c...- la musica di oggi è quella di Giovanni Allevi, compositore classico/contemporaneo, e solo la sua?

N.B. In quell' infame decreto si accenna al sostegno per le 'residenze' di giovani artisti. Non ne ha parlato di recente Francechini come di un suo progetto da mettere in atto nella restaurata sede dell'Arsenale pontificio a Porta Portese, per il quale ha subito fondi disponibili, come per la copertura della platea del Colosseo? Quando si dice la preveggenza!