Dopo aver raccontato l'altro ieri l'origine del Quartetto n.9 per archi di Salvatore Sciarrino, tenuto a battesimo il 29 settembre 2012, a Sansepolcro, dal Quartetto Prometeo, nella Sala del Museo Civico, dove è tornato a risplendere, fresco di restauro, l'affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, crediamo utile ricordare le circostanze nelle quali nacque un'altra composizione di Sciarrino, che fummo noi a suggerire ed a far commissionare dal Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'anno 2004, quando avemmo la responsabilità della direzione artistica del festival tifernate.
Anche perchè il musicista, che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi, per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre l'annotazione del festival che glieli commissionò.
Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri, mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.
Ci interessava affermare soprattutto il valore di questo pianista che una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.
Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo - perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino di scrivere per il festival ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione autonoma, risultò imposssibile a causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.
Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa specifica, poi è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore; e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.
Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi, nè lui, potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi con i reggitori amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia decisionale nel campo della programmazione artistica. Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )
P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli è affidata ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta soddisfacente e logica.
Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.
Visualizzazione post con etichetta radio tre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta radio tre. Mostra tutti i post
venerdì 30 marzo 2018
Vi raccontiamo come nacque 'SCENA DI VENTO' per piccola orchestra di Salvatore Sciarrino. A futura memoria
sabato 25 aprile 2015
Michele Dall'Ongaro. Dalla polvere sull'altare.Da Music@ a Musica+
Gli parve di conoscere quel nome,
mentre andava leggendo, da una rivista di musica, una nutrita
intervista, in apertura di giornale, con tanto di richiamo in
copertina. Perchè quel nome lo conosceva già?
All'improvviso se ne ricordò. Gli
venne allora in mente che quel nome, anni prima, l'aveva
letto sulla medesima rivista, l'unica edita in Italia da un
Conservatorio, il ' Conservatorio 'Casella' dell'Aquila.
Poi man mano che leggeva l'intervista
e sfogliava la rivista, il ricordo passato divenne sempre più chiaro e
preciso.
Sì, quel nome l'aveva letto proprio su
Music@, la rivista edita dal 'Casella' dell'Aquila. Non era la stessa
rivista? No, s'era detto, girando e rigirando fra le mani la
rivista., che non aveva più la @ finale, e che al suo posto aveva
preferito un diverso segno. Un '+' ( Musica +), per significare che,
nel frattempo, quella rivista di un tempo era cresciuta. E, infatti,
non era proprio la medesima rivista, e non solo perché s'era fatta
più bella e ricca di colori, ma anche perché non era più la
stessa, e pure il direttore era cambiato: particolare di poco conto, se era cambiata in meglio.
Ma perché - continuò a chiedersi -
quel nome lo aveva associato non ad una precedente intervista, dal
tono sinceramente adulatorio, come la presente? A quel punto si ricordò. Non era una
intervista.
Era una paginetta, intitolata ' Compagnia della buona
radio', firmata dal direttore del giornale, che
raccontava della gestione, a suo avviso 'troppo personale' - o 'pro domo sua' se
si preferisce - della musica cosiddetta 'classica' a Radio Tre, da
parte del suo responsabile, che era poi la stessa persona che 'Musica
+' aveva appena intervistato, e cioè Michele dall'Ongaro che da due
mesi ha lasciato, anzi 'sospeso' – così precisava
nell'intervista, come fanno i parlamentari ai quali il popolo che li elegge tiene il posto in caldo, per tutta la durata del mandato – il suo
lavoro in RAI, per assumere quello di Presidente/ Sovrintendente/
Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma. Un
traguardo a lungo agognato e per il quale aveva sempre lavorato
anche a Radio Tre.
Insomma - si andava dicendo, mentre continuava la
lettura - sulla medesima rivista, o quasi, dall'Ongaro era passato
dalla povere sull'altare. Finì di leggere l'intervista, senza
nascondere la sorpresa, perchè la paginetta 'antica' continuava a
tornargli in mente. Poi passò ad altro, senza che mai saprà cosa era
accaduto negli otto anni trascorsi fra quella paginetta e la
presente intervista.
Già. Nel frattempo, a seguito di
quella paginetta, ritenuta da dall'Ongaro diffamatoria, l'allora
responsabile della musica 'classica' di Radio Tre ed ora Presidente
/Sovrintendente/ Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia,
aveva sporto denuncia 'per diffamazione' contro l'autore
dell'articolo e contro il Conservatorio che era allora l'editore
della rivista, Music@- come si chiamava un tempo - ed è ancora
l'editore di Musica+, come si chiama ora. Con richiesta di danni per
complessivi 130.000 Euro, a carico dell'autore della paginetta e del
Conservatorio aquilano.
Questo succedeva nel 2007. Nel 2009 ,
a seguito del terremoto - una tragedia per la città ma anche per il
Conservatorio rimasto senza sede - l'autore della paginetta e
direttore della rivista, come il Conservatorio chiesero a dall'Ongaro di ritirare la denuncia. La risposta fu netta: no! La
tragedia che si era abbattuta sul Conservatorio era per lui meno
grave dell'offesa che quella paginetta gli avrebbe arrecato.
Il 27 novembre 2013, dopo sei anni di
udienze, spesso rinviate causa terremoto, il giudice dott.ssa
Camilli, del Tribunale dell'Aquila, ha rigettato la richiesta di
condanna per diffamazione, come pure quella di danni, e rigettato anche il coinvolgimento del Conservatorio, condannando dall'Ongaro a
pagare le spese di giudizio.
In particolare, nella sentenza, ha stabilito che le critiche mosse a dall'Ongaro, risultavano effettuate con le dovute maniere, senza mai
recare offesa alla persona, e sulla base di documentazione che, nel
corso del processo, l'autore della paginetta aveva prodotto.
Se il nostro lettore fosse stato a
conoscenza di quanto accaduto nel corso di questi anni, la
riabilitazione di dall'Ongaro, gli sarebbe sembrata ancor più
inspiegabile ed anche inopportuna. Ma lui non lo saprà mai.
domenica 1 marzo 2015
Mattarella vuole aprire il Qurinale ai visitatori, ma anche ospitare mostre e concerti
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si sta consultando con esperti di sua fiducia - i cui nomi sono stati resi noti - per la decisione, già assunta, dell'apertura del Palazzo del Quirinale a turisti e cittadini, come accade ad altri grandi palazzi storici nel mondo. Fa bene il Presidente perché gli aspetti tecnici della sua decisione sono di grande importanza e vanno considerati prima ancora di dar corso all'apertura dello storico palazzo, uno dei più grandi e belli. Il palazzo è sempre un bene prezioso e delicato e dunque prima di aprirlo alle visite è bene valutare ogni cosa.
Il Presidente - così scrivono i giornali- vuole che il Quirinale ospiti mostre ed anche più concerti di quelli che attualmente e da anni già ospita. Parliamo dei 'Concerti del Quirinale' affidati alle cure di Michele dall'Ongaro - che ora necessariamente dovrà lasciarli, assieme a tutti gli altri incarichi che derivano dalla sua 'dirigenza Rai nel settore musicale', per l'assunzione della Presidenza di Santa Cecilia - e di Stefano Catucci, collaboratore di Radio Tre da tempo immemorabile.
Sempre a proposito di concerti, il Quirinale , ne ospita di due tipi. Quelli 'di rappresentanza' in occasione anche di visite di Stato (in realtà numericamente irrilevanti, perché si preferisce una grande cena ad un bel concerto) e quelli 'celebrativi', in occasioni o ricorrenze importanti della nostra Repubblica, come il concerto del 2 giugno, tante volte saltato, per il quale, quando si tiene, il programma sembra scelto con i piedi ( in uno di alcuni anni fa, ci colpì la celebre pavana 'funebre' di Ravel. In morte della 'giovane' Repubblica?) In occasione di visite di Stato, il Quirinale ingaggia più spesso dinosauri della musica italiana, e comunque in ogni caso sembra non esserci una linea di condotta negli inviti rivolti per simili circostanze. Mentre, ad esempio, il Presidente potrebbe frasi sponsor dei migliori talenti riconosciuti del nostro paese, preferendoli ai dinosauri. Ma anche in questo caso, a sceglierli non può essere il Quirinale attraverso i suoi incapaci ed inesperti suggeritori.
Veniamo poi ai 'Concerti del Quirinale', organizzati da Radio Tre, e trasmessi in diretta dalla stessa radio pubblica, la domenica mattina, preceduti da quattro chiacchiere di presentazione, solitamente di Stefano Catucci. Questi concerti vanno rifondati, perché non hanno un criterio di guida (meglio ne hanno qualcuno che è impronunciabile): assemblano concertisti di varia natura ma di identica fede di appartenenza, e riuniti sotto una medesima bandiera. Si dirà che dal Quirinale si ascoltano anche nomi importanti. E' vero. Ma questo serve per poi farne passare tanti altri, presenti per ragioni...sempre impronunciabili. Anni fa per fatti che ci riguardavano direttamente, prendemmo in esame alcune costanti presenze al Quirinale e i loro intrecci con altre manifestazioni musicali. Potremmo mostrarle agli eventuali increduli.
Questo scambio, chiamiamolo artistico, deve finire. E noi non siamo così certi che cambiando il responsabile in testa, le cose cambino davvero. Per questo chiediamo che continui pure a trasmetterle Radio Tre, ma che il cartellone sia affidato ad altri. E' chiaro? perché se li affidano ancora a qualcuno della stessa radio che conosce bene le regole e le osserva, anche perché partecipa pure lui al banchetto, allora tutto resta come prima. Cioè male.
Il Presidente - così scrivono i giornali- vuole che il Quirinale ospiti mostre ed anche più concerti di quelli che attualmente e da anni già ospita. Parliamo dei 'Concerti del Quirinale' affidati alle cure di Michele dall'Ongaro - che ora necessariamente dovrà lasciarli, assieme a tutti gli altri incarichi che derivano dalla sua 'dirigenza Rai nel settore musicale', per l'assunzione della Presidenza di Santa Cecilia - e di Stefano Catucci, collaboratore di Radio Tre da tempo immemorabile.
Sempre a proposito di concerti, il Quirinale , ne ospita di due tipi. Quelli 'di rappresentanza' in occasione anche di visite di Stato (in realtà numericamente irrilevanti, perché si preferisce una grande cena ad un bel concerto) e quelli 'celebrativi', in occasioni o ricorrenze importanti della nostra Repubblica, come il concerto del 2 giugno, tante volte saltato, per il quale, quando si tiene, il programma sembra scelto con i piedi ( in uno di alcuni anni fa, ci colpì la celebre pavana 'funebre' di Ravel. In morte della 'giovane' Repubblica?) In occasione di visite di Stato, il Quirinale ingaggia più spesso dinosauri della musica italiana, e comunque in ogni caso sembra non esserci una linea di condotta negli inviti rivolti per simili circostanze. Mentre, ad esempio, il Presidente potrebbe frasi sponsor dei migliori talenti riconosciuti del nostro paese, preferendoli ai dinosauri. Ma anche in questo caso, a sceglierli non può essere il Quirinale attraverso i suoi incapaci ed inesperti suggeritori.
Veniamo poi ai 'Concerti del Quirinale', organizzati da Radio Tre, e trasmessi in diretta dalla stessa radio pubblica, la domenica mattina, preceduti da quattro chiacchiere di presentazione, solitamente di Stefano Catucci. Questi concerti vanno rifondati, perché non hanno un criterio di guida (meglio ne hanno qualcuno che è impronunciabile): assemblano concertisti di varia natura ma di identica fede di appartenenza, e riuniti sotto una medesima bandiera. Si dirà che dal Quirinale si ascoltano anche nomi importanti. E' vero. Ma questo serve per poi farne passare tanti altri, presenti per ragioni...sempre impronunciabili. Anni fa per fatti che ci riguardavano direttamente, prendemmo in esame alcune costanti presenze al Quirinale e i loro intrecci con altre manifestazioni musicali. Potremmo mostrarle agli eventuali increduli.
Questo scambio, chiamiamolo artistico, deve finire. E noi non siamo così certi che cambiando il responsabile in testa, le cose cambino davvero. Per questo chiediamo che continui pure a trasmetterle Radio Tre, ma che il cartellone sia affidato ad altri. E' chiaro? perché se li affidano ancora a qualcuno della stessa radio che conosce bene le regole e le osserva, anche perché partecipa pure lui al banchetto, allora tutto resta come prima. Cioè male.
venerdì 23 gennaio 2015
La RAI cambia musica
Chi lavora in tv, ma anche in radio, in programmi di ogni genere, compresi i telegiornali, sa quanto pratici siano tutti quegli spezzoni e 'tappeti' musicali (una vera parolaccia se riferita ad una musica che si vuole rispettata) che servono a qualunque bisogna, come sottofondo od anche come breve sigla d'apertura e chiusura programmi.
Su spezzoni, siglette e tappeti musicali in tanti ci hanno mangiato, fino a ieri, talvolta anche musicisti di un certo mestiere, magari sotto falso nome per non farsi riconoscere. Negli armadi di telegiornali e redazioni ci sono - c'erano un tempo - dischi su dischi dai titoli poco accattivanti ma di pratica utilità: 'scena in riva al mare', ' giochi in un parco'. Questi dischi, ora inutili perché rimpiazzati dal digitale che richiede sempre meno spazio, costituivano la fonte di commenti sonori per servizi dell'ultimo minuto oppure, semplicemente, al confezionatore frettoloso e pigro che non aveva voglia di cercare o di domandare all'assistente musicale e preferiva fare da sè, offrivano un aiuto prezioso. E non era raro il caso, che il 'confezionatore frettoloso' conoscesse il vero nome degli autori di quelle musiche e sapeva anche che dagli oggi e dagli domani, una sigletta oggi, un sottofondo domani, nelle tasche del musicista conoscente od amico finivano bei soldini.
Alla fine della storia, fra sigle e tappeti, tutto questo traffico (abbastanza illecito) costava a RAI o Mediaset qualcosa come il 4% del fatturato. Una bella cifretta, che finiva nelle tasche di musicisti che altro non avrebbero nè saputo nè potuto fare oltre che improvvisare qualche secondo di musica e passarlo brevi manu al giornalista o all'autore amico e crocerossino.
Ora la RAI ha detto basta. D'ora in avanti le musiche utilizzate a tali scopi devono esser di proprietà, come diritti, della RAI e l'esecuzione, visto che la RAI ha anche una orchestra sinfonica e fior di musicisti, suoi dipendenti, affidata ai suoi musicisti. Da ciò un risparmio enorme per i diritti d'autore e per quelli di esecuzione.
Qualche avvisaglia di tale nuova politica, moralizzatrice, s'era avuta un paio d' anni fa quando Rai Trade, casa editrice musicale della Rai, aveva chiesto ad illustri musicisti ( Piovani, Morricone, Bacalov e forse anche Trovajoli, se non andiamo errati) di scrivere apposite musiche, editate dalla Rai stessa, per tali scopi. I quali naturalmente lo fecero e così la Rai ebbe anche modo di avere sigle siglette tappeti e tappetini 'd'autore'. E fece ancor più contenti quei musicisti che di diritti d'autore guadagnano già parecchio.
Dal 1 gennaio la musica in RAI è cambiata. E noi ne siamo contenti.
Da tempo denunciamo certe incongruenze, come quella della sigla dei programmi di Radio Tre, firmata Schubert/Berio, mentre invece sarebbe stato più opportuno suonare la sveglia al mattino e tante altre volte durante l'intera giornata con un bel Rossini, che so ...la sinfonia da 'La Gazza ladra' che non costava nulla, magari eseguita dall'Orchestra della RAI. Ed invece no, si voleva finanziare il musicista Berio, quando era in vita ed ora i suoi eredi che ne hanno beneficiato perciò per anni, con una musichetta che prima che di Berio era di Schubert. E Schubert non ha eredi che possono rivalersi sulla RAI, e neanche su Berio. Non abbiamo fatto caso se quelle sigla si ascolti ancora oppure no, come la disposizione RAI prescrive. Nelle prossime ore controlleremo e ne scriveremo.
Su spezzoni, siglette e tappeti musicali in tanti ci hanno mangiato, fino a ieri, talvolta anche musicisti di un certo mestiere, magari sotto falso nome per non farsi riconoscere. Negli armadi di telegiornali e redazioni ci sono - c'erano un tempo - dischi su dischi dai titoli poco accattivanti ma di pratica utilità: 'scena in riva al mare', ' giochi in un parco'. Questi dischi, ora inutili perché rimpiazzati dal digitale che richiede sempre meno spazio, costituivano la fonte di commenti sonori per servizi dell'ultimo minuto oppure, semplicemente, al confezionatore frettoloso e pigro che non aveva voglia di cercare o di domandare all'assistente musicale e preferiva fare da sè, offrivano un aiuto prezioso. E non era raro il caso, che il 'confezionatore frettoloso' conoscesse il vero nome degli autori di quelle musiche e sapeva anche che dagli oggi e dagli domani, una sigletta oggi, un sottofondo domani, nelle tasche del musicista conoscente od amico finivano bei soldini.
Alla fine della storia, fra sigle e tappeti, tutto questo traffico (abbastanza illecito) costava a RAI o Mediaset qualcosa come il 4% del fatturato. Una bella cifretta, che finiva nelle tasche di musicisti che altro non avrebbero nè saputo nè potuto fare oltre che improvvisare qualche secondo di musica e passarlo brevi manu al giornalista o all'autore amico e crocerossino.
Ora la RAI ha detto basta. D'ora in avanti le musiche utilizzate a tali scopi devono esser di proprietà, come diritti, della RAI e l'esecuzione, visto che la RAI ha anche una orchestra sinfonica e fior di musicisti, suoi dipendenti, affidata ai suoi musicisti. Da ciò un risparmio enorme per i diritti d'autore e per quelli di esecuzione.
Qualche avvisaglia di tale nuova politica, moralizzatrice, s'era avuta un paio d' anni fa quando Rai Trade, casa editrice musicale della Rai, aveva chiesto ad illustri musicisti ( Piovani, Morricone, Bacalov e forse anche Trovajoli, se non andiamo errati) di scrivere apposite musiche, editate dalla Rai stessa, per tali scopi. I quali naturalmente lo fecero e così la Rai ebbe anche modo di avere sigle siglette tappeti e tappetini 'd'autore'. E fece ancor più contenti quei musicisti che di diritti d'autore guadagnano già parecchio.
Dal 1 gennaio la musica in RAI è cambiata. E noi ne siamo contenti.
Da tempo denunciamo certe incongruenze, come quella della sigla dei programmi di Radio Tre, firmata Schubert/Berio, mentre invece sarebbe stato più opportuno suonare la sveglia al mattino e tante altre volte durante l'intera giornata con un bel Rossini, che so ...la sinfonia da 'La Gazza ladra' che non costava nulla, magari eseguita dall'Orchestra della RAI. Ed invece no, si voleva finanziare il musicista Berio, quando era in vita ed ora i suoi eredi che ne hanno beneficiato perciò per anni, con una musichetta che prima che di Berio era di Schubert. E Schubert non ha eredi che possono rivalersi sulla RAI, e neanche su Berio. Non abbiamo fatto caso se quelle sigla si ascolti ancora oppure no, come la disposizione RAI prescrive. Nelle prossime ore controlleremo e ne scriveremo.
martedì 6 gennaio 2015
Battistelli o dall'Ongaro? Chi dei due sarà sovrintendente di Santa Cecilia? Per la sostituzione dell'uno o dell'altro nei numerosi incarichi attuali si accettano candidature.
Poco più di una settimana ci separa dalla tornata di votazioni, decisiva, per la successione a Bruno Cagli che dopo vent'anni, FINALMENTE, lascia la Sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. Contendenti sono Giorgio Battistelli, compositore ma non solo, e Michele dall' Ongaro, manager di lungo corso ed anche autore di musica.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
Noi, pur non richiesti, abbiamo espresso il nostro voto. Preferiremmo dall'Ongaro, non perchè nutriamo sulla sua possibile gestione dell'Accademia chissà quali aspettative. Anzi non ne nutriamo affatto, conoscendolo e seguendo la sua attività da anni. Bensì perchè, eletto in Accademia, lascerebbe molti posti vacanti che oggi occupa, e la conseguente possibilità per molti di trovare lavoro. Insomma una allargamento del mercato del lavoro musicale, sperando che non si intromettano consorterie e logge che sempre si intrufolano in queste occasioni. Mentre Battistelli dovrebbe, pur lasciando anche lui tanti posti occupati, allentare la sua attività idi compositore che è prevalente, a differenza di dall'Ongaro.
Per i posti lasciati liberi dall'uno o dall'altro si accettano candidature.
Battistelli, dovrebbe lasciare:
- il CDA dell'Opera di Roma;
-la Direzione artistica dell'Orchestra della Toscana;
-la Presidenza della 'Barattelli' a L'Aquila;
-la Candidatura a sindaco di Albano ... ed altri incarichi che ora non ci sovvengono.
Dall'Ongaro dovrebbe lasciare:
-la Sovrintendenza dell'Orchestra nazionale della RAI;
- la Direzione della musica a Radio Tre;
- la Direzione dei 'Concerti del Quirinale;
-il Direttivo artistico dell'Accademia Filarmonica romana;
-la Missione di divulgatore su RAI 5; ed altri ancora che non ricordiamo.
Solo per questi incarichi potremmo avere almeno cinque possibili aspiranti, sia che vinca Battistelli, sia che venga eletto sovrintendente dall'Ongaro, come vorrebbe Cagli che in questi anni lo ha proposto ed imposto in tutti i modi in Accademia, anche attirandosi le critiche di molti accademici - non dimentichiamo quelle durissime lettere di noti accademici contro Cagli, comprese quelle del defunto cardinale Bartolucci - che male hanno digerito la vorticosa ascesa di dall' Ongaro dovuta, a detta di Cagli stesso, al suo potere in RAI che sarebbe tornato di utilità all'Accademia. O a dall'Ongaro?
Tempo una settimana e vedremo.
Etichette:
accademia filarmonica romana,
barattelli,
Bartolucci,
battistelli,
cagli,
concerti del quirinale,
dall'ongaro,
orchestra della Toscana,
Orchestra nazionale della Rai,
radio tre,
Rai 5
Iscriviti a:
Post (Atom)