Dopo aver raccontato l'altro ieri l'origine del Quartetto n.9 per archi di Salvatore Sciarrino, tenuto a battesimo il 29 settembre 2012, a Sansepolcro, dal Quartetto Prometeo, nella Sala del Museo Civico, dove è tornato a risplendere, fresco di restauro, l'affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, crediamo utile ricordare le circostanze nelle quali nacque un'altra composizione di Sciarrino, che fummo noi a suggerire ed a far commissionare dal Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'anno 2004, quando avemmo la responsabilità della direzione artistica del festival tifernate.
Anche perchè il musicista, che pur ha scritto numerose presentazioni per le sue composizioni, raccontandone talvolta anche la genesi, per quei tre pezzi che compongono ' Scena di vento' non scrive nulla nel suo catalogo ufficiale, oltre l'annotazione del festival che glieli commissionò.
Verso la fine del festival, edizione XXXVII del 2004, che ci proponemmo fosse dedicato interamente alla 'Nuova Italia' - a mostrare cioè le nuove generazioni di interpreti ed anche a far riascoltare i grandi capolavori della musica italiana - precisamente il 4 settembre, negli Ex Essiccatoi del Museo Burri, mettemmo in calendario l'esecuzione del celebre melologo di Richard Strauss Enoch Arden da Tennyson.
Per quell'esecuzione, in un luogo così suggestivo, invitammo due artisti fra i più apprezzati della scena teatrale e musicale italiana: Piera Degli Esposti, voce recitante, e Emanuele Arciuli, pianoforte.
Ci interessava affermare soprattutto il valore di questo pianista che una bella fetta della sua attività di interprete aveva destinato alla musica d'oggi ed a quella americana del Novecento. Piera Degli Esposti era ed è tuttora un monumento vivente del nostro teatro e dunque per il nostro festival era un grande onore ospitarla.
Enoch Arden ci fece venire l'idea di chiedere a Sciarrino di scrivere qualcosa da abbinare a quel melologo, che lo incorniciasse in qualche modo - perchè, come nel caso del Quartetto n.9, la nostra designazione a direttore artistico avvenne con ritardo e chiedere al m. Sciarrino di scrivere per il festival ( per la cui direzione lui stesso ci aveva proposto) una composizione autonoma, risultò imposssibile a causa dei suoi precedenti gravosi impegni compositivi.
Fu così che nacquero quei tre pezzi per un ensemble strumentale abbastanza sui generis ( affidati a strumentisti dell'Orchestra Verdi di Milano, diretti da Roberto Polastri), e che punteggiarono il melologo straussiano, fungendo da preludio interludio e finale. E, infatti, nel catalogo del festival Sciarrino aveva specificato : Tre sipari per Enoch Arden. Questa specifica, poi è scomparsa nel catalogo ufficiale del compositore; e della Scena di vento, articolata in tre pezzi per ensemble, s'è persa ogni nozione circa la sua origine.
Quella serata fu memorabile. Chissà che una volta Radio Tre non la rimandi in onda, così come la registrò e trasmise in diretta. Era Radio Tre guidata da Michele Dall'Ongaro che con il 'nostro' festival si mostrò molto interessato. Temiamo che pensasse già a come far fruttare negli anni seguenti quella sua benevola attenzione - come ha fatto tante altre volte con altri festival e istituzioni. Ma forse questo è solo un nostro cattivo pensiero. (Nè noi, nè lui, potevamo sapere che sarebbe stata l'unica edizione a noi affidata, a causa di dissidi con i reggitori amministrativi del festival che mal tollerarono la nostra autonomia decisionale nel campo della programmazione artistica. Chi ha preso il nostro posto è lì da quindici anni. Chissà perchè! )
P.S. Ieri ascoltando per radio, a Radio Tre appunto, una intervista a Mario Messinis, a proposito del Bologna Festival, la cui direzione artistica gli è affidata ininterrottamente dal secolo scorso (dal 1993, e quindi da 25 anni, mentre lui di anni ne ha 86) ci è venuto da domandarci come mai la nostra direzione del Festival delle Nazioni , nonostante sia stata una delle più belle edizioni della sua storia, sia durata solo un anno e quella di Messinis al Bologna Festival duri da parecchi decenni. Non siamo riusciti a trovare una risposta soddisfacente e logica.
Se qualcuno dei nostri lettori riuscisse a trovarla e ce la indicasse, gli saremmo grati.
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venerdì 30 marzo 2018
Vi raccontiamo come nacque 'SCENA DI VENTO' per piccola orchestra di Salvatore Sciarrino. A futura memoria
martedì 24 marzo 2015
Philip Pickett, un altro stupratore
Il direttore inglese che avrebbe dovuto dirigere la Messa in si minore di BACH, profanandola, è stato sostituito al Bologna Festival perchè in galera, dove è giusto che resti per oltre dieci anni, per una condanna inflittagli a causa di violenze ed abusi sessuali su minori ai tempi in cui insegnava in una celebre scuola.
Uno scandalo che ha toccato di recente (2010) anche Pletnev, per sospetta pedofilia, in estremo oriente, ma sembra che sia stato scagionato. Dobbiamo prenderne atto, anche se... qualche dubbio sulla sua assoluzione ci viene, e non staremo a dirne le ragioni.
Questi reati , abusi su minori, devono esser puniti severamente come sta facendo, finalmente, anche la Chiesa che di simili misfatti è stato troppo spesso teatro.
Uno scandalo che ha toccato di recente (2010) anche Pletnev, per sospetta pedofilia, in estremo oriente, ma sembra che sia stato scagionato. Dobbiamo prenderne atto, anche se... qualche dubbio sulla sua assoluzione ci viene, e non staremo a dirne le ragioni.
Questi reati , abusi su minori, devono esser puniti severamente come sta facendo, finalmente, anche la Chiesa che di simili misfatti è stato troppo spesso teatro.
martedì 18 novembre 2014
Bologna contro Firenze. Perchè nessuno fa il nome di Mario Messinis
La notizia dell'arrivo a Bologna, il prossimo dicembre per il 'Bologna Festival' - la cui direzione artistica, dalla notte dei tempi, è affidata a Mario Messinis, critico musicale del Gazzettino di Venezia e negli anni passati, anche e contemporaneamente, direttore della Biennale o Sovrintendente della Fe nice, Premio 'una vita nella musica', e mille altri incarichi anche per Casa Ricordi, assieme a quello di professore al Conservatorio veneziano - tutto regolare? - dell'Orchestra dell'Opera di Firenze con il suo direttore Zubin Mehta, ha creato tensione fra i rappresentanti sindacali del Comunale di Bologna che avrebbero voluto che ad essere invitati fossero i complessi del Comunale bolognese. Perchè - hanno detto - dare ad 'altri' quasi 100.000 Euro (quanto sarebbe il costo di quel concerto), in un periodo di crisi?
Hanno ragione? Hanno torto? Forse l'una e l'altro. Hanno ragione a dire che su un budget di 300.000 Euro circa, spenderne 100.000 per avere un'orchestra che si può ascoltare facendo il viaggio di un'ora da Bologna a Firenze, non è il caso, specie in periodo di crisi.
Hanno torto se pensano che in ogni caso, qualunque manifestazione di ogni genere, debba utilizzare sempre e solo le forse cittadine. In questo secondo caso sbagliano. Noi abbiamo da sempre sostenuto che la mania di rivolgersi all'estero, così frequente nell'Italia provinciale, intrallazzona,mazzettara e scambista( non in ambito sessuale, o forse anche) , andrebbe sanzionata ufficialmente dal ministero che finanzia in massima parte le attività musicali in Italia, dai teatri alla più piccola associazione. Circoscrivere la ricerca di forze lavorative al perimetro ristretto di una città nella quale una manifestazione ha luogo è forse troppo.
E' curioso però che in questa disputa nessuno tiri fuori, chiamandolo a 'discolparsi' Mario Messinis, direttore artistico del 'Bologna Festival' e dunque artefice di tale macroscopico errore, al di là della pretesa dei musicisti del Teatro Comunale di Bologna. Le manifestazione musicali alle quali Messinis - SEMPRE GRATUITAMENTE, ovvio - ha prestato qualche scintilla del suo genio creativo, ancora in perenne eruzione a dispetto degli anni, sono tante; mai un appunto è stato mosso all'utilizzo dei fondi, come invece si è fatto in questa occasione, mentre invece sarebbe stato opportuno ed utile ficcarci il naso per scoprire magari che dietro titoli solitamente di grande impatto, c'erano poi scelte abbastanza dozzinali. Alle quali scelte potremmo riportare anche questa incriminata. ma , come si sa, gli intoccabili sono tali perchè non vanno toccati, e perchè guai a chi li tocca.
Ci viene da riflettere anche su un altro festival che fa sfilare sotto le volte del Tempio malatestiano orchestre di pregio e dunque anche costose: la 'Sagra malatestiana' di Rimini, città che noi abbiamo sempre associato alle vacanze di mare e non ad un festival di orchestre. Per esempio, chi lo paga quel festival? e i soldi chi controlla che vengano spesi bene?
Semplici domande di un cronista curioso. Non accuse gratuite.
Hanno ragione? Hanno torto? Forse l'una e l'altro. Hanno ragione a dire che su un budget di 300.000 Euro circa, spenderne 100.000 per avere un'orchestra che si può ascoltare facendo il viaggio di un'ora da Bologna a Firenze, non è il caso, specie in periodo di crisi.
Hanno torto se pensano che in ogni caso, qualunque manifestazione di ogni genere, debba utilizzare sempre e solo le forse cittadine. In questo secondo caso sbagliano. Noi abbiamo da sempre sostenuto che la mania di rivolgersi all'estero, così frequente nell'Italia provinciale, intrallazzona,mazzettara e scambista( non in ambito sessuale, o forse anche) , andrebbe sanzionata ufficialmente dal ministero che finanzia in massima parte le attività musicali in Italia, dai teatri alla più piccola associazione. Circoscrivere la ricerca di forze lavorative al perimetro ristretto di una città nella quale una manifestazione ha luogo è forse troppo.
E' curioso però che in questa disputa nessuno tiri fuori, chiamandolo a 'discolparsi' Mario Messinis, direttore artistico del 'Bologna Festival' e dunque artefice di tale macroscopico errore, al di là della pretesa dei musicisti del Teatro Comunale di Bologna. Le manifestazione musicali alle quali Messinis - SEMPRE GRATUITAMENTE, ovvio - ha prestato qualche scintilla del suo genio creativo, ancora in perenne eruzione a dispetto degli anni, sono tante; mai un appunto è stato mosso all'utilizzo dei fondi, come invece si è fatto in questa occasione, mentre invece sarebbe stato opportuno ed utile ficcarci il naso per scoprire magari che dietro titoli solitamente di grande impatto, c'erano poi scelte abbastanza dozzinali. Alle quali scelte potremmo riportare anche questa incriminata. ma , come si sa, gli intoccabili sono tali perchè non vanno toccati, e perchè guai a chi li tocca.
Ci viene da riflettere anche su un altro festival che fa sfilare sotto le volte del Tempio malatestiano orchestre di pregio e dunque anche costose: la 'Sagra malatestiana' di Rimini, città che noi abbiamo sempre associato alle vacanze di mare e non ad un festival di orchestre. Per esempio, chi lo paga quel festival? e i soldi chi controlla che vengano spesi bene?
Semplici domande di un cronista curioso. Non accuse gratuite.
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