Terminato il lungo restauro, il grande affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, è tornato a risplendere nelle sale del Museo Civico di Sansepolcro. Il restauro che ha restituito all'affresco colori vivaci e fatto emergere particolari, soprattutto nel paesaggio, prima coperti dalla patina del tempo - da quando l'affresco è stato dipinto ad oggi sono trascorsi oltre cinquecento anni, senza che fosse mai prima sottoposto ad un restauro radicale - è stato reso possibile dalla munificenza di un cittadino svizzero che molti anni fa aveva lavorato da dirigente alla Buitoni che aveva sede proprio a Sansepolcro. il cav. Osti , il quale ha donato 100.000 Euro ai quali si sono aggiunti i 40.000 messi dal Comune, e che hanno rappresentato il costo totale del restauro, durato 18 mesi.
Se non ci fosse stata la donazione del cav. Osti, quanto altro tempo avrebbe dovuto attendere per il restauro il famoso dipinto? Franceschini , che spende una ventina di milioni del Ministero per ricostruire la platea lignea del Colosseo - dove speriamo che lo sbranino i leoni dell'opinione pubblica - non aveva i soldi, pochi tutto sommato, necessari per restaurare uno dei più famosi dipinti di uno dei più grande artisti in assoluto?
Sansepolcro, impegnandosi nel restauro ha voluto compensare quella Resurrezione ed il suo autore che altre volte l'avevano salvata dalla distruzione.
Ed una su tutte, nel 1944, raccontata in un commovente resoconto da un ufficiale inglese, cui è intitolata una strada a Sansepolcro, il quale non bombardò la città - come gli era stato ordinato - perchè ricordandosi di aver letto in gioventù un celebre passo dello scrittore Huxley il quale scriveva di aver visitato a Sansepolcro La Resurrezione di Piero della Francesca, la più bella pittura del mondo, non volle rendersi responsabile di una sua possibile distruzione, a causa del bombardamento.
Terminato l'assedio alla cittadina, il capitano Anthony Clarke - questo era il suo nome - entrò in città e si recò immediatamente a vedere se La Resurrezione era intatta. Il suo racconto, estasiato, alla vista dell'affresco è commovente.
In ricordo di quel salvataggio di Sansepolcro da sicura distruzione, ad opera della bellezza, nel 2012, quando Sansepolcro celebrò il millenario dalla sua fondazione, il sindaco, Daniela Frullani, ci chiese di pensare ad una degna celebrazione, che noi progettammo fin nei particolari, e che ebbe luogo il 29 settembre nella sala della Resurrezione del Museo Civico, sotto gli occhi del Cristo risorto di Piero.
Ecco come andò la cosa. Sottoponemmo al m. Sciarrino per l'occasione una nostra idea, certo impegnativa, ma che il musicista avrebbe accolto in pieno se la nostra proposta gli fosse giunta con il necessario anticipo. Gli proponemmo di scrivere una sorta di 'Via musicae' o 'Via artis', sulla falsariga dei 'Quadri di un'esposizione' di Mussorgsky, sapendo della passione e conoscenza che dell'arte aveva il maestro e delle ricchezze pittoriche di cui Sansepolcro è depositaria, da Raffaellino del Colle (Madonna delle Grazie), a Luca Signorelli (Crocifissione) a Rosso Fiorentino ( Deposizione) alla Resurrezione. La 'via artis' avrebbe dovuto contemplare alcune stazioni nei luoghi in cui ammirare tali opere, per concludersi sotto La Resurrezione , partendo dalla Crocifissione di Luca Signorelli. Fra le varie stazioni, che sicuramente Sciarrino avrebbe saputo 'inventarsi', un interludio strumentale - pensavamo alla 'promenade' dei Quadri - magari rifacendosi alla grande tradizione strumentale italiana antica.
Alla fine Sciarrino, per varie ragioni, prima fra tutte il fattore 'tempo', optò per la scrittura del Quartetto n.9 per archi - eseguito in prima assoluta sotto il famoso affresco, dal Quartetto 'Prometeo' - che volle comunque dedicare a Piero della Francesca, cui diede il titolo :Ombre nel mattino di Piero.
La serata celebrativa del 29 settembre risultò così articolata. In apertura tre brani per quartetto d' archi di Sciarrino , elaborazioni di Sonate di Domenico Scarlatti; nel mezzo il racconto del diario del Capitano Clarke proposto con grandissima efficacia e partecipazione da Fabrizio Gifuni e, a conclusione, l'esecuzione del nuovo Quartetto, commissionato al musicista dal Comune di Sansepolcro, per il millenario della città.
Il Comune accettò quella nostra proposta celebrativa, volendo in certa maniera tornare ai tempi antichi quando una festa comportava quasi sempre l'inaugurazione di una opera nuova o l'esecuzione di una musica scritta per l'occasione, ma anche perchè il connubio fra arte del passato (l'affresco di Piero) e arte del presente ( Quartetto di Sciarrino) aveva convinto sia Sindaco che Assessore alla cultura.
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mercoledì 28 marzo 2018
Sansepolcro ha salvato la Resurrezione di Piero della Francesca. Altre volte è stata la Resurrezione a salvare Sansepolcro
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domenica 10 aprile 2016
In morte di Paola Galardi, farmacista a Sansepolcro, con la passione per la musica. Addio carissima amica mia
L'altro ieri, in forma strettamente privata, si sono svolti a Sansepolcro, i funerali di Paola Galardi, nata Baschetti, che una brutta ed ingiusta malattia, ci ha tolti, dopo il calvario, durato qualche anno, delle intermittenze continue fra speranze e delusioni, sopportato con forza, tenacia ed apparente leggerezza e superiorità. Farmacista di professione, la passione per la musica l'aveva spinta da molti anni a realizzare un concorso pianistico per aiutare i giovani a proseguire e perfezionarsi negli studi.
A noi, proprio per quella sua grande incondizionata passione per la musica piace qui ricordarla, anche perchè fu alla base della nostra conoscenza, a seguito della quale abbiano realizzato insieme almeno due bei progetti che vogliamo ricordare mettendo da parte la naturale commozione ed il dolore per la immatura scomparsa.
Ci eravamo conosciuti poco appresso la nostra uscita dalla direzione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, nel 2004, dopo una sola edizione ben riuscita, che andò di traverso agli amministratori tifernati, nei quali il successo ottenuto aveva generato meschine invidiuzze ed il timore di perdere l'osso dal quale speravano di rosicchiare ancora quel pò di ciccia restante.
Da allora Paola si era adoperata per far nascere a Sansepolcro, la patria di Piero della Francesca, un festival, organizzando numerosi incontri con l'allora sindaco della cittadina; tutto andò in fumo, quando si era ormai ad un passo dalla sua realizzazione, per la cronica indecisione del primo cittadino.
Quella delusione non fece arretrare e scoraggiare Paola, che qualcosa, oltre il 'suo' concorso, voleva realizzare a tutti i costi. Noi invece sì, arretrammo, non avendo mai riposto eccessiva fiducia in coloro che governano. Paola ci coinvolse in due progetti, dei quali andiamo fieri.
Per i 120 anni della 'Filarmonica dei Perseveranti' di Sansepolcro, nel 2009, realizzammo insieme, per sua richiesta, una giornata di festa, noi per la parte artistica, lei per quella organizzativa, nella quale fu impossibile riscontrare smagliature, o il benchè minimo segno di disorganizzazione ed incapacità. Al suo occhio attento nulla sfuggiva. Per lei tutto o quasi si poteva fare e per quel che da Lei dipendeva, nessuno ostacolo era insormontabile.
La mattina organizzammo un incontro al Teatro Dante con i massimi vertici delle organizzazioni bandistiche e di musica popolare nazionali; poi la sfilata di una quindicina di bande che vennero a rendere omaggio alla sorella maggiore di Sansepolcro che aveva raggiunto il traguardo dei 120 anni, e il pomeriggio, nel bel teatro di Anghiari, un concerto di chiusura, assai singolare nel programma.
Paola dopo quel primo esperimento ben riuscito, intese proseguire nel proporre iniziative volte a dare alla sua città una notorietà anche musicale. E, ancora una volta, si diede tanto da fare presso la nuova amministrazione perché quell'antico progetto del festival naufragato avesse finalmente a realizzarsi. Non c'è riuscita per la ben nota crisi che ha offerto giustificazione a chiunque per qualsiasi progetto naufragato.
Ma, se un altro singolare progetto ebbe a realizzarsi, del quale purtroppo non ebbe a godersi i frutti a causa dell'affacciarsi minaccioso della malattia, fu per la sua incrollabile tenacia.
In occasione della celebrazione del millenario della fondazione di Sansepolcro, nel 2012, sotto l'ala protettrice della Resurrezione di Piero, nella sala museo dove troneggia, si eseguì il nuovo Quartetto per archi (Nono della serie) di Salvatore Sciarrino, appositamente commissionato dal Comune per l'occasione, preceduto dal racconto commovente, ad opera di Fabrizio Gifuni, del capitano inglese che per salvare l'affresco di Piero - 'la più bella pittura del mondo'- non bombardò la città, alla fine del secondo conflitto mondiale. Ma quel 29 settembre del 2012 Paola non era con noi a Sansepolcro. Il mostro l'aveva già minacciata, incatenandola ad un letto d'ospedale.
Del valore e della unicità di Paola, della sua determinazione e del suo stile, saremo ancor più coscienti ora che manca a tutti noi, ed al suo adorato Bruno ancora di più; perchè ciò che prima con Lei sembrava, semplice, normale, quasi naturale, senza di lei sarà d'ora in avanti assai complicato, quasi impossibile. Ciao, Paola.
A noi, proprio per quella sua grande incondizionata passione per la musica piace qui ricordarla, anche perchè fu alla base della nostra conoscenza, a seguito della quale abbiano realizzato insieme almeno due bei progetti che vogliamo ricordare mettendo da parte la naturale commozione ed il dolore per la immatura scomparsa.
Ci eravamo conosciuti poco appresso la nostra uscita dalla direzione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, nel 2004, dopo una sola edizione ben riuscita, che andò di traverso agli amministratori tifernati, nei quali il successo ottenuto aveva generato meschine invidiuzze ed il timore di perdere l'osso dal quale speravano di rosicchiare ancora quel pò di ciccia restante.
Da allora Paola si era adoperata per far nascere a Sansepolcro, la patria di Piero della Francesca, un festival, organizzando numerosi incontri con l'allora sindaco della cittadina; tutto andò in fumo, quando si era ormai ad un passo dalla sua realizzazione, per la cronica indecisione del primo cittadino.
Quella delusione non fece arretrare e scoraggiare Paola, che qualcosa, oltre il 'suo' concorso, voleva realizzare a tutti i costi. Noi invece sì, arretrammo, non avendo mai riposto eccessiva fiducia in coloro che governano. Paola ci coinvolse in due progetti, dei quali andiamo fieri.
Per i 120 anni della 'Filarmonica dei Perseveranti' di Sansepolcro, nel 2009, realizzammo insieme, per sua richiesta, una giornata di festa, noi per la parte artistica, lei per quella organizzativa, nella quale fu impossibile riscontrare smagliature, o il benchè minimo segno di disorganizzazione ed incapacità. Al suo occhio attento nulla sfuggiva. Per lei tutto o quasi si poteva fare e per quel che da Lei dipendeva, nessuno ostacolo era insormontabile.
La mattina organizzammo un incontro al Teatro Dante con i massimi vertici delle organizzazioni bandistiche e di musica popolare nazionali; poi la sfilata di una quindicina di bande che vennero a rendere omaggio alla sorella maggiore di Sansepolcro che aveva raggiunto il traguardo dei 120 anni, e il pomeriggio, nel bel teatro di Anghiari, un concerto di chiusura, assai singolare nel programma.
Paola dopo quel primo esperimento ben riuscito, intese proseguire nel proporre iniziative volte a dare alla sua città una notorietà anche musicale. E, ancora una volta, si diede tanto da fare presso la nuova amministrazione perché quell'antico progetto del festival naufragato avesse finalmente a realizzarsi. Non c'è riuscita per la ben nota crisi che ha offerto giustificazione a chiunque per qualsiasi progetto naufragato.
Ma, se un altro singolare progetto ebbe a realizzarsi, del quale purtroppo non ebbe a godersi i frutti a causa dell'affacciarsi minaccioso della malattia, fu per la sua incrollabile tenacia.
In occasione della celebrazione del millenario della fondazione di Sansepolcro, nel 2012, sotto l'ala protettrice della Resurrezione di Piero, nella sala museo dove troneggia, si eseguì il nuovo Quartetto per archi (Nono della serie) di Salvatore Sciarrino, appositamente commissionato dal Comune per l'occasione, preceduto dal racconto commovente, ad opera di Fabrizio Gifuni, del capitano inglese che per salvare l'affresco di Piero - 'la più bella pittura del mondo'- non bombardò la città, alla fine del secondo conflitto mondiale. Ma quel 29 settembre del 2012 Paola non era con noi a Sansepolcro. Il mostro l'aveva già minacciata, incatenandola ad un letto d'ospedale.
Del valore e della unicità di Paola, della sua determinazione e del suo stile, saremo ancor più coscienti ora che manca a tutti noi, ed al suo adorato Bruno ancora di più; perchè ciò che prima con Lei sembrava, semplice, normale, quasi naturale, senza di lei sarà d'ora in avanti assai complicato, quasi impossibile. Ciao, Paola.
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mercoledì 8 aprile 2015
Lo Stato non ha più soldi per niente e nessuno, salvo che per i suoi inutili e spesso anche indegni rappresentanti
Alcuni fatti, recenti, ci hanno riempito di gioia, ma nello stesso di tempo di rabbia nei confronti di uno Stato che quando si tratta di spendere per il decoro e l'immagine del paese oltre che per preservare il suo patrimonio storico e artistico dichiara di non avere un solo Euro da destinarvi.
A Sansepolcro, urgeva il restauro di una delle più belle, osannate ed ammirate opere d'arte, l'affresco della 'Resurrezione' di Piero della Francesca, conservato nel Museo cittadino. Occorrevano 125.000 Euro. Non ci sbagliamo, avete capito bene. Appena 125.000 Euro, che evidentemente il Comune non aveva. Per fortuna è intervenuto un finanziatore privato, tale dott. Osti, ex dirigente della Buitoni ed ora cittadino svizzero - il quale quando ha saputo della cosa, si è ricordato del celebre affresco che conosceva bene, dai tempi in cui lavorava alla Buitoni nella cittadina toscana, decidendo di legare il suo nome, di ammiratore di Piero, alla celebre opera, alla sua conservazione - che ha dato 100.000 Euro, ai quali il Comune ha aggiunto i 25.000 mancanti, per il restauro. E così l'affresco nel giro di un anno circa tornerà a risplendere.
A Milano, altri due restauri importanti riguardanti due nostri sommi artisti, De Chirico e Burri, graziati (?) dall'EXPO.
Verrà ricostruito il 'Teatro continuo' progettato da Burri, e costruito nel Parco Sempione, successivamente abbandonato e distrutto dai barbari amministratori milanesi dell'epoca, nella ricorrenza del centenario della nascita dell'artista, forse per iniziativa del comitato nazionale per le celebrazioni - del quale finora si ricorda l'uscita del francobollo commemorativo e forse poco altro - per la gioia degli ammiratori di Burri e dei visitatori dell'EXPO.
Come pure il restauro di una celebre fontana, 'I bagni misteriosi', uscita dalla fantasia del De Chirico 'metafisico' e destinata alla Triennale, ridotta male ed ora finalmente restaurata e tornata alla sua primitiva singolarità di forme e colori.
Ogni volta che si va a bussare alle casse dello Stato per queste necessità, la risposta è sempre che ci sono altre priorità, come quella di continuare a foraggiare tutti i suoi rappresentanti, molti dei quali inutili ed alcuni anche dannosi ed indegni, i cui emolumenti non si possono toccare e nessuno tocca, nonostante promesse e rassicurazioni continue. Da quei soldi, in molti casi, letteralmente buttati, non si possono attingere risorse per cose più utili e redditizie anche agli occhi del mondo.
Evidentemente alla nostra storia chi ci governa, non tiene molto. Come dimostrano piccoli importanti fatti: Renzi, dacchè è premier, non ha trovato un attimo di tempo per andare a rendersi conto di persona dello stato miserevole in cui versa ancora oggi, sei anni dopo il tragico terremoto, la bellissima monumentale città dell'Aquila.
E del resto anche Ornaghi, crediamo fosse lui, all'indomani del terremoto in Emilia, saputo dei problemi recati al Palazzo Ducale di Mantova, non ritenne ovvio e naturale oltre che doveroso, recarsi a visitare quell'unicum rappresentato dal Palazzo mantovano. Infine, Bray, è il ministro al quale la dirigenza della Scala, Lissner, rimproverò di non essersi mai recato in visita ad una delle massime glorie del paese, qual è il teatro milanese.
Come si può pretendere, di conseguenza, da tali politici analfabeti ed insensibili, che poi trovino somme, anche esigue, per provvedere al mantenimento di memorie straordinarie di cui essi stessi non ne riconoscono l'importanza?
A Sansepolcro, urgeva il restauro di una delle più belle, osannate ed ammirate opere d'arte, l'affresco della 'Resurrezione' di Piero della Francesca, conservato nel Museo cittadino. Occorrevano 125.000 Euro. Non ci sbagliamo, avete capito bene. Appena 125.000 Euro, che evidentemente il Comune non aveva. Per fortuna è intervenuto un finanziatore privato, tale dott. Osti, ex dirigente della Buitoni ed ora cittadino svizzero - il quale quando ha saputo della cosa, si è ricordato del celebre affresco che conosceva bene, dai tempi in cui lavorava alla Buitoni nella cittadina toscana, decidendo di legare il suo nome, di ammiratore di Piero, alla celebre opera, alla sua conservazione - che ha dato 100.000 Euro, ai quali il Comune ha aggiunto i 25.000 mancanti, per il restauro. E così l'affresco nel giro di un anno circa tornerà a risplendere.
A Milano, altri due restauri importanti riguardanti due nostri sommi artisti, De Chirico e Burri, graziati (?) dall'EXPO.
Verrà ricostruito il 'Teatro continuo' progettato da Burri, e costruito nel Parco Sempione, successivamente abbandonato e distrutto dai barbari amministratori milanesi dell'epoca, nella ricorrenza del centenario della nascita dell'artista, forse per iniziativa del comitato nazionale per le celebrazioni - del quale finora si ricorda l'uscita del francobollo commemorativo e forse poco altro - per la gioia degli ammiratori di Burri e dei visitatori dell'EXPO.
Come pure il restauro di una celebre fontana, 'I bagni misteriosi', uscita dalla fantasia del De Chirico 'metafisico' e destinata alla Triennale, ridotta male ed ora finalmente restaurata e tornata alla sua primitiva singolarità di forme e colori.
Ogni volta che si va a bussare alle casse dello Stato per queste necessità, la risposta è sempre che ci sono altre priorità, come quella di continuare a foraggiare tutti i suoi rappresentanti, molti dei quali inutili ed alcuni anche dannosi ed indegni, i cui emolumenti non si possono toccare e nessuno tocca, nonostante promesse e rassicurazioni continue. Da quei soldi, in molti casi, letteralmente buttati, non si possono attingere risorse per cose più utili e redditizie anche agli occhi del mondo.
Evidentemente alla nostra storia chi ci governa, non tiene molto. Come dimostrano piccoli importanti fatti: Renzi, dacchè è premier, non ha trovato un attimo di tempo per andare a rendersi conto di persona dello stato miserevole in cui versa ancora oggi, sei anni dopo il tragico terremoto, la bellissima monumentale città dell'Aquila.
E del resto anche Ornaghi, crediamo fosse lui, all'indomani del terremoto in Emilia, saputo dei problemi recati al Palazzo Ducale di Mantova, non ritenne ovvio e naturale oltre che doveroso, recarsi a visitare quell'unicum rappresentato dal Palazzo mantovano. Infine, Bray, è il ministro al quale la dirigenza della Scala, Lissner, rimproverò di non essersi mai recato in visita ad una delle massime glorie del paese, qual è il teatro milanese.
Come si può pretendere, di conseguenza, da tali politici analfabeti ed insensibili, che poi trovino somme, anche esigue, per provvedere al mantenimento di memorie straordinarie di cui essi stessi non ne riconoscono l'importanza?
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sabato 19 luglio 2014
Alberto Burri a cent'anni dalla nascita.Città di Castello in festa
Alberto Burri, una delle glorie nazionali, rivoluzionario in pittura, era di Città di Castello, dove ha perciò luogo una fondazione a lui intitolata che, in città, ingloba anche un museo, ed un secondo grande museo, nei vecchi essiccatoi del tabacco, alle porte della cittadina. L'anno prossimo ricorre il primo centenario dalla nascita e non solo Castello, bensì l'Italia ed il mondo si appresta a celebrarlo. A Roma, nei giorni scorsi, il Ministro Franceschini ha presentato le iniziative messe in cantiere per dette celebrazioni, per le quali s'era speso in Parlamento il deputato castellano Walter Verini, ex di Walter Veltroni, se non altro per dimostrare al suo collegio che è ancora vivo.
Di Città di Castello e Burri vogliamo raccontare una storia.
Nel 2004 gestimmo l'annuale Festival delle Nazioni di Città di Castello e che si espande anche nel suo territorio, toccando cittadine al di là della Regione, come Sansepolcro, in Toscana, che ospiterà, per le celebrazioni di Burri, una mostra 'Burri incontra Piero della Francesca'.
In quell'anno, per sottolineare la vocazione artistica della città, ed anche per allentare l'attenzione dei media dalla cittadina squassata da uno scandalo che aveva lambito, indirettamente, anche qualcuno degli amministratori del festival, arricchimmo il festival con una mostra a Palazzo Vitelli, una mostra di pittura con materiale mai uscito dall'archivio storico dell'Opera di Roma: i bozzetti teatrali di Prampolini, affidandone la cura a Calvesi, che allora era al vertice della Fondazioni Burri.
Naturalmente cogliemmo l'occasione per ospitare anche nel grandioso Museo fuori città, due meravigliosi spettacoli: l'Enoch Arden di Richard Strauss con Piera degli Esposti ed Emanuele Arciuli (per il quale Salvatore Sciarrino, il grande compositore cittadino castellano da tempo, aveva appositamente scritto preludio, interludio e postludio per orchestra da camera) ed uno spettacolo di danza affidato a Roberto Castello; meravigliandoci che uno con quel cognome nessuno aveva pensato di coinvolgere prima in una delle tante edizioni del festival.
Nel corso di quella edizione incontrammo anche Verini, il 'castellano potente'- così lo indicavano - che era, a Roma, come l'ombra di Veltroni. Con lui parlammo del festival in corso - che gli era sembrato fra i più belli della sua storia - di alcune difficoltà di rapporto con alcuni dei castellani che gestivano il festival e che volevano mettere bocca anche nelle scelte artistiche, e parlammo pure dei progetti futuri. Verini ci rassicurò soprattutto della innocuità delle 'serpi' che lui avrebbe pensato ad avvelenare prima che potessero mordere. La qual cosa naturalmente non fece, quando tentarono di morderci il calcagno prima che ce ne accorgessimo, perchè - ragionò il grande politico castellano- le serpi si sarebbero trasformate, al momento giusto, in elettrici ed elettori che avrebbero fatto comodo ad ogni tornata elettorale.
Per l'edizione del 2005 avevamo già in buona parte abbozzato il progetto. Era l'anno prima delle grandi celebrazioni mozartiane, sulle quali avremmo preceduto tutte le altre istituzioni con un programma sui generis di omaggio al grande musicista. Ma nel 2005 cadevano anche i 90 anni dalla nascita di Burri, e perciò per la mostra - una tradizione inaugurata con Prampolini che però volevamo proseguire - pensammo a Burri, e per questo prendemmo contatti con la Scala, l'Opera di Roma, oltre che con la Fondazione, per una mostra dedicata a 'Burri per il teatro', nella quale avremmo esposto anche il bozzetto del teatro fatto costruire per la Triennale e poi distrutto e che ora si intende ricostruire.
Poi le cose, almeno per noi, andarono non come avevamo immaginato e Verini ci aveva rassicurato, nel senso che le serpi morsero il nostro calcagno costringendoci ad andar via. E il progetto svanì. Ci misero un direttore d'orchestra che dirige solo dove ha responsabilità amministrative e che le serpi è ben disposto ad assecondare. Poi cambiò anche il presidente, al posto del prof. Fontana, venne un giornalista, Giuliano Giubilei, che svolge il ruolo di rappresentanza del festival nelle conferenze stampa e basta, che si muove da dieci anni in qua senza infamia e senza lode, mentre il Festival ha ripreso il suo corso di routine, girovagando fra nazioni, e accettando dalle rispettive rappresentanze diplomatiche e culturali in Italia suggerimenti ( e forse anche imposizioni) sulla confezione del programma, mentre il direttore artistico, in attesa di poter salire una volta all'anno sul podio, sta a guardare. Quest'anno, l'Armenia. Paese lontano del quale pochi sono in grado di confrontare il paese reale con l'immagine che a Castello si vuol dare.
Di Città di Castello e Burri vogliamo raccontare una storia.
Nel 2004 gestimmo l'annuale Festival delle Nazioni di Città di Castello e che si espande anche nel suo territorio, toccando cittadine al di là della Regione, come Sansepolcro, in Toscana, che ospiterà, per le celebrazioni di Burri, una mostra 'Burri incontra Piero della Francesca'.
In quell'anno, per sottolineare la vocazione artistica della città, ed anche per allentare l'attenzione dei media dalla cittadina squassata da uno scandalo che aveva lambito, indirettamente, anche qualcuno degli amministratori del festival, arricchimmo il festival con una mostra a Palazzo Vitelli, una mostra di pittura con materiale mai uscito dall'archivio storico dell'Opera di Roma: i bozzetti teatrali di Prampolini, affidandone la cura a Calvesi, che allora era al vertice della Fondazioni Burri.
Naturalmente cogliemmo l'occasione per ospitare anche nel grandioso Museo fuori città, due meravigliosi spettacoli: l'Enoch Arden di Richard Strauss con Piera degli Esposti ed Emanuele Arciuli (per il quale Salvatore Sciarrino, il grande compositore cittadino castellano da tempo, aveva appositamente scritto preludio, interludio e postludio per orchestra da camera) ed uno spettacolo di danza affidato a Roberto Castello; meravigliandoci che uno con quel cognome nessuno aveva pensato di coinvolgere prima in una delle tante edizioni del festival.
Nel corso di quella edizione incontrammo anche Verini, il 'castellano potente'- così lo indicavano - che era, a Roma, come l'ombra di Veltroni. Con lui parlammo del festival in corso - che gli era sembrato fra i più belli della sua storia - di alcune difficoltà di rapporto con alcuni dei castellani che gestivano il festival e che volevano mettere bocca anche nelle scelte artistiche, e parlammo pure dei progetti futuri. Verini ci rassicurò soprattutto della innocuità delle 'serpi' che lui avrebbe pensato ad avvelenare prima che potessero mordere. La qual cosa naturalmente non fece, quando tentarono di morderci il calcagno prima che ce ne accorgessimo, perchè - ragionò il grande politico castellano- le serpi si sarebbero trasformate, al momento giusto, in elettrici ed elettori che avrebbero fatto comodo ad ogni tornata elettorale.
Per l'edizione del 2005 avevamo già in buona parte abbozzato il progetto. Era l'anno prima delle grandi celebrazioni mozartiane, sulle quali avremmo preceduto tutte le altre istituzioni con un programma sui generis di omaggio al grande musicista. Ma nel 2005 cadevano anche i 90 anni dalla nascita di Burri, e perciò per la mostra - una tradizione inaugurata con Prampolini che però volevamo proseguire - pensammo a Burri, e per questo prendemmo contatti con la Scala, l'Opera di Roma, oltre che con la Fondazione, per una mostra dedicata a 'Burri per il teatro', nella quale avremmo esposto anche il bozzetto del teatro fatto costruire per la Triennale e poi distrutto e che ora si intende ricostruire.
Poi le cose, almeno per noi, andarono non come avevamo immaginato e Verini ci aveva rassicurato, nel senso che le serpi morsero il nostro calcagno costringendoci ad andar via. E il progetto svanì. Ci misero un direttore d'orchestra che dirige solo dove ha responsabilità amministrative e che le serpi è ben disposto ad assecondare. Poi cambiò anche il presidente, al posto del prof. Fontana, venne un giornalista, Giuliano Giubilei, che svolge il ruolo di rappresentanza del festival nelle conferenze stampa e basta, che si muove da dieci anni in qua senza infamia e senza lode, mentre il Festival ha ripreso il suo corso di routine, girovagando fra nazioni, e accettando dalle rispettive rappresentanze diplomatiche e culturali in Italia suggerimenti ( e forse anche imposizioni) sulla confezione del programma, mentre il direttore artistico, in attesa di poter salire una volta all'anno sul podio, sta a guardare. Quest'anno, l'Armenia. Paese lontano del quale pochi sono in grado di confrontare il paese reale con l'immagine che a Castello si vuol dare.
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mercoledì 25 dicembre 2013
Madia e Verini graziati da Wuolter. Renzi e Burri i loro più recenti benefattori
Contro la povera Madia, giovanissima deputata PD( non chiedeteci a quale corrente appartenga, non sapremmo rispondere, perchè se le è passate tutte!), si sono scagliati tutti, compresi quelli del suo stesso partito, e pure le stesse donne. Perchè? Semplicemente perchè lei non s'intende veramente di nulla e in un caso come nell'altro vuoi la sua incompetenza, vuoi la sua giovinezza o la faccia d'angelo- ora anche di mamma - hanno giocato sempre a suo favore, in un paese meritocratico come lo vorrebbe la sinistra
Wolter la candidò per primo, perchè? Perchè alla morte di suo padre giornalista, figura influente del suo staff di segretario, ministro sindaco, morto govane, pensò che che sua figlia meritasse un bell'aiuto. Ora la giovane Madia s'è sistemata quasi per tutta la vita; e Renzi che, per quanto faccia il gallo nel pollaio, sa che a tutte le galline bisogna dare una qualche attenzione ( qui la gallina non è certo Madia, forse Wolter) l'ha voluta nel suo staff per il settore 'lavoro' nel quale, dati i trascorsi, la Madia mamma è a suo agio. Renzi, ma quante ragazze ci sono in Italia con la stessa faccia d'angelo, mamme anche, che sanno il fatto loro e quindi ben più meritevoli della Madia? Perchè proprio Lei? Mi dirà per le quote rosa? ma se devono esser rosa, devono necessariamente essere incompetenti quanto la Madia che, qualche giorno fa, ha scambiato un ministero con relativo ministro con un altro, nel suo settore?
Verini è un altro dei graziati di Wolter; anzi lui, Wolter come il Wolter nazionale, è uno dei premiati a fine carriera. Dopo aver fatto parte del suo staff per molti anni, il Wolter di Città di Castello viene premiato con la candidatura a parlamentare, naturalmente in circoscrizioni dove l'elezione non è che certissima.
Verini, a differenza della Madia, guidava lo staff del Wolter, dunque un lavoro per il suo capo sapeva farlo, anche perchè per mantenersi a galla con le sole parole occorre avere gente in gamba che lavora per te.
Di Verini deputato s'erano perse le tracce, senonchè lui che è di Città di Castello, in previsione dell'anniversario di Alberto Burri, il grande pittore castellano, s'è fatto promotore di un disegno di legge per onorare il grande artista. E, in questo modo, a buona parte degli italiani è giunta notizia che Verini c'è, tranne che a noi, che Verini lo conosciamo da tempo, da una decina d'anni, come persona affidabile ed amante dell'arte, e non lo abbiamo mai più perso di vista.
Dieci anni fa avemmo l'incarico di direttore artistico del Festival delle Nazioni che si svolge a Città di Castello. Fu in quell'occasione che lo conoscemmo. Non sapevamo di lui - perchè avremmo dovuto sapere?- ma qualcuno ci disse del suo ruolo politico nazionale e ci consigliò di incontrarlo. Lo incontrammo; dopo i saluti ci mise in guardia contro un ex senatore del suo stesso partito che a Castello spadroneggiava, come anche nel festival, e ci consigliò: per qualunque cosa non si preoccupi, venga da me. Naturalmente conducemmo in porto il festival, con un certo successo. Ma... l'ex senatore ed un altro castellano, il farmacista, tentarono di riprendersi il festival perchè non gradivano la nostra autonomia di gestione. A loro non importava il successo del festival, ma solo la possibilità di esercitare lo squallido potere di piccoli notabili cittadini. Naturalmente l'ebbero vinta loro, perchè anche gli altri amministratori castellani, dall'assessore alla cultura allo stesso sindaco, come del resto a Verini, premeva maggiormente favorire chi alle elezioni portava loro voti. Da allora, e dopo di noi, il festival ha un direttore artistico da dieci anni, che fa un festivalino di routine ed accontenta le mire dei due.
E Verini, al di là della sua scomparsa di un tempo, che c'entra? Due anni fa ci fu chiesto di pensare ad una celebrazione per i mille anni di Sansepolcro. Presentammo un progetto al sindaco che l'accettò e lo realizzammo. Nella serata di celebrazione, all'ombra della Resurrezione di Piero della Francesca, eccoti il Verini in compagnia del sottosegretario ai beni culturali. Sembrò assai contento di come si svolse la celebrazione, durante la quale venne eseguito un quartetto per archi commissionato per l'occasione ad uno dei più grandi compositori italiani e tutto finì lì. Qualche tempo dopo sempre il Verini scomparso, ebbe a dire in un salotto attraversato da spifferi che hanno portato fino a noi i suoi profondi pensieri, che si era pagato troppo quel compositore. Quel compositore era stato pagato il giusto, anzi al di sotto del suo 'valore di mercato'.
Piuttosto, redivivo Verini, perchè non hanno chiesto a noi se il suo stipendio di parlamentare sia giusto o no? Risponderemmo , che quel suo stipendio è esorbitante, e sproporzionato rispetto a ciò che fa. Lo scomparso.
Wolter la candidò per primo, perchè? Perchè alla morte di suo padre giornalista, figura influente del suo staff di segretario, ministro sindaco, morto govane, pensò che che sua figlia meritasse un bell'aiuto. Ora la giovane Madia s'è sistemata quasi per tutta la vita; e Renzi che, per quanto faccia il gallo nel pollaio, sa che a tutte le galline bisogna dare una qualche attenzione ( qui la gallina non è certo Madia, forse Wolter) l'ha voluta nel suo staff per il settore 'lavoro' nel quale, dati i trascorsi, la Madia mamma è a suo agio. Renzi, ma quante ragazze ci sono in Italia con la stessa faccia d'angelo, mamme anche, che sanno il fatto loro e quindi ben più meritevoli della Madia? Perchè proprio Lei? Mi dirà per le quote rosa? ma se devono esser rosa, devono necessariamente essere incompetenti quanto la Madia che, qualche giorno fa, ha scambiato un ministero con relativo ministro con un altro, nel suo settore?
Verini è un altro dei graziati di Wolter; anzi lui, Wolter come il Wolter nazionale, è uno dei premiati a fine carriera. Dopo aver fatto parte del suo staff per molti anni, il Wolter di Città di Castello viene premiato con la candidatura a parlamentare, naturalmente in circoscrizioni dove l'elezione non è che certissima.
Verini, a differenza della Madia, guidava lo staff del Wolter, dunque un lavoro per il suo capo sapeva farlo, anche perchè per mantenersi a galla con le sole parole occorre avere gente in gamba che lavora per te.
Di Verini deputato s'erano perse le tracce, senonchè lui che è di Città di Castello, in previsione dell'anniversario di Alberto Burri, il grande pittore castellano, s'è fatto promotore di un disegno di legge per onorare il grande artista. E, in questo modo, a buona parte degli italiani è giunta notizia che Verini c'è, tranne che a noi, che Verini lo conosciamo da tempo, da una decina d'anni, come persona affidabile ed amante dell'arte, e non lo abbiamo mai più perso di vista.
Dieci anni fa avemmo l'incarico di direttore artistico del Festival delle Nazioni che si svolge a Città di Castello. Fu in quell'occasione che lo conoscemmo. Non sapevamo di lui - perchè avremmo dovuto sapere?- ma qualcuno ci disse del suo ruolo politico nazionale e ci consigliò di incontrarlo. Lo incontrammo; dopo i saluti ci mise in guardia contro un ex senatore del suo stesso partito che a Castello spadroneggiava, come anche nel festival, e ci consigliò: per qualunque cosa non si preoccupi, venga da me. Naturalmente conducemmo in porto il festival, con un certo successo. Ma... l'ex senatore ed un altro castellano, il farmacista, tentarono di riprendersi il festival perchè non gradivano la nostra autonomia di gestione. A loro non importava il successo del festival, ma solo la possibilità di esercitare lo squallido potere di piccoli notabili cittadini. Naturalmente l'ebbero vinta loro, perchè anche gli altri amministratori castellani, dall'assessore alla cultura allo stesso sindaco, come del resto a Verini, premeva maggiormente favorire chi alle elezioni portava loro voti. Da allora, e dopo di noi, il festival ha un direttore artistico da dieci anni, che fa un festivalino di routine ed accontenta le mire dei due.
E Verini, al di là della sua scomparsa di un tempo, che c'entra? Due anni fa ci fu chiesto di pensare ad una celebrazione per i mille anni di Sansepolcro. Presentammo un progetto al sindaco che l'accettò e lo realizzammo. Nella serata di celebrazione, all'ombra della Resurrezione di Piero della Francesca, eccoti il Verini in compagnia del sottosegretario ai beni culturali. Sembrò assai contento di come si svolse la celebrazione, durante la quale venne eseguito un quartetto per archi commissionato per l'occasione ad uno dei più grandi compositori italiani e tutto finì lì. Qualche tempo dopo sempre il Verini scomparso, ebbe a dire in un salotto attraversato da spifferi che hanno portato fino a noi i suoi profondi pensieri, che si era pagato troppo quel compositore. Quel compositore era stato pagato il giusto, anzi al di sotto del suo 'valore di mercato'.
Piuttosto, redivivo Verini, perchè non hanno chiesto a noi se il suo stipendio di parlamentare sia giusto o no? Risponderemmo , che quel suo stipendio è esorbitante, e sproporzionato rispetto a ciò che fa. Lo scomparso.
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