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mercoledì 28 marzo 2018

Sansepolcro ha salvato la Resurrezione di Piero della Francesca. Altre volte è stata la Resurrezione a salvare Sansepolcro

Terminato il lungo restauro, il grande affresco di Piero della Francesca, La Resurrezione, è tornato a risplendere nelle sale del Museo Civico di Sansepolcro. Il restauro che ha restituito all'affresco colori vivaci e fatto emergere particolari, soprattutto nel paesaggio, prima coperti dalla patina del tempo - da quando l'affresco è stato dipinto ad oggi sono trascorsi oltre cinquecento anni, senza che fosse mai prima sottoposto ad un restauro radicale - è stato reso possibile dalla munificenza di un cittadino svizzero che molti anni fa aveva lavorato da dirigente alla Buitoni che aveva sede proprio a Sansepolcro. il cav. Osti , il quale ha donato 100.000 Euro ai quali si sono aggiunti i 40.000 messi dal Comune, e che hanno rappresentato il costo totale del restauro, durato 18 mesi.

Se non ci fosse stata la donazione del cav. Osti, quanto altro tempo avrebbe dovuto attendere  per il restauro il famoso dipinto? Franceschini , che spende una ventina di milioni del Ministero per ricostruire la platea lignea del Colosseo - dove speriamo che lo sbranino i leoni dell'opinione pubblica -  non aveva i soldi, pochi tutto sommato, necessari per restaurare uno dei più famosi dipinti di uno dei più grande artisti in assoluto?

Sansepolcro, impegnandosi nel restauro ha voluto compensare quella Resurrezione ed il suo autore che altre volte  l'avevano salvata dalla distruzione.
 Ed una su tutte, nel 1944, raccontata in un commovente resoconto da un ufficiale inglese, cui è intitolata una strada a Sansepolcro, il quale non bombardò la città - come gli era stato ordinato - perchè ricordandosi di aver letto in gioventù un celebre passo dello scrittore Huxley il quale  scriveva di aver visitato a Sansepolcro La Resurrezione di Piero della Francesca, la più bella pittura del mondo, non volle rendersi responsabile di una sua possibile distruzione, a causa del bombardamento.
 Terminato l'assedio alla cittadina, il capitano  Anthony Clarke - questo era il suo nome - entrò  in città  e si recò immediatamente a vedere se La Resurrezione era intatta. Il suo racconto, estasiato, alla vista dell'affresco è commovente.

 In ricordo di quel salvataggio di Sansepolcro da sicura distruzione, ad opera della bellezza, nel 2012, quando Sansepolcro celebrò il millenario dalla sua fondazione, il sindaco, Daniela Frullani,  ci chiese di pensare ad una degna celebrazione, che noi progettammo  fin nei particolari,  e che ebbe luogo il 29 settembre  nella sala della Resurrezione del Museo Civico, sotto gli occhi del Cristo risorto di Piero.

  Ecco come andò la cosa. Sottoponemmo al m. Sciarrino per l'occasione una  nostra idea, certo impegnativa, ma che il musicista avrebbe accolto in pieno se la nostra proposta gli fosse giunta con il necessario anticipo. Gli proponemmo di  scrivere una sorta di 'Via musicae' o 'Via artis', sulla falsariga dei 'Quadri di un'esposizione' di Mussorgsky, sapendo della passione e conoscenza che dell'arte aveva  il maestro e delle ricchezze  pittoriche  di cui Sansepolcro è depositaria, da Raffaellino del Colle (Madonna delle Grazie), a Luca Signorelli (Crocifissione) a Rosso Fiorentino ( Deposizione) alla Resurrezione.  La 'via artis' avrebbe dovuto contemplare alcune stazioni  nei luoghi in cui ammirare tali opere, per concludersi sotto La Resurrezione , partendo dalla Crocifissione di Luca Signorelli. Fra le varie stazioni, che sicuramente Sciarrino avrebbe saputo 'inventarsi', un interludio strumentale - pensavamo alla 'promenade' dei Quadri - magari rifacendosi alla grande tradizione strumentale italiana antica.

Alla fine Sciarrino, per varie ragioni, prima fra tutte il fattore 'tempo', optò per la scrittura del Quartetto n.9 per archi - eseguito in prima assoluta sotto il famoso affresco, dal Quartetto 'Prometeo'  - che volle comunque dedicare a Piero della Francesca,  cui diede il titolo :Ombre nel mattino di Piero.

 La serata celebrativa del 29 settembre risultò così articolata. In apertura tre brani per quartetto d' archi di Sciarrino , elaborazioni di Sonate di  Domenico Scarlatti; nel mezzo il racconto del diario del Capitano Clarke proposto con grandissima efficacia e partecipazione da Fabrizio Gifuni e, a conclusione, l'esecuzione del nuovo Quartetto, commissionato al musicista dal Comune di Sansepolcro, per il millenario della città.

 Il Comune accettò quella nostra proposta celebrativa,  volendo in certa maniera tornare ai tempi antichi quando una festa comportava quasi sempre  l'inaugurazione di una opera nuova o l'esecuzione di una musica scritta per l'occasione, ma anche perchè il connubio fra arte del passato (l'affresco di Piero) e  arte del presente ( Quartetto di Sciarrino)  aveva convinto sia Sindaco che Assessore alla cultura.

domenica 10 novembre 2013

Brevi.Dalla Biennale alla filarmonica romana;Daniele Abbado; Luigi Piovano; Mazzoznis, De Vivo

Venezia chiama Roma. La Biennale di Venezia e l’Accademia Filarmonica Romana, che hanno già  in comune il Presidente, Paolo Baratta, sono legate anche da un filo musicale che si concretizza nell’attribuzione di un ambìto riconoscimento alla Biennale Musica. I vincitori del Leone d’argento 2011:  l’ensemble ‘Repertorio Zero’(  è sparito dalla circolazione?) e, nel 2012, il ‘Quartetto Prometeo’ ( da anni sulla cresta dell’onda e sempre con identico impegno in favore della musica contemporanea), ‘pagano pegno’ in certo modo alla Filarmonica romana, dove  vengono eletti ensemble ‘residente’ per la stagione immediatamente successiva a quella  del riconoscimento veneziano.
 Daniele Abbado si è lamentato perché il suo contratto di direttore dei ‘Teatri’ di Reggio Emilia, dopo undici anni di  direzione è stato rescisso. E dà la colpa al sindaco  del PD, al quale imputa una netta chiusura nella politica culturale. Il sindaco se la prende. Ed anche noi. Ma perché Daniele Abbado, come molti altri, deve essere direttore ‘per l’eternità’? Se, prima di lui , non avessero interrotto la collaborazione con un altro, lui non sarebbe arrivato. O forse pensa che per uno con  un cognome  come il suo - dal quale deve sempre difendersi perché a suo dire non l’aiuta. Suvvia Daniele, non esageriamo!- undici anni di direzione sono  ancora pochi; e che comunque a dire ‘vado via’ deve essere lui, e nessun altro? staremo ora a vedere chi andrà al suo posto, perché solitamente le cose vanno sempre peggio. Semmai questo è un problema; non la sua ulteriore permanenza a Reggio Emilia. Al suo posto ci è andato Gabriele Vacis: un nome prestigioso. Daniele Abbado ha qualcosa da dire?
 Talvolta ci si accanisce su alcuni musicisti sconvolgendo, senza ragione, la loro vita e forse (lo temiamo), danneggiandoli nell’esercizio della professione. Come nel caso di Luigi Piovano, ottimo violoncellista, spesso collaboratore  di Pappano, primo violoncello solista dell’Orchestra di santa Cecilia,  nonostante faccia già tante cose all’infuori del suo incarico a Santa Cecilia, ultimamente , nel giro di poche settimane , l’hanno nominato direttore dell’Orchestra di Roma Tre, dell’Orchestra della Magna Grecia e direttore ospite principale o qualcosa di simile dell’Orchestra sinfonica abruzzese. Ce la farà?
 Al superaffaticato Cesare Mazzonis, dopo essere andato in pensione alcuni anni fa dal Maggio Musicale Fiorentino, gli tocca aggiungere ai già numerosi suoi incarichi, fra i quali  quello di direttore artistico dell’Orchestra nazionale della Rai, quello di direttore artistico della  Accademia Filarmonica Romana, al termine dell’incarico del direttore-critico musicale  Sandro Cappelletto.
 Infine, a Napoli, il Teatro San Carlo ha finalmente il direttore artistico che si merita, e che ha a lungo cercato: Vincenzo De Vivo, personalità notissima negli ambienti internazionali, dalla solida formazione musicale, oltre che studioso insigne - come attestano i suoi numerosi saggi, usciti su prestigiose riviste internazionali relativi al melodramma dell’Ottocento, ma anche del Settecento, del Seicento e perfino del Novecento.