Volevano farlo morire prima ancora che ciò accadesse, visto che negli ambienti a lui vicini sapevano della sua malattia che l'ha condotto alla morte l'altro ieri. Inesorabilmente. Non l'hanno fatto perché hanno pensato, sebbene cinicamente, che di lì a poco si doveva di nuovo cercare un presidente per il Teatro di Roma? Sarebbe stata una ragione 'politica' più plausibile. No. L'hanno fatto perché di lui, ormai fuori dai giochi, non importava nulla a nessuno. Stiamo parlando di Gianni Borgna, morto a 67 anni appena, e dei suoi assassini, politici e morali, tutti della sua area politica. Oggi, il sindaco Marino come il presidente della Regione fingono di piangere per la scomparsa dell'amico Gianni. Ma che facevano Marino, la Barca e Zingaretti nei giorni in cui Gianni, proprio lui, più volte candidato alla presidenza del Teatro di Roma, s'era dovuto sfilare dalla corsa al vertice dell'Argentina, perché stufo del 'tira e molla' e dei 'veti incrociati' dei suoi stessi compagni di partito? Si può dire che non l'hanno aiutato a tirarsi fuori dalla malattia, come forse sarebbe potuto accadere, e che l'hanno fanno morire prima che il male se lo portasse effettivamente via? Sì, si può dire.
Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento - e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo - ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente; mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.
venerdì 21 febbraio 2014
Tutti piangono lacrime di coccodrillo per l'amico Gianni
Etichette:
Alemanno,
Barca,
borgna,
Fuortes,
Marino,
muscia per roma,
PD,
regina,
sinabldi,
zingaretti
martedì 18 febbraio 2014
Francesco Antonioni. In Europa lo manda Henze?
Francesco Antonioni è la seconda volta che viene eseguito in questi ultimi anni all'Accademia di Santa Cecilia. La prima, qualche anno fa in un concerto in onore di Henze che s'era portato appresso alcuni giovani compositori, da lui stimati - si disse. Il vanto che Santa Cecilia si fa da alcuni anni di dare una mano alla musica di oggi, con l'aiuto preziosissimo di Antonio Pappano, ha del vero, ma solo in parte e merita qualche riflessione. Critica. A cominciare dalla famosa commissione ad 'Henze', giunta quasi alle soglie del decesso del musicista, sulla quale lo stesso compositore aveva scherzato. L'Accademia lo aveva ignorato per oltre cinquant'anni, che senso aveva vantarsi di avergli commissionato un'opera ad ottanta e passa?
Ciò che risulta comunque strano, nella politica dell'Accademia è la logica delle 'commissioni', negli ultimi anni a D'Amico, Panfili, Battistelli ed altri i cui nomi al momento non ci sovvengono, Ah, no, c'è stata anche la commissione alla Ravinale, appena entrata nel consiglio di amministrazione. Insomma giovanotti per buona parte. In musica anche i quarantenni e cinquantenni sono considerati giovani, come viene considerato Antonioni che di anni ne ha qualcuno più di quaranta.
Il suo brano per orchestra, 'Gli occhi che si fermano', che Pappano ha diretto all'inizio di febbraio, non è una commissione dell'Accademia, come avevamo supposto - erroneamente - bensì la prima 'romana' di una commissione fattagli cinque anni fa dal Teatro di Cagliari, da parte del direttore artistico Massimo Biscardi, ora sbarcato a Bari, sua terra d'origine. Terra anche di Antonioni, del quale a breve verrà eseguito un nuovo pezzo scritto per 'I solisti di Mosca' alla Camerata barese' feudo artistico della famiglia Antonioni. A conferma che senza agganci, di qualunque genere, in Italia non si fa nulla, si resta al palo.
L'Orchestra di santa Cecilia, guidata da Pappano, ha fatto nella settimana passata, una tournée europea, facendo ascoltare anche il brano di Antonioni. Nulla di male in sè, se si aggiunge che la benedizione di Henze in terra tedesca - la sua terra d'origine che l'ha mandato in esilio in Italia - si presume conti qualcosa.
Però il pubblico straniero, tedesco in particolare, si domanderà - forse, come ingenuamente crediamo noi - ma chi è questo Antonioni che l'Orchestra di Santa Cecilia porta addirittura in tournée? Perchè in Germania sono altri i nomi dei più noti musicisti italiani che circolano regolarmente.
Le grandi orchestre straniere in tournée portano spesso compositori nuovi delle rispettive nazioni, ma solitamente si tratta di compositori 'residenti'. La domanda, dunque, non è priva di senso, perchè il pubblico straniero si aspetterebbe forse di ascoltare qualcuno dei più noti musicisti italiani, quasi tutti accademici.
E, invece, sembra che le commissioni, e le conseguenti esecuzioni nei concerti dell'Accademia, siano dettate da ragioni elettorali interne, o dal gradimento o meno da parte della dirigenza o ancora dall'atteggiamento ossequioso di questo o quel musicista verso la dirigenza. Sempre quella. Le recenti lettere di accusa del Cardinale Bartolucci, scmparso nei mesi scorsi, e di altri noti Accademici, fanno pensare.
Questo induce ad un'altra riflessione. E cioè che in tutti questi anni l'Accademia non è riuscita a legare a sé i musicisti più noti, suoi membri, i quali si sono sempre sentiti estranei. Non c'entrano le richieste economiche dei medesimi per una commissione. Se l'Accademia avesse legato a sé tutti i musicisti membri, siamo certi che taluni avrebbero scritto anche gratis. Sentendosi invece quasi estranei, addirittura sgraditi, è chiaro che pretendano di essere pagati secondo il loro valore di mercato .
Ed allora ci si rivolge ai giovani che costano certamente meno o forse niente e che in questa maniera si legano all'Accademia anche in funzione delle future tornate elettorali.
Scommettete che Antonioni, sarà presentato, come vuole la consuetudine, da qualcuno alle prossime elezioni accademiche? Se già non lo è stato una prima volta.
Se si guardano i programmi degli ultimi anni, si nota che alcuni nomi nuovi ENTRATI con una certa frequenza nelle stagioni ( compositori o interpreti) o sono in procinto di diventare ACCADEMICI O LO SONO DIVENTATI DA POCO.
Perchè se l'Accademia fosse veramente interessata alla sorte dei giovani musicisti, limitiamoci ai compositori, fuori da queste logiche, allora comincerebbe col dare spazio al miglior laureato del suo corso di composizione affidato a Ivan Fedele. Se non lo fa è perchè attende conferme esterne. Ma allora non si fida del proprio fiuto poco accademico?
A proposito, perchè l'Accademia non esegue Lucia Ronchetti che in questi ultimi anni sta conoscendo un grande successo in tutta Europa? Non ci sembra che musiche sue siano state eseguite nelle stagioni ceciliane. Se ci sbagliamo chiediamo venia, perchè la memoria non sempre ci assiste.
P.S. Contrariamente a quanto pensavamo, il pezzo di Antonioni non è andato in tournée. Chiediamo scusa per l'imprecisione. Resta, comunque valido il discorso relativo alle carriere che si fanno solo appartenendo a consorterie. Chi pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia. E ciò vale in qualunque parte del mondo. In Italia, chi solo lo pensa è finito.
Ciò che risulta comunque strano, nella politica dell'Accademia è la logica delle 'commissioni', negli ultimi anni a D'Amico, Panfili, Battistelli ed altri i cui nomi al momento non ci sovvengono, Ah, no, c'è stata anche la commissione alla Ravinale, appena entrata nel consiglio di amministrazione. Insomma giovanotti per buona parte. In musica anche i quarantenni e cinquantenni sono considerati giovani, come viene considerato Antonioni che di anni ne ha qualcuno più di quaranta.
Il suo brano per orchestra, 'Gli occhi che si fermano', che Pappano ha diretto all'inizio di febbraio, non è una commissione dell'Accademia, come avevamo supposto - erroneamente - bensì la prima 'romana' di una commissione fattagli cinque anni fa dal Teatro di Cagliari, da parte del direttore artistico Massimo Biscardi, ora sbarcato a Bari, sua terra d'origine. Terra anche di Antonioni, del quale a breve verrà eseguito un nuovo pezzo scritto per 'I solisti di Mosca' alla Camerata barese' feudo artistico della famiglia Antonioni. A conferma che senza agganci, di qualunque genere, in Italia non si fa nulla, si resta al palo.
L'Orchestra di santa Cecilia, guidata da Pappano, ha fatto nella settimana passata, una tournée europea, facendo ascoltare anche il brano di Antonioni. Nulla di male in sè, se si aggiunge che la benedizione di Henze in terra tedesca - la sua terra d'origine che l'ha mandato in esilio in Italia - si presume conti qualcosa.
Però il pubblico straniero, tedesco in particolare, si domanderà - forse, come ingenuamente crediamo noi - ma chi è questo Antonioni che l'Orchestra di Santa Cecilia porta addirittura in tournée? Perchè in Germania sono altri i nomi dei più noti musicisti italiani che circolano regolarmente.
Le grandi orchestre straniere in tournée portano spesso compositori nuovi delle rispettive nazioni, ma solitamente si tratta di compositori 'residenti'. La domanda, dunque, non è priva di senso, perchè il pubblico straniero si aspetterebbe forse di ascoltare qualcuno dei più noti musicisti italiani, quasi tutti accademici.
E, invece, sembra che le commissioni, e le conseguenti esecuzioni nei concerti dell'Accademia, siano dettate da ragioni elettorali interne, o dal gradimento o meno da parte della dirigenza o ancora dall'atteggiamento ossequioso di questo o quel musicista verso la dirigenza. Sempre quella. Le recenti lettere di accusa del Cardinale Bartolucci, scmparso nei mesi scorsi, e di altri noti Accademici, fanno pensare.
Questo induce ad un'altra riflessione. E cioè che in tutti questi anni l'Accademia non è riuscita a legare a sé i musicisti più noti, suoi membri, i quali si sono sempre sentiti estranei. Non c'entrano le richieste economiche dei medesimi per una commissione. Se l'Accademia avesse legato a sé tutti i musicisti membri, siamo certi che taluni avrebbero scritto anche gratis. Sentendosi invece quasi estranei, addirittura sgraditi, è chiaro che pretendano di essere pagati secondo il loro valore di mercato .
Ed allora ci si rivolge ai giovani che costano certamente meno o forse niente e che in questa maniera si legano all'Accademia anche in funzione delle future tornate elettorali.
Scommettete che Antonioni, sarà presentato, come vuole la consuetudine, da qualcuno alle prossime elezioni accademiche? Se già non lo è stato una prima volta.
Se si guardano i programmi degli ultimi anni, si nota che alcuni nomi nuovi ENTRATI con una certa frequenza nelle stagioni ( compositori o interpreti) o sono in procinto di diventare ACCADEMICI O LO SONO DIVENTATI DA POCO.
Perchè se l'Accademia fosse veramente interessata alla sorte dei giovani musicisti, limitiamoci ai compositori, fuori da queste logiche, allora comincerebbe col dare spazio al miglior laureato del suo corso di composizione affidato a Ivan Fedele. Se non lo fa è perchè attende conferme esterne. Ma allora non si fida del proprio fiuto poco accademico?
A proposito, perchè l'Accademia non esegue Lucia Ronchetti che in questi ultimi anni sta conoscendo un grande successo in tutta Europa? Non ci sembra che musiche sue siano state eseguite nelle stagioni ceciliane. Se ci sbagliamo chiediamo venia, perchè la memoria non sempre ci assiste.
P.S. Contrariamente a quanto pensavamo, il pezzo di Antonioni non è andato in tournée. Chiediamo scusa per l'imprecisione. Resta, comunque valido il discorso relativo alle carriere che si fanno solo appartenendo a consorterie. Chi pensa di poter andare avanti da solo, sbaglia. E ciò vale in qualunque parte del mondo. In Italia, chi solo lo pensa è finito.
Etichette:
antonioni,
Bartolucci,
battistelli,
d'amico,
henze,
panfili,
pappano,
ravinale
lunedì 17 febbraio 2014
Lavori in corso alla IUC. Quanto durano?
Alle norme sulla trasparenza le istituzioni musicali finanziate con soldi pubblici - e la IUC è fra queste, ricevendo un cospicuo finanziamento dal FUS - dovevano ottemperare entro il 1 febbraio; in mancanza di tale osservanza ci sarebbero ripercussioni, ovviamente negative, sul finanziamento.
La IUC , ad oggi, non ha ancora ottemperato a tale obbligo. Che aspetta?
Guardando il sito della IUC emergono alcune anomalie. Innanzitutto per beccare i nomi dei suoi attuali dirigenti occorre cliccare su 'la storia' della IUC. Nella lingua italiana il termine 'storia' vuol dire ben altra cosa. In molti siti leggiamo, più giustamente, 'amministrazione trasparente'. Di tale trasparenza la IUC evidentemente fa ancora a meno. Alla fine, quando si riesce a raggiungere l'organigramma della istituzione, si legge qualcosa di anomalo fra i nomi. Nel consiglio direttivo c'è un'Altea Fortuna; poi come direttore generale o qualcosa del genere , altra Fortuna. Ma quante Fortuna devono alloggiare dalla IUC? La IUC non è un patrimonio di famiglia, ereditato ormai da oltre cinquant'anni. E poi nel comitato artistico si legge ancora il nome di Nicola Sani, già presidente della Fondazione Scelsi, e consulente artistico del teatro Comunale di Bologna, in quest'ultimo caso il direttore artistico meno pagato d'Italia - lo diciamo a suo merito.
Ora cliccando sui vari nomi dell'organigramma , invece che venir fuori curriculum e compenso, compare la scritta 'Lavori in corso'. Davvero inspiegabile. Cosa devono fare i dirigenti della IUC? Aggiustare i loro compensi che potrebbero generare qualche perplessità? Non crediamo sia lì qualche ragione del ritardo. Ed allora perchè non compaiono i loro compensi? Dovrebbero mettere quelli del 2013, già liquidati ovviamente? Stanno sistemando quelli del 2014, omettendo quelli dell'anno precedente? E, nel frattempo si stanno chiedendo se possono farlo, per evitare confronti? Gli interrogativi, come si vede, uno dopo l'altro, è impossibile evitarli, fino a quando i dati non saranno resi noti. Allora la cosa più semplice, giusta e veloce, è PUBBLICARE senz'altra MORA i dati richiesti e prescritti dalla LEGGE. E magari aggiungere anche qualche dato identificativo sull'Altea Fortuna.
Sabato22 febbraio, durano ancora i lavori
La IUC , ad oggi, non ha ancora ottemperato a tale obbligo. Che aspetta?
Guardando il sito della IUC emergono alcune anomalie. Innanzitutto per beccare i nomi dei suoi attuali dirigenti occorre cliccare su 'la storia' della IUC. Nella lingua italiana il termine 'storia' vuol dire ben altra cosa. In molti siti leggiamo, più giustamente, 'amministrazione trasparente'. Di tale trasparenza la IUC evidentemente fa ancora a meno. Alla fine, quando si riesce a raggiungere l'organigramma della istituzione, si legge qualcosa di anomalo fra i nomi. Nel consiglio direttivo c'è un'Altea Fortuna; poi come direttore generale o qualcosa del genere , altra Fortuna. Ma quante Fortuna devono alloggiare dalla IUC? La IUC non è un patrimonio di famiglia, ereditato ormai da oltre cinquant'anni. E poi nel comitato artistico si legge ancora il nome di Nicola Sani, già presidente della Fondazione Scelsi, e consulente artistico del teatro Comunale di Bologna, in quest'ultimo caso il direttore artistico meno pagato d'Italia - lo diciamo a suo merito.
Ora cliccando sui vari nomi dell'organigramma , invece che venir fuori curriculum e compenso, compare la scritta 'Lavori in corso'. Davvero inspiegabile. Cosa devono fare i dirigenti della IUC? Aggiustare i loro compensi che potrebbero generare qualche perplessità? Non crediamo sia lì qualche ragione del ritardo. Ed allora perchè non compaiono i loro compensi? Dovrebbero mettere quelli del 2013, già liquidati ovviamente? Stanno sistemando quelli del 2014, omettendo quelli dell'anno precedente? E, nel frattempo si stanno chiedendo se possono farlo, per evitare confronti? Gli interrogativi, come si vede, uno dopo l'altro, è impossibile evitarli, fino a quando i dati non saranno resi noti. Allora la cosa più semplice, giusta e veloce, è PUBBLICARE senz'altra MORA i dati richiesti e prescritti dalla LEGGE. E magari aggiungere anche qualche dato identificativo sull'Altea Fortuna.
Sabato22 febbraio, durano ancora i lavori
sabato 15 febbraio 2014
Un nuovo governo di fighette ed anche fighetti. Quando la rinuncia è una buona notizia
Che nel nuovo governo presieduto da Matteo Renzi ci fossero delle fighette ma di sinistra, era noto a quanti seguendo le cronache di queste ultime convulse giornate, hanno potuto ammirare, ad esempio, la Boschi, 'Carfagna' di sinistra ma di colore castano, il cui nome si appunta su parecchi ministeri; alcuni troppo impegnativi per un giovane avvocato (Giustizia), o altri, più calibrati per Lei, come quello delle Riforme o dei Rapporti con il Parlamento. Naturalmente la differenza tra fighette di destra e sinistra non sta solo nella parte dell'emiciclo di Montecitorio dove siedono. Ancora della Boschi, oltre la sua aristocratica disinvolta avvenenza, non sappiamo molto, mentre invece delle fighette di destra sappiamo quasi tutto. Si riconoscono perchè griffate dalla testa ai piedi, disposte a lanciarsi in azioni spericolate per salvare il loro salvatore; ma anche le griffes che si sono guadagnate impegnandosi nella lotta. Preferiscono discoteche e pub a sale da concerto e teatri, dicono di aver visitato mostre che , invece , si sono guardate, facendole scorrere sull'iPAD. Ed, infine, che a causa del loro dichiarato impegno in qualunque attività le venisse assegnata dal salvatore, sono state impiegate in settori di cui non conoscevano forse neanche l'esistenza, e, comunque, quasi sempre al di là di ogni loro seppur minima competenza. Si spera, anche se non è possibile per ora averne certezza, che il Renzi furioso le impieghi le sue fighette in ambiti in cui possono da subito ben figurare, come non sarà nel caso della povera Madia, spaesata, non timida, come qualcuno va difendendola. Poi c'è anche da sistemare la Moretti, che dall'essere l'ombra di Bersani, neanche un anno fa, s'è votata 'anema e core' a san Matteo fiorentino.
Dunque per quanto nutriamo seri timori, speriamo nel meglio.
Dove invece non speriamo affatto nel meglio è nel settore fighetti, dati per certi nella nuova compagine governativa. I fighetti di sinistra si riconoscono perchè aborriscono le griffes e preferiscono lo stramiciamento e per questo riconoscibilissimi. E poi perchè sono sinceramente detestabili, e snob.
Da giorni corrono sulle bocche cucite di tutti, sottovoce, alcuni nomi, per un ministero al quale siamo direttamente interessati, quello dal quale va subito a casa Bray: il dicastero della cultura e turismo. S'erano fatti i nomi di Farinetti che sicuramente amerebbe la cultura italiana e la difenderebbe come ama e difende il Bel Paese , od anche quello di Orfini, già responsabile della cultura per il PD che noi abbiamo ascoltato qualche mese fa in una pubblica manifestazione delle istituzioni musicali dire parole chiare, anche sulla svolta decisiva da imprimere al Ministero ( fuori Nastasi! lo disse chiaramente).
E, invece, viene fuori il nome di Alessandro Baricco, il fighetto più snob della sinistra lontana dal potere. Non possiamo dimenticare quello che negli ultimi tempi ha scritto su 'Repubblica', a proposito delle istituzioni musicali, per le quali vanta una certa competenza, già espressa in qualche saggio e in quelle sue trasmissioni, per superintelligenti , a Rai Tre, ' L'amore è un dardo'.
Baricco scriveva che i teatri, case del melodramma che il mondo ci invidia e per il quale soprattutto ci conosce e che, ancora oggi, ama, forse più di quanto l'amiamo noi stessi, andrebbero chiusi, perché sanno di vecchio, e quei soldi a loro destinati, tanti in termini assoluti, girati alla televisione, unica vera espressione di cultura popolare di oggi, come esattamente due o tre secoli fa lo fu il melodramma.
Capito quali chiari di luna ci attendono con il fighetto di sinistra Baricco ministro? Noi tifiamo per Farinetti e Orfini.
Alla fine Baricco, interpellato direttamente da Renzi, sì è chiamato fuori, rinunciando definitivamente alla sua candidatura a Ministro della cultura. Per noi è una buona notizia.
Dunque per quanto nutriamo seri timori, speriamo nel meglio.
Dove invece non speriamo affatto nel meglio è nel settore fighetti, dati per certi nella nuova compagine governativa. I fighetti di sinistra si riconoscono perchè aborriscono le griffes e preferiscono lo stramiciamento e per questo riconoscibilissimi. E poi perchè sono sinceramente detestabili, e snob.
Da giorni corrono sulle bocche cucite di tutti, sottovoce, alcuni nomi, per un ministero al quale siamo direttamente interessati, quello dal quale va subito a casa Bray: il dicastero della cultura e turismo. S'erano fatti i nomi di Farinetti che sicuramente amerebbe la cultura italiana e la difenderebbe come ama e difende il Bel Paese , od anche quello di Orfini, già responsabile della cultura per il PD che noi abbiamo ascoltato qualche mese fa in una pubblica manifestazione delle istituzioni musicali dire parole chiare, anche sulla svolta decisiva da imprimere al Ministero ( fuori Nastasi! lo disse chiaramente).
E, invece, viene fuori il nome di Alessandro Baricco, il fighetto più snob della sinistra lontana dal potere. Non possiamo dimenticare quello che negli ultimi tempi ha scritto su 'Repubblica', a proposito delle istituzioni musicali, per le quali vanta una certa competenza, già espressa in qualche saggio e in quelle sue trasmissioni, per superintelligenti , a Rai Tre, ' L'amore è un dardo'.
Baricco scriveva che i teatri, case del melodramma che il mondo ci invidia e per il quale soprattutto ci conosce e che, ancora oggi, ama, forse più di quanto l'amiamo noi stessi, andrebbero chiusi, perché sanno di vecchio, e quei soldi a loro destinati, tanti in termini assoluti, girati alla televisione, unica vera espressione di cultura popolare di oggi, come esattamente due o tre secoli fa lo fu il melodramma.
Capito quali chiari di luna ci attendono con il fighetto di sinistra Baricco ministro? Noi tifiamo per Farinetti e Orfini.
Alla fine Baricco, interpellato direttamente da Renzi, sì è chiamato fuori, rinunciando definitivamente alla sua candidatura a Ministro della cultura. Per noi è una buona notizia.
A che serve conoscere i compensi dei manager musicali?
La curiosità di sapere quanto guadagnano coloro che, in Italia, gestiscono la musica, se non porta con sè anche qualche riflessione,seguita da necessaria risoluzione, è assolutamente vana. abbiamo, intanto, appreso che Lissner è il più pagato con oltre 500.000 Euro - più di qualunque altro manager di grande istituzione musicale in Europa - come riporta il sito del teatro milanese - a proposito di siti ve ne sono tanti di istituzioni musicali medie che ancora non si decidono a mettere in rete i dati, come vuole la legge; che aspettano? - mentre il sito del Ministero riporta una cifra quasi doppia : 800.000 Euro (diamo cifre arrotondate per eccesso o difetto, tanto la solfa non cambia). Segue a ruota Bruno Cagli dell'Accademia di Santa Cecilia, con 300.000 Euro - evidentemente seccato di dover rivelare il suo compenso sinceramente enorme, ha fatto sapere che quel compenso è la somma dei compensi per le due cariche che egli riunisce nella sua persona : sovrintendente e direttore artistico. E se fosse stato anche direttore generale, avremmo avuto un'altra aggiunta? Il guaio è che, a detta del Sole 24 Ore, la direzione artistica di santa Cecilia sarebbe fra le più popolate di dirigenti e dunque in assoluto la più costosa, nonostante il direttore artistico/sovrintendente. E se fosse stato un teatro, invece che una istituzione sinfonica, quanto sarebbe costata la nostra amata Santa Cecilia? Dopo La Scala, perciò, Santa Cecilia, almeno ora, perché se le statistiche le avessimo fatte qualche mese fa, vi avremmo messo al secondo posto l'ing. Francesca Colombo, milanese, sovrintendente al Maggio Fiorentino per volontà di Renzi e suggerimento di alcuni salotti milanesi, invisi a qualche frangia della sinistra chic, che aveva un compenso di 300.000 Euro, solo per la fare la sovrintendessa.
Dopo Milano e Roma c'è Verona: Girondini, per grazia di Tosi suo sindaco e benefattore, guadagna 250.000 Euro; subito dopo Vergnano a Torino che in una quindicina d'anni al vertice del Regio, ha raggiunto la bella somma di quasi 190.000 Euro: per anno, s'intende.
E, infine, un gruppo di sovrintendenti, a partire da quello della Fenice, Chiarot, che sta fra i 160.000 e 170.000. Il quale compenso ci sembra adeguato alle responsabilità ed alla mole di lavoro che comporta la reggenza dei teatri - un mondo in continua fibrillazione.
Ve ne sono, ruota di scorta virtuosa, alcuni altri il cui compenso è ancora inferiore, solitamente si tratta di teatri che hanno bilanci disastrati, nonostante il fondo Bray e che quindi sarebbe davvero stonato se avessero al vertice un manager superpagato.
Mancano a quest'appello sommario alcuni casi.
Fuortes che dall'Opera di Roma prende solo 13.000 Euro, ma ne prende ben 230.000 da Musica per Roma; Fontana che al Regio di Parma ha un compenso di 140.000 Euro, nonostante che l'attività del teatro parmense sia inferiore a quella già abbastanza diradata della quasi totalità dei teatri; e ci manca ancora di sapere quale compenso si dà Mauro Meli che ha fatto ritorno a Cagliari, dopo la prima esperienza conclusa su una voragine di debiti; come anche Biscardi, al Petruzzelli da pochi giorni.
Infine ci sono teatri commissariati che presentano ulteriori anomalie. A Napoli, ad esempio, c'è il Commissario (che presta la sua attività gratis) ma resistono sia sovrintendente che direttore artistico; a Palermo il Commissario lavora anch'egli gratis; mentre il Commissario di Firenze, Bianchi, voluto dal sindaco Renzi è l'unico a percepire un emolumento pari a quello dei sovrintendenti.
Ciò detto, il costo di un sovrintendente è quello che ci raccontano i loro compensi? Affatto. Essi godono anche di benefit non irrilevanti (casa, macchina ecc...) che vanno ad aggiungersi ai compensi e che non si fa obbligo di dichiarare, consentendo quindi un bilancio 'falso' dei rispettivi teatri.
I direttore artistici, altra figura apicale delle istituzioni musicali, viaggiano - almeno quelli delle istituzioni più prestigiose - fra i 130.000 e 140.000 Euro, con la sola eccezione della Fenice , il cui direttore artistico, è per lo stipendio, alla pari del sovrintendente. Gli altri un pò meno, salvo alcuni, come Bologna , che non arrivano a guadagnare quella cifra, ma una molto inferiore (sui 70.000 Euro).
Poi ci sono i capi degli Uffici Stampa. Diciamo che la media è di 80.000 Euro; ad eccezione di qualcheduno che guadagna molto di più, e taluni proprio in casi in cui la buona stampa i teatri se la sono assicurata attraverso altre vie. E su questo il sovrintendente della Fenice, in una bella intervista rilasciata a Music@, ha messo in guardia dalle stagioni che si fanno belle 'con le rassegne stampa'- non sempre affidabili , voleva dire il sovrintendente veneziano - piuttosto che con i bilanci in ordine e indici di produttività nella media dei teatri europei.
Al termine di tale fatica ragioneristica, sarebbe opportuno tirare le somme. Ma non spetta a noi farlo, dovrebbe farlo il ministero, allineando i compensi. Non sarebbe compito neanche degli amministratori locali perché - come nel caso di Milano - sono stati loro ad offrire il companatico a Lissner quando l'hanno voluto; e neppure i vari consigli di amministrazione che - alla stregua dei politici nostrani - si aumentano gli stipendi alla faccia del popolo che soffre ( lo fece anche l'integerrimo, venerato Luciano Berio appena insediato a santa Cecilia, ritenendo il suo compenso, e gli annessi benefit, non all'altezza del suo rango, e senza che nessuno protestasse).
DEVE intervenire il ministero che dà i soldi - solo il ministero può farlo - a mettere ordine e ad allineare i compensi a quelli medi, tagliando con decisione le punte, assolutamente INGIUSTIFICATE. Lo farà? Potrà farlo il direttore generale dello Spettacolo, Nastasi, che ha uno stipendio non lontanissimo da quello di Lissner? Il pesce, si dice, puzza dalla testa.
Dopo Milano e Roma c'è Verona: Girondini, per grazia di Tosi suo sindaco e benefattore, guadagna 250.000 Euro; subito dopo Vergnano a Torino che in una quindicina d'anni al vertice del Regio, ha raggiunto la bella somma di quasi 190.000 Euro: per anno, s'intende.
E, infine, un gruppo di sovrintendenti, a partire da quello della Fenice, Chiarot, che sta fra i 160.000 e 170.000. Il quale compenso ci sembra adeguato alle responsabilità ed alla mole di lavoro che comporta la reggenza dei teatri - un mondo in continua fibrillazione.
Ve ne sono, ruota di scorta virtuosa, alcuni altri il cui compenso è ancora inferiore, solitamente si tratta di teatri che hanno bilanci disastrati, nonostante il fondo Bray e che quindi sarebbe davvero stonato se avessero al vertice un manager superpagato.
Mancano a quest'appello sommario alcuni casi.
Fuortes che dall'Opera di Roma prende solo 13.000 Euro, ma ne prende ben 230.000 da Musica per Roma; Fontana che al Regio di Parma ha un compenso di 140.000 Euro, nonostante che l'attività del teatro parmense sia inferiore a quella già abbastanza diradata della quasi totalità dei teatri; e ci manca ancora di sapere quale compenso si dà Mauro Meli che ha fatto ritorno a Cagliari, dopo la prima esperienza conclusa su una voragine di debiti; come anche Biscardi, al Petruzzelli da pochi giorni.
Infine ci sono teatri commissariati che presentano ulteriori anomalie. A Napoli, ad esempio, c'è il Commissario (che presta la sua attività gratis) ma resistono sia sovrintendente che direttore artistico; a Palermo il Commissario lavora anch'egli gratis; mentre il Commissario di Firenze, Bianchi, voluto dal sindaco Renzi è l'unico a percepire un emolumento pari a quello dei sovrintendenti.
Ciò detto, il costo di un sovrintendente è quello che ci raccontano i loro compensi? Affatto. Essi godono anche di benefit non irrilevanti (casa, macchina ecc...) che vanno ad aggiungersi ai compensi e che non si fa obbligo di dichiarare, consentendo quindi un bilancio 'falso' dei rispettivi teatri.
I direttore artistici, altra figura apicale delle istituzioni musicali, viaggiano - almeno quelli delle istituzioni più prestigiose - fra i 130.000 e 140.000 Euro, con la sola eccezione della Fenice , il cui direttore artistico, è per lo stipendio, alla pari del sovrintendente. Gli altri un pò meno, salvo alcuni, come Bologna , che non arrivano a guadagnare quella cifra, ma una molto inferiore (sui 70.000 Euro).
Poi ci sono i capi degli Uffici Stampa. Diciamo che la media è di 80.000 Euro; ad eccezione di qualcheduno che guadagna molto di più, e taluni proprio in casi in cui la buona stampa i teatri se la sono assicurata attraverso altre vie. E su questo il sovrintendente della Fenice, in una bella intervista rilasciata a Music@, ha messo in guardia dalle stagioni che si fanno belle 'con le rassegne stampa'- non sempre affidabili , voleva dire il sovrintendente veneziano - piuttosto che con i bilanci in ordine e indici di produttività nella media dei teatri europei.
Al termine di tale fatica ragioneristica, sarebbe opportuno tirare le somme. Ma non spetta a noi farlo, dovrebbe farlo il ministero, allineando i compensi. Non sarebbe compito neanche degli amministratori locali perché - come nel caso di Milano - sono stati loro ad offrire il companatico a Lissner quando l'hanno voluto; e neppure i vari consigli di amministrazione che - alla stregua dei politici nostrani - si aumentano gli stipendi alla faccia del popolo che soffre ( lo fece anche l'integerrimo, venerato Luciano Berio appena insediato a santa Cecilia, ritenendo il suo compenso, e gli annessi benefit, non all'altezza del suo rango, e senza che nessuno protestasse).
DEVE intervenire il ministero che dà i soldi - solo il ministero può farlo - a mettere ordine e ad allineare i compensi a quelli medi, tagliando con decisione le punte, assolutamente INGIUSTIFICATE. Lo farà? Potrà farlo il direttore generale dello Spettacolo, Nastasi, che ha uno stipendio non lontanissimo da quello di Lissner? Il pesce, si dice, puzza dalla testa.
giovedì 13 febbraio 2014
Nazionale Accademia Filarmonica di Santa Cecilia Romana
L'annuncio è sensazionale, di quelli che uno mai avrebbe immaginato. Stanno per fondersi in una, due delle più celebri e storiche accademie musicali italiane. L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l'Accademia Filarmonica Romana. Assumeranno, una volta fuse, la seguente denominazione , che non fa torto a nessuna: Nazionale Accademia Filarmonica di Santa Cecilia Romana. Nessuna delle due ha dovuto rinunciare, nella nuova denominazione che sancisce il matrimonio, neanche ad una virgola.
Intanto s'è proceduto ad unificare i rispettivi organi di gestione, che risultano così composti:
Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Cagli presidente;
Dall'Ongaro vicepresidente
D'Amico consigliere
Carli Ballola consigliere
Panni accademico
Baratta consigliere Amici di santa Cecilia
Accademia Filarmonica Romana
Baratta presidente
D'Amico vicepresidente
Dall'Ongaro consigliere
Carlo Ballola consigliere
Panni consigliere
Cagli accademico, già direttore artistico
Stanno trattando, per mettere in comune anche l'attuale presidente degli Amici di Santa Cecilia, che è il ministro Fabrizio Saccomanni.
Per questo sono in atto consultazioni febbrili, perchè i consiglieri dell'Accademia Filarmonica Romana, mandano a dire ai consiglieri dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia - che sono poi gli stessi - attraverso raccomandate con ricevute di ritorno, per non essere accusati di brogli, che è loro intenzione inaugurare una 'Compagnia dell'Accademia Filarmonica Romana', attribuendone la presidenza al Saccomanni.
Quando anche a questo secondo atto sarà dato corso, dopo l'unificazione degli organi di gestione, il passo successivo sarà quello di unificare le stagioni, facendo fare all'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia un concerto, ogni quindici giorni, al Teatro Olimpico, sede dell'ex Accademia Filarmonica Romana. Nel tal caso l'orchestra sarà diretta, oltre che da Antonio Pappano, da Marcello Panni che è 'Accademico' dell'Accademia nazionale Santa Cecilia e 'consigliere' dell'Accademia Filarmonica Romana.
Intanto s'è proceduto ad unificare i rispettivi organi di gestione, che risultano così composti:
Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Cagli presidente;
Dall'Ongaro vicepresidente
D'Amico consigliere
Carli Ballola consigliere
Panni accademico
Baratta consigliere Amici di santa Cecilia
Accademia Filarmonica Romana
Baratta presidente
D'Amico vicepresidente
Dall'Ongaro consigliere
Carlo Ballola consigliere
Panni consigliere
Cagli accademico, già direttore artistico
Stanno trattando, per mettere in comune anche l'attuale presidente degli Amici di Santa Cecilia, che è il ministro Fabrizio Saccomanni.
Per questo sono in atto consultazioni febbrili, perchè i consiglieri dell'Accademia Filarmonica Romana, mandano a dire ai consiglieri dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia - che sono poi gli stessi - attraverso raccomandate con ricevute di ritorno, per non essere accusati di brogli, che è loro intenzione inaugurare una 'Compagnia dell'Accademia Filarmonica Romana', attribuendone la presidenza al Saccomanni.
Quando anche a questo secondo atto sarà dato corso, dopo l'unificazione degli organi di gestione, il passo successivo sarà quello di unificare le stagioni, facendo fare all'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia un concerto, ogni quindici giorni, al Teatro Olimpico, sede dell'ex Accademia Filarmonica Romana. Nel tal caso l'orchestra sarà diretta, oltre che da Antonio Pappano, da Marcello Panni che è 'Accademico' dell'Accademia nazionale Santa Cecilia e 'consigliere' dell'Accademia Filarmonica Romana.
mercoledì 12 febbraio 2014
Dai, Bray, facci vedere come riformi il ministero
Ieri il ministro Bray ha riunito a Roma i sovrintendenti delle fondazioni liriche italiane, quelle additate dal pubblico come spendaccione - qualche colpa, più d'una certamente ce l'hanno, ma oggi c'è poco da spendere, non si hanno neanche i soldi per pagare gli stipendi, e senza il fondo istituito dal Ministro parecchie di esse, quantomeno una bella percentuale, sarebbe stata costretta a portare i libri contabili al ministero e chiedere il fallimento - per insegnare loro come risparmiare. In sala riunioni hanno fatto il loro ingresso dei debuttanti: Fuortes a a capo dell'Opera di Roma; Meli tornato a dirigere il Teatro Comunale di Cagliari - in riconoscimento della precedente buona amministrazione; e Biscardi che dopo Cagliari a Bologna ( Orchestra Mozart) si è insediato al Petruzzelli, sulla poltrona di sovrintendente lasciata libera dal commissario Fuortes che, se fosse dipeso da lui, l'avrebbe mantenuta accanto a quella di sovrintendente dell'Opera, come del resto continua a mantenere quella di amministratore delegato dell'Auditorium. Biscardi fra tutti è l'unico debuttante nel ruolo di amministratore, avendo sempre fatto il direttore artistico a Cagliari, dai tempi di Meli.
Naturalmente si sono parlati fra loro. Sono cominciate le grandi manovre e gli spifferi sulle prossime partenze. Lissner ormai è metà a Milano, ma l'altra metà è già a Parigi, non si porta con sé l'attuale cooordinatore artistico, mentre sta facendo lavorare anche per Parigi 'el Greco'- così chiamato per la sua nazionalità, - l' esperto di canto, che è il vero motore della dirigenza vocale del teatro milanese.
Ma l'interesse dell'incontro stava nella rivoluzionaria proposta del ministero per far risparmiare le fondazioni. La ricetta proposta è la seguente: se voi fondazioni vi parlate fra di voi al momento della programmazione, e mettete in atto coproduzioni, risparmiate. Tutti hanno convenuto che il sistema proposto dal ministero era davvero rivoluzionario ed innovativo.
Ciò che non si è detto, ma trattasi di particolare ininfluente, è che non si può andare avanti a spendere per gli allestimenti, dicendo che 'essendo in tanti a produrre si risparmia'. Perchè occorre sempre e comunque risparmiare sugli allestimenti, sui cui costi c'è grande disparità fra teatro e teatro, dove vi sono teatri che producono allestimenti costosissimi, ed altri che per ogni produzione si attestano intorno ai 200.000 Euro. Così, solo così ci sarebbe un vero risparmio, in caso di coproduzione. Se invece si continua a produrre a colpi di 800.000,1.000.000 per allestimento, poco potrà fare una coproduzione, per la voce 'abbattimento dei costi'.
Bray, appena dieci mesi dopo aver assunto l'incarico di ministro del governo Letta, fa le valigie e torna al suo lavoro precedente alla Treccani ed al Festival della Taranta, in Puglia. Buon viaggio!
Naturalmente si sono parlati fra loro. Sono cominciate le grandi manovre e gli spifferi sulle prossime partenze. Lissner ormai è metà a Milano, ma l'altra metà è già a Parigi, non si porta con sé l'attuale cooordinatore artistico, mentre sta facendo lavorare anche per Parigi 'el Greco'- così chiamato per la sua nazionalità, - l' esperto di canto, che è il vero motore della dirigenza vocale del teatro milanese.
Ma l'interesse dell'incontro stava nella rivoluzionaria proposta del ministero per far risparmiare le fondazioni. La ricetta proposta è la seguente: se voi fondazioni vi parlate fra di voi al momento della programmazione, e mettete in atto coproduzioni, risparmiate. Tutti hanno convenuto che il sistema proposto dal ministero era davvero rivoluzionario ed innovativo.
Ciò che non si è detto, ma trattasi di particolare ininfluente, è che non si può andare avanti a spendere per gli allestimenti, dicendo che 'essendo in tanti a produrre si risparmia'. Perchè occorre sempre e comunque risparmiare sugli allestimenti, sui cui costi c'è grande disparità fra teatro e teatro, dove vi sono teatri che producono allestimenti costosissimi, ed altri che per ogni produzione si attestano intorno ai 200.000 Euro. Così, solo così ci sarebbe un vero risparmio, in caso di coproduzione. Se invece si continua a produrre a colpi di 800.000,1.000.000 per allestimento, poco potrà fare una coproduzione, per la voce 'abbattimento dei costi'.
Bray, appena dieci mesi dopo aver assunto l'incarico di ministro del governo Letta, fa le valigie e torna al suo lavoro precedente alla Treccani ed al Festival della Taranta, in Puglia. Buon viaggio!
Iscriviti a:
Post (Atom)