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sabato 9 settembre 2017

Ernesto Palacio è il nuovo sovrintendente del Rossini Opera Festival

Ernesto Palacio, già cantante, proprietario e gestore di una agenzia di rappresentanza di artisti,  nominato direttore artistico del ROF alla morte di Alberto Zedda, è stato nominato dagli organi della Fondazione presieduta dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, nuovo sovrintendente, succedendo a Gianfranco Mariotti che si è dimesso dopo i rilievi della Corte dei Conti sul suo contratto, dopo 38 anni ininterrotti alla guida del festival.

Tutti si sono subito precipitati a dichiarare che Mariotti, il patriarca, resta una ricchezza del festival e non  solo un costo - come faceva pensare il suo compenso - ed anche che resta a disposizione per qualunque cosa, data la sua vasta esperienza. Naturalmente Palacio ha ringraziato e s'è detto onorato della nomina.

 Ma ora Palacio dovrà dimostrare di essersi meritato anche il nuovo incarico, perchè non ci metteranno molto a farlo fuori se non si dimostrerà all'altezza,  non avendo a Pesaro le radici e le aderenze che poteva vantare Mariotti, anche se la sua agenzia  rappresenta tuttora il giovane Mariotti, direttore d'orchestra, il quale farebbe meglio a cambiare agente.

Auguri al nuovo sovrintendente Ernesto Palacio.

mercoledì 23 agosto 2017

Simona Barabesi licenziata dal Rossini Opera Festival. Forse è la ragione che potrebbe spiegare il silenzio della stampa nazionale sul festival pesarese

Nei giorni scorsi, come facciamo puntualmente da parecchi anni a questa parte, ci siamo occupati del Rossini Opera Festival, prendendo in esame il 'via libera' dato dalla papessa del giornalismo italiano, Natalia Aspesi, al festival rossiniano. La quale - sottolineavamo - per la prima volta, dopo molti anni, su Repubblica, non aveva tessuto l'annuale panegirico del sovrintendente Gianfranco Mariotti, eterno nel suo ruolo direttivo, e neppure la bontà della grande cena che ogni anno la famiglia Tittarelli organizza nella sua villa pesarese. Mentre s'era soffermata, lei milanese, a sottolineare il biondo 'tinto' dei capelli di Roberto Abbado, della celebre famiglia, come anche il suo braccio rotto che lo avrebbe costretto a dirigere con il restante braccio e il ciuffo di capelli, biondo tinto.

Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che  Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.

 'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece  accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.

La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è  sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.

Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.

Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.

Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità,  quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.

mercoledì 17 maggio 2017

PASSIONI: Aldo Grasso, Natalia Aspesi ecc...

Se non vi è ancora capitato di leggerne, della smodata passione di Grasso per Camurri, non vi resta che attendere la prossima volta, quando Aldo Grasso, senza possibilità di smentite o ripensamenti, confesserà, per l'ennesima volta, la sua passione travolgente per  Edoardo Camurri, per la sua bravura beninteso.
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso  la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico  più incontentabile d'Italia  sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi,  fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
 Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?

Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
 Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste,  oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là,  ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai  un ripensamento,  perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.

Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico,  neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai  l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se  non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...

lunedì 22 agosto 2016

Natalia Aspesi, sul ROF ( Rossini Opera festival) ha sempre ragione

Alla vigilia del 'Rossini Opera festival' abbiamo letto con l'attenzione di sempre - di ogni anno per ogni edizione - i suoi pronostici positivissimi seguiti dall'immancabile elogio della famiglia Mariotti, sempre più numerosa e più presente  nella rassegna pesarese ( infatti ora si è aggiunta anche la nuora del rampollo direttore d'orchestra) il cui patriarca, il dott. Gianfranco, è al vertice del festival dalla prima edizione, e cioè da 37 anni, anomalia tollerata in Italia (ma solo in Italia) di  un sovrintendente a capo di istituzione pubblica; cosa abbastanza normale in una impresa privata i cui proprietari restano in sella finchè lo desiderano o vita natural durante.
 Passiamo sopra tale anomalia, considerata 'felice, benedetta e salutare', dalla Aspesi, per darvi conto del bilancio finale del festival che, come aveva annunciato alla vigilia la giornalista sempre bene informata, avrebbe superato quest'anno per affluenza di pubblico e, conseguentemente, per mole di incassi, ogni pur rosea previsione.
Come dovevasi verificare, quest'anno 'si è registrato il record di incassi ( 1.150.000 Euro; 1.000.000 circa l'anno scorso) e un  numero di presenze ( 17.250; l'anno scorso 16.000) mai raggiunto nella storia recente della rassegna. La percentuale di stranieri - continua il comunicato - del 71%, ai primi posti Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna'.
 Fin qui il comunicato che però tace dell'assenza quasi totale del festival dai maggiori quotidiani italiani, come  era accaduto anche l'anno scorso. Ma si tratta di poca cosa, quando i teatri e le sale sono piene. Dei giornali possiamo fottercene bellamente.
 Appuntamento alla prossima edizione con l'apertura della 'porta santa rossiniana' da parte di Natalia, la 'papessa' di Pesaro.

martedì 9 agosto 2016

Al Rossini Opera Festival dà il via Natalia Aspesi

Con l'apertura della porta 'pesarese' affidata come sempre alla 'papessa' di fede rossiniana, Natalia Aspesi, che dalla prima edizione non ne ha mancata una, anche per presenziare alla tradizionale apertura della porta dedicata,  la 36° edizione del ROF può cominciare.
 Molte le novità di questa edizione, secondo la Aspesi, riconosciuta 'papessa' anche del giornalismo italiano.
 L'inaugurazione, che Lei ha  visto all'anteprima, è con  un titolo poco frequentato di Rossini, La donna del lago' - che nel suo giornale, La repubblica, è diventata 'ragazza' - già presentata a Pesaro, la prima volta molti anni fa (anni Ottanta), e che segnò la fulminea ascesa del podio di Maurizio Pollini e l'altrettanto fulminea ridiscesa. Quest'anno tutta un'altra musica, perchè sul podio  non c'è Pollini, ma Michele Mariotti, volto nuovo in quel di Pesaro che a detta di Carlo Fuortes, suggeritore della Aspesi ed uno che di direttori se ne intende, è il 'primo dei giovani direttori' (forse voleva dire il 'numero uno'). Che, prima di dirigere a Pesaro, ha diretto alla Scala e poi è diventato stabile a Bologna, da dove si porta a Pesaro anche l'orchestra,  per la gioia di papà Gianfranco,  'unico caso in Italia di un sovrintendente che è al timone del festival dall'inizio'. Una permanenza che per la Aspesi suona titolo di merito, per noi no, perchè pensiamo che dopo 37 primavere aggiunte a quelle sue anagrafiche precedenti, sarebbe ora che mollasse il timone, magari diventando presidente 'onorario a vita' della Fondazione che governa il festival, e nella quale da quest'anno è entrata anche Federica Tittarelli, naturalizzata romana, ma pesarese d'origine, nella cui villa di famiglia - come ci informa puntualmente la Aspesi, dandoci notizia della novità, si è svolta una sontuosa cena, alla fine della recita ( quest'anno anche la villa degli 'hermes' di Pesaro, i Ratti,  ha ospitato un secondo ricevimento).
 Lo spettacolo affidato a  quel diavoletto di  Damiano Michieletto, era di 'altissimo livello'- come ha suggerito alla Aspesi un altro che se ne intende, Alessio Vlad, in missione 'artistica' a Pesaro con Fuortes (la presenza della coppia dell'Opera di Roma in missione a Pesaro ci fa venire in mente un'altra gloriosa (?) missione, raccontataci  da Valerio Cappelli sul 'Corriere', quella di Catello De Martino, inglorioso(!) sovrintendente dell'Opera, al Concerto di Capodanno a Vienna, qualche anno fa) forse per ingaggiare per le prossime stagioni il 'primo dei giovani direttori', l'ancora giovane Mariotti,  magari in compagnia di sua moglie, cantante russa ormai celebre ('molto carina, con vitino di vespa e gambe perfette, voce sexy, disinvoltura ed ironia di attrice, è ormai una grande star', parola di Natalia ) conosciuta proprio in un festival pesarese, Olga Peretyatko, la cui presenza a Pesaro non poteva sfuggire all'occhio acuto della Aspesi che, anche per questo, ha dovuto citare il secondo titolo in cartellone e cioè Il Turco in Italia, visto anche questo secondo in anteprima.
 Chiude il reportage la Aspesi con un 'ultima notizia che ci procura grande piacere, e cioè che "quest'anno, malgrado la drammatica situazione internazionale, sono aumentati gli spettatori, soprattutto stranieri". E se il buon giorno si vede dal mattino, che scriverà a chiusura del festival?