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domenica 7 gennaio 2018

Musica, 'cenerentola' delle arti

In questi giorni molti commentatori si stanno cimentando nell'esame dei risultati, che giudicano sorprendenti, di alcune trasmissioni di 'qualità' in Rai, nel periodo delle feste, appena concluso.  Partendo dalla convinzione  che ,in base agli indici di ascolti, in Italia il pubblico televisivo ama e vede solo cose brutte e sceme. Almeno fino a ieri l'altro.

Poi arriva Bolle con il suo spettacolo di inizio anno, e qualche giorno dopo, il primo dei programmi di Alberto Angela, 'Meraviglie', dedicati alle bellezze italiane e ambedue fanno man bassa di ascolti, come  solitamente fanno gli spettacoli scemi e brutti; e loro, i commentatori, sono costretti a mettere in discussione  tutto il loro sapere e la  filosofia della comunicazione televisiva. Come mai sia Bolle che Angela  raggiungono share al di sopra dei 20%? Cose inaudite e mai viste.

Sarebbe naturalmente il caso che  i dirigenti Rai traessero le necessarie conclusioni e presto, senza che il pubblico televisivo debba attendere il prossimo Natale per vedere cose altrettanto belle.

I 10 milioni circa di telespettatori che hanno fatto i due programmi di cui stiamo parlando  sono un risultato  straordinario che deve far riflettere.

In questa discussione oltre i critici televisivi sono intervenute anche firme importanti,  non di settore, come Natalia Aspesi( Repubblica) e financo Eugenio Scalfari ( su L'Espresso)  che, a dir il vero, si è interrogato su un altro campo,  prossimo ai due più osannati, quello della musica, della quale tutti gli altri si sono dimenticati, a testimoniare che in Italia persiste l'ignoranza e la sottovalutazione del patrimonio di cui lì'Italia dovrebbe andar fiera e dell'incidenza della musica  nei gusti degli italiani.

 Si, tutti si sono dimenticati che nel primo giorno dell'anno, lo stesso in cui, la sera, Bolle ha messo davanti al teleschermo quasi 5.000.000 di telespettatori, i due Concerti di Capodanno ( Venezia e Vienna) hanno avuto anche essi il loro bel successo : oltre 7.000.000  e passa la mattina , e 1.000.000 circa  in serata, nelle repliche dei due concerti.
 Una sola annotazione. Quando il Concerto di Capodanno da Venezia andava più forte di ora
(sebbene quest'anno  abbia riconquistato ascolti, dopo tre anni di perdite), con i suoi 4.700.000 telespettatori (come Bolle),  quel concerto fu il programma più visto del primo giorno dell'anno, stravincendo anche sul film 'La vita è bella' trasmesso in serata, e risultando il concerto classico più visto in assoluto della tv italiana.

Dunque ai 10.000.000 circa di telespettatori di Bolle e Angela, ne vanno aggiunti almeno altri 8.000.000 per i due Concerti di Capodanno. Nel giro di una settimana, quasi 18.000.000 di telespettatori hanno scelto di vedere ed ascoltare non cose sceme ed inutili oltre che brutte, ma  musica, danza,  e meraviglie italiane.

 Che si aspetta allora in tv, a cambiar musica - è proprio il caso di dirlo? Noi lo abbiamo scritto  qualche giorno fa, ma in proposito dalla Rai nessun segnale, oltre il vanto, della tv pubblica, di produrre programmi di qualità. Semel in anno, quasi una pazzia.

mercoledì 25 ottobre 2017

Il Fatto Quotidiano anticipa il nuovo libro di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione: CONTRO LE MOSTRE. E contro la Biennale guidata da Baratta

Fa bene il quotidiano diretto da Travaglio a pubblicare alcuni estratti del nuovo libro a firma Montanari-Trione, dedicato lal mondo dell'arte, dal significativo e chiarissimo titolo Contro le mostre.
Dove si comincia dall'analisi  impietosa di Mario Vargas Llosa della Biennale veneziana, che, da qualche anno,  accoglie "molta più frode e imbroglio, che serietà,che profondità", offrendo uno spettacolo talvolta "noioso, addirittura "farsesco e desolato", rivelando la " terribile orfanità di idee, di cultura... di abilità artigianale, di autenticità, di integrità, che caratterizza buona parte dell'attività artistica di oggi".
 Strano verrebbe da dire a Vargas Llosa, se poi tanti giornalisti, anche autorevoli, addirittura mitici,  autentici monumenti - e penso alla Aspesi , tanto per fare un  nome, ma non è l'unica -  si prodigano in panegirici delle mostre, dei suoi direttori, e del suo suo presidente, Paolo Baratta, riconfermato per troppe volte dai ministri della sua stessa compagnia di giro, nonostante che lo Statuto preveda che il presidente non possa andare oltre i due mandati, e Baratta è invece al quarto o quinto.

Penserete: che c'entra il presidente con i direttori delle sezioni e con i loro progetti? C'entra perchè i direttori li nomina lui, e all'unisono con loro è responsabile dei progetti. Ed è responsabile al punto che pur essendo arrivato ancora ad un'altra scadenza del suo mandato, l'ennesima, ha prorogato i direttori di alcune sezioni, nel timore che il suo successore ne nomini altri; e si è spinto anche a nominarne di nuovi  anche per gli anni in cui non ci dovrebbe essere più lui a guidare la istituzione veneziana.

Inutile sottolineare che Baratta gode del favore e della copertura di Franceschini, con il quale - ed anche forse con Renzi - è perfettamente allineato ideologicamente, e diciamo, più banalmente, anche politicamente.

Noi andiamo scrivendo da molto tempo, senza entrare nel merito che lasciamo a chi, come Montanari se ne intende più di noi, che un paese di sessanta milioni di abitanti che non riesce a trovare un sostituto di Baratta, come di altri dinosauri che scorrazzano nei territori della cultura da troppi anni, quando si sa che la permanenza  a lungo in uno stesso incarico per molti anni genera molti vizi e nessuna virtù - non è un paese normale.

Ma, evidentemente, le ragioni per cui Baratta non lo si fa schiodare da Venezia sono tante e più convincenti  di quelle che consiglierebbero un  normale avvicendamento. E Montanari scrive, a proposito, che lui e Franceschini di favori vicendevoli se ne fanno. Baratta ha presieduto le commissioni per la scelta dei direttori dei musei italiani più importanti. Criticatissime per il sistema con cui sono avvenute le selezioni, al punto che l'espertissimo Baratta, ha dichiarato idonei facendoli poi insediare da Franceschini, studiosi che, prima di giungere in Italia, non avevano avuto altrove e in nessun altro caso esperienze di lavoro in istituzioni di pari grado o addirittura di grado superiore. Insomma Baratta, lascia intendere Montanari, d'accordo con Franceschini, ha promosso persone con  titoli ed esperienze  NON adeguati. Perchè? Vallo a sapere... ma forse un giorno lo si saprà.

Del resto della tecnica di nomina  che se ne fotte di capacità, professionalità ed esperienza, il ministero di Franceschini (e dei suoi predecessori), è maestro. Basta scorrere i nomi dei componenti le commissioni consultive dei vari settori del Ministero per averne una prova lampante. Il Ministero fa un bando e poi fra coloro che hanno inviato il curriculum  nomina quelli meno idonei ma più docili e succubi. E, per questo, la mancanza di esperienza,  di professionalità e  della capacità di giudizio diventano punti a loro favore.

La giusta risposta a tale promozione immeritata l'ha data di recente il direttore del più importante museo italiano, gli Uffizi di Firenze, il quale ha già annunciato che alla fine del suo mandato triennale - che sarà nel 2019 (?) - lascerà Firenze per andare a dirigere il Museo statale di Vienna, certamente meno importante degli Uffizi.

 E così quel direttore degli Uffizi, 'graziato' da Baratta e Franceschini, gli volta le spalle e se ne va: giusta ricompensa che ben gli sta!

mercoledì 23 agosto 2017

Simona Barabesi licenziata dal Rossini Opera Festival. Forse è la ragione che potrebbe spiegare il silenzio della stampa nazionale sul festival pesarese

Nei giorni scorsi, come facciamo puntualmente da parecchi anni a questa parte, ci siamo occupati del Rossini Opera Festival, prendendo in esame il 'via libera' dato dalla papessa del giornalismo italiano, Natalia Aspesi, al festival rossiniano. La quale - sottolineavamo - per la prima volta, dopo molti anni, su Repubblica, non aveva tessuto l'annuale panegirico del sovrintendente Gianfranco Mariotti, eterno nel suo ruolo direttivo, e neppure la bontà della grande cena che ogni anno la famiglia Tittarelli organizza nella sua villa pesarese. Mentre s'era soffermata, lei milanese, a sottolineare il biondo 'tinto' dei capelli di Roberto Abbado, della celebre famiglia, come anche il suo braccio rotto che lo avrebbe costretto a dirigere con il restante braccio e il ciuffo di capelli, biondo tinto.

Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che  Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.

 'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece  accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.

La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è  sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.

Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.

Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.

Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità,  quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.

mercoledì 17 maggio 2017

PASSIONI: Aldo Grasso, Natalia Aspesi ecc...

Se non vi è ancora capitato di leggerne, della smodata passione di Grasso per Camurri, non vi resta che attendere la prossima volta, quando Aldo Grasso, senza possibilità di smentite o ripensamenti, confesserà, per l'ennesima volta, la sua passione travolgente per  Edoardo Camurri, per la sua bravura beninteso.
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso  la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico  più incontentabile d'Italia  sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi,  fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
 Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?

Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
 Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste,  oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là,  ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai  un ripensamento,  perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.

Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico,  neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai  l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se  non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...

domenica 18 settembre 2016

Perchè mi domandano solo delle 'patate' in mostra a Venezia, e non dei film della Mostra - ha lamentato Natalia Aspesi in un corsivo

La Aspesi che, a Venezia , nelle giornate della Mostra del cinema c'è andata per vedere i film in concorso ed anche per una breve vacanza, è forse l'unica a non aver visto le due 'patate' una in rosso e l'altra in arancione che sfilavano sul red carpet; e perciò, quando dal parrucchiere - che certamente non  è  nella Chinatown milanese - le hanno chiesto delle 'patate' veneziane, è caduta dalle nuvole. E, non avendo letto i giornali a Venezia - dove risiedeva non aveva edicole a portata di mano -  non sapeva neppure di quali 'patate'  le domandassero, anzi sì è dovuta far spiegare e raccontare per filo e per segno la marcia trionfale delle patate sul red carpet, di cui le sue interlocutrici sapevano tutto, anche nome e cognome- delle patate? - e ne ha riferito ieri in un corsivo.

Sempre ieri, una trasmissione delle reti berlusconiane ha creduto necessario inserire, tra una storia lacrimevole e l'altra, in seguito al clamore suscitato dall'episodio veneziano e dal corsivo della Aspesi, la cronistoria delle patate trionfatrici,  con qualche punta di ironia,  sulla Aspesi, l'unica in Italia a non sapere dell'accaduto a Venezia.
 Fuor di metafora, le patate che hanno sfilato a Venezia, non sono quel ricco e saporito tubero importato in Italia da Colombo, che si può gustare in tutte le salse, ed anche al naturale, bensì  quel 'frutto' femminile proibito che nei secoli s'è guadagnato  una sfilza di nomi fantasiosi, e che i veli rosso o arancione delle signorine hanno svelato agli occhi dei presenti.
La Aspesi, innocente, si chiede con grande meraviglia come mai nessuna delle frequentatrici del suo parrucchiere, e noi immaginiamo anche nessuna delle signore milanesi che Lei solitamente frequenta, le abbiano chiesto dei film, e neanche di quello che ha vinto il 'Leone  d'oro'.

Noi, modestamente, una spiegazione possiamo fornirgliela, se lo desidera; sempre che  da noi l'accetti. Ed è semplice.
I film, specie se non commerciali, non contano un tubo, non fanno notizia - lo fanno nei giornali ma solo durante la mostra, poi niente più - non importano a nessuno, come non importa a nessuno quanto avviene nel mondo della arti ed in quello dello spettacolo dal vivo - pensiamo alla musica, al teatro.
E i giornali, consci del mutamento, lo registrano ed assecondano, senza reagire. Negli ultimi giorni ha fatto clamore l'arrivo in Italia,  a Parma, di un direttore giovane, di appena 26 anni, nient'altro.  L'età è la notizia, nessuna sostanza.
Un novità in teatro o all'opera passa inosservata se non ci infilano dentro qualche scandaletto, di carattere sessuale (  ad esempio un nudo, esattamente come a Venezia le due patate in  bella mostra sul red carpet)  e perciò autori e registi, fattisi furbi, si adeguano.
 Altro non c'è da dire.

martedì 9 agosto 2016

Al Rossini Opera Festival dà il via Natalia Aspesi

Con l'apertura della porta 'pesarese' affidata come sempre alla 'papessa' di fede rossiniana, Natalia Aspesi, che dalla prima edizione non ne ha mancata una, anche per presenziare alla tradizionale apertura della porta dedicata,  la 36° edizione del ROF può cominciare.
 Molte le novità di questa edizione, secondo la Aspesi, riconosciuta 'papessa' anche del giornalismo italiano.
 L'inaugurazione, che Lei ha  visto all'anteprima, è con  un titolo poco frequentato di Rossini, La donna del lago' - che nel suo giornale, La repubblica, è diventata 'ragazza' - già presentata a Pesaro, la prima volta molti anni fa (anni Ottanta), e che segnò la fulminea ascesa del podio di Maurizio Pollini e l'altrettanto fulminea ridiscesa. Quest'anno tutta un'altra musica, perchè sul podio  non c'è Pollini, ma Michele Mariotti, volto nuovo in quel di Pesaro che a detta di Carlo Fuortes, suggeritore della Aspesi ed uno che di direttori se ne intende, è il 'primo dei giovani direttori' (forse voleva dire il 'numero uno'). Che, prima di dirigere a Pesaro, ha diretto alla Scala e poi è diventato stabile a Bologna, da dove si porta a Pesaro anche l'orchestra,  per la gioia di papà Gianfranco,  'unico caso in Italia di un sovrintendente che è al timone del festival dall'inizio'. Una permanenza che per la Aspesi suona titolo di merito, per noi no, perchè pensiamo che dopo 37 primavere aggiunte a quelle sue anagrafiche precedenti, sarebbe ora che mollasse il timone, magari diventando presidente 'onorario a vita' della Fondazione che governa il festival, e nella quale da quest'anno è entrata anche Federica Tittarelli, naturalizzata romana, ma pesarese d'origine, nella cui villa di famiglia - come ci informa puntualmente la Aspesi, dandoci notizia della novità, si è svolta una sontuosa cena, alla fine della recita ( quest'anno anche la villa degli 'hermes' di Pesaro, i Ratti,  ha ospitato un secondo ricevimento).
 Lo spettacolo affidato a  quel diavoletto di  Damiano Michieletto, era di 'altissimo livello'- come ha suggerito alla Aspesi un altro che se ne intende, Alessio Vlad, in missione 'artistica' a Pesaro con Fuortes (la presenza della coppia dell'Opera di Roma in missione a Pesaro ci fa venire in mente un'altra gloriosa (?) missione, raccontataci  da Valerio Cappelli sul 'Corriere', quella di Catello De Martino, inglorioso(!) sovrintendente dell'Opera, al Concerto di Capodanno a Vienna, qualche anno fa) forse per ingaggiare per le prossime stagioni il 'primo dei giovani direttori', l'ancora giovane Mariotti,  magari in compagnia di sua moglie, cantante russa ormai celebre ('molto carina, con vitino di vespa e gambe perfette, voce sexy, disinvoltura ed ironia di attrice, è ormai una grande star', parola di Natalia ) conosciuta proprio in un festival pesarese, Olga Peretyatko, la cui presenza a Pesaro non poteva sfuggire all'occhio acuto della Aspesi che, anche per questo, ha dovuto citare il secondo titolo in cartellone e cioè Il Turco in Italia, visto anche questo secondo in anteprima.
 Chiude il reportage la Aspesi con un 'ultima notizia che ci procura grande piacere, e cioè che "quest'anno, malgrado la drammatica situazione internazionale, sono aumentati gli spettatori, soprattutto stranieri". E se il buon giorno si vede dal mattino, che scriverà a chiusura del festival?

domenica 23 agosto 2015

Che succede al Rossini Opera Festival, oscurato sui giornali italiani?

Sabato si è conclusa l'edizione 2015 del Rossini Opera Festival con lo 'Stabat Mater' diretto da Michele Mariotti. L'edizione di quest'anno ha visto aumentato il pubblico, quasi 16.000 presenze, ed anche le entrate: 1.000.000 circa di Euro. Ed ha visto anche allargata la lista dei paesi dai quali provengono i suoi spettatori come anche i giornalisti ed i direttori di teatro. Praticamente non v'è paese al mondo che non abbia mandato un suo rappresentante fra il pubblico, e giornale straniero che non abbia inviato un suo redattore;  altrettanto numerosi i direttori di teatri e festival stranieri presenti. Insomma il Rossini Opera festival parla straniero - è proprio il caso di dirlo. E gli italiani? Tolta la Aspesi, senza il cui reportage da Pesaro pare che il festival non possa cominciare, i giornali italiani sembrano abbiano, tutti d'accordo, fatto la congiura del silenzio sul più blasonato festival d'opera italiano.
La ragione non sappiamo dirvela; noi constatiamo solo il caso, abbastanza strano per un festival che nei suoi lunghissimi anni di vita è stato un paradiso per  giornalisti  ed improvvisati musicologi. Quest'anno non più. Forse che il Festival non ha acquistato, come negli altri anni, le pagine 'Eventi' sui principali giornali, e per questo i giornali si sono vendicati, ignorandolo?
Sinceramente non possiamo giurare sulla presenza o meno del festival pesarese in quelle pagine,  finte 'redazionali', nelle quali il committente fa scrivere ciò che vuole - giusto, in fondo le paga! - nè osiamo pensare che senza quelle pagine, di colpo, sul più importante festival  operistico italiano  i giornali abbiano fatto cadere il più assordante silenzio. Ed anche su questo scambio orribile -  che sarebbe meglio chiamare: vendetta - non possiamo giurarci, anche se lo temiamo, senza meravigliarci né stupirci più di tanto.
Chi non crede che possano accadere simili cose sulla libera stampa della libera Europa, è pregato di riflettere a due episodi, uno italiano ( una rivista di musica, dedita quasi esclusivamente alle recensioni discografiche, per anni non ha recensito le uscite delle multinazionali del disco, perchè queste non facevano pubblicità su quella rivista. Ora non sappiamo dirvi se continui in tale politica o se sia mutata, perchè le multinazionali hanno ripreso a pagare la pubblicità) e l'altro francese - e riguarda l'Opéra di Parigi che avendo constatato che Le Monde  (sì, crediamo si trattasse proprio de Le Monde) recensiva sempre negativamente i suoi spettacoli, decise di togliere la pubblicità del teatro dal giornale. Dunque accade anche questo sulla libera stampa del vecchio continente  democratico.
 O sarà forse perchè i giornali sono più interessati a parlare d'opera, quando c'è una regia nuova, meglio se rivoluzionaria - come ad esempio è stata quella, a Taormina, del grande regista Stinchelli che ha aperto la 'Traviata' con la bella soprano straniera nuda, dalla testa ai piedi, davanti ad uno specchio, anche se di spalle; e a Pesaro quest'anno non c'era niente di nuovo e c'era anche il ritorno di qualche regia già vista; tanto della musica ai giornali importa quasi nulla: è sempre la stessa, che altro dire?
 Non potendo aggiungere altro a queste nostre sconsolate considerazioni, non ci resta che annunciare che la prossima edizione, quella del 2016, l'aprirà lo stesso Michele Mariotti che ha chiuso quella di quest'anno con lo 'Stabat', dirigendo 'La donna del lago' che molti anni fa costituì l'unica impresa direttoriale di Maurizio Pollini, convincendolo però a desistere per il futuro.
La regia sarà di Damiano Michieletto, che appartiene alla stessa agenzia di Michele Mariotti, In Art, un titolare della quale, già cantante, Ernesto Palacio, dall'anno prossimo sarà direttore artistico del Rossini Opera festival, al posto di Alberto Zedda, giunto alla verde età di 87 anni. Rooooof!
P.S.
 Un lettore di questo blog ci ha fatto notare  che il quotidiano L'Avvenire, a firma Giuseppe Pennisi, ha scritto del Rossini Opera Festival. Il nostro lettore ha ragione, ci scusiamo on lui ed anche con Giuseppe Pennisi, nostro collega ed amico.