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lunedì 2 ottobre 2017

Mentre in Italia è La 7 a fare 'servizio pubblico', alla Spagna , in sostituzione del 'non governo' Rajoy servirebbe un premier come Di Maio

Anche ieri La 7 ed il direttore del suo telegiornale, Enrico Mentana, hanno mostrato a tutte le altre reti televisive, cosa voglia dire fare 'servizio pubblico'. Mentana  certo è uno stakanovista dell'informazione e per una rete come La 7 che sull'informazione soprattutto  si gioca le sue carte migliori, l'instancabile intraprendenza del direttore del suo telegiornale è una manna dal cielo.

Però, c'è anche da  dire che Mentana è stato l'unico a fornire l'informazione necessaria su un fatto non di poco conto, come il referendum sull'indipendenza della Catalogna. E che tale fosse lo ha dimostrato sia la cieca repressione di Rajoy e del suo 'non governo', sia l'affluenza alle urne nonostante tutto, come anche la valanga dei 'si', oltre due milioni, e, infine, le dichiarazioni dei responsabili politici del 'governo' catalano che, appena chiuse le urne, si sono affrettati a parlare di 'Repubblica catalana' e del suo parlamento che oggi, già oggi, potrebbe dichiarare la sua indipendenza da Madrid.

Le istituzioni europee si sono comportate come le reti televisive italiane:  si sono voltate dall'altra parte e, per ora, hanno taciuto,  prendendo tempo; lo hanno fatto ancora ieri per tutta la giornata, non ascoltando gli esponenti indipendentisti catalani che si sono appellati apertamente alle istituzioni internazionali senza il cui riconoscimento la determinazione all'indipendenza catalana sarebbe vana o zoppa. Naturalmente ci sono poi infiniti problemi di carattere sia giuridico  che economico dei quali è ancora presto parlare, ma che agli indipendentisti creeranno sicuramente molti più problemi di quanti la loro determinazione per il distacco non ne risolverebbe.

 Come le istituzioni europee, tutte le televisioni italiane hanno continuato con i giochini, le canzoni, i grandi fratelli, le fiction - che palle la fiction con Gianni Morandi: un lunghissimo spottone dell'ente del turismo sardo: sono queste le fiction cui pensa Franceschini con la sua strigliata e sanzioni annesse alle televisioni perchè trasmettano ed investano sul prodotto italiano? Se vogliamo poi  parlare  anche  di Fabio Fazio, detto 'Fabbio',  noteremo che la banalità dell'esibizione di quel fenomeno di ragazza che è Bebe Vio; perchè Fabbio non s'è guardato, prima di invitare Bebe Vio, l'intervista intelligente che le ha fatto PIF, per il suo programma 'marziano', qualche settimana fa?

 E, infine, Di Maio. La Spagna, Madrid, non Barcellon che di guai ne ha già, avrebbe bisogno, appena Rajoy si dimette - cosa che probabilmente ed inevitabilmente farà quanto prima, non avendo saputo gestire la partita referendaria catalana - avrebbe bisogno di un premier 'decisionista e riformatore' come Di Maio che l'Italia, per cristiana carità, cederebbe volentieri ai fratelli spagnoli perchè risolva ogni loro problema, ma non prima che abbia riformato tutto nel nostro paese, dalla Costituzione in giù, come ha fatto  capire chiaramente che  si prepara a fare parlando ai sindacati: 'o vi autoriformate  voi o ci penserò io, appena insediato a Palazzo Chigi'.

mercoledì 29 luglio 2015

L'unica cosa sulla quale siamo d'accordo con Causi, nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma

Interrogato, a poche ore dall'accettazione dell'assessorato al Bilancio  del Comune di Roma, su come ha trovato il Campidoglio, dopo otto anni di assenza, Causi ha risposto che l'aveva trovato cambiato in peggio, relativamente alla sala consigliare, il cui arredamento - aggiungiamo noi - è stato rifatto da quegl'incolti e cafoni dell'amministrazione Alemanno. Ed ha ragione, ce ne rendiamo conto e ci arrabbiamo per lo sfregio, ogni volta che la tv mostra qualche ignobile spettacolo della sala consigliare e di tutti i suoi abitanti scalmanati.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva  gli scranni, per i consiglieri e  della giunta, di una volta; poi  nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia  scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
 Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che  ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da  altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora  avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche  nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
 Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
 A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo  capoclan, Massimo,  in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
 Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni  - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.