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martedì 15 maggio 2018

Quando la Rotella gira finalmente per il suo verso

Il Salone del Libro di Torino si è chiuso con successo imprevisto,  anche dopo che dal nulla si era materializzato anche il suo contendente milanese.

 La Appendino, Bray e Lagioia si dichiarano ovviamente soddisfatti e pensano al futuro. L'anno prossimo l'organizzazione del Salone sarà affidato alla 'Fondazione per la cultura' , partecipata del Comune di Torino, a capo della quale c'è una nostra 'vecchia' conoscenza - come si dice, anche a dispetto dell'età- la dott. La Rotella, sposata Vergnano. Sì, proprio lui, il sovrintendente del Teatro Regio che, dopo quasi vent'anni ininterrottamente al vertice della Fondazione lirica, s'è dovuto dimettere - lui dice per motivi personali; la realtà dei fatti, invece, corregge: per il buco nel bilancio.

 La storia è assai curiosa. Intendiamo quella dei coniugi Vergnano-La Rotella e la Appendino.
Vergnano e la consorte sono espressione dei governi PD torinesi; e perciò la Appendino, appena eletta, voleva mandarli a casa. Si era fermata nel progetto di licenziare Vergnano, perché da poco il dissidio  fra lui e Noseda era stato faticosamente ricomposto, per non avere altri guai.  Ci aveva allora provato con La Rotella - beh, almeno un membro della famiglia avrebbe dovuto scarificare. In verità le avevano fatto notare - ma lei lo sapeva già, vivendo a Torino e facendo parte del Consiglio comunale - che La Rotella era brava a trovar soldi, come ha dimostrato in questi anni, a favore di tutte le attività ed istituzioni culturali torinesi, compreso il Teatro Regio, il quale anche per i progetti internazionali di Noseda, non sempre condivisi da Vergnano, aveva ogni giorno sempre più bisogno di soldi.

 La Appendino sembrò  decisa, nonostante  tutto, a  mandare a casa La Rotella, quantomeno toglierle la Fondazione per la Cultura: Lei è una dirigente comunale, dunque non poteva essere mandata a casa. Le amministrazioni precedenti, compresa quella del 'compagno' Fassino, avevano assicurato alla famiglia Vergnano-La Rotella, un futuro sicuro e senza problemi. E, invece, decise di soprassedere.

Poi arriva il buco di bilancio al Teatro Regio ( per il quale Vergnano, aveva dichiarato: ho saputo del buco solo ieri...!!!) e la Appendino fa dimettere Vergnano, anche perchè dopo vent'anni  basta... E perciò la famiglia Vergnano -La Rotella, aveva pagato pegno.

E con la consorte che si fa? Le affida la realizzazione del Salone del Libro del 2018; il successo conseguito, la fa decidere ad affidare ancora alla Fondazione e  dunque alla dott. La Rotella l'organizzazione del Salone 2019.
 Ma allora è vero che La Rotella è brava! Dunque perchè voleva estrometterla? E poi, ora, dopo  la sostituzione di Vergnano con  Graziosi - dalla padella alla brace - la Appendino si sarà fatta più prudente, e La Rotella può brindare per lo scampato pericolo.


mercoledì 9 maggio 2018

Ancora sul Teatro Regio. I coraggiosi critici musicali, torinesi e non, TACCIONO

Notizia delle ultime ore. Per chiudere il bilancio 2017  del Teatro Regio  mancano all'incirca un paio di milioni di Euro. La procura ha aperto un'inchiesta ma senza indagati. Ancora. La ragione delle dimissioni di Vergnano - come ha dichiarato l'interessato - sta proprio qui. "Ho appreso, ha detto, la notizia del buco, che non conoscevo... ne ho parlato con la Appendino e mi sono dimesso. Un atto dovuto per senso di responsabilità".

Boh, che vuol dire Vergnano, quando dice che gli hanno comunicato il buco nel bilancio 2017 del Teatro di cui è amministratore?  Noi non capiamo, evidentemente, altrimenti verrebbe da dirgli: "ma tu addo c... stavi? ".
 Certo che è così, forse non si è spiegato bene o noi non conosciamo i complessi meccanismi della gestione amministrativa di un teatro.

 In questa storia piena di colpi di scena, e più ancora di dimissioni e proteste, brilla il silenzio dei coraggiosi critici musicali torinesi e non, a cominciare da Mattioli. Loro non partecipano al dibattito pubblico avvelenato; loro si occupano di musica, non entrano nelle beghe private, nel caso specifico le sorti del Teatro Regio, le dimissioni del sovrintendente e del direttore musicale, l'arrivo del nuovo sovrintendete che in molti non volevano.

Lasciano che siano i cronisti, magari anche quelli di 'nera'  - non solo alla Stampa - ad occuparsi giornalmente del 'dossier' Teatro Regio. In questa palude non intendono immergersi, per il timore - anzi: terrore - di finirne inghiottiti  e non poter più galleggiare, com' è loro abituale costume.
Perchè, nel caso decidessero di schierarsi apertamente - come ha fatto sonoramente anche il pubblico, nell'ultimo concerto, scandendo: No-Se-Da ! - non saprebbero come metterla con il nuovo sovrintendente.

 Ripetiamo qui quello che tante volte abbiamo già scritto e che, in passato, ha turbato alcune anime belle dell'Associazione Nazionale Critici Musicali. Fino a quando non la smetteranno i nostri immacolati colleghi  di girarsi da un'altra parte per non vedere e di fare affari con le istituzioni sulle quali dovrebbero vigilare, il mondo della musica in Italia sarà truccato.

martedì 8 maggio 2018

Sul Teatro Regio di Torino, Evelina Christillin e Francesca Gentile Camerana - monumentali, eleganti, ammiratissimi trumeaux dei salotti torinesi - l'una mente spudoratamente mentre l'altra tace per non mentire

"Chi temeva che i cosacchi a Cinquestelle arrivassero ad abbeverare i cavalli nel Po si è tranquillizzato. E chi invece sperava che la rivoluzione grillina cambiasse faccia a Torino in tre giorni è rimasto deluso. Dopo la vittoria di Chiara Appendino, la città è andata avanti come prima, dice il filosofo Gianni Vattimo (che l’ha votata): con l’amministrazione che funziona – e funziona abbastanza bene. La sindaca è una figlia della ben educata borghesia torinese che non la vede certo come un corpo estraneo. Quanto al popolo delle periferie, l’ha votata in massa e ora aspetta che qualcosa migliori."

Così scriveva un memorialista delle imprese grilline, Barbacetto, sul 'Fatto quotidiano', all'indomani della elezione della Appendino a sindaco di Torino, succedendo a Fassino.

Questo ha ripetuto la signora torinese dello sport, Evelina Christillin, invitata nel salotto televisivo di Lilli Gruber, consigliando tutti a non temere la calata dei grillini,  anche nelle istituzioni dello Stato, e anche a braccetto con il PD postrenziano (a proposito quando comincia l'era del postrenzismo?)

 E non si è fermata a questa  affermazione generale. E' entrata anche nel particoalre, affermando che a Torino la sindaca grillina ed il governatore, Chiamparino, PD, governano bene, come si vede dai vari dossier che hanno  esaminato e risolto egregiamente, come ad esempio quello del Teatro Regio.

 No, qui la Christillin si sbaglia e di grosso. perchè proprio nel caso del Teatro Regio, checchè ne dica la signora , che vuole ovviamente mantenere buoni rapporti anche con chi come la Appendino, ad ogni prova  scritta, commette errore gravissimi nella soluzione dei  quiz, la sua stimatissima Appendino ha commesso un errore madornale. Ha chiamato, su consiglio e forse anche ordine di Beppe Grillo, un signore che  una grande carriera di amministratore culturale da noi non l'ha fatta, nonostante che sia attivo in tal campo da alcuni decenni. Intentiamo William Graziosi. Sì, andava sostituito Walter Vergnano, da troppi anni al vertice del Regio, e che, negli ultimi, aveva avuto dissidi insanabili con Noseda  e  pasticiava con i conti - come del resto, proprio sui conti, anche i sindaci di Torino hanno pasticciato con il Teatro.
 Nel caso della sostituzione di Vergnano con Graziosi, ha prevalso la assonanza delle iniziali dei rispettivi nomi: William sostituisce Walter. W in ambedue,una doppia che fa fico!

Per la contestatissma nomina di Graziosi il CdI del Tetaro Regio, presieduto dalla  Appendino si è spaccato, il rappresentante della Regione (cioè di Chiamparino) si è opposto, e due altri consiglieri si sono dimessi, per cui Graziosi se l'è votato praticamente da sola la Appendino (e Grillo, membro esterno del Comune).

 E questo per la Christtilin  vuol dire ottima risoluzione del problemi  da parte della Appendino, d'amore e d'accordo con Chiamparino? La coraggiosa signora torinese,  promossa da Renzi,  o comincia a perdere colpi o vuol far vedere al paese cosa si fa  per restare a galla.

In un lungo dettagliato e documenntatissimo articolo, Luigi Boschi sul suo blog, a proposito del 'fattaccio' del Teatro Regio,  si domandava che fine  avessero fatto due signore della crema torinese, la Christillin e Francesca Gentile Camerana e perché mai non avessero aperto bocca  sull'affaire. Dopo le dichiarazioni della Christillin,  anche il silenzio della Camerana non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, perché un senso ce l'ha!

martedì 24 aprile 2018

I guai del Teatro Regio di Torino non finiranno, complici gli esponenti dei Cinquestelle. Appendino in testa

Il Teatro Regio di Torino navigava in cattive acque (per il  bilancio e per il pubblico) - era noto da tempo. Adesso, fra breve, verrà approvato il bilancio del 2017 e i nodi del passato verranno di nuovo al pettine, come già un'altra volta in passato quando il sindaco Fassino dovette metterci soldi del Comune.

Altra cosa fu il dissidio che si consumò pochi anni fa fra Vergano e  Noseda sulla conduzione del teatro, ricomposto dal sindaco del tempo, Fassino, il quale chiamò a Torino Gaston Fournier in veste di mediatore fra i due.

Poi l'arrivo di Appendino, Cinquestelle, e la pace già fragile, non ha retto più, anzi si è aggravata per la presenza del terzo incomodo: il sindaco; quando il precedente aveva fatto da paciere.

 Appendino, la fragile signora torinese - sembrerebbe anche eterocomandata - dalla faccia acqua e sapone, voleva fare piazza  pulita di tutte le nomine di prestigio assunte dal suo predecessore, tanto che si disse da subito che Vergnano non le era gradito e neanche la di lui moglie, La Rotella che Fassino aveva messo a capo della Fondazione per la cultura. Si andava dicendo allora che La Rotella  sarebbe stata dimessa, e invece no, chi si è dimesso è stato Vergnano, suo marito (che si è evidentemente sacrificato per la consorte) - per ragioni personali, ha detto... lo vada a raccontare ad altri.

 Noi da molto tempo andiamo dicendo che era troppo tempo che Vergnano comandava a Torino - quasi vent'anni - un tempo biblico, inaccettabile nelle istituzioni culturali che hanno bisogno di ricambi continui e nuove idee, per non favorire rendite di posizione e  legami  troppo stretti e  duraturi. con chicchessia.

Ma non di finire peggio come sembra invece prospettare l'arrivo, stabilito in un paio di giorni, di William Graziosi, chiamato a Torino dalle Marche, dalla Appendino, perchè di 'simpatie' grilline.
 Come del resto era anche Del Monaco, il cui nome si faceva alla vigilia, perchè amico , o legato a Beppe Grillo(Nelle ultime ore era circolato anche il nome del regista Davide Livermore, che ha da poco lasciato Valencia - per i soliti inevitabili dissidi con la politica, che sa solo far danni, specie in campo culturale).

 Ma partendo da Del Monaco e  Livermore, non si può finire a Graziosi, che negli ultimi anni ha diretto un festivalino ( Jesi) e qualche teatro della periferia del mondo, lasciando dietro anche una scia di soldi mancanti (buchi di bilancio, debiti).
 Ora che il livello si è abbassato, non ci meraviglieremmo se anche le due nomine a lui spettanti, cioè quella del direttore musicale e del direttore artistico, scendessero al suo livello. Noi abbiamo in testa un paio di nomi che farebbero navigare la nave del Regio in acque ancora più agitate.

martedì 21 giugno 2016

Se a Torino La Rotella comincia a girare per un altro verso con l'Appendino. Chiara?

'La paura dei signori della cultura. Non possono cancellare tutto' titolava ieri La Repubblica, a proposito delle  bellicose intenzioni del neo sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha già mandato un segnale di belligeranza al Presidente della Compagnia di San Paolo, prof. Profumo, già ministro - senza infamia e senza lode - dell'Istruzione e della Ricerca scientifica e fedelissimo di Fassino.
 A Torino esiste un 'Sistema Torino' che non è l'unico nella capitale sabauda, esistendo anche, almeno fino a poco fa, anche il 'Sistema Musica'. Di questo 'Sistema Torino' coloro i quali ne fanno o ne hanno fatto parte dicono di essere orgogliosi, non potendo proprio ora sputare nel piatto in cui hanno mangiato e fatto mangiare con due forchette contemporaneamente, loro ed i loro amici.
 Noi non conosciamo da vicino la situazione torinese, ma di essa non ci sono ignoti alcuni particolari. Primo fra tutti la permanenza di alcuni 'signori' del 'sistema' nei loro posti, da tempo immemorabile. Limitandoci al campo musicale che conosciamo forse un pò, ci viene subito il nome di Walter Vergnano che è sovrintendente del Teatro Regio da un tempo tanto lontano che neanche lui si ricorda più da quando . Sicuramente da poco dopo che le amministrazioni torinesi sono finite nelle mani della sinistra, lui che comunque la gavetta ed il grande salto l'ha fatto dopo che si è formato in quella scuola democristiana di potere che era il CIDIM del Barone Franceco Agnello,  da dove anche qualche altro allievo diligente torinese, ma solo 'diligente' è uscito, e sta ancora al suo posto.
 La notizia che apprendiamo ora dal quotidiano nazionale, ed insieme torinese e romano, riguarda una signora, Angela La Rotella, messa a capo della  'Fondazione per la cultura',  voluta da Fassino per raccogliere fondi da destinare alle attività culturali della città, fra tutte il 'Festival Mito' ( che solo da poco ha cambiato timoniere, dopo anni in mano a Enzo Restagno ed al barone rosso milanese Micheli, il finanziere, ora  nel CdA scaligero,  in rappresentanza di Franceschini). Bene la signora è la moglie di Vergnano, non quello del caffè - forse di famiglia - ma quello che da oltre quindici anni sta in capo al Teatro Regio. Come ti sbagli? Certe fortune si costruiscono e rendono solide con una rete di appoggi;  un uomo solo, per quanto dotato, non ce la fa. C'è un giglio magico PD a Torino, simile a quello di Renzi a Firenze. La rete riserve molte sorprese in proposito, si racconta di come si costruiscono le carriere, all'ombra dei partiti.
 Ora la Appendino che deve fare'? Non certo fare il deserto nel mondo culturale torinese; però fare chiarezza sulle gestioni, immettere linfa nuova e favorire il ricambio.
 La tecnica per cui certi amministratori sono rimasti per molti, troppi anni nei loro incarichi è sempre la stessa. La permanenza si protrae fino a quando l'amministrazione comunale da cui dipende e 'amica'; appena cambia colore, gli amministratori vengono invitati a lasciare, e si scoprono le magagne.
 Il Regio di Torino, per tornare a bomba, è stato sempre ben amministrato, e il Comune non ha mai dovuto fare interventi straordinari per tappare buchi? O  c'è stato un momento in cui  anche Fassino ha girato al Regio un bene immobile per  sanare il buco nel patrimonio? E i suoi predecessori dello stesso PD e dei suoi progenitori politici non hanno magari fatto analoghe operazioni per far figurare sempre bello e splendente il  'loro'Teatro Regio?
 La Appendino deve pretendere di vedere i conti, mettere bocca dappertutto, ma senza distruggere quel che di buono esiste e funziona, e far sapere a tutti che 'pantalone' è morto. Lo deve comunicare anche al Museo Egizio (in mano agli eredi Fiat), ma anche alla gran dama franco-torinese Christiillin, e da tutti pretendere, oltre i risultati- e ve ne sono senza dubbio in alcuni settori della cultura torinesi - che  siano ottenuti con sana amministrazione.
E poi, mandi a casa gli elefanti del suo circo.  Che sarà mai se cambia alcuni vertici? Attenta però a non mettercene di peggiori. Perchè allora  ci farà rimpiangere perfino Vergnano, che sarà costretta a richiamare dal suo esilio in una nazione dove  è andato a vivere decentemente con la pensioncina che in decenni di servizio è riuscito a costruirsi.

lunedì 20 giugno 2016

A Roma l'incognita Virginia

Che farà Virginia Raggi, sindaca di Roma, con le istituzioni culturali della Capitale, che non sono tanto poche e per le quali, come si ebbe a capire da una visita all'Opera, raccontata dal Corriere, alcuni mesi fa, la Raggi tiene soprattutto a vedere i conti, infischiandosene di ciò che quelle istituzioni fanno? Del resto la parola 'cultura', e  i suoi sinonimi,  non sono del tutto assenti dal vocabolario politico e elettorale  del movimento di Grillo, ora giunto finalmente al potere, in due città capitali del nostro paese: Roma e Torino?
 Fa bene a vedere i conti, sperando che d'ora in avanti chi sperpera ci rimetta di tasca propria, e fissando a non più di due mandati la permanenza negli incarichi dirigenziali delle 'partecipate' ed assimilabili' comunali.
 La sindaca vorrà vederci chiaro nel Teatro dell'Opera, nell'Accademia di Santa Cecilia - sebbene goda di una certa autonomia, ma forse qualche stipendio degli incarichi apicali  potrebbe essere limato al ribasso, perchè no? - in Musica per Roma, nella 'Festa del cinema', Palazzo delle Esposizioni, Teatro di Roma ecc..
 C'è solo da augurarsi che non proceda, dopo aver verificato che i conti sono a posto, alla nomina di persone gradite al movimento ma digiune di amministrazione di istituzioni culturali, che non ripeta gli errori che Pizzarotti ha fatto a Parma, con le nomine al Teatro Regio, pescando i dirigenti in mondi  ed  organizzazioni di provincia che fanno temere per futuri 'disastri all'opera'. Già il doppio caso degli assessori alla cultura proposti dalla Raggi fanno sorgere qualche giustificato timore!
 Poi c'è un altro caso, da poco portato all'attenzione, quello dell'Accademia Filarmonica che per i suoi uffici nella splendida sede di  via Flaminia, paga pochi centesimi l'anno, e con contratto scaduto.
 E poi se riuscisse, dopo molti anni, a cancellare l'impronta famigliare nella gestione  della Istituzione Universitaria dei Concerti, in mano alla famiglia Fortuna, e ad un gruppetto agguerrito, da mezzo secolo e passa, non sarebbe male.
 E c'è anche Romaeuropa, dove i dirigenti sono praticamente dirigenti 'a vita', ma con soldi pubblici e non di famiglia; le sorti del Teatro Valle la cui convenzione, con passaggio di proprietà, fra ministero e Campidoglio è stata firmato solo qualche giorno fa ecc...
 Nella soluzione a tutti questi problemi, la Raggi avrà al suo fianco Bergamo, assessore alla cultura in pectore, almeno fino alla viglia delle elezioni.
 A tutti questi problemi sarebbe importante che la Raggi dedicasse un pò d'attenzione,  ma la stessa attenzione deve dedicare alle finalità di queste istituzioni, il cui raggiungimento deve misurarsi sotto il profilo economico e non.
 E non vogliamo sentir dire: prima pensiamo alle buche, ai mezzi di trasporto pubblico e poi alla cultura. Se avessero ragionato in questo modo all'indomani della fine della seconda guerra mondiale, oggi   avremmo ancora un deserto culturale in Italia. Si devono  risolvere i problemi pratici dei cittadini, ma nello stesso tempo si deve anche pensare a farli crescere in un nuovo spirito e far loro respirare nuova aria, e questo lo fa la cultura.