Come abbiamo scritto in uno dei post precedenti, troppe stagioni musicali italiane, sia concertistiche che operistiche, si fanno ormai quasi esclusivamente con artisti stranieri. Ed abbiamo portato due esempi significativi, quelli dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che ha sede a Torino. Queste due, semplicemente perchè in anni passati ma non lontani, esaminando attentamente il programma delle due stagioni abbiamo constatato con i nostri occhi che di direttori e solisti italiani neanche l'ombra.
Qualcuno direbbe che si è trattato di un caso, ristretto a quelle due istituzioni e magari relativamente ad un anno particolare. Purtroppo non è così, perchè anche le stagioni odierne - ma non abbiamo fatto un controllo accurato - osservano la medesima regola: non passa l'italiano.
Qualche minuto fa, tanto per aggiungere un altro esempio ancora, abbiamo esaminato anche la stagione attuale del Teatro Comunale di Bologna che ora ha un nuovo sovrintendente, Fulvio Macciardi, che probabilmente fa anche da direttore artistico - a meno che non affidi la gestione del cartellone direttamente a qualche agente, come del resto ha fatto il Rossini Opera Festival di Pesaro che si è messo nelle mani di Ernesto Palacio, noto agente/cantante che poi è anche quello la cui agenzia rappresenta Michele Mariotti. La stagione presente del Comunale di Bologna deve averla allestita Nicola Sani, sia sinfonica che operistica, prima di mollare.
Anche nella stagione del Comunale di Bologna, sia operistica che sinfonica, tolti i concerti e le opere che il suo direttore musicale, cioè Michele Mariotti ha tenuto per sé, e tolto un titolo d'opera affidato a Matteo Pagliari - al debutto 'canonico' in Italia - di direttori italiani non v'è traccia nel cartellone.
Ben vengano gli stranieri in Italia, soprattutto poi se Europei, essendo ormai tutti cittadini del medesimo 'vecchio continente'; ma, nello stesso tempo, non ci può essere l'assenza totale di musicisti italiani in istituzioni musicali FINANZIATE CON SOLDI PUBBLICI.
Fra le altre nazioni del 'vecchio continente' non ve ne è una che fa altrettanto. Provate a dare uno sguardo ai cartelloni francesi o inglesi o tedeschi, per non dire irlandesi o spagnoli, scoprirete che quasi tutte sono fatte con artisti 'indigeni', lo spazio per gli stranieri è davvero limitatissimo.
Noi non vogliamo che accada la stessa cosa in Italia, perché simo convinti che la circolazione anche dei musicisti sia utile, anzi utilissima, però visto che anche l'Italia ha bravi musicisti, impegnamoli anche nel nostro paese.
Se riflettiamo a quanto, attraverso il FUS lo Stato dà alle attività musicali in Italia, anche senza contare i contributi degli enti territoriali ecc... ci rendiamo conto che si tratta di una somma assasi consistente, e perciò è davvero assurdo che questo vada a finire in buona parte in tasche di musicisti/cittadini stranieri e che agli italiani non siano riservate che poche briciole.
Tutte le volte che anche nel lontano passato abbiamo sollevato tale problema, ci è stato detto, in maniera troppo interessata da parte dei vari direttori artistici, che loro vogliono essere lasciati liberi nella programmazione, e che imponendo loro l'obbligo di invitare anche musicisti italiani sarebbe una offesa ed una limitazione alla loro libertà. Loro la chiamano libertà, noi li chiameremmo TRAFFICI.
Chissà cosa si scoprirebbe se qualche attento osservatore vi ficcasse il naso.
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domenica 4 febbraio 2018
Al Teatro Comunale di Bologna, dove fino a poco tempo fa comandava Nicola Sani, non c'è posto per direttori d'orchestra italiani
sabato 9 settembre 2017
Gianfranco Mariotti lascia il Festival Rossini di Pesaro dopo trentotto anni. Un record
Per Gianfranco Mariotti, abbastanza avanti negli anni, medico, e sovrintendente della Fondazione che gestisce il Rossini Opera Festival ( ROF), erano state fatte parecchie eccezioni, specie nel corso degli ultimi anni, e più precisamente da quando alcuni cambiamenti erano intervenuti nella fondazione, per farlo restare nel suo incarico, dandolo per insostituibile. Alcuni per cause naturali, come la morte di Alberto Zedda, al timone del festival come Mariotti da tempo immemorabile, ed altri per precisa posizione, come il benservito, tramite lettera, dopo tanti anni, dell'addetta stampa, Simona Barabesi - lo abbiamo segnalato alcuni giorni fa. Ed anche nella cda della Fondazione erano stati dimessi alcuni membri e cooptati dei nuovi, come Federica Tittarelli , un cognome assai noto nel pesarese.
Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.
Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.
Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi, ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.
In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.
Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore, non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?
La stessa domanda ce la facciamo da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia- è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.
Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.
Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.
Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi, ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.
In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.
Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore, non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?
La stessa domanda ce la facciamo da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia- è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.
mercoledì 23 agosto 2017
Simona Barabesi licenziata dal Rossini Opera Festival. Forse è la ragione che potrebbe spiegare il silenzio della stampa nazionale sul festival pesarese
Nei giorni scorsi, come facciamo puntualmente da parecchi anni a questa parte, ci siamo occupati del Rossini Opera Festival, prendendo in esame il 'via libera' dato dalla papessa del giornalismo italiano, Natalia Aspesi, al festival rossiniano. La quale - sottolineavamo - per la prima volta, dopo molti anni, su Repubblica, non aveva tessuto l'annuale panegirico del sovrintendente Gianfranco Mariotti, eterno nel suo ruolo direttivo, e neppure la bontà della grande cena che ogni anno la famiglia Tittarelli organizza nella sua villa pesarese. Mentre s'era soffermata, lei milanese, a sottolineare il biondo 'tinto' dei capelli di Roberto Abbado, della celebre famiglia, come anche il suo braccio rotto che lo avrebbe costretto a dirigere con il restante braccio e il ciuffo di capelli, biondo tinto.
Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.
'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.
La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.
Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.
Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.
Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità, quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.
Il mancato panegirico di Mariotti rappresentava una assoluta novità. Ma non ne abbiamo approfondito le ragioni. Fino ad oggi quando, girando in rete, abbiamo scoperto (dal 'Resto del Carlino' l'unico giornale che vi ha fatto cenno lo scorso febbraio) che Simona Barabesi, ufficio stampa del festival da trentatre anni, qualcuno in meno degli anni della sovrintendenza Mariotti, è stata licenziata, senza preavviso, a seguito di una lettera del democratico sindaco Ricci - che porta un cognome troppo impegnativo per poter scrivere alla fedele collaboratrice quella lettera di maniera.
'Il modo m'offende', ha dichiarato la Barabesi che naturalmente aveva coscienza del fatto che non si può restare in un incarico per tutta la vita, e che un giorno o l'altro bisogna abbandonarlo. Non si può restare per tutta la vita come invece accade al sovrintendente Mariotti, per il quale hanno fatto i salti mortali ( 'legislativi'. Lui è pensionato da tempo e non potrebbe più restare, specie se si aggiunge che ha un compenso annuo: la legge consente ai pensionati di lavorare gratuitamente e per un numero limitato di anni; e che tale compenso è abbastanza consistente :160.000 Euro, purché resti a Pesaro.
La stampa italiana ha fatto muro contro il festival, in favore della Barabesi? Sarebbe pretendere troppo dai critici musicali italiani. Tanta sensibilità non s'è vista mai nella stampa musicale italiana, ancor meno nella congrega dell'associazione del critici musicali, la quale se ne è sempre bellamente fottuta di qualunque stranezza o irregolarità accadesse nel suo mondo.
Comunque snobbare il festival rossiniano è stata una decisione scellerata, basta che avessero dichiarato il disappunto per l'uscita di scena della Barabesi, per il modo.
Ciò che vale per la Barabesi, in età di pensione, non vale invece per il direttore dell'Ufficio stampa dell'Opera di Roma, messo lì dall'economista della cultura Carlo Fuortes. Il quale capo dell'ufficio stampa, Renato Bossa, due anni ai settanta, è in pensione dall'Accademia di Danza, dove insegnava 'storia della musica', e non potrebbe avere un incarico direttivo all'Opera di Roma - legge 'Madia' - peggio se retribuito.
Ci sarebbe anche da aprire un altro capitolo del libro delle irregolarità, quello delle famiglie al potere, a partire dalla famiglia Fortuna che da oltre mezzo secolo è al vertice dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma - prima l'ing. Oreste, il fondatore, dopo la guerra; poi sua moglie Lina, ed ora sua figlia Francesca.
Rimandiamo ad altra occasione la riapertura di questo altrettanto annoso capitolo del malcostume italiano. E restiamo al licenziamento - scostumato - ad opera di Matteo Ricci, non il grande gesuita maceratese, ma il povero sindaco pesarese, della Barabesi, per ragioni anagrafiche (età di pensione), le stesse ragioni che sempre a Pesaro non valgono per il sovrintendente Mariotti che in pensione c'è da prima della Barabesi ed a Roma, per il suo omologo all'Opera di Roma diretto da Fuortes.
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venerdì 11 agosto 2017
Su il sipario. A Pesaro si può ricominciare - con la benedizione di Natalia Aspesi
Non c'è Pesaro senza la Aspesi - come non c'è ROF senza Mariotti e, fino all'anno scorso, non c'era inaugurazione senza grande festa/cena in giardino, nella villa di Rolando Tittarelli - la quale, puntualmente, ogni anno, alla vigilia o all'indomani della serata inaugurale (come ha fatto tempestivamente quest'anno) ci racconta come è andata o come andrà, rende omaggio alla famiglia del vero proprietario del festival rossiniano e conclude facendoci venire l'acquolina in bocca raccontandoci dei manicaretti che la sig.ra Tittarelli ha preparato per quell'esercito di ospiti illustri che riceve in villa.
Quest'anno la Aspesi ha scelto un diverso percorso. Non una sola parola sui Mariotti, neanche sul patriarca Gianfranco; nulla sul figlio Michele che sta lavorando a Salisburgo e che, secondo un giornalista che se ne intende ma della parrocchia dirimpettaia a quella della Aspesi, sarebbe il n. 1 dei direttori quarantenni italiani; e niente, neanche un profumo, della cena in villa, dei Tittarelli, perchè probabilmente non c'è stata a causa della scomparsa del patriarca, Rolando, l'aprile scorso. Avrebbe però potuto parlare, un accenno, della figliola del costruttore, Federica, nota nella Roma dei salotti bene per i suoi interessi musicali ed artistici, da poco entrata nel CdA della Fondazione del Festival.
Nulla di tutto ciò che costituiva l'ossatura portante ed immancabile delle sue relazioni pesaresi. Anche se qualcosa ci ha infilato e rifilato qua e là: Roberto Abbado ha diretto il Rossini dell'Assedio di Corinto - versione francese, in edizione critica - ha diretto con un solo braccio, l'altro l'aveva rotto, e con il ciuffo fattosi biondo che agitava nell'aria; il direttore Rustioni, anch'egli a Pesaro, per La pietra del paragone, lui si che è veramente giovane; e il regista costumista e scenografo Pier Luigi Pizzi, per la stessa opera diretta da Rustioni, alla sua verde età è tornato a mostrare al pubblico pesarese, dove è di casa, come si può attualizzare il racconto di un'opera senza strafare - come molti registi amano fare, ed a Pesaro ha fatto per l'opera diretta da Abbado, La Fura del Baus.
Nessun accenno al cambio di orchestra in buca - per anni ed anni l'Orchestra del Comunale di Bologna, dove da meno anni è direttore musicale Michele Mariotti, ed ora l'Orchestra della Rai, per ragioni squisitamente economiche: il Comunale, in grave crisi finanziaria, non poteva 'rimetterci' con la trasferta pesarese, la Rai invece sì! - come anche al cambio alla direzione artistica, un tempo affidata ad un direttore con meriti rossininani, Zedda defunto, ed ora nelle mani di un ex tenore, Ernesto Palacio, titolare di una agenzia di rappresentanza artistica, In Art, che rappresenta, da prima di sbarcare a Pesaro, anche Michele Mariotti.
E neanche una parola sulle celebrazioni rossiniane dell'anno prossimo, al cadere dei 150 dalla morte del musicista. Forse alla consegna del silenzio, data a tutti i commentatori, in attesa dell'annuncio ufficiale, si è attenuta anche la Aspesi.
Quest'anno la Aspesi ha scelto di tirar sassi contro i registi che vogliono ad ogni costo attualizzare le opere, stravolgendone storie ed ambientazioni, come appunto ha fatto La Fura dels Baus e non hanno fatto, assai lodevolmente, sia Mario Martone per Torvaldo e Dorliska, che Pizzi per il terzo titolo. Perchè per colpa di quei dissacratori di professione, il povero spettatore deve sciogliere ogni volta un dilemma, recandosi a teatro: chiudere gli occhi ed ascoltare la musica, o tapparsi le orecchie e prestare attenzione alle stranezze del palcoscenico. Perchè non si ppssono avere ambedue le cose, lamenta la Aspesi: vedere uno spettacolo ben fatto e coerente e immergersi nel fiume di musica che Rossini, anche molto giovane, fa scorrere abbondante?
Quest'anno la Aspesi ha scelto un diverso percorso. Non una sola parola sui Mariotti, neanche sul patriarca Gianfranco; nulla sul figlio Michele che sta lavorando a Salisburgo e che, secondo un giornalista che se ne intende ma della parrocchia dirimpettaia a quella della Aspesi, sarebbe il n. 1 dei direttori quarantenni italiani; e niente, neanche un profumo, della cena in villa, dei Tittarelli, perchè probabilmente non c'è stata a causa della scomparsa del patriarca, Rolando, l'aprile scorso. Avrebbe però potuto parlare, un accenno, della figliola del costruttore, Federica, nota nella Roma dei salotti bene per i suoi interessi musicali ed artistici, da poco entrata nel CdA della Fondazione del Festival.
Nulla di tutto ciò che costituiva l'ossatura portante ed immancabile delle sue relazioni pesaresi. Anche se qualcosa ci ha infilato e rifilato qua e là: Roberto Abbado ha diretto il Rossini dell'Assedio di Corinto - versione francese, in edizione critica - ha diretto con un solo braccio, l'altro l'aveva rotto, e con il ciuffo fattosi biondo che agitava nell'aria; il direttore Rustioni, anch'egli a Pesaro, per La pietra del paragone, lui si che è veramente giovane; e il regista costumista e scenografo Pier Luigi Pizzi, per la stessa opera diretta da Rustioni, alla sua verde età è tornato a mostrare al pubblico pesarese, dove è di casa, come si può attualizzare il racconto di un'opera senza strafare - come molti registi amano fare, ed a Pesaro ha fatto per l'opera diretta da Abbado, La Fura del Baus.
Nessun accenno al cambio di orchestra in buca - per anni ed anni l'Orchestra del Comunale di Bologna, dove da meno anni è direttore musicale Michele Mariotti, ed ora l'Orchestra della Rai, per ragioni squisitamente economiche: il Comunale, in grave crisi finanziaria, non poteva 'rimetterci' con la trasferta pesarese, la Rai invece sì! - come anche al cambio alla direzione artistica, un tempo affidata ad un direttore con meriti rossininani, Zedda defunto, ed ora nelle mani di un ex tenore, Ernesto Palacio, titolare di una agenzia di rappresentanza artistica, In Art, che rappresenta, da prima di sbarcare a Pesaro, anche Michele Mariotti.
E neanche una parola sulle celebrazioni rossiniane dell'anno prossimo, al cadere dei 150 dalla morte del musicista. Forse alla consegna del silenzio, data a tutti i commentatori, in attesa dell'annuncio ufficiale, si è attenuta anche la Aspesi.
Quest'anno la Aspesi ha scelto di tirar sassi contro i registi che vogliono ad ogni costo attualizzare le opere, stravolgendone storie ed ambientazioni, come appunto ha fatto La Fura dels Baus e non hanno fatto, assai lodevolmente, sia Mario Martone per Torvaldo e Dorliska, che Pizzi per il terzo titolo. Perchè per colpa di quei dissacratori di professione, il povero spettatore deve sciogliere ogni volta un dilemma, recandosi a teatro: chiudere gli occhi ed ascoltare la musica, o tapparsi le orecchie e prestare attenzione alle stranezze del palcoscenico. Perchè non si ppssono avere ambedue le cose, lamenta la Aspesi: vedere uno spettacolo ben fatto e coerente e immergersi nel fiume di musica che Rossini, anche molto giovane, fa scorrere abbondante?
martedì 9 agosto 2016
Al Rossini Opera Festival dà il via Natalia Aspesi
Con l'apertura della porta 'pesarese' affidata come sempre alla 'papessa' di fede rossiniana, Natalia Aspesi, che dalla prima edizione non ne ha mancata una, anche per presenziare alla tradizionale apertura della porta dedicata, la 36° edizione del ROF può cominciare.
Molte le novità di questa edizione, secondo la Aspesi, riconosciuta 'papessa' anche del giornalismo italiano.
L'inaugurazione, che Lei ha visto all'anteprima, è con un titolo poco frequentato di Rossini, La donna del lago' - che nel suo giornale, La repubblica, è diventata 'ragazza' - già presentata a Pesaro, la prima volta molti anni fa (anni Ottanta), e che segnò la fulminea ascesa del podio di Maurizio Pollini e l'altrettanto fulminea ridiscesa. Quest'anno tutta un'altra musica, perchè sul podio non c'è Pollini, ma Michele Mariotti, volto nuovo in quel di Pesaro che a detta di Carlo Fuortes, suggeritore della Aspesi ed uno che di direttori se ne intende, è il 'primo dei giovani direttori' (forse voleva dire il 'numero uno'). Che, prima di dirigere a Pesaro, ha diretto alla Scala e poi è diventato stabile a Bologna, da dove si porta a Pesaro anche l'orchestra, per la gioia di papà Gianfranco, 'unico caso in Italia di un sovrintendente che è al timone del festival dall'inizio'. Una permanenza che per la Aspesi suona titolo di merito, per noi no, perchè pensiamo che dopo 37 primavere aggiunte a quelle sue anagrafiche precedenti, sarebbe ora che mollasse il timone, magari diventando presidente 'onorario a vita' della Fondazione che governa il festival, e nella quale da quest'anno è entrata anche Federica Tittarelli, naturalizzata romana, ma pesarese d'origine, nella cui villa di famiglia - come ci informa puntualmente la Aspesi, dandoci notizia della novità, si è svolta una sontuosa cena, alla fine della recita ( quest'anno anche la villa degli 'hermes' di Pesaro, i Ratti, ha ospitato un secondo ricevimento).
Lo spettacolo affidato a quel diavoletto di Damiano Michieletto, era di 'altissimo livello'- come ha suggerito alla Aspesi un altro che se ne intende, Alessio Vlad, in missione 'artistica' a Pesaro con Fuortes (la presenza della coppia dell'Opera di Roma in missione a Pesaro ci fa venire in mente un'altra gloriosa (?) missione, raccontataci da Valerio Cappelli sul 'Corriere', quella di Catello De Martino, inglorioso(!) sovrintendente dell'Opera, al Concerto di Capodanno a Vienna, qualche anno fa) forse per ingaggiare per le prossime stagioni il 'primo dei giovani direttori', l'ancora giovane Mariotti, magari in compagnia di sua moglie, cantante russa ormai celebre ('molto carina, con vitino di vespa e gambe perfette, voce sexy, disinvoltura ed ironia di attrice, è ormai una grande star', parola di Natalia ) conosciuta proprio in un festival pesarese, Olga Peretyatko, la cui presenza a Pesaro non poteva sfuggire all'occhio acuto della Aspesi che, anche per questo, ha dovuto citare il secondo titolo in cartellone e cioè Il Turco in Italia, visto anche questo secondo in anteprima.
Chiude il reportage la Aspesi con un 'ultima notizia che ci procura grande piacere, e cioè che "quest'anno, malgrado la drammatica situazione internazionale, sono aumentati gli spettatori, soprattutto stranieri". E se il buon giorno si vede dal mattino, che scriverà a chiusura del festival?
Molte le novità di questa edizione, secondo la Aspesi, riconosciuta 'papessa' anche del giornalismo italiano.
L'inaugurazione, che Lei ha visto all'anteprima, è con un titolo poco frequentato di Rossini, La donna del lago' - che nel suo giornale, La repubblica, è diventata 'ragazza' - già presentata a Pesaro, la prima volta molti anni fa (anni Ottanta), e che segnò la fulminea ascesa del podio di Maurizio Pollini e l'altrettanto fulminea ridiscesa. Quest'anno tutta un'altra musica, perchè sul podio non c'è Pollini, ma Michele Mariotti, volto nuovo in quel di Pesaro che a detta di Carlo Fuortes, suggeritore della Aspesi ed uno che di direttori se ne intende, è il 'primo dei giovani direttori' (forse voleva dire il 'numero uno'). Che, prima di dirigere a Pesaro, ha diretto alla Scala e poi è diventato stabile a Bologna, da dove si porta a Pesaro anche l'orchestra, per la gioia di papà Gianfranco, 'unico caso in Italia di un sovrintendente che è al timone del festival dall'inizio'. Una permanenza che per la Aspesi suona titolo di merito, per noi no, perchè pensiamo che dopo 37 primavere aggiunte a quelle sue anagrafiche precedenti, sarebbe ora che mollasse il timone, magari diventando presidente 'onorario a vita' della Fondazione che governa il festival, e nella quale da quest'anno è entrata anche Federica Tittarelli, naturalizzata romana, ma pesarese d'origine, nella cui villa di famiglia - come ci informa puntualmente la Aspesi, dandoci notizia della novità, si è svolta una sontuosa cena, alla fine della recita ( quest'anno anche la villa degli 'hermes' di Pesaro, i Ratti, ha ospitato un secondo ricevimento).
Lo spettacolo affidato a quel diavoletto di Damiano Michieletto, era di 'altissimo livello'- come ha suggerito alla Aspesi un altro che se ne intende, Alessio Vlad, in missione 'artistica' a Pesaro con Fuortes (la presenza della coppia dell'Opera di Roma in missione a Pesaro ci fa venire in mente un'altra gloriosa (?) missione, raccontataci da Valerio Cappelli sul 'Corriere', quella di Catello De Martino, inglorioso(!) sovrintendente dell'Opera, al Concerto di Capodanno a Vienna, qualche anno fa) forse per ingaggiare per le prossime stagioni il 'primo dei giovani direttori', l'ancora giovane Mariotti, magari in compagnia di sua moglie, cantante russa ormai celebre ('molto carina, con vitino di vespa e gambe perfette, voce sexy, disinvoltura ed ironia di attrice, è ormai una grande star', parola di Natalia ) conosciuta proprio in un festival pesarese, Olga Peretyatko, la cui presenza a Pesaro non poteva sfuggire all'occhio acuto della Aspesi che, anche per questo, ha dovuto citare il secondo titolo in cartellone e cioè Il Turco in Italia, visto anche questo secondo in anteprima.
Chiude il reportage la Aspesi con un 'ultima notizia che ci procura grande piacere, e cioè che "quest'anno, malgrado la drammatica situazione internazionale, sono aumentati gli spettatori, soprattutto stranieri". E se il buon giorno si vede dal mattino, che scriverà a chiusura del festival?
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domenica 23 agosto 2015
Che succede al Rossini Opera Festival, oscurato sui giornali italiani?
Sabato si è conclusa l'edizione 2015 del Rossini Opera Festival con lo 'Stabat Mater' diretto da Michele Mariotti. L'edizione di quest'anno ha visto aumentato il pubblico, quasi 16.000 presenze, ed anche le entrate: 1.000.000 circa di Euro. Ed ha visto anche allargata la lista dei paesi dai quali provengono i suoi spettatori come anche i giornalisti ed i direttori di teatro. Praticamente non v'è paese al mondo che non abbia mandato un suo rappresentante fra il pubblico, e giornale straniero che non abbia inviato un suo redattore; altrettanto numerosi i direttori di teatri e festival stranieri presenti. Insomma il Rossini Opera festival parla straniero - è proprio il caso di dirlo. E gli italiani? Tolta la Aspesi, senza il cui reportage da Pesaro pare che il festival non possa cominciare, i giornali italiani sembrano abbiano, tutti d'accordo, fatto la congiura del silenzio sul più blasonato festival d'opera italiano.
La ragione non sappiamo dirvela; noi constatiamo solo il caso, abbastanza strano per un festival che nei suoi lunghissimi anni di vita è stato un paradiso per giornalisti ed improvvisati musicologi. Quest'anno non più. Forse che il Festival non ha acquistato, come negli altri anni, le pagine 'Eventi' sui principali giornali, e per questo i giornali si sono vendicati, ignorandolo?
Sinceramente non possiamo giurare sulla presenza o meno del festival pesarese in quelle pagine, finte 'redazionali', nelle quali il committente fa scrivere ciò che vuole - giusto, in fondo le paga! - nè osiamo pensare che senza quelle pagine, di colpo, sul più importante festival operistico italiano i giornali abbiano fatto cadere il più assordante silenzio. Ed anche su questo scambio orribile - che sarebbe meglio chiamare: vendetta - non possiamo giurarci, anche se lo temiamo, senza meravigliarci né stupirci più di tanto.
Chi non crede che possano accadere simili cose sulla libera stampa della libera Europa, è pregato di riflettere a due episodi, uno italiano ( una rivista di musica, dedita quasi esclusivamente alle recensioni discografiche, per anni non ha recensito le uscite delle multinazionali del disco, perchè queste non facevano pubblicità su quella rivista. Ora non sappiamo dirvi se continui in tale politica o se sia mutata, perchè le multinazionali hanno ripreso a pagare la pubblicità) e l'altro francese - e riguarda l'Opéra di Parigi che avendo constatato che Le Monde (sì, crediamo si trattasse proprio de Le Monde) recensiva sempre negativamente i suoi spettacoli, decise di togliere la pubblicità del teatro dal giornale. Dunque accade anche questo sulla libera stampa del vecchio continente democratico.
O sarà forse perchè i giornali sono più interessati a parlare d'opera, quando c'è una regia nuova, meglio se rivoluzionaria - come ad esempio è stata quella, a Taormina, del grande regista Stinchelli che ha aperto la 'Traviata' con la bella soprano straniera nuda, dalla testa ai piedi, davanti ad uno specchio, anche se di spalle; e a Pesaro quest'anno non c'era niente di nuovo e c'era anche il ritorno di qualche regia già vista; tanto della musica ai giornali importa quasi nulla: è sempre la stessa, che altro dire?
Non potendo aggiungere altro a queste nostre sconsolate considerazioni, non ci resta che annunciare che la prossima edizione, quella del 2016, l'aprirà lo stesso Michele Mariotti che ha chiuso quella di quest'anno con lo 'Stabat', dirigendo 'La donna del lago' che molti anni fa costituì l'unica impresa direttoriale di Maurizio Pollini, convincendolo però a desistere per il futuro.
La regia sarà di Damiano Michieletto, che appartiene alla stessa agenzia di Michele Mariotti, In Art, un titolare della quale, già cantante, Ernesto Palacio, dall'anno prossimo sarà direttore artistico del Rossini Opera festival, al posto di Alberto Zedda, giunto alla verde età di 87 anni. Rooooof!
P.S.
Un lettore di questo blog ci ha fatto notare che il quotidiano L'Avvenire, a firma Giuseppe Pennisi, ha scritto del Rossini Opera Festival. Il nostro lettore ha ragione, ci scusiamo on lui ed anche con Giuseppe Pennisi, nostro collega ed amico.
La ragione non sappiamo dirvela; noi constatiamo solo il caso, abbastanza strano per un festival che nei suoi lunghissimi anni di vita è stato un paradiso per giornalisti ed improvvisati musicologi. Quest'anno non più. Forse che il Festival non ha acquistato, come negli altri anni, le pagine 'Eventi' sui principali giornali, e per questo i giornali si sono vendicati, ignorandolo?
Sinceramente non possiamo giurare sulla presenza o meno del festival pesarese in quelle pagine, finte 'redazionali', nelle quali il committente fa scrivere ciò che vuole - giusto, in fondo le paga! - nè osiamo pensare che senza quelle pagine, di colpo, sul più importante festival operistico italiano i giornali abbiano fatto cadere il più assordante silenzio. Ed anche su questo scambio orribile - che sarebbe meglio chiamare: vendetta - non possiamo giurarci, anche se lo temiamo, senza meravigliarci né stupirci più di tanto.
Chi non crede che possano accadere simili cose sulla libera stampa della libera Europa, è pregato di riflettere a due episodi, uno italiano ( una rivista di musica, dedita quasi esclusivamente alle recensioni discografiche, per anni non ha recensito le uscite delle multinazionali del disco, perchè queste non facevano pubblicità su quella rivista. Ora non sappiamo dirvi se continui in tale politica o se sia mutata, perchè le multinazionali hanno ripreso a pagare la pubblicità) e l'altro francese - e riguarda l'Opéra di Parigi che avendo constatato che Le Monde (sì, crediamo si trattasse proprio de Le Monde) recensiva sempre negativamente i suoi spettacoli, decise di togliere la pubblicità del teatro dal giornale. Dunque accade anche questo sulla libera stampa del vecchio continente democratico.
O sarà forse perchè i giornali sono più interessati a parlare d'opera, quando c'è una regia nuova, meglio se rivoluzionaria - come ad esempio è stata quella, a Taormina, del grande regista Stinchelli che ha aperto la 'Traviata' con la bella soprano straniera nuda, dalla testa ai piedi, davanti ad uno specchio, anche se di spalle; e a Pesaro quest'anno non c'era niente di nuovo e c'era anche il ritorno di qualche regia già vista; tanto della musica ai giornali importa quasi nulla: è sempre la stessa, che altro dire?
Non potendo aggiungere altro a queste nostre sconsolate considerazioni, non ci resta che annunciare che la prossima edizione, quella del 2016, l'aprirà lo stesso Michele Mariotti che ha chiuso quella di quest'anno con lo 'Stabat', dirigendo 'La donna del lago' che molti anni fa costituì l'unica impresa direttoriale di Maurizio Pollini, convincendolo però a desistere per il futuro.
La regia sarà di Damiano Michieletto, che appartiene alla stessa agenzia di Michele Mariotti, In Art, un titolare della quale, già cantante, Ernesto Palacio, dall'anno prossimo sarà direttore artistico del Rossini Opera festival, al posto di Alberto Zedda, giunto alla verde età di 87 anni. Rooooof!
P.S.
Un lettore di questo blog ci ha fatto notare che il quotidiano L'Avvenire, a firma Giuseppe Pennisi, ha scritto del Rossini Opera Festival. Il nostro lettore ha ragione, ci scusiamo on lui ed anche con Giuseppe Pennisi, nostro collega ed amico.
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giovedì 13 agosto 2015
Natalia Aspesi ha dato il via al Rossini Opera Festival. Come ogni anno.Dalle Pagine di Repubblica, Chailly va anche a Lucerna
La crisi può aver spuntato le aspirazioni internazionali del festival rossinianopesarese? Neanche per sogno. Come si ripete ormai da 36 anni, dopo la cena di apertura nella villa di famiglia di Paola Tittarelli, una cena che fa subito capire, scorrendo la lista degli invitati, chi la crisi ha azzoppato, ha rimesso in sella o addirittura tenuto a battesimo del mondo che conta, il Rossini Opera Festival, affidato alle cure di Gianfranco Mariotti e della sua famiglia - si può dire, vero! se al festival sono presenti suo figlio, il direttore in grande ascesa, come anche la di lui moglie celebre cantante, annota anche la Aspesi, la figlia, sua assistente, ed il figlio, impegnato negli uffici della comunicazione - può partire.
La Aspesi, visto che non lo fanno quei fannulloni del suo giornale, annuncia anche la sorpresa del ritrovamento del 'quintetto' de 'La gazzetta' - rinvenuto in un faldone di manoscritti della biblioteca del Conservatorio di Palermo (Gossett lo presentò assieme al bibliotecario Lo Cicero, dalle pagine della nostra indimenticata rivista Music@) - e che verrà inserito nelle recite dell'opera rossiniana in cartellone.
Non ancora soddisfatta, la Aspesi annuncia, il giorno stesso che il festival inizia, che è un successo, tutto esaurito - ma non sarebbe stato più prudente attendere la fine del festival per cantare vittoria? - e due giorni dopo annota con orgoglio, presentandosi pesarese e mariottiana verace e della prima ora, che quello di Gianfranco Mariotti è l'unico caso di un sovrintendente che è a capo della manifestazione da 36 lunghi anni, cioè dall'inizio.
Titolo di merito? Sì per la Aspesi, per noi assolutamente no, anche se non è l'unico fra i sovrintendenti o direttori artistici a capo di festival fra i più importanti in Italia, che lo sono ininterrottamente, dalla prima edizione.
Accade, ad esempio, anche al Festival della Valle d'Itria che non ha cambiato mai sovrintendente - Francesco Punzi - da quaranta edizioni; o al Ravenna Festival che ha come direttore artistico, fin dalla prima edizione, Cristina Muti Mangiavillani, da 26 anni e 26 edizioni ( la Aspesi, nonostante la sua ben nota non simpatia nei riguardi di Muti, direttore, farebbe bene a fare una passeggiata anche a Ravenna, perché anche lì si fa un bel festival); o come, infine, al RomaEuropa Festival, giunto all'edizione numero 30, e sempre con gli stessi dirigenti ( Veaute e Grifasi, e pure con l'on. Pieraccini che ora della Fondazione è presidente onorario, e tutti e tre, con altri pochissimi, membri 'a vita' del consiglio di amministrazione).
A Ravenna come a Martina Franca come a Roma si ripetono anche alcune altre modalità del festival pesarese come quella che in fondazione o nell'organizzazione del festival ricorrano nomi di famigliari dei rispettivi dirigenti. Questo per dire alla Aspesi che tutto il mondo è paese e che Pesaro non fa eccezione su nulla, salvo...
... un caso che fa l'eccezione di Pesaro e che la Aspesi non considera. Gianfranco Mariotti riceve un compenso che è il più alto di un sovrintendente di un festival, assai vicino a quello di alcuni sovrintendenti di fondazioni liriche che hanno ben altro da fare nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il suo compenso è oltre un decimo del finanziamento del FUS al festival ( 160.000 Euro su un finanziamento di 1.152.000 Euro, ben oltre il 10%; e se ci mettiamo anche il compenso del direttore artistico, Alberto Zedda, quasi 100.000; fanno 1/5 circa del FUS); mentre per i sovrintendenti dei teatri che hanno un compenso simile a quello di Mariotti, l'incidenza in rapporto al FUS e dell'1%. Bella differenza!
Mentre il sovrintendente del Festival della Valle d'Itria non percepisce alcun compenso, come anche la signora Muti, che forse viene compensata attraverso l'onorario di regista, e che anche il presidente del RomaEuropa Festival Monique Veaute, che presta la sua opera gratuitamente ( un compenso - 16.500 Euro - l'ha come 'direttrice' di un progetto 'digitale' del festival medesimo) ed il suo direttore artistico Grifasi, che s'è tagliato lo stipendio annuo di quasi 30.000 Euro, passando da 110.000 a 80.000 circa. Esempi che Gianfranco Mariotti farebbe bene ad imitare, anche se la Aspesi non si azzarda a consigliarglielo.
A tutti, invece, vorremmo dare noi un consiglio. Non sarebbe ora, dopo decenni di permanenza ai vertici di quei festival, che schiodassero tutti?
All'estero grandi festival come anche importantissime istituzioni musicali ed anche museali cambiano i loro vertici ogni quattro o cinque anni, senza che nulla di catastrofico si abbatta sul normale corso di quelle istituzioni - vi sono casi analoghi anche in Italia, sebbene rarissimi, come quello del MART di Rovereto.
Perchè non si fa dappertutto, Pesaro inclusa? Perchè la Aspesi non se lo augura, se ad un certo punto della sua corrispondenza, annota che il successo dell'attuale edizione - appena cominciata - tiene lontani gli 'INVISIBILI ASPIRANTI AL SUO RUOLO'?
PRENDETE NOTA
Giunge in questi giorni la notizia della nomina, a partire dal 2016, di Riccardo Chailly a direttore musicale della Orchestra del Festival di Lucerna, fondata da Toscanini e rifondata, in anni recenti, da Claudio Abbado. A parte l'accanimento dirigenziale nei confronti di Chailly ( ancora a Lipsia, prossimo a Milano ed ora anche a Lucerna), è bene si sappia che il suo incarico a Lucerna avrà la durata di cinque anni, e non di ventisei o trenta o trentasei o addirittura quarant'anni. E' chiara la canzone?
La Aspesi, visto che non lo fanno quei fannulloni del suo giornale, annuncia anche la sorpresa del ritrovamento del 'quintetto' de 'La gazzetta' - rinvenuto in un faldone di manoscritti della biblioteca del Conservatorio di Palermo (Gossett lo presentò assieme al bibliotecario Lo Cicero, dalle pagine della nostra indimenticata rivista Music@) - e che verrà inserito nelle recite dell'opera rossiniana in cartellone.
Non ancora soddisfatta, la Aspesi annuncia, il giorno stesso che il festival inizia, che è un successo, tutto esaurito - ma non sarebbe stato più prudente attendere la fine del festival per cantare vittoria? - e due giorni dopo annota con orgoglio, presentandosi pesarese e mariottiana verace e della prima ora, che quello di Gianfranco Mariotti è l'unico caso di un sovrintendente che è a capo della manifestazione da 36 lunghi anni, cioè dall'inizio.
Titolo di merito? Sì per la Aspesi, per noi assolutamente no, anche se non è l'unico fra i sovrintendenti o direttori artistici a capo di festival fra i più importanti in Italia, che lo sono ininterrottamente, dalla prima edizione.
Accade, ad esempio, anche al Festival della Valle d'Itria che non ha cambiato mai sovrintendente - Francesco Punzi - da quaranta edizioni; o al Ravenna Festival che ha come direttore artistico, fin dalla prima edizione, Cristina Muti Mangiavillani, da 26 anni e 26 edizioni ( la Aspesi, nonostante la sua ben nota non simpatia nei riguardi di Muti, direttore, farebbe bene a fare una passeggiata anche a Ravenna, perché anche lì si fa un bel festival); o come, infine, al RomaEuropa Festival, giunto all'edizione numero 30, e sempre con gli stessi dirigenti ( Veaute e Grifasi, e pure con l'on. Pieraccini che ora della Fondazione è presidente onorario, e tutti e tre, con altri pochissimi, membri 'a vita' del consiglio di amministrazione).
A Ravenna come a Martina Franca come a Roma si ripetono anche alcune altre modalità del festival pesarese come quella che in fondazione o nell'organizzazione del festival ricorrano nomi di famigliari dei rispettivi dirigenti. Questo per dire alla Aspesi che tutto il mondo è paese e che Pesaro non fa eccezione su nulla, salvo...
... un caso che fa l'eccezione di Pesaro e che la Aspesi non considera. Gianfranco Mariotti riceve un compenso che è il più alto di un sovrintendente di un festival, assai vicino a quello di alcuni sovrintendenti di fondazioni liriche che hanno ben altro da fare nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il suo compenso è oltre un decimo del finanziamento del FUS al festival ( 160.000 Euro su un finanziamento di 1.152.000 Euro, ben oltre il 10%; e se ci mettiamo anche il compenso del direttore artistico, Alberto Zedda, quasi 100.000; fanno 1/5 circa del FUS); mentre per i sovrintendenti dei teatri che hanno un compenso simile a quello di Mariotti, l'incidenza in rapporto al FUS e dell'1%. Bella differenza!
Mentre il sovrintendente del Festival della Valle d'Itria non percepisce alcun compenso, come anche la signora Muti, che forse viene compensata attraverso l'onorario di regista, e che anche il presidente del RomaEuropa Festival Monique Veaute, che presta la sua opera gratuitamente ( un compenso - 16.500 Euro - l'ha come 'direttrice' di un progetto 'digitale' del festival medesimo) ed il suo direttore artistico Grifasi, che s'è tagliato lo stipendio annuo di quasi 30.000 Euro, passando da 110.000 a 80.000 circa. Esempi che Gianfranco Mariotti farebbe bene ad imitare, anche se la Aspesi non si azzarda a consigliarglielo.
A tutti, invece, vorremmo dare noi un consiglio. Non sarebbe ora, dopo decenni di permanenza ai vertici di quei festival, che schiodassero tutti?
All'estero grandi festival come anche importantissime istituzioni musicali ed anche museali cambiano i loro vertici ogni quattro o cinque anni, senza che nulla di catastrofico si abbatta sul normale corso di quelle istituzioni - vi sono casi analoghi anche in Italia, sebbene rarissimi, come quello del MART di Rovereto.
Perchè non si fa dappertutto, Pesaro inclusa? Perchè la Aspesi non se lo augura, se ad un certo punto della sua corrispondenza, annota che il successo dell'attuale edizione - appena cominciata - tiene lontani gli 'INVISIBILI ASPIRANTI AL SUO RUOLO'?
PRENDETE NOTA
Giunge in questi giorni la notizia della nomina, a partire dal 2016, di Riccardo Chailly a direttore musicale della Orchestra del Festival di Lucerna, fondata da Toscanini e rifondata, in anni recenti, da Claudio Abbado. A parte l'accanimento dirigenziale nei confronti di Chailly ( ancora a Lipsia, prossimo a Milano ed ora anche a Lucerna), è bene si sappia che il suo incarico a Lucerna avrà la durata di cinque anni, e non di ventisei o trenta o trentasei o addirittura quarant'anni. E' chiara la canzone?
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mercoledì 10 giugno 2015
Il ROF - Rossini Opera Festival - quasi 'proprietà' dei Mariotti, affidato dal 2016 ad Ernesto Palacio di 'In Art' :agente a capo di un festival. Una rara normalità.
In principio fu Gianfranco Mariotti,sovrintendente del Rossini Opera Festival, benemerito sia il sovrintendente che il festival.
Poi arrivò Alexia Mariotti, segretaria del Sovrintendente e figlia di Gianfranco Mariotti.
Da molto tempo lavora nella segreteria dell'Ufficio stampa e si occupa anche di social media Giacomo Mariotti, figlio del Sovrintendente Granfranco, e fratello di Alexia.
E c'è pure Michele Mariotti, direttore d'orchestra, figlio di Gianfranco e fratello di Giacomo ed Alexia, stabile al Teatro Comunale di Bologna, la cui orchestra è al Festival di Gianfranco orchestra 'quasi' residente che affianca orchestre neonate come quella sinfonica intitolata al nume di Pesaro e quella che, sempre sotto il nome del 'cigno' pesarese, si fregia del nome di Filarmonica.
Quest'anno, fra i recital di canto, tre in tutto, ve ne sarà uno di una vera star, la russa Olga Peretyatko, sposata nel 2012 a Michele Mariotti - figlio di Gianfranco e fratello di Giacomo ed Alexia - e perciò nuora di Granfranco, e cognata di Giacomo ed Alexia.
La quale Peretyatko che ha già cantato in mezzo mondo, ha cantato sotto la direzione di suo marito, anche a Pesaro o a Bologna, e un mese fa, al Regio di Torino, ha interpretato Elvira ne 'I Puritani', diretti da suo marito Michele Mariotti.
Ora - è notizia di questi giorni - dal 2016 la direzione artistica del ROF - Rossini Opera Festival - sarà affidata al tenore peruviano Ernesto Palacio, più noto negli ultimi tempi come contitolare con Saverio Clemente, Andrea De Amici e Luca Targetto, della agenzia di rappresentanza artistica, 'In Art', che lanciò il giovane Michele Mariotti, figlio di Gianfranco, sovrintendente del ROF, e che tuttora, direttore di gran nome, continua ad esser rappresentato dalla 'In Art' che è anche di Ernesto Palacio che dal prossimo anno sarà direttore artistico del ROF del sovrintendente Gianfranco Marioti.
P.S. nellepagine 'amministrazione trasparente' del ROF, Giacomo mariotti e Alexia Mariotti, gfigli del sovrintendente Gianfranco non figurano affatto, mentre i loro nomi sono inseriti nell'organigramma al capitolo 'chi siamo'.
Solo Gianfranco figura tra coloro che hanno un compenso, che ammonta ad Euro 161.000 circa, simile se non superiore a quello di tanti sovrintendenti che hanno un'attività lunga un anno.
Dunque della prossima vita del ROF sappiamo ormai tutto. Ad eccezione di quel che scriverà la Aspesi in vacanza a Pesaro. Che, come al solito, scriverà malissimo del ROF e della famiglia Mariotti che ne è la proprietaria. Di fatto.
Poi arrivò Alexia Mariotti, segretaria del Sovrintendente e figlia di Gianfranco Mariotti.
Da molto tempo lavora nella segreteria dell'Ufficio stampa e si occupa anche di social media Giacomo Mariotti, figlio del Sovrintendente Granfranco, e fratello di Alexia.
E c'è pure Michele Mariotti, direttore d'orchestra, figlio di Gianfranco e fratello di Giacomo ed Alexia, stabile al Teatro Comunale di Bologna, la cui orchestra è al Festival di Gianfranco orchestra 'quasi' residente che affianca orchestre neonate come quella sinfonica intitolata al nume di Pesaro e quella che, sempre sotto il nome del 'cigno' pesarese, si fregia del nome di Filarmonica.
Quest'anno, fra i recital di canto, tre in tutto, ve ne sarà uno di una vera star, la russa Olga Peretyatko, sposata nel 2012 a Michele Mariotti - figlio di Gianfranco e fratello di Giacomo ed Alexia - e perciò nuora di Granfranco, e cognata di Giacomo ed Alexia.
La quale Peretyatko che ha già cantato in mezzo mondo, ha cantato sotto la direzione di suo marito, anche a Pesaro o a Bologna, e un mese fa, al Regio di Torino, ha interpretato Elvira ne 'I Puritani', diretti da suo marito Michele Mariotti.
Ora - è notizia di questi giorni - dal 2016 la direzione artistica del ROF - Rossini Opera Festival - sarà affidata al tenore peruviano Ernesto Palacio, più noto negli ultimi tempi come contitolare con Saverio Clemente, Andrea De Amici e Luca Targetto, della agenzia di rappresentanza artistica, 'In Art', che lanciò il giovane Michele Mariotti, figlio di Gianfranco, sovrintendente del ROF, e che tuttora, direttore di gran nome, continua ad esser rappresentato dalla 'In Art' che è anche di Ernesto Palacio che dal prossimo anno sarà direttore artistico del ROF del sovrintendente Gianfranco Marioti.
P.S. nellepagine 'amministrazione trasparente' del ROF, Giacomo mariotti e Alexia Mariotti, gfigli del sovrintendente Gianfranco non figurano affatto, mentre i loro nomi sono inseriti nell'organigramma al capitolo 'chi siamo'.
Solo Gianfranco figura tra coloro che hanno un compenso, che ammonta ad Euro 161.000 circa, simile se non superiore a quello di tanti sovrintendenti che hanno un'attività lunga un anno.
Dunque della prossima vita del ROF sappiamo ormai tutto. Ad eccezione di quel che scriverà la Aspesi in vacanza a Pesaro. Che, come al solito, scriverà malissimo del ROF e della famiglia Mariotti che ne è la proprietaria. Di fatto.
mercoledì 15 aprile 2015
Chris Merritt deve tornare a cantare
Dalle
platee più luminose della Scala, del Met, del Covent Garden, del
Rossini Opera Festival di Pesaro, al buio della disperazione e della
miseria. E' la parabola di Chris Merritt, il grande tenore americano,
considerato uno dei massimi interpreti del '900 del Rossini serio e
in genere del belcanto italiano, che lancia un crowdfunding sul sito
'gofundme', al colmo della disperazione. "Non ho un soldo per
pagare le mie necessità primarie, come spostamenti, alloggi o cibo,
né per pagare le bollette del telefono, dell'acqua o
dell'assicurazione sanitaria", spiega il cantante, la cui
carriera ha subito un forte declino alla fine degli anni '90.
"A
causa di una sfortunata gestione manageriale - scrive Merritt - la
mia carriera ha subito una tremenda flessione fino al punto di
sparire dalle scene. Per questa ragione sono stato costretto a dare
fondo a tutti i miei risparmi", prosegue nell'appello il
cantante, che dice di volere ricominciare a calcare i palcoscenici ma
di non avere un management. Per questo ha lanciato il crowdfunding,
con il quale spera di racimolare la somma di 20mila euro, necessaria
per rilanciare la sua carriera. Stando ai dati pubblicati sul sito
'gofundme', il cantante avrebbe raccolto 11.360 euro da 101 donatori
in quattro giorni. Quante sono le probabilità di rivedere il 63enne
tenore sulle scene?
giovedì 12 marzo 2015
Senza voler fare i 'puritani', era proprio il caso che Michele Mariotti...
Michele Mariotti, direttore musicale al Teatro Comunale di Bologna, presente al Rossini Opera Festival, da quando - da sempre - suo padre è sovrintendente del festival e lui fa il direttore, in ascesa continua - da poco ha anche debuttato al Metropolitan - ora approda al Teatro Regio di Torino con 'I Puritani' di Vincenzo Bellini. E per la parte di Elvira chi ha scelto? Sua moglie, il soprano Olga Peretyatko. Era proprio necessario? Non c'erano alternative - in alcune recite canta Desiré Rancatore? O dobbiamo sempre più abituarci al dispregio delle buone norme di comportamento che suggeriscono di non strafare?
martedì 23 dicembre 2014
Ancora un'altra dimenticanza del Franceschini, 'mezzo disastro', innamorato
Non si è ricordato di inserire fra i beneficianti del decreto 'Art Bonus' i teatri di prosa, ed Escobar glielo ha fatto notare, chissà se 'mezzo disastro' ci ripenserà. In verità non ci aveva pensato neanche a metterci dentro le fondazioni lirico-sinfoniche che poi si sono tirate dietro anche i cosiddetti 'teatri di tradizione'; ma poi in uno dei suoi rari mommenti di sveglia ha fatto in tempo a farlo inserire nella cosiddetta 'legge di stabilità'. Meno male.
Ora però un altro settore di pregio s'è risentito ed ha scritto una lettera pubblica a 'mezzo disastro' Franceschini, in questi termini: aho, ma che noi dei festival siamo fessi? Che aspetti a svegliarti ed a metterceli dentro.
I firmatari sono tutti illustrissimi salvo qualcuno, intendiamo i sovrintendenti del Rossini Opera Festi al - giusta lamentela - la sovrintendente del Ravenna Festival - lamentela giusta, appena - Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto - presenza ingiustificata, visto la fine che ha fatto fare alla musica ed all'Opera con la sua gestione teatrale - ed il Festival Puccini che, secondo un notissimo critico, se lo chiudono non farebbero un soldo di danni.
La lamentela è però in sé giusta.
Ma vai a far capire a Franceschini che va alla Scala solo per esibire la sua bella e giovane signora, non per vero interesse, né suo né della sua bella signora - che invidia che ci fa, per la sua bella
signora - che per beni culturali di grande interesse devono necessariamente intendersi anche tutte le istituzioni che hanno come fine statutario l'arte musicale, Opera o concerto che sia. No, per lui la musica non appartiene ai beni culturali da sostenere e preservare. La pensa come quell'altro ignorante dell'ex direttore del Corriere - di cui ora non ci viene neanche il nome, anzi no, c'è venuto in mente: Ronchey - il quale pensava che i beni culturali fossero solo i monumenti; del resto anche lui la musica non sapeva neppure dov'era di casa. Non è stato lui che ha destinato una caserma a fianco del Museo degli strumenti musicali ( Piazza santa croce in Gerusalemme) ad archivio, piuttosto che a sede per ampliare l'importante museo, che aveva ed ha magazzini stracolmi di begli esemplari di strumenti musicali?
Renzi, che ha fatto di male l'Italia per meritarsi i peggiori ministri della storia repubblicana? Di mali ne ha fatti tanti, ma non che giustifichino tale punizione per il paese.
Ora però un altro settore di pregio s'è risentito ed ha scritto una lettera pubblica a 'mezzo disastro' Franceschini, in questi termini: aho, ma che noi dei festival siamo fessi? Che aspetti a svegliarti ed a metterceli dentro.
I firmatari sono tutti illustrissimi salvo qualcuno, intendiamo i sovrintendenti del Rossini Opera Festi al - giusta lamentela - la sovrintendente del Ravenna Festival - lamentela giusta, appena - Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto - presenza ingiustificata, visto la fine che ha fatto fare alla musica ed all'Opera con la sua gestione teatrale - ed il Festival Puccini che, secondo un notissimo critico, se lo chiudono non farebbero un soldo di danni.
La lamentela è però in sé giusta.
Ma vai a far capire a Franceschini che va alla Scala solo per esibire la sua bella e giovane signora, non per vero interesse, né suo né della sua bella signora - che invidia che ci fa, per la sua bella
signora - che per beni culturali di grande interesse devono necessariamente intendersi anche tutte le istituzioni che hanno come fine statutario l'arte musicale, Opera o concerto che sia. No, per lui la musica non appartiene ai beni culturali da sostenere e preservare. La pensa come quell'altro ignorante dell'ex direttore del Corriere - di cui ora non ci viene neanche il nome, anzi no, c'è venuto in mente: Ronchey - il quale pensava che i beni culturali fossero solo i monumenti; del resto anche lui la musica non sapeva neppure dov'era di casa. Non è stato lui che ha destinato una caserma a fianco del Museo degli strumenti musicali ( Piazza santa croce in Gerusalemme) ad archivio, piuttosto che a sede per ampliare l'importante museo, che aveva ed ha magazzini stracolmi di begli esemplari di strumenti musicali?
Renzi, che ha fatto di male l'Italia per meritarsi i peggiori ministri della storia repubblicana? Di mali ne ha fatti tanti, ma non che giustifichino tale punizione per il paese.
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