Allarme peste polmonare dopo la morte di una 28enne in Siberia. La Commissione europea è in contatto con l’Ecdc e segue «con molta attenzione» quanto sta avvenendo a Irkutsk, nella Siberia centrale, dove una ricercatrice dell’Irkutsk Anti Plague Institute è morta per una polmonite di origine sconosciuta. Sull’episodio è intervenuto il medico infettivologo Matteo Bassetti, che non esclude la possibilità di altri contagi di peste polmonare. A Bruxelles, la portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha ricordato che il batterio della peste è «assente dall’Europa da circa 50 anni».
Bassetti: le ipotesi sui contagi e la ricostruzione da approfondire
Bassetti collega l’ipotesi di ulteriori infezioni ad alcuni tweet che, secondo quanto ha dichiarato, sembrerebbero essere stati pubblicati e poi cancellati. Nei messaggi si sarebbe invitato a evitare determinate aree, a usare la mascherina o a prestare attenzione perché i casi sembravano essere più numerosi. È su queste presunte avvertenze che l’infettivologo fonda parte dei suoi dubbi sulle dimensioni dell’episodio.
Il medico ha detto di avere la sensazione che ci sia «qualcosa di più di quanto hanno detto», aggiungendo: «Siamo abbastanza abituati al modo di fare russo». La sua valutazione è espressa anche in un altro passaggio: «Se dicono che c’è un decesso per peste polmonare, è evidente che c’è qualcosa di più». Secondo Bassetti, se la situazione fosse stata completamente sotto controllo, non sarebbe uscita neppure la notizia del decesso per peste polmonare.
L’infettivologo ritiene inoltre necessario approfondire la ricostruzione del contagio all’interno di un laboratorio e verificare se possa invece trattarsi di un paziente contagiato che abbia trasmesso l’infezione a qualcun altro. Si tratta di un’ipotesi alternativa da accertare, non di una dinamica che il medico presenta come stabilita.
Incubazione, possibili contatti e controlli in Siberia
Nel descrivere la peste polmonare, Bassetti parla di un’infezione batterica dei polmoni con rapida diffusione, contagiosità elevata e letalità molto alta. Indica un tempo di incubazione di 2-3 giorni, fino a un massimo di circa dieci giorni, e sottolinea che la forma polmonare è molto rapida anche nella capacità di diffondersi. A suo giudizio, è molto diversa dalle altre epidemie osservate nel recente passato: per la possibilità di trasmettersi anche attraverso le particelle del respiro, assomiglia molto più al Covid che ad altre malattie.
L’unico elemento che Bassetti considera in parte rassicurante è la localizzazione in Siberia, da lui descritta come un’area molto remota. Ha affermato che sarebbe stato decisamente più preoccupato se l’episodio fosse avvenuto a San Pietroburgo, richiamando la differenza nel numero di abitanti rispetto a un’area della Siberia.
La distanza dai grandi centri, nel suo ragionamento, pone però anche interrogativi sulla possibilità di effettuare i controlli necessari. Bassetti ha ipotizzato che, prima del ricovero in ospedale e della morte, la persona deceduta possa essere andata al supermercato, in farmacia o in altri luoghi, possa aver preso l’autobus ed essere tornata al lavoro. Nel considerare questi possibili spostamenti, ha affermato che tutte le persone entrate in contatto con lei sarebbero state messe in quarantena e controllate.
Il medico ha tuttavia messo in dubbio che le autorità russe dispongano in Siberia dei mezzi necessari per effettuare tutti gli accertamenti sui contatti. Ha confrontato la provincia remota della Russia interessata dall’episodio con Manhattan, a New York, spiegando che in quest’ultimo caso non avrebbe dubbi sul funzionamento dei controlli. Bassetti ha espresso l’auspicio di ricevere presto la comunicazione che l’episodio è concluso e che non ci sono altri nuovi casi.
Gli antibiotici e la preoccupazione per Yersinia pestis
Secondo Bassetti, la preoccupazione degli Stati Uniti è legata al fatto che Yersinia pestis è uno degli agenti biologici considerati utilizzabili come armi per il bioterrorismo. L’infettivologo considera giustificata questa preoccupazione e ha dichiarato che il batterio, insieme al vaiolo, è uno degli agenti sui quali si è lavorato molto.
Sul piano delle cure, Bassetti ha affermato che esistono antibiotici per trattare la peste polmonare, ma non esistono vaccini. La disponibilità di una terapia, ha precisato, non elimina la gravità dell’infezione quando colpisce i polmoni: assumere un antibiotico non significa guarire il giorno seguente, perché sono necessari giorni di trattamento. Il medico descrive inoltre l’infezione come molto complicata e sottolinea che non sempre si ottiene una risposta piena alle cure.
Bassetti ha definito la peste polmonare «una infezione gravissima», indicando una mortalità praticamente del 100% senza terapia antibiotica. Con il trattamento, ha dichiarato, la mortalità si riduce del 50%, ma rimane comunque al 50%.
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