Un internauta, alla lettura del nostro post su Salvini-Da Giussano, ci ha consigliato di farcene una ragione o di emigrare. Non sappiamo chi sia questo internauta ma sappiamo che si firma 'il gladiatore', anche se poi non ha il coraggio 'da gladiatore' di farsi vedere in faccia.
Comunque, osando ancora esprimere la nostra opinione, senza il beneplacito del 'gladiatore senza faccia', vogliamo riferirvi del parere di un noto commentatore politico, Marcello Sorgi, il quale ci consiglia di non dare eccessivo peso alle schermaglie fra i due contrattisti del governo Conte. Lo fanno per mostrare quanto il loro legame sia forte, fanno finta di litigare o di mostrarsi in disaccordo per far vedere subito dopo che ogni divergenza è risolta e loro vanno, come due piccioncini innamorati (non due arpie assetate di potere?), d'amore e d'accordo. E sia.
Ed anche per dimostrare come abbiano imparato in poco tempo l'arte della politica, e della convivenza al potere, l'arte cioè del compromesso. Io cedo sui voucher e tu mi voti il ricalcolo dei vitalizi. Pace fatta, al prossimo litigio. Finto.
La richiesta di Trump agli alleati europei sugli stanziamenti dei singoli paesi aderenti alla Nato, ci ha fatto venire in mente una richiesta che da sempre in Italia si rivolge ai governi sullo stanziamento per la cultura, i monumenti ed il paesaggio, restata inascoltata, mentre quella di Trump, abbastanza onerosa, potrebbe essere necessariamente accolta.
Trump chiede ai governi di portare lo stanziamento addirittura al 4% del PIL. Fatti i conti, l'Italia versa ogni giorno nelle casse della Nato per la difesa europea, qualcosa come settanta milioni di Euro; ma, se dovesse essere accolta la richiesta di Trump, tale finanziamento giornaliero dovrebbe essere portato a 200 milioni al giorno. Una montagna di soldi per la difesa, quando da sempre in Italia si chiede di portare lo stanziamento per la cultura ed il paesaggio, dallo 0,3-4% ad almeno l'1% se non al 2%, e tale richiesta resta inascoltata. Ci si rende conto che se il nostro Paese si curasse dei suoi beni più preziosi che costituiscono una voce ragguardevole del PIL italiano, potremmo avere più lavoro nei diversi settori interessati ed anche più entrate?
La richiesta, se viene da Trump verrà forse accolta, sebbene riguardi un settore che sembra anacronistico ai giorni nostri; ma se invece nasce dall'Italia medesima ed é rivolta ai suoi governanti, la richiesta resta inascoltata. Perchè?
E poi c'è l'affare CR7, cioè il passaggio di Cristiano Ronaldo, maglia n.7, dal Real Madrid alla Juventus, per la modica cifra di quasi 120 milioni di Euro per il club spagnolo, e con un compenso annuo di 30 milioni per il calciatore.
Ad un altro acuto commentatore politico, come Vittorio Feltri, tale transazione non sembra poi così esosa, perché Ronaldo porterà soldi alla Juve e dunque quell'ingaggio è ben speso. E gli operai FIAT, compresi quelli in cassa integrazione che per questo scioperano? Sbagliano, sostiene Feltri, perché con quell'investimento, il ritorno economico per le casse della Juve (ed anche della FIAT?) servirà a pagare anche i loro stipendi.
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mercoledì 11 luglio 2018
domenica 12 febbraio 2017
Virginia Raggi. Tutti contro Feltri, in favore della sindaca. Solo quaranta, meno uno, in soccorso del 'coglione':Berdini
Il clamore nato dall'infelice, ma voluto affatto casuale, titolo del giornale di Feltri: 'Patata bollente', con il quale - si spiega nel sommario - si allude sia al problema dell'amministrazione 'Cinquestelle' a Roma, sia alle vicende sentimentali della sindaca, ha ricompattato tutto l'arco costituzionale (che forse di 'costituzionale' ha ben poco, interessato a difendere i propri interessi alla faccia di quelli del paese) attorno alla sindaca inefficiente, a sua difesa.
Che l'indignazione sia riuscita a ricompattare tutti in difesa della Raggi, lo dimostra anche la difesa - l'unica - di Feltri, dovuta alla Santanchè che in quel titolo non ci ha visto nulla di male, ma semplicemente l'uso di una espressione che ben illustra il 'caso' Roma, senza riguardare in alcun modo i 'casi propri' della Raggi.
La storia ha dato agio a Di Maio, che nell'affaire Roma sembra aver avuto una qualche responsabilità, di chiedere subito le elezioni, perché loro non hanno paura del voto popolare; certo, perché temono che andando avanti di questo passo, a Roma, le cose si metterebbero male, malissimo fra qualche mese, in tutto il paese per i grillini, quando - come cominciano a pensare in tanti - la sindaca, dopo essere stata commissariata dal suo movimento, sarà verosimilmente costretta a dare le dimissioni.
Analogo effetto, favorevole in certo modo ai Cinquestelle capitolini, dai quali l'attenzione è stata momentaneamente distolta, ha avuto la storia del 'coglione', secondo l'autodefinizione di Berdini, assessore del Gabinetto Raggi, in un settore - quello dell'Urbanistica - assolutamente strategico nella Capitale assediata dal mattone, nel più totale disordine.
Sì, a Berdini, secondo i suoi sostenitori - quaranta meno uno - è stata tesa una trappola dal suo stesso entourage, attraverso le quattro chiacchiere con un giovane giornalista che gli ha tirato fuori quello che tutti pensano, Cinquestelle compresi, della sindaca e dei suoi rapporti con il suo cerchio magico, ma soprattutto della sua incapacità a governare - che è il maggior suo difetto e peccato, non quello del possibile trasporto sentimentale di e per Romeo ( cui Feltri fa riferimento con quel titolo a doppio senso), che lei Giulietta, avrebbe corrisposto con un aumento di stipendio ed un incarico di grado superiore nell'Amministrazione.
Una lunga sfilza di intellettuali della capitale e della società civile ha sottoscritto un appello in favore di Berdini, defensor civitatis, dallo scempio dei costruttori che farebbero qualunque cosa pur di toglierselo dai piedi, anche farlo inciampare in un incidente giornalistico. Uno di questi intellettuali, ufficialmente sottoscrittori dell'appello, Alberto Asor Rosa, si è chiamato fuori dicendo che lui non ha mai firmato quell'appello, ed a Berdini avrebbe consigliato di non entrare mai in quella giunta di improvvisatori e dilettanti, perché avrebbe dovuto immaginarselo che si sarebbe potuto trovare in qualche guaio.
Ora i sottoscrittori, quaranta meno uno, di quell'appello, vogliono che Berdini non molli. Eh sì, oltre la prima figura da 'coglione'- la definizione , ripetiamo è sua di Berdini- vogliono fargliene fare una seconda dello stesso tenore, consigliandogli, indirettamente, di attendere che sia la sindaca a mandarlo via, appena trovato il sostituto, dopo averlo affidato ad un paio di badanti.
Che accadrà immancabilmente, quando approvato il progetto dello Stadio, da Berdini avversato - come qualunque altro progetto dalle Olimpiadi in poi, ad eccezione della 'Formula Uno all'Eur, nefasto progetto già accarezzato da Alemanno - dovrà andarsene, per non fare anche una terza figura da 'coglione'. Intanto la discussa intervista a Berdini distoglie l'attenzione delle continue capriole del Movimento sullo Stadio, ultima delle quali, firmata da Dibba. assicura che lo Stadio si farà.
Che l'indignazione sia riuscita a ricompattare tutti in difesa della Raggi, lo dimostra anche la difesa - l'unica - di Feltri, dovuta alla Santanchè che in quel titolo non ci ha visto nulla di male, ma semplicemente l'uso di una espressione che ben illustra il 'caso' Roma, senza riguardare in alcun modo i 'casi propri' della Raggi.
La storia ha dato agio a Di Maio, che nell'affaire Roma sembra aver avuto una qualche responsabilità, di chiedere subito le elezioni, perché loro non hanno paura del voto popolare; certo, perché temono che andando avanti di questo passo, a Roma, le cose si metterebbero male, malissimo fra qualche mese, in tutto il paese per i grillini, quando - come cominciano a pensare in tanti - la sindaca, dopo essere stata commissariata dal suo movimento, sarà verosimilmente costretta a dare le dimissioni.
Analogo effetto, favorevole in certo modo ai Cinquestelle capitolini, dai quali l'attenzione è stata momentaneamente distolta, ha avuto la storia del 'coglione', secondo l'autodefinizione di Berdini, assessore del Gabinetto Raggi, in un settore - quello dell'Urbanistica - assolutamente strategico nella Capitale assediata dal mattone, nel più totale disordine.
Sì, a Berdini, secondo i suoi sostenitori - quaranta meno uno - è stata tesa una trappola dal suo stesso entourage, attraverso le quattro chiacchiere con un giovane giornalista che gli ha tirato fuori quello che tutti pensano, Cinquestelle compresi, della sindaca e dei suoi rapporti con il suo cerchio magico, ma soprattutto della sua incapacità a governare - che è il maggior suo difetto e peccato, non quello del possibile trasporto sentimentale di e per Romeo ( cui Feltri fa riferimento con quel titolo a doppio senso), che lei Giulietta, avrebbe corrisposto con un aumento di stipendio ed un incarico di grado superiore nell'Amministrazione.
Una lunga sfilza di intellettuali della capitale e della società civile ha sottoscritto un appello in favore di Berdini, defensor civitatis, dallo scempio dei costruttori che farebbero qualunque cosa pur di toglierselo dai piedi, anche farlo inciampare in un incidente giornalistico. Uno di questi intellettuali, ufficialmente sottoscrittori dell'appello, Alberto Asor Rosa, si è chiamato fuori dicendo che lui non ha mai firmato quell'appello, ed a Berdini avrebbe consigliato di non entrare mai in quella giunta di improvvisatori e dilettanti, perché avrebbe dovuto immaginarselo che si sarebbe potuto trovare in qualche guaio.
Ora i sottoscrittori, quaranta meno uno, di quell'appello, vogliono che Berdini non molli. Eh sì, oltre la prima figura da 'coglione'- la definizione , ripetiamo è sua di Berdini- vogliono fargliene fare una seconda dello stesso tenore, consigliandogli, indirettamente, di attendere che sia la sindaca a mandarlo via, appena trovato il sostituto, dopo averlo affidato ad un paio di badanti.
Che accadrà immancabilmente, quando approvato il progetto dello Stadio, da Berdini avversato - come qualunque altro progetto dalle Olimpiadi in poi, ad eccezione della 'Formula Uno all'Eur, nefasto progetto già accarezzato da Alemanno - dovrà andarsene, per non fare anche una terza figura da 'coglione'. Intanto la discussa intervista a Berdini distoglie l'attenzione delle continue capriole del Movimento sullo Stadio, ultima delle quali, firmata da Dibba. assicura che lo Stadio si farà.
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