martedì 5 agosto 2014

LIBRI. Il melodramma italiano 1901-1925 .Olschki editore

Ci sono imprese, specie quando affidate ad un sol uomo, che hanno dell'incredibile. Non ci riferiamo, naturalmente, a quelle solitamente registrate nel libro dei Guinness che poco ci coinvolgono e che hanno a che fare con abilità o sforzi che avvicinano l'uomo ai primati, nel senso di animali.Parliamo, di conseguenza, di ricerche che impegnano un uomo per anni, che possono scaturire solo dalla passione di una vita - e che per questo riscuotono la nostra incondizionata ammirazione, ed anche un po' d'invidia – e che molto spesso confluiscono in un progetto editoriale degno di nota, a giovamento di tutti.
Come altro considerare quello che ha per protagonista Andrea Sessa, votato al diritto ma con la bruciante passione per il melodramma, il quale ha appena pubblicato presso l'editore fiorentino Olschki, 'Il melodramma italiano 1901-1925. Dizionario bio-bibliografico del compositori'. Due corposi tomi per complessive 1000 pagine, un'autentica miniera di notizie su un periodo del melodramma, all'indomani della morte del patriarca Verdi, pullulante di opere e di autori. Ma non quelli conosciuti, Puccini in testa e i pochi altri che hanno fatto la storia del melodramma verista in Italia, perchè di quelli si sa ormai quasi tutto, bensì dei tantissimi le cui opere venivano all'epoca rappresentate anche in grandi teatri e ai quali neanche un sol titolo - come è accaduto ad alcuni - ha assicurato gloria postuma, duratura.E se ciò non bastasse, lo stesso Sessa, nove anni fa, ha pubblicato, presso lo stesso editore, un'altra opera, che aveva per oggetto anch'essa il melodramma 'sconosciuto', ma riferita al periodo 1861-1900, dal titolo 'Il melodramma italiano 1861-1900. Dizionario bio-bibliografico dei compositori', di cui quello che presentiamo ora non è che il seguito, ascrivendo perciò a Sessa il merito di aver gettato un fascio di luce critico sulla grande stagione del melodramma da metà Ottocento al primo quarto del Novecento.
Apriamo a caso il primo volume, e leggiamo, ad esempio, Nino Cattozzo (all'anagrafe Luigi Catozzo); ci incuriosisce per l'assonanza del nome con un personaggio della tv commerciale. Nativo di Adria, rappresentò sue opere alla Scala; alcune, a Firenze, le diresse anche Vittorio Gui . E qui già vediamo come l'indagine di Sessa concede anche più di quello che ha promesso, perchè una volta individuato un personaggio se ne traccia il profilo e lo si aggiorna anche per gli anni successivi al venticinquennio preso in esame. Insomma di Cattozzo, attivo soprattutto in quel periodo, alla fine della storia, sappiamo tutto. E, per farci capire che lui non s'è inventato nulla e nulla ha presupposto, Sessa ci fornisce un corredo bibliografico anch'esso incredibile, con un capitolo anche riservato ai libretti che, come si sa rappresentano la fonte più ricca per la riscrittura della storia del melodramma di ogni tempo. Due pagine fitte fitte e puntualissime su ogni cosa che lo riguardi, come quelle dedicate da Sessa a Cattozzo, in repertori più osannati non si hanno neanche per compositori più noti. Ecco dove sta la differenza. 
Questi due volumi ed il precedente, non possono che essere frutti esclusivi della passione - che non conosce limiti, non conosce ostacoli, passa sopra la fatica - unita a costanza e padronanza delle tecnica di ricerca non solo musicologica.Poi, però, cerca e ricerca, una imprecisione la troviamo: Pietromarchi conte Antonio, autore della commedia 'Il profilo di Agrippina'. Contrariamente a quanto si legge, la commedia musicale fu presentata per l'inaugurazione del Teatro di Villa Torlonia, il 6 maggio 1905. Sessa, invece, scrive: che fu “presentata in uno spettacolo offerto dal principe Torlonia alla società romana nel teatro ecc...

E così la vendetta dell'invidioso di tanta scienza è consumata.

Il caso Dall'Ongaro nelle lettere,come macigni, scagliate contro l'Accademia di Santa cecilia

Il caso Dall'Ongaro e lo strapotere che il presidente Cagli gli ha concesso, preparando la sua successione - ne siamo sicuri, come siamo proprio sicuri che Cagli lascerà anzitempo il suo incarico? - sono argomenti ricorrenti nelle lettere dell'estate scorsa scagliate a mò di macigni contro l'Accademia, da illustri  membri dello storico consesso, per segnalarne malcostume e irregolarità. In particolare, due delle cinque lettere sottolineano la strabiliante ascesa di Dall'Ongaro senza mezzi termini.
In una lettera, non firmata, per paura di ritorsioni, si legge:
"Trovo inelegante e inopportuno come il Presidente sta preparando la sua successione nel segno della continuazione con un imbarazzante appoggio all’onnipresente Dall’Ongaro che con la sua spropositata ambizione ci è stato presentato come “persona affidabile e utile, nipote di Claudio Abbado e dirigente Rai… e quindi porta un po’ di denaro nelle casse dell’Accademia” ( queste sono parole tue, Presidente).
Ai miei tempi si diventava Accademici per meriti artistici e non perché si è nipoti di… o dirigenti Rai. No, caro Bruno, questa volta non ti seguo. Hai aperto le porte dell’Accademia a politici e imprenditori per restare ben radicato sulla tua poltrona e rimango basito quando vedo alcuni Accademici che ti applaudono per quello che hai fatto. E’ paradossale!"
L'anonimo estensore della lettera-accusa indica i due punti  principali dell'ascesa di Dall'Ongaro: RAI e parentela con Abbado. Questa seconda fu la credenziale con cui Guido Zaccagnini, suo fidatissimo amico e nostro collaboratore ai tempi della nostra direzione di Piano Time, usò con noi, chiedendoci che lo ammettessimo fra i collaboratori della rivista. Lo facemmo scrivere, allora, di un progetto che stava curando appunto con un Abbadino, Daniele. Lui allora era un semplice collaboratore di Radio3, come lo eravamo anche noi, dunque non aveva ancora lo strapotere che ha avuto dai tempi di Roberta Carlotto che l'ha incaricato di gestire la musica cosiddetta seria  in seno alla radio. E lui l'ha fatto, e come che l'ha fatto. Siamo stati sempre convinti alla luce dei fatti che senza la RAI, Dall'Ongaro sarebbe rimasto un compositore come tanti ve ne sono in Italia, e di cui pochissimi parlano. Ma avendo la responsabilità delle musiche da trasmettere a Radio 3, non è difficile immaginare quante volte quel suo potere sia stato esercitato come moneta di scambio, palese ma anche tacita, sia con singoli musicisti, che con istituzioni musicali, ottenendo - anche senza richiederle esplicitamente - esecuzioni  dagli uni e commissioni dalle altre:  gli uni invitati poi, come ricompensa, a suonare nei concerti che ha organizzato, sotto l'egida di Radio 3( i calendari , ad esempio dei Concerti del Quirinale, offrono numerosi esempi) e le altre registrando e mandando in onda le rispettive produzioni. I casi che si potrebbero citare sono centinaia, e in parte sono stati anche documentati da noi, nella memoria difensiva presentata contro la sua chiamata in giudizio per calunnia, rigettata in toto dal tribunale dell'Aquila.
 Si accenna poi ad un altro fatto della gestione Cagli, contraddicendo ciò che egli va ripetendo ancora oggi, e cioè che è riuscito a tener lontani i politici dall'Accademia. Evidente falsità, visto che nel consiglio di amministrazione ha fatto entrare oltre Gianni Letta -  che altro è se non il più influente dei politici? - un gruppo di mammasantissima del grande mondo imprenditoriale, assolutamente estranei al mondo musicale, e  che lui, Cagli, di conseguenza, può manovrare come vuole.

Anche il cardinal Bartolucci, nella sua seconda lettera del settembre 2013, cita espressamente il 'caso Dall'Ongaro'.Ma prima riporta anche un giudizio di Cagli su Battistelli, all'epoca suo contendente  nell'elezione alla carica di Presidente. Cagli, riferisce Bartolucci, ha detto che "Battistelli non era capace “nemmeno di organizzare un concerto” per cui con lui l'Accademia sarebbe precipitata in chissà quale catastrofica situazione.
E poi viene al caso Dall'Ongaro.
"Per coscienza riformulo espressamente la richiesta ai sensi e per gli effetti della legge che consente l’ "accesso agli atti", con la motivazione di voler comprendere i dubbi da molti verbalmente sollevati circa un possibile conflitto di interesse e/o incompatibilità esistenti, quale ad esempio quella eventuale del collega Michele dall' Ongaro che, a prescindere dalla stima che merita, è stato eletto Consigliere d'Amministrazione e Vice Presidente pur conservando i numerosi ruoli - a dire di molti confliggenti - che ricopre in ambito musicale (tra gli altri Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e Responsabile della Programmazione Musicale di RAI Radio-Tre). Poiché alcuni colleghi si sono lamentati con me riguardo a ventilate altre deleghe recentemente attribuite allo stesso Maestro e, pare, ulteriormente confliggenti, desidero documentarmi su quanto accaduto nelle ultime assemblee. Il nostro Statuto - sull'osservanza del quale vigila il Collegio dei Revisori - prevede infatti l'astensione per il consigliere di amministrazione che ha rapporti di dipendenza con persone ed enti che possano avere interessi in conflitto con quelli della Fondazione (art. 7)".
 Il tasto è sempre quello: 'sono Radio 3'. Quel tasto lo suona lui presentandosi, e lo suonano i suoi protettori nel caso di credenziali. Lui non può presentarsi: sono Michele Dall'Ongaro; in pochi gli darebbero ascolto. Alla stessa maniera con cui lui non dà affatto ascolto a chi non conta e non potrebbe giovargli.
Non siamo contro la naturale voglia dei singoli  di crescere professionalmente e di raggiungere traguardi sempre più alti, a patto che la voglia smodata di crescere sia accompagnata da dimostrazioni di capacità. Dall'Ongaro quali importanti traguardi professionali può vantare, oltre Radio 3, la madre di tutte le sue fortune, per salire al comando dell'Accademia di Santa Cecilia?
 A proposito della sua 'spropositata ambizione', citata nella prima lettera, ci mette inquietudine, l'aver appreso che il suo giorno di nascita precede di ventiquattr'ore il nostro (di alcuni anni prima, ovviamente). Ma poi ci consoliamo pensando che l'oroscopo non la racconta giusta, e che da un anno all'altro anche le caratteristiche desunte dagli astri mutano, con il movimento degli stessi. Meno male!  

lunedì 4 agosto 2014

Lettere come macigni piovvero sull'Accademia di Santa Cecilia, nell'estate 2013. Le pubblichiamo integralmente

Lettera aperta ai colleghi Accademici di Santa Cecilia

Il canto gregoriano, base della grande civiltà musicale dell'Occidente, la polifonia sacra e profana, le prime espressioni dell'opera in musica, l'oratorio sacro che da Carissimi approda a Refice e a Perosi fanno parte di quella grande tradizione musicale romana alla quale io ho potuto dare il mio modesto contributo. Le maggiori istituzioni che nei secoli hanno valorizzato e trasmesso questa tradizione sono la cappella Musicale Pontificia (Sistina) e la Congregazione dei musici, poi Accademia di S. Cecilia. Purtroppo, da oltre due decenni la tradizione musicale romana è totalmente trascurata dalle Istituzioni locali, in primis dall'Accademia la quale dovrebbe riservare una parte dei suoi programmi allo studio e all'esecuzione delle composizioni di questa tradizione della quale peraltro si vanta nei messaggi promozionali relativi alle proprie attività concertistiche dove spesso appare il volto di Palestrina, principe della musica. Basterà ricordare tra le tante omissioni, l'indifferenza riservata all'anniversario della nascita di Carissimi. Notevole spazio alla polifonia veniva dato dall'Accademia negli anni '60 quando la Cappella Sistina da me diretta era presente annualmente nella stagione dei Concerti. Successivamente, per non doversi avvalere di una istituzione esterna si pensò a ragione di far eseguire il repertorio polifonico al Coro dell'Accademia e io stesso per molto tempo ne ho curato settimanalmente la preparazione in vista di importanti esecuzioni in ltalia e all'estero. Accanto a questo impegno ho potuto prestare il mio contributo - spesso gratuitamente - in diverse occasioni nelle quali l'Accademia ha voluto presentare miei lavori sinfonico corali. Il tutto ad indicare quanto grande sia stata la mia affezione per il prestigio di una Istituzione che viveva in un clima di condivisione, collaborazione e confronto tra gli Accademici. Per quanto mi riguarda figuro tra di essi come compositore ma l'Accademia non ha più ravvisato l'opportunità di programmare niente di mio, né volle salutare con un semplice e formale biglietto di congratulazioni la mia nomina a cardinale che non per me ma per l’Istituzione avrebbe dovuto essere di vanto ed orgoglio! Confesso che mi avrebbe fatto piacere poter condividere con voi tale evento del tutto inatteso. Questa assenza di attenzione, ai limiti del dispregio, contrasta con le reiterate e spontanee promesse di inserire mie musiche nella programmazione, espresse più volte nell'ultimo decennio con forte impegno a me o ai miei collaboratori, specialmente in occasione delle elezioni per il rinnovo della carica di Presidente... A 96 anni e come Accademico più anziano di nomina - nel 2015 saranno 50 anni - mi sento in dovere di esternare a voi queste considerazioni personali con le quali non desidero tanto lamentare il trattamento a me riservato del quale poco mi importa, quanto invitarvi a una seria riflessione sul futuro dell'Istituzione di cui tutti e ciascuno di noi siamo parte essenziale. Con rammarico noto che diversi colleghi non prendono parte, forse per disaffezione, alle votazioni, che lo spirito di condivisione del quale accennavo poco sopra è da tempo sparito, che fra le proposte di nuovi accademici appaiono a volte nomi del tutto inappropriati, e che non è più possibile discutere della programmazione la quale ci viene comunicata senza poter esprimere alcun parere. Profondo disagio mi è stato manifestato da vari colleghi anche per le recenti votazioni del Consiglio di Amministrazione tenutesi per alzata di mano e non a scrutinio segreto. Non è questo lo spirito di una Istituzione che dovrebbe tenere in massima considerazione il corpo degli Accademici, ma solo con l'impegno di tutti sarà forse possibile sanare una situazione che molti non ritengono più compatibile con la storia e le peculiarità dell'Accademia di Santa Cecilia. Con i migliori auguri.
Domenico Bartolucci
(Roma, 26 giugno 2013)


Agli Accademici di Santa Cecilia
Cari colleghi,
mi è giunta come credo a tutti voi la lettera del M° Bartolucci che francamente non mi sarei mai aspettato, dando per scontato che lui potesse essere più o meno in linea con l'attuale gestione dell'Accademia. In realtà questo viene palesemente smentito e il fatto che una tale personalità abbia espresso una critica aperta cosi puntuale mi rallegra e mi rafforza nelle mie opinioni critiche che purtroppo non posso esprimere con la stessa franchezza. Il trattamento personale che è stato riservato al Maestro non è comunque un’eccezione e non mi meraviglia, poiché specie dopo le ultime elezioni dovremmo sapere tutti quante promesse e quante telefonate siano state fatte a molti di noi al fine di guadagnarsi - in un modo che lascio a voi definire - un voto che forse senza tali manovre non si sarebbe espresso. Prendendo spunto dall'accaduto e dalle elezioni dei nuovi accademici che ricorreranno da qui a pochi giorni mi sento di invitare TUTTl a votare, poiché TUTTI facciamo parte di questo corpo e dobbiamo sentire la responsabilità di come l'Accademia viene gestita ed amministrata senza disinteressarcene. Personalmente ritengo che un segnale forte sia quello di votare scheda bianca anche per non permettere che ancora una volta, a causa dell'assenza di molti di noi, siano elette senza il necessario ampio consenso alcune persone verso le quali si può avere la massima stima e considerazione per l'operato svolto, ma che non hanno i giusti requisiti per far parte del corpo degli Accademici. Questo potrebbe costituire l'inizio di un percorso critico costruttivo per il futuro. Mi dispiace dover rimanere nell'ombra e di questo mi scuso con tutti ma la situazione presente non lascia spazio ad un confronto libero e sereno tra di noi.
Lettera non firmata



Agli Accademici di Santa Cecilia
Cari e stimati colleghi,
le tre lettere che ho ricevuto in queste ultime settimane mi hanno fatto molto riflettere sulla situazione attuale della nostra Accademia. Sono accademico da molti anni, un riconoscimento di cui sono orgoglioso, ma con molta e fraterna sincerità devo dirvi che il contenuto delle lettere ha risvegliato dentro di me, e spero in molti di noi, quella parte di coscienza etica e morale che per molto tempo si è assopita. Alle ultime elezioni ho votato il nostro attuale Presidente, come ho sempre fatto, confesso che la tentazione di votare Battistelli è stata molto forte, ma alla fine mi sono lasciato convincere dalle parole del nostro Presidente che mi ha fatto previsioni catastrofiche qualora ci fosse stato un cambiamento di Presidenza.
Durante la campagna elettorale sono state fatte promesse a molti di noi, di suonare, di essere eseguito, di pubblicare, di dirigere…Promesse quasi mai rispettate tranne con quelle persone che possono tornare utili al nostro Presidente, per esempio creare crediti con i nuovi Accademici oppure assecondare i capricci artistici ed economici di Abbado… Pollini…
Per molti di noi Accademici è umiliante essere considerati come coloro che chiedono sempre, ma ricordiamoci che il nostro Presidente non ci risparmia mai le sue continue false lamentele per un ruolo che vuole e che conserva da vent’anni e che non vuole assolutamente lasciare.
Sono contrariato dalla promozione/pressione che il Presidente ha fatto per far eleggere la Dottoressa Bini. Come pure trovo inelegante e inopportuno come il Presidente sta preparando la sua successione nel segno della continuazione con un imbarazzante appoggio all’onnipresente Dall’Ongaro che con la sua spropositata ambizione ci è stato presentato come “persona affidabile e utile, nipote di Claudio Abbado e dirigente Rai… e quindi porta un po’ di denaro nelle casse dell’Accademia” ( queste sono parole tue, Presidente).
Ai miei tempi si diventava Accademici per meriti artistici e non perché si è nipoti di… o dirigenti Rai. No, caro Bruno, questa volta non ti seguo. Hai aperto le porte dell’Accademia a politici e imprenditori per restare ben radicato sulla tua poltrona e rimango basito quando vedo alcuni Accademici che ti applaudono per quello che hai fatto. E’ paradossale!
Il nostro presidente in alcune occasioni critiche o di tensione ha fatto chiedere ad altri Accademici un segno di conferma e fiducia per la sua persona e per il suo operato e questo è stato chiesto per alzata di mano. Come pure ha fatto eleggere gli Accademici dell’attuale CDA proponendo ai pochi presenti all’Assemblea di farlo per alzata di mano. Queste sono situazioni dove il voto deve essere sempre a scrutinio segreto, senza l’ipocrisia e la farsa di chiedere agli Accademici cosa preferiscono fare, offrendo loro una falsa libertà di scelta. E’ una questione di trasparenza e di correttezza.
Purtroppo anch’io, come il ‘collega anonimo’ non ho la forza di firmare questa lettera e credetemi mi dispiace molto. Questo è il clima che ci troviamo a vivere all’interno della nostra Accademia, temere di esprimere le proprie opinioni e poi di pagarne le conseguenze. Mi auguro che in futuro possa esserci un vero cambiamento per il bene della nostra Accademia.
PS. Come sapete il nostro amico Sergio Perticaroli è molto malato e vi assicuro che non è in grado di poter compilare nessuna scheda.
Lettera non firmata 
(10 luglio 2013)



Agli Accademici di Santa Cecilia
Cari Colleghi,
il risultato più triste della presidenza Cagli è la disaffezione che si è diffusa tra noi. Ormai la vita dell'Accademia è cosa che riguarda un'esigua minoranze di colleghi, mentre la gran parte di noi si tiene lontana dalle occasioni in cui viene deciso il futuro dell'istituzione: perché partecipare quando si conosce già il risultato? Alla vigilia delle scorse elezioni vi avevo inviato una lettera che qualcuno di voi forse ricorderà, nella quale auspicavo una svolta che recuperasse all'Accademia una vitalità, un dinamismo indispensabili alla sua sopravvivenza. Così esponendomi, mi sono condannato alle proscrizione: infatti sono stato escluso dal cartellone dei concerti sine die. A quanto mi risulta, non sono il solo a ricevere tale trattamento. Scrivo questo per dirvi che l'altra faccia delle promesse elettorali (sistematicamente elargite, assai spesso non mantenute) è l'isolamento. Chi non vota per il Presidente o per i candidati che lui suggerisce, merita una punizione....... Spero anch'io come il Cardinale Bartolucci e il nostro anonimo collega che sia arrivato il momento di prendere coscienza della necessità di una forte reazione alla decadenza etica nella quale l'Accademia sta affondando. La causa principale di essa è l’affezione al potere, che si autoalimenta in assenza di un'energica dialettica interna e che non teme di ledere la dignità degli Accademici attraverso atteggiamenti degni della peggiore politica. Che brutta aria che si respira in Accademia! Non rassegniamoci al suo declino! Vostro
Michele Campanella




Al Presidente e agli Accademici di Santa Cecilia
e p.c. ai Professori del Coro e dell'Orchestra, al Collegio dei Revisori
Cari colleghi,
dopo la pausa estiva desidero nuovamente rivolgermi a Voi per alcuni necessari chiarimenti riguardo alla lettera da me inviata prima dell'estate. Anzitutto voglio ringraziare i colleghi che mi hanno telefonato e scritto, manifestando comprensione e condivisione dei contenuti da me sollevati. Non credevo che un così grande numero di accademici condividesse le mie stesse perplessità sulla situazione. Come sapete, alla mia sono seguite due lettere anonime e la minuta di Campanella. Le lettere anonime mi hanno amareggiato. Vi rendete conto di cosa significa scrivere una lettera e non volerla firmare? Significa trovarsi in una situazione di disagio, dove il dialogo ed il confronto sereno si avverte come non possibile; significa essere consapevoli che uscire allo scoperto può determinare conseguenze che non si vogliono affrontare quali l'emarginazione e l'esclusione. Verso questi colleghi che sono sicuramente più giovani di me e impegnati nella loro professione non mi sento di esprimere in alcun modo biasimo o critica per non averci fatto conoscere i loro nomi, ma piuttosto comprensione. Ben più esplicito è stato Campanella che come me ha voluto rendere noto quanto a lui personalmente accaduto e le tristi conseguenze alle quali è andato incontro. Di esse mi dispiace. Sono certo che tutti voi abbiate compreso l'ampiezza della mia critica sull'attuale situazione dell'Accademia una critica che è molto difficile restringere alla caricatura di un compositore che si lamenta poiché non viene eseguito... Caro Presidente, i miei lavori sono stati eseguiti in Accademia fin dal 1963 e sono soddisfatto di quanto ho potuto fare per questa Istituzione, senza dover mai andare a pietire alcunché per l'esecuzione delle mie musiche e per tutte le volte che sono stato invitato a dirigere concerti di polifonia. Ed è proprio qui che voglio chiarire a tutti in modo definitivo quanto mi è capitato personalmente. Caro Presidente, dopo la scomparsa di Luciano Berio, tua sponte, sei venuto da me con delle bottiglie di champagne prima delle elezioni che ti videro nuovamente a capo dell'Accademia presentandomi il tuo desiderio di affidarmi delle esecuzioni di Palestrina (parlavi della Missa Esacordalis, ricordi?). Tutto questo è caduto nel vuoto come anche la Commissione su Palestina nella quale hai voluto inserirmi. Sono mai venuto a ricordartelo? No. Da quell'incontro sono ripresi i nostri contatti anche riguardo alla mia musica e credo che per un accademico compositore sia umana e legittima l'aspirazione ad essere eseguito. Tu però ogni anno promettevi, salvo poi dire che quello successivo fosse già occupato dalla programmazione fatta da Berio... Questo ritornello ti ha giovato per un po' di tempo, ma ti rammento che anche prima delle ultime elezioni sei sempre tu che hai telefonato per prendere contatto con me, e il Dott. Biciocchi, Segretario Generale della Fondazione che porta il mio nome e con il quale spesso vi siete incontrati, è venuto nel tuo ufficio e ha scritto “CAGLI" sulla scheda elettorale sotto i tuoi occhi. Tu stesso gli confidavi che nella prima votazione non eri stato eletto poiché "due scemi" - parole tue - si erano auto votati (mi pare di ricordare che Perticaroli e Petracchi presero un voto ciascuno dunque forse ti riferivi a loro) e che Battistelli non era capace “nemmeno di organizzare un concerto” per cui con lui l'Accademia sarebbe precipitata in chissà quale catastrofica situazione. Nello stesso incontro ti impegnavi con una stretta di mano ad eseguire il mio Stabat Mater dando il tutto come cosa fatta e dicendo: "è un impegno che prendo con lei, che mi importa io intanto programmo, poi chi viene dopo di me se lo trova". A quanto so, telefonasti seduta stante ad un tuo collaboratore dicendo che c'era lì pronta la partitura di Bartolucci da mandare in produzione. Dunque come vedi il tutto è partito da te e dal tuo modo di fare che apprendo essere abbastanza comune. Lo scorso l0 luglio quando hai rincontrato il Dott. Biciocchi che recapitava le mie schede in Via Vittoria per la votazione, ti sei lamentato della mia lettera definendola "menzognera" e gli hai chiesto se c'era qualche impegno formale disatteso da parte tua. Beh!, caro Presidente, questo lo giudico della più estrema gravità. E’ vero, sì, sulla carta non hai preso alcun impegno formale, ma nella mia etica di vita e professionale quanto hai fatto e detto è formale allo stesso modo. Anche l'avergli ribattuto: "Si, avevo promesso!" come a dire che dopo la mia lettera tale impegno non contava più nulla mi fa rabbrividire. Chi ti dà questo potere su di noi? Chi ti concede questa autorità di mortificarci nelle nostre aspirazioni umane ed artistiche, di disattendere ad impegni che tu stesso prendi? Chi ti consente di considerarci soggetti utili in campagna elettorale e poi non più? Cosa conta per te la parola data? Riguardo a questa situazione ti chiedo la cortesia se puoi, di non lavarti le mani con due parole, descrivendomi come un povero compositore mortificato perché non lo sono affatto. Il non essere eseguito in Accademia può dispiacermi, ma l'essere preso in giro in questo modo è inaccettabile. Peraltro rendo noto che nel mese di luglio u.s. ho presentato la richiesta di ricevere a mezzo mail, fax o posta copia dei verbali delle ultime tre Assemblee degli Accademici e, appena approvato, di quella del l0 luglio. La documentazione mi è stata negata dall'Accademia a motivo di “ovvie ragioni di riservatezza” che impedirebbero l'invio di verbali, disponibili per la consultazione presso la sede dell'Auditorium. Pur ritenendo molto strana tale ragione di riservatezza che impedirebbe di spedire dei verbali ad un accademico, lo scorso 3 settembre ho rinnovato la domanda, delegando il mio Segretario a recarsi presso detta Sede. Ad oggi non so ancora quando potrò essere accontentato e messo in condizione di poter esercitare i miei diritti e i miei doveri. Per coscienza riformulo espressamente la richiesta ai sensi e per gli effetti della legge che consente l’ "accesso agli atti", con la motivazione di voler comprendere i dubbi da molti verbalmente sollevati circa un possibile conflitto di interesse e/o incompatibilità esistenti, quale ad esempio quella eventuale del collega Michele dall' Ongaro che, a prescindere dalla stima che merita, è stato eletto Consigliere d'Amministrazione e Vice Presidente pur conservando i numerosi ruoli - a dire di molti confliggenti - che ricopre in ambito musicale (tra gli altri Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e Responsabile della Programmazione Musicale di RAI Radio-Tre). Poiché alcuni colleghi si sono lamentati con me riguardo a ventilate altre deleghe recentemente attribuite allo stesso Maestro e, pare, ulteriormente confliggenti, desidero documentarmi su quanto accaduto nelle ultime assemblee. Il nostro Statuto - sull'osservanza del quale vigila il Collegio dei Revisori - prevede infatti l'astensione per il consigliere di amministrazione che ha rapporti di dipendenza con persone ed enti che possano avere interessi in conflitto con quelli della Fondazione (art. 7). Caro Presidente, io ormai sono vecchio e purtroppo la mia salute precaria non mi permette di venire a far sentire la mia voce di persona come sai che farei, ma questo scritto vuole costituire l'ultimo mio intervento su una situazione penosa che ha determinato prostrazione, disaffezione e malessere all'interno di una delle più prestigiose realtà musicali del nostro Paese, ove figurano i più illustri musicisti italiani. Mi hai profondamente deluso poiché con il tuo operato hai costretto molti accademici ad una umiliazione che nessuno di noi merita ed hai contribuito al decadimento dell'Accademia intitolata a Santa Cecilia patrona della musica sacra.
Con richiesta di protocollo.
Domenico Bartolucci
( Roma,26 giugno 2013)


Basta con gli imbrogli nei quali ora si esercita anche la Corte dei Conti. E lasciate in pace le pensioni meritate

 La Corte, che deve controllare i conti dello Stato, accogliendo il ricorso dei diecimila consiglieri regionali e provinciali ecc... ecc... ha deciso che l'utilizzo dei fondi destinati ai gruppi politici per la loro attività di governo od amministrativa è insindacabile, e spetta soltanto ai diretti interessati. Ma se uno con i fondi pubblici paga una prostituta(o)? Non si deve essere maliziosi: il consigliere voleva stabilire un contatto con persone emarginate, sue elettrici o elettori. E se uno sniffa e paga la roba con soldi pubblici? Come fa un amministratore a governare il suo territorio, se non  si da da fare per conoscere di persona e direttamente che cosa accade nel suo territorio? Se tanti sniffano, deve farlo anche lui, se molti vanno a puttane, ci deve andare anche lui. Ma allora tutto è concesso e permesso in nome di tale principio? Sì, ha detto la Corte, salvo che uno non si compri le mutande verdi invece che bianche che costano meno,  solo perché ama quel colore. La Corte ha specificato che le mutande può anzi deve comprarsele, per non andare con il coso di fuori, ma il colore verde, trattandosi di un optional non indispensabile, se lo paga con i soldi suoi. Insomma non v'è proprio nulla che non possa pagarsi con i soldi pubblici l'amministratore, si è chiesto alla Corte? Non può pagare un sicario per scannare il suo peggiore avversario politico. Almeno questo.
 Si è riaperto il capitolo 'prelievo' sulle pensioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto dell'infame progetto di  mettere una taglia sulle pensioni superiori a 35.000 Euro lordi. Una vera taglia, pesantissima, e a svantaggio di chi già fatica ad andare avanti. E forse la metteranno questa taglia, tanto a nessuno importa di chi non conta.  Ma come si può pensare di tagliare pensioni che , pur calcolate con il sistema retributivo più vantaggioso, sono state ottenute dopo 40 anni di servizio e contributi versati?
Mentre, invece, non se ne farà niente di un'altra faccenda di cui da tempo si parla, ma che mai verrà risolta, nonostante oggi se ne torni a parlare per l'ennesima volta. Mettere in un modo o nell'altro un freno ai vitalizi immeritati di cui l'Italia del potere è piena zeppa, discutendo sui contributi versati in base ai quali la pensione andrebbe ricalcolata. Chi pensa che il Governo vuole davvero mettere fine a questa ingiustizia non ha capito nulla, perchè è impossibile che la casta ponga fine essa stessa a questa condizione privilegiata  raggiunta dopo tanto lavoro: una legislatura, manco intera!

Santa Cecilia: Cagli lascia. Dall'Ongaro successore ideale? Ideale un corno!

Bruno Cagli, come rivela oggi il Corriere, nell'intervista esclusiva a Valerio Cappelli, è stanco e lascia prima del tempo - dopo vent'anni, non è troppo presto - non senza aver indicato, anzi suggerito e caldeggiato il nome del suo successore: Michele Dall'Ongaro, oggi vicepresidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che voleva crescersi, prima di indicarlo, il suo successore, con incarico di sostegno alla direzione artistica (già molto affollata: Bucarelli, Pappano,  Nicoletti Altimari e Cupolillo, indirettamente!).  La cosa stupisce noi, ma non turba affatto un  capitano di lungo corso come Cagli, se si ricorda che meno di un anno fa all'indirizzo degli Accademici - che sono poi quelli che devono eleggere il successore di Cagli - giunsero alcune lettere che criticavano duramente l'operato di Cagli (ne scrissero il Cardinal Bartolucci, il m.Campanella, e due altri Accademici che non ebbero il coraggio di firmare le loro reprimende, per timore di rappresaglie da parte di Cagli). In tutte quelle lettere uno degli appunti ricorrente rivolto a Cagli era lo strapotere che  proprio lui aveva  concesso a Dall'Ongaro. Ne scrisse ampiamente Elisabetta Ambrosi su  'Il fatto Quotidiano'. Cagli, al momento di insediarlo come vicepresidente, aveva convinto gli accademici ad avallare la sua scelta dicendo che attraverso la RAI, Dall'Ongaro avrebbe portato benefici anche economici all'Accademia, e aggiunto  che il suddetto era anche imparentato con Abbado. Noi della 'grandissima voglia di crescere ad ogni costo' di Dall'Ongaro abbiamo scritto apertamente in una pagina di Music@, nel lontano 2007. Quella pagina, nella quale denunciavamo come Dall'Ongaro attraverso il suo incarico di responsabile della musica di Radio 3 (bei tempi, allora, oggi è padrone di mezza RAI!), aveva tratto benefici professionali, svolgendo egli parallelamente il mestiere di compositore che grande impulso aveva avuto dal suo incarico a Radio 3 (una  semplice conta dello smoderato aumento delle 'commissioni' e 'prime esecuzioni' di Dall'Ongaro negli stessi anni, è significativa) ci meritò una denuncia per calunnia, con richiesta di danni. Il giudice dell'Aquila ha rigettato totalmente la sua richiesta e l'ha condannato a pagare le spese di giudizio, motivandola con la correttezza del nostro modo di agire nell'esercizio del diritto di critica, messo in atto senza offendere in alcun modo Dall'Ongaro. La sentenza è del novembre 2013, e si può leggere anche in questo Blog.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono  moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi  attuali,  ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome  comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti,  ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché  gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
 Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale.  Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di  alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky,  quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
 Dovrebbe ancora  lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
 Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in  carica, il vice presidente svolge  le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo  presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per  organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.

Trionfa Franceschini e gongola. Una vittoria di Pirro?

Non ha aspettato neanche la fine del mese, per sparare 'file interminabili e entrate record' dai cannoni dalla nave ministeriale che torna  vincitrice in porto, il suo  ammiraglio Franceschini. E' accaduto che , dopo quella che lui chiama la 'rivoluzione' nel settore dei beni culturali - e cioè l'apertura anche serale, una domenica al mese con ingressi gratuiti,  cambio di logica  nei costi dei biglietti (gli anziani devono pagare, agevolazioni per gli altri, come i ragazzi e le scolaresche, ci pare) - sì è verificato il miracolo che tutti i fogli distribuiti nelle edicole raccontano fin nei minimi particolari, dimenticando di dirci solo una piccola cosa e cioè le cifre di partenza e quelle di arrivo, mentre si limitano, per le cifre, a fornirci le sole percentuali  che viste così ci costringerebbero ad unirci al coro dei laudatores.
 E' accaduto che con una domenica al mese in cui si entra gratis in tutti i musei, con il prolungamento dell'orario delle aperture, e con l'estate che porta in giro italiani e non nel nostro paese, i 430 musei e siti archeologici siano stati presi d'assalto. Così pare.  Con alcuni casi sbalorditivi,secondo le dichiarazioni del ministro. Gli scavi di Ostia superano quelli di Pompei. Ma  i fogli  informativi ed il ministro stesso dimenticano di dirci che la conta degli ingressi prima e dopo la rivoluzione ministeriale di quei casi apparentemente sbalorditivi, si sgonfia. Ci spieghiamo. Se a Pompei ogni giorno arrivano  circa 100.000 visitatori, con un aumento nel mese di luglio del solo 6% avremo 106.000; mentre se a Ostia Antica,i visitatori giornalieri sono appena 20.000, il 15% di aumento li porta a 23.000, certo un bel balzo in avanti, ma sempre pochi restano per un sito archeologico di quella importanza. Lo stesso discorso merita la percentuale di aumento per il Colosseo che come si sa è il monumento più visitato di Roma e d'Italia, dove, perciò, basta una piccola percentuale di aumento per far salire di molto la cifra complessiva degli ingressi. Sarebbe stato più prudente da parte del ministro attendere qualche mese prima di cantare vittoria. nel frattempo,magari, poteva stare più attento alle nomine dei componenti delle commissioni centrali consultive, in una delle quali, quella musicale, siedono per sua volontà - ( Nastasi, c'entra qualcosa?  Nel suo entourage, ministro, c'è bisogno di una vera rivoluzione!) Toniolo, Colasanti, Licalsi. Chi sono e che competenza hanno per fornire pareri  sulla congruità delle richieste di finanziamento inviate al ministero? Ma forse a questo ci pensa Nastasi, come sempre. Altro che rivoluzione

sabato 2 agosto 2014

All'Opera di Roma c'è l' ordine di tener su il morale della truppa

L'abbiamo scritto che non tolleriamo che vengano raccontate balle come quelle raccontate dall'Opera di Roma che fa sapere che tutto va bene, che le serate di questa estate a Caracalla sono tutte esaurite e che gli incassi sono alle stelle,  quando si sa che molte cose ancora non vanno; mentre noi vorremmo che tutto si appianasse in nome di una  normalità mai tanto desiderata, e che e si pensasse a lavorare con dedizione.
Ieri e oggi due diversi giornali tornano a cantare l'Opera di Roma, dove  si vede che c'è un corpo tecnico ed artistico che non ha eguali. Ma con quale faccia? Solo perché occorre  riaffermare che con la cura Muti - seppure a distanza e saltuaria - il teatro è irriconoscibile? Irriconoscibile lo è, ma forse nel senso opposto. Ieri la protagonista femminile del Barbiere, scoperta da Muti, che elogia il teatro nel suo insieme- si vede, diceva, che  ha una tradizione artistica preziosa che conserva gelosamente e mostra in ogni occasione; oggi lo dicono il regista del Barbiere, Mariani, e, se non andiamo errati anche Livermore, regista di Bohème, e perfino Rustioni, finalmente sul podio dell' opera pucciniana, dopo scioperi e cancellazioni. Sembra quasi che nei contratti di ciascuno degli artisti scritturati - non in quello generale dei dipendenti interni che ne dicono ad ogni occasione peste e corna - sia stata inserita la clausola 'parlar bene dell'Opera ad ogni costo'. Condividiamo il giusto spirito di corpo ( fra parentesi: molti anni fa noi che facevamo diverse trasmissioni per Radio 3 mettemmo in piazza alcune cose disdicevoli nella gestione di quella rete - c'era di mezzo, come al solito, la politica dei favoritismi; il nostro capo ci chiamò per dirci che condivideva, ma che 'i panni sporchi  di casa non si lavano in piazza'. E da quel momento -metà degli anni Ottanta - e fino ad oggi non abbiamo mai più lavorato a Radio 3; e neppure messo più piede neanche come ospite), ma quando lo si vuole esercitare per inneggiare ad una realtà che sembra più un carrozzone che  un teatro, allora, forse, è esagerato.
P.S.  Se ogni volta che parliamo dell'Opera di Roma, non scriviamo 'Teatro dell'Opera di Roma Capitale', scusateci. Lo facciamo solo perché quel nome è  troppo lungo, non perché l'Opera della Capitale non lo meriti o non ne sia all'altezza.