Al terzo turno di ballottaggio, ma solo al terzo, il 20 c.m., è entrato a far parte degli Accademici di S. Cecilia, un paio di nomi insolito, ma dei soliti, di quelli che non mollano mai finchè non ottengono ciò per cui tanto si sono spesi nel tempo. Dell'intraprendenza, anzi dell'invadenza di alcuni di loro possiamo recare testimonianza personale, giacché li avemmo come saltuari collaboratori al tempo di Piano Time ( vale per Arcà, come valse per Dall'Ongaro) e di Applausi (nel caso di Cappelletto).
Nel caso di Massimo Quarta, anch'egli neo accademico, invece, trattasi comunque di una riparazione al lungo, ingiusto ostracismo che l'Accademia gli ha fin qui riservato, nonostante che già nel 1991 vinse il Premio Paganini, unico italiano dopo Accardo. Ora c'è da augurarsi che lo invitino regolarmente a suonare all'Accademia, come stanno facendo, giustamente, con Brunello, Dindo, De Maria, Biondi ecc.. tutti valenti accademici ceciliani e strumentisti di alto valore. prorpio come Massimo Quarta.
Il riconoscimento per Fiamma Nicolodi incorona una carriera di studiosa che certamente non ha nulla da spartire con quella di Cappelletto che di mestiere fa il 'bravo comunicatore'- come l'ha definito anche Nicola Sani che l'ha chiamato a collaborare all'Istituto di Studi Verdiani, nel disappunto generale del mondo degli studiosi. E che è, verosimilmente, la medesima ragione per cui Massimo Bray della Treccani gli ha affidato la cura dell'Appendice sulla Musica, mentre - come è giusto - per la seconda Appendice, dedicata alla Letteratura, apparsa contemporaneamente, ha chiesto la consulenza del prof. Ferroni, universitario e studioso della lingua e letteratura italiana. E non un comunicatore.
Pietro De Maria, anch'egli nuovo accademico, vede coronato il suo impegno di docente nei corsi dell'Accademia.
E la massoneria in tutti questi casi non c'entra. Vero?
Perchè insisto che sono stati nominati al Terzo turno di ballottaggio? Perchè per i candidati, dopo che non hanno raggiunto il quorum richiesto nei primi due, dove è più alto, al terzo, con il quorum abbassato, è più facile farsi eleggere con il sostegno decisivo delle cordate. Accadde così anche quando Dall'Ongaro divenne Accademico ( la storia non proprio specchiata l'abbiamo raccontata già, così come ci venne riferita da Irma Ravinale presente allo scrutinio del terzo turno di votazioni; ed anche quando Cagli fu rieletto a dicembre del 2003, solo al terzo turno, di nuovo sovrintendente, spuntandola su Perticaroli. Quando sottolineammo, nella nostra biografia di Pappano, tale particolare, Cagli se la prese e ci disse, senza mezzi termini: "te lo potevi risparmiare, era proprio necessario sottolinearlo?").
Spieghiamo come avvengono le candidature e le votazioni. Le votazioni per l'elezione dei nuovi accademici avvengono ogni qualvolta si rende libero un posto, causa decesso, di uno o più accademici, a distanza ravvicinata.
Quest'anno c'erano da rimpiazzarne più d'uno. Viene allora richiesto agli accademici di proporre dei nomi. Il consiglio Accademico esamina le candidature proposte e ammette quelle che ritiene idonee e secondo il numero di accademici da rimpiazzare. Su questa lista gli accademici vengono chiamati a votare, fino a tre turni, a distanza di più d'un mese l'uno dall'altro. Dopo i tre turni se è rimasto ancora un posto vuoto, ci si ritorna l'anno seguente.
Anche quest'anno al primo turno, quando il quorum era alto ( metà più uno degli accademici) nessuno dei candidati è risultato eletto, al secondo turno (11 gennaio) solo Noseda; solo al terzo ( 20 febbraio) i magnifici cinque, due dei quali (Cappelletto e Arcà) più magnifici degli altri. Al terzo turno erano restati in lizza sei candidati, cinque sono stati eletti, il sesto no. Chi sarà stato mai questo indegno ?
Questo posto verrà colmato, assieme forse ad altri, il prossimo anno.
Naturalmente i giochi si fanno con le candidature, dove le varie cordate si accordano per proporre e far eleggere i propri. Non è un mistero che il sovrintendente regnante cerchi in tutti i modi di assicurarsi la riconferma nell'incarico, spingendo per l'elezione di alcuni nomi. Lo fece Cagli con Dall'Ongaro - come accusò il card. Bartolucci e non solo lui, con durissime lettere aperte - ed anche con Annalisa Bini ; e lo starà facendo anche Dall'Ongaro con Arcà, De Maria, e soprattutto Cappelletto con il quale ha lunghissima consuetudine lavorativa a Radio 3, dove invece fece fuori altri che con lui non erano d'accordo su molte cose. Cappelletto è sempre rimasto al suo posto e con lui l'intesa è sempre stata totale, tanto che continua anche fuori da Radio 3.
Cappelletto, a scanso di equivoci, il suo mestiere di giornalista lo fa ed anche abbastanza bene. Ciò che non fa bene è, invece, quello di musicologo. Semplicemente perché musicologo non è e perché i suoi studi 'accelerati' con il m. Mann, di cui mena vanto nel curriculum, non possono averlo patentato come tale.
E, del resto, l'obbiezione non è solo nostra. Quando Nicola Sani, eletto alla presidenza dell'Istituto di studi verdiani (senza averne i titoli specifici) nominò Cappelletto 'direttore' degli 'studi' pubblicati dall'Istituto, il mondo accademico, specie quello verdiano, gridò allo scandalo, ritirandosi sull'aventino dell'Università di Berna, dove fece nascere un centro di studi verdiani con gli attributi. Sani rassicurò tutti: ho scelto un uomo di 'comunicazione' (e del resto anche per la direzione scientifica dell'Istituto aveva scelto un'altra sua fedelissima, a digiuno totale di Verdi).
E allora quali ragioni hanno spinto alcuni accademici a fare il suo nome ed a votarlo? La principale è che con molti di loro il giornalista ha frequentazioni continue, e dunque, per non essere poi smascherati come traditori nelle urne, si sono ben guardati dal non votarlo, avedonlo qualcuno candidato.
Ora è chiaro che, non alla prossima, ma fra due elezioni del sovrintendente dell'Accademia, Cappelletto potrebbe risultare nuovo Sovrintendente. Senza essere né musicologo né musicista come la storia dell'Accademia richiederebbe, ma come è accaduto già in passato perfino con Cagli che certamente è un fine letterato e storico della musica, ma musicista non è. Cappelletto neanche quello. Gli avessero affidato la 'comunicazione' dell'Accademia, dove hanno chiamato una professionista francese di nazionalità, che certamente non ha nel suo curriculum competenze musicali, niente da dire, ma accademico no!
L'Accademia, dopo tali nomine, dovrebbe spiegare come mai non abbia mai accolto nel suo consesso un musicologo come Petrobelli - la cui assenza qualcuno giustificò con l'antipatia dello studioso. Se questa è una ragione, allora capiamo come uno simpatico possa essere eletto accademico. Petrobelli non è che una delle tante anomalie 'accademiche'.
Qualcuno potrebbe accusarci di invidia nei confronti di Cappelletto. Si sbaglia. Invidia no, forse poca stima, anche per il suo arrivismo smisurato che potrebbe consumarlo. Invidia proprio no, perchè la nostra carriera, nell'ambito che conosciamo, l'abbiamo fatta; ed ora non abbiamo altre mire, oltre quelle dell'osservatore e cronista di cose musicali.
Infine, una annotazione pro Massimo Quarta. Una volta ponemmo a Pappano la questione della regolare - per noi eccessiva - presenza di Uto Ughi nelle stagioni ceciliane, controbilanciata dall'assenza, ad esempio, di Massimo Quarta. La risposta del direttore fu che: 'Ughi faceva il pienone' e una istituzione di concerti - aggiunse - deve fare attenzione anche a questo. Ora che Ughi non viene più invitato regolarmente, l'Accademia che fa, non tiene conto del successo di pubblico del violinista?
Questo solo per dire che a qualunque obbiezione, l' Accademia, al tempo di Cagli come di Dall'Ongaro, ha la risposta pronta, spesso non convincente. Noi ci auguriamo che dopo tanta attesa, anche per Massimo Quarta sia arrivato il momento di suonare nelle stagioni ceciliane. Perché a noi la sua nomina fra gli Accademici suona come risarcimento di così lunga ingiustificata lontananza, che ora deve finire.
Visualizzazione post con etichetta perticaroli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta perticaroli. Mostra tutti i post
lunedì 26 febbraio 2018
L'Accademia di Santa Cecilia è d'ora in poi una congrega anche di comunicatori. Sull'esempio dell'Istituto di studi verdiani di Parma, gestione Nicola Sani
Etichette:
accademia di s.cecilia,
arcà,
berio,
bray,
cagli,
cappelletto,
dall'ongaro,
de maria,
nicolodi,
noseda,
pappano,
perticaroli,
petrobelli,
quarta,
ravinale,
sani,
ughi
lunedì 27 aprile 2015
La carica degli italiani al Concorso Busoni, sessantesima edizione
Intanto prima ancora che si svolga la 60.esima edizione del famoso Concorso pianistico F.Busoni con sede a Bolzano, nella città si riuniranno fra pochi giorni i rappresentanti della federazione dei Concorsi internazionali, i quali - si spera - discuteranno della importanza dei concorsi, del loro ruolo oggi, della loro necessità per la selezione dei prossimi concertisti e di molto altro.
Ma è l'edizione n.60 del Concorso, che si svolgerà alla fine del prossimo agosto, ad aver attirato la nostra attenzione, per due motivi. Il primo perchè fra i ventisette pianisti selezionati, ben dieci sono italiani, ed alcuni anche molto giovani. Una rappresentanza così nutrita delle nostre scuole pianistiche forse non si vedeva da molte edizioni, o no? dipende da noi che non siamo informati?
A tale proposito viene subito da pensare che tale folta rappresentanza sia dovuta anche alla presenza ad Imola della rinomata Accademia pianistica di Franco Scala. Ed anche qui ci sbagliamo, perché, a leggere i curriculum dei singoli finalisti l'Accademia di Imola non è mai citata. Vero è anche che fra gli italiani ci sono anche oriundi o stranieri che vivono stabilmente in Italia. Comunque nelle loro schede li si considera a tutti gli effetti italiani. E così sia. E a loro naturalmente auguriamo grandi allori in finale.
Intanto nelle 60 edizioni del premio, soltanto cinque italiani figurano fra i vincitori del Primo premio. Perticaroli ( 1952, alla terza edizione del premio); Mancinelli (1954) Cappello ( 1976), Cominati (1993) Andaloro ( 2005).
Fra tutti, dopo Perticaroli che abbiamo conosciuto, a partire dagli anni Ottanta, nelle vesti di didatta piuttosto che in quelle di concertista, ci sembra che Cominati sia il pianista che più di tutti possa ad oggi vantare una bella carriera. Se gli altri vincitori non sono del medesimo parere, ci correggano.
Altro motivo di interesse la composizione della giuria, presieduta dal giovanissimo Joerg Demus che vinse il premio un secolo fa, e composta da altri nove membri tutti vincitori, nei sessant'anni di vita del concorso, del primo premio, al punto che di taluni di essi si ignori perfino il nome e se abbia fatto una carriera concertista, come il Concorso dovrebbe preludere e far supporre.
Ciò detto, sarebbe interessante ed utile che i rappresentanti dei Concorsi che si riuniranno a Bolzano fra pochi giorni discutano sulla utilità dei concorsi, anzi sulla loro odierna necessità in previsione della carriera concertistica. Perchè di casi strani nella storia di famosi concorsi, anche più importanti del Busoni, come lo Chopin , ve ne sono stati. Su tutti, in anni lontani, quello di Ashkenazy che , sconfitto allo Chopin, procura le dimissioni di Benedetti Michelangeli dalla giuria, analogamente a quanto fece in anni più vicini a noi la Argerich, quando allo Chopin non si diede la vittoria a Pogorelich.
A proposito di giuria, non può passare inosservata l'assenza della Argerich, una delle più gloriose vincitrici del Busoni. Perchè? Può il Concorso di Bolzano festeggiare i sessant'anni, in assenza della Argerich? La fascinosissima ragazzina che incantò tutti, non solo come pianista, come ha raccontato anni fa sul mensile 'Piano Time', Tito Aprea, giurato in quella edizione?
Per tornare alla massiccia presenza degli italiani fra i finalisti, noi la pensiamo come Alexander Lonquich e cioè che in Italia vi sono molti talenti che sarebbe un vero peccato non riconoscere , aiutare nella carriera, o lasciarli andar via, nella indifferenza generale, mentre vediamo oggetto di eccessiva attenzioni alcuni pianisti non italiani, per chissà quali ragioni. E siamo certi che i giurati che li hanno, l'anno scorso, selezionati non sono stati di 'manica larga' con i nostri giovani pianisti. I quali, se avranno un futuro davvero luminoso molta della loro luce riverseranno, irradiandola, sulla storia del Busoni che, in questi ultimi anni, non sembra brilli particolarmente, a giudicare dai suoi vincitori.
Lo stesso discorso si può fare anche per altri concorsi, mentre vediamo delle carriere nate quasi per caso, senza il passaggio obbligato dai concorsi, e forse anche senza i meriti e le qualità necessarie. Come, invece, ne ha Ramin Bahrami, ma non in misura tale da giustificare il successo che ha , sinceramente eccessivo secondo noi, e che nessun concorso avrebbe potuto garantirgli. Dunque ci sono altre variabili che andrebbero individuate e laddove il loro peso sia ritenuto eccessivo, smascherate e neutralizzate. Anche per ridare peso, dignità ed importanza ai concorsi, qualora si ritengano ancora utili, addirittura necessari.
Ma è l'edizione n.60 del Concorso, che si svolgerà alla fine del prossimo agosto, ad aver attirato la nostra attenzione, per due motivi. Il primo perchè fra i ventisette pianisti selezionati, ben dieci sono italiani, ed alcuni anche molto giovani. Una rappresentanza così nutrita delle nostre scuole pianistiche forse non si vedeva da molte edizioni, o no? dipende da noi che non siamo informati?
A tale proposito viene subito da pensare che tale folta rappresentanza sia dovuta anche alla presenza ad Imola della rinomata Accademia pianistica di Franco Scala. Ed anche qui ci sbagliamo, perché, a leggere i curriculum dei singoli finalisti l'Accademia di Imola non è mai citata. Vero è anche che fra gli italiani ci sono anche oriundi o stranieri che vivono stabilmente in Italia. Comunque nelle loro schede li si considera a tutti gli effetti italiani. E così sia. E a loro naturalmente auguriamo grandi allori in finale.
Intanto nelle 60 edizioni del premio, soltanto cinque italiani figurano fra i vincitori del Primo premio. Perticaroli ( 1952, alla terza edizione del premio); Mancinelli (1954) Cappello ( 1976), Cominati (1993) Andaloro ( 2005).
Fra tutti, dopo Perticaroli che abbiamo conosciuto, a partire dagli anni Ottanta, nelle vesti di didatta piuttosto che in quelle di concertista, ci sembra che Cominati sia il pianista che più di tutti possa ad oggi vantare una bella carriera. Se gli altri vincitori non sono del medesimo parere, ci correggano.
Altro motivo di interesse la composizione della giuria, presieduta dal giovanissimo Joerg Demus che vinse il premio un secolo fa, e composta da altri nove membri tutti vincitori, nei sessant'anni di vita del concorso, del primo premio, al punto che di taluni di essi si ignori perfino il nome e se abbia fatto una carriera concertista, come il Concorso dovrebbe preludere e far supporre.
Ciò detto, sarebbe interessante ed utile che i rappresentanti dei Concorsi che si riuniranno a Bolzano fra pochi giorni discutano sulla utilità dei concorsi, anzi sulla loro odierna necessità in previsione della carriera concertistica. Perchè di casi strani nella storia di famosi concorsi, anche più importanti del Busoni, come lo Chopin , ve ne sono stati. Su tutti, in anni lontani, quello di Ashkenazy che , sconfitto allo Chopin, procura le dimissioni di Benedetti Michelangeli dalla giuria, analogamente a quanto fece in anni più vicini a noi la Argerich, quando allo Chopin non si diede la vittoria a Pogorelich.
A proposito di giuria, non può passare inosservata l'assenza della Argerich, una delle più gloriose vincitrici del Busoni. Perchè? Può il Concorso di Bolzano festeggiare i sessant'anni, in assenza della Argerich? La fascinosissima ragazzina che incantò tutti, non solo come pianista, come ha raccontato anni fa sul mensile 'Piano Time', Tito Aprea, giurato in quella edizione?
Per tornare alla massiccia presenza degli italiani fra i finalisti, noi la pensiamo come Alexander Lonquich e cioè che in Italia vi sono molti talenti che sarebbe un vero peccato non riconoscere , aiutare nella carriera, o lasciarli andar via, nella indifferenza generale, mentre vediamo oggetto di eccessiva attenzioni alcuni pianisti non italiani, per chissà quali ragioni. E siamo certi che i giurati che li hanno, l'anno scorso, selezionati non sono stati di 'manica larga' con i nostri giovani pianisti. I quali, se avranno un futuro davvero luminoso molta della loro luce riverseranno, irradiandola, sulla storia del Busoni che, in questi ultimi anni, non sembra brilli particolarmente, a giudicare dai suoi vincitori.
Lo stesso discorso si può fare anche per altri concorsi, mentre vediamo delle carriere nate quasi per caso, senza il passaggio obbligato dai concorsi, e forse anche senza i meriti e le qualità necessarie. Come, invece, ne ha Ramin Bahrami, ma non in misura tale da giustificare il successo che ha , sinceramente eccessivo secondo noi, e che nessun concorso avrebbe potuto garantirgli. Dunque ci sono altre variabili che andrebbero individuate e laddove il loro peso sia ritenuto eccessivo, smascherate e neutralizzate. Anche per ridare peso, dignità ed importanza ai concorsi, qualora si ritengano ancora utili, addirittura necessari.
Etichette:
accademia di imola,
andaloro,
argerich,
Ashkenazy,
benedetti,
cappello,
cominati,
concorso busoni,
concorso chopin,
demus,
lonquich,
mancinelli,
Michelangeli,
perticaroli,
ramin bahrami,
scala,
tito aprea
lunedì 12 gennaio 2015
E se Cagli, alla fine, decidesse di restare alla presidenza di Santa Cecilia, lo voterebbero per l'ennesima volta?
Per noi non ci sarebbe nulla di strano se alla fine, magari, Cagli dicesse: fra i due litiganti, Dall'Ongaro e Battistelli, resto io, rimettendosi in gioco, anzi in pista. Niente di strano perchè la sua dichiarazione di inizio estate di voler abbandonare quell'incarico - era ora !- dopo vent'anni circa, perchè stanco di lottare - ma le lotte vere sono ben altre, al confronto quelle cui si riferisce Cagli sono più simili a diatribe da salotto - a molti, noi compresi, non apparve del tutto convinta e definitiva. E l'uomo è poi imprevedibile.
Quando verso la fine degli anni Novanta, lasciò l'Accademia - anzi 'dovette lasciarla'- perchè la bozza di statuto presentata ai complessi ceciliani non piacque, e lui venne contestato, una persona molto addentro all'Accademia, con responsabilità nelle alte sfere, scommise con noi che la sua uscita era solo momentanea e che Cagli sarebbe tornato, quasi da vincitore, o per lo meno da salvatore dell'Accademia, il prima possibile. E così fu. Aveva ragione.
Dopo la toccata e fuga a Parma, con tutta la sua corte tuttora attiva, per il Festival Verdi, dove ebbe a disposizione un bel gruzzolo, alla morte di Berio, si rifece vivo.
Fra i candidati di allora c'era Sergio Perticaroli,vice-presidente dell'Accademia, persona per bene, bravo insegnante di pianoforte, ma probabilmente senza il polso necessario e l'autorevolezza per quell'incarico. E, infatti, fu messo subito fuori gioco dagli Accademici che gli preferirono Cagli e così dal 2003 al 2014 Cagli ha ripreso di nuovo il timone dell'Accademia di Santa Cecilia, per un altro lungo ininterrotto decennio. Sul quale è piovuta anche la benedizione della presenza di Pappano,di cui Cagli non ha nessun merito, come direttore musicale, il quale ha ridato smalto all'Accademia e alla sua orchestra.
E pensare che quando noi scrivemmo la prima biografia del direttore, Cagli non volle mettere neanche un Euro, quando sarebbe stato opportuno, viste le numerose collane che l'Accademia pubblica di pincopallo, ma sempre appartenenti al suo cerchio magico, a quello di Cagli, s'intende. per Pappano no. Meglio per Pappano, a firma Acquafredda neanche un centesimo.
Non solo. Per la presentazione pubblica di quella biografia fece attendere noi ed anche Pappano alcuni mesi, e, infine, nell'Annuario dell'Accademia del 2007, di quella presentazione anche in sua presenza, vi fece cancellare ogni menzione , mentre di tutte le altre presentazioni di libri, anche di quelli che con l'Accademia non avevano nulla a vedere, c'è traccia.
Questo è lo stile di Cagli, basta che una sola volta non sei del suo stesso parere ed osi criticarlo e lui reagisce, in apparenza silenziosamente, ma sempre con determinazione. Talvolta, per esempio, nella maniera più volgare che si possa immaginare - lo abbiamo scritto varie volte in questi mesi - facendoci negare dall'ufficio stampa il biglietto che ad un critico musicale, quale noi crediamo di essere ancora, spetterebbe con la scusa che 'sono finiti i biglietti stampa', una volta due volte tre volte, detto gentilmente di chi è al suo servizio 'perinde ac cadaver' perchè a lui deve quel pò di carriera che sta facendo più che ad altro servizio o meriti professionali.
Questo ed anche molto altro - il tenere alla larga molti musicisti di valore italiani, l'ascolto delle sirene di certe agenzie, compresa quella di cui fa parte Pappano, l'essersi circondato di fedelissimi, superpremiati con l'ingresso in Accademia, taluni come 'accademici' e lauti stipendi ecc.. tutte cose di pubblico dominio perchè parte di quel 'cahier de doléance' già messo in piazza dai giornali (Il fatto quotidiano) e oggetto delle lettere aperte inviate all'Accademia da alcuni suoi noti esponenti - non ci è mai piaciuto di Cagli e lo abbiamo sempre scritto o detto. Per questo lui ha inteso punirci, volgarmente, in taluni casi. E, sempre per questo, noi vorremmo che la sua stella, ormai fioca, finalmente tramonti.
Quando verso la fine degli anni Novanta, lasciò l'Accademia - anzi 'dovette lasciarla'- perchè la bozza di statuto presentata ai complessi ceciliani non piacque, e lui venne contestato, una persona molto addentro all'Accademia, con responsabilità nelle alte sfere, scommise con noi che la sua uscita era solo momentanea e che Cagli sarebbe tornato, quasi da vincitore, o per lo meno da salvatore dell'Accademia, il prima possibile. E così fu. Aveva ragione.
Dopo la toccata e fuga a Parma, con tutta la sua corte tuttora attiva, per il Festival Verdi, dove ebbe a disposizione un bel gruzzolo, alla morte di Berio, si rifece vivo.
Fra i candidati di allora c'era Sergio Perticaroli,vice-presidente dell'Accademia, persona per bene, bravo insegnante di pianoforte, ma probabilmente senza il polso necessario e l'autorevolezza per quell'incarico. E, infatti, fu messo subito fuori gioco dagli Accademici che gli preferirono Cagli e così dal 2003 al 2014 Cagli ha ripreso di nuovo il timone dell'Accademia di Santa Cecilia, per un altro lungo ininterrotto decennio. Sul quale è piovuta anche la benedizione della presenza di Pappano,di cui Cagli non ha nessun merito, come direttore musicale, il quale ha ridato smalto all'Accademia e alla sua orchestra.
E pensare che quando noi scrivemmo la prima biografia del direttore, Cagli non volle mettere neanche un Euro, quando sarebbe stato opportuno, viste le numerose collane che l'Accademia pubblica di pincopallo, ma sempre appartenenti al suo cerchio magico, a quello di Cagli, s'intende. per Pappano no. Meglio per Pappano, a firma Acquafredda neanche un centesimo.
Non solo. Per la presentazione pubblica di quella biografia fece attendere noi ed anche Pappano alcuni mesi, e, infine, nell'Annuario dell'Accademia del 2007, di quella presentazione anche in sua presenza, vi fece cancellare ogni menzione , mentre di tutte le altre presentazioni di libri, anche di quelli che con l'Accademia non avevano nulla a vedere, c'è traccia.
Questo è lo stile di Cagli, basta che una sola volta non sei del suo stesso parere ed osi criticarlo e lui reagisce, in apparenza silenziosamente, ma sempre con determinazione. Talvolta, per esempio, nella maniera più volgare che si possa immaginare - lo abbiamo scritto varie volte in questi mesi - facendoci negare dall'ufficio stampa il biglietto che ad un critico musicale, quale noi crediamo di essere ancora, spetterebbe con la scusa che 'sono finiti i biglietti stampa', una volta due volte tre volte, detto gentilmente di chi è al suo servizio 'perinde ac cadaver' perchè a lui deve quel pò di carriera che sta facendo più che ad altro servizio o meriti professionali.
Questo ed anche molto altro - il tenere alla larga molti musicisti di valore italiani, l'ascolto delle sirene di certe agenzie, compresa quella di cui fa parte Pappano, l'essersi circondato di fedelissimi, superpremiati con l'ingresso in Accademia, taluni come 'accademici' e lauti stipendi ecc.. tutte cose di pubblico dominio perchè parte di quel 'cahier de doléance' già messo in piazza dai giornali (Il fatto quotidiano) e oggetto delle lettere aperte inviate all'Accademia da alcuni suoi noti esponenti - non ci è mai piaciuto di Cagli e lo abbiamo sempre scritto o detto. Per questo lui ha inteso punirci, volgarmente, in taluni casi. E, sempre per questo, noi vorremmo che la sua stella, ormai fioca, finalmente tramonti.
sabato 13 dicembre 2014
E la santa sta a guardare. Il giorno del giudizio all'Accademia di Santa Cecilia di Roma è rimandato di un mese. I due litiganti: Dall'Ongaro e Battistelli
Anche la seconda tornata di votazioni per l'elezione del Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia si è chiusa con un nulla di fatto. Le urne hanno dato i seguenti risultati: Dall'Ongaro, voti 20; Battistelli voti 18, Cagli voti 7. Molto diversi dalla prima tornata di elezioni, il 12 ottobre scorso, quando i risultati erano stati: Dall'Ongaro, voti 18, Battistelli, voti 10, Cagli voti 10. Questa volta gli aventi diritto erano 62, hanno votato in 53, e quindi ci sono state una decina di schede fra nulle e in bianco. Anche in Accademia spira il vento dell'astensione.
Da quel che scrive Cappelli, sul 'Corriere della Sera' di oggi - il quale Cappelli riferisce naturalmente la storia dalla parte di Dall'Ongaro e Cagli - Battistelli si sarebbe dato molto da fare ingaggiando una lotta silenziosa ma senza quartiere e senza sconti per nessuno, guadagnando ben 8 voti rispetto alla prima votazione, mentre Cagli ne avrebbe persi 3, e Dall'Ongaro ne avrebbe acquisiti 2 appena. Resta ancora aperta la lotta fra i due contendenti, essendo ormai fuori gioco Cagli, al quale (sempre per stare a ciò che scrive Cappelli) verrebbe riservata una carica onorifica, una specie di 'Presidente onorario a vita' o 'Presidente emerito' che farebbe il paio con quell'altro incarico, comico, che hanno dato a Muti all'Opera. Ma di ambedue le eventuali cariche onorifiche non v'è traccia nello statuto dell'Accademia, a meno che non si pensi a lui come 'protettore' dell'Opera studio, popolata di fedelissimi di Cagli - sempre che Battistelli, se vincitore, non decida di chiuderla.
E' evidente che chi ipotizza tale riconoscimento postumo per Cagli non può che essere Dall'Ongaro - suggeritore di Cappelli - il quale a Cagli deve tutto compresa la sua ascesa al gradino di poco meno alto di quello di Cagli stesso, e cioè la Vice presidenza. Certamente, se vince Battistelli, Cagli - che di lui alla precedenti elezioni che lo confermarono per l'ennesima volta alla presidenza, aveva detto che non 'era capace neanche di organizzare un concerto' - deve prendere un fugone che lo porterà lontano dall'Accademia e forse anche da Roma. A meno che altre ragioni di appartenenza dei due - e chi legge sa già di cosa parliamo - non consiglino al vincitore di essere meno crudele con lo sconfitto - che poi sconfitto non è, visto che sono quasi vent'anni che si è tenuto incollato a quella poltrona - e di graziarlo, pur tenendolo a distanza, e senza infierire.
La terza votazione, con l'abbassamento del quorum potrebbe essere, anzi certamente sarà la volta buona. Come accadde per Cagli, al suo ritorno in Accademia, dopo la morte di Berio, quando si pensava che al compositore sarebbe succeduto Sergio Perticaroli, al quale venne fatta pagare la chiamata in Accademia come consulente per la direzione artistica, di Hans Landesmann. Gli accademici, tutti musicisti, non glielo perdonarono a Perticaroli ed elessero, alla terza votazione quando il quorum era di metà più uno dei votanti e dunque abbastanza basso, Cagli. Il quale poi ha ottenuto per altre tre votazioni il il gradimento degli accademici, ma non di tutti, se stiamo alle lettere aperte, inviate a lui ed agli accademici, dell'ottobre scorso (pubblicate integralmente da Music@, il noto bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila) dove si denunciavano comportamenti non del tutto specchiati, addirittura voto di scambio e favori per coloro che costituivano il 'cerchio magico' di santa Cecilia, povera santa, e di Cagli.
Nelle passate settimane, riflettendo sui futuri assetti di Santa Cecilia abbiamo scritto che saremmo più contenti se Battistelli continuasse a scrivere l'ennesimo film - pardon: opera! - e venisse eletto Dall'Ongaro. Semplicemente perché così libererebbe un bel pò di posti che ora tiene occupati, tutti stretti nelle sue mani, e tutti a motivo della sua dilagante presenza in RAI, e si decidesse ad uscire finalmente anche dagli schermi televisivi che ha invaso, con sprezzo del comune pudore.
Ora la lotta fra i due fratelli/coltelli sembrerebbe favorire l'ascesa di Battistelli, stando all'enorme salto che ha fatto dalla prima alla seconda tornata di elezioni. Anche se ci sono i voti che, alla terza votazione, Cagli potrebbe convogliare sul suo candidato, Dall'Ongaro, inviso a molti in Accademia - come si legge sempre in quelle lettere aperte, a firma anche del Cardinale Bartolucci, oggi defunto.
Vuoi vedere, sussurra qualcuno, che i due fratelli si mettono d'accordo per occupare le due cariche più alte, riformando lo statuto, per separare la figura del sovrintendente da quella del direttore artistico: Battistelli sulla poltrona più alta, e Dall'Ongaro in quella di direttore artistico, anche per dare ascolto all'opinione di Cagli che non ritiene Battistelli (che aveva già preannunciato la sua volontà di separare le due cariche) capace di organizzare neanche un concerto. In questo caso i due, apparentemente avversari, avrebbero fatto fesso Cagli, dandogli il benservito. In effetti Battistelli, sebbene un concerto, a dispetto di Cagli, sappia organizzarlo, nelle brevissime esperienze che ha avuto da direttore artistico ( Arena di Verona) ha fatto sfracelli, quando ha dichiarato apertamente che quella immensa platea popolare doveva diventare una specie di 'Biennale Musica' veronese, con grande attenzione alla musica d'oggi. La presenza della musica d'oggi a Santa Cecilia, con il tandem Battistelli/Dall'Ongaro, sarebbe garantita da Dall'Ongaro, che nella musica d'oggi sa come muoversi. E non chiedeteci perché. Vi basti sapere che egli è anche il responsabile della musica di Radio Tre,
In tutta sincerità non sappiamo che piega prenderà la prossima tornata di votazioni, perchè i due con-fratelli sono a distanza ravvicinata e basterebbero uno o due voti per decretare, al terzo turno, la vittoria dell'uno o dell'altro.
Sinceramente, non sappiamo più quale preferire come sconfitto. A noi basterebbe che in Accademia si avesse a respirare un'aria più tranquilla e pulita, si vedessero circolare facce nuove, che venissero infranti patti e schemi che da troppo tempo vi dominano, e, per quel che ci riguarda direttamente, non si continuasse, anche dopo Cagli, il volgare, vergognoso ed illecito ostracismo nei confronti di chi - come, ad esempio, noi - scriviamo cose che all'attuale dirigenza non vanno proprio giù, e che, per questo, ci fa negare, dall'incaricata di turno, il biglietto stampa con scuse vergognose, ma porte sempre con la grazia dell' ipocrisia, in obbedienza al padrone di turno.
Da quel che scrive Cappelli, sul 'Corriere della Sera' di oggi - il quale Cappelli riferisce naturalmente la storia dalla parte di Dall'Ongaro e Cagli - Battistelli si sarebbe dato molto da fare ingaggiando una lotta silenziosa ma senza quartiere e senza sconti per nessuno, guadagnando ben 8 voti rispetto alla prima votazione, mentre Cagli ne avrebbe persi 3, e Dall'Ongaro ne avrebbe acquisiti 2 appena. Resta ancora aperta la lotta fra i due contendenti, essendo ormai fuori gioco Cagli, al quale (sempre per stare a ciò che scrive Cappelli) verrebbe riservata una carica onorifica, una specie di 'Presidente onorario a vita' o 'Presidente emerito' che farebbe il paio con quell'altro incarico, comico, che hanno dato a Muti all'Opera. Ma di ambedue le eventuali cariche onorifiche non v'è traccia nello statuto dell'Accademia, a meno che non si pensi a lui come 'protettore' dell'Opera studio, popolata di fedelissimi di Cagli - sempre che Battistelli, se vincitore, non decida di chiuderla.
E' evidente che chi ipotizza tale riconoscimento postumo per Cagli non può che essere Dall'Ongaro - suggeritore di Cappelli - il quale a Cagli deve tutto compresa la sua ascesa al gradino di poco meno alto di quello di Cagli stesso, e cioè la Vice presidenza. Certamente, se vince Battistelli, Cagli - che di lui alla precedenti elezioni che lo confermarono per l'ennesima volta alla presidenza, aveva detto che non 'era capace neanche di organizzare un concerto' - deve prendere un fugone che lo porterà lontano dall'Accademia e forse anche da Roma. A meno che altre ragioni di appartenenza dei due - e chi legge sa già di cosa parliamo - non consiglino al vincitore di essere meno crudele con lo sconfitto - che poi sconfitto non è, visto che sono quasi vent'anni che si è tenuto incollato a quella poltrona - e di graziarlo, pur tenendolo a distanza, e senza infierire.
La terza votazione, con l'abbassamento del quorum potrebbe essere, anzi certamente sarà la volta buona. Come accadde per Cagli, al suo ritorno in Accademia, dopo la morte di Berio, quando si pensava che al compositore sarebbe succeduto Sergio Perticaroli, al quale venne fatta pagare la chiamata in Accademia come consulente per la direzione artistica, di Hans Landesmann. Gli accademici, tutti musicisti, non glielo perdonarono a Perticaroli ed elessero, alla terza votazione quando il quorum era di metà più uno dei votanti e dunque abbastanza basso, Cagli. Il quale poi ha ottenuto per altre tre votazioni il il gradimento degli accademici, ma non di tutti, se stiamo alle lettere aperte, inviate a lui ed agli accademici, dell'ottobre scorso (pubblicate integralmente da Music@, il noto bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila) dove si denunciavano comportamenti non del tutto specchiati, addirittura voto di scambio e favori per coloro che costituivano il 'cerchio magico' di santa Cecilia, povera santa, e di Cagli.
Nelle passate settimane, riflettendo sui futuri assetti di Santa Cecilia abbiamo scritto che saremmo più contenti se Battistelli continuasse a scrivere l'ennesimo film - pardon: opera! - e venisse eletto Dall'Ongaro. Semplicemente perché così libererebbe un bel pò di posti che ora tiene occupati, tutti stretti nelle sue mani, e tutti a motivo della sua dilagante presenza in RAI, e si decidesse ad uscire finalmente anche dagli schermi televisivi che ha invaso, con sprezzo del comune pudore.
Ora la lotta fra i due fratelli/coltelli sembrerebbe favorire l'ascesa di Battistelli, stando all'enorme salto che ha fatto dalla prima alla seconda tornata di elezioni. Anche se ci sono i voti che, alla terza votazione, Cagli potrebbe convogliare sul suo candidato, Dall'Ongaro, inviso a molti in Accademia - come si legge sempre in quelle lettere aperte, a firma anche del Cardinale Bartolucci, oggi defunto.
Vuoi vedere, sussurra qualcuno, che i due fratelli si mettono d'accordo per occupare le due cariche più alte, riformando lo statuto, per separare la figura del sovrintendente da quella del direttore artistico: Battistelli sulla poltrona più alta, e Dall'Ongaro in quella di direttore artistico, anche per dare ascolto all'opinione di Cagli che non ritiene Battistelli (che aveva già preannunciato la sua volontà di separare le due cariche) capace di organizzare neanche un concerto. In questo caso i due, apparentemente avversari, avrebbero fatto fesso Cagli, dandogli il benservito. In effetti Battistelli, sebbene un concerto, a dispetto di Cagli, sappia organizzarlo, nelle brevissime esperienze che ha avuto da direttore artistico ( Arena di Verona) ha fatto sfracelli, quando ha dichiarato apertamente che quella immensa platea popolare doveva diventare una specie di 'Biennale Musica' veronese, con grande attenzione alla musica d'oggi. La presenza della musica d'oggi a Santa Cecilia, con il tandem Battistelli/Dall'Ongaro, sarebbe garantita da Dall'Ongaro, che nella musica d'oggi sa come muoversi. E non chiedeteci perché. Vi basti sapere che egli è anche il responsabile della musica di Radio Tre,
In tutta sincerità non sappiamo che piega prenderà la prossima tornata di votazioni, perchè i due con-fratelli sono a distanza ravvicinata e basterebbero uno o due voti per decretare, al terzo turno, la vittoria dell'uno o dell'altro.
Sinceramente, non sappiamo più quale preferire come sconfitto. A noi basterebbe che in Accademia si avesse a respirare un'aria più tranquilla e pulita, si vedessero circolare facce nuove, che venissero infranti patti e schemi che da troppo tempo vi dominano, e, per quel che ci riguarda direttamente, non si continuasse, anche dopo Cagli, il volgare, vergognoso ed illecito ostracismo nei confronti di chi - come, ad esempio, noi - scriviamo cose che all'attuale dirigenza non vanno proprio giù, e che, per questo, ci fa negare, dall'incaricata di turno, il biglietto stampa con scuse vergognose, ma porte sempre con la grazia dell' ipocrisia, in obbedienza al padrone di turno.
Etichette:
accademia,
arena verona,
Bartolucci,
battistelli,
biennale musica,
cagli,
Cappelli,
corriere della sera,
dall'ongaro,
landesmann,
perticaroli,
rai tre,
santa cecilia
venerdì 8 agosto 2014
Music@ (marzo-aprile 2012) Cagli rieletto, Battistelli sconfitto. L'orchestra protesta la dirigenza
Riprendiamo e pubblichiamo
L’Accademia di Santa cecilia, dopo
una votazione andata a vuoto, in gennaio (2012) ha eletto, riconfermandolo,
alla presidenza Bruno Cagli. Alla vigilia della rielezione
l’Orchestra aveva protestato i dirigenti dell’Accademia e Giorgio
Battistelli, apparso in novembre l’unico possibile contendente di
Cagli e che si era dimesso dal Consiglio di amministrazione
dell’Accademia, doveva accusare, per ora, una sonora sconfitta.
C' è chi ha definito l'ultima elezione
di Bruno Cagli alla presidenza dell’Accademia, dopo diciassette
anni di permanenza ai vertici della istituzione romana, come il suo
‘ventennio’. E infatti, alla fine di questo quinto mandato Cagli
sarà stato Presidente dell’Accademia per ventidue anni circa:
ininterrottamente dal 1990 al 1999 ( quando dovette dimettersi prima
della conclusione del suo secondo mandato per la protesta
dell’orchestra che non condivideva il regolamento che Cagli si
accingeva a varare) e poi ancora dal 2003 - a seguito della morte di
Berio, e dopo una breve reggenza di Perticaroli - ininterrottamente
fino ad oggi e per i prossimi quattro anni, terminando così la sua
presidenza-sovrintendenza nello stesso anno in cui terminerà il
contratto di Pappano che, proprio nei mesi scorsi è stato esteso
fino a quell’anno. Cosa farà Pappano non è chiaro ancora,
quantomeno non del tutto; cosa farà Cagli, si dà per certa - così
dicevano i bene informati - la sua sconfitta ad opera di
Battistelli; il quale, presidente in pectore, alla prossima tornata
elettorale sicuramene avrà la meglio su Cagli;, questa volta ha
preso solo 18 voti contro i 45 di Cagli. Nei prossimi quattro anni,
Battistelli avrà modo di fare la sua campagna elettorale. Della
quale le linee programmatiche ha già illustrato per sommi capi nelle
interviste rilasciate alla vigilia del voto - troppe! In quelle
interviste Battistelli annunciava che, a seguito di una sua
vittoria, avrebbe scisso l’eccessivo potere riunito nelle mani di
una sola persona, ai vertici dell’Accademia : Presidente
/Sovrintendente /Direttore artistico. E forse ha ragione, sotto
questo profilo, come ha ragione pure quando dice che sa- rebbe
opportuno che l’Accademia avesse orecchie più tese verso i
musicisti italiani, vistosamente snob- bati dalla attuale direzione
concertistica, a favore di quelli stranieri, vedi un po’ portati
da certe agenzie ( storia vecchia!), salvo poche eccezioni. In
realtà un occhio di favore verso alcuni musicisti, accademici
ceciliani, anche per garantirsi – perché no – il loro appoggio
nelle varie tornate elettorali, Cagli l’ha sempre avuta. Tutto il
mondo è paese! Poi Battistelli contesta alla gestione Cagli una
eccessiva spesa per attività che non rappresentano il fine
‘primario’ dell’Accademia. E cita il caso ’Opera Studio’
rivolta ai cantanti, la cui esistenza in Accademia - lo abbiamo
scritto tante volte prima di Battistelli - è un lusso che il
‘rossiniano’ Cagli si permette. Battistelli accenna ancora alla
presenza del Museo di strumenti musicali, di recente costituzione
all’interno del complesso dell’Auditorium, ed anche in questo
caso ha ragione. Quegli strumenti potevano onorabilmente finire al
Museo nazionale di Piazza santa Croce in Ge- rusalemme, in bella
compagnia della celebre collezione nazionale. Dove, invece,
Battistelli non ha un briciolo di ragione è quando dice che la
Bibliomediateca è una spesa eccessiva e, per lui, inutile. La
battaglia doveva farsi al momento in cui Berio, con l’opposizione
di tanti, Petrassi compreso, spogliò la Biblioteca del Conservatorio
di Santa Cecilia di tutto il materiale cartaceo che apparteneva
all’Accademia. Si disse, allora, che non era conveniente né
logico spostare quel materiale che per il mondo degli studiosi e per
tutti i cataloghi internazionali, risultava depositato a Via
Vittoria. Berio se ne infischiò, avendo dalla sua anche l’incauto
direttore del Conservatorio dell’epoca, il quale sperava in favori
da parte di Berio che puntualmente non ebbe. Ritrasferire la
biblioteca a Via Vittoria comporterebbe oggi una enorme spesa, e poi
i libri ben conservati ed una biblioteca efficiente come l’attuale
- a differenza dell’Opera Studio, che sarebbe più logico attivare
presso l’Opera di Roma, e del Museo che a Santa Croce avrebbe la
collocazione naturale - per il compositore Battistelli dovrebbe
essere un punto d’onore ed un vanto e non un peso da scrollarsi di
dosso. Infine l’avveniristica iniziativa di riunire le due
massime orchestre della capitale ( Accademia ed Opera) una volta
l’anno, per un evento - una parolaccia in bocca ad un musicista! -
di portata internazionale, secondo Battistelli. Molto più semplice
sarebbe far sì che Muti diriga l’Orchestra di santa Cecilia – da
quanti secoli non lo fa? – e Pappano quella dell’Opera, in un
normale scambio fra istituzioni, benefico per direttori e
complessi. Basterebbe questo a rendere per certi versi la vita
musicale più normale, ed in linea con i tempi di austerità che
viviamo, ponendo fine alle liti fra primedonne ed alle lotte fra
vicini. Certo è che oggi, nella attuale situazione, e con la
riconferma di Cagli, dopo le battute velenose corse fra Opera e
Santa Cecilia, è impossibile pensare ad un simile normalissimo e
vantaggioso scambio.
Desta comunque qualche sospetto la
proposta di Battistelli, che a noi è parsa come un ramoscello
d’ulivo lanciato a Muti, dietro suggerimento di Nastasi - ancora
lui?- molto amico di Muti e che, nello stesso tempo, ha voluto, per i
prossimi anni, Battistelli compositore ‘residente’ al San
Carlo, dal quale il Nastasi è appena uscito come commissario ed è
rientrato come consigliere di amministrazione, come fosse la cosa più
naturale, egli direttore generale del Ministero. Tra parentesi,
anche i legami di Muti con il San Carlo, storico teatro della sua
città natale, sono ben noti ed hanno la benedizione del presidente
Napolitano. Infine, l’anomalia della odierna riconferma di Cagli -
il gran numero di voti fra i quali anche quelli di tanti giovani
accademici , fatti entrare da Cagli, ma più vicini
‘ideologicamente’ e ‘generazionalmente’ a Battistelli - alla
prossima votazione sarà corretta: i giovani punteranno su
Battistelli che rappresenterà il futuro piuttosto che per Cagli,
ormai a fine corsa. Si spera. Alla vigilia delle votazioni ,
l’Orchestra, la prima volta dopo anni, ha contestato la dirigenza
dell’Accademia con un documento ufficiale; e il presidente, a sua
volta, ha risposto con una lettera ufficiale. Cagli o Battistelli,
la presa di posizione dell’Orchestra ci preoccupa, perché quando
ci si incammina sulla strada pericolosa delle accuse, gravi in questo
caso, non si sa dove si può finire. La Scala e la stessa Accademia
dovrebbero aver insegnato qualcosa.@
P.S. Adesso anche Battistelli, sempre che Cagli si tiri davvero indietro, dovrà vedersela con Dall'Ongaro. e la vittoria dell'uno o dell'altro non è affatto scontata. Ma prima di cantar vittoria, attendiamo che Cagli vada davvero via. Poi ne riparliamo.
Etichette:
accademia di santa cecilia,
battistelli,
berio,
bibliomediateca,
cagli,
dall'ongaro,
Musa,
music@,
muti,
nastasi,
Opera di Roma,
opera studio,
pappano,
perticaroli
lunedì 4 agosto 2014
Lettere come macigni piovvero sull'Accademia di Santa Cecilia, nell'estate 2013. Le pubblichiamo integralmente
Lettera
aperta ai colleghi Accademici di Santa Cecilia
Il
canto gregoriano, base della grande civiltà musicale dell'Occidente,
la polifonia sacra e profana, le prime espressioni dell'opera in
musica, l'oratorio sacro che da Carissimi approda a Refice e a Perosi
fanno parte di quella grande tradizione musicale romana alla quale io
ho potuto dare il mio modesto contributo. Le maggiori istituzioni che
nei secoli hanno valorizzato e trasmesso questa tradizione sono la
cappella Musicale Pontificia (Sistina) e la Congregazione dei musici,
poi Accademia di S. Cecilia. Purtroppo, da oltre due decenni la
tradizione musicale romana è totalmente trascurata dalle Istituzioni
locali, in primis dall'Accademia la quale dovrebbe riservare una
parte dei suoi programmi allo studio e all'esecuzione delle
composizioni di questa tradizione della quale peraltro si vanta nei
messaggi promozionali relativi alle proprie attività concertistiche
dove spesso appare il volto di Palestrina, principe della musica.
Basterà ricordare tra le tante omissioni, l'indifferenza riservata
all'anniversario della nascita di Carissimi. Notevole spazio alla
polifonia veniva dato dall'Accademia negli anni '60 quando la
Cappella Sistina da me diretta era presente annualmente nella
stagione dei Concerti. Successivamente, per non doversi avvalere di
una istituzione esterna si pensò a ragione di far eseguire il
repertorio polifonico al Coro dell'Accademia e io stesso per molto
tempo ne ho curato settimanalmente la preparazione in vista di
importanti esecuzioni in ltalia e all'estero. Accanto a questo
impegno ho potuto prestare il mio contributo - spesso gratuitamente -
in diverse occasioni nelle quali l'Accademia ha voluto presentare
miei lavori sinfonico corali. Il tutto ad indicare quanto grande sia
stata la mia affezione per il prestigio di una Istituzione che viveva
in un clima di condivisione, collaborazione e confronto tra gli
Accademici. Per quanto mi riguarda figuro tra di essi come
compositore ma l'Accademia non ha più ravvisato l'opportunità di
programmare niente di mio, né volle salutare con un semplice e
formale biglietto di congratulazioni la mia nomina a cardinale che
non per me ma per l’Istituzione avrebbe dovuto essere di vanto ed
orgoglio! Confesso che mi avrebbe fatto piacere poter condividere con
voi tale evento del tutto inatteso. Questa assenza di attenzione, ai
limiti del dispregio, contrasta con le reiterate e spontanee promesse
di inserire mie musiche nella programmazione, espresse più volte
nell'ultimo decennio con forte impegno a me o ai miei collaboratori,
specialmente in occasione delle elezioni per il rinnovo della carica
di Presidente... A 96 anni e come Accademico più anziano di nomina -
nel 2015 saranno 50 anni - mi sento in dovere di esternare a voi
queste considerazioni personali con le quali non desidero tanto
lamentare il trattamento a me riservato del quale poco mi importa,
quanto invitarvi a una seria riflessione sul futuro dell'Istituzione
di cui tutti e ciascuno di noi siamo parte essenziale. Con rammarico
noto che diversi colleghi non prendono parte, forse per disaffezione,
alle votazioni, che lo spirito di condivisione del quale accennavo
poco sopra è da tempo sparito, che fra le proposte di nuovi
accademici appaiono a volte nomi del tutto inappropriati, e che non è
più possibile discutere della programmazione la quale ci viene
comunicata senza poter esprimere alcun parere. Profondo disagio mi è
stato manifestato da vari colleghi anche per le recenti votazioni del
Consiglio di Amministrazione tenutesi per alzata di mano e non a
scrutinio segreto. Non è questo lo spirito di una Istituzione che
dovrebbe tenere in massima considerazione il corpo degli Accademici,
ma solo con l'impegno di tutti sarà forse possibile sanare una
situazione che molti non ritengono più compatibile con la storia e
le peculiarità dell'Accademia di Santa Cecilia. Con i migliori
auguri.
Domenico
Bartolucci
(Roma, 26 giugno 2013)
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
colleghi,
mi
è giunta come credo a tutti voi la lettera del M° Bartolucci che
francamente non mi sarei mai aspettato, dando per scontato che lui
potesse essere più o meno in linea con l'attuale gestione
dell'Accademia. In realtà questo viene palesemente smentito e il
fatto che una tale personalità abbia espresso una critica aperta
cosi puntuale mi rallegra e mi rafforza nelle mie opinioni critiche
che purtroppo non posso esprimere con la stessa franchezza. Il
trattamento personale che è stato riservato al Maestro non è
comunque un’eccezione e non mi meraviglia, poiché specie dopo le
ultime elezioni dovremmo sapere tutti quante promesse e quante
telefonate siano state fatte a molti di noi al fine di guadagnarsi -
in un modo che lascio a voi definire - un voto che forse senza tali
manovre non si sarebbe espresso. Prendendo spunto dall'accaduto e
dalle elezioni dei nuovi accademici che ricorreranno da qui a pochi
giorni mi sento di invitare TUTTl a votare, poiché TUTTI facciamo
parte di questo corpo e dobbiamo sentire la responsabilità di come
l'Accademia viene gestita ed amministrata senza disinteressarcene.
Personalmente ritengo che un segnale forte sia quello di votare
scheda bianca anche per non permettere che ancora una volta, a causa
dell'assenza di molti di noi, siano elette senza il necessario ampio
consenso alcune persone verso le quali si può avere la massima stima
e considerazione per l'operato svolto, ma che non hanno i giusti
requisiti per far parte del corpo degli Accademici. Questo potrebbe
costituire l'inizio di un percorso critico costruttivo per il futuro.
Mi dispiace dover rimanere nell'ombra e di questo mi scuso con tutti
ma la situazione presente non lascia spazio ad un confronto libero e
sereno tra di noi.
Lettera
non firmata
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
e stimati colleghi,
le
tre lettere che ho ricevuto in queste ultime settimane mi hanno fatto
molto riflettere sulla situazione attuale della nostra Accademia.
Sono accademico da molti anni, un riconoscimento di cui sono
orgoglioso, ma con molta e fraterna sincerità devo dirvi che il
contenuto delle lettere ha risvegliato dentro di me, e spero in molti
di noi, quella parte di coscienza etica e morale che per molto tempo
si è assopita. Alle ultime elezioni ho votato il nostro attuale
Presidente, come ho sempre fatto, confesso che la tentazione di
votare Battistelli è stata molto forte, ma alla fine mi sono
lasciato convincere dalle parole del nostro Presidente che mi ha
fatto previsioni catastrofiche qualora ci fosse stato un cambiamento
di Presidenza.
Durante
la campagna elettorale sono state fatte promesse a molti di noi, di
suonare, di essere eseguito, di pubblicare, di dirigere…Promesse
quasi mai rispettate tranne con quelle persone che possono tornare
utili al nostro Presidente, per esempio creare crediti con i nuovi
Accademici oppure assecondare i capricci artistici ed economici di
Abbado… Pollini…
Per
molti di noi Accademici è umiliante essere considerati come coloro
che chiedono sempre, ma ricordiamoci che il nostro Presidente non ci
risparmia mai le sue continue false lamentele per un ruolo che vuole
e che conserva da vent’anni e che non vuole assolutamente lasciare.
Sono
contrariato dalla promozione/pressione che il Presidente ha fatto per
far eleggere la Dottoressa Bini. Come pure trovo inelegante e
inopportuno come il Presidente sta preparando la sua successione nel
segno della continuazione con un imbarazzante appoggio
all’onnipresente Dall’Ongaro che con la sua spropositata
ambizione ci è stato presentato come “persona affidabile e utile,
nipote di Claudio Abbado e dirigente Rai… e quindi porta un po’
di denaro nelle casse dell’Accademia” ( queste sono parole tue,
Presidente).
Ai
miei tempi si diventava Accademici per meriti artistici e non perché
si è nipoti di… o dirigenti Rai. No, caro Bruno, questa volta non
ti seguo. Hai aperto le porte dell’Accademia a politici e
imprenditori per restare ben radicato sulla tua poltrona e rimango
basito quando vedo alcuni Accademici che ti applaudono per quello che
hai fatto. E’ paradossale!
Il
nostro presidente in alcune occasioni critiche o di tensione ha fatto
chiedere ad altri Accademici un segno di conferma e fiducia per la
sua persona e per il suo operato e questo è stato chiesto per alzata
di mano. Come pure ha fatto eleggere gli Accademici dell’attuale
CDA proponendo ai pochi presenti all’Assemblea di farlo per alzata
di mano. Queste sono situazioni dove il voto deve essere sempre a
scrutinio segreto, senza l’ipocrisia e la farsa di chiedere agli
Accademici cosa preferiscono fare, offrendo loro una falsa libertà
di scelta. E’ una questione di trasparenza e di correttezza.
Purtroppo
anch’io, come il ‘collega anonimo’ non ho la forza di firmare
questa lettera e credetemi mi dispiace molto. Questo è il clima che
ci troviamo a vivere all’interno della nostra Accademia, temere di
esprimere le proprie opinioni e poi di pagarne le conseguenze. Mi
auguro che in futuro possa esserci un vero cambiamento per il bene
della nostra Accademia.
PS.
Come sapete il nostro amico Sergio Perticaroli è molto malato e vi
assicuro che non è in grado di poter compilare nessuna scheda.
Lettera
non firmata
(10 luglio 2013)
Agli
Accademici di Santa Cecilia
Cari
Colleghi,
il
risultato più triste della presidenza Cagli è la disaffezione che
si è diffusa tra noi. Ormai la vita dell'Accademia è cosa che
riguarda un'esigua minoranze di colleghi, mentre la gran parte di noi
si tiene lontana dalle occasioni in cui viene deciso il futuro
dell'istituzione: perché partecipare quando si conosce già il
risultato? Alla vigilia delle scorse elezioni vi avevo inviato una
lettera che qualcuno di voi forse ricorderà, nella quale auspicavo
una svolta che recuperasse all'Accademia una vitalità, un dinamismo
indispensabili alla sua sopravvivenza. Così esponendomi, mi sono
condannato alle proscrizione: infatti sono stato escluso dal
cartellone dei concerti sine die. A quanto mi risulta, non sono il
solo a ricevere tale trattamento. Scrivo questo per dirvi che l'altra
faccia delle promesse elettorali (sistematicamente elargite, assai
spesso non mantenute) è l'isolamento. Chi non vota per il Presidente
o per i candidati che lui suggerisce, merita una punizione.......
Spero anch'io come il Cardinale Bartolucci e il nostro anonimo
collega che sia arrivato il momento di prendere coscienza della
necessità di una forte reazione alla decadenza etica nella quale
l'Accademia sta affondando. La causa principale di essa è
l’affezione al potere, che si autoalimenta in assenza di
un'energica dialettica interna e che non teme di ledere la dignità
degli Accademici attraverso atteggiamenti degni della peggiore
politica. Che brutta aria che si respira in Accademia! Non
rassegniamoci al suo declino! Vostro
Michele Campanella
Al
Presidente e agli Accademici di Santa Cecilia
e
p.c. ai
Professori del Coro e dell'Orchestra, al
Collegio dei Revisori
Cari
colleghi,
dopo
la pausa estiva desidero nuovamente rivolgermi a Voi per alcuni
necessari chiarimenti riguardo alla lettera da me inviata prima
dell'estate. Anzitutto voglio ringraziare i colleghi che mi hanno
telefonato e scritto, manifestando comprensione e condivisione dei
contenuti da me sollevati. Non credevo che un così grande numero di
accademici condividesse le mie stesse perplessità sulla situazione.
Come sapete, alla mia sono seguite due lettere anonime e la minuta di
Campanella. Le lettere anonime mi hanno amareggiato. Vi rendete conto
di cosa significa scrivere una lettera e non volerla firmare?
Significa trovarsi in una situazione di disagio, dove il dialogo ed
il confronto sereno si avverte come non possibile; significa essere
consapevoli che uscire allo scoperto può determinare conseguenze che
non si vogliono affrontare quali l'emarginazione e l'esclusione.
Verso questi colleghi che sono sicuramente più giovani di me e
impegnati nella loro professione non mi sento di esprimere in alcun
modo biasimo o critica per non averci fatto conoscere i loro nomi, ma
piuttosto comprensione. Ben più esplicito è stato Campanella che
come me ha voluto rendere noto quanto a lui personalmente accaduto e
le tristi conseguenze alle quali è andato incontro. Di esse mi
dispiace. Sono certo che tutti voi abbiate compreso l'ampiezza della
mia critica sull'attuale situazione dell'Accademia una critica che è
molto difficile restringere alla caricatura di un compositore che si
lamenta poiché non viene eseguito... Caro Presidente, i miei lavori
sono stati eseguiti in Accademia fin dal 1963 e sono soddisfatto di
quanto ho potuto fare per questa Istituzione, senza dover mai andare
a pietire alcunché per l'esecuzione delle mie musiche e per tutte le
volte che sono stato invitato a dirigere concerti di polifonia. Ed è
proprio qui che voglio chiarire a tutti in modo definitivo quanto mi
è capitato personalmente. Caro Presidente, dopo la scomparsa di
Luciano Berio, tua sponte, sei venuto da me con delle bottiglie di
champagne prima delle elezioni che ti videro nuovamente a capo
dell'Accademia presentandomi il tuo desiderio di affidarmi delle
esecuzioni di Palestrina (parlavi della Missa Esacordalis, ricordi?).
Tutto questo è caduto nel vuoto come anche la Commissione su
Palestina nella quale hai voluto inserirmi. Sono mai venuto a
ricordartelo? No. Da quell'incontro sono ripresi i nostri contatti
anche riguardo alla mia musica e credo che per un accademico
compositore sia umana e legittima l'aspirazione ad essere eseguito.
Tu però ogni anno promettevi, salvo poi dire che quello successivo
fosse già occupato dalla programmazione fatta da Berio... Questo
ritornello ti ha giovato per un po' di tempo, ma ti rammento che
anche prima delle ultime elezioni sei sempre tu che hai telefonato
per prendere contatto con me, e il Dott. Biciocchi, Segretario
Generale della Fondazione che porta il mio nome e con il quale spesso
vi siete incontrati, è venuto nel tuo ufficio e ha scritto “CAGLI"
sulla scheda elettorale sotto i tuoi occhi. Tu stesso gli confidavi
che nella prima votazione non eri stato eletto poiché "due
scemi" - parole tue - si erano auto votati (mi pare di ricordare
che Perticaroli e Petracchi presero un voto ciascuno dunque forse ti
riferivi a loro) e che Battistelli non era capace “nemmeno di
organizzare un concerto” per cui con lui l'Accademia sarebbe
precipitata in chissà quale catastrofica situazione. Nello stesso
incontro ti impegnavi con una stretta di mano ad eseguire il mio
Stabat Mater dando il tutto come cosa fatta e dicendo: "è un
impegno che prendo con lei, che mi importa io intanto programmo, poi
chi viene dopo di me se lo trova". A quanto so, telefonasti
seduta stante ad un tuo collaboratore dicendo che c'era lì pronta la
partitura di Bartolucci da mandare in produzione. Dunque come vedi il
tutto è partito da te e dal tuo modo di fare che apprendo essere
abbastanza comune. Lo scorso l0 luglio quando hai rincontrato il
Dott. Biciocchi che recapitava le mie schede in Via Vittoria per la
votazione, ti sei lamentato della mia lettera definendola
"menzognera" e gli hai chiesto se c'era qualche impegno
formale disatteso da parte tua. Beh!, caro Presidente, questo lo
giudico della più estrema gravità. E’ vero, sì, sulla carta non
hai preso alcun impegno formale, ma nella mia etica di vita e
professionale quanto hai fatto e detto è formale allo stesso modo.
Anche l'avergli ribattuto: "Si, avevo promesso!" come a
dire che dopo la mia lettera tale impegno non contava più nulla mi
fa rabbrividire. Chi ti dà questo potere su di noi? Chi ti concede
questa autorità di mortificarci nelle nostre aspirazioni umane ed
artistiche, di disattendere ad impegni che tu stesso prendi? Chi ti
consente di considerarci soggetti utili in campagna elettorale e poi
non più? Cosa conta per te la parola data? Riguardo a questa
situazione ti chiedo la cortesia se puoi, di non lavarti le mani con
due parole, descrivendomi come un povero compositore mortificato
perché non lo sono affatto. Il non essere eseguito in Accademia può
dispiacermi, ma l'essere preso in giro in questo modo è
inaccettabile. Peraltro rendo noto che nel mese di luglio u.s. ho
presentato la richiesta di ricevere a mezzo mail, fax o posta copia
dei verbali delle ultime tre Assemblee degli Accademici e, appena
approvato, di quella del l0 luglio. La documentazione mi è stata
negata dall'Accademia a motivo di “ovvie ragioni di riservatezza”
che impedirebbero l'invio di verbali, disponibili per la
consultazione presso la sede dell'Auditorium. Pur ritenendo molto
strana tale ragione di riservatezza che impedirebbe di spedire dei
verbali ad un accademico, lo scorso 3 settembre ho rinnovato la
domanda, delegando il mio Segretario a recarsi presso detta Sede. Ad
oggi non so ancora quando potrò essere accontentato e messo in
condizione di poter esercitare i miei diritti e i miei doveri. Per
coscienza riformulo espressamente la richiesta ai sensi e per gli
effetti della legge che consente l’ "accesso agli atti",
con la motivazione di voler comprendere i dubbi da molti verbalmente
sollevati circa un possibile conflitto di interesse e/o
incompatibilità esistenti, quale ad esempio quella eventuale del
collega Michele dall' Ongaro che, a prescindere dalla stima che
merita, è stato eletto Consigliere d'Amministrazione e Vice
Presidente pur conservando i numerosi ruoli - a dire di molti
confliggenti - che ricopre in ambito musicale (tra gli altri
Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e
Responsabile della Programmazione Musicale di RAI Radio-Tre). Poiché
alcuni colleghi si sono lamentati con me riguardo a ventilate altre
deleghe recentemente attribuite allo stesso Maestro e, pare,
ulteriormente confliggenti, desidero documentarmi su quanto accaduto
nelle ultime assemblee. Il nostro Statuto - sull'osservanza del quale
vigila il Collegio dei Revisori - prevede infatti l'astensione per il
consigliere di amministrazione che ha rapporti di dipendenza con
persone ed enti che possano avere interessi in conflitto con quelli
della Fondazione (art. 7). Caro Presidente, io ormai sono vecchio e
purtroppo la mia salute precaria non mi permette di venire a far
sentire la mia voce di persona come sai che farei, ma questo scritto
vuole costituire l'ultimo mio intervento su una situazione penosa che
ha determinato prostrazione, disaffezione e malessere all'interno di
una delle più prestigiose realtà musicali del nostro Paese, ove
figurano i più illustri musicisti italiani. Mi hai profondamente
deluso poiché con il tuo operato hai costretto molti accademici ad
una umiliazione che nessuno di noi merita ed hai contribuito al
decadimento dell'Accademia intitolata a Santa Cecilia patrona della
musica sacra.
Con
richiesta di protocollo.
Domenico
Bartolucci
( Roma,26 giugno 2013)
Etichette:
Abbado,
accademia di santa cecilia,
Bartolucci,
battistelli,
berio,
biciocchi,
bini,
cagli,
campanella,
dall'ongaro,
perticaroli,
petracchi,
Rai
Iscriviti a:
Post (Atom)