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venerdì 8 settembre 2017

Tartassati gli studenti stranieri delle nostre Accademie di Belle Arti di Roma e Milano. Denuncia del Fatto Quotidiano

Leggiamo oggi, su Il fatto quotidiano, a firma Elisabetta Ambrosi, un interessante articolo che rivela una storia vecchia che  anchenoi, avendo insegnato in Conservatorio - che come si sa è frequentato da molti studenti stranieri, specie orientali - conosciamo bene. La storia, in particolare, riguarda l'ammontare delle tasse di iscrizione e frequenza della Accademie di Belle Arti, in Italia: Roma e Milano

 Sappiamo bene che gli studenti stranieri tengono molto al diploma conseguito in Italia, al di là del suo  diverso valore nei singoli paesi di provenieneza - sappiamo per certo che il diploma di musica è molto apprezzato e pensiamo che la stessa cosa valga anche per quello di 'Belle Arti' - perchè dà loro accesso ad insegnare nelle loro università, che non sono come le nostre, ma che comunque rappresentano (lo diciamo con cognizione di causa, per la musica) uno sbocco lavorativo quasi sicuro, seppure di ripiego, se non si riesce a sfondare nella carriera di cantante o strumentista ( ma in questo secondo caso l'Oriente comincia a dare numeri al vecchio Occidente).

 Ora nelle Accademia di Belle Arti si chiede loro, in mancanza del cosiddetto ISEE - la certifcazione del reddito familiare - una tassa molto superiore a quella richiesta agli allievi italiani, non considerando che gli studenti stranieri non hanno tale sistema di certificazione e sono oggetto, da sempre, di un sospetto, che cioè alle loro rappresentanze diplomatiche o consolari in Italia fanno dichiarare quello che vogliono. Tale sospetto era venuto anche a noi, quando spesso venimmo chiamati a valutare i titoli musicali e di istruzione superiore con i quali si iscrivevano nei nostri Conservatori, per essere esentati dalla frequenza di certi corsi, gli allievi del Sud Corea, che in Italia arrivavano, e forse arrivano ancora oggi, a frotte.

 Le tendenza quasi generale di allora era di respingerli quanto più possibile. Delle tasse loro richieste non sappiamo dirvi. Ma, invece, vi diciamo che abbiamo sempre considerato tale decisione assurda. Seppure essa ponesse qualche problema, specie per le difficoltà della lingua di quasi tutti gli allievi dell'estremo Oriente che erano la gran parte, a noi  parve sempre incomprensibile.

 La Ambrosi anche sul problema della lingua fornisce una notizia sorprendente e cioè che agli allievi stranieri è prescritto un corso di lingua italiana a pagamento al costo della modica cifra di 3.000 Euro, che andrebbero ad aggiungersi alle migliaia- fino a 4.000 di Euro- richiesti a Roma o a Milano per iscrizione e frequenza. Si potrebbe obiettare che in molti paesi europei alle accademie non si può accedere senza un previo esame della lingua del paese nel quale si va a studiare. Ma anche aggiungere che questo non vale dappertutto. Se tu hai stoffa , le Accademie ci pensano due volte prima di respingerti. La lingua la imparerai, frequentando.

 Lo stesso problema ci ponemmo molte volte anche  noi,  perchè ancora più difficile da superare per aspiranti cantanti d'opera, per la maggior parte. La nostra proposta era stata di istituire un corso obbligatorio di lingua italiana,  fondamentale quanto tutti gli altri corsi specialistici, al quale avrebbe dovuto provvedere il Conservatorio, senza aggravio di spesa per gli studenti.

Perchè la logica alla quale noi ci siamo sempre attenuti nei lunghissimi anni di insegnamento è stata la seguente: dare agli allievi tutto quello di cui hanno bisogno per formarsi bene anzi meglio.
 Mentre invece sappiamo che non è stata seguita tale logica, perchè troppo ovvia, e perché avrebbe tolto qualsiasi alibi a tanti insegnanti affaristi, di guadagnare sulla loro pelle. Perché non pochi di quegli studenti non erano poveri;  e questo i professori  disonesti lo sapevano e in ogni modo tentavano di approfittarne.

lunedì 4 agosto 2014

Santa Cecilia: Cagli lascia. Dall'Ongaro successore ideale? Ideale un corno!

Bruno Cagli, come rivela oggi il Corriere, nell'intervista esclusiva a Valerio Cappelli, è stanco e lascia prima del tempo - dopo vent'anni, non è troppo presto - non senza aver indicato, anzi suggerito e caldeggiato il nome del suo successore: Michele Dall'Ongaro, oggi vicepresidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che voleva crescersi, prima di indicarlo, il suo successore, con incarico di sostegno alla direzione artistica (già molto affollata: Bucarelli, Pappano,  Nicoletti Altimari e Cupolillo, indirettamente!).  La cosa stupisce noi, ma non turba affatto un  capitano di lungo corso come Cagli, se si ricorda che meno di un anno fa all'indirizzo degli Accademici - che sono poi quelli che devono eleggere il successore di Cagli - giunsero alcune lettere che criticavano duramente l'operato di Cagli (ne scrissero il Cardinal Bartolucci, il m.Campanella, e due altri Accademici che non ebbero il coraggio di firmare le loro reprimende, per timore di rappresaglie da parte di Cagli). In tutte quelle lettere uno degli appunti ricorrente rivolto a Cagli era lo strapotere che  proprio lui aveva  concesso a Dall'Ongaro. Ne scrisse ampiamente Elisabetta Ambrosi su  'Il fatto Quotidiano'. Cagli, al momento di insediarlo come vicepresidente, aveva convinto gli accademici ad avallare la sua scelta dicendo che attraverso la RAI, Dall'Ongaro avrebbe portato benefici anche economici all'Accademia, e aggiunto  che il suddetto era anche imparentato con Abbado. Noi della 'grandissima voglia di crescere ad ogni costo' di Dall'Ongaro abbiamo scritto apertamente in una pagina di Music@, nel lontano 2007. Quella pagina, nella quale denunciavamo come Dall'Ongaro attraverso il suo incarico di responsabile della musica di Radio 3 (bei tempi, allora, oggi è padrone di mezza RAI!), aveva tratto benefici professionali, svolgendo egli parallelamente il mestiere di compositore che grande impulso aveva avuto dal suo incarico a Radio 3 (una  semplice conta dello smoderato aumento delle 'commissioni' e 'prime esecuzioni' di Dall'Ongaro negli stessi anni, è significativa) ci meritò una denuncia per calunnia, con richiesta di danni. Il giudice dell'Aquila ha rigettato totalmente la sua richiesta e l'ha condannato a pagare le spese di giudizio, motivandola con la correttezza del nostro modo di agire nell'esercizio del diritto di critica, messo in atto senza offendere in alcun modo Dall'Ongaro. La sentenza è del novembre 2013, e si può leggere anche in questo Blog.
Oggi, rispetto al 2007, le responsabilità di Dall'Ongaro si sono  moltiplicate all'interno della stessa Rai e fuori. E, se venisse eletto all'Accademia come successore di Cagli, ci vorrebbero almeno una decina di persone per ricoprire tutti i suoi incarichi  attuali,  ottenuti e gestiti non per disinteressato amore verso la musica. Lui stesso, qualche rarissima volta, rendendosi conto che quando è troppo è troppo, ha fatto un passo indietro, lasciando qualche briciola ad altri. Come è accaduto quest'estate quando, ritenendo eccessivo che il suo nome  comparisse nel comitato artistico del Festival Pontino, del quale sempre lui, Dall'Ongaro, in virtù del suo incarico di responsabile per la musica di Radio 3, registra e trasmette i concerti,  ha fatto cancellare il suo nome dal sito. Ma non ha potuto farlo dal dépliant, stampato in precedenza, e che attesta uno degli infiniti suoi conflitti di interessi. Qualche volta potrebbe essere stato 'vittima' di benefici anche 'indiretti', diciamo così, come nel caso del recente Maggio Fiorentino, quando il direttore stabile dell'Orchestra RAI, invitato a Firenze, ha messo in programma anche un brano di Dall'Ongaro (in realtà, il programma preliminare parlava di una 'prima assoluta', commissionata dal festival fiorentino, che poi non c'è stata, perché troppo occupato era il compositore, o perché  gli è stato consigliato di mantenere un profilo più defilato?).
 Tanti incarichi, perciò, dovrebbe lasciare, ammesso che venga eletto - ma noi ci auguriamo sinceramente che gli Accademici non assecondino, eleggendolo, la sua sfrenata voglia di espansione nel mondo musicale.  Dovrebbe lasciare innanzitutto Radio 3, il suo trampolino di lancio, che vuol dire anche 'I Concerti del Quirinale'; poi la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI con sede a Torino; poi anche RAI 5 - canale nel quale egli sembra il vice del direttore D'Alessandro, perché del settore musicale è il signore assoluto, al punto da ritenersi intoccabile, potendosi permettere una scivolata nella volgarità, come quella di  alcuni giorni fa, nella 'sua' trasmissione, che ha per titolo il famoso burattino caro a Strawinsky,  quando, presentando un'opera poco nota di Schumann ('Concerto per violino') scritta negli ultimi anni di vita, segnati dalla malattia mentale, ha detto testualmente: 'questo concerto lo ha scritto quando nun ce stava più con la capoccia', vestendo i finti panni del divulgatore.
 Dovrebbe ancora  lasciare il suo posto nel comitato artistico dell'Accademia Filarmonica Romana, dove siedono suoi sodali che nella sua elezione ad Accademico di Santa Cecilia, hanno avuto un certo ruolo.
 Ed anche tanti altri incarichi di cui non ci è giunta ancora notizia, anche se quelli di maggior peso sono quelli in RAI, dai quali ha tratto vantaggio per la sua scalata alle istituzioni musicali, accusa implicita anche nelle credenziali che Cagli offriva agli Accademici, quando ha voluto vice presidente Dall'Ongaro.
Chi allora al posto di Dall'Ongaro, dopo Cagli? Pappano è il candidato ideale, ammesso che voglia lasciare anzitempo Londra, per insediarsi stabilmente a Roma. Ed è il candidato ideale anche per una ragione, la principale, e cioè che senza di lui, addio sogni di gloria per l'Accademia, nonostante che in questi anni l'orchestra si sia guadagnata alcune importanti medaglie, ma sempre a fianco di Pappano. Il quale potrebbe decidersi al grande passo, anche perchè, per i prossimi due anni, dopo aver ottenuto dai suoi amici fraterni, i gioiellieri Nicola e Paolo Bulgari, un sostanzioso contributi per l'Accademia, è legato a doppio filo all'Accademia. Dunque lasci Londra. Potrebbe accettare un incarico triennale, affidando la gestione economica a persona competente, e da qui guardare al futuro, programmandolo con calma e ponderazione. E, magari, se proprio ci tiene, si tenga Dall'Ongaro come vice presidente, pregandolo però di lasciare tutti gli altri suoi incompatibili incarichi, specie quelli in RAI, e poi vediamo come procede la sua carriera.
P.S. In caso di impedimento o dimissioni del presidente in  carica, il vice presidente svolge  le funzioni del presidente e nel giro di 60 giorni convoca l'assemblea degli accademici per procedere all'elezione del nuovo  presidente/sovrintendente. Dall'Ongaro dunque, governando per sessanta giorni l'Accademia, dopo aver incassato il via libera da Cagli, avrà tutto il tempo per  organizzarsi la campagna elettorale, promettendo favori a destra e sinistra, esattamente come aveva fatto Cagli - secondo le accuse mossegli in primis dal card. Bartolucci - salvo poi a non elargirli, una volta eletto. Mobilitiamoci per scongiurare tale sciagura.

venerdì 4 ottobre 2013

Note stonate

Note stonate. Lo si legge anche sulla home page di questo nostro blog, laddove si dice che la musica può certamente dare la felicità, ma non si pensi, di conseguenza, che il mondo della musica sia 'un'isola felice', perchè non lo è ed è quasi impossibile che lo divenga. Forse può tentarlo, ma perchè questo accada occorre che dalla musica (dal suo mondo) vengano espulse (espunte) le note stonate. Che è ciò che noi, per solo amore della musica, ogni tanto tentiamo di fare.
 Non lo fa quasi mai  nessuna delle riviste musicali italiane. Perchè? La ragione è semplice . Fanno affari - certo piccoli, piccolissimi in tempi di vacche magre - ma sempre e comunque affari con le istituzioni che dovrebbero tenere in stretta osservazione. L'unica rivista che, insieme a noi, ogni tanto tira fuori qualche  brutto affare del nostro mondo è Music@, il bimestrale  edito dal Conservatorio Casella dell'Aquila e, non per caso, da noi diretto.
 Poi ogni tanto - ed è una vera fortuna - c'è qualche giornale che prende coraggio e  si pronucia. Come ha fatto ieri 'Il fatto quotidiano' con un articolo a firma Elisabetta Ambrosi, intitolato ' Le note stonate di santa cecilia'; sommario ' Denunce di voto di scambio e favori incrociati. Tutto il malcontento della storia accademia nazionale'. L'articolo/ accusa prende il via da alcune lettere di denuncia inviate nei mesi scorsi agli accademici di santa cecilia; due scritte dal card Bartolucci, ormai 97enne ma evidentemente ancora lucido ed arzillo, ed una terza di Michele Campanella che noi, personalmente, credevamo troppo presente nei concerti dell'Accademia - mentre  lui invece si reputa assente, per la sua 'avversione' a Cagli che sarebbe il deus ex machina, e secondo 'il fatto quotidiano' la bestia nera dell'accademia. Insomma quello che fa e disfa e guai a chi gli si mette di traverso, la sua fortuna  finisce (almeno all'Accademia). E si parla della corte di cagli, ormai  a ranghi allargati, dei favori che lui ha fatto e fa ai suoi fedelissimi, a tutti quelli che lo hanno eletto per il terzo mandato consecutivo, dopo altri due precedenti, prima di Berio, molti dei quali sono stati eletti in Accademia proprio con il suo beneplacito, per farli diventare, alla votazione successiva, suoi elettori. Possiamo dire: niente di nuovo che già non si sapeva? certo che si può dire, anche se le singole storie non si conoscono, quantomeno non le conoscono tutti- ma forse un giorno ciò accadrà. Ce ne è anche per alcuni neo accademici, strenuamente voluti da cagli, che si attende favori dagli stessi, specie da chi - in evidente conflitto di interesse- come segnala 'il fatto quotidiano'  ha uno strapotere, assommando nelle sue mani  alcune cariche non di poco conto. Dio sa se noi ce ne siamo occupati in passato.
 Viene da pensare che se alcune riviste, invece di stilare classifiche - sulla cui attendibilità nutriamo serissimi dubbi - si occupassero di tali problemi del mondo musicale, forse questo stesso mondo cambierebbe e non avremmo ancora oggi, quando tutte le monarchie traballano, direzioni artistiche o sovrintendenze che passerebbero facilmente il secolo di durata, se lorsignori  fossero dei matusalemme.