Si capisce immediatamente, leggendo i giornali, che la musica è quasi sempre affidata all'ultimo arrivato, senza preventivo minimo esame di lingua italiana, grammaticale e sintattico.
E' accaduto ancora una volta ieri. Sulle 'romana' di Repubblica viene presentato da LUCA GAETANI - nuovo a scrivere di musica - un concerto della orchestra da camera dei Wiener Concert-Verein, ospitato al teatro Vittoria. Il gruppo viene presentato come prestigioso e così sarà certamente; gli crediamo sulla parola, attenendoci a quel che leggiamo?
Mentre non possiamo affatto attenerci a quel che leggiamo, quando incontriamo il sostantivo 'ENSEMBLE' declinato al femminile. Scrive Luca Gaetani. " E' una delle ensemble più prestigiose d'Europa. Sul prestigio, lo abbiamo detto, possiamo anche essere d'accordo con Gaetani, ma sul genere del termine 'ensemble' assolutamente no. Perchè Ensemble - bastava sfogliare il vocabolario senza fidarsi ciecamente della vocale finale, 'e', per venire a sapere che il termine francese è di genere MASCHILE. Sarà per la prossima volta
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mercoledì 2 novembre 2016
giovedì 27 agosto 2015
In Umbria, un festival internazionale delle nazioni, dove una vale l'altra.
Ci siamo sempre chiesti che senso ha annunciare, al festival delle nazioni in Umbria, una nazione 'ospite' ogni anno, sempre diversa, se poi la lettura del programma ci fa venire il dubbio che il festival di un anno potrebbe farsi l'anno appresso o in quello seguente ancora, pur cambiando ogni anno - a parole - la nazione ospite. Ad esempio quest'anno, edizione intitolata all'Austria, si ascolteranno musiche di Mozart - finalmente! - o degli Strauss - Capodanno a quelle latitudini arriva subito dopo ferragosto - altrimenti chissà quanti altri anni avremmo dovuto aspettare per ascoltare Mozart, ma è solo un esempio.
In quel festival delle nazioni, sfilano in prevalenza solisti o piccoli gruppi, magari anche giovani, perchè costano meno, qualche orchestra - sempre la stessa - artisti o spettacoli che girano in questo periodo in Italia (Bregovic) ingaggiati senza pensarci, e con l'aggiunta di qualche celebrazione o ricorrenza che in Umbria non hanno senso e giustificazione alcuna, ma che, coprodotte con altri festival che invece hanno ragioni per farla (quest'anno la Grande guerra con Mittelfest), fanno sperare scambi futuri; poi qualche complesso nostrano appena laureato da concorsi e stage frettolosi ecc.. sempre la stessa solfa per un festival ormai scaduto nella 'routine' che è la negazione delle ragioni di un festival.
Genera perciò imbarazzo in noi leggere che il presidente esimio del festival, il giornalista Giuliano
Giubilei, sia andato a presentarlo anche a Vienna; lo stesso imbarazzo che non hanno potuto manifestare apertamente, per ragioni di opportunità e dovere di ospitalità, i suoi uditori nella capitale austriaca, all'ascolto di un programma dozzinale e banale senza capo né coda.
Imbarazzo oltre che perplessità che vengono spontanei anche quando si legge su 'Repubblica' una presentazione scritta senza cognizione di causa, e senza conoscere la storia del festival, per semplice esaltazione degli attuali reggitori. Eppure sarebbe bastato al nostro giovane collega andare a leggersi, ad esempio, il programma dell'edizione del 2004 - lo può fare ora, anche se fuori tempo massimo, non è difficile trovarlo - per capire che il suo interlocutore che gli illustrava l'edizione attuale del festival, se la stava cantando e suonando da solo, ma con la sua complicità.
(Possiamo riassumergli il programma del 2004 in due parole, al nostro giovane collega. Dedicato alla nuova generazione musicale italiana, ospitò i migliori solisti e complessi, strumentali e vocali, ed anche una orchestra residente, la 'Verdi' di Milano, oltre a direttori di gran nome come Roberto Abbado, che mai più sono passati da quel festival. E poi una mostra dedicata ai bozzetti teatrali di Prampolini curata da Calvesi).
E, del resto, ci sarà una ragione se il contributo ministeriale (FUS) è passato dai 220.000 Euro del 2004 a 115.000 del 2015). E la ragione principale, oltre quella generale del taglio del FUS, ma non in tale misura, va cercata nella 'decadenza' del festival, resa evidente anche agli occhi dei tecnici del ministero.
L' interlocutore - direttore del festival - vende la sua merce, anche se scadente; la colpa è tutta di chi, come il giovane collega di Repubblica, non osa mai fare con lui un contraddittorio, sulla base della conoscenza che avrebbe dovuto avere di quella iniziativa, ed invece non aveva; e per questo ha bevuto tutto ciò che gli è stato offerto.
In quel festival delle nazioni, sfilano in prevalenza solisti o piccoli gruppi, magari anche giovani, perchè costano meno, qualche orchestra - sempre la stessa - artisti o spettacoli che girano in questo periodo in Italia (Bregovic) ingaggiati senza pensarci, e con l'aggiunta di qualche celebrazione o ricorrenza che in Umbria non hanno senso e giustificazione alcuna, ma che, coprodotte con altri festival che invece hanno ragioni per farla (quest'anno la Grande guerra con Mittelfest), fanno sperare scambi futuri; poi qualche complesso nostrano appena laureato da concorsi e stage frettolosi ecc.. sempre la stessa solfa per un festival ormai scaduto nella 'routine' che è la negazione delle ragioni di un festival.
Genera perciò imbarazzo in noi leggere che il presidente esimio del festival, il giornalista Giuliano
Giubilei, sia andato a presentarlo anche a Vienna; lo stesso imbarazzo che non hanno potuto manifestare apertamente, per ragioni di opportunità e dovere di ospitalità, i suoi uditori nella capitale austriaca, all'ascolto di un programma dozzinale e banale senza capo né coda.
Imbarazzo oltre che perplessità che vengono spontanei anche quando si legge su 'Repubblica' una presentazione scritta senza cognizione di causa, e senza conoscere la storia del festival, per semplice esaltazione degli attuali reggitori. Eppure sarebbe bastato al nostro giovane collega andare a leggersi, ad esempio, il programma dell'edizione del 2004 - lo può fare ora, anche se fuori tempo massimo, non è difficile trovarlo - per capire che il suo interlocutore che gli illustrava l'edizione attuale del festival, se la stava cantando e suonando da solo, ma con la sua complicità.
(Possiamo riassumergli il programma del 2004 in due parole, al nostro giovane collega. Dedicato alla nuova generazione musicale italiana, ospitò i migliori solisti e complessi, strumentali e vocali, ed anche una orchestra residente, la 'Verdi' di Milano, oltre a direttori di gran nome come Roberto Abbado, che mai più sono passati da quel festival. E poi una mostra dedicata ai bozzetti teatrali di Prampolini curata da Calvesi).
E, del resto, ci sarà una ragione se il contributo ministeriale (FUS) è passato dai 220.000 Euro del 2004 a 115.000 del 2015). E la ragione principale, oltre quella generale del taglio del FUS, ma non in tale misura, va cercata nella 'decadenza' del festival, resa evidente anche agli occhi dei tecnici del ministero.
L' interlocutore - direttore del festival - vende la sua merce, anche se scadente; la colpa è tutta di chi, come il giovane collega di Repubblica, non osa mai fare con lui un contraddittorio, sulla base della conoscenza che avrebbe dovuto avere di quella iniziativa, ed invece non aveva; e per questo ha bevuto tutto ciò che gli è stato offerto.
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venerdì 14 agosto 2015
Salvo Nastasi lascia la Cultura per Palazzo Chigi, dove sarà vice segretario generale. Con delega per Bagnoli?
E' una buona notizia? Sì, certo che lo è. Il 'grande & grosso' direttore generale libera finalmente la sua poltrona al Ministero del Collegio romano per insediarsi a palazzo Chigi. E questa buona notizia, oggi solo La repubblica la dà con qualche punta di sana critica. L'uomo padrone del FUS, così l'ha definito, ora andrà a fianco di Renzi, al quale forse l'ha raccomandato Nardella, fraterno amico di entrambi, come ha scritto qualche giornale.
A proposito del FUS, sulla cui gestione, non da oggi, Nastasi è stato duramente criticato, per l'ultima assegnazione di contributi, quella del 2015 resa nota, con grande tempismo, alla fine di luglio, ha fatto ciò che non aveva ancora fatto. E ne ha fatte tante.
Ha esautorato anche sotto il profilo teorico la Commissione centrale musica ( il discorso vale anche per gli altri settori finanziati con il FUS) che, da notizie degli anni trascorsi, nei fatti esautorata lo è stata da sempre. Perchè era anche accaduto che una volta il direttore generale si presentasse con l'elenco dei contributi, redatto da lui, chiedendo l'avallo della commissione che, essendo da sempre composta da miracolati da Nastasi, l'ha concesso senza fiatare. Come nelle migliori democrazie.
Quest'anno ha fatto di più. Ha affidato ad una società di consulenza esterna la valutazione ed assegnazione dei punteggi ai varie richiedenti, annullando così qualunque valutazione della Commissione di cosiddetti esperti. Uno dei quali, anzi una, Silvia Colasanti , impossibilitata ad esprimere qualunque giudizio di qualità sui richiedenti - che è poi la ragione per cui esiste la commissione - ha deciso di rassegnare le dimissioni. Brava!
Alla fine dei conti, Nastasi con i suoi accoliti ubbidienti, ha stilato la lista dei contributi, una lista ristrettissima, difendendosi che non aveva potere discrezionale, perchè i richiedenti erano stati valutati secondo dati oggettivi trasformati in numeri. Sta di fatto che moltissime istituzioni, alcune anche storiche, che da tempo immemorabile ricevevano contributi dal Ministero sono state quest'anno escluse. A seguito di tali immotivate esclusioni, il mondo dello spettacolo è in rivolta. E forse bene ha fatto Renzi a strappare Nastasi dalla Cultura prima che una folla inferocita armata di megafono e striscioni del tipo 'abbasso Nastasi!', ' Fuori Attila dalla cultura', ' Nastasi peggio della crisi mondiale' non si piazzi fuori della sede ministeriale e lo aspetti all'uscita.
Ma forse tale dirottamento serve semplicemente a risolvere un problema del quale avevano scritto i giornali, e cioè quella del compenso. Che sinceramente non capiamo, ma che così abbiamo inteso. Va a palazzo Chigi per non perdere il suo 'grande & grosso' stipendio e il premier lo invia come commissario a Bagnoli, pagandolo a Palazzo Chigi, cosa che forse non sarebbe potuto avvenire solo con la sua uscita dal Collegio romano, sede dove fino ad oggi Nastasi era seduto sulla sua poltrona di direttore generale dello 'Spettacolo dal vivo'.
Il nuovo rebus è chi Franceschini metterà al suo posto. Uno che ne sappia meno di Nastasi - non è difficile da trovare - od uno che faccia peggio di lui? Impossibile.
A proposito del FUS, sulla cui gestione, non da oggi, Nastasi è stato duramente criticato, per l'ultima assegnazione di contributi, quella del 2015 resa nota, con grande tempismo, alla fine di luglio, ha fatto ciò che non aveva ancora fatto. E ne ha fatte tante.
Ha esautorato anche sotto il profilo teorico la Commissione centrale musica ( il discorso vale anche per gli altri settori finanziati con il FUS) che, da notizie degli anni trascorsi, nei fatti esautorata lo è stata da sempre. Perchè era anche accaduto che una volta il direttore generale si presentasse con l'elenco dei contributi, redatto da lui, chiedendo l'avallo della commissione che, essendo da sempre composta da miracolati da Nastasi, l'ha concesso senza fiatare. Come nelle migliori democrazie.
Quest'anno ha fatto di più. Ha affidato ad una società di consulenza esterna la valutazione ed assegnazione dei punteggi ai varie richiedenti, annullando così qualunque valutazione della Commissione di cosiddetti esperti. Uno dei quali, anzi una, Silvia Colasanti , impossibilitata ad esprimere qualunque giudizio di qualità sui richiedenti - che è poi la ragione per cui esiste la commissione - ha deciso di rassegnare le dimissioni. Brava!
Alla fine dei conti, Nastasi con i suoi accoliti ubbidienti, ha stilato la lista dei contributi, una lista ristrettissima, difendendosi che non aveva potere discrezionale, perchè i richiedenti erano stati valutati secondo dati oggettivi trasformati in numeri. Sta di fatto che moltissime istituzioni, alcune anche storiche, che da tempo immemorabile ricevevano contributi dal Ministero sono state quest'anno escluse. A seguito di tali immotivate esclusioni, il mondo dello spettacolo è in rivolta. E forse bene ha fatto Renzi a strappare Nastasi dalla Cultura prima che una folla inferocita armata di megafono e striscioni del tipo 'abbasso Nastasi!', ' Fuori Attila dalla cultura', ' Nastasi peggio della crisi mondiale' non si piazzi fuori della sede ministeriale e lo aspetti all'uscita.
Ma forse tale dirottamento serve semplicemente a risolvere un problema del quale avevano scritto i giornali, e cioè quella del compenso. Che sinceramente non capiamo, ma che così abbiamo inteso. Va a palazzo Chigi per non perdere il suo 'grande & grosso' stipendio e il premier lo invia come commissario a Bagnoli, pagandolo a Palazzo Chigi, cosa che forse non sarebbe potuto avvenire solo con la sua uscita dal Collegio romano, sede dove fino ad oggi Nastasi era seduto sulla sua poltrona di direttore generale dello 'Spettacolo dal vivo'.
Il nuovo rebus è chi Franceschini metterà al suo posto. Uno che ne sappia meno di Nastasi - non è difficile da trovare - od uno che faccia peggio di lui? Impossibile.
domenica 7 settembre 2014
Alagna e i fischi a sua moglie; Città di Castello e il suo festival veramente INTERNAZIONALE
Repubblica di ieri ci aggiorna su un fatto. Domandandosi della lunga permanenza di Alagna a Milano in luglio, con conseguente presenza a tutti gli spettacoli della Scala, non la motiva con la discussione del suo contratto per i prossimi impegni in cartellone, prima annunciati ed ora cancellati, bensì con la presenza di sua moglie, soprano, nell'opera rossiniana in scena. Anche sua moglie, secondo il tenore, ebbe la sua dose di fischi, immeritata naturalmente a detta del tenore, come immeritata - da quel che si dice - fu anche quella riservata, nella medesima opera, a Maria Agresta. Amore, passione e solidarietà coniugale dunque potrebbero essere alla base della sua rinuncia, e non la sua paura di essere fischiato. Lui avrebbe dovuto dire: vediamo se mi fischiano, io li affronto, sono un uomo - si fa per dire, in osservanza ad un cliché vetusto. Chiuso il sipario su Alagna e consorte.
Aperto invece sul Festival delle Nazioni di Città di Castello che con il concerto di oggi dell'Orchestra della Toscana, di Battistelli, chiude l'edizione 2014, dedicata all' Armenia. Anticipato già il paese ospite dell'anno prossimo: l'Austria, all'indomani della grande guerra - mentre il mondo intero ha celebrato quest'anno lo scoppio della grande guerra; e rivelato un segreto: un omaggio a Burri, quando tutto il mondo celebra il centenario della nascita e la sua 'sua' Città di Castello, per distinguersi, voleva ignorarlo. Ma con il direttore artistico, ormai direttore stabile a Castello, Aldo Sisillo, da oltre dieci anni, il festival, secondo il cronista musicale della 'Repubblica' quotidiano, ha finalmente ripreso la sua missione 'internazionale'. Scorrere le edizioni sisilliane per credere. Lui, Sisillo, ogni anno potrebbe fare l'Austria come l'Inghilterra ed anche tutt'e due insieme e mille altre nazioni.
Quando, l'anno avanti lo sbarco di Sisillo, noi dirigemmo quel festival - per il quale ricevemmo l'incarico nel novembre precedente - dicemmo chiaramente che una nazione su due piedi, come Sisillo ne farebbe anche due di nazioni all'anno su un piede solo, non ci sentivamo di farla, e che l'avremmo fatto pensandoci con un paio d'anni di anticipo, studiando bene la nazione, visitandola di persona, e scegliendo ciò che per la musica la rappresentava al meglio. Non rivolgendoci per una consulenza all'istituto di cultura o alla rappresentanza diplomatica di quella nazione in Italia, come crediamo di capire faccia ogni anno sveltamente Sisillo, meritandosi sempre la riconferma di coloro che tengono in mano le redini del festival, e che il direttore artistico a vita non si prova - forse anche per incapacità? o comodità - a disarcionare.
Noi in quel 2004 - indimenticabile per molti tranne per i quattro notabili locali del festival timorosi di perdere il loro giocattolino - quando Castello fu sconvolta da uno scandalo gravissimo, anche per cancellarne la macchia che pesava sulla città per ragioni che lambirono indirettamente il festival, portammo in città i migliori talenti dell'Italia delle nuove generazioni, autentici indiscussi fuoriclasse, in un programma tutto italiano: la 'nuova Italia' interpreta la musica italiana, da Monteverdi a Sciarrino. Musica e musicisti che conoscevamo bene e che quindi potevamo contattare e scritturare, seguendo il solo criterio della bravura degli interpreti e della loro idoneità al nostro programma. Portammo anche una vera orchestra, la 'Verdi' di Milano' non quelle orchestrine regionali che Sisillo è abituato a portarvi, seguendo forse l'obiettivo di altri fini, secondi o terzi.
Perciò Giovanni D'Alò stia più attento quando scrive o riporta, ripetendo alla lettera. Prima ha scritto benissimo della pessima acustica della Chiesa di san Domenico, che evidentemente non conosce; ora ripete che il festival finalmente ha ritrovato la sua anima internazionale 'secundum sisillo'... che altro dobbiamo attenderci prossimamente? Noi ci attenderemmo una minima autonomia di giudizio, previa conoscenza, anche sommaria. Ma forse è troppo.
Aperto invece sul Festival delle Nazioni di Città di Castello che con il concerto di oggi dell'Orchestra della Toscana, di Battistelli, chiude l'edizione 2014, dedicata all' Armenia. Anticipato già il paese ospite dell'anno prossimo: l'Austria, all'indomani della grande guerra - mentre il mondo intero ha celebrato quest'anno lo scoppio della grande guerra; e rivelato un segreto: un omaggio a Burri, quando tutto il mondo celebra il centenario della nascita e la sua 'sua' Città di Castello, per distinguersi, voleva ignorarlo. Ma con il direttore artistico, ormai direttore stabile a Castello, Aldo Sisillo, da oltre dieci anni, il festival, secondo il cronista musicale della 'Repubblica' quotidiano, ha finalmente ripreso la sua missione 'internazionale'. Scorrere le edizioni sisilliane per credere. Lui, Sisillo, ogni anno potrebbe fare l'Austria come l'Inghilterra ed anche tutt'e due insieme e mille altre nazioni.
Quando, l'anno avanti lo sbarco di Sisillo, noi dirigemmo quel festival - per il quale ricevemmo l'incarico nel novembre precedente - dicemmo chiaramente che una nazione su due piedi, come Sisillo ne farebbe anche due di nazioni all'anno su un piede solo, non ci sentivamo di farla, e che l'avremmo fatto pensandoci con un paio d'anni di anticipo, studiando bene la nazione, visitandola di persona, e scegliendo ciò che per la musica la rappresentava al meglio. Non rivolgendoci per una consulenza all'istituto di cultura o alla rappresentanza diplomatica di quella nazione in Italia, come crediamo di capire faccia ogni anno sveltamente Sisillo, meritandosi sempre la riconferma di coloro che tengono in mano le redini del festival, e che il direttore artistico a vita non si prova - forse anche per incapacità? o comodità - a disarcionare.
Noi in quel 2004 - indimenticabile per molti tranne per i quattro notabili locali del festival timorosi di perdere il loro giocattolino - quando Castello fu sconvolta da uno scandalo gravissimo, anche per cancellarne la macchia che pesava sulla città per ragioni che lambirono indirettamente il festival, portammo in città i migliori talenti dell'Italia delle nuove generazioni, autentici indiscussi fuoriclasse, in un programma tutto italiano: la 'nuova Italia' interpreta la musica italiana, da Monteverdi a Sciarrino. Musica e musicisti che conoscevamo bene e che quindi potevamo contattare e scritturare, seguendo il solo criterio della bravura degli interpreti e della loro idoneità al nostro programma. Portammo anche una vera orchestra, la 'Verdi' di Milano' non quelle orchestrine regionali che Sisillo è abituato a portarvi, seguendo forse l'obiettivo di altri fini, secondi o terzi.
Perciò Giovanni D'Alò stia più attento quando scrive o riporta, ripetendo alla lettera. Prima ha scritto benissimo della pessima acustica della Chiesa di san Domenico, che evidentemente non conosce; ora ripete che il festival finalmente ha ritrovato la sua anima internazionale 'secundum sisillo'... che altro dobbiamo attenderci prossimamente? Noi ci attenderemmo una minima autonomia di giudizio, previa conoscenza, anche sommaria. Ma forse è troppo.
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