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domenica 7 settembre 2014

Alagna e i fischi a sua moglie; Città di Castello e il suo festival veramente INTERNAZIONALE

Repubblica di ieri ci aggiorna su un fatto. Domandandosi della lunga permanenza di Alagna a Milano in luglio, con conseguente presenza a tutti gli spettacoli della Scala, non la motiva con la discussione del suo contratto per i prossimi impegni in cartellone, prima annunciati ed ora cancellati, bensì con la presenza di sua moglie, soprano, nell'opera rossiniana in scena. Anche sua moglie, secondo il tenore, ebbe la sua dose di fischi, immeritata naturalmente a detta del tenore, come immeritata - da quel che si dice - fu anche quella riservata, nella medesima opera, a Maria Agresta. Amore, passione e solidarietà coniugale dunque potrebbero essere alla base della sua rinuncia, e non la sua paura di essere fischiato. Lui avrebbe dovuto dire: vediamo se mi fischiano, io li affronto, sono un uomo - si fa per dire, in osservanza ad un cliché vetusto. Chiuso il sipario su Alagna e consorte.
Aperto invece sul Festival delle Nazioni di Città di Castello che con il concerto di oggi dell'Orchestra della Toscana, di Battistelli, chiude l'edizione 2014, dedicata all' Armenia. Anticipato già il paese ospite dell'anno prossimo: l'Austria, all'indomani della grande guerra  - mentre il mondo intero ha celebrato quest'anno lo scoppio della grande guerra; e rivelato un segreto: un omaggio a Burri,  quando tutto il mondo celebra il centenario della nascita e la sua 'sua' Città di Castello, per distinguersi, voleva ignorarlo. Ma con  il direttore artistico, ormai direttore stabile a Castello,  Aldo Sisillo, da oltre dieci anni, il festival, secondo il cronista musicale della 'Repubblica' quotidiano, ha finalmente ripreso la sua missione 'internazionale'. Scorrere le edizioni sisilliane per credere.  Lui, Sisillo, ogni anno potrebbe fare  l'Austria come l'Inghilterra ed anche tutt'e due insieme e mille altre nazioni.
Quando, l'anno avanti lo sbarco di Sisillo, noi dirigemmo quel festival - per il quale ricevemmo l'incarico  nel novembre precedente  - dicemmo chiaramente che una nazione su due piedi, come Sisillo ne farebbe anche due di nazioni all'anno su un piede solo, non ci sentivamo di farla, e che l'avremmo fatto pensandoci con un paio d'anni di anticipo, studiando bene la nazione, visitandola di persona, e scegliendo ciò che per la musica  la rappresentava  al meglio. Non rivolgendoci per una consulenza all'istituto di cultura o alla rappresentanza diplomatica di quella nazione in Italia, come crediamo di capire faccia ogni anno sveltamente Sisillo, meritandosi sempre la riconferma  di coloro che tengono in mano le redini del festival, e che il direttore artistico a vita non si prova - forse anche per incapacità? o comodità - a disarcionare.
 Noi in quel 2004 - indimenticabile per molti tranne per i  quattro notabili  locali del festival timorosi di perdere il loro giocattolino - quando Castello fu sconvolta da uno scandalo gravissimo, anche per cancellarne la macchia  che pesava sulla città per ragioni che lambirono indirettamente il festival, portammo in città i migliori talenti dell'Italia delle nuove generazioni, autentici indiscussi fuoriclasse, in un programma tutto italiano: la 'nuova Italia' interpreta la musica italiana,  da  Monteverdi a Sciarrino. Musica e musicisti che conoscevamo bene e che quindi potevamo  contattare e scritturare, seguendo il solo criterio della bravura degli interpreti e della loro idoneità al nostro programma. Portammo anche una vera orchestra, la 'Verdi' di Milano' non quelle orchestrine regionali che Sisillo è abituato a portarvi, seguendo forse l'obiettivo di altri fini, secondi o terzi.
Perciò Giovanni D'Alò stia più attento quando scrive o riporta, ripetendo alla lettera. Prima ha scritto  benissimo della pessima acustica della Chiesa di san Domenico, che evidentemente non conosce; ora ripete che il festival finalmente ha ritrovato la sua anima internazionale 'secundum sisillo'... che altro dobbiamo attenderci prossimamente? Noi ci attenderemmo una minima autonomia di giudizio, previa conoscenza, anche sommaria. Ma forse è troppo.

sabato 19 luglio 2014

Alberto Burri a cent'anni dalla nascita.Città di Castello in festa

Alberto Burri, una delle glorie nazionali, rivoluzionario in pittura, era di Città di Castello, dove ha perciò luogo una fondazione a lui intitolata che, in città, ingloba  anche un museo, ed un secondo grande museo, nei vecchi essiccatoi del tabacco, alle porte della cittadina. L'anno prossimo ricorre il primo centenario dalla nascita e non solo Castello, bensì l'Italia ed il mondo si appresta a celebrarlo. A Roma, nei giorni scorsi, il Ministro Franceschini ha presentato le iniziative messe in cantiere per dette celebrazioni, per le quali s'era speso in Parlamento il deputato castellano Walter Verini, ex di Walter Veltroni, se non altro per dimostrare al suo collegio che è ancora vivo.
 Di Città di Castello e Burri vogliamo raccontare una storia.
Nel 2004 gestimmo l'annuale Festival delle Nazioni di Città di Castello e che  si espande anche nel suo territorio, toccando cittadine al di là della Regione, come Sansepolcro, in Toscana, che ospiterà, per le celebrazioni di Burri, una mostra 'Burri incontra Piero della Francesca'.
 In quell'anno, per sottolineare la vocazione artistica della città, ed anche per allentare l'attenzione dei media dalla cittadina squassata da uno scandalo che aveva lambito, indirettamente, anche qualcuno degli amministratori del festival,   arricchimmo il festival con una mostra a Palazzo Vitelli, una mostra di pittura con  materiale mai uscito dall'archivio storico dell'Opera di Roma: i bozzetti teatrali di Prampolini, affidandone la cura a Calvesi, che allora era al vertice della Fondazioni Burri.
 Naturalmente cogliemmo l'occasione per ospitare anche nel grandioso Museo fuori città, due meravigliosi spettacoli: l'Enoch Arden di Richard Strauss con Piera degli Esposti ed Emanuele Arciuli (per il quale  Salvatore Sciarrino, il grande compositore cittadino castellano da tempo, aveva appositamente scritto preludio, interludio e postludio per orchestra da camera) ed uno spettacolo di danza affidato a Roberto Castello; meravigliandoci che uno con quel cognome nessuno aveva pensato di coinvolgere prima in una delle tante edizioni del festival.
 Nel corso di quella edizione incontrammo anche Verini, il 'castellano potente'- così lo indicavano - che era, a Roma, come l'ombra di Veltroni. Con lui parlammo del festival in corso - che gli era sembrato fra i più belli della sua storia - di alcune difficoltà di rapporto con alcuni dei castellani che gestivano il festival e che volevano mettere bocca anche nelle scelte artistiche, e parlammo pure dei progetti futuri. Verini ci rassicurò soprattutto della innocuità delle 'serpi' che lui avrebbe pensato ad avvelenare prima che potessero mordere. La qual cosa naturalmente non fece, quando tentarono di morderci il calcagno prima che ce ne accorgessimo, perchè - ragionò il grande politico castellano- le serpi si sarebbero trasformate, al momento giusto, in elettrici ed elettori che avrebbero fatto comodo  ad ogni tornata elettorale.
 Per l'edizione del 2005 avevamo già in buona parte abbozzato il progetto. Era l'anno prima delle grandi celebrazioni mozartiane, sulle quali avremmo preceduto tutte le altre istituzioni  con un programma sui generis di omaggio al grande musicista. Ma nel 2005 cadevano anche i 90 anni dalla nascita di Burri, e perciò per la mostra -  una tradizione inaugurata con Prampolini che però volevamo proseguire - pensammo a Burri, e per questo prendemmo contatti con la Scala, l'Opera di Roma, oltre che con la Fondazione, per una mostra dedicata a 'Burri per il teatro', nella quale avremmo esposto anche il bozzetto del teatro fatto costruire per la Triennale e poi distrutto e che ora si intende ricostruire.
 Poi le cose, almeno per noi, andarono non come avevamo immaginato e Verini ci aveva rassicurato, nel senso che le serpi morsero il nostro calcagno costringendoci ad andar via. E il progetto svanì. Ci misero un direttore d'orchestra che dirige solo dove ha  responsabilità amministrative e che le serpi è ben disposto ad assecondare. Poi cambiò anche il presidente, al posto del prof. Fontana, venne un giornalista, Giuliano Giubilei, che svolge il ruolo di rappresentanza del festival nelle conferenze stampa e basta, che si muove da dieci anni in qua senza infamia e senza lode, mentre il Festival ha ripreso il suo corso di routine, girovagando fra nazioni, e accettando dalle rispettive rappresentanze diplomatiche e culturali in Italia  suggerimenti ( e forse anche imposizioni)  sulla confezione del programma,  mentre il direttore artistico, in attesa di poter salire una volta all'anno sul podio, sta a guardare. Quest'anno, l'Armenia. Paese lontano del quale pochi sono in grado di confrontare il paese reale  con l'immagine che a Castello si vuol dare.