L'altro giorno sul sito di Luigi Boschi ( Parma) un lungo articolo segnalava l'ennesimo imbroglio del ministero di Franceschini, relativamente al FUS, a causa del quale, una quota non irrilevante viene ora elargita dal ministero ( NASTASIIIIIIIIIIII1) secondo criteri qualitativi apparentemente oggettivi, realmente alla mercé del Ministero medesimo che valuta qualità, ma prima ancora schieramenti, amicizie ecc... complice la cosiddetta Commissione centrale Musica (Toniolo, Licalsi, Colasanti) della quale più di una volta abbiamo segnalato, da una parte la non profonda conoscenza della materia, e dall'altra l'assoluta dipendenza da Nastasi che l'ha nominata, chiedendone preventivamente obbedienza gesuitica 'perinde ac cadaver'. Da tali criteri risultano premiati per 'produttività' teatri che stanno chiusi 300 giorni su 365 e via tacendo....
Giunge ora una notizia inquietante da uno dei teatri che si vuole rimesso in riga, quello di Firenze, il 'teatro del principe', affidato ad un suo funzionario, un banchiere dalla cui famiglia il principe ha attinto più d'una forza lavoro. La notizia è che ' a causa di uno sciopero indetto per il giorno... dalle 20 alle 21. la recita di .... prevista per le 20.30, potrà subire qualche ritardo nell'ora di inizio.
Ora da Firenze, dopo l'uscita della Colombo le cose, a detta della corte del principe, sembravano essersi messe a posto, gli stipendi pagati ecc... ( mancano solo un pò di milioni per completare la faraonica nuova sede del teatro). E allora perché lo sciopero? E soprattutto perché a subirne gli effetti deve essere il pubblico che paga il biglietto, con i cui ricavi si pagano anche gli stipendi? Non sembri un discorso superficiale. Occorre cambiare mentalità.
Come mentalità devono cambiare anche quei pochi delegati CGIL che, il prossimo primo maggio, vorrebbero far saltare alla Scala la prima di 'Turandot', in coincidenza con l'apertura dell'EXPO, quando migliaia di altri lavoratori milanesi di ogni settore saranno impegnati per l'apertura della esposizione milanese. e solo quella decina di delegati sente l'imperativo morale di partecipare, invece, alle manifestazioni per la festa dei lavoratori. Sembra una burla ordita dalla Camusso.
E, infine, l'Italietta di sempre che è dura a morire. A Davos, dove si sono riuniti i grandi del mondo, concerto di Andrea Bocelli. All'inaugurazione dell'EXPO di Milano, concerto di Andrea Bocelli. Alla chiusura del semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, concerto di Bocelli? No, concerto dei Solisti veneti diretti da Scimone. E non si sa qual è peggio; ma ambedue dipingono alla perfezione l'Italietta, agli occhi del mondo e per colpa di quelli che ci comandano.
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martedì 27 gennaio 2015
L'italietta dura a morire
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sabato 13 dicembre 2014
Salviamo la Verdi di Milano. Uniti ci riusciamo. Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si sveglino, altrimenti li faremo svegliare noi.
La vergogna del 'Caso Verdi' va avanti dai tempi di Rutelli, ministro della cultura, che ora, a confronto dei protagonisti di 'Mafia capitale', si presenta come grande statista e padre della patria di questi ladroni e farabutti. In Italia accade anche questo. E del resto è ciò che sta accadendo anche a Marino, fino all'altro ieri schifato da tutti, anche dal suo partito, e che, nel timore che il PD si sfasci del tutto a Roma - dopo le denunce di brogli e voti comprati alle primarie - diventa il salvatore della patria. Il nostro, con tutta la voglia e volontà di Renzi di cambiarlo, resta il paese di ciechi, in cui chi ha solo un occhio viene considerato un genio.
E' mai possibile che in oltre vent'anni non si sia potuto risolvere il caso della Verdi milanese? All'inizio il problema aveva un sapore kafkiano. La Verdi non poteva diventare una ICO, ed essere a tutti gli effetti considerata tale, perché non era in regola con il versamento dei contributi che altre orchestre fanno regolarmente, secondo legge, anche se poi fanno concerti/spedizioni punitive, e lavorano 30 giorni su 365. Agli irreprensibili censori del Ministero non interessa quel che fanno o come lo fanno, loro badano solo al rispetto delle regole.
La Verdi ribatteva che loro i contributi li avrebbero pagati quando lo Stato avesse versato il suo finanziamento che la Verdi meritava. E in questo scambio di recriminazioni (che ad un certo punto sembrava superato, quando si era deciso di rateizzare tali versamenti, a seguito del finanziamento statale) il 'Caso Verdi' si è avvitato sempre più su se stesso, allontanando all'infinito la soluzione che già anni fa sembrava portata di mano.
Per far toccare con mano a chi non è convinto che viviamo in un paese strano, al concerto di chiusura, anzitempo, del semestre di presidenza italiana della UE, l'Italia, la presidenza del Consiglio, ha mandato a Bruxellles nientemeno che i 'Solisti veneti' guidati da Claudio Scimone, ripescati gli uni e l'altro nel cimitero degli elefanti della musica barocca in Europa. Ma vi sembrano i 'Solisti veneti' ambasciatori adatti a rappresentare l' Italia di oggi? Non lo sarebbe stato con ben altre più valide credenziali, ad esempio, l'Orchestra Verdi? E similmente, non sarebbe stato più opportuno - come accusava ieri Paolo Isotta - offrire più spazio alla Verdi nelle manifestazioni della EXPO milanese, dove, invece, gli chicchissimi organizzatori scaligeri e comunali, le hanno preferito l'Orchestra venezuelana diretta da Dudamel? Questa è l?Italia. L'Italia che non cambierà mai, anche sapesse di essere un paese malato, ed anche a conoscenza di quello , di male, che tutto il mondo pensa di noi.
In questo disastro generale, il ministro Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si attaccano a tutto per non risolvere un c... di problema che andava risolto già anni fa.
E' mai possibile che in oltre vent'anni non si sia potuto risolvere il caso della Verdi milanese? All'inizio il problema aveva un sapore kafkiano. La Verdi non poteva diventare una ICO, ed essere a tutti gli effetti considerata tale, perché non era in regola con il versamento dei contributi che altre orchestre fanno regolarmente, secondo legge, anche se poi fanno concerti/spedizioni punitive, e lavorano 30 giorni su 365. Agli irreprensibili censori del Ministero non interessa quel che fanno o come lo fanno, loro badano solo al rispetto delle regole.
La Verdi ribatteva che loro i contributi li avrebbero pagati quando lo Stato avesse versato il suo finanziamento che la Verdi meritava. E in questo scambio di recriminazioni (che ad un certo punto sembrava superato, quando si era deciso di rateizzare tali versamenti, a seguito del finanziamento statale) il 'Caso Verdi' si è avvitato sempre più su se stesso, allontanando all'infinito la soluzione che già anni fa sembrava portata di mano.
Per far toccare con mano a chi non è convinto che viviamo in un paese strano, al concerto di chiusura, anzitempo, del semestre di presidenza italiana della UE, l'Italia, la presidenza del Consiglio, ha mandato a Bruxellles nientemeno che i 'Solisti veneti' guidati da Claudio Scimone, ripescati gli uni e l'altro nel cimitero degli elefanti della musica barocca in Europa. Ma vi sembrano i 'Solisti veneti' ambasciatori adatti a rappresentare l' Italia di oggi? Non lo sarebbe stato con ben altre più valide credenziali, ad esempio, l'Orchestra Verdi? E similmente, non sarebbe stato più opportuno - come accusava ieri Paolo Isotta - offrire più spazio alla Verdi nelle manifestazioni della EXPO milanese, dove, invece, gli chicchissimi organizzatori scaligeri e comunali, le hanno preferito l'Orchestra venezuelana diretta da Dudamel? Questa è l?Italia. L'Italia che non cambierà mai, anche sapesse di essere un paese malato, ed anche a conoscenza di quello , di male, che tutto il mondo pensa di noi.
In questo disastro generale, il ministro Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si attaccano a tutto per non risolvere un c... di problema che andava risolto già anni fa.
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