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domenica 5 marzo 2017

Ultimisime dal pianeta musica, visto dai giornali. Il Trovatore fischiato a Roma, e Perahia che fa il pianista

Abbiamo letto oggi - Repubblica- del fiasco, intero o a metà, dell'ultimo Trovatore verdiano all'Opera di Roma, diretto, per la regia, da Ollé della famosa Fura del Baus catalana, vanto del sovrintendente Carlo Fuortes. Il quale, ogni volta che  presenta i bollettini di vittoria della sua gestione, al primo posto mette sempre lo sbarco nel suo teatro dei grandi registi della scena internazionale. Ora gli hanno detto che tutto il tempo impiegato per farli venire a Roma, è stato tempo perso, e gli hanno anche sussurrato all'orecchio, per non umiliarlo pubblicamente, che l'avrebbe meglio impiegato se lo avesse dedicato a cercare direttore e cantanti più adatti, perchè questi ultimi - e l'opera è fatta innanzitutto da cantanti ed orchestra, dunque direttore (Bignamini a Roma) - non  hanno certo brillato.  Ma Fuortes si ostina a pensare che senza i suoi amati registi internazionali l'opera sarebbe già defunta. Povero lui,  e chi continua a farglielo credere.

 Su un altro giornale - Corriere -  nel quale si inneggia al ritorno a Roma del pianista Murray Perahia,  dal 2000 assente dall'Accademia dove, domani, egli terrà un recital 'al piano', perché finora evidentemente teneva recital al 'trombone'. Solo che noi, a differenza dell'arguto titolista del Corriere, non lo sapevamo.

martedì 31 maggio 2016

Nicola Piovani sembra sfilarsi dal coro dei laudatores dell'Opera di Roma, gestione Fuortes

Non vi fate venire in mente che volete assistere ad una delle quindici repliche previste per la Traviata Valentino-Coppola (ed anche Bignamini che però non interessa quasi a nessuno, con qualche ragione) all'Opera di Roma, perché i posti, in tutto 24.000 circa, sono esauriti da tempo -  non ce n'è neppure uno disponibile anche a pagarlo oro - procurando alle casse del Teatro entrate per 1 milione e mezzo circa di Euro, a fronte di un costo dell'intera 'operazione/produzione' di Traviata intorno a 1 milione e 800 mila euro, che saranno pareggiati dagli incassi solo alla prima ripresa dell'opera, già richiesta - secondo quanto si è letto - in Giappone.
E perciò la Traviata, anche a fine stagione, potrà aver procurato all'Opera di Roma pagine di giornali, ribalta internazionale, 'red carpe' stile Hollywood, o passerelle di moda, ma deficit di bilancio.
 E nonostante tale incontrovertibile realtà, ancora qualche giorno fa, quando la partita della 'prima' era stata ampiamente archiviata, in pareggio fra i laudatores della scintillante sala del Costanzi, e buca d'orchestra opaca, qualche giornale è tornato ad intervistare il sovrintendente, artefice di tale successo planetario che la Scala invidia e non potrà mai più scalfire. Dimenticando di accennare al fatto che sì il bilancio in pareggio è stato raggiunto con il contributo dei lavoratori, che in teatro sono giunti registi  ed artisti di fama - fra breve vi lavorerà anche Kentridge, l'artista del fregio a rischio 'profanazione' sul Tevere - ma  che un'orchestra senza un direttore stabile di polso e prestigio,  non  va da nessuna parte, come del resto ha dimostrato la sbiaditissima direzione di Bignamini in questa Traviata,  cosa che ha molto infastidito il sovrintendente, quando  è stato fatto notare da alcuni giornali, autorevoli, a firma dei rispettivi critici musicali, e non dei soliti cronisti mondani che alla vista di tutte quelle star - venute per Coppola e Valentino, molto meno per la Traviata e per l'Opera di Roma - si sono ringalluzzite, sperando in più intenso lavoro futuro.
L'Opera sarà veramente riformata quando tutta la complessa macchina funzionerà perfettamente, in ordine di importanza per un teatro d'opera: cantanti all'altezza dei ruoli, direttori d'orchestra capaci, orchestra e coro perfettamente funzionanti; mentre invece, per Fuortes, che considera  il 'mondo alla rovescia', il successo dell'Opera dipende dalla modernità introdotta con registi innovatori - unica eccezione Sofia Coppola che gli è servita - a suo dire - ad allargare il pubblico, come dimostrano i 24.000 posti tutti venduti, al punto che neanche chiedendo un biglietto all'Ufficio stampa, dimenticato in qualche cassetto, o in attesa di qualche possibile richiesta inattesa, per una qualsiasi delle repliche, è possibile ottenerlo.
Dal coro dei 'laudatores' di Fuortes, un coro  ancora più numeroso di quello dei 400 ragazzi che ieri hanno cantato tutti insieme nel teatro, alla fine di un corso di avvicinamento dei ragazzi al melodramma, sembra essersi sfilato, con garbo ed educatamente  Nicola Piovani - come si legge in una intervista di oggi al Messaggero: " anche lo sciagurato teatro Costanzi - Teatro dell'Opera - sembra che ultimamente stia lentamente imboccando una buona strada, rispetto ad un passato grottesco e scellerato". 
Abbassate la voce, sembra voler dire Nicola Piovani, non è ancora tempo di cantare vittoria, con quell' ULTIMAMENTE, LENTAMENTE. Il cammino di risanamento è appena iniziato, le star della Traviata  non fanno fare neanche un passo avanti all'Opera, sulla strada del riscatto, ancora lunga la prima, lontano il secondo. Non si può credere ai miracoli ai quali sembrano invece  credere tutti i partecipanti del coro di 'laudatores' della gestione Fuortes, i giornali in prima fila, nel quale coro - come si deduce facilmente - noi non cantiamo, e non canteremo prima che il Teatro dell'Opera torni ad essere il teatro di una vera capitale.

lunedì 23 maggio 2016

L'Opera di Roma riluce di modernità e mondanità

 Da tempo non si leggevano all'indomani di uno spettacolo d'opera nel teatro della Capitale, resoconti immediati, come accaduto dopo la 'Serata Valentino' che ha messo in secondo ordine la vera protagonista della serata  e cioè la Traviata del grande Verdi.
 In genere si attende quasi la fine delle repliche - e comunque non prima della domenica successiva al debutto -  repliche, che  in questo caso saranno tante e dureranno, dopo una pausa intermedia, fin verso la fine di giugno, anche per guadagnare qualche soldo onde coprire lo spropositato  ed ingiurioso costo della produzione, tutto compreso. Questa volta no.

Ma, curiosamente,  delle due cronache che abbiamo letto,  solo una si dilungava sull'elemento musica, dopo aver accennato alla mondanità  presente,  per non dirne un gran bene, e per criticare perfino la scelta del direttore Bignamini, inadeguato, benchè tenuto in palmo di mano da  qualche intenditore che poi critica i giovanotti che si affacciavano dalla buca del Piermarini, nell'epoca Lissner.  E la regia? Che ci sia ciascun lo dice,  'dove sia nessun lo sa'. Parola di illustre critico.

L'altra, invece, affidata a firma nuova di zecca del quotidiano di Via Cristoforo Colombo, nuova gestione, in ben due paginate racconta della serata 'glam'- la parole che attendavamo finalmente compare.  Ci conferma che non mancava nessuno all'Opera di Roma aperta alla modernità, con le regie, ed alla mondanità con le serate alla Valentino-Coppola.
 E poi inneggia al salvatore dell'Opera, Carlo Fuortes, che ha cancellato i debiti - chiariamo: ha utilizzato la Legge Bray che permette di  prendere dei soldi a tasso zero da restituire nel tempo, per sanare i debiti che forse questa nuova Traviata rischia di creare nuovamente - ed ha fatto rinascere il Teatro dell'Opera, con  per  la presenza della mondanità - come dice anche Balzaretti, in arte Abbagnato, che constata come un teatro al collasso con l'arrivo di Fuortes, sia ora diventato 'un gioiello e un motivo di orgoglio per la città'
 Il giornale non  s'arrischia di aprire il discorso sulla musica - potrebbe sempre opporre non essere di sua competenza, avanzando: che c'entra la musica? - per non rovinare la festa.

sabato 21 maggio 2016

Teatro dell'Opera di Roma: record su record. Anche record di vergogna.

Fino a qualche giorno fa il record delle presenze all'Opera di Roma, lo deteneva il balletto di un   Natale fa,  Schiaccianoci,  spettacolo seguito alla Rusalka inaugurale, al contrario senza record.
Prima del balletto - sulle cui presenze si erano rincorse voci ed anche correzioni(n 900.000 Euro di incasso, 20.000 presenze) se è vero che le numerose repliche, tutte esaurite ed anzi assalite al botteghino, avevano lasciato ogni sera vuoti, conti da una parte e  dichiarazioni dell'ufficio stampa riportate dai giornali pecoroni dall'altra,  quasi  1/3 dei posti disponibili - il record di presenze era detenuto da una Traviata, appunto, di molti anni fa che aveva registrato in tutte le repliche 15.000 presenze circa.
 Ora la Traviata 'glamour', '4.0' , della coppia Valentino -Coppola, per la parte visiva e registica  e di Jader Bignamini - tanto amato dal nostro illustre collega Isotta e dunque ingaggiato dal suo pupillo Vlad Alessio - supererà anche questi precedenti record. Non ci si dice ancora delle presenze - ma sicuramente sarà tutto esaurito, nonostante che il cartellone preveda molte repliche ed una ripresa addirittura a fine giugno - ma ci si dice del costo complessivo, -VERGOGNOSO! - dell'operazione 'Traviata' all'Opera di Roma: 1.800.000 Euro circa, quanto forse neanche la Scala spende più per l'opera inaugurale, per la quale, al contrario di Roma, nella sola serata di sant'Ambrogio incassa sui 2.000.000 circa - dei quali dall'andamento del botteghino, sembra si siano già avute entrate per 1.200.000 circa.
Va bene per le entrate, ma a quale criterio si ispira la spesa di quasi 2.000.000 per un'opera? A quello segnalato dai giornali tutti - sostenitori del sovrintendente e del nuovo fulgente corso del teatro - e cioè che da tempo non si vedeva una rappresentazione di siffatta maniera? Quale maniera? Quella dello spettacolo ricco e costoso ( ma in che cosa è consistito il regalo della Fondazione Valentino? Forse solo nella gratuità dei disegni degli abiti, realizzati  nell'atelier dello stilista: solo quello di Violetta è costato 800 ore di lavoro, che vuol dire 100 giornate lavorative?
  Tutte le recite di Traviata non riusciranno a ripagare il costo della rappresentazione; solo con l'utilizzo dell'allestimento in altri teatri - ha dichiarato Fuortes - si guadagnerà qualche soldo, detratte le enormi spese della sua realizzazione, che dalle recite romane non sarà coperta del tutto.
 E' questa la buona gestione del sovrintendente dei miracoli, Carlo Fuortes?

giovedì 5 novembre 2015

Gli 'EVENTI' sulle gazzette sono diventate 'COLLABORAZIONI'. Ha cominciato il Sole 24 Ore

Quelle pagine 'Eventi' presenti sui maggiori quotidiani nazionali, in occasione di importanti avvenimenti - 'eventi', secondo il loro gergo, anche se si tratta di una  intera stagione, compresa quella dell'Opera di Roma che vede 'Roma protagonista della GRANDE Opera' - d'ora in avanti si chiameranno,  'collaborazioni', come ha cominciato a fare domenica scorsa Il Sole 24 Ore, a proposito della stagione incipiente dell'Opera della Capitale. E infatti in cima alla doppia pagina c'era scritto 'Teatro dell'opera ( minuscolo!) di Roma, In collaborazione con la Fondazione Teatro dell'Opera di Roma'. che letto senza ipocrisia, voleva significare: vi presentiamo la stagione dell'Opera di Roma, secondo i desideri e le richieste dell'Opera di Roma che queste pagine - lo si sappia, anche se non lo diciamo apertamente - le ha pagate, come sempre ed anche questa volta. Chiaro? direbbe papa Francesco.
 Sì è chiaro, anzi chiarissimo. A noi era parso chiaro già  da qualche settimana l'arrivo di quelle due pagine pubblicitarie, in linguaggio cifrato. Da quando avevamo letto il critico di quello stesso giornale che, parlando dell'ultimo spettacolo visto a Roma, aveva scritto: "l'Opera di Roma è tutta un'altra cosa, da quando c'è Fuortes".
E la spiegazione/conferma s'è avuta in quelle due pagine, dove si  fa il panegirico della nuova stagione, quella della 'grande opera'- non normale, e neanche piccola opera - come si legge nei manifesti gigante o sulle fiancate degli autobus. Il rinnovamento dell'Opera della capitale passa attraverso i registi della grande scena italiana ed internazionale; attraverso la stagione sinfonica che ogni volta passa un'opera di tradizione, una moderna e una contemporanea; attraverso il festival 'contemporanea'' della prossima primavera, ed anche attraverso qualche cantante che 'viene fidelizzato' dal teatro, ma non passa anche attraverso i direttori che certo nella concertazione di un'opera, sembra debbano avere un qualche peso. Di loro si tace, dando per scontato che si tratti delle migliori bacchette in  circolazione, mentre si accenna alla prossima inaugurazione, quella del 2016, con Daniele Gatti sul podio per Wagner .  Come si tace anche, dandolo per scontato, che l'orchestra è 'settebellezze'.
 L'opera inaugurale di Henze mette d'accordo - forse unico caso di stagione - Battistelli e Vlad, i due  angeli custodi del cartellone, ambedue molto legati a Henze.
 I direttori di gran nome che neppure si citano, tanto sono conosciuti  nell'universo terraqueo, rispondono ai nomi (che noi facciamo, solo per quei pochissimi ignoranti che accedono al nostro blog) di Daniele Rustioni, Jader Bignamini, Riccardo Frizza, Chris Mould,  Alejo Perez, Stefan Soltesz, oltre che  di Jesus Lopez Cobos, Roberto Abbado, Donato Renzetti.

Non osiamo pensare che il cambio di rotta (da 'eventi' a 'collaborazione') sia avvenuto anche a seguito dei nostri ripetuti inviti a mollare l'ipocrisia di quelle pagine;  ci basta  vedere che è avvenuto.

P.S. Passano due domeniche e nel presentare il cartellone della 'Filarmonica della Scala' un altro pezzo di ipocrisia cade, quando si legge, sempre sul domenicale del Sole 24 Ore. ' Filarmonica della Scala. In collaborazione con Unicredit', dove non c'è bisogno di chiarire il perchè della collaborazione di Unicredit, sia alla stagione che alla presentazione giornalistica.