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venerdì 25 novembre 2016

Roma la svolta impossibile, nonostante Pappano e Gatti e le rispettive Orchestre: del Teatro e dell'Accademia

Nell'inserto 'Agenda Italia', il Corriere,  parlando di Roma, mentre  tesseva le lodi - con pubblicità annessa - dell'Accademia di Santa Cecilia, della sua orchestra (anzi delle sue orchestre e cori che sono ad oggi, alcune decine, se abbiamo letto bene) ed anche del Teatro Argentina, si dimenticava del tutto del Teatro dell'Opera di Roma, citato di sfuggita solo quando si raccontava di un biglietto cumulativo che offriva spettacoli all'Opera e concerti dell'Accademia. Ma non si andava oltre.
 Fuortes, cantato e decantato anche dal Corriere, specie dopo quella che lui considera la svolta internazionale del Teatro, segnata dalla Traviata con la regia di Sofia Coppola ed i costumi di Valentino, a leggere quel panegirico del Corriere alla sua consorella, deve essere andato su tutte le furie. Infatti, all'indomani il pezzo riparatore. Roma, scrive ( per le scuse) il Corriere, in campo musicale, con l'Accademia e l'Opera, mette in campo una doppia eccellenza che può spingere la città verso la tanto attesa svolta culturale. Delle svolte su rifiuti, trasporti, legalità è ancora troppo presto per parlarne.

Ora all'Opera si sta per inaugurare la stagione con il Tristano di Wagner, affidato alla direzione  di Daniele Gatti (che 'rischia' di assumere un incarico di direttore all'Opera)  e alla regia di Audi (già visto a Parigi la scorsa primavera, con cui Roma l'ha coprodotto). E  i complessi dell'Opera e dell'Accademia, guidati da una coppia di direttori di valore , Pappano e Gatti potrebbero segnare, concretamente la svolta  per Roma.

Ma - prosegue il Corriere - manca un progetto, manca il progetto culturale che Roma si aspetta dai nuovi amministratori i quali hanno già mandato un segnale preoccupante,  quando hanno tagliato i finanziamenti per la cultura ed anche su una questione aperta da anni, come la riapertura del Teatro Valle - il più antico teatro di Roma - nicchiano fra il palleggio di competenze e responsabilità dei ritardi - e la mancanza di idee sul suo affidamento e la destinazione.

Questa è Roma. Intanto rischiamo di avere due direttori  di fama, legati alle due orchestre della Capitale - due appena, contro la decina presenta in altre Capitali d'Europa, senza arrivare a Londra che in questo campo vanta il primato -  di cui non sappiamo ancora se con egual feeling con le rispettive compagini orchestrali ed anche con il pubblico (Gatti riuscirà, nel caso, a stabilirlo come Pappano?)  come  due papi che officiano nelle rispettive cattedrali. Tutt'intorno il deserto.  E se non proprio il deserto, quasi.

mercoledì 25 maggio 2016

Umberto Broccoli avrebbe fatto meglio di Claudio Parisi Presicce. A proposito del fregio sul Tevere di Willam Kentridge

Sicuramente l'ex sovrintendente capitolino del gabinetto Alemanno, Umberto Broccoli, avrebbe fatto meglio dell'attuale, Claudio Parisi Presicce, messo lì da Marino, in una questione scandalosa sotto gli occhi di tutti, riguardante il grande fregio di William Kentridge sui muraglioni del Tevere.
L'altro ieri la mondanità convenuta all'Opera di Roma per la Traviata di Valentino-Coppola (ed anche di Giuseppe Verdi, se vogliamo dirla tutta) aveva inneggiato al risveglio culturale di Roma citando appunto oltre che l'opera nel teatro della capitale, la notte dei musei e il grande fregio di Kentridge;  e già oggi  su quel fregio arrivano i primi schizzi di merda 'Capitale'.
 Sulle banchine del Tevere si stanno montando le tende, che ospiteranno le bancarelle, per la kermesse dell'Estate che Tronca ha quasi decimato lasciando in piedi proprio la fetta sulle rive del Tevere che suona di offesa all'opera del grande artista, la occultano, e frantumano. Il prossimo artista invitato a lavorare per la Capitale ci penserà due volte prima di accettare, con questi chiari di luna.
 Kentridge, sconsolato, alza le mani al cielo, non sa che dire; il sovrintendente, invece, azzarda perfino che le bancarelle promuoveranno l'opera di Kentridge, perché i visitatori delle bancarelle avranno occhi solo per quella singolare opera. E che loro andranno lì attratti dall'opera di Kentridge, e non per le cianfrusaglie esposte sulle bancarelle.
Faccia di bronzo di un sovrintendente che, nel tentativo di tirarsi fuori dal pasticcio in cui s'è cacciato da solo, ha anche detto che quando s'è parlato con Tronca dell'Estate romana, lui ha dato il suo assenso allo svolgimento della kermesse sulle rive del fiume. E le bancarelle? Pensava  alla kermesse, ma non alle bancarelle. Era l'unico a pensarla così. Naturalmente non sì è posto il problema dell'inopportunità di montare  quelle orrende bancarelle davanti al fregio.
 Chiederà agli organizzatori di montarle distanti dai muraglioni, con la conseguenza più ovvia e prevedibile, che qualche visitatore cadrà in acqua e poi daranno la colpa al pittore che aveva avuto quella idea balzana, senza pensare che quelle rive appartengono all'Estate romana, che Tronca ha rivitalizzato, finanziato lautamente ed allargato a suo modo; e così,  dell'Estate romana al tempo di Tronca, potrebbero restare solo quelle bancarelle che recano offesa all'opera di Kentridge.
Intanto il commissario, che ha mostrato sempre grande attenzione verso la cultura - e si vede, anche in questo caso - ha convocato una riunione in Campidoglio. Sicuramente  la soluzione che adotterà sarà più blasfema delle stesse bancarelle.