venerdì 16 settembre 2016

All'Opera di Roma , il modello 'Auditorium' di Fuortes porta scrittori alla moda: Baricco

"Le tre Mantova Lectures che Alessandro Baricco tiene al Festival della Filosofia di Mantova mercoledì 7, giovedì 8 e venerdì 9 settembre saranno proposte al Teatro dell’Opera di Roma, il 17, il 24 e il 31 ottobre alle ore 21. L’iniziativa nasce da una collaborazione fra il Teatro, la Scuola Holden di Torino ed Elastica Live&Comunicazione. I tre incontri hanno per titolo La mappa della metropolitana di Londra – Sulla verità; Alessandro Magno – Sulla narrazione; La deposizione di Wan der Wayden – Sulla felicità.
Come le Palladium Lectures, presentate nel gennaio 2013 al Teatro Palladium di Roma, anche le Mantova Lectures, sottolinea Baricco, “non sono delle lezioni. Le Lectures sono un percorso della mente, ricostruito in pubblico, in un teatro, per un’ora e mezza”.
I biglietti per assistere alle Lectures sono in vendita alla biglietteria e sul sito del Teatro dell’Opera, a 22 euro; l’abbonamento alle tre serate ha il prezzo di 50 euro" ( dal sito dell'Opera di Roma).



giovedì 15 settembre 2016

Vergnano, secolare sovrintendente del Teatro Regio di Torino, si rivolge alla commissione Musica del MIBAC, presieduta da Toniolo.Toniolo chi? Ancora lui!

Alla vigilia della riunione della Commissione centrale Musica del Mibac che dovrà valutare a chi dare il restantel 25 per cento del FUS ( che per il 50 %  viene assegnato in base alla produzione, e per un altro 25% in base alla capacità dell'istituzione di procacciarsi sponsor e soldi, autonomamente) valutando la qualità della programmazione, Walter Vergnano, sovrintendente  già diciassettenne - ora basta! - del Teatro Regio di Torino, si rivolge ai membri di detta commissione e chiede giustizia.
Chi sono i componenti? Presidente Valerio Toniolo - del quale raccontiamo di seguito vita e miracoli - poi due onesti professionisti, ma  forse a digiuno della materia sulla quale  consigliare il ministro e permeabili a qualunque decisione altra - al ministro i consigli che contano li dà qualcun altro, un tempo era  Nastasi -  come  Angelo Licalsi e Anna Menichetti ( di cui gesta da raccontare non ne abbiamo);  e poi il direttore di Musica Jazz, Filippo Bianchi (che forse di teatri e di opera lirica poco sa) e Antonio Princigalli (del clan dei pugliesi, portato al ministero da Bray, occupato in Puglia Sound, che non sappiamo cosa sia, ma sappiamo che con teatri, festival - che non sia la taranta- e istituzioni concertistiche niente ha a che fare).
 A questi illustri incompetenti (non per loro colpa) ma soprattutto ubbidienti, Vergnano si rivolge perchè esaminino bene le carte e decidano in base ad una valutazione accurata e nient'altro.  Come non sapesse che Franceschini ed il suo clan le decisioni che contano le hanno già prese e che la riunione della commissione è solo una foglia di fico - in balia dei venti che spirano di volta in volta al Ministero - che copre le vergogne che sono abituati a praticare.
  Vergano si fa sentire dopo che è rimasto scottato dagli stanziamenti dell'anno scorso che, a suo modo di vedere, non hanno valutato a dovere la qualità della programmazione del Teatro Regio, con  conseguenti riflessi negativi sull'attribuzione del FUS. La qual cosa preoccupa oggi più  di ieri Vergano, dopo che la nuova sindaca di Torino ha dichiarato di voler smantellare la 'Fondazione per la cultura ecc.'. di Torino di cui era domina la signora Larotella, moglie di Vergnano, che aveva come compito precipuo quello di procurare soldi alle istituzione culturali torinesi, compresa quella al cui vertice, da troppi anni, è suo marito: il Teatro Regio di Torino. Ora che i protettori del Sovrintendente non comandano più - Fassino - Vergnano teme che la sua poltrona, come  già quella di sua moglie non si regga più in piedi.

E, comunque, Vergnano come tutti gli altri sovrintendenti delle Fondazioni liriche, hanno di che preoccuparsi. Della commissione abbiamo scritto, abbastanza male, già su questo blog, come anche sul presidente Toniolo.  Altrimenti non si spiegherebbe come mai Silvia Colasanti , membro di quella commissione, si  sia dimessa, rimpiazzata da Anna Menichetti.  Su Toniolo e sulla Commissione, a seguire, riproponiamo quanto abbiamo scritto nei mesi scorsi in  questo blog. Abbastanza esauriente per capire l'aria che tira al Ministero, con tutti i ministri.

                                         Ne ' I Borghi' si gioca ai tre ladroni

Un nostro assiduo lettore ci invia un articolo di ieri ( Il Tempo) assicurandoci che 'ci interesserà'. Ha ragione. Che dice l'articolo?
Dice di un triplo finanziamento  fatto dalla Regione, guidata dalla Polverini, per lo stesso avvenimento musicale  che riguardava i giovani - nel cui nome troppi misfatti ed imbrogli si compiono - e al quale partecipava anche Ennio Morricone, che naturalmente è del tutto estraneo alla storia, e semmai ne sarebbe vittima.
L'avvenimento cui si fa riferimento ebbe luogo all'Auditorium Conciliazione (siamo nel 2014) che è gestito dalla società ' I Borghi srl' di proprietà dei Cesa - sì, loro che dicono di essere scesi in politica per il bene della 'ggente, della quale fa parte anche la loro famiglia - passata poi di mano e finita in quelle di tale Carducci, il quale a sua volta, divenuto presidente del Consiglio regionale , sotto Polverini, cede l'impresa a Valerio Toniolo, altro Rutelli boy's, come il Carducci, Dal che si deduce che il Rutelli con la sua 'margherita' ne ha allevati di procacciatori di affari per sè...
 A Valerio Toniolo, Rutelli  e poi i Cesa non si sono accontentati di fargli amministrare  la società che gestisce l'Auditorium,  ristrutturato con i soldi Arcus, e finanziato negli anni dalla Polverini( in tre anni gli ha destinato quasi 1.500.000 Euro) ed anche , prima, da Marrazzo ( quasi 500.000 Euro in due anni - i quali volevano un auditorium ' nella disponibilità della Regione' per le loro manifestazioni - ma lo hanno infilato in organi di gestione della cosa pubblica. Toniolo è passato , dai tempi di Rutelli ministro, in tutte le Commissioni del Ministero della Cultura, commissioni di teatro, musica, danza, circhi: le commissioni che consigliano al ministro chi finanziare con il FUS ed anche di quanto finanziare gli idonei.
 Non bastasse, nella stessa società ed anche in alcune delle tre associazioni destinatarie del finanziamento di cui scrive 'Il tempo', c'è anche una signora Toniolo, evidentemente moglie o sorella o figlia...  o qualcosa che ha a che fare con il Toniolo, Valerio, che siede anche nel consiglio di Presidenza dell'AGIS - non si capisce se a titolo personale, come esperto di musica, danza teatro e circhi - come lo avrebbe laureato Rutelli -  come rappresentante del ministero nelle cui commissioni egli siede da  subito dopo l'esame di maturità, o come amministratore de 'I Borghi srl' , rappresentando anche sua sorella o moglie o figlia, con il che si vede che si occupa anche di trovare lavoro a chi non ne ha, ed in tempi come i nostri è una sacrosanto compito che va comunque compensato.
 Di Valerio Toniolo e dell'affaire ' I Borghi srl' abbiamo scritto altre volte, ed una volta ricevemmo una risposta da parte dell'interessato che voleva spiegarci come era tutto regolare. Sì, ha ragione, tutto regolare, come conferma anche quest'ultima storia.


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Qualche anno fa su Music@ ( n. 7, marzo-aprile 2008) in un articolo intitolato ‘ una vera schifezza’ raccontavamo l’orrore dell’ultimo regalo fatto dal ministro Rutelli  al mondo della cultura italiano, prima di abbandonare definitivamente il Ministero: nelle commissioni  consultive per musica e danza aveva nominato persone senza competenza in materia, oppure vecchi mammasantissima ai quali  erano addebitabili  disastri  nei bilanci delle istituzioni che avevano in precedenza presieduto. Nella commissione musica, all’epoca, sedeva Valerio Toniolo,  e non era la prima volta che Rutelli lo sceglieva come suo ‘aiutante di campo’: prima era stato anche nella commissione cinema. Evidentemente non poteva farne a meno. Toniolo ci contattò, promettendoci che ci avrebbe mostrato le sue credenziali in fatto di musica. Non lo incontrammo allora.

I giornali ( La Repubblica, con una dettagliata ricostruzione) a seguito dello scandalo alla regione Lazio,  hanno tirato fuori anche il nome di Toniolo,  in relazione all’Auditorium Conciliazione,  concesso in gestione dal Vaticano  alla società ‘I Borghi’( di Lorenzo Cesa e Matteo, suo figlio) ristrutturato con i soldi di ARCUS ( vi dice qualcosa?),  con la quale la Regione ha  stipulato un contratto milionario (1.300.000  Euro circa) per tre anni, a partire dal 2010,  per avere un  luogo di ‘rappresentanza’. Il 2010 è l’anno in cui la Polverini arriva alla Regione e con Lei anche Francesco Artemisio Carducci, già assessore del sindaco Rutelli,  che  alla Regione è capogruppo UDC. Naturalmente Carducci, nonostante il cognome illustre, deve lasciare al momento dell’incarico in Regione,  quello di amministratore de ‘I Borghi’ che gli era stato passato da Cesa, quando anche la sua presenza come amministratore si era resa incompatibile con le sue cariche politiche. Da Cesa a Carducci,  e da Carducci a Toniolo,  suo fedelissimo, che ancora oggi siede in una di quelle Commissioni  ministeriali ( Danza. Dal cinema alla musica, alla danza!) ed amministra, attraverso la società ‘ I borghi’ dei Cesa, l’Auditorium Conciliazione che fra breve ospiterà l'ennesima edizione del 'Concerto di Natale' e che non è stato concesso al Nobel Dario Fo.

                                                    ************                             Commis 
                                +++++                      sione Musica. Cercansi candidati
Il criticatissimo ministro Franceschini, che al 'Salone del libro' di Torino, forse per dire ' io esisto', se ne è uscito con una boutade  sul contrasto libri/tv, che gli ha meritato i fischi dei presenti e, all'indomani, di tutta la stampa, se ne è inventata un'altra che potrebbe mettere a soqquadro l'addormentato ed inattivo suo ministero, non sappiamo se in accordo con Nastasi, indicato da tutti come  fonte e causa di molti casini nel settore dello spettacolo dal vivo.
Franceschini ha fatto un bando, leggibile sul sito del Ministero, con il quale  mette a concorso, per titoli, i posti di membri delle varie commissioni consultive del Ministero, quelle che danno pareri al Ministro per l'assegnazione dei fondi alle varie istituzioni. Un ruolo niente affatto ininfluente: nella nostra lunga carriera di giornalista abbiamo visto tanta gente inutile e squalificata, emergere dalla palude, solo perchè componente di una di quelle commissioni.
La cosa non ci sembra malvagia, a patto che a presiedere la commissione che esaminerà le candidature non  ci sia Nastasi  che, sebbene conosca l'ambiente dello spettacolo dal vivo, ama  circondarsi  - come è sempre  accaduto per le commissioni passate - di servi fedelissimi; e che  se raggiunto da una raccomandazione per tizio o caia, mettiamo da parte di Letta suo sponsor ed anche testimone di nozze, non può certo dirgli di no.
Nastasi, in passato, ha messo  di tutto e di più nella commissione musica, che naturalemente conosciamo meglio delle altre. Ci ha messo persone vicino a Rutelli, come quel Toniolo, del quale sembrava non potersi fare a meno, al punto che gli ha fatto fare il giro di tutte le commissioni, senza che per nessuna fosse un esperto; oppure ci ha infilato amministratori che avevano lasciato istituzioni rinomate in una voragine di debiti chiamati poi come esperti a valutare l'operato di altre consimili istituzioni ed a  suggerirne l'ammontare del contributo statale, vedi il caso di Tutino; o raccomandati di varia natura ed incompetenza. Nastasi, tanta è la sua spocchia,  che s'è spinto in qualche occasione a lodare pubblicamente amministratori che per cattiva amministrazione lui avrebbe dovuto pubblicamente accusare; lo ha  fatto - vergogna!- con Gioacchino Lanza Tomasi, definendolo uno dei migliori amministratori che le fondazioni liriche abbiano mai avuto. E il buco nero del San carlo, per citare solo l'ultimo fatto sotto la gestione del principe?
Perché Nastasi, da quello che qualche volta è filtrato dalle stanze segrete delle commissioni, avrebbe fatto fare il lavoro ai commissari, ma poi avrebbe deciso lui, costringendoli a firmare  decisioni non condivise, senza che mai nessuno - che servi sarebbero altrimenti - avesse denunciato apertamente l'accaduto o si fosse dimesso per protesta. In quelle commissioni , insomma ,  sarebbe accaduto  tutto il peggio che si possa pensare. E perciò Nastasi, deve essere tenuto fuori dalla commissione giudicatrice.
La formi il Ministro, con persone di  sicura autonomia e comprovata professionalità - valli a trovare - senza che il grande, grosso direttore generale si impicci. Se Nastasi invece la presiederà, vuol dire che quel concorso è una FARSA.
 Lo sapremo presto se è una farsa, semplicemente leggendo i nomi dei  soli componenti, anche se riteniamo  opportuno che venissero rese note anche le candidature. Noi stessi abbiamo deciso di inviare la nostra candidatura. Ma temiamo che il grande grosso direttore generale, difficilmente farà scegliere i membri delle commissioni, nell'elenco ristrettissimo dei giornalisti che lo hanno criticato, quando  non si sono trovati d'accordo con le sue decisioni. E noi siamo fra quei pochissimi.


Caro Severgnini, la stai facendo fuori dal vasetto

Beppe, a Roma si direbbe che 'la stai facendo fuori dal vasetto'. Si dice così di uno che 'se la tira'. E tu te la tiri, diciamolo in tutta sincerità. Qualche giorno fa,  nel corso della tua trasmissione sull'erba del vicino - non c'era bisogno che tu ce lo ricordassi essere sempre più verde della nostra - hai fatto notare che non  appartieni alla schiera di giornalisti che hanno un elenco di domande e che le pongono all'intervistato, una dopo l'altra, indipendentemente da quello che rispondono alle singole domande; insomma, che non stanno a sentire le risposte. Tu, invece, che  te la tiri, e credi di essere il mejo, hai detto ai tuoi interlocutori che non appartieni a questo genere di giornalisti perché tu le risposte le ascolti e, in base ad esse, aggiusti o cambi le successive domande. Che è come dire che dopo la notte viene il giorno. Se poi buona parte dei colleghi non se ne è accorto sono affari loro. Perché allora sottolineare la tua normalità?
 Poi oggi,  ci fai sapere  la tua storia d'amore con le macchine. Ti sei chiesto a chi di noi può interessare una simile storia? Avresti fatto bene a domandartelo e,  sull'esempio di  Marzullo, darti anche una risposta: non  ci importa un fico secco.
 C'è una cosa che invece ti invidiamo, l'unica, per quanto possa sembrarti irrilevante. Ed è la conoscenza della lingua inglese. Per questo ti invidiamo; per le altre cose, no; quelli che se la tirano, prima e dopo la barba, non ci interessano, e come non interessano a noi non interessano a milioni di altri italiani.

Sulla scalinata di Trinità dei Monti, al Corriere - Roma, la mano destra non sa quel che scrive la sinistra

Il Corriere- Roma si è sbracciato, attraverso un lungo articolo di Buccini, nei giorni scorsi a favore dell'apertura anche notturna della scalinata di Trinità dei Monti, fresca di restauro pagato da Bulgari e prossima, mercoledì 21, all'inaugurazione con un concerto, dal programma bislacco, dell'Orchestra di Santa Cecilia diretta da Pappano.
Sposando in pieno la tesi, democratica, del sovrintendente Parisi Presicce - quello che aveva fatto ingabbiare le statue del Campidoglio in occasione della visita del presidente iraniano, e che, per farsi perdonare l'insulto all'arte, ora non farebbe mettere al gabbio neanche i malfattori, figuriamoci una scalinata.
 Posizione contraria ha assunto Paolo Bulgari, presidente dell'omonima  casa di gioielli che ha pagato il costoso restauro, e per il quale la scalinata, almeno di notte, andrebbe chiusa con una cancellata o qualcosa di simile, per proteggerla dai vandali che se ne fottono del restauro e sono pronti a venir fuori dalle fogne, dove solitamente si nascondono di giorno per non farsi identificare, sfregiando nuovamente la celebre scalinata-monumento.
 A fianco di Bulgari s'è schierata Repubblica che oltre che Corrado Augias ha fatto sentire la voce anche di numerosi cittadini che pensano che, senza protezione, in poco tempo la scalinata tornerà ad essere bivacco di  turisti incivili e di ubriachi e senza fissa dimora che già  offendono, insozzandole, tante altre bellezze romane e non solo romane.
 I democratici e populisti 'della domenica', sostengono che si debba supplire con una vigilanza anche di notte. Figuriamoci, se a Roma non c'è neanche di giorno, come dimostrano i tanti continui sfregi ai monumenti.
 Oggi, ancora, il Corriere, nelle pagine romane, torna a parlare della scalinata,  ribadendo la propria posizione che è quella del sovrintendente e cioè: no alla  chiusura, tramite inferriata protettiva, di notte.
 Senonché  sul Corriere di oggi, la pagina a fianco di quella in cui si ribadisce la posizione ben nota, racconta del degrado in cui versa Piazza del Popolo. Capito, Piazza del Popolo, dove la vigilanza per una serie di ragioni dovrebbe  esserci giorno e notte. Non specifica se l'offesa alla Piazza, quotidiana, viene  fatta di giorno o di notte. Ma che differenza fa? Resta il fatto che un altro luogo simbolo di Roma, vigilatissimo,  è quotidianamente offeso da  bivacchi, atti vandalici, incuria.
 Ora la sindaca, altra democratica, per la quale la scalinata ed il suo decoro stanno solo in fondo in fondo ai suoi pensieri, vuole portare a Piazza di Spagna per l'inaugurazione 30 cittadini 'comuni', secondo la dizione cinque stelle, due per ognuno dei 15 municipi.
Saranno i responsabili dei municipi, che sono poi quelli che chiedono posti in occasione di eventi mondani, o, assai improbabilmente, cittadini comuni che si faranno 'due palle - perdonate l'espressione - a sentire quel bislacco concerto che Pappano ha disposto, interessati semmai al bel mondo che sicuramente Bulgari inviterà per l'occasione? Oppure, e sarebbe la scelta migliore,  benchè antidemocratica agli occhi miopi della sindaca, nessuno risponderà e quelle trenta sedie riservate resteranno vuot?

mercoledì 14 settembre 2016

Cassa Depositi e Prestiti sostiene la Scala, per progetti nel settore 'educational'. E gli altri teatri?

 "Le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane accolgono con soddisfazione la partnership annunciata tra la Cassa Depositi e Prestiti e la Fondazione Teatro alla Scala di Milano, per il finanziamento di una produzione lirica inserita in un contesto educational. "Consideriamo questa una positiva apertura dell'istituto finanziario, che da tempo deve dar vita ad un tavolo tecnico con le fondazioni virtuose previsto da una legge dello Stato", commenta il presidente dell'Anfols (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche), Cristiano Chiarot. "Confidiamo - aggiunge - che dopo le autorevoli parole del presidente Claudio Costamagna, questo tavolo trovi compiuta attuazione". Chiarot ricorda che l'Anfols, nel rispetto e nello spirito della legge Bray-Franceschini, si era detta da subito disponibile "a favorire il consolidamento delle iniziative, per valorizzare il brand internazionale rappresentato dalla produzione lirica e sinfonica italiana della Fondazioni italiane". "Sarà nostra premura - conclude Chiarot - avviare quanto prima nuovi contatti con Cassa Depositi e prestiti, per identificare assieme le migliori opportunità di sviluppo per questo comparto che rappresenta il più alto patrimonio culturale identitario italiano e il più seguito nel mondo".

Ultimissime sensazionali da IUC,ORT, FiTo,Teatro Pavarotti di Modena

Innanzitutto una necessaria ed ineludibile legenda:  IUC sta per Istituzione Universitaria dei Concerti; ORT per Orchestra regionale Toscana, e FiTo per Filarmonica Toscanini; mentre il Teatro di Modena, dal quale cominciamo, non ha bisogno di altra spiegazione.
Una notizia bomba ci arriva da quel teatro, intitolato a Pavarotti. In febbraio, se la memoria non ci inganna, il teatro ospiterà una nuova produzione di Attila di Giuseppe Verdi, e fin qui nulla di tanto particolare, nonostante il titolo non sia fra i più frequentati di Verdi, anche dopo la ripresa di Muti all'Opera di Roma. La vera novità, alla quale giornali e televisioni di tutto il mondo  si stanno già interessando, è data dalla coppia di grandi artisti alla quale la nuova produzione è affidata.  Aldo Sisillo per la direzione e  Enrico Stinchelli per la regia. Chi volesse non perdersi l'Attila di Sisillo-Stinchelli, si prenoti fin d'ora, i posti sono già quasi tutti esauriti.

La IUC prosegue nella sua caparbia volontà artistica di coniugare o di presentare in ogni sua stagione l'antico  senza rinunciare al moderno, insieme o uno dopo l'altro. E l'antico anche a braccetto con il moderno, per far sapere al mondo che la musica non si è fermata a Beethoven, ma continua. Grazie per avercelo ricordato.
Di questa annuale spruzzata di moderno sull'antico è artefice uno dei più attivi  manager musicali, un tempo anche compositore, anzi 'videocompositore', da sempre nel consiglio artistico dell'Istituzione, e cioè NICOLA SANI  che non ha abbandonato tale incarico nonostante sia quasi sopraffatto da altri più pressanti ed impegnativi lavori (sovrintendente  a Bologna, direttore della Chigiana, presidente dell'Istituto verdiano: tutto contemporaneamente, apparentemente senza fatica!).
Solo che il suo devastante furore modernista non si ferma all'antico che viene rifatto 'moderno' ma si abbatte anche sul moderno, più moderno del moderno, come nel caso di una serata dedicata ad un brano celeberrimo della modernità ( Drumming di  Steve Reich) presentato con videoproiezioni, per il timore che la carica di modernità che quel brano ha sempre mostrato, e in ragione della quale viene continuamente riproposto, si sia ora, inaspettatamente, affievolita.
 Stesso destino tocca a Mahler - antico, moderno? - che ora viene rivisitato ( Mahler Remixed) da Fennesz ( diavolo d'un SANI, li conosce tutti lui!); sebbene  scoperto da poco e non del tutto ancora accettato, si passa già a 'rivisitarlo'. Peccato che non abbia portato alla IUC anche il Vivaldi di Max Richter
 Fra parentesi,  in una recente pubblicità della stagione abbiamo notato come la IUC, finanziata con soldi pubblici italiani, non citi neanche un artista italiano in cartellone, quasi se ne vergogni, per quei pochissimi che, come mosche bianche, sono presenti. Perchè? Gli stranieri sono più moderni, o 'à la page', a voler parlare moderno. E chi più moderna, o 'à la page', di di una violinista che suona scalza, come hanno sottolineato orgogliosi gli organizzatori, e non perchè le manchino le scarpe, ma perchè quel che suona non è sufficientemente 'attraente', o forse per come lei lo suona.

 La FITO- Filarmonica Toscanini di Parma - annuncia un cambio della guardia sul podio, come direttore 'stabile' o 'principale', fa lo stesso. A Francesco Lanzillotta - una delle 'bacchette più promettenti della sua generazione', come si legge sempre in questi casi, a vantaggio del prescelto - succede un giovanissimo indiano, di origine, Alpesh Chauhan, 26 anni, formatosi in Inghilterra che la Toscanini, secondo la rivelazione della direttrice artistica Cucchi, 'è riuscita a strappare ad una fondazione lirica che voleva accaparrarselo', nonostante che egli finora non abbia mai diretto un titolo d'opera nella sua pur breve vita e già ricca carriera.
Un giovane al posto di una altro giovane, con qualche anno di più, per una orchestra giovane. Avranno modo e tempo per crescere insieme?

Sull'ORT,  aleggia lo spirito di  papa Francesco, predicatore 'dell'accoglienza', come hanno espressamente dichiarato i dirigenti alla presentazione del cartellone,  già dal piccolo festival di inizio stagione vocato alla modernità  e che quest'anno  si tinge di sacro e di oriente europeo.
Nelle edizioni passate - gloriose? ingloriose?  - il festival inventato e voluto da Giorgio Battistelli, direttore artistico, s'era fermato a contemplare la ricca varietà della musica d'oggi in Italia, con poca o nulla scelta. Un modo per riserrare le fila dell'appartenenza, e forse per  far sapere al mondo dove andavano gusti e simpatie della direzione artistica.
 Oggi, per l'edizione che si apre a giorni e si conclude dopo tre concerti, i principali protagonisti sono compositori dell'est europeo, toccati anch'essi, in buona parte, dal sacro fuoco della religione, in capo a tutti Arvo Part, ma non solo lui.
 E, poi, nel terzo dei tre concerti in tutto, si torna all'Italia, presentando due campioni della musica moderna, come Petrassi e Ghedini ( al quale ultimo  renderà omaggio anche un CD dell'Orchestra, di fresca registrazione) e due giovani aitanti, femminili promesse ( Terranova, Ravera)

martedì 13 settembre 2016

Dove visse Abbado a Bologna ore c'è un bed&breakfast. Ci sarà la corsa ad abitarlo?

" L'appartamento in cui ha vissuto per 10 anni il maestro Claudio Abbado trasformato in un bed&breakfast. Apre oggi 'Casa Isolani-Residenze d'epoca' in pieno centro a Bologna, nel luogo in cui ha vissuto ed è morto uno dei più grandi direttori d'orchestra della storia. Una struttura con quattro camere, di cui una chiamata proprio 'Camera Abbado' (o Abbado Room), che - come si legge sul sito del B&B - il maestro "scelse come studio e abitazione privata". Abbado affittò nel 2004 la sua ultima residenza in questo storico palazzo settecentesco di proprietà della famiglia Cavazza-Isolani: si trova nella centrale via Santo Stefano e si affaccia sulla piazza delle Sette chiese. Come racconta l'edizione locale di Repubblica, nell'appartamento - da cui si ha una vista su tutta la città - sono rimasti pochi pentagrammi a testimonianza della vita del maestro. In queste stanze il 20 gennaio 2014 vennero a dare l'ultimo saluto ad Abbado uomini come Giorgio Napolitano, Renzo Piano, i grandi della musica e dell'arte".

Con questo 'lapidario comunicato' l'ANSA annuncia il cambio della 'destinazione d'uso' dell'appartamento nel quale è vissuto negli ultimi dieci anni a Bologna Abbado, e dove è morto. 
Lo hanno deciso i proprietari del palazzo nel quale l'appartamento è situato  e che era stato affittato al maestro.  
Chissà se i frequentatori, che i proprietari del bed&breakfast si attendono numerosi, saranno così felici di abitare le stanze nelle quali aleggia ancora lo spirito di Abbado.
 Esperimenti, per certi versi simili, appena ventilati negli anni passati - come quello di far girare (vivere per qualche giorno) Pavarotti nelle stesse stanze dell'attuale Casinò di Venezia, dove all'ultimo piano visse e morì Wagner - naufragarono miseramente al primo annuncio. E la ragione non c'è bisogno di spiegarla: scaramanzia!