C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui anche dentro la maggioranza di governo mettere un tetto agli studenti stranieri nelle scuole veniva considerato inattuabile. E in cui invece l'esecutivo Meloni aveva scelto di provare a risolvere in altro modo il problema della lingua in classe. Era il 24 maggio 2024. Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara annunciava “una grande iniziativa con risorse molto significative” per potenziare l'insegnamento dell'italiano agli alunni che non parlano la nostra lingua.
“È una norma di grande civiltà, molto inclusiva, che non discrimina, perché i ragazzi stranieri vengono immessi nelle classi insieme con gli altri”, spiegava Valditara. Parole che suonano marziane in questi giorni di annunci e polemiche sull'imposizione di limiti alla presenza di studenti extra-europei negli istituti. Dei risultati del provvedimento del maggio 2024 invece c'è poca traccia. Eppure all'epoca qualcosa si era mosso, ma in breve tempo il governo sembra aver perso interesse a portare avanti quella strategia.
Cosa prevedeva la norma sull'italiano per stanieri
La norma interessava le classi di istituti comprensivi e superiori che avevano almeno il 20 per cento di studenti stranieri, iscritti per la prima volta al sistema nazionale di istruzione o privi di competenze di base in italiano. Si fondava su due pilastri. Il primo consisteva nella possibilità di reclutare un docente specializzato nell'insegnamento della lingua italiana ai cosiddetti alloglotti, attingendo alla classe di concorso specifica. Il secondo destinava quasi 13 milioni, per attività di potenziamento didattico extracurricolare dedicate.
Effettivamente nel corso dell'anno scolastico 2025-2026 i docenti sono arrivati e i progetti sono partiti. “Era una goccia nel mare, ma comunque una possibilità per avere qualcuno che lavorava su questo tipo di progetti”, dice a Fanpage.it Angela Dragone, dirigente della Flc Cgil. Valditara nei giorni passati ha parlato di circa mille insegnanti inseriti in organico. Secondo i calcoli del sindacato il numero massimo di posti attivabili era 937.
175 posti tagliati in un anno
Il punto però è un altro. I dati a cui fa riferimento il ministro sono relativi al 2025-2026. Stando alle cifre fornite a Fanpage.it dalla Cgil, per il 2026-2027 invece i docenti dedicati all'insegnamento dell'italiano agli stranieri nelle scuole sono scesi a 762. Sono 175 in meno, quasi il 20 per cento. A peggiorare le cose è il fatto che il calo si concentra nelle Regioni a più alta densità di alunni con background migratorio, come la Toscana (-38 insegnanti), il Lazio (-28), il Veneto (-23). Cosa è successo?
Per l'anno scolastico appena iniziato il ministero ha tagliato 1407 posti assegnati al potenziamento, cioè all'insieme di attività dedicate ad arricchire l'offerta formativa delle scuole con laboratori, progetti extracurriculari, programmi di recupero etc. Gli insegnanti di lingua italiana per alunni stranieri erano stati inseriti in quest'area dell'organico scolastico. E quando è arrivata la scure sul potenziamento, essendo gli ultimi arrivati, sono stati spesso i primi a essere tagliati. Molti dei contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati. Un'emorragia che se qualcosa non cambia potrebbe proseguire anche nei prossimi anni, visto che il governo prevede una riduzione di altre 2510 cattedre del potenziamento nelle prossime due annualità scolastiche.
Eppure da giorni il ministro Valditara continua a rivendicare proprio l'assunzione di quei circa mille docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano agli studenti di recente immigrazione. Quello che il ministro non dice però è che i criteri per il reclutamento e la collocazione di questi docenti non sono per nulla trasparenti. E non è chiaro quanti e quali istituti abbiano effettivamente effettuato l'accertamento obbligatorio delle competenze in ingresso della lingua italiana, necessario a stabilire se fosse superata la soglia del 20 per cento.
Diversi insegnanti contattati da Fanpage.it hanno raccontato di essere stati assunti in ruolo l'anno scorso, sulla spinta del decreto del 2024 del governo Meloni, ma di essere diventati nel giro di pochi mesi perdenti posto, risultando quindi in eccesso. In molto casi però i motivi di quest'esubero non sono stati chiariti. Non risulta infatti nelle scuole una decisa riduzione di studenti NAI (cioè minori con cittadinanza non italiana o con background migratorio inseriti nel sistema scolastico italiano da meno di due anni che non parlano bene la lingua italiana), un calo tale da giustificare una riorganizzazione delle cattedre nell'organico dell'autonomia e l'esclusione dei docenti A-23, assunti da poco all'interno dei posti di potenziamento. Ma in conseguenza dei tagli che sono stati stabiliti quest'anno, molti posti come abbiamo visto sono spariti perché soppressi.
Dal ministero tra l'altro non sono stati mai comunicati dei dati ufficiali sulla ripartizione dei docenti A-23 nei diversi istituti (si conosce solo il numero assegnato in ogni Regione) né sono stati mai spiegati i criteri in base a cui questi insegnanti sono stati chiamati e poi spostati in scuole diverse nel nuovo anno scolastico, lasciando diversi istituti sguarniti di personale, pur in presenza di classi con oltre il 20 per cento di studenti con problemi linguistici.
Il caos nella distribuzione degli insegnanti per stranieri
A quanto risulta a Fanpage.it, è accaduto per esempio che gli Uffici scolastici regionali abbiano inviato docenti della classe di concorso A-23 in scuole in cui non erano ritenuti necessari. In alcuni casi sono stati gli stessi dirigenti scolastici ad ammettere di non aver fatto alcuna richiesta all'Usr e di non avere nei propri istituti nessuna classe con una percentuale di ragazzi con carenze in italiano pari o superiore al 20 per cento. Di fatto, quindi, questi docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano agli stranieri in alcuni casi si sono trovati a lavorare in scuole in cui la loro competenza è stata considerata superflua, e sono stati impiegati per ricoprire altre mansioni. Mentre altrove scuole con un alto numero di alunni con background migratorio e problemi linguistici sono rimaste prive di queste figure.
Quando si parla di differenti mansioni spunta fuori davvero di tutto: c'è chi dice di aver fatto il suo anno di prova insegnando geografia, pur avendo tutt'altra formazione; qualcuno è stato chiamato come supplente ‘tappabuchi' per coprire una cattedra di musica scoperta, altri sono stati impiegati sul sostegno, pur non avendo alcuna abilitazione o specializzazione in quest'ambito; in alcuni casi i docenti di ‘Lingua italiana per discenti di lingua straniera' si sono trovati a lavorare come amministrativi nelle segreterie. Mentre docenti di diritto o di matematica, nelle ore di buco durante l'orario scolastico, sono stati costretti a improvvisarsi insegnanti di italiano per studenti stranieri, senza alcuna preparazione o titolo per farlo.
"Quello che non si capisce è che per insegnare l'italiano agli stranieri non basta conoscere la lingua, bisogna fare un percorso specialistico specifico", spiega un docente sentito da Fanpage.it. Una situazione di ambiguità che in verità si è verificata anche nei casi in cui i docenti A23 sono stati richiesti esplicitamente dai dirigenti scolastici. "Mi è stato domandato ‘ma perché non ti sei ribellato'? Non capiscono che durante l'anno di prova un docente è particolarmente fragile e puoi subire ripercussioni. Per questo molti di noi hanno preferito rimanere zitti e abbassare la testa", racconta un altro prof.
Dalle testimonianze raccolte da Fanpage.it risulta che i docenti A-23 continuano a essere assegnati dagli Uffici scolastici provinciali prevalentemente ai CPIA (che pure avrebbero bisogno di un aumento dell'organico) e non alle scuole in cui c'è un alto tasso di studenti stranieri che giustificherebbe la loro presenza. Al di là della problematica assenza di stabilità per questi docenti, trasferiti da una scuola all'altra senza motivi apparenti, ci si chiede come possa il governo giustificare un nuovo decreto urgente per gestire la presenza di alunni con background migratorio nelle classi, quando il provvedimento del 2024, che avrebbe dovuto apportare un valore aggiunto nelle scuole – grazie alle competenze specifiche di questi docenti – lascia aperte tutte queste incognite.
Il buco nel finanziamento dei progetti di lingua
Per quanto riguarda invece i 13 milioni di fondi europei destinati ai progetti di potenziamento, un decreto ministeriale del novembre 2024 ha selezionato le scuole beneficiarie, quelle con classi da oltre il 20 per cento di presenza di studenti entrati per la prima volta nel sistema scolastico nell'anno 2023-2024. Navigando tra i siti degli istituti individuati dal ministero, si trova effettivamente traccia di molte iniziative realizzate nel corso del 2025-2026, finanziate con le risorse Ue. Anche qua, però, c'è un problema.
I progetti dovevano concludersi obbligatoriamente entro il 31 agosto 2026. A oggi non c'è traccia di un nuovo atto del governo che stanzi ulteriori risorse, per prolungare anche quest'anno i programmi esistenti e magari aggiungerne di nuovi. È possibile che soldi freschi arrivino con il prossimo decreto, visto che il ministro Valditara ha parlato di oltre 14 milioni per il potenziamento dell'insegnamento dell'italiano agli stranieri. Ma se pure così fosse, tra i tempi di attuazione della misura e quelli di presentazione e approvazione delle attività, è facile ipotizzare che un nuovo ciclo di corsi potrebbe partire solo dall'anno scolastico 2027-2028, lasciando l'annualità appena iniziata senza alcuna copertura economica.
"Queste non sono misure spot", dichiarava Valditara parlando del provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri a maggio 2024. Ma tra docenti tagliati e progetti non rifinanziati, i fatti sembrano smentirlo. Dice a Fanpage.it Angela Dragone della Flc Cgil: "Serve un intervento strutturale e non episodico. Se si vuole fare un inserimento efficace, gli A-23 (la classe di concorso per gli insegnanti di italiano agli alloglotti ndr) dovrebbero uscire dal potenziamento e diventare parte dell'organico di diritto di ogni singola scuola, eliminando tutti i vincoli sulle percentuali di competenza linguistica. In molti casi ne servirebbe più di uno per istituto". Per portare le loro proposte, i sindacati hanno chiesto un incontro urgente a Valditara, prima del varo del decreto sul tetto agli studenti stranieri. Le speranze di ottenerlo sono ormai praticamente nulle.
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