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mercoledì 14 settembre 2016

Ultimissime sensazionali da IUC,ORT, FiTo,Teatro Pavarotti di Modena

Innanzitutto una necessaria ed ineludibile legenda:  IUC sta per Istituzione Universitaria dei Concerti; ORT per Orchestra regionale Toscana, e FiTo per Filarmonica Toscanini; mentre il Teatro di Modena, dal quale cominciamo, non ha bisogno di altra spiegazione.
Una notizia bomba ci arriva da quel teatro, intitolato a Pavarotti. In febbraio, se la memoria non ci inganna, il teatro ospiterà una nuova produzione di Attila di Giuseppe Verdi, e fin qui nulla di tanto particolare, nonostante il titolo non sia fra i più frequentati di Verdi, anche dopo la ripresa di Muti all'Opera di Roma. La vera novità, alla quale giornali e televisioni di tutto il mondo  si stanno già interessando, è data dalla coppia di grandi artisti alla quale la nuova produzione è affidata.  Aldo Sisillo per la direzione e  Enrico Stinchelli per la regia. Chi volesse non perdersi l'Attila di Sisillo-Stinchelli, si prenoti fin d'ora, i posti sono già quasi tutti esauriti.

La IUC prosegue nella sua caparbia volontà artistica di coniugare o di presentare in ogni sua stagione l'antico  senza rinunciare al moderno, insieme o uno dopo l'altro. E l'antico anche a braccetto con il moderno, per far sapere al mondo che la musica non si è fermata a Beethoven, ma continua. Grazie per avercelo ricordato.
Di questa annuale spruzzata di moderno sull'antico è artefice uno dei più attivi  manager musicali, un tempo anche compositore, anzi 'videocompositore', da sempre nel consiglio artistico dell'Istituzione, e cioè NICOLA SANI  che non ha abbandonato tale incarico nonostante sia quasi sopraffatto da altri più pressanti ed impegnativi lavori (sovrintendente  a Bologna, direttore della Chigiana, presidente dell'Istituto verdiano: tutto contemporaneamente, apparentemente senza fatica!).
Solo che il suo devastante furore modernista non si ferma all'antico che viene rifatto 'moderno' ma si abbatte anche sul moderno, più moderno del moderno, come nel caso di una serata dedicata ad un brano celeberrimo della modernità ( Drumming di  Steve Reich) presentato con videoproiezioni, per il timore che la carica di modernità che quel brano ha sempre mostrato, e in ragione della quale viene continuamente riproposto, si sia ora, inaspettatamente, affievolita.
 Stesso destino tocca a Mahler - antico, moderno? - che ora viene rivisitato ( Mahler Remixed) da Fennesz ( diavolo d'un SANI, li conosce tutti lui!); sebbene  scoperto da poco e non del tutto ancora accettato, si passa già a 'rivisitarlo'. Peccato che non abbia portato alla IUC anche il Vivaldi di Max Richter
 Fra parentesi,  in una recente pubblicità della stagione abbiamo notato come la IUC, finanziata con soldi pubblici italiani, non citi neanche un artista italiano in cartellone, quasi se ne vergogni, per quei pochissimi che, come mosche bianche, sono presenti. Perchè? Gli stranieri sono più moderni, o 'à la page', a voler parlare moderno. E chi più moderna, o 'à la page', di di una violinista che suona scalza, come hanno sottolineato orgogliosi gli organizzatori, e non perchè le manchino le scarpe, ma perchè quel che suona non è sufficientemente 'attraente', o forse per come lei lo suona.

 La FITO- Filarmonica Toscanini di Parma - annuncia un cambio della guardia sul podio, come direttore 'stabile' o 'principale', fa lo stesso. A Francesco Lanzillotta - una delle 'bacchette più promettenti della sua generazione', come si legge sempre in questi casi, a vantaggio del prescelto - succede un giovanissimo indiano, di origine, Alpesh Chauhan, 26 anni, formatosi in Inghilterra che la Toscanini, secondo la rivelazione della direttrice artistica Cucchi, 'è riuscita a strappare ad una fondazione lirica che voleva accaparrarselo', nonostante che egli finora non abbia mai diretto un titolo d'opera nella sua pur breve vita e già ricca carriera.
Un giovane al posto di una altro giovane, con qualche anno di più, per una orchestra giovane. Avranno modo e tempo per crescere insieme?

Sull'ORT,  aleggia lo spirito di  papa Francesco, predicatore 'dell'accoglienza', come hanno espressamente dichiarato i dirigenti alla presentazione del cartellone,  già dal piccolo festival di inizio stagione vocato alla modernità  e che quest'anno  si tinge di sacro e di oriente europeo.
Nelle edizioni passate - gloriose? ingloriose?  - il festival inventato e voluto da Giorgio Battistelli, direttore artistico, s'era fermato a contemplare la ricca varietà della musica d'oggi in Italia, con poca o nulla scelta. Un modo per riserrare le fila dell'appartenenza, e forse per  far sapere al mondo dove andavano gusti e simpatie della direzione artistica.
 Oggi, per l'edizione che si apre a giorni e si conclude dopo tre concerti, i principali protagonisti sono compositori dell'est europeo, toccati anch'essi, in buona parte, dal sacro fuoco della religione, in capo a tutti Arvo Part, ma non solo lui.
 E, poi, nel terzo dei tre concerti in tutto, si torna all'Italia, presentando due campioni della musica moderna, come Petrassi e Ghedini ( al quale ultimo  renderà omaggio anche un CD dell'Orchestra, di fresca registrazione) e due giovani aitanti, femminili promesse ( Terranova, Ravera)

mercoledì 24 febbraio 2016

'Un Organo ( a canne) per Roma': altre rivelazioni. La bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia senza personale

Il nostro articolo sul festival,  diretto da Giorgio Carnini, nato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità che anche l'Auditorium di Roma - Sala Santa Cecilia - si doti  di uno strumento a canne - come hanno fatto e fanno regolarmente tutti i nuovi auditorium nel mondo costruiti in questi ultimi decenni - ha  rinfrescato la memoria di quanti, negli anni della presidenza ceciliana di Berio,  fecero di tutto per contrastare la decisione del noto musicista di cancellare dall'Auditorium la presenza di uno strumento a canne, perchè considerato inutile, per eseguirvi la  grande letteratura organistica del passato ma anche concerti scritti nel Novecento, per organo e orchestra. Costringendo,  nei casi dei concerti con orchestra, a ricorrere ad un organo 'elettronico' - vergogna delle vergogne! - ed impedendo di fatto alla grande letteratura organistica, molto amata e seguitissima - come dimostrano anche le prime serate del festival diretto da Carnini - di essere inserita nella programmazione dell'Accademia. Perché - insisteva Berio - la musica per organo è stata scritta per la chiesa e nelle chiese deve restare. Ogni commento è inutile perchè la posizione del musicista nasceve da patente malafede.
 Poi l'organo non si  potè costruire  anche perchè mancavano i soldi - così  almeno pensavamo. Ed invece persone molto informate ci hanno fatto sapere che la storia è molto diversa e che i soldi c'erano, erano stati già stanziati. E allora? Quei soldi, destinati alla costruzione dell'organo furono dirottati verso altri  diversi capitoli di spesa. Qualcuno dice per la pavimentazione della cavea o per altri usi. Tutto questo rende la storia ancora più ingarbugliata e aggiunge inganno e imbroglio a vergogna.
 Ora chi sa queste cose, perchè le ha seguite fin dall'inizio, come ad esempio la dott. Annalisa Bini, segretaria del 'Comitato per l'organo' creato da Bruno Cagli, deve parlare e chiarire.

E dirci anche come mai la Bibliomediateca che Lei dirige,  da qualche tempo manca di personale, rendendo sempre meno agevole lo studio e la ricerca di  musicologi giovani e non.
 Anche nella storia della Bibliomediateca c'entra Berio, il quale volle ad ogni costo, anche contro il parere di studiosi e di illustri musicisti, come Petrassi, smembrare la Biblioteca di Santa Cecilia, presso il Conservatorio, dove convivevano i due fondi bibliografici del Conservatorio e dell'Accademia, per portarsi all'Auditorium quello dell'Accademia.
La Bibliomediateca potè usufruire anche della consulenza dello Studio 'Piano' che disegnò  appositamente gli arredi della biblioteca ed ogni altra cosa, tutto di gran pregio ed, immaginiamo, anche  di gran costo (finirono forse anche in Biblioteca, parte dei soldi destinati all'organo?).
 Ora la Bibliomediateca  non ha praticamente più personale. Per le consultazioni occorre presentare la richiesta in un determinato giorno e solo dopo  che ne sono passati due o tre ritornare per consultare i volumi richiesti.
 I resposnabili dell'Accademia dovrebbero fare un salto alla biblioteca dell'Istituto Storico Germanico, dove si respira altra aria, altra efficienza, altro rispetto per lo studio e la ricerca. E dove, per eccesso di zelo tutto teutonico, ciò che non si trova a Roma ma che si sa essere presente in altre biblioteche tedesche, si riesce a procurare - digitalizzato! -  agli studiosi italiani. Un miracolo? No, l'efficienza tedesca.
Santa Cecilia che spende soldi per il superfluo e l'inutile, come tante pubblicazioni, che fanno concorrenza a editori specializzati o  di carattere ed intento autocelebrativi ( l'ultima, per la ricorrenza dei dieci anni di Pappano a Roma, come se nessuno se ne fosse accorto ed avesse bisogno che l'Accademia lo ricordi!), dimentica di destinarne, anzi decide di non destinarne a cose molto più importanti (come il funzionamento della biblioteca), perchè evidentemente mette lo 'spettacolo' in cima a pensieri e aspirazioni.

P.S. Ciò che abbiamo scritto a proposito del servizio della Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Annalisa Bini, risponde a verità il fatto che c'è stata una riduzione di personale, ma è assolutamente falso che non vengano assicurati i servizi elementari di una biblioteca, come la ricerca, il prestito nella sala lettura ecc.. Noi lo avevamo scritto a seguito di  notizia fornitaci da persona affidabile e che, ritenevamo, non avese nessuna ragione per affermare il falso. Oggi ci siamo recati nella Bibliomediateca, abbiamo richiesto dei volumi che seduta stante ci sono stati forniti, e nella sala lettura abbiamo notato molti studiosi, in gran parte giovani. Ce ne scusiamo.

lunedì 19 ottobre 2015

Giorgio Battistelli. Un compositore dalla memoria corta

Leggiamo dal 'Messaggero' di ieri, in una di quelle pagine 'Eventi' che non ci sono mai piaciute, per il fatto che non si limitano ad illustrare un prodotto, ma si arrischiano ad
 esaltarne  caratteristiche e  qualità miracolose - come Dulcamara nell'Elisir donizettiano! - anche quando di tali prodotti si conoscono difetti di fabbricazione, criticità ed effetti collaterali.
 Leggevamo ieri, a proposito della incipiente stagione dell'Opera di Roma che, per l'anno in corso, si è chiusa con due opere 'contemporanee ( una di Adams e l'altra di Weill-Brecht) e con un'altra contemporanea si inaugurerà prossimamente, di Henze, della iniziativa,  annunciata per maggio-giugno 2016, che reca la firma e lo stampo di Giorgio Battistelli, direttore artistico 'in seconda' dell'Opera di Roma, ingaggiato per ancorare con maggior forza la stagione del teatro al presente - che poi è un vanto di cui si pavoneggia il sovrintendente Fuortes, al quale chiediamo di farci sapere le presenze a dette rappresentazioni ( quando non sono entusiasmanti lui non le diffonde, temendo che gli si consigli di cambiar rotta!), prima che assuma anche l'incarico di sub-commissario del Comune di Roma, per il Giubileo.
 Ieri su quelle pagine del Messaggero, Giorgio Battistelli dichiarava, a proposito della sua iniziativa della prossima primavera, testualmente: "Per la prima volta nella sua storia il Teatro dell'Opera ha programmato un FESTIVAL CONTEMPORANEO ... Ci è sembrato necessario aprire una finestra su quanto accade oggi nella scena operistica proponendo anche lavori del recente passato che non sono allestiti da parecchio tempo. Mi riferisco, per esempio, alla 'Passion selon Sade' di Bussotti che proporremo in una nuova produzione".
Fin qui il Battistelli disinformato. Il quale, bastava che si fosse rivolto al suo collega  nella direzione artistica, Alessio Vlad, per sapere  che non si tratta affatto della prima volta di un 'Festival contemporaneo' all'Opera di Roma. Perchè Alessio Vlad? Perchè il figlio di Roman proprio sull'argomento ha scritto, certamente a quattro mani con il padre, un racconto sull'indimenticabile 'Festival di opere contemporanee' che ebbe luogo nientemeno che nell'autunno del 1942, proprio all'Opera di Roma, sotto l'occupazione nazista ed in piena guerra, per volontà di Tullio Serafin, caldeggiato anche da Goffredo Petrassi e Fedele d'Amico; e il Duce che  telefonò a Hitler, che parte di quella musica aveva proibito, per rassicurarlo in qualche modo (L'articolo di Alessio Vlad si legge nel catalogo della mostra ' Sotto le stelle del '44' che ebbe luogo al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1994, a cinquant'anni esatti dalla Liberazione).
 In quel festival di oltre settant'anni fa, si ebbe la prima italiana del Wozzeck di Alban Berg (direttore Serafin, regista Milloss), con una recita rivolta esclusivamente ad un pubblico di operai; Belfagor di Respighi;  I capricci di Caillot di Malipiero, con scene e costumi memorabili di Enrico Prampolini; Arlecchino di Busoni; Volo di notte di Dallapiccola, Coro di morti di Petrassi in una versione scenica ec...
 Queste cose Battisetlli avrebbe dovuto sapere, nè vale  come scusante il fatto che egli  non era ancora nato - non lo eravamo neanche noi che pure ci siamo informati (e ne abbiamo già più d'un volta anche scritto), quando nel 2004, in occasione della nostra unica esperienza di 'direzione artistica', al Festival delle Nazioni di Città di Castello, organizzammo ed ospitammo una mostra dedicata esclusivamente ad Enrico Prampolini, scenografo e costumista del melodramma, il cui materiale, preziosissimo, ci fu prestato da Francesco Ernani, gratuitamente,  proveniente dall'Archivio dell'Opera di Roma.
 Strano che di tutto ciò Battistelli non sapesse nulla, quando ha fatto quelle dichiarazioni, prontamente e acriticamente - ma non gratuitamnte, s'intende  - raccolte dal Messaggero.

domenica 29 giugno 2014

Irene Brin. Due o tre cose che so di lei. Per Simonetta Fiori

Simonetta Fiori, su Repubblica, anticipa l'uscita di un  un 'diario' della celebre 'storica del costume' - come amava essere considerata e come in realtà ella fu - Irene Brin, al secolo Maria Vittoria Rossi, moglie di Gaspero Del Corso. Si tratta del diario di un anno , il 1952. Titolo del libro ' L'Italia esplode. Diario dell'anno 1952'.
Senonchè, la Fiori incorre in qualche imprecisione o quanto meno fornisce notizie  non complete. Andiamo in ordine. Irene Brin conosce a Roma Gaspero Del Corso che sposa, nei primissimi anni Quaranta, durante i quali tiene una rubrica sul mensile 'Documento' che la Fiori evidentemente ignora- dal titolo 'Usi e costumi' firmando Maria Del Corso o Irene Brin. Il mensile 'Documento' era diretto, come del resto l'omonima casa editrice che lo pubblicava, da Federigo Valli, un editore lungimirante, fascista sui generis, che  aveva fatto della rivista  l'ombrello protettivo di molti intellettuali ed artisti dell'epoca,  anche di quelli che forse non erano allineati del tutto. Ma è bene ricordare che la gran parte di essi - e vi sono i nomi più altisonanti degli intellettuali ed artisti dell'epoca, fu fascista e successivamente, resistente e di sinistra. Comunque sia 'Documento' rappresenta una delle realizzazioni più interessanti e di più alto livello del regime.
 Federigo Valli aveva anche una libreria-galleria, in via Bissolati, 'La Margherita' la cui insegna l'aveva dipinta Alberto Savinio, altro collaboratore di 'Documento',  nelle cui pagine finirono anche molti testi e racconti di Moravia, proprio nei mesi in cui il regime gli aveva  proibito di pubblicare con il suo nome ( su 'Documento' usava più di uno pseudonimo. Uno fra tutti 'Pseudo'.) In quella galleria ebbero luogo mostre ancora più interessanti, visto il periodo, di quelle organizzate dalla Brin e da suo marito Del Corso, successivamente, nella galleria 'L'Obelisco' di via Sistina, che loro aprirono dopo la guerra.
 Federigo Valli affidò la direzione della sua galleria a Del Corso, affiancato da sua moglie. La quale lavorò per Valli anche come traduttrice di testi letterari stranieri, nelle collane che fecero uscire per la prima volta in Italia testi  importanti, in edizioni molto curate ed assai preziose, oggi introvabili.
 Valli pubblicò anche la prima biografia di Goffredo Petrassi, scritta da Fedele D'Amico, con le illustrazioni di Tamburi, un gioiello editoriale. E, dopo la guerra, perfino 'Gott mit uns' con le illustrazioni di Guttuso. Un capolavoro.
 Curiosamente sulla stessa pagina di repubblica, in basso,  si racconta che  'E' di Moravia il libro dell'estate americana'. E il libro che  sta vedendo la luce in questi giorni altro non è che Agostino. Bene, per restare in tema, quel libro, rifiutato da Bompiani, lo pubblicò nel 1944 proprio Federigo Valli, per le edizioni 'Documento', in tiratura limitata.
Solo per amore di verità e precisione.