martedì 15 settembre 2026

Guerra Russia-Nato? MInacce con droni? Usa di nuovo alleati affidabili? Il parere del gen.Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell'Aeronautica (da Leggo)

 

Guerra Russia-Nato, il generale Tricarico: «L'escalation c'è e la pace non si vede. Serve in fretta una difesa comune, ma Putin non può sfidarci»© - licenza temporanea -

La guerra tra Russia e Ucraina sta vivendo una nuova escalation? Le minacce che arrivano da Mosca e le reazioni dell'Occidente farebbero pensare di sì. In Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto esorta i militari a «prepararsi al peggio perché il peggio non accada» mentre il consigliere di Vladimir Putin, Nikolay Patrushev, avverte la Polonia (membro Nato) che verrebbe distrutta in due o tre giorni se muovesse guerra alla Russia. In questo scenario di incertezza prova a fare chiarezza il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare.

Generale Tricarico, stiamo davvero assistendo a un'escalation della guerra con la Nato sempre più coinvolta nello scontro tra Russia e Ucraina?

«Bisogna cercare di distinguere, in mezzo a tutte queste notizie, ciò che ha realmente un'importanza più generale e concreta. Quello con la Polonia è uno scambio di minacce, in larga parte gonfiato dalla retorica bellicista. Oggi un confronto tra la Nato e la Russia di Putin non avrebbe storia, al netto naturalmente dell'arma nucleare che potrebbe cambiare le carte in tavola, ma che si spera non venga mai presa in considerazione dai vertici militari. Quelle russe, al momento, sono minacce senza fondamento. Quanto all'escalation, c'è da quattro anni e mezzo, non c'è dubbio. Se adesso siamo alla fine dell'escalation, se siamo a metà o se possiamo fermarci, nessuno può dirlo. Certamente, però, non vedo animi predisposti alla pacificazione. Non si vede un'iniziativa seria e di peso che possa portare a un cessate il fuoco e, possibilmente, a una tregua e poi alla pace. Questo mi pare evidente».

Nelle trattative di pace non vede sbocchi verso un accordo? L'Ucraina corre dei rischi concreti nella sua sovranità?

«Il pericolo è che gli Stati Uniti “vendano” l'Ucraina alla Russia. È un pericolo serio che consegnino l'Ucraina nelle mani del suo antagonista, come fecero con il legittimo governo afghano quando l'Afghanistan venne riconsegnato ai talebani riprecipitando nel Medioevo. Questo è un rischio che va tenuto ben presente. Ecco perché l'Europa deve essere vigile, affinché non si riproponga per Zelensky il rischio di essere messo nelle mani del dittatore dal quale è stato aggredito».

I droni sono diventati una minaccia quasi quotidiana sui cieli europei. Che ne pensa?

«Riguardo ai droni, sicuramente gli spazi aerei sono oggi esposti a insidie che fino a poco tempo fa erano sconosciute. Su questo andrebbe acceso un riflettore, e siamo già in ritardo, soprattutto per proteggere non soltanto i combattenti o le nazioni direttamente coinvolte, ma anche l'ignaro passeggero che prende un volo per una vacanza o per affari. Il rischio di trovarsi coinvolti in un incidente esiste. Fa parte di una nuova configurazione degli spazi aerei comuni che dovrebbe essere messa a fuoco quanto prima. Bisognerebbe studiare provvedimenti affinché almeno chi non è in guerra non corra rischi».

Il ministro Crosetto, parlando ai militari italiani, ha avvisato di «prepararsi al peggio». Non è la prima volta che il ministro fa dichiarazioni di questo tenore. Forse stiamo sottovalutando i rischi di ciò che potrebbe accadere?

«Bisogna sempre mettere in conto gli scenari peggiori. Soltanto così si può progettare la sicurezza di un Paese. Credo che sia questo ciò che sta facendo Crosetto. Naturalmente, purtroppo, le cose non sono cambiate per quanto riguarda la predisposizione della sicurezza italiana. C'è sempre molta retorica e non si esce da questo tunnel, nonostante l'impegno di Crosetto e nonostante l'impegno di chi sostiene che la sicurezza sia un bene primario, nell'interesse di tutti i cittadini. Crosetto evidentemente si riferisce anche al cambiamento dello scenario, perché la guerra oggi, in larga parte, sta diventando qualcosa di diverso rispetto a quella che eravamo abituati a concepire e per la quale eravamo abituati a prepararci. Bisogna preparare le capacità necessarie per potersi difendere. Questo, a mio avviso, è il senso delle parole di Crosetto».

Cosa possiamo fare nel concreto per non farci trovare impreparati in caso si verifichi lo scenario peggiore?

«L'unica cosa seria che potremmo fare sarebbe cominciare finalmente a ragionare insieme per avviare un processo costituente, nel senso concreto e operativo della parola, e arrivare a uno strumento militare comune, possibilmente accompagnato anche da una politica estera e di difesa comune. Perlomeno cominciamo dallo strumento militare, superando questa foglia di fico secondo cui, se non esiste una politica estera comune, allora non può esistere nemmeno uno strumento militare comune. Nessuno impedisce, intanto, di preparare lo strumento. In questa direzione non è stato fatto neanche un passo, almeno formalmente e ufficialmente. Personalmente ho contribuito a uno studio nel quale viene indicato quale dovrebbe essere il disegno militare da raggiungere e quale percorso seguire per arrivarci. Quando abbiamo cercato di presentare questo lavoro abbiamo trovato il vuoto assoluto del mondo politico. La politica è rimasta al primo stadio e non è andata avanti, se non nel riconoscere genericamente la necessità di procedere in questa direzione».

Secondo lei gli Stati Uniti torneranno a essere un alleato affidabile in futuro?

«Gli Stati Uniti torneranno sicuramente a essere un alleato affidabile. Trump prima o poi terminerà il suo mandato e l'equilibrio precedente verrà ripristinato. Certamente in questo momento ci sono difficoltà non da poco, ma non riguardano soltanto noi o soltanto l'Europa: riguardano un po' tutto il mondo. C'è stata una riunione internazionale conclusasi qualche giorno fa e, nel lungo comunicato ufficiale, si faceva riferimento al fatto che Paesi che rappresentano quasi il 50 per cento della popolazione mondiale manifestano preoccupazione per l'impostazione degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo. Questo rischia soprattutto di creare isolamento per gli Stati Uniti».

Nessun commento:

Posta un commento