sabato 22 gennaio 2022

Su De Luca, il Teatro San Carlo e le Fondazioni liriche in Italia. Scontro De Luca-Lissner, anche sul 'caso Muti'

L'intervento durissimo del Governatore De Luca  sulla nomina della Spedaliere a direttore generale  del teatro San Carlo, con congruo aumento di stipendio, da parte del sovrintendente Lissner, fa riemergere una delle tante anomalie legislative delle nostre Fondazioni liriche. 

 Il sindaco di una città, sede di una delle Fondazioni, è, per legge, il Presidente di dette fondazioni,  a lui spetta la proposta al CdI delle nomine dei vertici. 

 I casi opposti di Napoli, al momento della nomina della Purchia, e di Palermo, per la nomina di Betta fanno testo

De Magistris non la spuntò su Nastasi, quando venne nominata, con il sostengo del grande & grosso direttore generale, sovrintendente Rosanna Purchia che lui non voleva; a Palermo, Orlando, due minuti dopo l'uscita di scena di Giambrone,  inviato come 'pacco regalo' per Gualtieri a Roma, ha nominato sovrintendente Marco Betta.

Dice De Luca, chi dà più soldi alle nostre fondazioni, è di fatto il maggior azionista di queste, e perciò dovrebbe avere qualche voce in capitolo sulla loro gestione, certo affidata dalla legge al sovrintendente. 

Ma ogni fondazione fa storia a sè. A Palermo, nei tempi di chiusura del Massimo, si diceva, conti alla mano, che il Comune ( o la Regione?) dava al teatro più di quanto faceva lo Stato e, addirittura, più di quanto lo Stato dava alla Scala; a Roma è il Comune a finanziare lautamente l'Opera e non la Regione; a Napoli è invece la Regione che dà al San Carlo - osserva De Luca - il triplo di quanto la regione Lombardia dà alla Scala, oltre 10 milioni per anno, mentre il Comune, che se la cava con 600.000 Euro circa, comanda.

 E aggiunge De Luca. In tempi di pandemia abbiamo trovato modo di dare altri soldi al San Carlo, con l'iniziativa 'Campania lirica ( costata circa 5 milioni), e con la partecipazione del teatro alle manifestazioni di 'Un'estate da re' ( il re naturalmente è lui, De Luca), alla Reggia di Caserta.

De Luca ha fatto la voce grossa anche in altre occasione. Una delle tante: Ravello Festival. In sostanza egli diceva anche lì: io dò di più  io voglio decidere - alla maniera in cui agiscono i tanti CdA aziendali. Solo che, per quanto il suo argomentare abbia una logica, occorre ricordargli che quel suo ragionamento contro il sovrintendente del teatro (che spenderebbe e spanderebbe con i soldi degli altri: Regione) potrebbe essere rivolto anche nei suoi, di De Luca, riguardi, i cui soldi dati al San Carlo - gloria della città e del Paese - non sono suoi.

Certo ha ragione quando dice che in tempo di pandemia, con la crisi generale, promuovere - senza necessità? - un dipendente del teatro, aumentandogli lo stipendio, non è proprio il massimo. In teatro c'è una direttore 'amministrativo', d'ora in avanti c'è anche un direttore generale: era proprio necessario?

Specie poi se si riflette,. e De Luca lo fa, anche sui non buoni rapporti del francese  Lissner con l'italianissimo, anzi napoletanissimo Riccardo Muti, la cui presenza in stagione ( prima con l'opera e poi con il concerto dei Wiener) fu annullata, per ragioni economiche.

 La nostra posizione sul caso è chiarissima, la esponemmo fin dai tempi di Lissner alla Scala ( costato circa 1 milione a stagione alla casse pubbliche): di Lissner se ne possono trovare tanti, di Muti è difficile, forse impossibile trovarne uno eguale, e perciò occorre tenerselo stretto. Dunque Lissner doveva e deve assumere diverso atteggiamento nei confronti del noto direttore, non il contrario. Ma Lissner non ci sente, e fa bene De Luca a farglielo notare.


Nessun commento:

Posta un commento