venerdì 8 maggio 2015

Piovani, Brunello, Chailly inneggiano al silenzio, ma poi suonano e parlano. A ruota libera. Perchè?

Bisognerebbe, in verità, andare ancora più indietro nel tempo per leggere un elogio del silenzio in termini esaltanti. Bisognerebbe andare a Cage. Ma, al momento, lo tralasciamo, e partiamo, per comodità, da Piovani. Il quale proprio sulla  salutare necessità del silenzio ha scritto sui grandi quotidiani, lamentando l'invasione del suono e del rumore. Ha ragione . Ormai non si può fare un passo senza che si sia costretti a sorbirsi immediatamente il sottofondo di una colonna sonora, quasi mai desiderata o richiesta, perfino nei bagni. C'è musica di sottofondo  a tavola nei ristoranti, all'aeroporto, nelle stazioni, nei negozi, dappertutto, al punto che un  nostro collega, idiota - come altro definirlo? - dalle pagine di Repubblica, in un Natale di non so quale anno, consigliava di mettere , come sottofondo, le Suite per violoncello di Bach - un 'pensiero' in musica - durante il pranzo di Natale, quello in cui le famiglie si riuniscono, bambini vocianti compresi.
 Più di recente  sulla stessa linea s'è mosso anche Mario Brunello, ottimo violoncellista e  sperimentatore musicale ed anche intelligente organizzatore. Lui s'è limitato a cantare la poesia del silenzio, quello che 'si ascolta' prima che inizi la musica o  nel corso di una esecuzione, con tutto il suo carico di tensione. Ad esso sembra che Brunello presti maggiore attenzione che alla musica. Ma allora perché suona? La coerenza dovrebbe spingerlo a immergersi nel 'suono' del silenzio, e rimanervi, rimandando ad altri  il 'suono della musica. E, invece no, lui si mette a suonare e del silenzio se ne scorda. Come se ne è certamente scordato, quando, sotto i fumi dell'alcool,  ha raccomandato, suggerendole,  le musiche da  abbinare ai vini per gustarli nella loro rotondità e pienezza. Roba non da poco. Beethoven con il barolo, Bach con il barbaresco, Vivaldi con il prosecco e via bevendo(si) anche  il cervello.
 A Brunello ci permettiamo di consigliargli la frequenza di uno dei tanti corsi - tema 'il silenzio è d'oro - che si tengono in una singolare università, ad Anghiari. Chissà che a diploma ottenuto, non ne tragga le conseguenze.
 Sul medesimo argomento - il silenzio -  torna a parlare Riccardo Chailly, nella biografia, fresca di stampa, scritta con Enrico Girardi,  ed edita da Rizzoli. Il silenzio - a leggere le due contemporanee anticipazioni ( uscite ieri sul 'Venerdì' di Repubblica, con una intervista al direttore, e sul 'Sette' del Corriere con una breve recensione) - sembra al centro dell'attenzione anche del direttore milanese che ora si è insediato di fatto alla Scala. Lui tiene talmente tanto al silenzio che le sue case, da quella in Engadina a quella al mare ed alle tante altre che sicuramente avrà, le sceglie sempre in luoghi dove si può aprire la finestra ed 'ascoltare il silenzio'. Povero cocco, verrebbe da dirgli. E poi, naturalmente, anche lui pontifica sul silenzio che precede l'inizio della musica, prima che  la sua bacchetta - costruita appositamente da un americano che fa questo di secondo lavoro oltre il contrabbassista - si alzi per dare il via alla  nobile cagnara.
 Dobbiamo confessarlo - e lo facciamo ben sapendo che anche a noi potrebbe essere rimproverata la scrittura di una biografia, quella di Pappano, dove però tante idiozie, per nostra fortuna e volontà, non si leggono, essendoci noi limitati a far conoscere un direttore salito prepotentemente alla ribalta internazionale - che neanche un rigo di ciò che abbiamo letto nei due articoli di ieri ci ha particolarmente interessato; anche perché sapevamo già tutto.
 Ecco un'altra occasione in cui si sbaglia a non stare zitti: quando si dicono e ridicono sempre le stesse cose. Uffa.

mercoledì 6 maggio 2015

Linda Lanzillotta, moglie di Bassanini, con la pancia piena bacchetta la Consulta sulle pensioni

Insomma, a detta dell'eminente parlamentare Lanzillotta, la Consulta nel dichiarare illegittimo il mancato adeguamento all'inflazione delle pensioni, voluto dal Governo Monti, e decretarne di conseguenza - nei modi e tempi che il Governo sta studiando - la restituzione degli arretrati e l'adeguamento, non ha difeso un altro sacrosanto diritto del governo di un paese, quello cioè di badare alla tenuta dei conti che con questa sentenza potrebbero nuovamente  traballare.
 E l'illustre parlamentare, Linda Lanzillotta, si infervora, nel farsi paladina dei conti pubblici e della tenuta generale dei conti INPS, e non dei diritti dei pensionati che hanno pensioni bassissime.
 Comodo, on. Lanzillotta,  consorte di Bassanini a capo della Cassa Depositi e Prestiti, ex parlamentare, pontificare sulle pensioni dei poveri, a pancia piena, come Lei e suo marito avete con i 40.000 Euro circa che ogni mese, piove o tira vento, entrano in casa.
Ha mai lavorato Lei al di fuori della politica? Sa come ci si trova quando i pochi soldi anche da pensione, comunque sudati, non bastano  a sopravvivere, mentre lei con quei 40.000 circa che ogni mese, in coppia con il consorte, ritira , non solo sopravvive  ma vive alla grande?
 Forse  ha paura che - come si va ventilando - la restituzione delle briciole ai pensionati avvehga attraverso un prelievo, sempre sulle pensioni, ma di quelle più alte? E perché no, anche sui compensi che Lei e suo marito percepite? Non sarebbe più giusto e più equo, anche per salvaguardare la tenuta dei conti pubblici, che le sta tanto a cuore? Rifletta, on Lanzillotta, dalla pancia piena,  rifletta, lei e rifletta anche suo marito. Che, per sua fortuna, tace sull'argomento.
 

lunedì 4 maggio 2015

Mazzi e Presta che c'entrano con il Concerto in Piazza Duomo con l'Orchestra della Scala, trasmesso da Rai1, per l'apertura di Expo 2015?

Non ci crediamo ancora a quel che abbiamo letto sul Corriere, nella rubrica del lunedì di Aldo Grasso, ' A fil di rete'. E cioè che ad organizzare il Concerto di Rai1 con l'Orchestra della Scala , Armiliato sul podio ed una schiera di illustri solisti, a cominciare da Andrea Bocelli, e che ha avuto un enorme successo, quasi 6.400.000 telespettatori, siano stati Gianmarco Mazzi e Lucio Presta. Che c'entrano i due ?
 Il primo  ha a che fare con Sanremo e qualche cantante, come Gianni Morandi, il secondo con presentatori tv ( Bonolis, Clerici) ed alcuni attori. Ma in Piazza Duomo c'era l'Orchestra della Scala, c'erano cantanti con i quali il Mazzi non ha mai avuto nulla da spartire e soprattutto si trattava di un concerto dal quale i due dovevano girare alla larga, mentre qualcuno li ha chiamati.
  Presta aveva invece altre ragioni. Presto detto: la presenza sul palco di Bonolis e Clerici come presentatori, l'unica nota stonata della serata, con le gags di Bonolis ed anche qualche volgarità, e la Clerici, intirizzita dal freddo, nonostante fosse ben infagottata, e chiamata a  leggere quattro cosette. Per non dire degli strafalcioni di Bonolis, dei quali forse né lui né Mazzi e neppure Presta si sono neanche accorti. Esemplare quello sul rondò di Mozart 'Alla turca' suonato da Lang Lang, che secondo Bonolis era un 'concerto' per pianoforte, invece che una sonata ( un tempo di sonata, l'ultimo nel nostro caso, della sonata n.11). Cose simili non sono tollerabili nel corso di un concerto classico in una occasione di grande rilevanza, come l'apertura dell'Expo, trasmesso in Mondovisione. La Rai non aveva i mezzi per organizzare in proprio quel concerto? Orchestra  e Coro erano della Scala, ed il concerto al Teatro milanese faceva capo  anche per la locandina e gli artisti presenti. E allora che c'entrava  la strana coppia? Ha allestito il palco, curato l'illuminazione, la diffusione audio - quest'utlima la Rai sa fare benissimo con i suoi bravi tecnici.
 L'Espresso un paio di anni fa, a ridosso di Sanremo, raccontò le gesta di Mazzi, sponsorizzato da Gasparri, poi anche da La Russa ecc. ed anche dello sbarco armato di Presta in tv.
"Evidentemente l'Auditel giustifica i mezzi. A condurre le danze ormai sono personaggi abili e disinvolti come Mazzi e Presta, mentre la struttura pubblica abdica al proprio ruolo. Non a caso nei giorni del Festival Rai e Mediaset hanno sospeso qualsiasi serio tentativo di contro-programmazione. E così l'edizione 2012 sembra quasi una sfida di Mazzi con se stesso. Impermeabile alle critiche e alle polemiche, il direttore del Festival aspetta solo il risultato televisivo. Tra tanti cantanti in gara, l'unico vincitore annunciato è lui: il veronese di Sanremo."
Ora i due ascriveranno alla propria presenza il successo di quel concerto che ,sia chiaro a chi li assumerà per un altro concerto del genere, loro con quel successo c'entrano come i cavoli... del proverbio.

domenica 3 maggio 2015

La buona scuola. Peggio della Gelmini c'è solo la Gelmini, 'faccia tosta'

Dopo i disastri che ha procurato in tutti i modi, compresi quelli di immagine, quand'era ministro, la Gelmini, Maria Stella, ha anche il coraggio di parlare e criticare quello che il Governo non ha ancora fatto, dimenticando che se la scuola è oggi nelle condizioni disastrose in cui è, qualche responsabilità ce l'ha avuta anche lei. Ed, invece, se ne dimentica. Critica il governo che non assume tutti i cosiddetti aventi diritto - il termine 'diritto' ricorre spesso sulle bocche di molti e nelle pagine di giornali in questi ultimi tempi,  quasi sempre a sproposito.  La usano soprattutto coloro che intendono difendere con l'espressione 'diritti acquisiti', privilegi che la classe politica s'è data, e la usano esclusivamente i privilegiati, perchè tutti gli altri non hanno diritti ed anche quei pochi e miseri, acquisiti una volta, nessuno assicura che lo saranno per sempre.
 Alla Gelmini 'faccia tosta', nel tempo sono succeduti al dicastero di Viale Trastevere rettori universitari, da Profumo alla Carrozza ed ora la Giannini, che con la Gelmini può fare solo rima, e nient'altro, visto che lei all'università di Perugia, da dove è stata presa,  c'è arrivata per meriti, non come la sua 'rimata'  che è andata a rubare la promozione all'esame di Stato per esercitare la professione forense in Calabria e non nella sua terra d'origine dove giustamente l'avrebbero bocciata, e così forse non l'avremmo avuta a Viale Trastevere.
 In una lunga intervista al Messaggero, 'faccia tosta' Gelmini' - che l'unica cosa che sa dire, e dice perciò sovente, è: 'il Presidente Berlusconi - interviene su tutti i temi caldi della scuola, dall'edilizia scolastica  - critica Renzi che ha promesso, come altrove, e non ha ancora fatto quasi nulla, mentre il governo del 'presidente Berlusconi' aveva  fatto una anagrafe sui lavori urgenti per mettere in sicurezza gli edifici scolastici. bella impresa!; al potere dei presidi- che Lei vuole e che la scuola non vuole concedere; ai precari da assumere - perchè non li assume tutti, non è giusto, dice 'faccia tosta' che ha tolto alla scuola anche i soldi per la carta igienica dei bagni, ed ha accorpato scuole che ha fatto diventare spesso, le singole classi, dei pollai,  governati da un solo insegnante ; ed interviene anche sulla carriera degli insegnanti che non hanno una vera progressione, con aumento di stipendio.
 Cara 'faccia tosta' che nei lunghi anni in cui 'il presidente Berlusconi' ti ha  graziato, hai imparato solo a vestirti meglio, a nostre spese, e pure cambiato parrucchiere, quando mai, se fossi rimasta nel tuo paesino, senza andare a rubare l'abilitazione in Calabria e senza  metterti a fare politica, avresti avuto quello che la politica ti ha dato e tu non hai in nessun modo restituito? Bene, 'faccia tosta' che cosa hai fatto per pagare gli insegnanti che ora fai finta di difendere? La tua difesa suona per la  scuola  come un' offesa. Agli altri ministri che ti sono succeduti ti unisce la medesima faccia tosta  con la quale avete  promesso di 'premiare il merito' anche economicamente e nessuno l'ha fatto. In questo caso, con tutta l'inefficienza dei governi  che hanno mandato a casa Berlusconi, il' presidente Berlusconi', un vantaggio, non da poco, è  quello di non dover più ascoltare le idiozie che andavi dicendo ogni volta che aprivi bocca su qualunque argomento che aveva a che fare con la formazione , il massimo quello sul tunnel che da Ginevra conduceva al Gran Sasso, quando parlavi dell'acceleratore di particelle che non produce quasi mai effetti di accelerazione sul cervello.

Turandot diretta da Chailly è stata un successo. Anche a Rai 5. Perchè non rimandare in onda 'All'Opera!' ?

Senza dubbio quella dell'altro ieri,  anche a causa del successo ottenuto, poteva a ragione considerarsi la serata inaugurale di stagione della Scala, mentre era soltanto la serata che inaugurava in teatro l'Expo milanese, con la Turandot diretta da Chailly; e la serata inaugurale di stagione è stata, come sempre il 7 dicembre, con il Fidelio, discusso, diretto da Barenboim.
L'opera pucciniana, con il finale scritto da Berio una decina di anni fa, che ha sostituito  a Milano quello  di Alfano in uso da sempre nei teatri,  ha avuto successo anche nella versione televisiva, trasmessa in diretta da Rai5, finalmente anche con una bella regia, affidata a Patrizia Carmine. Ha fatto nientemeno che il 2,52 % di share - un record per la rete - con 593.000 telespettatori, e, come ricorda nel suol articolo la Aspesi, con un picco, alle ore 22, di 733,235 spettatori e quasi il 3% di share. Davvero un successo che dovrebbe far  tornare i dirigenti Rai sui loro passi, e convincerli a  rimettere in palinsesto quella fortunata trasmissione andata in onda fra il 1999 e 2004, dal titolo 'All'Opera!', in seconda serata, su Rai 1, che di telespettatori ne faceva anche il doppio e, in taluni casi anche di più, di quelli  fatti da Rai 5, nella riuscita formula che alternava il racconto della trama, ad opera del suadente Antonio Lubrano - un successo personale che si aggiungeva  a quello degli anni di 'Mi manda Lubrano' - all'ascolto dei brani più belli del nostro melodramma. In tutto, in una durata, un'ora circa, compatibile con i tempi televisivi.
 Quella trasmissione, nonostante il successo, le proteste seguite alla sua cancellazione e le rassicurazioni dei dirigenti Rai di un tempo per un suo quasi immediato ritorno, sono trascorsi oltre dieci anni e nessuno si prende la responsabilità di rimetterla in onda. La si potrebbe ritrasmettere già così come è andata in onda allora, per sei estati conescutive, avendo in archivio quasi 60 titoli, fra i più popolari del melodramma e nelle realizzazioni registiche e scenografiche le più riuscite. Senza nessun costo aggiuntivo, magari  in cicli di dieci titoli per volta, come si faceva all'epoca.
  Forse a sottolineare negativamente che la Rai non lo fa, nonostante i proclami, viene ora il progetto sul melodramma  che reca la firma di Emanuela Giordano, regista e responsabile della 'Casa dei teatri' a Roma, la quale, nel rinato Teatro Torlonia della omonima villa, ha organizzato due mostre ed alcuni concerti sull'opera, intitolando il suo progetto 'All'Opera!', con il punto esclamativo - e non è detto che la Giordano non si sia ricordata,  in questa occasione, di quella bella nostra trasmissione ( già, perchè noi ne eravamo l'autore, e ne andiamo ancora fieri!).

Musica e Expo. Banalità e luoghi comuni duri a morire

Sempre così, quando si prospetta la possibilità di una nuova mangiatoia, e l'Expo milanese è una di queste, tutti in fila a mostrare la varietà di fieno disposti a fornire, se ben pagato. Così con il melodramma. Che la Scala possa per la prima volta nella sua storia moderna restare aperta ogni sera è una bella novità, nonostante che in un teatro con la fama di cui la Scala gode, e con la sua storia, dovrebbe essere la norma anche  fuori dall'Expo. Tuttavia che  la nuova dirigenza l'abbia capito è già un bel passo avanti.
 Ma in Italia non c'è solo la Scala. Ci sono tanti teatri, e festival e storiche istituzioni, ognuno con la sua programmazione 'To Expo'. Niente di nuovo, bensì programmazione normale  finita nel calendario Expo ' Very bello!'. Il massimo dell'invenzione italiana.
 E Torino vanta anche la presenza del Museo Egizio, oltre il Regio, al cui sovrintendente Vergnano, ricordate questo nome, all'estero chiedono l'autografo; e Venezia risponde con la Fenice; Verona con tutte le opere che hanno fatto grande il nostro anfiteatro lirico, quasi che ne abbia bisogno, visto che di suo è già tanto grande ( e pure riesce a chiudere i bilanci in passivo. Un vero record!). E con queste tre città facilmente raggiungibili da Milano, il cerchio di ' pronto soccorso'  melodrammatico all'Expo si chiude.
 Il dato più interessante della programmazione di questi teatri 'To Expo' è la riscoperta e riproposta del grande repertorio, quello stesso grande repertorio che i nostri teatri in periodi di normale programmazione  prendono sottogamba, perchè il più delle volte nella formulazione del cartellone prevale  la  proposta di titoli  poco noti, riscoperti, che fanno la gioia di critici e direttori artistici ma non del botteghino.
E poi ci sono i festival sui quali svetta quello di Macerata, che si svolge nella sua Arena, che il poliedrico direttore artistico, Francesco Micheli, nel suo momento massimo di celebrità, ha intitolato ' nutrire l'anima', mettendo in cartellone tre titoli che prevedono un banchetto. Quando abbiamo appreso la notizia un brivido ha percorso la nostra schiena. Micheli lavora anche a Bergamo, dove vuol far riscoprire Donizetti, e per questo ha pensato di addobbare le vetrine ed anche altro con gli elementi di un'opera donizettiana. Mamma mia, che cosa meravigliosa.
  Poi c'è il capitolo dei nostri operisti di bandiera quelli che vengono sempre intervistati, per ogni occasione. Due fra tutti, Battistelli (autore della già famosa 'CO2' attesa alla Scala, il prossimo 16 maggio, che ora ribadisce la sua volontà di presentarsi alle prossime elezioni come sindaco del suo borgo natio, Albano laziale. Ma dove troverà il tempo per fare il compositore, il direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, condirettore artistico, appena nominato, dell'Opera di Roma, consigliere di amministrazione dell'Accademia di santa Cecilia, presidente della Barattelli dell?Aquila ecc... ecc... ) e Tutino (autore di un'opera da un testo di Sandor Marai, Le braci, che il suo amico ed ex dipendente, Triola -  al Comunale di Bologna - porta al Festival della Valle d'Itria, dove è direttore artistico, lui che è già direttore generale dell'Opera di Firenze, dove pure approderà quest'opera la prossima stagione). Tutino  fra breve presenterà 'La ciociara', a San Francisco che l'anno prossimo vederemo ed ascolteremo anche a Torino. Lui ha detto che in America gli hanno espressamente  chiesto di far sentire il canto 'italiano', e lui sicuramente lo farà.
Ci piacerebbe che una volta tanto, proprio in omaggio all'Expo, ed ai suoi temi ecologici, anche nel mondo del melodramma si respirasse un pò di aria pura, senza questi intrecci poco puliti, qualche volta asfissianti, come l'anidride carbonica  assunta ad emblema della sua opera da Battistelli, e le occupazioni spudorate di posizioni di potere ed altro ancora che tante, troppe volte abbiamo denunciato.
 Per la serie delle banalità, infine, anche Giuseppe Sala - che è riuscito a mostrare al mondo l'Expo completato alla data del 1 maggio - ha fatto conoscere la sua 'lista degli altri', ovvero quella delle musiche del cuore e della vita. Nella sua vita s'è nutrito a pane e Bennato, Vasco, Bowie, Davis ecc... E il 'Bel Canto italiano' dott. Sala. Non è il nostro vanto nel mondo, al quale inneggia anche  'Sette' di questa settimana, con una articolo a firma di Eliana Liotta, dal quale abbiamo rubato banalità e luoghi comuni che vi  abbiamo appena elencato?

venerdì 1 maggio 2015

Dalla Scala, su Rai5, per la Turandot di Puccini diretta da Chailly, Maria Concetta Mattei. La bella, però, deve imparare.

 Rai5 sta trasmettendo in questi minuti la Turandot dalla Scala che inaugura ufficialmente l'Expo 2015 di Milano, con la direzione di Riccardo Chailly. Maria Concetta Mattei,  'la bella', è rimasta sola dopo che dall'Ongaro è stato eletto presidente/sovrintendente/ direttore artistico di Santa Cecilia. A proposito, fra qualche mese, quando  dall'Ongaro farà solo il presidente sovrintendente direttore artistico di Santa Cecilia ( che è già tanto.  Ma anche al di sopra delle sue possibilità e capacità?) risentiamoci, perché nessuno più si ricorderà di lui, non vedendolo più in tv.
 E' la sorte di tanti che non brillano soprattutto di luce propria e che quando non hanno più la luce riflessa ( in questo caso della tv, in altri della radio o dei giornali) spariscono dall'orizzonte.
 Rai 5 l'ha sostituito con Harvey Sachs, studioso di Toscanini, almeno nel caso della Turandot dalla Scala.
C'era proprio bisogno di ricorrere ad uno studioso che vive all'estero e parla l'italiano come lo parla un americano? quanti italiani avrebbero potuto  fare bene e forse anche meglio ciò che Sachs fa alla sua maniera bene, ma certo non in modo inappuntabile? Sachs lo conosciamo bene, in passato ha scritto anche per una nostra rivista, più volte ( per Piano Time), ed ora ogni tanto scrive anche per Il Sole 24 Ore, corrispondenze dagli USA delle quali  potrebbe fare a meno senza nessun danno il lettore italiano.
 Per restare nel capitolo 'esterofilia', Rai5 è ricorsa, ma solo per farle leggere quattro cose, ad un'allieva egiziana dell'Accademia della Scala, la cui scelta è naturalmente caduta su di lei, immaginiamo a causa della sua bellezza ridondante.
 Ma  è alla Mattei che desideriamo rivolgere qualche consiglio. Lei ormai è diventata il volto ufficiale di Rai5, ed in tale ruolo bisogna che un pò di cose le impari subito, e se non ne è capace da sola, è necessario che qualcuno gliele insegni. Perchè dice: 'i professori e i musicisti di qui della Scala'? Deve dire 'l'orchestra della Scala', e poi, per favore, possible che nessuno le ha spiegato che Turandot si pronuncia così come è scritto, compresa la 't' finale.
 Per favore impari e presto, non faccia continui strafalcioni che offuscano la sua bellezza.
 Consiglio disinteressato ed amichevole.

Intervalli.
 Da sempre rappresentano i momenti in cui uno può anche vergognarsi di appartenere al genere umano per la banalità che li attraversa. Si ascoltano  le domande più idiote, banali ed ovvie, per farsi dire la risposta che è già scritta in copione ( poi non si ascolta la risposta e si prosegue con quello che è scritto sul copione), senza nessuna sorpresa possibile, come quelle che si fanno ai bambini, di cui si conosce la risposta, ma che poi, non appena i bambini crescono e capiscono, si smette di fargliele per non ricevere rispostacce.
 Maria Concetta, perdoni, che c'entra Marchesi o la responsabile di quella onlus che si dedica ai poveri? E Gabriele Ferraris deve proprio rispondere sui telefonini?  e a Pereira non poteva chiedere qualcosa di meno banale?
Dal suo  palchetto, poi, Sachs fa domande così contorte che i suoi interlocutori, quando non vengono interrotti, finalmente ci dicono qualcosa che non sapevamo e che ci fa piacere apprendere, come  ha fatto Michele Girardi, massimo studioso pucciniano di oggi ( che però dopo aver detto della modernità di Puccini, avrebbe dovuto spiegarci perchè mai Claudio Abbado, il moderno, non lo abbia mai voluto dirigere, e così pure della Scala di Lissner che lo ha praticamente ignorato, come ha  messo in secondo piano Verdi) o la curatrice dell'epistolario pucininano, alla quale  ha fatto una  domanda, senza attendere la risposta perchè dall'auricolare gli hanno richiesto la linea (ecco dove sta l'improvvisazione, insopportabile in simili occasioni!).
 Interessante, per fortuna, l'intervista preregistrata al regista che ci ha dato l'unica notizia interessante e cioè che, prima ancora che Berio cominciasse la scrittura del nuovo finale per Turandot. lui lo abbia incontrato a Roma, per dirgli della sua regia, anticipandogli che avrebbe voluto lasciare in scena fino alla fine Liù, che aveva fatto sgorgare l'amore dal petto di Turandot, con il suo sacrificio. A Berio, ha detto Lehnhoff, l'idea inizialmente non piacque, poi man mano che cominciò a scrivere il nuovo finale, quell'idea lo convinse.

La Mattei, ancora Lei, s'è presa una piccola rivincita, facendoci sapere, a proposito della pronuncia di Turandot, che Puccini e Toscanini pronunciavano 'Turando' - chi glielo ha detto? - e dunque Lei ha continuato a pronunciare Turando. Ma si deve pronunciare Turandot. comunque, cara Mattei.
 Regia televisiva attenta e preziosa di Patrizia Carmine - finalmente! - applausi per tutti ma soprattutto per Maria Agresta ( Liù) nonostante  venga da Vallo Lucano, come ha precisato la colta Mattei. Calaf il meno convincente, anche per il colore della sua voce.
Bella e convincente la regia generale dell'opera, come anche le scene tutte o di 'fuoco' o di 'tenebra', e assai precisa e tesa la direzione di Chailly, alla fine applaudito anche lui a lungo, perfino dai suoi stessi orchestrali. Cosa rara! Gli auguriamo che duri. Perchè quando si ha un incarico così importante nella città in cui si è nati e cresciuti, e nell'orchestra nella quale potrebbero esserci anche molti compagni di studi, il feeling iniziale può finire, come molte storie insegnano.Successo e lunghissimi applausi.
 Auguri a Chailly per la sua permanenza alla Scala.

P.A. Successo per la diretta dalla Scala della Turandot, che è stata seguita da 593.000 telespettatori, con un share del 2.52%, specie se si considera la share medio di Rai5.