Sempre così, quando si prospetta la possibilità di una nuova mangiatoia, e l'Expo milanese è una di queste, tutti in fila a mostrare la varietà di fieno disposti a fornire, se ben pagato. Così con il melodramma. Che la Scala possa per la prima volta nella sua storia moderna restare aperta ogni sera è una bella novità, nonostante che in un teatro con la fama di cui la Scala gode, e con la sua storia, dovrebbe essere la norma anche fuori dall'Expo. Tuttavia che la nuova dirigenza l'abbia capito è già un bel passo avanti.
Ma in Italia non c'è solo la Scala. Ci sono tanti teatri, e festival e storiche istituzioni, ognuno con la sua programmazione 'To Expo'. Niente di nuovo, bensì programmazione normale finita nel calendario Expo ' Very bello!'. Il massimo dell'invenzione italiana.
E Torino vanta anche la presenza del Museo Egizio, oltre il Regio, al cui sovrintendente Vergnano, ricordate questo nome, all'estero chiedono l'autografo; e Venezia risponde con la Fenice; Verona con tutte le opere che hanno fatto grande il nostro anfiteatro lirico, quasi che ne abbia bisogno, visto che di suo è già tanto grande ( e pure riesce a chiudere i bilanci in passivo. Un vero record!). E con queste tre città facilmente raggiungibili da Milano, il cerchio di ' pronto soccorso' melodrammatico all'Expo si chiude.
Il dato più interessante della programmazione di questi teatri 'To Expo' è la riscoperta e riproposta del grande repertorio, quello stesso grande repertorio che i nostri teatri in periodi di normale programmazione prendono sottogamba, perchè il più delle volte nella formulazione del cartellone prevale la proposta di titoli poco noti, riscoperti, che fanno la gioia di critici e direttori artistici ma non del botteghino.
E poi ci sono i festival sui quali svetta quello di Macerata, che si svolge nella sua Arena, che il poliedrico direttore artistico, Francesco Micheli, nel suo momento massimo di celebrità, ha intitolato ' nutrire l'anima', mettendo in cartellone tre titoli che prevedono un banchetto. Quando abbiamo appreso la notizia un brivido ha percorso la nostra schiena. Micheli lavora anche a Bergamo, dove vuol far riscoprire Donizetti, e per questo ha pensato di addobbare le vetrine ed anche altro con gli elementi di un'opera donizettiana. Mamma mia, che cosa meravigliosa.
Poi c'è il capitolo dei nostri operisti di bandiera quelli che vengono sempre intervistati, per ogni occasione. Due fra tutti, Battistelli (autore della già famosa 'CO2' attesa alla Scala, il prossimo 16 maggio, che ora ribadisce la sua volontà di presentarsi alle prossime elezioni come sindaco del suo borgo natio, Albano laziale. Ma dove troverà il tempo per fare il compositore, il direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, condirettore artistico, appena nominato, dell'Opera di Roma, consigliere di amministrazione dell'Accademia di santa Cecilia, presidente della Barattelli dell?Aquila ecc... ecc... ) e Tutino (autore di un'opera da un testo di Sandor Marai, Le braci, che il suo amico ed ex dipendente, Triola - al Comunale di Bologna - porta al Festival della Valle d'Itria, dove è direttore artistico, lui che è già direttore generale dell'Opera di Firenze, dove pure approderà quest'opera la prossima stagione). Tutino fra breve presenterà 'La ciociara', a San Francisco che l'anno prossimo vederemo ed ascolteremo anche a Torino. Lui ha detto che in America gli hanno espressamente chiesto di far sentire il canto 'italiano', e lui sicuramente lo farà.
Ci piacerebbe che una volta tanto, proprio in omaggio all'Expo, ed ai suoi temi ecologici, anche nel mondo del melodramma si respirasse un pò di aria pura, senza questi intrecci poco puliti, qualche volta asfissianti, come l'anidride carbonica assunta ad emblema della sua opera da Battistelli, e le occupazioni spudorate di posizioni di potere ed altro ancora che tante, troppe volte abbiamo denunciato.
Per la serie delle banalità, infine, anche Giuseppe Sala - che è riuscito a mostrare al mondo l'Expo completato alla data del 1 maggio - ha fatto conoscere la sua 'lista degli altri', ovvero quella delle musiche del cuore e della vita. Nella sua vita s'è nutrito a pane e Bennato, Vasco, Bowie, Davis ecc... E il 'Bel Canto italiano' dott. Sala. Non è il nostro vanto nel mondo, al quale inneggia anche 'Sette' di questa settimana, con una articolo a firma di Eliana Liotta, dal quale abbiamo rubato banalità e luoghi comuni che vi abbiamo appena elencato?
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domenica 3 maggio 2015
Musica e Expo. Banalità e luoghi comuni duri a morire
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sabato 13 dicembre 2014
E la santa sta a guardare. Il giorno del giudizio all'Accademia di Santa Cecilia di Roma è rimandato di un mese. I due litiganti: Dall'Ongaro e Battistelli
Anche la seconda tornata di votazioni per l'elezione del Presidente/Sovrintendente/Direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia si è chiusa con un nulla di fatto. Le urne hanno dato i seguenti risultati: Dall'Ongaro, voti 20; Battistelli voti 18, Cagli voti 7. Molto diversi dalla prima tornata di elezioni, il 12 ottobre scorso, quando i risultati erano stati: Dall'Ongaro, voti 18, Battistelli, voti 10, Cagli voti 10. Questa volta gli aventi diritto erano 62, hanno votato in 53, e quindi ci sono state una decina di schede fra nulle e in bianco. Anche in Accademia spira il vento dell'astensione.
Da quel che scrive Cappelli, sul 'Corriere della Sera' di oggi - il quale Cappelli riferisce naturalmente la storia dalla parte di Dall'Ongaro e Cagli - Battistelli si sarebbe dato molto da fare ingaggiando una lotta silenziosa ma senza quartiere e senza sconti per nessuno, guadagnando ben 8 voti rispetto alla prima votazione, mentre Cagli ne avrebbe persi 3, e Dall'Ongaro ne avrebbe acquisiti 2 appena. Resta ancora aperta la lotta fra i due contendenti, essendo ormai fuori gioco Cagli, al quale (sempre per stare a ciò che scrive Cappelli) verrebbe riservata una carica onorifica, una specie di 'Presidente onorario a vita' o 'Presidente emerito' che farebbe il paio con quell'altro incarico, comico, che hanno dato a Muti all'Opera. Ma di ambedue le eventuali cariche onorifiche non v'è traccia nello statuto dell'Accademia, a meno che non si pensi a lui come 'protettore' dell'Opera studio, popolata di fedelissimi di Cagli - sempre che Battistelli, se vincitore, non decida di chiuderla.
E' evidente che chi ipotizza tale riconoscimento postumo per Cagli non può che essere Dall'Ongaro - suggeritore di Cappelli - il quale a Cagli deve tutto compresa la sua ascesa al gradino di poco meno alto di quello di Cagli stesso, e cioè la Vice presidenza. Certamente, se vince Battistelli, Cagli - che di lui alla precedenti elezioni che lo confermarono per l'ennesima volta alla presidenza, aveva detto che non 'era capace neanche di organizzare un concerto' - deve prendere un fugone che lo porterà lontano dall'Accademia e forse anche da Roma. A meno che altre ragioni di appartenenza dei due - e chi legge sa già di cosa parliamo - non consiglino al vincitore di essere meno crudele con lo sconfitto - che poi sconfitto non è, visto che sono quasi vent'anni che si è tenuto incollato a quella poltrona - e di graziarlo, pur tenendolo a distanza, e senza infierire.
La terza votazione, con l'abbassamento del quorum potrebbe essere, anzi certamente sarà la volta buona. Come accadde per Cagli, al suo ritorno in Accademia, dopo la morte di Berio, quando si pensava che al compositore sarebbe succeduto Sergio Perticaroli, al quale venne fatta pagare la chiamata in Accademia come consulente per la direzione artistica, di Hans Landesmann. Gli accademici, tutti musicisti, non glielo perdonarono a Perticaroli ed elessero, alla terza votazione quando il quorum era di metà più uno dei votanti e dunque abbastanza basso, Cagli. Il quale poi ha ottenuto per altre tre votazioni il il gradimento degli accademici, ma non di tutti, se stiamo alle lettere aperte, inviate a lui ed agli accademici, dell'ottobre scorso (pubblicate integralmente da Music@, il noto bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila) dove si denunciavano comportamenti non del tutto specchiati, addirittura voto di scambio e favori per coloro che costituivano il 'cerchio magico' di santa Cecilia, povera santa, e di Cagli.
Nelle passate settimane, riflettendo sui futuri assetti di Santa Cecilia abbiamo scritto che saremmo più contenti se Battistelli continuasse a scrivere l'ennesimo film - pardon: opera! - e venisse eletto Dall'Ongaro. Semplicemente perché così libererebbe un bel pò di posti che ora tiene occupati, tutti stretti nelle sue mani, e tutti a motivo della sua dilagante presenza in RAI, e si decidesse ad uscire finalmente anche dagli schermi televisivi che ha invaso, con sprezzo del comune pudore.
Ora la lotta fra i due fratelli/coltelli sembrerebbe favorire l'ascesa di Battistelli, stando all'enorme salto che ha fatto dalla prima alla seconda tornata di elezioni. Anche se ci sono i voti che, alla terza votazione, Cagli potrebbe convogliare sul suo candidato, Dall'Ongaro, inviso a molti in Accademia - come si legge sempre in quelle lettere aperte, a firma anche del Cardinale Bartolucci, oggi defunto.
Vuoi vedere, sussurra qualcuno, che i due fratelli si mettono d'accordo per occupare le due cariche più alte, riformando lo statuto, per separare la figura del sovrintendente da quella del direttore artistico: Battistelli sulla poltrona più alta, e Dall'Ongaro in quella di direttore artistico, anche per dare ascolto all'opinione di Cagli che non ritiene Battistelli (che aveva già preannunciato la sua volontà di separare le due cariche) capace di organizzare neanche un concerto. In questo caso i due, apparentemente avversari, avrebbero fatto fesso Cagli, dandogli il benservito. In effetti Battistelli, sebbene un concerto, a dispetto di Cagli, sappia organizzarlo, nelle brevissime esperienze che ha avuto da direttore artistico ( Arena di Verona) ha fatto sfracelli, quando ha dichiarato apertamente che quella immensa platea popolare doveva diventare una specie di 'Biennale Musica' veronese, con grande attenzione alla musica d'oggi. La presenza della musica d'oggi a Santa Cecilia, con il tandem Battistelli/Dall'Ongaro, sarebbe garantita da Dall'Ongaro, che nella musica d'oggi sa come muoversi. E non chiedeteci perché. Vi basti sapere che egli è anche il responsabile della musica di Radio Tre,
In tutta sincerità non sappiamo che piega prenderà la prossima tornata di votazioni, perchè i due con-fratelli sono a distanza ravvicinata e basterebbero uno o due voti per decretare, al terzo turno, la vittoria dell'uno o dell'altro.
Sinceramente, non sappiamo più quale preferire come sconfitto. A noi basterebbe che in Accademia si avesse a respirare un'aria più tranquilla e pulita, si vedessero circolare facce nuove, che venissero infranti patti e schemi che da troppo tempo vi dominano, e, per quel che ci riguarda direttamente, non si continuasse, anche dopo Cagli, il volgare, vergognoso ed illecito ostracismo nei confronti di chi - come, ad esempio, noi - scriviamo cose che all'attuale dirigenza non vanno proprio giù, e che, per questo, ci fa negare, dall'incaricata di turno, il biglietto stampa con scuse vergognose, ma porte sempre con la grazia dell' ipocrisia, in obbedienza al padrone di turno.
Da quel che scrive Cappelli, sul 'Corriere della Sera' di oggi - il quale Cappelli riferisce naturalmente la storia dalla parte di Dall'Ongaro e Cagli - Battistelli si sarebbe dato molto da fare ingaggiando una lotta silenziosa ma senza quartiere e senza sconti per nessuno, guadagnando ben 8 voti rispetto alla prima votazione, mentre Cagli ne avrebbe persi 3, e Dall'Ongaro ne avrebbe acquisiti 2 appena. Resta ancora aperta la lotta fra i due contendenti, essendo ormai fuori gioco Cagli, al quale (sempre per stare a ciò che scrive Cappelli) verrebbe riservata una carica onorifica, una specie di 'Presidente onorario a vita' o 'Presidente emerito' che farebbe il paio con quell'altro incarico, comico, che hanno dato a Muti all'Opera. Ma di ambedue le eventuali cariche onorifiche non v'è traccia nello statuto dell'Accademia, a meno che non si pensi a lui come 'protettore' dell'Opera studio, popolata di fedelissimi di Cagli - sempre che Battistelli, se vincitore, non decida di chiuderla.
E' evidente che chi ipotizza tale riconoscimento postumo per Cagli non può che essere Dall'Ongaro - suggeritore di Cappelli - il quale a Cagli deve tutto compresa la sua ascesa al gradino di poco meno alto di quello di Cagli stesso, e cioè la Vice presidenza. Certamente, se vince Battistelli, Cagli - che di lui alla precedenti elezioni che lo confermarono per l'ennesima volta alla presidenza, aveva detto che non 'era capace neanche di organizzare un concerto' - deve prendere un fugone che lo porterà lontano dall'Accademia e forse anche da Roma. A meno che altre ragioni di appartenenza dei due - e chi legge sa già di cosa parliamo - non consiglino al vincitore di essere meno crudele con lo sconfitto - che poi sconfitto non è, visto che sono quasi vent'anni che si è tenuto incollato a quella poltrona - e di graziarlo, pur tenendolo a distanza, e senza infierire.
La terza votazione, con l'abbassamento del quorum potrebbe essere, anzi certamente sarà la volta buona. Come accadde per Cagli, al suo ritorno in Accademia, dopo la morte di Berio, quando si pensava che al compositore sarebbe succeduto Sergio Perticaroli, al quale venne fatta pagare la chiamata in Accademia come consulente per la direzione artistica, di Hans Landesmann. Gli accademici, tutti musicisti, non glielo perdonarono a Perticaroli ed elessero, alla terza votazione quando il quorum era di metà più uno dei votanti e dunque abbastanza basso, Cagli. Il quale poi ha ottenuto per altre tre votazioni il il gradimento degli accademici, ma non di tutti, se stiamo alle lettere aperte, inviate a lui ed agli accademici, dell'ottobre scorso (pubblicate integralmente da Music@, il noto bimestrale edito dal Conservatorio dell'Aquila) dove si denunciavano comportamenti non del tutto specchiati, addirittura voto di scambio e favori per coloro che costituivano il 'cerchio magico' di santa Cecilia, povera santa, e di Cagli.
Nelle passate settimane, riflettendo sui futuri assetti di Santa Cecilia abbiamo scritto che saremmo più contenti se Battistelli continuasse a scrivere l'ennesimo film - pardon: opera! - e venisse eletto Dall'Ongaro. Semplicemente perché così libererebbe un bel pò di posti che ora tiene occupati, tutti stretti nelle sue mani, e tutti a motivo della sua dilagante presenza in RAI, e si decidesse ad uscire finalmente anche dagli schermi televisivi che ha invaso, con sprezzo del comune pudore.
Ora la lotta fra i due fratelli/coltelli sembrerebbe favorire l'ascesa di Battistelli, stando all'enorme salto che ha fatto dalla prima alla seconda tornata di elezioni. Anche se ci sono i voti che, alla terza votazione, Cagli potrebbe convogliare sul suo candidato, Dall'Ongaro, inviso a molti in Accademia - come si legge sempre in quelle lettere aperte, a firma anche del Cardinale Bartolucci, oggi defunto.
Vuoi vedere, sussurra qualcuno, che i due fratelli si mettono d'accordo per occupare le due cariche più alte, riformando lo statuto, per separare la figura del sovrintendente da quella del direttore artistico: Battistelli sulla poltrona più alta, e Dall'Ongaro in quella di direttore artistico, anche per dare ascolto all'opinione di Cagli che non ritiene Battistelli (che aveva già preannunciato la sua volontà di separare le due cariche) capace di organizzare neanche un concerto. In questo caso i due, apparentemente avversari, avrebbero fatto fesso Cagli, dandogli il benservito. In effetti Battistelli, sebbene un concerto, a dispetto di Cagli, sappia organizzarlo, nelle brevissime esperienze che ha avuto da direttore artistico ( Arena di Verona) ha fatto sfracelli, quando ha dichiarato apertamente che quella immensa platea popolare doveva diventare una specie di 'Biennale Musica' veronese, con grande attenzione alla musica d'oggi. La presenza della musica d'oggi a Santa Cecilia, con il tandem Battistelli/Dall'Ongaro, sarebbe garantita da Dall'Ongaro, che nella musica d'oggi sa come muoversi. E non chiedeteci perché. Vi basti sapere che egli è anche il responsabile della musica di Radio Tre,
In tutta sincerità non sappiamo che piega prenderà la prossima tornata di votazioni, perchè i due con-fratelli sono a distanza ravvicinata e basterebbero uno o due voti per decretare, al terzo turno, la vittoria dell'uno o dell'altro.
Sinceramente, non sappiamo più quale preferire come sconfitto. A noi basterebbe che in Accademia si avesse a respirare un'aria più tranquilla e pulita, si vedessero circolare facce nuove, che venissero infranti patti e schemi che da troppo tempo vi dominano, e, per quel che ci riguarda direttamente, non si continuasse, anche dopo Cagli, il volgare, vergognoso ed illecito ostracismo nei confronti di chi - come, ad esempio, noi - scriviamo cose che all'attuale dirigenza non vanno proprio giù, e che, per questo, ci fa negare, dall'incaricata di turno, il biglietto stampa con scuse vergognose, ma porte sempre con la grazia dell' ipocrisia, in obbedienza al padrone di turno.
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giovedì 26 giugno 2014
A Roma non servono i Rolling Stones, semmai il contrario
Il recente Concerto dei Rolling Stones
al Circo Massimo ha riproposto la questione della concessione di
spazi pubblici per manifestazioni di privati, come il concerto romano
al quale hanno partecipato 70.000 persone circa, e che ha reso
complessivamente agli organizzatori la considerevole somma di quasi
7.000.000 di Euro. Sette milioni di Euro, avete letto bene. Ma non è
su questo che si discute, bensì sul costo per gli organizzatori
dell'affitto di uno spazio pubblico dalla storia e monumentalità
straordinarie, universalmente riconosciute.
In tale circostanza il sindaco Marino
è apparso come persona che non è a conoscenza del valore del bene
che amministra, il Circo Massimo, che ha ceduto ai Rolling Stones al
costo di neppure 7.000 Euro. Quasi gratis. S'è giustificato che s'è
attenuto alle tariffe, anomale, ma in vigore, ed ha aggiunto a
parziale giustificazione per non aver richiesto un compenso più
adeguato ( i giornali, fra cui il Messaggero, hanno riportato i costi
di analoghe manifestazioni in altre capitali europee, dai quali si
evince che sono per lo meno venti o trenta volte superiori, nel
peggiore dei casi), che l'indotto del concerto, a vantaggio della
città di Roma ( dei privati, Marino!), raggiungeva la considerevole
somma – da molti contestata - di 25.000.000 di Euro. E poi lui e
qualche assessore o sindaco di municipio consideravano che Roma aveva
bisogno di un evento simile, almeno una volta l'anno.
Al sindaco Marino si potrebbe far
notare che il Campidoglio, dove si doveva svolgere l'adunanza ROM,
che poi è saltata, veniva concesso a 6.000 Euro, e solo per
qualche ora, a differenza di ciò che è accaduto al Circo Massimo,
con la sua vastissima superficie, occupato per quasi una settimana
per l'allestimento ed il suo smantellamento); ed anche che le varie
sale dell'Auditorium vengono concesse a cifre di parecchio superiori
a quella richiesta per il Circo Massimo.
Ma qui, oltre all'adeguamento del
valore economico dello sfruttamento di simili spazi, si vuole tornare
sul problema della concessione di spazi pubblici, quasi sempre di
grande valore storico ed architettonico, per manifestazioni che non
sono sempre all'altezza.
Sgombriamo subito il terreno
dall'opinione che qualunque cosa vi si faccia in detti spazi è
benvenuta perchè toglie ad essi l'aspetto museale, funereo, e li
rende nuovamente vivi. E' tale concezione assolutamente contraria ad
ogni logica che vuole detti spazi ospitare manifestazioni sempre
degne del loro passato e nel rispetto delle caratteristiche e della
monumentalità che, se non sfugge a nessuno dei visitatori stranieri,
non è ancora entrata nella mentalità di chi questi spazi pubblici
gestisce in Italia.
Esempi passati lo dimostrano senz'
ombra di dubbio. Quando negli anni Ottanta l'Arena di Verona portò
l'Aida alle Piramidi, ci fu una sollevazione internazionale per lo
sfregio, anche materiale, che le strutture spettacolari avevano
recato allo storico sito, mentre non v'è stata analoga
sollevazione, quando recentemente la Galleria Borghese di Roma ha
ospitato una cena di gala per raccogliere fondi in favore della
galleria medesima, ma che, per l'allestimento del catering il
piazzale antistante la galleria era stato deturpato. Lì sì è
voluto omaggiare la casta dei ricchi, potenti e mondani; al Circo
Massimo, la casta della 'ggente. Il risultato è lo stesso: uso
improprio di luoghi sacri alla storia, alla identità ed alla cultura
di un paese, con danni anche materiali, opportunamente occultati.
Ma c'è da aggiungere un altro
elemento, decisivo. Negli ultimi anni, e non solo in questi – come
abbiamo più volte segnalato – luoghi sacri per la nostra storia e
cultura s vengono regolarmente affittati per manifestazioni indegne
di essi, per lo meno non all'altezza del loro valore anche simbolico.
E non entriamo nella discussione di quanto venga fatto valere, da
parte dell'amministrazione, il loro conseguente valore commerciale.
Abbiamo più volte segnalato come
Villa Adriana di Tivoli abbia ospitato manifestazioni inqualificabili
del cosiddetto Festival EuroMediterraneo, e per diversi anni; e come
lo stesso Colosseo, monumento simbolo dell'Italia e di Roma, sia
stato concesso negli ultimi anni solo a Franco Mannino, per
l'esecuzione di una sua messa, a Paul Mc Cartney per un concerto
sponsorizzato da una nota industria ed, infine a Bocelli, per
raccogliere fondi per il Conservatorio dell'Aquila, i cui fondi,
qualche dopo il direttore del Conservatorio ancora reclamava;
potremmo aggiungere anche a questo elenco di inadeguati ed
inappropriati usi di luoghi storici, il gioiello del Cortile di
Sant'Ivo alla Sapienza, o il Chiostro del Bramante o Piazza del
Popolo offerta a Mediaset, da qualche anno, per un festival popolare.
Per la concessione a prezzi modici di questi luoghi vale anche la
comune appartenenza politica di amministratori ed organizzatori; in
particolare le Chiese e Basiliche romane, vengono concesse solo ad
organizzatori specializzati in manifestazioni dozzinali e,
contemporaneamente, in impeccabili baciamano ai prelati preposti.
Noi ci ostiniamo a sperare che la
svendita ed il cattivo uso di luoghi sacri alla nostra identità un
giorno possano cessare.
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