Accade sempre così, da che mondo è mondo, in Italia. Cambiano i capi bastone di importanti istituzioni e per far sapere al mondo italiano dell'avvenuto avvicendamento al vertice, si rifà il sito dell'Istituzione, come - nei telegiornali Rai - si rifà la grafica o la sigla (che non c'era nessun bisogno di cambiare) o lo studio dal quale si trasmette. Salvo poi a lasciare le istituzioni come erano ed i telegiornali con la stessa tecnica, logica e cadenza anteriori.
Non sappiamo se si tratta di un 'pesce d'aprile', ma temiamo di no, senonchè l'Opera di Roma affidata ora a Carlo Fuortes, in data 1 aprile 2015, ha bandito una gara per il rifacimento del sito ufficiale del teatro, per adeguarlo a quelli dei grandi teatri internazionali che non hanno mai pensato di esternalizzare orchestra e coro, mentre a Roma invece sì, l'hanno pensato e minacciato e dopo le pernacchie, anche ritirato, scusandosi. Non,senza scusarci, facendo finta di niente, anzi vantandosi.
Ma non era stato modificato già qualche mese fa, al primo approdo di Fuortes - fine 2013- in teatro, come commissario?
Crediamo di sì, da quando cioè egli ha affidato la cura dell'immagine dei titoli in cartellone ad un pittore che ha inondato il sito di immagini inquietanti. Ecco la stessa tecnica: cambire il sito per far restare tutto il resto così com'è.
Non è una grande spesa, perchè la base d'asta è di Euro 25.000. Ma c'era proprio bisogno? Non sarebbe stato più opportuno e logico rimettere in piedi e far correre veloce il teatro e poi, a risultati oggettivi raggiunti, cambiarne anche l'immagine?
No, per Fuortes - che ha sempre goduto di una stampa eccessivamente amica - era prioritario cambiare il sito. Lui, se non ha il sito nuovo, non riesce a far nulla di nuovo, oltre l'assunzione della Abbagnato a direttrice del corpo di ballo.
domenica 5 aprile 2015
E più di tutti lo Stato paga Pereira e dall'Ongaro. E Fuortes?
Finalmente anche il compenso del presidente sovrintendente e direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia - che da qualche mese è Michele dall'Ongaro, celebre compositore - è stato reso noto: 240.000 Euro annui, per i prossimi cinque anni. E già, cinque anni. L'Accademia, ricevuta l'autonomia di gestione, come del resto è stata riconosciuta anche alla Scala, allunga la durata in carica del suo presidente sovrintendente direttore artistico a cinque anni, gli anni in carica del nuovo Consiglio di Indirizzo, come richiesto dalle nuove disposizioni legislative.
Come dall'Ongaro viene compensato attualmente in Italia solo Alexander Pereira, sovrintendente della Scala, come dall'Ongaro sovrintendete ed anche direttore artistico. Con una bella differenza fra le due istituzioni e cioè che l'organizzazione di un teatro è enormemente maggiore e più impegnativa di quella di una istituzione sinfonica, il personale delle due istituzioni è numericamente assai diverso, in rapporto forse di 1 a 2, ed il bilancio dei due enti, anch'esso, distantissimo - naturalmente quello della Scala è di molto superiore, forse più del doppio.
Ma i due amministratori percepiscono il medesimo compenso annuo. Come mai? Semplicemente perchè - e questo vale soprattutto per santa Cecilia, tale compenso, alla fin fine , è lo stesso interessato a definirlo. In pratica il presidente sovrintendente direttore artistico se lo è attribuito facendo ratificare l'ammontare dal suo consiglio di amministrazione. Si pensi solo che Cagli percepiva oltre 300.000 Euro annui, prima che la legge prescrivesse che gli stipendi delle società pubbliche non avessero a superare quello del Presidente della repubblica.
Oltre Scala e Santa Cecilia, nessun'altra fondazione elargisce al suo capo in testa un compenso simile, neppure l'Arena di Verona che per la sua tipicità procura al sovrintendente altri, maggiori grattacapi. Il sovrintendente appena riconfermato, Girondini, percepisce 200.000 Euro, con la possibilità di aggiungervene altri 50.000, a seguito di risultati raggiunti. che, per l'Arena in specie, saranno irraggiungibili nei prossimi cinque anni, a causa della voragine nel suo bilancio; mentre Scala e Accademia hanno i bilanci in ordine.
Ciò che maggiormente colpisce, ragionando di tali cifre, e soprattutto restringendo il discorso a Santa Cecilia è che dall'Ongaro o qualunque altro gli succederà, percepirà lo stesso compenso annuo dell'amministratore delegato della Rai, come uscirà dalla riforma che in questi giorni si sta discutendo. E l'amministratore delegato della Rai, governa bilanci sul miliardo di Euro e forse più, ed un esercito di dipendenti che supera di gran lunga le 12.000 unità.
Mentre l'unico pensiero che ci consola è che il Presidente sovrintendente direttore artistico dell'Accademia percepisce lo stesso compenso del Presidente della repubblica e che non potrà mai superarlo, almeno per i prossimi cinque anni. Poi se anche il compenso del Presidente verrà aumentato per effetto dell'inflazione e dell'adeguamento al costo della vita, beh, allora anche il Presidente dell'Accademia- giustamente - potrà richiedere un adeguamento; altrimenti come fa a sopravvivere e ad arrivare alla fine del mese?
Nel ragionare di Milano , Verona e Quirinale, ci siamo dimenticati dell'altra fondazione romana, il Teatro dell'Opera, oberata di debiti, con dipendenti a cui si è decurtato lo stipendio, che ha un sovrintendente nuovo di zecca, Carlo Fuortes. Il quale vorrà certamente che gli venga confermato il compenso che aveva quando era solo Amministratore delegato di Musica per Roma e cioè la stessa cifra del Presidente della repubblica. Chiediamo venia per la distrazione e buon stipendio a tutti.
PRECISIAMO che Fuortes, percepisce dall'Opera di Roma uno stipendio per il 2015 di Euro 177.000, ai quali si aggiungono Euro 62.000, da gennaio a maggio, come amministratore delegato di Musica per Roma. Sommati, i due compensi, fanno 239.000 Euro per l'anno in corso. Come si può vedere, Fuortes costa molto meno di Pereira e dall'Ongaro: 1 ( scusate: 1.000 appena) Euro in meno per l'anno in corso, per il 2016 poi si vedrà. Forse si renderà necessario un adeguamento.
Come dall'Ongaro viene compensato attualmente in Italia solo Alexander Pereira, sovrintendente della Scala, come dall'Ongaro sovrintendete ed anche direttore artistico. Con una bella differenza fra le due istituzioni e cioè che l'organizzazione di un teatro è enormemente maggiore e più impegnativa di quella di una istituzione sinfonica, il personale delle due istituzioni è numericamente assai diverso, in rapporto forse di 1 a 2, ed il bilancio dei due enti, anch'esso, distantissimo - naturalmente quello della Scala è di molto superiore, forse più del doppio.
Ma i due amministratori percepiscono il medesimo compenso annuo. Come mai? Semplicemente perchè - e questo vale soprattutto per santa Cecilia, tale compenso, alla fin fine , è lo stesso interessato a definirlo. In pratica il presidente sovrintendente direttore artistico se lo è attribuito facendo ratificare l'ammontare dal suo consiglio di amministrazione. Si pensi solo che Cagli percepiva oltre 300.000 Euro annui, prima che la legge prescrivesse che gli stipendi delle società pubbliche non avessero a superare quello del Presidente della repubblica.
Oltre Scala e Santa Cecilia, nessun'altra fondazione elargisce al suo capo in testa un compenso simile, neppure l'Arena di Verona che per la sua tipicità procura al sovrintendente altri, maggiori grattacapi. Il sovrintendente appena riconfermato, Girondini, percepisce 200.000 Euro, con la possibilità di aggiungervene altri 50.000, a seguito di risultati raggiunti. che, per l'Arena in specie, saranno irraggiungibili nei prossimi cinque anni, a causa della voragine nel suo bilancio; mentre Scala e Accademia hanno i bilanci in ordine.
Ciò che maggiormente colpisce, ragionando di tali cifre, e soprattutto restringendo il discorso a Santa Cecilia è che dall'Ongaro o qualunque altro gli succederà, percepirà lo stesso compenso annuo dell'amministratore delegato della Rai, come uscirà dalla riforma che in questi giorni si sta discutendo. E l'amministratore delegato della Rai, governa bilanci sul miliardo di Euro e forse più, ed un esercito di dipendenti che supera di gran lunga le 12.000 unità.
Mentre l'unico pensiero che ci consola è che il Presidente sovrintendente direttore artistico dell'Accademia percepisce lo stesso compenso del Presidente della repubblica e che non potrà mai superarlo, almeno per i prossimi cinque anni. Poi se anche il compenso del Presidente verrà aumentato per effetto dell'inflazione e dell'adeguamento al costo della vita, beh, allora anche il Presidente dell'Accademia- giustamente - potrà richiedere un adeguamento; altrimenti come fa a sopravvivere e ad arrivare alla fine del mese?
Nel ragionare di Milano , Verona e Quirinale, ci siamo dimenticati dell'altra fondazione romana, il Teatro dell'Opera, oberata di debiti, con dipendenti a cui si è decurtato lo stipendio, che ha un sovrintendente nuovo di zecca, Carlo Fuortes. Il quale vorrà certamente che gli venga confermato il compenso che aveva quando era solo Amministratore delegato di Musica per Roma e cioè la stessa cifra del Presidente della repubblica. Chiediamo venia per la distrazione e buon stipendio a tutti.
PRECISIAMO che Fuortes, percepisce dall'Opera di Roma uno stipendio per il 2015 di Euro 177.000, ai quali si aggiungono Euro 62.000, da gennaio a maggio, come amministratore delegato di Musica per Roma. Sommati, i due compensi, fanno 239.000 Euro per l'anno in corso. Come si può vedere, Fuortes costa molto meno di Pereira e dall'Ongaro: 1 ( scusate: 1.000 appena) Euro in meno per l'anno in corso, per il 2016 poi si vedrà. Forse si renderà necessario un adeguamento.
Fine della storia d'amore fra Repetti, Bondi e Berlusconi
Come si possono dimenticare le terzine e quartine amorose rivolte da Bondi, non alla Repetti - l'amore con la quale è storia più recente - ma all'amatissimo Cavaliere? Bondi e Berlusconi non si sono fidanzati solo perchè il Cavaliere ha ben altre tendenze e, per il suo divertimento, preferisce serate culturali, stile bunga bunga, con una scolaresca di ragazze disposte a succhiargli ogni sillaba di saggezza che sgorga dalla sua bocca.
Poi... un giorno Bondi, il poeta del Cavaliere, incontra la sua Giulietta, la Repetti, senatrice. Per causa della intrusa insorgono i primi malumori fra il poeta ed il suo Cavaliere, quando il poeta ritiene che il Cavaliere non prenda in seria considerazione la sua Giulietta per incarichi di prestigio. Nel frattempo sia il poeta che la Giulietta sistemano le rispettive famiglie, profittando della generosità del cavaliere. Bondi, causa Repetti, si sente tradito; pian piano si defila, poi un certo giorno il devoto poeta veste l'abito di accusatore non più in versi in rima: Forza Italia è un cesso - non ha usato questo termine il poeta, anche per la difficile rima con altro - ma il senso era proprio questo - sbatte la porta e con lui anche la sua compagna. Escono da Forza Italia che accusano è percorsa da orde di banditi interessati solo al potere - mentre il poeta e la sua Giulietta no, mai!
A questo punto ci si aspetterebbe che si dimettano dagli incarichi parlamentari, dallo stesso Parlamento, per tornare ad essere cittadini normali, come normali non sono stati più dal momento in cui si sono messi al servizio del Cavaliere. No, loro abbandonano il gruppo di Forza Italia e confluiscono nel gruppo misto, perchè - così sostengono - non possono rinunciare al mandato degli elettori che li avrebbero eletti. Quando mai. Loro, come infiniti altri parlamentari non sono stati eletti bensì nominati dal padrone-cavaliere-capo partito.
E così, abbandonato l'amatissimo Cavaliere si ritirano in solitudine a piangere, lontano da lui, l'una sulla spalla dell'altro, lei e il suo compagno - così Giulietta parla del suo poeta ogni volta che lo nomina, mai con il cognome - con l'unica magra consolazione dei quasi 30.000 Euro mensili, che percepiscono da sempre, e da molti mesi senza che facciano alcunché, semplicemente per l'incarico eccessivamente retribuito da un popolo di scemi quali noi siamo. La Repetti un altro impiego l'ha trovato - le donne sono più intraprendenti dei maschi - è diventata una delle nuove starlette della tv, vi appare quasi ogni giorno, anche al posto di Bondi che non si fa più vedere e quando esce cammina muro muro.
Le statistiche dicono che oltre 200 parlamentari, nella presente legislatura, hanno già cambiato casacca, si sono cioè dimessi dai partiti che li hanno eletti. Se si fossero dimessi, come la decenza avrebbe richiesto, non solo dal loro partito ma dal Parlamento, che gran risparmio avremmo avuto. Invece no, si dimettono, vestono una casacca diversa, mentre il loro lauto immeritato stipendio continua a correre come fosse la cosa più normale, E non lo è.
Poi... un giorno Bondi, il poeta del Cavaliere, incontra la sua Giulietta, la Repetti, senatrice. Per causa della intrusa insorgono i primi malumori fra il poeta ed il suo Cavaliere, quando il poeta ritiene che il Cavaliere non prenda in seria considerazione la sua Giulietta per incarichi di prestigio. Nel frattempo sia il poeta che la Giulietta sistemano le rispettive famiglie, profittando della generosità del cavaliere. Bondi, causa Repetti, si sente tradito; pian piano si defila, poi un certo giorno il devoto poeta veste l'abito di accusatore non più in versi in rima: Forza Italia è un cesso - non ha usato questo termine il poeta, anche per la difficile rima con altro - ma il senso era proprio questo - sbatte la porta e con lui anche la sua compagna. Escono da Forza Italia che accusano è percorsa da orde di banditi interessati solo al potere - mentre il poeta e la sua Giulietta no, mai!
A questo punto ci si aspetterebbe che si dimettano dagli incarichi parlamentari, dallo stesso Parlamento, per tornare ad essere cittadini normali, come normali non sono stati più dal momento in cui si sono messi al servizio del Cavaliere. No, loro abbandonano il gruppo di Forza Italia e confluiscono nel gruppo misto, perchè - così sostengono - non possono rinunciare al mandato degli elettori che li avrebbero eletti. Quando mai. Loro, come infiniti altri parlamentari non sono stati eletti bensì nominati dal padrone-cavaliere-capo partito.
E così, abbandonato l'amatissimo Cavaliere si ritirano in solitudine a piangere, lontano da lui, l'una sulla spalla dell'altro, lei e il suo compagno - così Giulietta parla del suo poeta ogni volta che lo nomina, mai con il cognome - con l'unica magra consolazione dei quasi 30.000 Euro mensili, che percepiscono da sempre, e da molti mesi senza che facciano alcunché, semplicemente per l'incarico eccessivamente retribuito da un popolo di scemi quali noi siamo. La Repetti un altro impiego l'ha trovato - le donne sono più intraprendenti dei maschi - è diventata una delle nuove starlette della tv, vi appare quasi ogni giorno, anche al posto di Bondi che non si fa più vedere e quando esce cammina muro muro.
Le statistiche dicono che oltre 200 parlamentari, nella presente legislatura, hanno già cambiato casacca, si sono cioè dimessi dai partiti che li hanno eletti. Se si fossero dimessi, come la decenza avrebbe richiesto, non solo dal loro partito ma dal Parlamento, che gran risparmio avremmo avuto. Invece no, si dimettono, vestono una casacca diversa, mentre il loro lauto immeritato stipendio continua a correre come fosse la cosa più normale, E non lo è.
Italia-India: Cabella, i due Marò. Storie di ordinaria anomalia con finale diverso
Che storia è quella di Cabella, piccolo centro in provincia di Alessandria? A Cabella, lo si scopre solo ora dopo che è in funzione da parecchi anni, c'è una scuola-convitto per bambini e ragazzini, fino alle elementari comprese, fondata da una santona indiana, deceduta alcuni anni fa, e che ha un'altra sede, casa madre, in India, e in nessun altro luogo del mondo.
La santona predica una filosofia di vita, la meditazione è uno dei mezzi per istruirvisi, e molti sono i suoi adepti soprattutto nel ricco e progredito Occidente, sempre affascinato dall'irrazionale che domina molte culture di paesi lontanissimi come l'India.
La santona si stabilisce in Italia dove, alla chetichella, apre questa scuola-convitto nella quale i suoi adepti mandano i propri figli ad istruirsi. I ragazzi vengono da ogni parte d'Europa, la retta è salata e perciò possono permettersi questa lussuosa istruzione soltanto famiglie abbienti.
Di questa scuola-convitto, molto speciale come poi si rivelerà, sembra nessuno sapesse nulla, nonostante che avesse sede nel civilissimo Piemonte. Poi un giorno, bussa alla porta della scuola un magistrato, anzi una magistrata, la quale vi trova molte irregolarità. Innanzitutto una scuola-convitto con bambini e ragazzi provenienti da molti paesi europei, di cui nessuno sapeva nulla, per la cui apertura evidentemente non erano stati chiesti permessi, come si usa e deve fare per ogni scuola, specie per quelle destinate a bambini e ragazzi fino alle elementari. Ed anche quando i ragazzi, alla fine delle elementari, vengono portati a fare gli esami in una scuola pubblica, nessuno chiede loro : ma da dove venite? Insomma in suolo italiano vi sono una sessantina di bambini di diverse nazionalità senza che la polizia o i carabinieri sappiano nulla.
Accade in India che due Marò italiani siano da troppi anni in stato di detenzione, per un fatto contestatissimo anche sotto il profilo del diritto internazionale, e che non si riesca a risolverlo e che i tribunali della grande nazione si passino l'uno con l'altro le carte del processo, non ancora istruito, senza venire mai ad una conclusione.
Forse i due paesi, il nostro e quello indiano, sotto il profilo di questi due fatti, sono abbastanza vicini: nell'uno come nell'altro caso, ci sono cose inspiegabili, anche se il caso della scuola convitto ( secondo la magistrata forse anche un pò lager) è enormemente più grave, riguabdando essa dei bambini. L'unica differenza è che in Italia, almeno, ad un certo punto una magistrata può bussare alla porta di una strana scuola -convitto e porre fine all'anomalia. In India ancora no.
La santona predica una filosofia di vita, la meditazione è uno dei mezzi per istruirvisi, e molti sono i suoi adepti soprattutto nel ricco e progredito Occidente, sempre affascinato dall'irrazionale che domina molte culture di paesi lontanissimi come l'India.
La santona si stabilisce in Italia dove, alla chetichella, apre questa scuola-convitto nella quale i suoi adepti mandano i propri figli ad istruirsi. I ragazzi vengono da ogni parte d'Europa, la retta è salata e perciò possono permettersi questa lussuosa istruzione soltanto famiglie abbienti.
Di questa scuola-convitto, molto speciale come poi si rivelerà, sembra nessuno sapesse nulla, nonostante che avesse sede nel civilissimo Piemonte. Poi un giorno, bussa alla porta della scuola un magistrato, anzi una magistrata, la quale vi trova molte irregolarità. Innanzitutto una scuola-convitto con bambini e ragazzi provenienti da molti paesi europei, di cui nessuno sapeva nulla, per la cui apertura evidentemente non erano stati chiesti permessi, come si usa e deve fare per ogni scuola, specie per quelle destinate a bambini e ragazzi fino alle elementari. Ed anche quando i ragazzi, alla fine delle elementari, vengono portati a fare gli esami in una scuola pubblica, nessuno chiede loro : ma da dove venite? Insomma in suolo italiano vi sono una sessantina di bambini di diverse nazionalità senza che la polizia o i carabinieri sappiano nulla.
Accade in India che due Marò italiani siano da troppi anni in stato di detenzione, per un fatto contestatissimo anche sotto il profilo del diritto internazionale, e che non si riesca a risolverlo e che i tribunali della grande nazione si passino l'uno con l'altro le carte del processo, non ancora istruito, senza venire mai ad una conclusione.
Forse i due paesi, il nostro e quello indiano, sotto il profilo di questi due fatti, sono abbastanza vicini: nell'uno come nell'altro caso, ci sono cose inspiegabili, anche se il caso della scuola convitto ( secondo la magistrata forse anche un pò lager) è enormemente più grave, riguabdando essa dei bambini. L'unica differenza è che in Italia, almeno, ad un certo punto una magistrata può bussare alla porta di una strana scuola -convitto e porre fine all'anomalia. In India ancora no.
sabato 4 aprile 2015
Roma in movimento. Dal Teatro dell'Opera, dove dovrebbe planare la Abbagnato, a Musica per Roma dove la candidatura di Sturmtruppen è definitivamente tramontata
La candidatura di Sturmtruppen, della premiata Compagnia 'Veltroni & Bettini', proposto da tempo come Amministratore delegato di Musica per Roma che è ancora di Fuortes, è definitivamente caduta. E non perchè sia stata scartata dalla commissione che esaminerà le candidature a tale incarico - sono molte decine, dopo la chiamata internazionale di Marino i cui termini sono fissati al 12 aprile, giorno in cui per santa coincidenza dovrebbe essere pubblicata la bolla papale che indice l'Anno santo della Misecordia - e neppure perchè lanciata da Fuortes, senza consultarsi con nessuno, ma subito stoppata da Marino che agli occhi della pubblica opinione vuole sempre e comunque apparire come colui che comanda ed ha l'ultima parola su ogni decisione, semplicemente perchè, su consiglio della premiata Compagnia romana, di cui sopra e tuttora in piena attività di potere, per togliere le castagne dal fuoco a Marino e Fuortes, Sturmtruppen - all'anagrafe Van Straten - è stato nominato alla direzione dell'Istituto di Cultura italiano di New York, con la doppia benedizione di Franceschini e del Ministro degli esteri, Gentiloni. Un incarico prestigioso, ben remunerato, degno di un cavallo di razza di una premiata Compagnia ippica, come resta comunque quella gestita dalla coppia 'Veltroni ( il missionario poeta) -Bettini (il burattinaio).
A Musica per Roma arriverà, a fine aprile, un nuovo amministratore, che quasi certamente non verrà scelto fra quelli che hanno presentato la loro candidatura, perché in quasi tutti i bandi in circolazione, questi mesi in Italia, figura una postilla che recita: l'amministrazione si riserva di nominare anche qualcuno non compreso nell'elenco dei candidati. Dal che si deduce che quasi sempre si tratta di bandi-farsa, salvo che chi li ha banditi non abbia spinto a parteciparvi colui che ha in testa di nominare. Per finta regolarità.
All'Opera di Roma, invece, dove grandi manovre nei posti principali erano annunciate, sembra che non accadrà nulla di importante e tutto viene rimandato, perchè Fuortes, d'accordo con il Campidoglio ( da dove si vede che ciechi e sordi si danno sempre una mano nel creare disastri), intende prorogare gli incarichi di Alessio Vlad (il direttore artistico messo lì da Muti, con il consenso della disastrosa coppia De Martino- Alemanno, e che tutto il mondo invidia a Roma!) e di Roberto Gabbiani, ottimo direttore del coro che non c'è motivo per cambiarlo, e almeno su questo siamo d'accordo.
Arriverà invece come direttrice del ballo, esordiente in tale ruolo, l'avvenente Eleonora Abbagnato, per la cui nomina sembra che gli amministratori abbiano scambiato l'Opera 'di Roma' con l'Opera 'della Roma'. Ricordiamo molto bene le critiche rivolte al precedente direttore, Misha, al momento della sua nomina, perchè ritenuto non abbastanza competente nella gestione del corpo di ballo di un grande teatro, nonostante egli fosse provetto ballerino ed anche coreografo. Ma Fuortes e Marino vogliono innovare e con lei l'innovazione è sicura.
Si promette, infine, la nomina di un direttore musicale, in attesa del ritorno di Muti, che mai più tornerà. E per questo nuovo ruolo si può essere certi che sarà usata la stessa avventatezza dimostrata nella nomina della Abbagnato. E del resto qualche nome di pura follia Marino aveva fatto già circolare. Dio salvi l'Opera di Roma
A Musica per Roma arriverà, a fine aprile, un nuovo amministratore, che quasi certamente non verrà scelto fra quelli che hanno presentato la loro candidatura, perché in quasi tutti i bandi in circolazione, questi mesi in Italia, figura una postilla che recita: l'amministrazione si riserva di nominare anche qualcuno non compreso nell'elenco dei candidati. Dal che si deduce che quasi sempre si tratta di bandi-farsa, salvo che chi li ha banditi non abbia spinto a parteciparvi colui che ha in testa di nominare. Per finta regolarità.
All'Opera di Roma, invece, dove grandi manovre nei posti principali erano annunciate, sembra che non accadrà nulla di importante e tutto viene rimandato, perchè Fuortes, d'accordo con il Campidoglio ( da dove si vede che ciechi e sordi si danno sempre una mano nel creare disastri), intende prorogare gli incarichi di Alessio Vlad (il direttore artistico messo lì da Muti, con il consenso della disastrosa coppia De Martino- Alemanno, e che tutto il mondo invidia a Roma!) e di Roberto Gabbiani, ottimo direttore del coro che non c'è motivo per cambiarlo, e almeno su questo siamo d'accordo.
Arriverà invece come direttrice del ballo, esordiente in tale ruolo, l'avvenente Eleonora Abbagnato, per la cui nomina sembra che gli amministratori abbiano scambiato l'Opera 'di Roma' con l'Opera 'della Roma'. Ricordiamo molto bene le critiche rivolte al precedente direttore, Misha, al momento della sua nomina, perchè ritenuto non abbastanza competente nella gestione del corpo di ballo di un grande teatro, nonostante egli fosse provetto ballerino ed anche coreografo. Ma Fuortes e Marino vogliono innovare e con lei l'innovazione è sicura.
Si promette, infine, la nomina di un direttore musicale, in attesa del ritorno di Muti, che mai più tornerà. E per questo nuovo ruolo si può essere certi che sarà usata la stessa avventatezza dimostrata nella nomina della Abbagnato. E del resto qualche nome di pura follia Marino aveva fatto già circolare. Dio salvi l'Opera di Roma
mercoledì 1 aprile 2015
Due buone notizie: dall'Ongaro non compare più come sovrintendente dell'Orche.sinf.naz RAI, e Giulia Minoli è stata fatta dimissionare dal MeMus del Teatro san Carlo AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE
Qualche volta, in cerca di una notizia che non abbiamo tempo e voglia di cercare nei sacri testi, approfittiamo di internet. E non è raro che ci imbattiamo, anche senza volerlo, in notizie non cercate ma che attendevamo da tempo o in altre che mai avremmo sperato di trovare - per l'atavica abitudine italiana all'indecenza ed al facciabronzismo - e che ci vengono, invece, offerte come su un piatto d'argento per il nostro piacere.
Due le abbiamo scoperte proprio oggi. Da quando andiamo dicendo che dall'Ongaro, eletto a Santa Cecilia, deve immediatamente e DEFINITIVAMENTE lasciare tutti gli altri suoi incarichi, a cominciare da quelli in RAI che sono alla base del suo successo professionale, più del suo stesso valore, come compositore?
Bene, oggi, vediamo che nel sito dell'Orchestra della RAI di Torino, mentre resiste Caesare Mazzonis come direttore artistico, non c'è più il nome di dall'Ongaro e la voce sovrintendente, neppure senza nome dell'incaricato o facente funzione. E' una bella notizia. Via uno! Un posto, anzi due, tre o quattro si rendono liberi da oggi, per altri che, speriamo, meritevoli. Non sappiamo chi lo sostituirà a Torino come a Roma ( Radio 3), ma che vada via è già tanto. Santa Cecilia è un impegno ed un amore che non si può dividere con nessun altro, neppure con l'amore più passionale.
Un altra bella notizia ci giunge da Napoli. Sul sito del Teatro San Carlo, nella pagina del Memus, è scomparso il nome di Giulia Minoli, coordinatrice , al prezzo di 4.000 Euro mensili. Lei moglie di Nastasi, figlia di Giovanni e Matilde Bernabei; persino offensiva quella retribuzione per una del suo rango!
Anche la Giulia se ne è dovuta andare; dicono che sia stato Nastasi a farla dimettere lo scorso fine anno, per le minacce di denuncia per la irregolarità della sua nomina nel teatro in cui il maritone é stato consigliere di amministrazione e commissario. Peccato che tutti i soldi spesi per farci lavorare la mogliettina del grande grosso direttore generale del Ministero, sembrano ora come buttati al vento, in un Memus senza una coordinatrice come la Giulia.
Infine la storia della AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE, voluta ed imposta dalla legge che non si riesce a far rispettare. E che, a farla rispettare non ci pensano al Ministero, perchè occupati nei traffici delle poltrone ed anche in altro...
Per trovare detta pagina nei siti delle fondazioni liriche e delle istituzioni musicali più importanti, bisogna stare al computer per ore, prima di scovarla, superati mille indovinelli ed enigmi. Perchè, complice il Ministero, non si sono ancora convinti che i soldi per dirigenti e produzione sono in massima parte soldi pubblici, dei quali il cittadino deve poter chieder conto.
Chissà se Cantone, onde prevenire irregolarità di gestione, non vorrà impegnarsi sull'argomento e imporre la trasparenza in modo più forte e a tutti i costi, con vere sanzioni.
Due le abbiamo scoperte proprio oggi. Da quando andiamo dicendo che dall'Ongaro, eletto a Santa Cecilia, deve immediatamente e DEFINITIVAMENTE lasciare tutti gli altri suoi incarichi, a cominciare da quelli in RAI che sono alla base del suo successo professionale, più del suo stesso valore, come compositore?
Bene, oggi, vediamo che nel sito dell'Orchestra della RAI di Torino, mentre resiste Caesare Mazzonis come direttore artistico, non c'è più il nome di dall'Ongaro e la voce sovrintendente, neppure senza nome dell'incaricato o facente funzione. E' una bella notizia. Via uno! Un posto, anzi due, tre o quattro si rendono liberi da oggi, per altri che, speriamo, meritevoli. Non sappiamo chi lo sostituirà a Torino come a Roma ( Radio 3), ma che vada via è già tanto. Santa Cecilia è un impegno ed un amore che non si può dividere con nessun altro, neppure con l'amore più passionale.
Un altra bella notizia ci giunge da Napoli. Sul sito del Teatro San Carlo, nella pagina del Memus, è scomparso il nome di Giulia Minoli, coordinatrice , al prezzo di 4.000 Euro mensili. Lei moglie di Nastasi, figlia di Giovanni e Matilde Bernabei; persino offensiva quella retribuzione per una del suo rango!
Anche la Giulia se ne è dovuta andare; dicono che sia stato Nastasi a farla dimettere lo scorso fine anno, per le minacce di denuncia per la irregolarità della sua nomina nel teatro in cui il maritone é stato consigliere di amministrazione e commissario. Peccato che tutti i soldi spesi per farci lavorare la mogliettina del grande grosso direttore generale del Ministero, sembrano ora come buttati al vento, in un Memus senza una coordinatrice come la Giulia.
Infine la storia della AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE, voluta ed imposta dalla legge che non si riesce a far rispettare. E che, a farla rispettare non ci pensano al Ministero, perchè occupati nei traffici delle poltrone ed anche in altro...
Per trovare detta pagina nei siti delle fondazioni liriche e delle istituzioni musicali più importanti, bisogna stare al computer per ore, prima di scovarla, superati mille indovinelli ed enigmi. Perchè, complice il Ministero, non si sono ancora convinti che i soldi per dirigenti e produzione sono in massima parte soldi pubblici, dei quali il cittadino deve poter chieder conto.
Chissà se Cantone, onde prevenire irregolarità di gestione, non vorrà impegnarsi sull'argomento e imporre la trasparenza in modo più forte e a tutti i costi, con vere sanzioni.
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All'Accademia di Santa Cecilia, due papi come in Vaticano. Annunciata la stagione 2015-16: qualche italiano, 'non solo classica' ( c'è anche cinema) e Beethoven. Pappano resta fino al 2019.
L'esempio di papa Ratzinger che si dimette e diventa 'emerito'- per le dimissioni?- e di papa Francesco che prende il suo posto, è stato trapiantato con pari efficacia all'Accademia di Santa Cecilia, che la con la Chiesa di Roma ha legami storici, e non solo geografici.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
Anche a Santa Cecilia i due papi, quello in carica (dall'Ongaro) e l'emerito (Cagli), che si era dimesso proprio come ha fatto Ratzinger, erano presenti alla conferenza stampa che annunciava la prossima stagione sinfonica e cameristica. la quale segna il passaggio dall'una all'altra gestione, che è poi la stessa, nonostante i proclami di novità sottolineati anche dai giornali. I quali, a gara fra loro per primeggiare nelle idiozie, hanno sottolineato che a Santa Cecilia non c'è 'solo' classica, alla stessa maniera con cui Fuortes all'Opera di Roma ha detto che a Caracalla non ci sarà' solo' Opera, ma anche 'grande rock', e come tanti altri che, illustrando le loro imprese musicali, usano l'espressione 'non solo musica'. Il trionfo del 'non solo' perpetua l'infausto 'ed anche' di veltroniana memoria, ed è il segno di tempi che non hanno coscienza della propria identità.
Il papa in carica, dall'Ongaro, ha omaggiato quello 'emerito', Cagli, oltre che con la creazione della figura del 'presidente onorario', anche con un particolare ringraziamento per tutto quello che in vent'anni - non pochi mesi - ha fatto per la comune parrocchia ceciliana.
Che c'è di nuovo nelle prossima stagione appena annunciata, davanti a molti giornalisti e pubblico vario? C'è finalmente qualche italiano in stagione: Sollima, Brunello, Lucchesini, Biondi, Lupo, Baglini,Tifu, Gatti, Rana. Ma di veramente nuovo c'è solo Federico Colli, perchè molti di questi ricorrono nelle stagioni ceciliane, anche perché accademici, i quali al momento opportuno voteranno il loro presidente. Ne mancano tanti, e sono sempre quelli che non vengono invitati mai. Comunque ci sentiamo obbligati a ringraziare papa dall'Ongaro per tanta attenzione al problema, che risolverà negli anni futuri. Ci sarebbe piaciuto riascoltare anche Gloria Campaner, la giovane brava pianista che ha già suonato, nella stagione presente, a Santa Cecilia, e in questi giorni suona alla Filarmonica romana; e che, negli anni precedenti, ha suonato già al Quirinale e con l'Orchestra sinfonica di Torino della Rai e Rai 5 le ha dedicato una intera trasmissione, intitolata al famoso burattino di Stravinski, dal titolo 'lezioni di piano'. Da non perdere per il feeling fra intervistata ed intervistatore. Peccato che dall'Ongaro non la conosca ed apprezzi al punto da invitarla per due stagioni consecutive, come per esempio ha fatto con la Tifu o con Rana o con Lupo o con Baglini o con Brunello o con Biondi.
Nella stagione da camera c'è un festival di pianisti, come sempre d'altronde, benchè manchi per il secondo anno consecutivo Pollini. Ci è sfuggito? O se manca, perchè? Poi naturalmente i violinisti , gli stessi che a Santa Cecilia non mancano mai: guida la schiera kavakos e poi la grande novità che certamente una novità lo è per davvero, L'esecuzione delle sinfonie di Beethoven ( la Sinfonia n.9 aprirà la stagione) in più concerti ed in tempi molto larghi, da preferire a certe maratone sempre più frequenti e che andrebbero vietate, in nome del detto evangelico che non vuole che si gettino ' margaritas ante porcos'. Tutte le sinfonie di Beethoven nel corso di una medesima stagione, affidate la medesimo direttore sono un'ottima scelta, perchè Beethoven è 'l'inizio e la fine' della musica, tanto per usare una frase fatta, che ha il suo senso più profondo nella convinzione che la musica da lui non può prescindere, più che da qualunque altro, anche dallo stesso Bach. Ma è questa una novità? O è semplicemente l'antico che è più nuovo del nuovo?
La novità, il belletto per papa dall'Ongaro, sta nella musica da film: Fantasia, Morricone, Rota Piovani, i grandi russi, con la proiezione, nel caso di Fantasia, di una sintesi dei due film con la musica eseguita dal vivo e rivolta ai bambini nel periodo delle feste natalizie, in collaborazione con 'Musica per Roma - Fuortes era in prima fila, non si capisce più se nelle funzioni di ammistratore di Musica per Roma, o in quelle di sovrintendente dell'Opera, venuto a portare il ramoscello d'ulivo alla più diretta concorrente.
Poi naturalmente un pò di musica d'oggi - altrimenti come si qualificherebbe dall'Ongaro, grandissimo compositore e indaffaratissimo organizzatore? - un pezzetto qua un pezzetto là, di Nieder, Francesconi, Panfili, Campogrande...
L'unica vera notizia, un'autentica novità, è che Pappano resta a Santa Cecilia fino al 2019, ancora per quattro anni, nei quali fare ancora progetti.
Poi, finite le presentazioni, via alle domande dei giornalisti. Nessuna, per la gioia dell'addetta stampa che preferisce il silenzio invece delle voci discordanti. Vero?
Intervengono due abbonati vecchi e non. Ed uno tira in ballo i 25 'intermittenti' che ogni stagione vengono assunti ad ottobre e licienziati a giugno. Che si fa con questi, ora che l'Accademia ha chiesto ed ottenuto l'autonomia di gestione.
Beh, forse qualche domanda si poteva anche fare al nuovo papa, dall'Ongaro. Ad esempio: quando lascia la RAI? Perchè è chiaro che deve lasciare DEFINITIVAMENTE la sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, la direzione della Musica a Radio 3, i Concerti del Quirinale, le trasmissioni di RAI 5 e, farebbe bene a lasciare anche tutto il resto che ora non ci sovviene.
E forse avremmo avuto forse l'unica vera notizia, anzi no, la seconda dopo la permanenza di Pappano. Perchè di grandi novità nella prossima stagione non ce ne sono. Finchè c'è Pappano le cose andranno come sono andate negli ultimi dieci anni di gestione del 'presidente emerito'. Una starordinaria routine con lo 'specchietto' di Pappano che manda luce nel mondo.
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