domenica 15 febbraio 2026

Gaza, Israele, Cisgiordania, Board of Peace, Trump... (da Rai News.it)

  Trump lancia il suo "Board of Peace": 5 miliardi per Gaza e il nodo degli osservatori

Dal suo resort di Mar-a-Lago, dove trascorre il weekend festivo, Donald Trump prepara la prima riunione del Board of Peace, prevista per il 19 febbraio all'Institute of Peace di Washington, organismo già ribattezzato con il suo nome. Il Presidente ha annunciato i primi risultati di quello che, a suo dire, «si rivelerà l'organismo internazionale più influente della storia». Attraverso un post su Truth, Trump ha spiegato che gli Stati membri hanno già impegnato oltre 5 miliardi di dollari per gli sforzi umanitari e la ricostruzione di Gaza, oltre a migliaia di unità destinate alla forza internazionale di stabilizzazione e alla polizia locale per mantenere la sicurezza.

Trump ha ricordato le tappe che hanno portato alla nascita del Consiglio, definendolo un organismo dal «potere illimitato». «Lo scorso ottobre — ha scritto — ho pubblicato un piano per la fine definitiva del conflitto a Gaza e la nostra visione è stata adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il Presidente ha poi rivendicato il merito di aver facilitato l'invio di aiuti a velocità record e di aver ottenuto il rilascio di tutti gli ostaggi. Infine, ha ricordato l'incontro di Davos dello scorso mese con i venti membri fondatori per presentare una visione che punta alla «pace nel mondo».

Ad oggi, circa trenta Paesi hanno aderito formalmente, inclusi diversi leader sovranisti e autocrati: dall'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman alla Turchia di Erdogan, fino all'Argentina di Milei e all'Ungheria di Viktor Orbán (unico Paese UE insieme alla Bulgaria). Tuttavia, l'elenco dei presenti alla riunione di giovedì 19 febbraio è ancora in via di definizione. Oltre a Orbán, ha confermato il premier albanese Edi Rama, mentre sarà assente Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, irritato dalla presenza di alcuni storici nemici di Israele, ha aderito al Consiglio solo in extremis e invierà il Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar.

L'Italia, che ha rifiutato l'invito a far parte del Board citando «insormontabili limiti costituzionali», parteciperà comunque alla riunione di Washington come "Paese osservatore". Si tratta di un escamotage diplomatico — non previsto dallo statuto — adottato anche dalla Romania e da Cipro per superare ostacoli formali o imbarazzi politici. Anche la Commissione Europea sarà presente «in tono minore» con la Commissaria al Mediterraneo Dubravka Šuica; fonti di Bruxelles chiariscono che l'intenzione è partecipare alla discussione sulla ricostruzione di Gaza, senza però fornire un sostegno politico esplicito al Board.

Il Board of Peace continua infatti a ricevere critiche per la sua struttura, definita da molti una «mini-ONU personale» di Trump. Il Tycoon presiede l'organismo con un mandato senza scadenza e i seggi permanenti sono riservati a chi versa immediatamente un miliardo di dollari (promessi finora solo da USA ed Emirati). Nel comitato esecutivo siedono figure fedelissime a Trump come Jared Kushner e Marco Rubio. L'Alta Rappresentante UE, Kaja Kallas, ha sollevato dubbi sulla legittimità dello statuto, sottolineando come non rifletta la risoluzione ONU originale, che avrebbe dovuto limitare il mandato al 2027 e alla sola area di Gaza.

Il Card. Pizzaballa: "La pace ha bisogno di condizioni e fiducia, oggi non ci sono. La congiuntura locale e internazionale non va verso un'alba di pace"

"Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c'è, ma anche di un'opinione  pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in  Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra  sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non  sappiamo cosa ci sarà dopo. Questa fase richiederà molte risorse  spirituali, prima che politiche". Lo ha detto il cardinale  Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ad un evento della Diocesi di Arezzo. "La situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare  molto - ha detto il card. Pizzaballa - Non saranno Abu Mazen o  Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare  nuove visioni. Inutile farsi illusioni di chissà quali cambiamenti. La congiuntura locale e internazionale non va verso un'alba di pace.  Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare,  tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci  sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l'unica  cosa che abbiamo sono le parole. Questa guerra, soprattutto in questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare a più  riprese parole terribili come apartheid, genocidio, un linguaggio  violento porta violenza, possono toglierci tutto, ma non le parole.  Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei  barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il  desiderio di pace, deve diventare cultura. Superando la tentazione dell'esito e tenendo vivo il desiderio". Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha poi concelebrato oggi con il  vescovo di Arezzo, Andrea Migliavacca, la solennità della Madonna del  Conforto nel Duomo. Nell'omelia, richiamando il profeta Isaia,  Pizzaballa ha ricordato che mentre annunciava "a Gerusalemme sarete  consolati", la città era "desolata e distrutta". Davanti c'erano  macerie, eppure nella fede il profeta vedeva "un banchetto di festa".  "Un'immagine che parla anche a noi: dove vediamo solo macerie… Isaia  ci dice che nella fede si può vedere anche qualcosa oltre la realtà  immediata - ha spiegato - È una scelta del cuore, perché si vede con  gli occhi, ma si vede soprattutto con il cuore. Di fronte a una stessa realtà due persone possono vedere e leggere in maniera totalmente  diversa quello che hanno di fronte a seconda di cosa hanno nel cuore". Quelle macerie non sono solo pietre: sono "disastri umani nelle relazioni, nella vita". E tuttavia "non è tutto perduto, si può  ricominciare", da Gaza alla Cisgiordania, fino alle nostre famiglie,  "dappertutto c'è bisogno di ricostruire, di sanare, di guarire".

L'Idf colpisce Jihad islamica in Libano, 4 morti

Le forze di difesa israeliane Idf affermano di aver effettuato un attacco aereo contro membri del gruppo terroristico palestinese Jihad islamica nella città libanese di Majdal Anjar, circa 40 chilometri nord del confine con Israele. Lo riferisce il Times of Israel, precisando che militari non hanno fornito ulteriori dettagli al momento, ma che l'agenzia di stampa statale libanese afferma che l'attacco ha causato la morte di quattro persone

L'Idf conferma: "Colpiti terroristi venuti fuori dai tunnel a Khan Younis"

"Nelle ultime 24 ore, l'Idf e lo Shin Bet hanno attaccato terroristi a Gaza City, nel nord della Striscia e a Khan Yunis in risposta all'uscita di terroristiarmati da una struttura sotterranea vicino alle forze armate di ieri", ha detto un portavoce dell'Idf. "I miliziani attaccati stavano lavorando per ripristinare le capacità delle organizzazioni terroristiche. In uno degli attacchi, è stato eliminato Ahmed Bayuk, infiltratosi nella base di Re'im durante il massacro del 7 ottobre 2023", ha detto. L'esercito ha anche confermato che in un raid di lunedì scorso, in risposta a un attacco di uomini armati contro le truppe a Rafah, ha ucciso il comandante della Jihad islamica palestinese Azem Abu Huli, che guidava le forze d'élite della Jihad islamica nel centro della Striscia, ed era responsabile della fornitura di armi ad altri terroristi e dell'avanzamento degli attacchi contro le truppe.  Abu Huli era al comando dei terroristi della Jihad islamica che invasero Israele il 7 ottobre e, durante la guerra, addestrò anche gli agenti "amettere in pratica scenari che prevedevano il rapimento di soldati dell'Idf ", ha aggiunto il portavoce.

Il Qatar critica la decisione di registrazione dei terreni in Cisgiordania

Il Qatar condanna l'avvio, da parte del governo di Israele, di una procedura di registrazione dei terreni in Cisgiordania per la prima volta dal 1967, definendola "un'estensione dei suoi piani illegali per privare il popolo palestinese dei propri diritti". E' quanto riferisce The Times of Israele.Il ministero degli Esteri del Qatar sottolinea "la necessità di solidarietà internazionale per fare pressione sull'occupazione affinché interrompa l'attuazione della decisione ed evitarne le gravi ripercussioni". La procedura di registrazione consentirà la registrazione dei terreni presso l'autorità per il registro dei terreni, se non sono attualmente registrati come proprietà privata. I ministri che hanno avviato l'iniziativa affermano che consentirà la registrazione di ampie fasce di terreno allo Stato.

Il presidente palestinese Abbas: "Da Israele annessione de facto della Cisgiordania. Onu e Usa intervengano"

"Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale" che equivale a una "annessione de facto". Così l'ufficio del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas,  ha definito la decisione di Israele di riavviare il processo di registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata, il che significa che, quando  Israele avvierà il processo di registrazione dei terreni per una determinata area, chiunque rivendichi la proprietà di un terreno dovrà presentare i documenti che ne attestino la titolarità. Abbas ha invitato la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli Stati Uniti, a intervenire immediatamente.

Tel Aviv:è cresciuto a 22 il numero degli arresti a Bnei Brak, dove ci sono state violenze e scontri tra ultraortodossi e polizia

E' cresciuto a 22 il numero degli arresti a Bnei Brak dove ci sono state violenze e scontri tra ultraortodossi e polizia dopo che due soldatesse sono state scortate via dagli agenti, inseguite da una folla. Manifestanti hanno lanciato pietre contro gli agenti, ribaltato un auto della polizia e incendiato una moto delle forze dell'ordine.

L' Idf dichiara di aver intercettato un drone usato per il contrabbando di armi

Un altro tentativo di introdurre di nascosto armi dall'Egitto in Israele utilizzando un drone è stato sventato, afferma l'esercito. Idf afferma che le truppe della Brigata regionale di Paran, durante le scansioni effettuate oggi al confine, hanno individuato un drone precedentemente abbattuto. Il drone trasportava 10 pistole e 30 caricatori. Le armi sono state consegnate alla polizia per ulteriori indagini.In precedenza, le Idf avevano annunciato di aver abbattuto un drone che trasportava tre fucili d'assalto oltre il confine egiziano

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