Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiede per la prima volta in 11 anni i lavori ordinari del Plenum del Consiglio superiore della magistratura. Il suo è un appello ad abbassare i toni dello scontro tra le istituzioni. “Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm”, ha detto Mattarella.
Il Csm è un'istituzione "non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all'attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario. In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica - più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica - avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell'interesse della Repubblica" ha sottolineato il presidente della Repubblica.
Il Capo dello Stato ha sospeso la seduta del plenum del Csm dopo il voto all'unanimità della pratica della nona commissione relativa ad un progetto finanziato dalla Ue di formazione giudiziaria 'Judialogue'. Il presidente ha poi lasciato la sede del Consiglio superiore della magistratura.
L'escalation dei toni della contesa politica in vista del referendum sulla separazione delle carriere preoccupa il capo dello Stato che finora era rimasto silente e in disparte rispetto al delicato tema della riforma. Dopo le parole pronunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha definito "paramafioso" il Consiglio superiore della magistratura (seguite alle uscite ritenute altrettanto inopportune di alcuni magistrati contro i sostenitori del Sì, come Gratteri) e dal quale il vicepresidente Pinelli si è subito dissociato a difesa dell'organismo che guida, è arrivato in serata l'intervento della stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha accusato i magistrati "politicizzati" di ostacolare l'azione del suo governo.
Nordio: “Apprezziamo parole di Mattarella, faremo la nostra parte”
"Apprezziamo e condividiamo totalmente l'esortazione del Presidente della Repubblica il quale, da custode della Costituzione, avverte l'esigenza di un rispetto vicendevole tra istituzioni, specie in un momento in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi. Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in una dichiarazione.
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