A Che tempo che fa Luciana Littizzetto dedica una lettera agli “atleti perdenti” e chiude con una stoccata politica contro Donald Trump.
La lettera agli “atleti perdenti” a Che tempo che fa
Nel consueto spazio conclusivo della prima parte di Che tempo che fa sul Nove, Luciana Littizzetto ha scelto di non rivolgersi ai vincitori delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ma a chi è rimasto fuori dal podio per pochi centesimi.
“Ho preparato una letterina, non per i vincenti all’Olimpiade e agli atleti vincenti, ma per gli atleti perdenti, che poi sono quelli che hanno perso magari per qualche centesimo di secondo, quindi proprio perdenti non è la parola giusta. E quindi questa letterina è per loro”.
La comica torinese, storica spalla di Fabio Fazio, ha costruito un monologo dedicato a “caro quarto, cara quinta, carissima medaglia di legno”, a chi “il podio l’ha visto solo col binocolo”.
“Tu che se uno su mille ce la fa, sei negli altri 999. Hai lavorato quattro anni, è una vita che ti alleni, per quella gara, per quel salto, quella curva. Hai balzato feste, natali, cene, amici, pizze, fidanzate, spritz, vaschette di gelato sul divano, ginocchia sane e sano tempo di ozio”.
E poi lo sfogo: “E poi hai perso, per qualche centesimo di secondo. E ti viene da imprecare, da gridare ma min***! E ti capisco, e lo ripeto con te, ma minchia! Hai diritto a essere arrabbiato, sbraita, grida, urla”.
Il pubblico in studio ha reagito con risate e applausi.
“Non si vince sempre”: l’elogio della sconfitta
Nel proseguire, Littizzetto ha ironizzato sui luoghi comuni consolatori.
“Ti potrei dire di guardare i lati positivi, che comunque arrivare quarti non è male, che da Quarto è partita la spedizione dei mille di Garibaldi, che il quarto di Manzo, della bestia, è la parte migliore, e che anche il quarto dei Fantastici Quattro è sempre fantastico”.
Poi la riflessione più ampia: “Ma la verità è che semplicemente non si vince sempre, nemmeno se sei il numero uno, perché se il corpo è potente e ce la fa, spesso è la mente che dà il tormento”.
Nel frattempo scorrevano le immagini del pattinatore Ilia Malinin, caduto durante la gara.
“A volte a un fisico invincibile si accompagna un’anima con qualche crepa. Ma questo non vi ha reso più deboli, ma più umani. Un’umanità che a volte risplende proprio nella sconfitta, più che in mille medaglie d’oro”.
L’attrice ha poi ammesso esperienze personali di fallimento: “Ho perso gare, concorsi, provini. Ho perso tempo, ho perso la direzione, ho perso amore e amicizie, ho perso la connessione, ho perso occasioni, ho perso le staffe e a volte ho deciso di lasciar perdere”.
La stoccata finale: “Chi vince può fare danni enormi”
Nella parte conclusiva, il monologo ha assunto un tono più esplicitamente politico.
“Siamo una società dove il vincente è il modello. Dove sui social ti dicono se vuoi, puoi. Cosa puoi? Una mazza puoi. Puoi provare, ma non è detto che tu ci riesca. E poi c’è il caso, il destino, l’attimo magico. C’è chi vince solo perché in quel momento la dea fortuna lo ha limonato”.
Poi l’affondo: “Senza illuderti, sapendo che chi perde non fa mai danni. Chi vince, invece, può farne di enormi. Guardati intorno, c’è gente che ha vinto e sta squassando il mondo. Avesse perso, saremmo tutti più tranquilli”.
Un riferimento interpretato da molti come diretto a Donald Trump, prima della battuta conclusiva: “PS, come consolazione puoi sempre dedicarti a uno sport dove si vince sempre. Affrettati però, che di preservativi ne sono rimasti pochi”.

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