martedì 17 febbraio 2026

Trump, candidato da Giorgia Meloni al Nobel per la Pace, sta affamando Cuba ( da Il Messaggero)

 La morsa economica che attanaglia Cuba ha raggiunto un nuovo, drammatico punto di rottura. L'annuale Festival del Habano, l'evento più prestigioso al mondo dedicato ai sigari cubani che attira ogni anno migliaia di collezionisti e investitori da oltre 80 paesi, è stato sospeso a tempo indeterminato. L'annuncio, dato dalla società statale Habanos S.A., riflette una crisi che va ben oltre la cancellazione di un evento di gala: l'isola sta affrontando quello che le Nazioni Unite definiscono un potenziale "collasso umanitario" a causa di una carenza di carburante senza precedenti.

Il rinvio del Festival del Habano e l'impatto sul settore

La decisione di sospendere il festival, inizialmente previsto per la fine di febbraio a L'Avana, la capitale cubana che ha ospitato, spesso come turisti e spesso come veri e propri "figliol prodighi" intellettuali e politici, è stata motivata ufficialmente dalla necessità di "preservare gli standard di qualità ed eccellenza" dell'evento.

Tuttavia, dietro le quinte, è chiaro che la causa principale sia l'impossibilità logistica di garantire servizi essenzialitrasporti e fornitura elettrica per i delegati internazionali e per tutti coloro intenzionati ad attendere alla celebrazione. Il settore dei sigari è il pilastro delle esportazioni cubane; nel 2024, Habanos S.A. aveva registrato un record di 827 milioni di dollari di fatturato (+16%), ma l'attuale paralisi energetica mette a rischio la produzione stessa e le spedizioni globali.

Cuba sull'orlo del collasso umanitario. Turisti in fuga, sospeso il Festival del Habano

La sospensione è un duro colpo d'immagine e finanziario, poiché le aste di beneficenza che chiudono tradizionalmente il festival raccolgono milioni di dollari destinati al sistema sanitario dell'isola.

Il blocco energetico e l'ombra di Donald Trump

La crisi è precipitata in seguito a un drastico inasprimento della pressione statunitense. L'amministrazione di Donald Trump, dopo l'operazione militare del 3 gennaio volta a catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha imposto un blocco navale totale sulle forniture di petrolio dirette verso l'isola.

Trump ha definito il governo cubano una "minaccia insolita e straordinaria", minacciando tariffe punitive stellari contro qualsiasi nazione decida di rifornire Cuba di carburante. Di conseguenza, il Messico e altri partner strategici hanno dovuto ridurre o interrompere le spedizioni per evitare ritorsioni economiche.

Questa "carestia energetica", di natura assolutamente indotta, ha portato alla chiusura di scuole, università e alla riduzione dei trasporti pubblici, spingendo il portavoce dell'ONU Stéphane Dujarric a lanciare un avvertimento urgente: se i bisogni petroliferi non verranno soddisfatti, la situazione umanitaria è destinata a implodere.

L'embargo USA tra storia ed economia

L'embargo statunitense contro Cuba, noto sull'isola come "el bloqueo", è il più lungo regime di sanzioni commerciali della storia moderna. La sua analisi rivela una stratificazione di decisioni politiche nate nel pieno della Guerra Fredda che continuano a modellare il presente.

Le radici dell'embargo risalgono al 1959, subito dopo la vittoria della Rivoluzione Cubana. Le iniziali tensioni diplomatiche tra Eisenhower e Fidel Castro degenerarono nel 1960, quando il governo cubano nazionalizzò le raffinerie di petrolio e i terreni agricoli di proprietà americana. In risposta, Washington ridusse la quota di importazione di zucchero cubano e, il 7 febbraio 1962, sotto la presidenza di John F. Kennedy, l'embargo divenne totale.

Cuba sull'orlo del collasso umanitario. Turisti in fuga, sospeso il Festival del Habano

Il momento di massima frizione fu la "Crisi dei Missili" di ottobre 1962, che trasformò Cuba nel nemico numero uno degli USA nell'emisfero occidentale. Nel 1996, con la legge Helms-Burton, l'embargo è stato codificato in modo che solo una transizione democratica a Cuba potesse portarne alla revoca, estendendo inoltre le sanzioni alle aziende di paesi terzi che commerciano con l'isola utilizzando beni nazionalizzati.

Da un punto di vista economico, l'impatto del blocco è devastante e profondamente sistemico. Secondo le stime del governo cubano, presentate regolarmente all'Assemblea Generale dell'ONU, che ogni anno vota quasi all'unanimità per la fine dell'embargo, ma viene perentoriamente ignorata dai rappresentanti USA che continuano ad agire in maniera conforme alle proprie ambizioni politiche, i danni accumulati in sei decenni superano i 1.100 miliardi di dollari.

L'embargo impedisce a Cuba di utilizzare il dollaro nelle transazioni internazionali, le vieta l'accesso ai prestiti delle istituzioni finanziarie mondiali, come il FMI o la Banca Mondiale, e impone la regola delle "Sei Miglia": nessuna nave che abbia attraccato a Cuba può entrare in un porto statunitense per i sei mesi successivi.

Sebbene settori come il turismo e i sigari abbiano trovato mercati alternativi in Europa e Cina, la mancanza di accesso al mercato americano, che sarebbe dovuto essere il partner commerciale "naturale" per vicinanza geografica, condanna l'economia cubana a una perenne inefficienza, o anche solo scarsità, logistica. Nel 2026, l'uso dell'embargo petrolifero come arma di pressione estrema rappresenta l'ultimo stadio di questa guerra economica, volta a provocare un collasso interno attraverso lo strangolamento delle risorse vitali.

La situazione di Cuba nel 2026 è il risultato di un perfetto incastro di dipendenze storiche e di una nuova, aggressiva strategia geopolitica degli Stati Uniti. L'isola si trova oggi sull'orlo del collasso non solo per le proprie inefficienze, ma perché è stata recisa l'arteria vitale che la alimentava da oltre un quarto di secolo: il petrolio venezuelano.

Il fallimento del modello "Medici contro Petrolio"

Per comprendere il disastro attuale, bisogna risalire al 1999, quando Hugo Chávez e Fidel Castro siglarono un accordo senza precedenti. Il Venezuela si impegnava a fornire a Cuba circa centomila barili di petrolio al giorno a prezzi di estremo favore o tramite baratto. Cuba "pagava" inviando in Venezuela decine di migliaia di professionisti: medici, infermieri, insegnanti e addestratori militari.

Cuba sull'orlo del collasso umanitario. Turisti in fuga, sospeso il Festival del Habano

Questo scambio ha permesso all'isola di non investire mai seriamente in infrastrutture energetiche proprie o in fonti rinnovabili, contando su una fornitura garantita che copriva oltre il 50% del suo fabbisogno nazionale. Con la cattura di Maduro e il controllo statunitense sulle infrastrutture della PDVSA, la compagnia petrolifera statale venezuelana, all'inizio del 2026, questo flusso si è interrotto bruscamente, lasciando L'Avana senza un reale e concreto piano B.

La prole della Dottrina Monroe e del maccartismo: la "Dottrina" Trump 2026

L'amministrazione di Donald Trump ha operato un cambio di paradigma radicale: il petrolio venezuelano non è più visto come una merce di scambio regionale, ma come una risorsa strategica nazionale da reinserire nel circuito degli alleati degli Stati Uniti.

Trump ha dichiarato apertamente che le riserve del Venezuela devono servire a garantire l'indipendenza energetica americana e a sostenere i partner strategici, in particolare Israele, in un momento di forti tensioni in Medio Oriente.

Cuba sull'orlo del collasso umanitario. Turisti in fuga, sospeso il Festival del Habano

Dirottando il greggio verso le raffinerie statunitensi e verso gli alleati del Mediterraneo, Washington ha rimosso la "stampella" che teneva in piedi l'economia cubana. Per l'amministrazione USA, tagliare il petrolio a Cuba significa accelerare il crollo del sistema comunista senza sparare un colpo, definendo l'isola una "nazione fallita" che ospita agenti di potenze straniere ostili.

Lo strangolamento dei fornitori alternativi

Ciò che rende la situazione cubana attuale più grave del "Periodo Speciale" degli anni '90 è l'isolamento diplomatico imposto dai dazi. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone pesanti dazi doganali su tutti i beni provenienti da Paesi che osano vendere petrolio a Cuba.

Questo ha terrorizzato partner storici come il Messico: la compagnia statale Pemex, sotto la pressione della Casa Bianca, ha dovuto ritirare carichi di greggio già programmati per l'Avana per evitare ritorsioni commerciali che avrebbero messo in ginocchio l'economia messicana. Anche Russia e Cina, pur inviando aiuti umanitari, trovano estrema difficoltà logistica nel far attraccare petroliere a causa del blocco navale e dell'impossibilità di assicurare i carichi nelle acque caraibiche controllate dalla Marina USA.

Conseguenze sistemiche: blackout e paralisi sociale

Senza il greggio venezuelano, il sistema elettrico cubano, basato su vecchie centrali termoelettriche risalenti all'era sovietica, è letteralmente imploso. Nel febbraio 2026 si registrano blackout che durano fino a 18-20 ore al giorno in quasi tutto il Paese, eccetto le zone turistiche più blindate.

La mancanza di carburante ha fermato i trasporti, impedendo la distribuzione di cibo e medicine e portando alla cancellazione di voli internazionali perché gli aerei non possono fare rifornimento per il ritorno.

Le Nazioni Unite avvertono che, in assenza di un intervento che ripristini le forniture energetiche, Cuba affronta una contrazione del PIL superiore al 5% in un solo anno, con il rischio di una fuga di massa della popolazione verso la Florida, un effetto collaterale che la stessa amministrazione Trump sta cercando di gestire attraverso il rafforzamento dei pattugliamenti marittimi volti a tenere i richiedenti asilo cubani sospesi in un infinito limbo di dolore. 

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