La Galleria Alberto Sordi, a pochi passi da Palazzo Chigi, si riempie velocemente. Davanti alle vetrine del Mondadori Bookstore la presentazione del libro di Italo Bocchino dedicato alla premier diventa il racconto di una comunità. Non soltanto un saggio dedicato a Giorgia Meloni, ma la storia di una generazione quella di Atreju che ha scelto di ripartire da zero per tenere viva la destra italiana e costruire l'avventura di Fratelli d'Italia.
Il volume, "Giorgia, la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani, pu (Solferino), ricostruisce dall'interno l'ascesa di una leader capace di stabilire "una connessione emotiva e attraversare diffidenze e steccati culturali, con una normalità che genera identificazione. Ha quattro punti di gradimento in più rispetto all'inizio del mandato osserva e la risposta va ricercata nel titolo: figlia del popolo".
Sul palco, accanto all'autore, il presidente del Senato Ignazio La Russa e Arianna Meloni, sorella della premier e capo della segreteria politica. A moderare, la giornalista Hoara Borselli. In prima fila, immagine simbolica di un filo che attraversa stagioni diverse, Gianfranco Fini, accanto agli editori Giampaolo Angelucci e a Giuseppe Marra. È qui che il racconto si intreccia con la memoria. La "generazione Atreju" cresciuta politicamente sotto Fini trovò allora una libertà piena di sperimentare, organizzare, costruire classe dirigente, persino di schierarsi per il referendum sulla fecondazione assistita contro la volontà del leader che non li stoppò, ma anzi diede il via libera al finanziamento della loro campagna. Una palestra che avrebbe forgiato donne e uomini capaci di resistere a sconfitte, scissioni, percentuali da prefisso telefonico. Arianna Meloni ricorda gli exit poll allo 0,9%. "Dissi a Giorgia: è tostarella così..." ricorda Arianna, ma lei mi rispose. "Se dobbiamo tornare in Parlamento lo dobbiamo fare perché la gente si riconosce in noi". In quaranta giorni arrivò l'1,96% e nove parlamentari.
Il libro racconta quel patto generazionale attraverso dodici storie: amicizie politiche nate nelle sezioni, nelle assemblee studentesche, nelle battaglie identitarie. Una comunità che non ha inseguito il consenso ma ha lavorato sulle idee, concependo il potere come strumento e non come fine. La Russa allarga lo sguardo agli ultimi sessant'anni: "Giorgia non va collocata, è lei che colloca gli altri". E individua la differenza tra una generazione ideologizzata e quella successiva, che ha fatto di coerenza, meritocrazia e identità la propria stella polare. "Ma diversamente da quello che si pensa il Movimento Sociale era un partito che aveva una rigorosissima democrazia interna, perfino per i posti in lista nelle elezioni locali si votava". In sala, tra i ministri, Giuseppe Valditara, Nello Musumeci, Marina Elvira Calderone, Orazio Schillaci, e parlamentari come Giovanni Donzelli. Volti di una classe dirigente legata da un percorso comune.
Il saggio descrive Meloni come incarnazione del "sogno italiano": dalle origini popolari alla guida del governo. La storia di una destra che rischiava di perdersi e che invece si è ritrovata, trasformando una comunità militante in forza di governo. "Mia figlia pochi giorni fa ha visto il libro di Italo sul comodino a casa e leggendo il titolo, mi ha detto: Mamma, ti rendi conto? Che bello essere la zia" racconta Arianna. "E io le ho risposto: La zia non è sola, ha una comunità di donne e uomini dietro, potremmo dire che noi siamo zia".
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