L'esercito americano si è messo «in posizione» per un possibile attacco all'Iran. I funzionari del Pentagono e della Casa Bianca pubblicati al New York Times precisano che Donald Trump non ha ancora preso una decisione su come procedere. Il dispositivo militare Usa comprende ora due portaerei, una dozzina di navi da guerra, centinaia di caccia e diversi sistemi di difesa aerea, anche se parte di questa potenza di fuoco è ancora in arrivo. Come la USS Gerald Ford, che potrebbe varcare in queste ore lo stretto di Gibilterra assieme alla sua poderosa scorta. Solo nelle ultime 24 ore altri 50 caccia — F-35, F-22 e F-16 — sono stati inviati nella regione, con un ponte aereo colossale che prosegue senza sosta da due giorni.
Teheran, la difesa a mosaico
Nel frattempo anche Teheran sta dispiegando le proprie forze, decentralizzando l'autorità decisionale, rafforzando i siti nucleari e intensificando la repressione del dissenso interno. Una delle ultime mosse è l'annuncio di un'esercitazione navale congiunta con Mosca nello stretto di Hormuz, via d'acqua strategica tra il Golfo Persico e l'Oceano Indiano dove transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Le manovre sono previste non lontano dalla portaerei statunitense USS Abraham Lincoln che naviga al largo delle coste dell'Oman. «Più pericolosa della nave da guerra americana è l'arma che può mandarla in fondo al mare», aveva minacciato la guida suprema, Ali Khamenei. I leader iraniani si stanno preparando a un attacco che potrebbe interrompere la catena di comando e per questo motivo i pasdaran hanno annunciato dall'inizio mese l'intenzione di ripristinare la strategia di «difesa a mosaico», che conferisce ai comandanti autonomia nell'emanare ordini alle proprie unità. Il comune di Teheran ha individuato inoltre stazioni della metropolitana, parcheggi e altri luoghi che potrebbero fungere da rifugi antiaerei.
L' Iran infine sta conducendo lavori nei propri siti nucleari per proteggerli meglio da eventuali attacchi, secondo immagini satellitari pubblicate dall'Institute for Science and International Security, un centro studi con sede a Washington. Secondo Axios, un'operazione militare americana in Iransarebbe una campagna massiccia della durata di settimane, che assomiglierebbe più a una guerra vera e propria che ai raid mirati condotti il mese scorso in Venezuela. Probabilmente si tratterebbe di un'operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele. Una simile guerra avrebbe un impatto drammatico sull’intera regione, dove i leader arabi e musulmani premono per evitare il conflitto. Il secondo round di colloqui a Ginevra ha registrato «progressi», e Teheran ha annunciato che «sta elaborando un quadro coerente per portare avanti i futuri colloqui con gli Stati Uniti», probabilmente nel giro di due settimane.
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