Le prime immagini che sono arrivate dall'Ucraina alle luci dell'alba di quel 24 febbraio del 2022 ce le ricordiamo tutti. Le nuvole di fumo create dai bombardamenti degli aerei di Putin, i carri armati che avanzavano e la paura per un conflitto che sembrava potersi allargare in fretta. Dopo quattro anni la guerra c'è ancora, ma è rimasta dentro i confini dello stato ucraino. Eppure nessuno si sente al sicuro e il timore di un conflitto che ci riguardi direttamente è ancora fortissimo.
Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare (2006-2008) e della Difesa (2008-2011), fa il punto sul conflitto e prova ad immaginare una strada concreta verso la pace. Secondo Camporini il Cremlino punta alla capitolazione di Kiev, mentre l’Ucraina chiede garanzie concrete per evitare nuove aggressioni, a partire dalla presenza di truppe alleate sul terreno.
Generale, qual è la situazione dal punto di vista militare?
«Al momento è statica. Le condizioni ambientali, con un inverno particolarmente rigido, non consentono grandi movimenti. Ci sono piccoli spostamenti. Gli ucraini avrebbero recuperato qualche chilometro quadrato di territorio, ma non si tratta di conquiste significative ai fini dei combattimenti. Continua la campagna di attacchi aerei quotidiani e molto pesanti da parte dei russi contro infrastrutture anche civili. Si cerca così di fiaccare il fronte interno e la resistenza».
Dal punto di vista diplomatico invece ci sono passi avanti?
«Anche lì c'è uno stallo. La Russia chiede la capitolazione totale dell’Ucraina, mentre Kiev pretende almeno la garanzia che in futuro un’aggressione del genere non si ripeterà. Per avere questa certezza è necessaria la presenza di truppe alleate sul terreno: non si può pensare a una garanzia del genere senza questa condizione. Non vedo passi avanti, dovremo attendere la primavera».
Si aspettava di arrivare a questo triste anniversario, quattro anni dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022?
«Mi aspettavo la resistenza tenace dell’Ucraina. Ero tra coloro che consideravano improbabile un attacco russo, mi sembrava un’ipotesi priva di consistenza. Putin si aspettava sicuramente un epilogo rapido, pensava di avere campo libero, ma ha trovato un popolo che sta opponendo una resistenza ammirevole. Questo smentisce la narrazione di chi parla di guerra per procura dell’Occidente. Nessun popolo avrebbe lottato con così tanta determinazione per un ideale del genere: è un dato di fatto che qualcuno non vuole vedere».
Quanto è stato importante l’intervento dell’Europa secondo lei?
«Direi che l’Europa ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto di fronte alle retromarce di Trump e dell’amministrazione americana. Un mio commento sul presidente statunitense sarebbe troppo amaro. Putin ha l’obiettivo di frammentare il mondo occidentale: sta riuscendo a complicare il rapporto tra Europa e Stati Uniti, ma la solidarietà tra gli Stati europei è sicuramente cresciuta».
E il ruolo dell’Italia come lo giudica?
«A volte imbarazzante. C’è sempre il tentativo di restare a metà, anche per la componente filorussa presente in uno dei rami della maggioranza. Stiamo facendo qualcosa, ma potremmo fare di più, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione attiva ai tavoli negoziali. Penso ad esempio al tavolo dei cosiddetti “volenterosi”. Arriviamo sempre con scarso protagonismo».
Putin sta raggiungendo i suoi obiettivi?
«Putin voleva trasformare l’Ucraina in una nuova Bielorussia, ma non ci sta riuscendo. Ha schierato 700 mila effettivi sul terreno, ma con forze ridotte Kiev sta resistendo efficacemente. Inoltre, a livello internazionale, la Russia si sta mettendo al collo il cappio della Cina. Dal punto di vista militare, l’efficacia delle forze russe ne esce ridimensionata».
Come immagina un epilogo di questa guerra?
«Gli epiloghi appartengono più ai romanzi: la storia non finisce mai. Se Putin mettesse un freno alla sua spinta imperialistica, le cose si potrebbero in qualche modo congelare. A quel punto si potrebbe riprendere la complessa opera diplomatica per ristabilire relazioni quanto meno non conflittuali tra Russia e Ucraina. È possibile arrivare a un compromesso con qualche sacrificio territoriale da parte di Kiev, ma l’Ucraina fa ormai parte del mondo occidentale e non credo possano esserci dubbi a riguardo. Il sostegno europeo è imprescindibile nonostante l'UE non disponga ancora di una forza militare adeguata, anche se si sta lavorando in questa direzione. Una futura adesione alla Nato non credo sia ipotizzabile, ma non sarebbe necessaria per garantire all’Ucraina la solidarietà dei Paesi europei».
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