Un direttore artistico di teatro, così come oggi se ne hanno parecchi in Italia, e cioè incompetente in fatto di voci, non serve. E, per questo, i sovrintendenti pensano di bastare essi stessi che assumono in proprio la doppia carica di sovrintendente e direttore artistico (naturalmente con doppio emolumento, come ha fatto da anni Bruno Cagli a Santa Cecilia e Lissner, imitato a ruota da Pereira alla Scala). Ma stretti dalla necessità, si dotano il più delle volte del direttore musicale, anch'egli più competente in fatto di orchestra che di voci, e, in aggiunta, anche di un 'consulente artistico', o di un 'coordinatore o segretario artistico' che sarebbe una sorta di esecutore materiale degli intenti ed interessi del sovrintendente. Ma non è detto ancora che egli sappia qualcosa di voci. Se facessimo l'elenco dettagliato di molti direttori artistici facenti funzione, scopriremmo che ben pochi di loro sanno distinguere un soprano da un basso - esageriamo ovviamente, ma non troppo. Scegliere un cast vuol dire non solo conoscere le agenzie, e questo tutti sanno fare, ma sapere di che tipo di voci questo o quel titolo ha bisogno.
E allora che si fa? I teatri si dotano di un'altra figura , l'esperto di voci o di cast. Milano, alla Scala, ne ha uno, preso dall'estero, pietra angolare del cartellone scaligero, sul quale gli interlocutori del teatro fanno affidamento. Ma non c'era già Lissner sovrintendente e direttore artistico? E non c'era anche un coordinatore artistico, come Gaston Fournier- Facio? (a proposito che fine ha fatto? Ha seguito Lissner in Francia? si è messo a riposo? o conta di tornare a lavorare a Roma, chiedendo il ricongiungimento alla famiglia, una volta che - ma chi ci crede?- Cagli lascerà, e forse con lui anche parte della sua corte? Nell'organigramma scaligero il suo nome non compare più, come non compare più neanche quello di Carlo Maria Cella, direttore dell'ufficio stampa, al suo posto è arrivato Besana direttamente dalla Filarmonica!).
Ma perchè continuare a creare nuovi ruoli dirigenziali o operativi nei nostri teatri, solo perché i capi in testa, nominati più dalla politica che per la competenza, non capiscono un fico secco di ciò che fanno?
Ecco perché sarebbe ora, visto che a fine anno tutti i consigli di amministrazione decadono, si nominassero o si cercassero persone competenti, risparmiando tempo e soldi. E quelli che oggi hanno l'incarico di direttore artistico? Beh, vadano finalmente a fare un altro mestiere.
Il caso è simile a quello di tanti politici che esercitano tale ruolo come una professione a vita, anche perché non hanno mai fatto altro, il che spiega anche la ragione del mantenimento dei loro vitalizi: se smettono di fare i politici che cos'altro possono fare, non sapendo fare nessun lavoro? Ve lo immaginate Gasparri- facciamo il suo esempio, perché la sua persona è per noi semplicemente indigesta! - impegnato in qualunque lavoro, serio, oltre quello di parlare a ruota libera ed essere responsabile di disastri irrimediabili? Ma potremmo anche fare l'esempio di Casini? Oltre che il passerellatore, che altro potrebbe fare? Lui è nato politico, ed ora che non conta più nulla, si esercita in passerella, abbronzato, tirato a lucido, con la faccia ingrugnata, ma del tutto inutile. Perché nessuno più lo prende in considerazione.
sabato 6 settembre 2014
Se i direttori artistici capissero qualcosa del loro lavoro, non ci sarebbe bisogno di consulenti,coordinatori, esperti. Dalla Scala a Santa Cecilia ecc...
Etichette:
besana,
cagli,
casini,
cella,
Gasparri,
gaston fourneir,
Lissner,
pereira,
santa cecilia,
scala
giovedì 4 settembre 2014
A scuola, il merito è stato rimandato al 2018. Parola di Renzi,Giannini, Madia
Ora ci sentiamo rassicurati, sebbene a noi la questione del 'merito premiato' degli insegnanti non importi più, essendo già pensionati, e quindi semmai attenti a vigilare che quel b... di Renzi non tagli le pensioni, giacché non gli riesce di tagliare qualunque ingiustificato emolumento lavorativo e pensionistico non meritato affatto. Perché 'diritto acquisito'. Anche il furto di Stato!
Siamo rassicurati perché il momento in cui il merito degli insegnanti verrà premiato con aumenti di stipendio da brivido ( 60 Euro al mese in più, che sono l'equivalente degli 80 Euro dati ai morti di fame stipendiati; dai quali gli insegnanti erano stati esclusi perché superavano di qualche centinaio di Euro la soglia prevista), a partire dal 2018. Si tratta di tempi tecnici, ha fatto notare il premier, che faceva da spalla alla Madia ed alla Giannini- le uniche ministre, oltre la Mogherini che parlano un inglese apprezzabile; prima di allora è impossibile effettuare una qualsiasi valutazione del merito che avrà cadenza triennale, determinandone di conseguenza il premio di stipendio
Intanto l'anno prossimo, e non questo che sta per iniziare, verranno assunti 150.000 docenti ( ieri scherzando ed ironizzando avevamo appositamente scritto 150), per i quali occorrerà trovare la copertura finanziaria, perchè , ovviamente, il costo di un insegnante a tempo indeterminato è superiore a quello di un supplente. Renzi assicura che tutto sarà trovato, o da lui o, più verosimilmente, da chi gli succederà, quando sarà.
Infatti nel programma dei suoi mille giorni, vi sono parecchi annunci che avranno pratica attuazione dal 1001° giorno in poi, e, nel caso della premiazione del merito, dal 1356° giorno in avanti.
Intanto la Giannini fa gli annunci, Renzi avvia le procedure, e la Madia mette la sua firma, la seconda in pochi giorni dopo quella del mancato rinnovo contrattuale agli statali (' soldi non ce ne sono!), sotto la promessa che il merito verrà premiato. Ne eravamo certi!
Siamo rassicurati perché il momento in cui il merito degli insegnanti verrà premiato con aumenti di stipendio da brivido ( 60 Euro al mese in più, che sono l'equivalente degli 80 Euro dati ai morti di fame stipendiati; dai quali gli insegnanti erano stati esclusi perché superavano di qualche centinaio di Euro la soglia prevista), a partire dal 2018. Si tratta di tempi tecnici, ha fatto notare il premier, che faceva da spalla alla Madia ed alla Giannini- le uniche ministre, oltre la Mogherini che parlano un inglese apprezzabile; prima di allora è impossibile effettuare una qualsiasi valutazione del merito che avrà cadenza triennale, determinandone di conseguenza il premio di stipendio
Intanto l'anno prossimo, e non questo che sta per iniziare, verranno assunti 150.000 docenti ( ieri scherzando ed ironizzando avevamo appositamente scritto 150), per i quali occorrerà trovare la copertura finanziaria, perchè , ovviamente, il costo di un insegnante a tempo indeterminato è superiore a quello di un supplente. Renzi assicura che tutto sarà trovato, o da lui o, più verosimilmente, da chi gli succederà, quando sarà.
Infatti nel programma dei suoi mille giorni, vi sono parecchi annunci che avranno pratica attuazione dal 1001° giorno in poi, e, nel caso della premiazione del merito, dal 1356° giorno in avanti.
Intanto la Giannini fa gli annunci, Renzi avvia le procedure, e la Madia mette la sua firma, la seconda in pochi giorni dopo quella del mancato rinnovo contrattuale agli statali (' soldi non ce ne sono!), sotto la promessa che il merito verrà premiato. Ne eravamo certi!
Cancellare dal vocabolario critico:'complice', 'da par suo'...
Leggiamo proprio oggi su un grande quotidiano che non citiamo per nome, non volendo prestarci a fargli pubblicità gratuita, che a Città di Castello, 'ridente cittadina umbra' - come si diceva una volta- ci sarà questa sera un concerto/lettura per l'annuale Festival delle Nazioni, frutto di un progetto di Gabriella Caramore, voce recitante ella stessa, di Radio tre - presenza fissa al festival una volta con simpatici speaker, altra con compositori regolarmente trasmessi da quella emittente radiofonica ed anche altro... e con Mario Brunello. Il concerto/lettura ( solita solfa indigesta ma di uso assai frequente, che mette insieme ingredienti che starebbero meglio da soli, separatamente e distanti) si terrà in un chiesone, San Domenico, che conosciamo assai bene, avendo avuto la responsabilità artistica di quel festival per l'edizione 2004. Scrive l'acuto critico che 'complice anche l'acustica della Chiesa di San Domenico' ecc.. dal che si deduce che l'acuto critico non sa di cosa sta parlando, perchè l'acustica di quella grande chiesa è disastrosa, e per uno strumento solista e voce recitante sarà una débacle. Avrebbe perciò dovuto scrivere 'nonostante la terribile acustica della Chiesa di san Domenico'. La prossima volta, perciò, scriva soltanto l'indicazione del luogo dove avviene il concerto, e prima di aggiungervi un aggettivo di colore o funzionalità, chiami a telefono gli organizzatori e si faccia dire che razza di chiesa è quella, come nel caso di Città di Castello. Meglio ancora se evitasse , per il futuro di usare quell'aggettivo che oggi gli ha fatto fare un brutto scivolone.
Quante volte abbiamo letto di un direttore d'orchestra, del quale la valutazione di ogni prestazione è sempre una incognita, che ha 'diretto da par suo', che per noi potrebbe voler dire qualunque cosa, cioè anche in paniera pessima. Mentre le volte che viene usata, quella locuzione la si usa in senso positivo. D'accordo, ma non quando l'operato del direttore è preceduto da valutazioni del tutto negative, dell'orchestra, coro e magari anche solisti. Alla fine di una tale bollettino di sconfitta, che vuol dire che il direttore ha diretto bene? Nient'altro che chi ha scritto quell'articolo è un idiota o un venduto, e, nell'uno e nell'altro caso, meriterebbe un meritato eterno riposo dalla sua professione.
Quante volte abbiamo letto di un direttore d'orchestra, del quale la valutazione di ogni prestazione è sempre una incognita, che ha 'diretto da par suo', che per noi potrebbe voler dire qualunque cosa, cioè anche in paniera pessima. Mentre le volte che viene usata, quella locuzione la si usa in senso positivo. D'accordo, ma non quando l'operato del direttore è preceduto da valutazioni del tutto negative, dell'orchestra, coro e magari anche solisti. Alla fine di una tale bollettino di sconfitta, che vuol dire che il direttore ha diretto bene? Nient'altro che chi ha scritto quell'articolo è un idiota o un venduto, e, nell'uno e nell'altro caso, meriterebbe un meritato eterno riposo dalla sua professione.
mercoledì 3 settembre 2014
I vitalizi non si toccano, e perciò i contratti non si rinnovano, ma il merito verrààààà premiato. Ma quando? Dalla Gelmini alla Giannini,passando per la Madia
Che il merito verrà premiato lo dicono da tempo molti ministri, soprattutto quelli della scuola, il cui nome finisce in... INI. Memorabile la pormessa della Gelmini, maristella del nostro firmamento culturale e politico, quella che ha sostenuto l'esame di stato per la professione forense in Calabria, perchè al nord l'avrebbero bocciata, tutti tranne Berlusconi che oggi, senza pagarla, se la ritrova nel suo pool difensivo, più determinata ed accanita di Ghedini. E quella stessa del tunnel che univa ginevra al Gran Sasso per farci passare i neutrini della materia o i suoi neuroni cerebrali, ma anche qualunque altra scemenza. Dunque il merito della Gelmini, come lei stessa aveva dichiarato, è stato premiato. Cancelliamo dalla memoria i due mini ministri Profumo e Carrozza, provenienti dal mondo della scuola che del loro passaggio ha saputo dai giornali, anche perchè durato il breve tempo di una primavera. E veniamo, invece, all'altra ...INI, la Giannini, che viene dall'Università di Perugia, che Renzi si tiene, benché il suo partito 'Scelta Civica' non conta un c... e che la scuola , il mondo ed i problemi di esso conosce bene e dall'interno. Lei sta rivoluzionando la scuola. Stop al precariato, assunzione di 150 docenti, ma dal prossimo anno ( che bisogno c'era di annunciarlo ora?); lo ha detto al meeting di Comunione e Schiavitù (ai poteri forti, al cattolicesimo illiberale). Poi ha taciuto per qualche giorno, perché il premier voleva egli annunciare la riforma, non semplice riforma, ma rivoluzione. La scuola non sarà più la stessa. In questa storica rivoluzione si inserisce anche madonna Madia, santificata da Veltroni ed anche da Renzi, senza che mai nessun miracolo abbia fatto se non a se stessa per l'improvvisa fulminea ascesa politica, con una sua dichiarazione: anche per il 2015 niente rinnovo contratti per gli statali, scuola compresa. Vige invece il criterio del merito.
Chi, fra tutti quelli che insegnano da anni e sono in attesa di carriera anche economica, dimostrerà 'inclinazione' verso l'insegnamento - come scriveva un idiota su qualche giornale nazionale - e dedicherà più tempo di quello oggi a lui richiesto per l'espletamento delle sue funzioni didattiche, quello e solo quello verrà premiato. Si è saputo poi che la quantificazione del premio, ancora semplicemente promesso esattamente come aveva già fatto la Gelmini, avverrà con un aumento del minimo ad ora di lezione, quelle richieste e quelle aggiuntive. Per il resto acqua in bocca. Tanto, ha detto renzi, prima che un qualche aumento anche per merito venga riconosciuto alla scuola passeranno anni, ben più dei mille giorni del mio governo. E così ha finto di mettere una toppa alla 'precarite' ma l''annuncite' malattia, non è stata ancora né tenuta sotto controllo né tantomeno debellata.
E Renzi ha dato anche una ragione da usare come stampella dalla spaesata Madia. Perchè non rinnoviamo i contratti pubblici? In parole povere perchè non diamo neanche un euro in più ai dipendenti pubblici , ancora per il 2015? La ragione è semplice. ha spiegato Renzi. E' quella stessa per cui non tagliamo stipendi immeritati di tanti ladruncoli pubblici, e neanche i vitalizi di ex ladruncoli, inefficienti ed incapaci, i quali per grazia di dio non possono più nuocere alla nazione, se non con la riscossione dei loro vitalizi.
Finalmente una parola chiara. Bravo Renzi!
Chi, fra tutti quelli che insegnano da anni e sono in attesa di carriera anche economica, dimostrerà 'inclinazione' verso l'insegnamento - come scriveva un idiota su qualche giornale nazionale - e dedicherà più tempo di quello oggi a lui richiesto per l'espletamento delle sue funzioni didattiche, quello e solo quello verrà premiato. Si è saputo poi che la quantificazione del premio, ancora semplicemente promesso esattamente come aveva già fatto la Gelmini, avverrà con un aumento del minimo ad ora di lezione, quelle richieste e quelle aggiuntive. Per il resto acqua in bocca. Tanto, ha detto renzi, prima che un qualche aumento anche per merito venga riconosciuto alla scuola passeranno anni, ben più dei mille giorni del mio governo. E così ha finto di mettere una toppa alla 'precarite' ma l''annuncite' malattia, non è stata ancora né tenuta sotto controllo né tantomeno debellata.
E Renzi ha dato anche una ragione da usare come stampella dalla spaesata Madia. Perchè non rinnoviamo i contratti pubblici? In parole povere perchè non diamo neanche un euro in più ai dipendenti pubblici , ancora per il 2015? La ragione è semplice. ha spiegato Renzi. E' quella stessa per cui non tagliamo stipendi immeritati di tanti ladruncoli pubblici, e neanche i vitalizi di ex ladruncoli, inefficienti ed incapaci, i quali per grazia di dio non possono più nuocere alla nazione, se non con la riscossione dei loro vitalizi.
Finalmente una parola chiara. Bravo Renzi!
Non vengano a raccontarci storie; in RAI resistono solo programmi con padrini/sponsor eccellenti: Overland, Petrolio... All'OPERA!, invece, NO
Dobbiamo confessare chiaramente che proviamo soltanto umana pietà e neanche un briciolo di stima, per tutti quei dirigenti RAI che ogni giorno sbandierano i dati auditel quando vogliono mantenere in vita trasmissioni che interessano a qualcuno, mentre in altri casi li ignorano, se, deludenti come le attese non mantenute, intendono insistere con certi programmi.
Causa il nostro diretto interessamento continuiamo a domandarci perchè dopo sei edizioni estive ( 1999-2004) della trasmissione 'ALL'OPERA!' condotta da Antonio Lubrano e da noi scritta, quella bella trasmissione è stata cancellata dal palinsesto. Se vi dicono che faceva ascolti non esaltanti, dicono bugie, falsità. E ve lo dimostriamo.
Abbiamo controllato, proprio in questi giorni gli ascolti che dovrebbero essere esaltanti per mantenere in palinsesto certi programmi , come OVERLAND che va avanti da 15 anni, d'estate come ALL'OPERA!,in seconda serata come ALL'OPERA!e che nell'ultima puntata del 28 agosto ha registrato 723.000 telespettatori, per uno share di 9,01% - né più e né meno di quel che faceva ALL'OPERA!- ma OVERLAND continua, ALL'OPERA! è stata cancellata.
Un'altra trasmissione, che sta diventando un appuntamento fisso: PETROLIO, guidata da Duilio Giammaria, e che, dopo alcuni esperimenti estivi e festivi, va in ondaogni lunedì, sempre su RAI Uno, e sempre in seconda serata, togliendo una serata a 'Porta a Porta'. Bene anche PETROLIO che viene promossa ad appuntamento stabile, di RAI Uno, in seconda serata, nella puntata di lunedì 1 settembre ha avuto 893.000 telespettatori con uno share dell'8.33%, ne più e nè meno di ALL'OPERA! che, adesso diciamola tutta, durante alcune estati è stata replicata anche di domenica pomeriggio, mantenendo e talora aumentando gli ascolti, che per talune puntate hanno avuto uno share del 14%, con punte , di telespettatori, di quasi 1.300.000. Dati più che soddisfacenti. Gli stessi dati che fanno proseguire la realizzazione e messa in onda di OVERLAND e PETROLIO e che hanno, INSPIEGABILMENTE affossato ALL'OPERA!'.
Perchè allora All'OPERA! non è proseguita e non può neanche tornare?
Innanzitutto perchè del melodramma - vanto degli italiani, come si dice - in televisione non frega niente a nessuno dei dirigenti analfabeti che preferiscono comunque il night al teatro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il melodramma insieme ad altre forme di spettacolo dal vivo sia stato affidato alla cura dell'ineffabile Marzullo, altro mistero della RAI.
Ma vi potrebbero anche rispondere dalla RAI, che ora c'è RAI 5 di D'Alessandro, dove regna monarca assoluto Michele Dall'Ongaro, tuttologo e tuttofare, che non si spaventa di fronte a nulla, neanche alla overdose della sua presenza in video. Chi vi rispondesse così, saprebbe bene di mentire, perchè le trasmissioni di intere opere in TV si sa quale destino abbiano e continuino ad avere. Altra cosa era ALL'OPERA!, trasmessa da una rete generalista e rivolta al grande pubblico.
Ma potrebbero anche dirvi che ALL'OPERA! costava molto. Altra evidente bugia, giacchè la trasmissione può esser ripresa con una spesa mille volte inferiore a qualunque altra trasmissione e che avrebbe il merito di trasmettere opere che la RAI, per contratto ma non solo per contratto, riprende regolarmente e poi va a - buttare, letteralmente - nei suoi magazzini. ALL'OPERA! consentiva, stagione dopo stagione, di far vedere al pubblico edizioni sempre nuove di titoli popolarissimi.
Poi ci sono anche ragioni di bassa lega. ALL'OPERA veniva fatta da pochissimi - autori eravamo noi e Lubrano, Lubrano era il presentatore, e poi c'era il regista, Tony Verità con l'aggiunta Naturalmente dei tecnici delle squadre di ripresa ecc... Non c'era spazio per infilarci altre persone che interessavano a questo o a quel direttore generale o direttore di rete come avviene in alcuni calderoni .Ma accadde anche con noi: ci fu imposta una persona, regista RAI in pensione, che avrebbe dovuto suggerire a noi - lavoro inutile del tutto - alcuni dati sulle opere; presentandoci delle note che noi leggevamo per rispetto della persona che le aveva prodotte e basta) come avviene in alcuni calderoni.
Quest'insieme vergognoso di ragioni hanno fatto cancellare ALL'OPERA! fino ad oggi.
Nessuno dica, per favore, che però RAI Uno ha fatto 'Mettiamoci all'Opera', con Frizzi, da Rieti, nel Teatro Vespasiano la cui fondazione è presieduta da Gianni Letta - uno sconosciuto! - perchè allora vi sputeremmo in un occhio; non avreste capito nulla ed allora meglio, per noi, tacere.
Causa il nostro diretto interessamento continuiamo a domandarci perchè dopo sei edizioni estive ( 1999-2004) della trasmissione 'ALL'OPERA!' condotta da Antonio Lubrano e da noi scritta, quella bella trasmissione è stata cancellata dal palinsesto. Se vi dicono che faceva ascolti non esaltanti, dicono bugie, falsità. E ve lo dimostriamo.
Abbiamo controllato, proprio in questi giorni gli ascolti che dovrebbero essere esaltanti per mantenere in palinsesto certi programmi , come OVERLAND che va avanti da 15 anni, d'estate come ALL'OPERA!,in seconda serata come ALL'OPERA!e che nell'ultima puntata del 28 agosto ha registrato 723.000 telespettatori, per uno share di 9,01% - né più e né meno di quel che faceva ALL'OPERA!- ma OVERLAND continua, ALL'OPERA! è stata cancellata.
Un'altra trasmissione, che sta diventando un appuntamento fisso: PETROLIO, guidata da Duilio Giammaria, e che, dopo alcuni esperimenti estivi e festivi, va in ondaogni lunedì, sempre su RAI Uno, e sempre in seconda serata, togliendo una serata a 'Porta a Porta'. Bene anche PETROLIO che viene promossa ad appuntamento stabile, di RAI Uno, in seconda serata, nella puntata di lunedì 1 settembre ha avuto 893.000 telespettatori con uno share dell'8.33%, ne più e nè meno di ALL'OPERA! che, adesso diciamola tutta, durante alcune estati è stata replicata anche di domenica pomeriggio, mantenendo e talora aumentando gli ascolti, che per talune puntate hanno avuto uno share del 14%, con punte , di telespettatori, di quasi 1.300.000. Dati più che soddisfacenti. Gli stessi dati che fanno proseguire la realizzazione e messa in onda di OVERLAND e PETROLIO e che hanno, INSPIEGABILMENTE affossato ALL'OPERA!'.
Perchè allora All'OPERA! non è proseguita e non può neanche tornare?
Innanzitutto perchè del melodramma - vanto degli italiani, come si dice - in televisione non frega niente a nessuno dei dirigenti analfabeti che preferiscono comunque il night al teatro. Altrimenti non si spiegherebbe come mai il melodramma insieme ad altre forme di spettacolo dal vivo sia stato affidato alla cura dell'ineffabile Marzullo, altro mistero della RAI.
Ma vi potrebbero anche rispondere dalla RAI, che ora c'è RAI 5 di D'Alessandro, dove regna monarca assoluto Michele Dall'Ongaro, tuttologo e tuttofare, che non si spaventa di fronte a nulla, neanche alla overdose della sua presenza in video. Chi vi rispondesse così, saprebbe bene di mentire, perchè le trasmissioni di intere opere in TV si sa quale destino abbiano e continuino ad avere. Altra cosa era ALL'OPERA!, trasmessa da una rete generalista e rivolta al grande pubblico.
Ma potrebbero anche dirvi che ALL'OPERA! costava molto. Altra evidente bugia, giacchè la trasmissione può esser ripresa con una spesa mille volte inferiore a qualunque altra trasmissione e che avrebbe il merito di trasmettere opere che la RAI, per contratto ma non solo per contratto, riprende regolarmente e poi va a - buttare, letteralmente - nei suoi magazzini. ALL'OPERA! consentiva, stagione dopo stagione, di far vedere al pubblico edizioni sempre nuove di titoli popolarissimi.
Poi ci sono anche ragioni di bassa lega. ALL'OPERA veniva fatta da pochissimi - autori eravamo noi e Lubrano, Lubrano era il presentatore, e poi c'era il regista, Tony Verità con l'aggiunta Naturalmente dei tecnici delle squadre di ripresa ecc... Non c'era spazio per infilarci altre persone che interessavano a questo o a quel direttore generale o direttore di rete come avviene in alcuni calderoni .Ma accadde anche con noi: ci fu imposta una persona, regista RAI in pensione, che avrebbe dovuto suggerire a noi - lavoro inutile del tutto - alcuni dati sulle opere; presentandoci delle note che noi leggevamo per rispetto della persona che le aveva prodotte e basta) come avviene in alcuni calderoni.
Quest'insieme vergognoso di ragioni hanno fatto cancellare ALL'OPERA! fino ad oggi.
Nessuno dica, per favore, che però RAI Uno ha fatto 'Mettiamoci all'Opera', con Frizzi, da Rieti, nel Teatro Vespasiano la cui fondazione è presieduta da Gianni Letta - uno sconosciuto! - perchè allora vi sputeremmo in un occhio; non avreste capito nulla ed allora meglio, per noi, tacere.
lunedì 1 settembre 2014
DALL'ORGANIZZAZIONE MUSICALE DEGLI ALTRI PAESI ABBIAMO QUALCOSA DA IMPARARE
Dal breve profilo di Michele Gamba, il trentunenne direttore d'orchestra e pianista, assistente di Pappano al Covent Garden, apparso domenica 31 agosto su 'La lettura' (alleg. al Corriere della sera), pur non condividendo il titolo ' Sì, la musica migliora la società' che andrebbe volto a semplice auspicio e speranza, nonostante la cruda realtà, veniamo a sapere del 'Jette Parker Young Artists Programme', che ha la sua sede di attività formativa ed impiego presso il Covent Garden.
Di che cosa si tratta? Di un programma di formazione 'sul campo' di giovani artisti, soprattutto cantanti, che in un biennio apprendono anche i segreti e perfino i trucchi del canto - naturalmente sono già tutti diplomati in detta disciplina - e contemporaneamente debuttano prima in ruoli minori e poi, via via in altri più impegnativi. Costituiscono la 'compagnia stabile' e 'giovanile' del teatro, nel quale allevare gli artisti promettenti e farli materialmente debuttare. Non si fa solo al Covent Garden; con diversa articolazione, compagnie assai simili, stabili, ve ne sono da sempre nei grandi teatri europei e mondiali, e da esse sono uscite già tante star.
In molti grandi teatri, a seguito di audizioni severissime, vengono assunti giovani cantanti che
pian piano vengono fatti debuttare in tutti i ruoli, nei quali si rende necessaria la loro presenza per garantire la normale attività di questo o quel teatro 'di repertorio', ove il sipario si alza 365 giorni l'anno. I giovani cantanti, senza attendere, angosciati!, che qualche agente li chiami per la prima scrittura, escono da quel teatro/bottega, che già posseggono tutti i segreti del mestiere. E' un apprendistato importante perché, nonostante i buoni maestri e le buone scuole, nessun diplomato in canto è in grado di debuttare in palcoscenico appena terminati gli studi. E ciò vale in Italia come in molti altri paesi.
Qualcosa di simile si fa anche nel corso del Festival di Salisburgo da parecchi anni, consentendo ai più bravi di debuttare nell'edizione successiva del festival. E si fa, in qualche modo anche in Italia, ad esempio, con la scuola di canto del Festival della valle d'Itria, come si faceva all'Accademia di Osimo collegata al festival pugliese ai tempo della direzione artistica di Sergio Segalini. Adesso a Martina Franca dirige Triola, che era stato già direttore della scuola di canto al Comunale di Bologna, al tempo di Tutino. Si fa già a Milano, alla Scala, con la sua Accademia, dalla quale sono stati pescati alcuni giovani artisti, e a Santa Cecilia con l'OperaStudio affidata a Renata Scotto. Dunque qualcosa c'è già, ma non è ciò che noi intendiamo sul modello di Londra o di Vienna , per quanto ne sappiamo.
Non c'è bisogno che lo facciano tutti i teatri, ma due o tre fra tutti che poi servono anche tutti i teatri.
Audizioni severe, corsi di grande qualità affidati a maestri veri, permanenza fissa di un biennio nel teatro che scrittura e forma allo stesso tempo, con retribuzione. Ciò consente di avere artisti giovani ma bravi, inizialmente per tanti ruoli minori previsti dal repertorio, per i quali, ad esempio, si chiamano artisti in carriera; si abbatterebbero di molto i costi (perché il teatro otterrebbe la disponibilità, di lunga durata, di cantanti, con una spesa ragionevole) e permetterebbe nel giro di qualche anno, quando tale sistema è a regime, di aumentare anche la produzione che è uno dei problemi maggiori di tutti i teatri italiani, compresi quelli più virtuosi.
La Fenice fa già qualcosa di simile, con una programmazione articolata su diversi cicli, e con titoli ripresi nel corso di due o tre stagioni per i quali fa contratti ad artisti che, per tale impiego pluriennale, sono pronti ad abbassare le loro pretese in fatto di compensi.
Perché tale meccanismo, tanto ragionevole e redditizio, non si mette in pratica anche in Italia? Perché i direttori artistici sono legati a triplo filo agli agenti, dai quali - perché non denunciarlo? - forse prendono mazzette? perché non si vuole 'perdere tempo' nella formazione di giovani musicisti, giacché è molto più facile farseli indicare dagli agenti, benemeriti? perché non si pensa che come è fondamentale creare nuovo pubblico, altrettanto fondamentale è allevare nuovi musicisti? perché fa comodo produrre poco: si lavora meno? perché una volta insediati su alcune poltrone, proprio mantenendo l'immobilità del sistema, vi si rimane attaccati per molti anni?
Se non tutte, qualcuna di queste ragioni è alla base del fatto che in Italia tutti si lamentano ma poi nessuno si muove e quelli che, rarissimamente, lo fanno, se la prendono comodamente. Cominciamo con lo stabilire che per oltre due mandati consecutivi nessun sovrintendente può restare nel suo incarico, al contrario di ciò che accade oggi, quando alcuni restano a capo di istituzioni importanti per decenni. Che interesse possono avere questi matusalemme, non solo di età, a cambiare le cose, come, invece, fa - o dice di voler fare - il nostro Renzi?
Ecco una bella materia di riflessione per Franceschini e Nastasi, ed anche per Pappano al quale apertamente diciamo; perché non fa a Santa Cecilia, magari nel settore degli strumenti, ciò che sta facendo, con buoni risultati nel campo del canto, a Londra?
Forse che è impossibile trovare a Roma, come ha trovato a Londra, un qualche sponsor, che desideri veramente spendere bene i suoi soldi? Teme che non se ne troverebbero fra quanti, ogni giorno, si riempiono la bocca con l'interesse per la causa del 'futuro ai giovani'?
Infine, non si pensa che, mettendo su quelle compagnie stabili, si eviterebbe di far passare la vita ai soliti noti negli aeroporti e sugli aerei?
Di che cosa si tratta? Di un programma di formazione 'sul campo' di giovani artisti, soprattutto cantanti, che in un biennio apprendono anche i segreti e perfino i trucchi del canto - naturalmente sono già tutti diplomati in detta disciplina - e contemporaneamente debuttano prima in ruoli minori e poi, via via in altri più impegnativi. Costituiscono la 'compagnia stabile' e 'giovanile' del teatro, nel quale allevare gli artisti promettenti e farli materialmente debuttare. Non si fa solo al Covent Garden; con diversa articolazione, compagnie assai simili, stabili, ve ne sono da sempre nei grandi teatri europei e mondiali, e da esse sono uscite già tante star.
In molti grandi teatri, a seguito di audizioni severissime, vengono assunti giovani cantanti che
pian piano vengono fatti debuttare in tutti i ruoli, nei quali si rende necessaria la loro presenza per garantire la normale attività di questo o quel teatro 'di repertorio', ove il sipario si alza 365 giorni l'anno. I giovani cantanti, senza attendere, angosciati!, che qualche agente li chiami per la prima scrittura, escono da quel teatro/bottega, che già posseggono tutti i segreti del mestiere. E' un apprendistato importante perché, nonostante i buoni maestri e le buone scuole, nessun diplomato in canto è in grado di debuttare in palcoscenico appena terminati gli studi. E ciò vale in Italia come in molti altri paesi.
Qualcosa di simile si fa anche nel corso del Festival di Salisburgo da parecchi anni, consentendo ai più bravi di debuttare nell'edizione successiva del festival. E si fa, in qualche modo anche in Italia, ad esempio, con la scuola di canto del Festival della valle d'Itria, come si faceva all'Accademia di Osimo collegata al festival pugliese ai tempo della direzione artistica di Sergio Segalini. Adesso a Martina Franca dirige Triola, che era stato già direttore della scuola di canto al Comunale di Bologna, al tempo di Tutino. Si fa già a Milano, alla Scala, con la sua Accademia, dalla quale sono stati pescati alcuni giovani artisti, e a Santa Cecilia con l'OperaStudio affidata a Renata Scotto. Dunque qualcosa c'è già, ma non è ciò che noi intendiamo sul modello di Londra o di Vienna , per quanto ne sappiamo.
Non c'è bisogno che lo facciano tutti i teatri, ma due o tre fra tutti che poi servono anche tutti i teatri.
Audizioni severe, corsi di grande qualità affidati a maestri veri, permanenza fissa di un biennio nel teatro che scrittura e forma allo stesso tempo, con retribuzione. Ciò consente di avere artisti giovani ma bravi, inizialmente per tanti ruoli minori previsti dal repertorio, per i quali, ad esempio, si chiamano artisti in carriera; si abbatterebbero di molto i costi (perché il teatro otterrebbe la disponibilità, di lunga durata, di cantanti, con una spesa ragionevole) e permetterebbe nel giro di qualche anno, quando tale sistema è a regime, di aumentare anche la produzione che è uno dei problemi maggiori di tutti i teatri italiani, compresi quelli più virtuosi.
La Fenice fa già qualcosa di simile, con una programmazione articolata su diversi cicli, e con titoli ripresi nel corso di due o tre stagioni per i quali fa contratti ad artisti che, per tale impiego pluriennale, sono pronti ad abbassare le loro pretese in fatto di compensi.
Perché tale meccanismo, tanto ragionevole e redditizio, non si mette in pratica anche in Italia? Perché i direttori artistici sono legati a triplo filo agli agenti, dai quali - perché non denunciarlo? - forse prendono mazzette? perché non si vuole 'perdere tempo' nella formazione di giovani musicisti, giacché è molto più facile farseli indicare dagli agenti, benemeriti? perché non si pensa che come è fondamentale creare nuovo pubblico, altrettanto fondamentale è allevare nuovi musicisti? perché fa comodo produrre poco: si lavora meno? perché una volta insediati su alcune poltrone, proprio mantenendo l'immobilità del sistema, vi si rimane attaccati per molti anni?
Se non tutte, qualcuna di queste ragioni è alla base del fatto che in Italia tutti si lamentano ma poi nessuno si muove e quelli che, rarissimamente, lo fanno, se la prendono comodamente. Cominciamo con lo stabilire che per oltre due mandati consecutivi nessun sovrintendente può restare nel suo incarico, al contrario di ciò che accade oggi, quando alcuni restano a capo di istituzioni importanti per decenni. Che interesse possono avere questi matusalemme, non solo di età, a cambiare le cose, come, invece, fa - o dice di voler fare - il nostro Renzi?
Ecco una bella materia di riflessione per Franceschini e Nastasi, ed anche per Pappano al quale apertamente diciamo; perché non fa a Santa Cecilia, magari nel settore degli strumenti, ciò che sta facendo, con buoni risultati nel campo del canto, a Londra?
Forse che è impossibile trovare a Roma, come ha trovato a Londra, un qualche sponsor, che desideri veramente spendere bene i suoi soldi? Teme che non se ne troverebbero fra quanti, ogni giorno, si riempiono la bocca con l'interesse per la causa del 'futuro ai giovani'?
Infine, non si pensa che, mettendo su quelle compagnie stabili, si eviterebbe di far passare la vita ai soliti noti negli aeroporti e sugli aerei?
Etichette:
acacdemia sala,
accademia osimo,
compagnie stabili,
covent garden,
festival valle d'itria,
franceschini,
nastasi,
opera studio,
santcilia,
segalini,
triola
L'IDEA DEL NORD ( EUROPA), in fatto di cultura, E' TUTTA DA CAMBIARE
Prendiamo a prestito, senza esserne autorizzati, il titolo di un avveniristico e rivoluzionario documentario girato da Glen Gould - ma sarebbe meglio dire da lui inventato - e cioè 'L'idea del nord', per suggerire a noi europei della vecchia Europa, dell'Europa del sud, per essere più chiari, che l'idea che ci siamo fatti dei paesi del nord Europa, in fatto di cultura attende di essere aggiornata, anche sulla base di recenti dati resi noti da 'Eurobaromètre', strumento conoscitivo voluto dall'Europa nel lontano 1974, nella speranza di conoscerci meglio in ogni settore - come rileviamo dal numero estivo del nuovo 'Diapason', mensile di musica francese, edito da Mondadori France - e che Mondadori Italia mai e poi mai pubblicherebbe.
L'Eurobaromètre, nel nostro caso, ha registrato la temperatura culturale dei paesi europei e ne è venuto fuori, non tanto inaspettatamente, ciò che tutti temevamo e denunciamo da tempo: la vecchia Europa, culla della civiltà e cultura occidentali, non ama se stessa, mentre l'amano assai di più i paesi del nord Europa, quelli ai quali facciamo sempre riferimento per l'alto numero di suicidi, per il clima che rende difficile la vita in quei paesi, per il welfare all'avanguardia, mai ancora per la cultura.
Ecco i dati. Sconvolgenti.
In Svezia il 90% dei cittadini legge; in Romania ed in Grecia sono invece il 50%. Ancora la Svezia: nel 2013 ben il 61% dei suoi abitanti ha frequentato concerti; in Portogallo la percentuale scende al 19%; il 22% in Polonia e il 33% in Francia.
E per l'opera ed il balletto? Ancora la Svezia in cima alla classifica: il 34%; quattro volte ciò che fanno in Portogallo, Grecia, Cipro, mentre la Francia raggiunge il 25%, superando la Germania e l'Italia.
Il risultato di tale indagine è che tra l'Europa del Nord e l'Europa del Sud c'è un grandissimo divario.
Mentre la Finlandia accresce la frequentazione di arti ed artisti del 12%, in Ungheria, Romania e Grecia, c'è una caduta verticale. Fra le varie nazioni, l'86% degli abitanti della Bulgaria, l'82% dei Maltesi, e l'80% degli Italiani dichiarano di non frequentare nè praticare arte alcuna. L'anno scorso hanno frequentato i concerti 3 Danesi su 4, e meno di 1 su 4 per i Greci.
Colpa della crisi economica? O dell'indifferenza verso l'arte e la cultura dei cittadini al di sotto dei 25 anni? Anche, ma soprattutto nessun interesse dell'Europa, nel suo insieme, a sostenere concretamente la cultura. L'Eurobaromètre segnala poi calma piatta in Europa, dopo la faticosa creazione di ARTE nel 1980, e la fondazione dell'Orchestra dell'ECYO (EUYO) nel 1978.
Ce n'è anche per alcuni paesi, considerati singolarmente. In Italia, ad esempio, a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici e dell'intransigenza dei sindacati, i teatri sono condannati a produrre pochissimo, per l'alto costo del personale (in eccesso, e poco impegnato!!! ndr). In Spagna si sono costruiti numerosi teatri e sale da concerto che oggi sono vuoti, perché il pubblico non ha più soldi, come non ve ne sono neanche per pagare i musicisti. Ed anche la Germania, che dopo la caduta del muro ha troppi musicisti professionisti, minaccia di chiudere orchestre e compagnie. La situazione non è migliore nel campo delle trasmissioni radio televisive, nelle quali la cultura è quasi scomparsa; e la presenza di Internet, sebbene in crescita, non ha colmato tale vuoto. A nostra consolazione il cinema, con un aumento dell'1% di spettatori, e l'opera e il balletto che mantengono la loro posizione, assolutamente di nicchia in Europa.
Come si vede, l'Europa della cultura e della Musica non esiste.
(Rapporto EB79.2, n.399, sul sito: ec.europa.eu/public_opinion)
L'Eurobaromètre, nel nostro caso, ha registrato la temperatura culturale dei paesi europei e ne è venuto fuori, non tanto inaspettatamente, ciò che tutti temevamo e denunciamo da tempo: la vecchia Europa, culla della civiltà e cultura occidentali, non ama se stessa, mentre l'amano assai di più i paesi del nord Europa, quelli ai quali facciamo sempre riferimento per l'alto numero di suicidi, per il clima che rende difficile la vita in quei paesi, per il welfare all'avanguardia, mai ancora per la cultura.
Ecco i dati. Sconvolgenti.
In Svezia il 90% dei cittadini legge; in Romania ed in Grecia sono invece il 50%. Ancora la Svezia: nel 2013 ben il 61% dei suoi abitanti ha frequentato concerti; in Portogallo la percentuale scende al 19%; il 22% in Polonia e il 33% in Francia.
E per l'opera ed il balletto? Ancora la Svezia in cima alla classifica: il 34%; quattro volte ciò che fanno in Portogallo, Grecia, Cipro, mentre la Francia raggiunge il 25%, superando la Germania e l'Italia.
Il risultato di tale indagine è che tra l'Europa del Nord e l'Europa del Sud c'è un grandissimo divario.
Mentre la Finlandia accresce la frequentazione di arti ed artisti del 12%, in Ungheria, Romania e Grecia, c'è una caduta verticale. Fra le varie nazioni, l'86% degli abitanti della Bulgaria, l'82% dei Maltesi, e l'80% degli Italiani dichiarano di non frequentare nè praticare arte alcuna. L'anno scorso hanno frequentato i concerti 3 Danesi su 4, e meno di 1 su 4 per i Greci.
Colpa della crisi economica? O dell'indifferenza verso l'arte e la cultura dei cittadini al di sotto dei 25 anni? Anche, ma soprattutto nessun interesse dell'Europa, nel suo insieme, a sostenere concretamente la cultura. L'Eurobaromètre segnala poi calma piatta in Europa, dopo la faticosa creazione di ARTE nel 1980, e la fondazione dell'Orchestra dell'ECYO (EUYO) nel 1978.
Ce n'è anche per alcuni paesi, considerati singolarmente. In Italia, ad esempio, a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici e dell'intransigenza dei sindacati, i teatri sono condannati a produrre pochissimo, per l'alto costo del personale (in eccesso, e poco impegnato!!! ndr). In Spagna si sono costruiti numerosi teatri e sale da concerto che oggi sono vuoti, perché il pubblico non ha più soldi, come non ve ne sono neanche per pagare i musicisti. Ed anche la Germania, che dopo la caduta del muro ha troppi musicisti professionisti, minaccia di chiudere orchestre e compagnie. La situazione non è migliore nel campo delle trasmissioni radio televisive, nelle quali la cultura è quasi scomparsa; e la presenza di Internet, sebbene in crescita, non ha colmato tale vuoto. A nostra consolazione il cinema, con un aumento dell'1% di spettatori, e l'opera e il balletto che mantengono la loro posizione, assolutamente di nicchia in Europa.
Come si vede, l'Europa della cultura e della Musica non esiste.
(Rapporto EB79.2, n.399, sul sito: ec.europa.eu/public_opinion)
Etichette:
arte,
bulgaria,
cipro,
danimarca,
ECYO (EUYO),
euribaromètre,
finlandia,
germania,
grecia,
italia,
polonia,
portogallo,
romania,
spagna,
svezia,
ungheria
Iscriviti a:
Post (Atom)