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lunedì 1 settembre 2014

L'IDEA DEL NORD ( EUROPA), in fatto di cultura, E' TUTTA DA CAMBIARE

Prendiamo a prestito, senza esserne autorizzati, il titolo di un avveniristico e rivoluzionario documentario girato da Glen Gould - ma sarebbe meglio dire da lui inventato - e cioè 'L'idea del nord', per suggerire a noi europei della vecchia Europa, dell'Europa del sud, per essere più chiari, che l'idea che ci siamo fatti dei paesi del nord Europa, in fatto di cultura  attende di essere aggiornata,  anche sulla base di recenti dati resi noti da 'Eurobaromètre', strumento conoscitivo voluto dall'Europa nel lontano 1974, nella speranza di conoscerci meglio in ogni settore - come rileviamo dal numero estivo del nuovo 'Diapason', mensile di musica francese, edito da Mondadori France - e che Mondadori Italia mai e poi mai pubblicherebbe.
 L'Eurobaromètre, nel nostro caso, ha registrato la temperatura culturale dei paesi europei e ne è venuto fuori, non tanto inaspettatamente, ciò che tutti temevamo e denunciamo da tempo: la vecchia Europa, culla della civiltà e cultura occidentali, non ama se stessa, mentre l'amano assai di più i paesi del nord Europa, quelli ai quali facciamo sempre riferimento per  l'alto numero di suicidi, per il clima che rende difficile la vita in quei paesi, per il welfare all'avanguardia, mai ancora per la cultura.
 Ecco i dati. Sconvolgenti.
 In Svezia il 90% dei cittadini legge; in Romania ed in Grecia sono invece il 50%. Ancora la Svezia: nel 2013 ben il 61% dei suoi abitanti  ha frequentato concerti; in Portogallo la percentuale scende al 19%; il 22% in Polonia e il 33% in Francia.
 E per l'opera ed il balletto? Ancora la Svezia in cima alla classifica: il 34%; quattro volte ciò che fanno in Portogallo, Grecia, Cipro, mentre la Francia raggiunge il 25%, superando la Germania e l'Italia.
 Il risultato di tale indagine è che tra  l'Europa del Nord  e l'Europa del Sud c'è un grandissimo divario.
 Mentre la Finlandia accresce la frequentazione di arti ed artisti del 12%, in Ungheria, Romania e Grecia, c'è una caduta verticale. Fra le varie nazioni, l'86% degli abitanti della Bulgaria, l'82% dei Maltesi, e l'80% degli Italiani dichiarano di non frequentare nè praticare arte alcuna. L'anno scorso hanno frequentato i concerti 3 Danesi su 4, e meno di 1 su 4 per i Greci.
 Colpa della crisi economica? O dell'indifferenza verso l'arte e la cultura dei cittadini al di sotto dei 25 anni? Anche, ma soprattutto nessun interesse dell'Europa, nel suo insieme, a sostenere concretamente la cultura. L'Eurobaromètre segnala poi calma piatta in Europa, dopo la faticosa creazione di ARTE nel 1980, e la fondazione dell'Orchestra dell'ECYO (EUYO) nel 1978.
 Ce n'è anche per alcuni paesi,  considerati singolarmente. In Italia, ad esempio,  a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici e dell'intransigenza dei sindacati, i teatri sono condannati a produrre pochissimo, per l'alto costo del personale (in eccesso, e poco impegnato!!! ndr). In Spagna si sono costruiti numerosi teatri e sale da concerto che oggi sono vuoti, perché il pubblico non ha più soldi, come non ve ne sono neanche per pagare  i musicisti. Ed anche la Germania, che dopo la caduta del muro ha troppi musicisti professionisti, minaccia di chiudere orchestre e compagnie. La  situazione  non è migliore nel campo delle trasmissioni radio televisive, nelle quali la cultura è quasi scomparsa; e la presenza di Internet, sebbene in crescita,  non ha colmato tale vuoto. A nostra consolazione il cinema, con un aumento dell'1% di spettatori, e l'opera e il balletto che mantengono la loro posizione, assolutamente di nicchia in Europa.
 Come si vede, l'Europa della cultura e della  Musica non esiste.
 (Rapporto EB79.2, n.399, sul sito: ec.europa.eu/public_opinion)

domenica 23 giugno 2013

La sedia vuota


                                                                             

Cosa avrà pensato, e cosa avrebbe voluto dirgli, Benedetto XVI, a Papa Francesco, quando  assistendo al concerto televisivo dell’Orchestra nazionale della Rai,  dalla grande sala Paolo VI in Vaticano, in occasione dell’Anno della Fede, ha notato che la bianca poltrona del pontefice era vuota? Un malore, un impegno pastorale improvviso ma improcrastinabile del suo successore? Si sarà forse preoccupato, perché non ci è dato sapere se il giovane monsignore, un tempo suo segretario particolare, presente al concerto,  informato in tempo dell’assenza del pontefice, l’abbia avvertito. Certo è che questa sua mossa plateale ha sorpreso molti, e non allo stesso modo di altre sue inconsuete ma condivise uscite dei primi mesi di pontificato. Il gesto non poteva non suscitare congetture e riflessioni. Papa Francesco, in procinto di far esplodere un’autentica bomba sulla curia romana e sullo Ior, ha scelto di tenersi lontano dalla partecipazione ad un concerto che sarebbe suonata troppo distensiva, nel clima infuocato della vigilia? E, proprio in vista di tali storici cambiamenti, Papa Francesco avrebbe preferito incontrare, nel corso del pomeriggio, vescovi e consiglieri. Una visita, improvvisa, in clinica ad un cardinale ammalato, per recargli conforto? Nulla di tutto questo. E il breve saluto rivolto a suo nome da mons. Fisichella non fugava la ragione vera di tale scelta.  Papa Francesco ha voluto mandare pubblicamente e platealmente un altro segno del nuovo corso della Chiesa, ammesso che lo sia: i concerti sono per i principi, ed io non sono un principe del Rinascimento. Papa Francesco, dunque, con questo gesto, avrebbe messo fra parentesi l’intero pontificato di Papa Ratzinger che, almeno a parole tanti sforzi ha compiuto per riconciliare fede ed arte, ponendosi sulla stessa linea di Papa Wojtyla, rozzo -  è risaputo - in fatto di sensibilità artistica. Vien fatto di chiedersi se Papa Francesco, fin dagli anni di formazione, sia stato indifferente, o sordo nei confronti della musica. Se abbia, qualche volta, compreso la profondità e sublimità della preghiera cantata, anche solo nel solenne ed ascetico gregoriano. Se la musica come la poesia e l’arte abbiano mai costituito nutrimento del suo spirito, o se gli sia bastato nutrirsi esclusivamente di Vangelo e di vita cristiana vissuta. Se avesse anteposto il Vangelo alla Musica, nulla avremmo da rimproverare ad un uomo di chiesa.  Ma se la musica e l’arte Jose Maria Bergoglio le abbia sempre considerate passatempi improduttivi ed anche inutili, allora ne saremmo offesi. E, anche cristianamente, non riusciremmo a perdonargli di  non sfogliare un libro di poesia  o di letteratura, o di  non ascoltare  musica per arricchire la sua mente e la sua persona. Come avrebbe fatto ascoltando attentamente la lezione di Beethoven, senza per questo essere considerato un principe rinascimentale. Se gli avessero fatto ascoltare la ‘Messa solenne’ di Beethoven, avrebbe scelto di partecipare al concerto? Ma  la Nona e la Messa non sono tanto diverse. Se, in futuro, andasse a vedere una partita di pallone, vista la sua dichiarata passione per il calcio, parallela alla sua insensibilità per la musica - e  non è detto che non lo faccia - mons. Fisichella’, in suo nome,  lo spiegherebbe con “l’andare verso il popolo” (di Dio)?

Pietro Acquafredda