sabato 5 luglio 2014

Stagioni d'opera in vetrina. Un acuto non fa primvera

Ora anche il Teatro dell'Opera di Roma Capitale - il titolo più lungo della storia per una stagione che è la più corta di tutti i tempi - s'è deciso a rendere nota la propria stagione, e i  relativi numeri. In tutto 71 recite d'opera, poi ci saranno le serate di balletto e i rari concerti sinfonici e i concertini di cui il cartellone passato era inutilmente pieno. Il m. Muti dirigerà due titoli: uno ad inizio di stagione ed uno a maggio ( Aida, Nozze di Figaro), per nove titoli complessivi, esclusa Caracalla 2015, il cui calendario, come fanno tutti i più grandi teatri , sarà reso noto a giugno prossimo. Lì ci potranno essere altri due titoli, per una quindicina di recite e siamo a novanta, a  voler essere buoni. E questo sarebbe il grande Teatro dell'Opera di Roma Capitale? Fuortes sparge ottimismo, del resto cos'altro potrebbe fare, ma i problemi ci sono, e tanti; e certo quello generale della tenuta di un teatro non può risolverli un direttore eccelso che però sta a Roma meno di due mesi l'anno. Questa è la realtà, sulla quale i laudatores di un tempo sono oggi più guardinghi: concedono apertura di credito, ma restano in attesa vedere i fatti, quelli che nella passata gestione non hanno visto ed hanno dato per scontati.
 Un grande teatro, con appeal internazionale,  si vede anche dalla sua produttività. Prendiamo ad esempio La Fenice di Venezia e dal suo cartellone contiamo un numero doppio di recite operistiche l'anno, senza contare balletti, concerti sinfonici e cameristici ed il celebrato festival 'Lo spirito della musica di Venezia ' che in questi giorni si inaugura. ecc...ec... e che fanno salire la produzione della Fenice  almeno al doppio, che vuol dire, conti alla mano, che salvo un paio di mesi  in tutti gli altri dieci il teatro è aperto ogni sera.
 E' extralarge,invece, il calendario della Scala, causa Expo: 121 recite d'opera, 51 di balletto,18 concerti sinfonici, 4 schubertiadi, 7 recital di canto,5 concerti straordinari, 27 concerti 'Expo'. La Scala insomma il prossimo anno resterà aperta tutte le sere, come ha promesso Pereira, sovrintendente 'in prova', che molti danno in partenza alla fine del 2015; per la sua sostituzione, c'è  già chi   scalda i motori.
 Non basta perciò che Fuortes abbia raggiunto una pace sindacale - che potrebbe essere solo apparente e momentanea, pronta a riesplodere al primo problema - o che annunci una sostituzione a sorpresa del maestro del copro di ballo nel prossimo autunno, e che potrebbe essere la Abbagnato; o che  abbia affidato le regie delle prossime opere anche a registi del grande panorama - a proposito dell'opera di Adams, del 1995, che ha per soggetto il terremoto del 1994 di Los Angeles, e  che sbarcherà a Roma la prossima stagione,  nell'allestimento dello Chatelet, il primo annuncio della personale regia lo fece a Music@ Giorgio Barberio Corsetti, all'indomani del terremoto aquilano, anticipando che si sarebbe ispirato alle macerie viste all'Aquila nel corso del festival/mangiatoia 'Cantieri dell'immaginario' voluto da Nastasi,  per recare sollievo al popolo aquilano ma anche per omaggiare il suo padrino Letta. L'opera che sembra voluta da Fuortes, più che da Vlad, per portare all'Opera  di Roma  Barberio Corsetti, già attivo all'Auditorium, non ci sembra 'capitale', ed ebbe il battesimo europeo, cinque stagioni fa a Parigi.
 Ci sarebbe, infine, da toccare il problema dei prezzi dei biglietti dei nostri due più importanti teatri. Troppo lungo per esaurirlo in poco spazio. Ci torneremo.

Ancora su Giovanni Floris

Oggi il conduttore di Ballarò si è risentito: "non sono andato via dalla Rai per soldi, questo mi offende". Dicci allora perchè. "Perchè non c'era più feeling con i dirigenti", dice Giova; c'erano, forse, dissapori con il direttore della rete, Vianello - si dice in giro. Fatto sta che forse con tutti i problemi in Rai, Giova sarebbe rimasto se l'offerta economica fosse stata 'riparatrice'. Chiariamo ancora una volta: ognuno può mettere a frutto, come  e con chi vuole, le sue capacità, i suoi talenti, nessuno può impedirglielo, purchè non faccia la predica agli altri. Troppo comodo per Giova e compagni  che soffrono soltanto nelle due ore di trasmissione - soffrono si fa per dire - mentre il paese è stremato.
 Il caso Floris ha fatto venire alla luce anche i compensi di altre star della tv pubblica, che non può remunerarle alla maniera delle tv commerciali, e che appaiono immediatamente SCANDALOSE, non c'è altro aggettivo per qualificarle. E Renzi, capo del governo, il cui ministero del Tesoro è padrone al 99% della tv pubblica tace. Tace per paura di perdere l'argenteria di casa Rai? Ma chi se ne fotte. Conosciamo altri casi di gente che se ne è andata dalla Rai e poi è dovuta tornare con la coda fra le gambe.
 Comunque anche la Rai, inutile dire, ha le sue colpe. Non ha mai creato spirito di appartenenza, nè ha dato spazio alle novità, alla professionalità, al merito. Mai. Provate a proporre qualcosa in Rai. Non troverete mai nessuno che vi ascolti, a meno che non siate presentati da chi conta, dal Gasparri di turno - meglio la fame e l'esilio! - e poi quand'anche vi abbiano ascoltati, difficilmente daranno corso ad una vostra idea interessante. Questa purtroppo è la Rai, che è la stessa azienda che affida, per una rete, la responsabilità della cultura ad uno come Marzullo- che non si riesce in nessun modo a schiodare da quella poltrona - e che per mettersi a posto la coscienza ha inventato Rai 5, dominio assoluto di una sola persona, almeno in campo musicale, non essendo il direttore D'Alessandro capace di distinguere una grancassa da un ottavino, e che poi  mette insieme tutta la cultura, che in Rai non trova posto nelle reti generaliste, e ne affida la responsabilità alla Calandrelli. Provate a telefonarle, presentandovi e dicendole che avete un progetto da sottoporle. Sì, vi darà che presto desidera incontrarvi, passeranno mesi, con sfinimenti telefonici ed alla fine, Lei continuerà con i programmi fatti dai soliti noti che non hanno bisogno di telefonare perchè Lei, il direttore generale e la presidente, li incontrano nelle serate mondane di beneficenza o nei salotti bene, che servono a fare affari,o ad avviare contratti di collaborazione. Non non ci abbiamo mai provato con Lei, ma siamo sicuri che le cose andrebbero nel modo che abbiamo ipotizzato. E' questo il vero guaio della Rai. Non badare al prodotto, non inventare nuovi programmi. Prendete una qualunque delle reti televisive: che c'è di nuovo da anni ed anni a questa parte? NULLA. Ed allora è chiaro che deve puntare sulle star che con la loro simpatia o antipatia ed anche bravura, tengono  davanti allo schermo televisivo  più gente possibile.
 Abbiamo una Rai che non è fatta di programmi e di idee, ma di persone, di star che questa Rai crede adatti ad ogni stagione, salvo poi a ricredersi a seguito di clamorosi, ripetuti e prevedibili flop. Un tempo sembrava che senza Simona Ventura non si potesse far nulla, e che senza di lei non potesse nascere nessun  nuovo programma; ora fa la pubblicità di una casa di scarpe rosse. Bella carriera. Non è che un esempio, uno dei tanti.

venerdì 4 luglio 2014

Dove è finito Floris? Fuori dalla RAI a guadagnare di più

Il caso di Giovanni Floris è finito come non avevamo previsto. Mea culpa! Potremmo  tentare, allora, di esemplificarlo attraverso un altro caso  del mondo musicale che conosciamo meglio, come abbiamo fatto per il finale primo. E lo facciamo brevemente. Con il caso di una celebre violinista, fuggita rocambolescamente dall'URSS, stabilitasi in Occidente, Viktoria Mullova.  Ad un certo punto della vita/ carriera, incontra un uomo che le fa perdere la testa ( a dir il vero non sappimo chi l'abbia persa per chi), è un musicista che fa musica rock e jazz- se non ricordiamo male. E lei dichiara: "basta con Bach e Beethoven ed altri, sempre lo stesso repertorio - che comunque l'ha fatta vivere più che bene per tanti anni e continua anche oggi - sento il bisogno di sperimentare  dell'altro". E l'altro sarebbe, abbandonata la via maestra del grande repertorio violinistico, la pratica in esecuzioni pubbliche o discografiche di arrangiamenti dal rock o dal jazz. Che salto bella Viktoria!
 Giovanni Floris, mutatis mutandis - anche perchè la Mullova con la sua perticolare bellezza resta pur sempre una bella violinista che a suo tempo fece perdere la testa anche a Claudio Abbado - ha finto di fare il medesimo discorso della violinista: " dopo tanti anni di Ballarò, voglio cambiare sala da ballo e tipo di ballo; voglio allargare i miei orizzonti (al portafoglio?).Ad un professionista non può che far bene". Fin qui le dichiarazioni programmatiche e di principio. I fatti dicono che lavorerà a La7, con un contratto che è tre volte superiore a quello che la Rai poteva offrirgli: guadagnerà quattro milioni di Euro in tre anni. Chiunque ha il diritto di aspirare a condizioni di lavoro meglio remunerate,  nessuno lo nega, però lasciamo stare le prediche.
 E lasciamo anche stare  il cosiddetto editto fiorentino, scaturito dall'incontro/scontro con Renzi, chiamato in causa dal  quel genio di Gasparri che anche contro l'evidenza vuole difendere il suo padrone dall'accusa di 'dittatore bulgaro'. Non c'è nessuna epurazione, e non veniteci a dire che Floris è un missionario dell'informazione. Floris, come dice il  celebre deputato Razzi/Crozza, si fa i c.. suoi. Bene, benissimo, però basta con le prediche contro chi bada solo al profitto,  contro chi non conosce regole di morale professionale. Floris è un abile venditore  della sua merce, che comprende anche il risolino idiota e la camminata per lo studio, l'uso evidente di due pesi e tre misure a seconda della professione politica dei suoi ospiti, e infine la promozione di personaggi i cui trascorsi politici avrebbero dovuto tenere piuttosto in ombra - fra questi l'ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, che  la sovraesposzione  da Floris ha indotto a ripulirsi, a  parlare correttamente, passando sotto silenzio tutto quello di cui è stata  accusata durante la sua gestione, fino agli ultimi giorni, nel corso dei quali ha avallato un bel pacchetto di nomine premio.
Per il prossimo conduttore di Ballarò noi ci accontentiamo che rida meno e stia più fermo. Per Floris, infine,  non vorremmo ritrovarcelo fra qualche anno a bussare di nuovo alla porta della Rai - in ossequio a quell'infame clausola del suo precedente contratto che lo voleva ri-assunto come interno, al termine dell'esperienza Ballarò. Con la scusa evangelica, che  il figliuol prodigo  viene accolto meglio di suo fratello che dalla casa paterna non si era ami allontanato.

Sarko non è Berlusca, perchè la Francia non è l'Italia

Sarko, un tempo Presidente della repubblica francese, ma  ancora oggi marito di Carla, è sotto accusa per finanziamento illecito e per aver favorito l'ascesa di un magistrato che gli forniva anticipatamente notizie riguardanti alcuni processi  il cui esito  gli interessava. Viene prelevato e trattenuto per ventiquattro ore in cella, poi rimesso in libertà, ma indagato, con il progetto di tornare a guidare la Francia ormai naufragato definitivamente. Sarko, indagato per finanziamento illecito, che è la principale accusa, reagisce contro la magistratura che lo indaga ad orologeria... esattamente quello che va dicendo da tempo anche il Berlusca. Con una sola differenza, non da poco,  e cioè che Berlusca è stato condannato, e Sarko deve essere ancora processato. E con la differenza aggiuntiva che Berlusca non potrà mai essere indagato per finanziamento illecito, perché lui i soldi li ha semmai messi di tasca propria per anni. Anche se, forse, sarebbe lecito domandarsi se ha  ridotto, ciò facendo, il suo patrimonio, o se quei soldi impiegati per mettere in piedi il suo partito-azienda e per finanziare le sue campagne elettorali, non se li sia procurati, in parte, attraverso la frode fiscale per la quale è stato condannato. Dunque, in certo senso, anche lui non avrebbe  messo soldi suoi. Sarko ,invece, li avrebbe avuti da Gheddafi.
 E, pur condannato,  Berlusca,  è affidato ai servizi sociali al posto degli arresti domiciliari,  e circola liberamente, con la sola restrizione degli orari. Sorprende vederlo scendere da una macchina blindata, che non è quella che serve per il trasferimento di pregiudicati, circondato non da guardie carcerarie ma da guardaspalle da lui pagati, e ossequiato dalle forze dell'ordine, entrare nelle aule dove si riuniscono i parlamentari, esattamente come farebbe un leader politico libero. Ha perso l'immunità parlamentare, essendo decaduto da senatore, ma si avvale tuttora della impunità berlusconiana,  che invece in Francia si sognano di riconoscere a Sarko, in conseguenza della sua passata presidenza della Repubblica.
 Ed anche i giudici che,  a detta di Berlusca, gli si sono messi contro a prescindere dalle sue colpe, come va dicendo all'unisono con Sarko - lo ripetiamo: l'unico punto in comune fra i due - sembrano non voler calcare la mano contro l'ex cav. anche quando contravviene in tutta evidenza agli accordi che gli hanno fatto scambiare la galera  con l'affidamento ai servizi sociali. Perchè tanta benevolenza, dopo tanto accanimento - come dicono l'interessato e tutti i suoi inservienti? Forse, a breve  per effetto delle sentenze di processi in atto, Berlusca potrebbe  finire agli arresti domiciliari, ed allora i giudici non vogliono che si pensi  di loro che lo hanno perseguitato ancora una volta. Potranno sempre giustificarsi dicendo che lo hanno lasciato in circolazione, quasi come un  normale cittadino, libero, per tutto questo, mentre era un condannato per frode fiscale, e dunque libero non dovrebbe essere.

Marino cerca soldi, Tosi li trova

Veramente non è che Marino non trova i soldi che Tosi invece trova. Marino ha da cercare soldi per tutta la Roma da salvare, che è la maggior parte. Un pò di soldi li ha già trovati, anche se le modalità potrebbero aver scoraggiato più di un imprenditore, dopo la pessima figura che l'amministrazione Alemanno ha fatto con l'industriale Della Valle, che ha dato 20 milioni di Euro per il restauro del Colosseo e che,  secondo gli amministratori passati, avrebbe anche dovuto ringraziare per il fatto che gli facevano restaurare il Colosseo, mentre invece bisognava stendergli un tappeto rosso dove camminava. Marino cerca soldi,tanti,  per tutto perchè tutto sta cadendo a pezzi, a cominciare dalla Domus Aurea.
Tosi, invece, annuncia che per il suo Colosseo, l'Arena, celebre in tutto il mondo per il melodramma che vi è ospitato da cento anni, ha trovato uno sponsor che contribuirà al restauro del monumento, Unicredit. La banca darà 10 milioni di Euro sui 26 necessari per il restauro completo. Nel frattempo l'Arena chiuderà? O forse  faranno i lavori in tranche, sempre d'inverno, per averla a rate più bella e nuova di prima, senza sfrattare la  redditizia opera lirica?
 Ma una domanda ci viene da porre a Tosi che attraverso il sovrintendente, sua longa manus in Arena, regge sorti e stagioni areniane. Ma perchè l'Arena deve mantenere a vita il regista Zeffirelli? Da più d'una stagione il cartellone presenta diverse regie del regista. Troppe. Lì sono troppe, alla stessa maniera che a Roma nemmeno una, non andando a genio agli amministratori dell'era dopo Berlusconi, che l'aveva fatto rientrare nel Costanzi e gli aveva dato in usufrutto, acquistandola di tasca propria - soldi ben spesi, s'intende - la villa sull'Appia.

giovedì 3 luglio 2014

Adolf Hohenstein è di nuovo al lavoro per 'Tosca' di Puccini, secondo Francesca Giuliani di Repubblica

Adolf Hohenstein autore dell'allestimento storico di 'Tosca' di Giacomo Puccini, anno 1900, è già al lavoro sui bozzetti, secondo Francesca Giuliani.  La giornalista di Repubblica, inviata dal suo giornale alla conferenza stampa dell'Opera di Roma Capitale, ha resuscitato il celebre bozzettista per rimetterlo nuovamente al lavoro al fine di ripristinare l'allestimento che egli fece  114 anni fa e che  verrà ripreso nel corso della prossima stagione. Scrive testualmente : " Nuovo allestimento, a cura di Adolf  Hohenstein, già al lavoro sui bozzetti originali".
 Quando , assai spesso, parliamo di barbarie giornalistica, ci riferiamo a casi simili. Un giornale importante manda  alla presentazione della stagione dell'Opera di Roma - della quale da quando ci sono amministratori amici si deve parlar bene ad ogni costo, ancor prima di vedere i miracoli risanatori promessi !- una  cronista che sta all'Opera e alla musica, di cui purtroppo spesso scrive, come il diavolo all'acqua santa. Il quale diavolo, non contento dello strafalcione, scrive  nel corso del pezzo, a proposito dell opera: 'La dama di picche' "su musica di Ciaikovskij", come scrivere "Tosca su musica di Puccini", mentre ella scrive "Tosca di Puccini" - forse temendo di sbagliare, ed invece indovinando, a caso, la dizione esatta. Poi, siccome non c'è due senza tre, parla anche di una "trilogia mozartiana" annunciando 'Le nozze', dirette da Muti che la inaugureranno, in maggio . Quale trilogia? Forse voleva dire, meglio: doveva dire, perchè lei non lo sa, primo titolo della "trilogia italiana Mozart-Da Ponte" . E qui ci fermiamo, per carità.

Istantanee indecenti dal mondo della politica.Grillo, Farage,Lupi,Boldrini. Appendice Franceschini,Di Biase

Parlamento europeo 1. Grillo e Farage alla prima seduta ufficiale del Parlamento Europeo. Farage ha voltato le spalle all'Inno alla gioia della 'Nona sinfonia' di Beethoven - Inno dell'Europa - e Grillo ha protestato per la sua esecuzione. Due campioni delle teste di c...  che se la prendono con Beethoven. E Grillo, in particolare, vive momenti di terrore perchè teme che l'abbraccio di Renzi lo faccia sparire definitivamente.
Parlamento europeo 2. A proposito di teste di c... bene ha fatto il leghista eletto che si è presentato nel Parlemtno con la faccia coperta da un velo nero; ha evitato ai parlamentari europei di notare la sua faccia di c... ( campione, intendiamo, qui come sopra).
Camera dei deputati. La presidente Boldrini a chi le faceva notare che i parlamentari hanno una assistenza sanitaria da nababbi,  pagata naturalmente con soldi pubblici, estesa anche al coniuge o convivente, anche dello stesso sesso - il parlamento medesimo che contro i cosiddetti matrimoni gay fa finta di non sentirci da quell'orecchio - ha risposto: 'ora non ci stiamo occupando di questo problema' e ha tagliato la corda. Bella roba.
Governo. Il ministro Lupi che ha rinunciato al seggio europeo preferendogli il dicastero  dello sviluppo economico che occupa nel gabinetto Renzi con onore e religiosa passione, richiesto di spiegare se i paperoni statali dagli stipendi stratosferici si adegueranno- come la legge recente prescrive - al taglio dello stipendio che non potrà superare i 238.000 Euro- una miseria per i paperoni che, in questi anni, fra stipendi e premi di produzione ( per le aziende che sono andate sotto anche del 20% del loro valore) e buonuscita hanno beccato dieci o venti milioni di Euro, con la sua faccia di c...iellino) ha risposto: "ci stiamo lavorando".
APPENDICE:Governo e Roma Capitale. Ci piacerebbe capire se, , quando il ministro Franceschini avrà sposato la sua Di Biase, la presidente  della commissione cultura farà gli interessi del ministero di suo marito, o del Comune del sindaco Marino, dove la signora potrebbe avere presto un assessorato.