Renzi, basta con gli indugi, con la correttezza formale ed il rispetto istituzionale. Scrivo a te nel modo che sento, senza pudore. Oggi il TG3 ha mandato in onda un servizio in cui si vedeva un giovane italiano, di Empoli, non lontano da casa tua - perciò apri gli occhi e le orecchie - alla stazione ferroviaria, impossibilitato a salire su un treno, perchè costretto da quando era piccolo a muoversi in carrozzella. Hai capito, Renzi? In quella stazione, a due passi da casa tua, non c'è il marchingegno che permette ad una persona costretto in carrozzella a prendere un treno. Hai capito, sì?
E allora che aspetti, tu che parli sempre dell'Europa dei cittadini? Un cittadino con tali problemi in Germania è giustamente assistito ed accudito dallo Stato; nell' Italia, che tu ora governi, no.
E allora, manda a fare in culo Grasso e la Boldrini e tutta la Corte Costituzionale e quella dei Conti e le cosiddette Autorità che noi conosciamo prevalentemente per i privilegi che si sono attribuiti nel tempo, fottendosene dei cittadini. Se la Boldrini - ma lo stesso vale per Grasso e per tutti gli altri - ritiene che il suo compenso netto mensile di 12.000 Euro non sia sufficiente per soddisfare le sue esigenze, consigliale di trovarsi un secondo lavoro per arrotondare. E ciò vale anche per i giudici costituzionali e per quelli della Corte dei Conti, alcuni dei quali hanno fatto affari con Mazzacurati, all'ombra del Mose.
In un paese che non ha i soldi per mettere in sicurezza le scuole, che non ha ospedali efficienti, che costringe i più deboli ad ulteriori sacrifici, che mette in fila gli anziani anche quando devono pagare, beh questo paese non è il paese dei cittadini. Allora con un decreto manda a fare in culo tutti quelli che godono di privilegi, immeritati, e con quei soldi rendi tutti i cittadini uguali. E le macchine blu, vendile tutte, che sono le 50-60 che hai messo all'asta ? Mezzi e benzina devono averli le forze dell'ordine, i vigili del fuoco , le ambulanze, i mezzi di trasporto dei disabili, non le belle signorine con i tacchi alti che frequentano il parlamento o il consiglio dei ministri; o i parlamentari che possono ancora muovere il culo, visto che non muovono la testa... A quel padre della patria che si chiama Calderoli, vogliamo dare anche macchina e segretaria? Ma scherziamo? Lui deve pagare tutti quelli che l'hanno votato, commettendo un errore che, in un paese civile, verrebbe punito con la pena capitale. E a Casini, tanto per pescare un altro caso nel mucchio, possiamo ancora dare ufficio e segreteria oltre ad altri privilegi solo perhcè una tragica debolezza degli elettori parlamentari l'ha eletto presidente per qualche anno. Finchè ci saranno ingiustizie, non ci potranno essere privilegi. Perciò tagliali tutti, e sana le ingiustizie, senza pietà, con determinazione e presto.
Renzi se c'hai le palle questo è il momento di tirarle fuori. E, se ci tieni, accusami pure di oltraggio all'autorità. Non m'importa, se alla fine i gravissimi problemi segnalati verranno risolti.
sabato 12 luglio 2014
Partito,famiglia,casta. Le cose che contano di più per gli italiani, perchè le sole che possono assicurare un futuro. I Casi di Marinelli, Muti, Boldrini
Alla fine ha vinto Giovanna Marinelli, anzi ha vinto il partito al quale appartiene, il PD attuale, ma lei nel grande partito popolare della sinistra ha sempre militato; e a tale militanza deve tutta - TUTTA - la sua carriera prima nelle stanze della politica e poi in quelle delle istituzioni. Un tecnico che conosce l'amministrazione, l'hanno definita in queste ore. 'Tecnico' sarebbe nella materia della quale andrebbe ad occuparsi, conoscitrice dell'amministrazione a causa della sua permanenza a capo degli uffici dell'assessorato alla cultura, sotto il regno di Gianni Borgna. Quanto ci mancherà Nicolini, quando vediamo la cultura amministrata da burocrati di partito, onesti per carità, ma burocrati e, perciò, a nostro parere, inutili.
Ma Muti, il grande direttore, quanti amici ha, e quanto grande è la sua famiglia? La prima donanda è stato lui stesso a suggerircela, quando abbiamo visto ben due 'concerti per un amico', il primo alla memoria di Claudio Abbado - che suo amico non era; il secondo per Candido, anch'egli suo amico, ma solo indirettamente, in quanto marito di Carla Fendi che ha restaurato il Caio Melisso di Spoleto e vi ha ospitato il concerto di Muti di questa sera, da lei offerto e pagato s'intende, in collaborazione con il Festival di Ravenna. E rispunta la famiglia, nella persona del pianista solista, che è il marito di sua figlia Chiara, che ha debuttato con lui l'anno scorso a Ravenna e quest'anno a Roma (prima Hindemith e poi Puccini), prima nel festival di mammà e dopo nel teatro di papà. Ora c'è posto anche per il genero.
La Boldrini, presidente della Camera, si sta rivelando meno incisiva di quando era 'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati'. Oggi le sue energie sono rivolte in buona parte a difendere la casta che presiede, quella dei parlamentari e dei dipendenti della Camera dei deputati. Per i quali, parlamentari e dipendenti, tutti i tagli di Renzi, non hanno valore. Devono decidere da sè, per difendere la loro indipendenza, se un barbiere dei parlamentari debba guadagnare a fine carriera quanto guadagna un giudice. Oppone la Boldrini: guardate che i dipendenti sono persone altamente specializzate. Scusi, signora presidente, tutti i professori delle nostre scuole, compresi quelli universitari che, a fine carriera, guadagnano comunque molto meno dei suoi barbieri, le sembrano dei FESSI? E' bello ascoltare gli inviti alla riflessione, alla ragionevolezza, a fare sacrifici che spesso i presidenti delle camere rivolgono al paese, e poi vederli mettere sotto i piedi ogni ragionevolezza, per difendere ad oltranza privilegi, quando non addirittura vere e proprie RUBERIE. Ora basta, state attenti, un giorno il paese può esplodere. Ha sopportato già troppo.
Ma Muti, il grande direttore, quanti amici ha, e quanto grande è la sua famiglia? La prima donanda è stato lui stesso a suggerircela, quando abbiamo visto ben due 'concerti per un amico', il primo alla memoria di Claudio Abbado - che suo amico non era; il secondo per Candido, anch'egli suo amico, ma solo indirettamente, in quanto marito di Carla Fendi che ha restaurato il Caio Melisso di Spoleto e vi ha ospitato il concerto di Muti di questa sera, da lei offerto e pagato s'intende, in collaborazione con il Festival di Ravenna. E rispunta la famiglia, nella persona del pianista solista, che è il marito di sua figlia Chiara, che ha debuttato con lui l'anno scorso a Ravenna e quest'anno a Roma (prima Hindemith e poi Puccini), prima nel festival di mammà e dopo nel teatro di papà. Ora c'è posto anche per il genero.
La Boldrini, presidente della Camera, si sta rivelando meno incisiva di quando era 'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati'. Oggi le sue energie sono rivolte in buona parte a difendere la casta che presiede, quella dei parlamentari e dei dipendenti della Camera dei deputati. Per i quali, parlamentari e dipendenti, tutti i tagli di Renzi, non hanno valore. Devono decidere da sè, per difendere la loro indipendenza, se un barbiere dei parlamentari debba guadagnare a fine carriera quanto guadagna un giudice. Oppone la Boldrini: guardate che i dipendenti sono persone altamente specializzate. Scusi, signora presidente, tutti i professori delle nostre scuole, compresi quelli universitari che, a fine carriera, guadagnano comunque molto meno dei suoi barbieri, le sembrano dei FESSI? E' bello ascoltare gli inviti alla riflessione, alla ragionevolezza, a fare sacrifici che spesso i presidenti delle camere rivolgono al paese, e poi vederli mettere sotto i piedi ogni ragionevolezza, per difendere ad oltranza privilegi, quando non addirittura vere e proprie RUBERIE. Ora basta, state attenti, un giorno il paese può esplodere. Ha sopportato già troppo.
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venerdì 11 luglio 2014
Alla cultura, meglio un assessore-artista o un assessore-burocrate scelto fra i quadri di partito?Del Corno, daverio,barca,marinelli,carandini
Una cosa è certa. Degli assessori alla cultura anche di città importantissime
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
Libri per Dell'Utri; Casa Verdi a Busseto acquistata dalla Siae. Flavia Barca si schiera con gli occupanti del Valle;ancora Giovanna Marinelli?
'Più libri, più liberi', il motto inventato per una fiera di libri, ha fatto paura alla direzione del carcere di Parma che ha negato a Marcello Dell'Utri, di avere più di un libro o due che sarebbero quelli consentiti. Evidentemente sia il legislatore che il direttore dell'istituto di pena parmigiano che osserva la legge parola per parola, incapace di interpretarla anche a costo di esporsi al ridicolo, avrà pensato che dando più libri a Dell'Utri, era come volerlo rendere più libero. Ecco perché il legislatore ha limitatore il possesso di liberi in carcere, si sarà detto ed ha fatto.. Però... la prossima volta non processate Dell'Utri ancora per concorso 'esterno' in associazione mafiosa, dopo che l'avete messo in un istituto di pena dove c'è già Totò Riina. Semmai sarete voi carcerieri ad esser processati per concorso 'interno' in associazione mafiosa. Cosa pretendete da un pover'uomo, senza libri, a stretto contatto con la mafia in persona?
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
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Caracalla 2014: marcia trionfale. Fuortes le spara grosse?
Ai proclami vittoriosi siamo abituati, specie per la storia recente del Teatro dell'Opera di Roma, anche se si tratta di un'altra storia, quella di un teatro non ancora ' di Roma Capitale'. Ma noi non ci crediamo, finchè non vediamo.
Ora c'è un lodato amministratore, Carlo Fuortes, che però ha preso il vizio del suo predecessore - cacciato in malo modo per le molte bugie oltre che per i vistosi buchi di bilancio - a sparare cifre, come ha fatto l'altro ieri, da quanto leggiamo sui giornali, in occasione della presentazione del primo dei due titoli d'opera della stagione corrente alle Terme.
Dunque, secondo quanto ha detto Fuortes, prima ancora che comincino le 16 recite d'opera, per gli spettacoli finora presentati, e cioè, la Carmen secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio, le due serate del Balletto di Tokio, e le 5 recite del 'Lago dei cigni', insomma nelle otto serate a Caracalla, si sarebbe avuto un incasso di 1.651.000 Euro circa, per un totale di 36.000 spettatori - si immagina a questo punto paganti. Tutti o no? Qualche dubbio l'abbiamo, perchè non sappiamo se la cifra complessiva dell'incasso e il numero degli spettatori non comprendano anche chi ha già acquistato un biglietto per le recite d'opera.
Calcolatrice alla mano, viene fuori che in ognuna delle otto serate di spettacolo, Caracalla è stata frequentata da 4.500 spettatori, cioè a dire che ciascuna sera non c'era neanche una poltrona vuota, se è vera la notizia che la platea di Caracalla si è enormemente allargata, addirittura di altri 1400 posti che vanno ad aggiungersi ai 3000 circa precedenti. Ognuno dei 36.000 spettatori avrebbe pagato in media 45,00 Euro a posto.
Se, continuando a far calcoli, ipotizziamo la stessa affluenza nelle prossime 16 serate d'opera, i conti sarebbero che a Caracalla potremmo avere altri 72.000 spettatori circa, con un ulteriore incasso di 3.240.000 Euro circa.
Alla fine della storia, i conti son questi per Caracalla 2104: 108.000 spettatori, che avrebbero portato nella casse del teatro in rosso fiamma, la bella cifra di 4.891.000.
L' anno scorso, quando l'opera non era ancora di 'Roma Capitale' gli spettatori annunciati per oltre cinquantamila dal sovrintendente pallonaro, furono invece - a detta sempre di Fuortes - 41.000, che avendo pagato una media di 45.00 Euro, avrebbero fatto entrare nelle casse del teatro 1.845.000 Euro circa. Se non ricordiamo male, calcoli alla mano, ci risultò che ogni spettacolo a Caracalla ebbe poco più di 2000 spettatori, su 3.000 posti disponibili per sera, mentre i giornali amici raccontavano di 'esauriti' ogni sera. Esauriti sì, ma per la fatica di raccontare bugie ogni sera.
L'opera aperta di Caracalla, secondo il modello Fuortes, avrebbe portato nelle casse del teatro, da un anno all'altro, 3.000.000 di Euro circa in più.
I proclami di Fuortes, a guerra in atto, ci sembrano fatti per incoraggiare i combattenti, mentre sarebbe più ragionevole attendere la fine delle operazioni per tirare le somme.
Ora c'è un lodato amministratore, Carlo Fuortes, che però ha preso il vizio del suo predecessore - cacciato in malo modo per le molte bugie oltre che per i vistosi buchi di bilancio - a sparare cifre, come ha fatto l'altro ieri, da quanto leggiamo sui giornali, in occasione della presentazione del primo dei due titoli d'opera della stagione corrente alle Terme.
Dunque, secondo quanto ha detto Fuortes, prima ancora che comincino le 16 recite d'opera, per gli spettacoli finora presentati, e cioè, la Carmen secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio, le due serate del Balletto di Tokio, e le 5 recite del 'Lago dei cigni', insomma nelle otto serate a Caracalla, si sarebbe avuto un incasso di 1.651.000 Euro circa, per un totale di 36.000 spettatori - si immagina a questo punto paganti. Tutti o no? Qualche dubbio l'abbiamo, perchè non sappiamo se la cifra complessiva dell'incasso e il numero degli spettatori non comprendano anche chi ha già acquistato un biglietto per le recite d'opera.
Calcolatrice alla mano, viene fuori che in ognuna delle otto serate di spettacolo, Caracalla è stata frequentata da 4.500 spettatori, cioè a dire che ciascuna sera non c'era neanche una poltrona vuota, se è vera la notizia che la platea di Caracalla si è enormemente allargata, addirittura di altri 1400 posti che vanno ad aggiungersi ai 3000 circa precedenti. Ognuno dei 36.000 spettatori avrebbe pagato in media 45,00 Euro a posto.
Se, continuando a far calcoli, ipotizziamo la stessa affluenza nelle prossime 16 serate d'opera, i conti sarebbero che a Caracalla potremmo avere altri 72.000 spettatori circa, con un ulteriore incasso di 3.240.000 Euro circa.
Alla fine della storia, i conti son questi per Caracalla 2104: 108.000 spettatori, che avrebbero portato nella casse del teatro in rosso fiamma, la bella cifra di 4.891.000.
L' anno scorso, quando l'opera non era ancora di 'Roma Capitale' gli spettatori annunciati per oltre cinquantamila dal sovrintendente pallonaro, furono invece - a detta sempre di Fuortes - 41.000, che avendo pagato una media di 45.00 Euro, avrebbero fatto entrare nelle casse del teatro 1.845.000 Euro circa. Se non ricordiamo male, calcoli alla mano, ci risultò che ogni spettacolo a Caracalla ebbe poco più di 2000 spettatori, su 3.000 posti disponibili per sera, mentre i giornali amici raccontavano di 'esauriti' ogni sera. Esauriti sì, ma per la fatica di raccontare bugie ogni sera.
L'opera aperta di Caracalla, secondo il modello Fuortes, avrebbe portato nelle casse del teatro, da un anno all'altro, 3.000.000 di Euro circa in più.
I proclami di Fuortes, a guerra in atto, ci sembrano fatti per incoraggiare i combattenti, mentre sarebbe più ragionevole attendere la fine delle operazioni per tirare le somme.
lunedì 7 luglio 2014
Nicola Piovani bacchetta i politici: La vita è bella ma voi risolvete i problemi
Nel riferirvi a caldo della serata che abbiamo vissuto poche ore fa, nel piazzale del Policlinico Gemelli, dove il 50 della grande istituzione sanitaria e di ricerca veniva festeggiato con un indimenticabile concerto dell'orchestra nazionale del 'Sistema delle orchestre e dei cori giovanili ed infantili' in Italia, e la partecipazione di un coro di voci bianche e di un secondo, 'delle mani bianche', per il quale quando per la prima volta ne ascoltò uno simile in uno dei suoi primi viaggi in Venezuela, Claudio Abbado scoppiò letteralmente in lacrime, temiamo che a parlarne o scriverne, un pò dell'immensa emozione provata vada dispersa.
Il concerto, al quale hanno partecipato alcune autorità, come il presidente del Senato che già aveva invitato il complesso a Palazzo Madama per un concerto istituzionale, ma anche qualche sgallettata dei salotti romani alla quale non hanno spiegato che non andava in spiaggia ad ascoltare musica, era stato preceduto dai discorsi di rito, fra i quali merita un buu senza limiti quello del presidente della commissione filatelica che ha letto un inutile e penoso messaggio del sottosegretario Giacomelli che, nel presentare l'iniziativa dell'emissione del francobollo commemorativo, tesseva storia e panegirico delle Poste, in faccia alla Presidente Todini, senza la benchè minima vergogna di dire male cose inutili e banali, e perciò inascoltabili.
Per nostra fortuna la presentatrice della serata commemorativa ed anche di festa, Milly Carlucci, ha svolto con grande proprietà il suo ruolo. Cosa rara. Poi il concerto. Piovani sul podio; in programma musiche di Bartok, Brahms e dello stesso Piovani, naturalmente dalle sue colonne sonore. Ah, no, c'era anche Modugno con il suo ' Volare' ed una bella versione dell'Inno nazionale. In apertura di programma l'Allegro del sistema, scritto appositamente da Piovani per il 'Sistema' italiano, e consistente in una specie di 'guida all'orchestra' di britteniana memoria, ma molto più breve, e su 'motivetto' dello stesso Piovani, mentre quella di Britten era su un 'tema' di Purcell.
Il coro 'delle mani bianche' disegnava con entusiasmo,vitalità ed insieme poesia la musica nello spazio coinvolgendo tutti in un grande abbraccio a distanza, tutti con le mani alzate e mosse in segno di saluto ed augurio.
Il concerto è filato liscio naturalmente; la musica più gradita da un uditoriuo analfabeta, come ben sappiamo, è stata quella conosciutissima ed anche coinvolgente, diciamo la verità, del film 'La vita è bella', già premiata con l'Oscar.
Se vogliamo dirla tutta, una volta apprezzato il gesto di grande generosità di Piovani, la sua presenza sul podio; non possiamo tacere che nella musica 'vera' - permetteteci la durezza - è stata davvero un disastro. Ci ha fatto venire alla mente un direttore di altri tempi, Renato Fasano, per il quale circolava fra i professori d'orchestra la parola d'ordine ' chi lo guarda è perduto!'.
Ma , alla fine, Piovani ci ha fatto dimenticare quella sua brutta prestazione, quando ha preso il microfono ed ha detto:" il concerto di questa sera, qui nel piazzale di un ospedale, ci permette di sottolineare due fattori per i quali giudicare una nazione, la qual cosa noi facciamo soprattutto quando siamo all'estero: la sanità e la cultura". Per la cultura - che è la materia della quale Piovani è più pratico, ha poi detto "stiamo attraversando un brutto periodo e non da oggi, quando sappiamo che esistono problemi seri e complessi che influiscono sul nostro vivere civile. I politici, ai quali mi rivolgo, devono risolvere questi problemi complessi, questo è il loro compito; lascino a noi artisti le dichiarazioni ed i proclami".
Ammalati e personale dell'ospedale hanno assistito dai balconi, prevalentemente, al concerto che avranno certamente gradito molto. Sul piazzale pieno di pubblico dominava quella bruttissima statua di Giovanni Paolo II, il papa santo, noto anche per avere le statue più brutte al mondo.
Il concerto, infine, veniva ripreso e rimandato su due schermi posti in alto alle spalle di coro e orchestra. una telecamera mobile con grande braccio ed una fissa , mai che avessero ripreso quelli che stavano suonando, staccavano sempre altrove, semplicemente per incompetenza e sciatteria registica. Ecco queste cose non ci sono mai piaciute e non vorremmo farcele piacere ora.
Il concerto, al quale hanno partecipato alcune autorità, come il presidente del Senato che già aveva invitato il complesso a Palazzo Madama per un concerto istituzionale, ma anche qualche sgallettata dei salotti romani alla quale non hanno spiegato che non andava in spiaggia ad ascoltare musica, era stato preceduto dai discorsi di rito, fra i quali merita un buu senza limiti quello del presidente della commissione filatelica che ha letto un inutile e penoso messaggio del sottosegretario Giacomelli che, nel presentare l'iniziativa dell'emissione del francobollo commemorativo, tesseva storia e panegirico delle Poste, in faccia alla Presidente Todini, senza la benchè minima vergogna di dire male cose inutili e banali, e perciò inascoltabili.
Per nostra fortuna la presentatrice della serata commemorativa ed anche di festa, Milly Carlucci, ha svolto con grande proprietà il suo ruolo. Cosa rara. Poi il concerto. Piovani sul podio; in programma musiche di Bartok, Brahms e dello stesso Piovani, naturalmente dalle sue colonne sonore. Ah, no, c'era anche Modugno con il suo ' Volare' ed una bella versione dell'Inno nazionale. In apertura di programma l'Allegro del sistema, scritto appositamente da Piovani per il 'Sistema' italiano, e consistente in una specie di 'guida all'orchestra' di britteniana memoria, ma molto più breve, e su 'motivetto' dello stesso Piovani, mentre quella di Britten era su un 'tema' di Purcell.
Il coro 'delle mani bianche' disegnava con entusiasmo,vitalità ed insieme poesia la musica nello spazio coinvolgendo tutti in un grande abbraccio a distanza, tutti con le mani alzate e mosse in segno di saluto ed augurio.
Il concerto è filato liscio naturalmente; la musica più gradita da un uditoriuo analfabeta, come ben sappiamo, è stata quella conosciutissima ed anche coinvolgente, diciamo la verità, del film 'La vita è bella', già premiata con l'Oscar.
Se vogliamo dirla tutta, una volta apprezzato il gesto di grande generosità di Piovani, la sua presenza sul podio; non possiamo tacere che nella musica 'vera' - permetteteci la durezza - è stata davvero un disastro. Ci ha fatto venire alla mente un direttore di altri tempi, Renato Fasano, per il quale circolava fra i professori d'orchestra la parola d'ordine ' chi lo guarda è perduto!'.
Ma , alla fine, Piovani ci ha fatto dimenticare quella sua brutta prestazione, quando ha preso il microfono ed ha detto:" il concerto di questa sera, qui nel piazzale di un ospedale, ci permette di sottolineare due fattori per i quali giudicare una nazione, la qual cosa noi facciamo soprattutto quando siamo all'estero: la sanità e la cultura". Per la cultura - che è la materia della quale Piovani è più pratico, ha poi detto "stiamo attraversando un brutto periodo e non da oggi, quando sappiamo che esistono problemi seri e complessi che influiscono sul nostro vivere civile. I politici, ai quali mi rivolgo, devono risolvere questi problemi complessi, questo è il loro compito; lascino a noi artisti le dichiarazioni ed i proclami".
Ammalati e personale dell'ospedale hanno assistito dai balconi, prevalentemente, al concerto che avranno certamente gradito molto. Sul piazzale pieno di pubblico dominava quella bruttissima statua di Giovanni Paolo II, il papa santo, noto anche per avere le statue più brutte al mondo.
Il concerto, infine, veniva ripreso e rimandato su due schermi posti in alto alle spalle di coro e orchestra. una telecamera mobile con grande braccio ed una fissa , mai che avessero ripreso quelli che stavano suonando, staccavano sempre altrove, semplicemente per incompetenza e sciatteria registica. Ecco queste cose non ci sono mai piaciute e non vorremmo farcele piacere ora.
Corsi di formazione con fondi europei: un fiume di soldi dilapidato
Una ricerca di questi ultimi giorni ha rivelato che, durante l'ultimo quinquennio, in Italia, si sono spesi ben 7 miliardi di Euro di fondi europei, per oltre 500 mila corsi di formazione, alcuni dei quali neanche censiti e che non hanno creato, almeno in Italia, una quantità di posti di lavoro paragonabile a quella creata con gli stessi fondi, negli altri paesi dell'Unione. La solita mangiatoia; bastava avere gli occhi aperti, per accorgersi da tempo dello spreco di quei soldi. Anche in campo musicale. Per ottenerli basta mettere su una triangolazione fra nazioni che collaborino al corso di formazione o al progetto formativo; che stilino un programma, sulla carta lodevole, e via, tanto poi nessuno andrà a controllare lo svolgimento e i risultati del progetto finanziato. Con 7 miliardi di Euro quante opere più durature, e con risultati tangibili, si sarebbero potute avviare e concludere. E, invece, no. In Italia, specie al sud, quel fiume di soldi è servito soprattutto a mantenere le clientele, a pagare picciotti di ogni genere di fratellanza, a compensare servizi, almeno fino a quando un magistrato non abbia voglia di fare qualche controllo, per scoprire e punire l'ennesima truffa, l'ennesimo spreco di denaro di tutti. Per sradicare questa mala pianta non basta che al governo ci sia uno giovane che questa mala piante intende estirparla, fino a quando non si saranno recise le radici anche quelle più profonde, la mala pianta ricrescerà, e il fiume di soldi si disperderà in mille inutili rivoli.
Questa storia ce ne ha fatto venire in mente un'altra che noi stessi sperimentammo in passato e riscontriamo ancora oggi.
Anni fa, molti anni fa ci candidammo alla direzione del Conservatorio dell'Aquila - ora non possiamo più farlo, perchè siamo già in pensione - e nel nostro programma, mettemmo nero su bianco che i fondi del Conservatorio dovessero essere spesi per qualche progetto di utilità esclusiva degli allievi; mentre quasi sempre quei soldi vengono distribuiti, qualche centinaia o migliaia di euro ciascuno agli insegnanti - una vera miseria per arrotondare lo stipendio o da usare in periodi di saldi per gli acquisti - che se ne ricorderanno al momento della rielezione del direttore. Sapete come andò quella votazione. Non ottenemmo che un altro voto oltre il nostro, quello di un'amica e estimatrice. Quella schiera di menti creative dei nostri illustri colleghi non si fidarono della proposta e preferirono comportarsi come i napoletani all'epoca del loro sindaco monarchico, Lauro, che li compensava, ad elezione avvenuta, con la miseria di un paio di scarpe o di una provvista di pasta e pomodoro.
E la cosa non è che sia cambiata. Intendiamoci, formalmente, non c'è nulla di illecito, solo che quei soldi sono letteralmente buttati e non si usano per gli scopi dell'istituzione che ne è destinataria.
Questi giorni, aprendo il sito del nostro ex Conservatorio, amatissimo ancora, abbiamo avuto modo di leggere di una sfilza di incarichi per collaborazioni, retribuiti ovviamente, oltre settanta, per un totale di spesa di oltre centomila Euro ( premettiamo che non abbiamo fatto il conto, ma temiamo che la somma impiegata superi i 100 mila Euro) che, ad esempio, avrebbero potuto essere impiegati per dotare la biblioteca di testi mancanti ma necessari per lo studio degli allievi, avrebbero potuto essere impiegati per offrire agli allievi ciò che manca nei nostri conservatori - un esempio per tutti: invitare strumentisti che lavorano in orchestra, per insegnare agli studenti un mestiere che nessuno insegna loro. Mentre invece sono stati spesi oltre che per compensare una manciata di ore aggiuntive, forse inutili vista l'inutilità del risultato, o per fare manifestazioncine, o eventi - è stato creato anche un ufficio 'eventi' - perchè il 'concerto', in un istituto dove si studia musica, non sembra bastare più. Abbiamo preso ad esempio il nostro ex Conservatorio, solo perchè ci è rimasto familiare, ma a questa logica ubbidisce la maggior parte dei Conservatori italiani, nei quali leggendo della loro attività, non abbiamo ancora notato una iniziativa veramente importante per gli allievi.
Alla fine tutti contenti e soddisfatti e la direzione può sperare su una conferma. Conta un progetto formativo? Sembra di no. Che non si fa in nome dell'istituzione!
P.S. Sul sito del medesimo conservatorio aquilano leggiamo di un corso, masterclass, non ricordiamo più come lo chiamano, dedicato alla musica antica, con diverse materie; solitamente il corso delle singole discipline dura due giorni ( due mezze giornate) per complessive 12 ore, salvo uno che è più lungo, ed appartiene proprio a quel genere di corsi che secondo noi non producono effetto alcuno, e dunque inutili, come molte altre cose che si fanno nei Conservatori, al semplice scopo di gettare fumo negli occhi di molti ma non in quelli degli studenti, che capiscono perfettamente a vantaggio di chi vengono questi corsi - cosiddetti- organizzati.
Il corso è stato suggerito, voluto e ideato dal prof. Zimei, musicologo specializzato nella musica antica. Il quale è anche membro del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio, per la categoria 'esperto'. Fatto sta che Zimei non ha partecipato a nessuna riunione del consiglio, in ogni verbale si legge sempre 'assente giustificato'. ma forse è stato sempre assente perchè non voleva si opensasse che la sua presenza era mirata al corso al quale il consiglio ha dovuto dare il via libera in una delle sue sedute. Siamo sicuri, invece, che nei giorni del corso di musica antica, Zimei si sia finalmente materializzato in Conservatorio e sia stato presente 24 ore su 24, anche per compensare - secondo un'altra scuola di pensiero - le numerose ore di assenza, pur giustificate, ed anche perchè più interessato al corso che al conservatorio.
Questa storia ce ne ha fatto venire in mente un'altra che noi stessi sperimentammo in passato e riscontriamo ancora oggi.
Anni fa, molti anni fa ci candidammo alla direzione del Conservatorio dell'Aquila - ora non possiamo più farlo, perchè siamo già in pensione - e nel nostro programma, mettemmo nero su bianco che i fondi del Conservatorio dovessero essere spesi per qualche progetto di utilità esclusiva degli allievi; mentre quasi sempre quei soldi vengono distribuiti, qualche centinaia o migliaia di euro ciascuno agli insegnanti - una vera miseria per arrotondare lo stipendio o da usare in periodi di saldi per gli acquisti - che se ne ricorderanno al momento della rielezione del direttore. Sapete come andò quella votazione. Non ottenemmo che un altro voto oltre il nostro, quello di un'amica e estimatrice. Quella schiera di menti creative dei nostri illustri colleghi non si fidarono della proposta e preferirono comportarsi come i napoletani all'epoca del loro sindaco monarchico, Lauro, che li compensava, ad elezione avvenuta, con la miseria di un paio di scarpe o di una provvista di pasta e pomodoro.
E la cosa non è che sia cambiata. Intendiamoci, formalmente, non c'è nulla di illecito, solo che quei soldi sono letteralmente buttati e non si usano per gli scopi dell'istituzione che ne è destinataria.
Questi giorni, aprendo il sito del nostro ex Conservatorio, amatissimo ancora, abbiamo avuto modo di leggere di una sfilza di incarichi per collaborazioni, retribuiti ovviamente, oltre settanta, per un totale di spesa di oltre centomila Euro ( premettiamo che non abbiamo fatto il conto, ma temiamo che la somma impiegata superi i 100 mila Euro) che, ad esempio, avrebbero potuto essere impiegati per dotare la biblioteca di testi mancanti ma necessari per lo studio degli allievi, avrebbero potuto essere impiegati per offrire agli allievi ciò che manca nei nostri conservatori - un esempio per tutti: invitare strumentisti che lavorano in orchestra, per insegnare agli studenti un mestiere che nessuno insegna loro. Mentre invece sono stati spesi oltre che per compensare una manciata di ore aggiuntive, forse inutili vista l'inutilità del risultato, o per fare manifestazioncine, o eventi - è stato creato anche un ufficio 'eventi' - perchè il 'concerto', in un istituto dove si studia musica, non sembra bastare più. Abbiamo preso ad esempio il nostro ex Conservatorio, solo perchè ci è rimasto familiare, ma a questa logica ubbidisce la maggior parte dei Conservatori italiani, nei quali leggendo della loro attività, non abbiamo ancora notato una iniziativa veramente importante per gli allievi.
Alla fine tutti contenti e soddisfatti e la direzione può sperare su una conferma. Conta un progetto formativo? Sembra di no. Che non si fa in nome dell'istituzione!
P.S. Sul sito del medesimo conservatorio aquilano leggiamo di un corso, masterclass, non ricordiamo più come lo chiamano, dedicato alla musica antica, con diverse materie; solitamente il corso delle singole discipline dura due giorni ( due mezze giornate) per complessive 12 ore, salvo uno che è più lungo, ed appartiene proprio a quel genere di corsi che secondo noi non producono effetto alcuno, e dunque inutili, come molte altre cose che si fanno nei Conservatori, al semplice scopo di gettare fumo negli occhi di molti ma non in quelli degli studenti, che capiscono perfettamente a vantaggio di chi vengono questi corsi - cosiddetti- organizzati.
Il corso è stato suggerito, voluto e ideato dal prof. Zimei, musicologo specializzato nella musica antica. Il quale è anche membro del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio, per la categoria 'esperto'. Fatto sta che Zimei non ha partecipato a nessuna riunione del consiglio, in ogni verbale si legge sempre 'assente giustificato'. ma forse è stato sempre assente perchè non voleva si opensasse che la sua presenza era mirata al corso al quale il consiglio ha dovuto dare il via libera in una delle sue sedute. Siamo sicuri, invece, che nei giorni del corso di musica antica, Zimei si sia finalmente materializzato in Conservatorio e sia stato presente 24 ore su 24, anche per compensare - secondo un'altra scuola di pensiero - le numerose ore di assenza, pur giustificate, ed anche perchè più interessato al corso che al conservatorio.
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