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lunedì 19 giugno 2017

Chi riesce a dormire, fuori casa, a suon di musica, ora ha anche un concerto dedicato: lo SLEEP CONCERT, sbarcato in Italia , a Bergamo

Dobbiamo confessare che negli anni in cui abbiamo frequentato teatri e sale da concerto, oltre che per piacere ed interesse, per ragioni professionali - e fra breve saranno quaranta - non ci è mai accaduto di vedere  spettatori vistosamente addormentati, a causa della musica. Semmai, sempre fra gli spettatori, ne abbiamo contati più disturbati  e indispettiti da certa musica - inutile dire quale. Addormentati, veramente, assai meno, se togliamo quelli che dopo una giornata di lavoro stancante hanno voluto rischiare entrando in una sala da concerto o in teatro; la qual cosa, un paio di volte non più in quarant'anni, è capitato anche a noi.

Mentre, invece,  ci è accaduto di  notare un nostro collega, tuttora attivo su più fronti, nonostante l'età avanzata, dormire  e russare contemporaneamente dall'inizio alla fine del concerto, o quasi, per svegliarsi di soprassalto appena la musica finiva. In un caso lo avevamo seduto al nostro fianco, nella sala grande del Festival di Salisburgo, parecchi anni fa, quando non era ancora in età avanzata, con grande imbarazzo nostro e degli altri vicini di poltrona, i quali - per fortuna del nostro collega - non sapevano del suo mestiere.
Negli anni lo abbiamo incontrato parecchie altre volte, ed abbiamo notato anche che  partecipava, dove gli era possibile, anche alle prove di un concerto o di un'opera. Il perchè lo abbiamo capito dopo, riflettendo sulla circostanza. Egli sperava, fra un sonno e l'altro di ascoltare per intero il concerto o l'opera, mettendo insieme le sensazioni delle pause dal sonno e scrivere poi.
 Inutile dirvi di chi si tratta. Chi legge e conosce un pò il nostro mondo, sa bene di chi parliamo.

Ora a lui lo sleep concert non servirebbe, perchè lui dormirebbe sempre e comunque e non v'è musica che possa tenerlo sveglio per un paio ore di seguito, figuriamoci per una intera notte. Lui comunque per dormire, sceglierebbe non un sacco a pelo eil pavimento di un teatro - ma la più comoda poltroncina. E dunque lui a Bergamo, l'altra sera,  per seguire da vicino la trovata del regista Francesco Micheli,  che voleva così salutare il pubblico ed il teatro che va in restauro, non sarebbe mai andato.

Per chi l'ha fatto Micheli?  Per il pubblico più provinciale della Bergamo alta? Per un
gruppo di suoi fedelissimi ammiratori?  Magari per Gori e signora soltanto per vedere l'effetto che faceva - perché loro, quasi certamente, ad un normale concerto non sarebbero stati mai interessati? O soltanto per i giornali che, puntualmente, sono caduti nella trappola e ne hanno scritto come l'ottava 'stranezza', dopo le sette canoniche registrate?

L'esperimento non è nuovo. E' di importazione. Viene da Berlino, dove nel 2015 l'aveva voluto un compositore sperimentale, allievo di Berio, che di nome fa Max Richter, noto per aver vampirizzato ogni sorta di musica e musicista, primo fra tutti Vivaldi. Aveva riunito in una fabbrica dismessa alla periferia di Berlino un gruppo di persone - immaginiamo giovani in prevalenza,  perchè quelli che hanno un pò d'anni sulle spalle sanno già come vanno simili baggianate - consigliando loro di portarsi appresso il necessario per passarvi la notte, ma di arrivare già mangiati, perchè la cena non era prevista nel prezzo. A Bergamo, per inciso, si pagava un biglietto di 38 Euro,con il quale si riceveva la dotazione notturna.

Cosa sia accaduto, a Berlino, durante tutta la notte non sappiamo dirvi con precisione; sappiamo solo -perché lo abbiamo appreso dalla cronache - che all'indomani, quando è suonata la sveglia, si sono levati di gran lena, lavati i denti, vestiti e fuggiti per andare al lavoro. Quel che di memorabile avrebbe dovuto avere, ma che  certamente non ha avuto, nelle intenzioni del musicista, quella notte a suon di musica, ha consigliato chiunque nei due anni successivi a lasciar perdere, a non ripetere quell'inutile - ed anche stupido - esperimento. E tutto sarebbe finito a Berlino - giusta fine - se Micheli e gli organizzatori del Concertgebouw non avessero pensato di importarlo, in queste settimane.  A Bergamo c'era l'extra di Micheli e di Elio ( quello delle Storie Tese, con sopracciglio a carico), sul quale lo stesso Micheli contava molto sia  per far addormentare dolcemente chi soffriva dei disturbi del sonno, che per svegliare gli assonnati perenni.

Se Micheli voleva sapere che effetto avrebbe fatto sui cittadini bergamaschi l'esperienza di una 'notte a teatro', perchè non l'ha chiesto ai suoi colleghi palermitani del Teatro Massimo ( il duo Pizzo-Giambrone) che l'hanno già sperimentato con i ragazzi, richiamati più che dal teatro in sè, dalla storia del 'fantasma' del teatro? Non sarà che un secondo fantasma si aggira, di notte, anche al Teatro Donizetti di Bergamo, e Micheli, ma solo lui, lo sapeva?

giovedì 1 dicembre 2016

Muti e Pappano: l'orchestra come metafora della società e il direttore di chi governa

In due diverse occasioni e circostanze - per Muti, il concerto a Bergamo, nel Teatro Donizetti, 50 anni dopo il suo debutto nella cittadina lombarda; Pappano che annuncia  lo sbarco a New York per il prossimo anno, alla Carnegie Hall - due notissimi direttori italiani tornano a parlare anche di politica e della situazione italiana.
 Ad ambedue la metafora dell'orchestra viene in aiuto per analizzare i mali della nostra società e proporne i  rimedi. In  orchestra, dicono i due direttori, ci sono molte persone, differenti per carattere, personalità, impegno professionale ed anche bravura- perchè non dirlo? - ma tutti quanti per produrre un qualche risultato devono collaborare, nessuno è più importante dell'altro, tutti lo sono in egual misura, ciascuno con il  suo ruolo che deve assolvere a dovere,  un ruolo che talora può essere di preminenza sugli altri, che però dura l'esecuzione di un passaggio; e tutti agli ordini di un direttore, il quale deve tener presenti tutti ugualmente, ma riconoscere  a ciascuno, a seconda del progetto che si è fatto in testa, il particolare ruolo in ciascun momento.
 Tale diverso peso, nota dopo nota, non premia né punisce i singoli ma gratifica tutti, se ciascuno svolgerà alla perfezione il suo compito,  e verrà fuori la musica. Se tutti vogliono fare i protagonisti,  disattendendo le indicazioni del direttore,  viene fuori una situazione assai simile a quella,  con grande efficacia disegnata da Federico Fellini nel suo 'Prova 'Orchestra, con catastrofe finale.
 Muti aggiunge che non è necessario che il direttore sia amato dagli orchestrali, anche se sarebbe il massimo, basta che sia stimato e seguito; e Pappano, conoscendo ormai bene  le orchestra in Italia- lui stesso ha sangue italiano - ammette la difficoltà a lavorare con esse; perchè anche in quelle non  di un prima fascia, ciascuno vorrebbe essere considerato e trattato come il primo della classe.
 E poi. Quale che sia la caratura di una orchestra, in Italia si ubbidisce al podio solo se c'è uno come Carlos Kleiber, altrimenti l'ubbidienza al direttore di turno viene considerata un optional. Ed è la ragione per cui i giovani direttori italiani, anche dotati, non possono far carriera in Italia. Le orchestre se li mangiano. In pratica, dice Pappano,  la carriera ai giovani direttori non gliela fanno fare le orchestre. Ma, d'altro canto, occorre che chi la carriera l'ha già fatta, prima che sia troppo tardi, abbandoni il podio o il palcoscenico (il discorso vale per tutti coloro la cui professione li fa stare costantemente in vetrina), altrimenti i giovani non vi potranno mai salire.
 E così dalla lezione al mondo politico i due direttori sono passati a dare lezione anche al mondo della musica, con la speranza che proprio loro per primi ne traggano un qualche insegnamento.