Quando si va a mettere il naso negli affari degli altri occorre essere ben svegli, non affetti da sonnambulismi e lontani da dormiveglia che possono creare brutti scherzi. Occorre, insomma, tenere gli occhi aperti e guardare alle cose con grande attenzione. Come non è accaduto al Fatto Quotidiano che, al pari di ciò che ha fatto con MEB, spesso va a mettere il naso negli affari dell'Opera di Roma, ma non sempre con la necessaria attenzione e precisione che il caso richiede.
Ieri, a firma Alessia Grossi, è apparso sul Fatto Quotidiano un articolo sulla Sonnambula di Bellini - diretta dalla Scappucci 'astro della attuale scena direttoriale internazionale', hanno detto in tv , dove fanno presto a spararle così grosse, solo perchè è donna, quando parlano di una grande star! - che da domani va in scena all'Opera di Roma, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, regista di fama e di genio.
Il Fatto incorre in parecchie inesattezze, mentre fa bene a dire a Carlo Fuortes che guida l'Opera di Roma dal 2013 (prima commissario e poi sovrintendente) che se un'opera non viene presentata in una nuova produzione deve dire che si tratta di una ripresa e non, come scrive sul sito nella lingua inglese: 'New production'.
E, infatti, si tratta di una ripresa che ha otto anni di vita e che ha già fatto il giro di alcuni teatri in Italia, dopo essere stata battezzata a San Gallo in Svizzera, nella stagione 2010-11, con la stessa equipe: regista, scenografo e costumista, disegni animati, oltre che con la medesima protagonista femminile: Jessica Pratt, la migliore Adina, la sonnambula, dei nostri giorni.
In Italia arrivò al Petruzzelli, proprio quando Fuortes era commissario, nel 2013, tale e quale a quella edizione di San Gallo: con Barberio Corsetti regista, Luigi Toccafondo autore di video e disegni animati, luci di Marco Giusti, scene e costumi di Cristian Taraborrelli.
Sul sito dell'Opera di Roma si legge che si tratta di una nuova produzione, coprodotta con il Teatro Petruzzelli di Bari ( da dove è stata importata) e il Massimo di Palermo che la programmerà prossimamente. Fra parentesi, La Sonnambula del regista Barberio Corsetti con Toccafondo, dopo Bari e Roma andrà a Palermo, dove lavora un altro fedelissimo di Fuortes, Oscar Pizzo. Il Sovrintendente dell' Opera di Roma si comporta come un agente, nel senso che pur non avendo una agenzia di rappresentanza, è legato ad un gruppo di fedelissimi che si porta sempre appresso e che non molla mai. Per lui una sorta di coperta di Linus, protettiva. Quanto a fedeltà non ha pari. E del resto Barberio Corsetti, regista che certamente non ha bisogno di un aiutino da parte di Fuortes, lavorava a Musica per Roma fin dallo sbarco dell'attuale sovrintendente dell'Opera come Amministratore delegato.
La stessa Sonnambula che si vedrà ed ascolterà da domani a Roma, è stata ripresa nella stagione passata anche al Teatro Verdi di Trieste, che però non figura nei finti coproduttori, come Bari e Palermo. Se uno va a vedere in rete le immagini delle varie riprese della regia di Barberio Corsetti si convince che si tratta ovunque del medesimo spettacolo. Dunque non si tratta di una 'nuova produzione'. E perciò, come sottolinea il Fatto, Fuortes dice il falso.
Poi però Alessia Grossi dice alcune cose che non stanno nè in cielo nè in terra. E cioè che Fuortes spaccerebbe la 'sua' Sonnambula come nuova produzione per avere contributi più sostanziosi dal Ministero. Non stanno così le cose, perchè il Ministero incoraggia le coproduzioni e lo sfruttamento di allestimenti già prodotti da altri, per risparmiare. Ma allora perchè Fuortes.... semplicemente perchè pensa che parlando di 'nuova' produzione, avrà più spettatori. Tale convinzione è frutto della sua idea di melodramma: se non lo si attualizza con la regia, nessuno andrà a vederlo. E qui si sbaglia di grosso, perchè la Sonnambula di Bellini , come anche la Traviata di Verdi si va soprattutto e principalmente ad ASCOLTARLA, e perciò non sarà la regia di Barberio Corsetti o di chiunque altro a decretare SUCCESSO E INSUCCESSO DI UN'OPERA, SE AMATA DAL PUBBLICO.
Quanto alla ripresa, sarà utile ricordare come La Fenice, nella gestione Cristiano Chiarot, ha fondato il suo successo di pubblico anche sulla ripresa di alcuni titoli popolari e famosi più volte nel corso di una medesima stagione ed anche in diverse stagioni (lo ha fatto con Traviata , in un allestimento neppure tanto indovinato, da oltre dieci anni, con immutato successo).
Poi Il Fatto riporta cifre non corrette sul costo degli allestimenti, quando scrive che solitamente per ogni titolo si spende dai 300.000 ai 400.000 Euro, per quelli meno costosi, fino ad arrivare a 1.500.000 Euro per quelli più spendaccioni, come - precisa - la Traviata di due stagioni fa, quella firmata da Sofia Coppola e Valentino.
La quale Traviata, che richiamò a Roma mezzo cinema internazionale - per l'amicizia con la Coppola e non principalmente per Traviata - e che, forse, dispiacque un pò a Fuortes che avrebbe desiderato da Sofia Coppola una regia più trasgressiva, o almeno innovativa, costò la bella cifra di 1.800.000 Euro. Quanto neanche la Scala spende per l'opera inaugurale che, però, nella serata di sant'Ambrogio, incassa, ogni anno, all'incirca 2.000.000 di Euro ripagando ampiamente la spesa. Cosa che non è accaduto a Fuortes con la sua Traviata 'glamour ' che coprirà le spese sostenute per il debutto solo dopo le prime riprese al Costanzi e l'affitto di Tokio che l'ha prenotata.
Questo occorreva ribadire a Fuortes, non il fatto che ha ripreso una Sonnambula già vista che gli costa poco ( e poi sono già quattro le 'nascite' di questa realizzazione. Il Fatto non sapeva di Trieste, la più recente). Mentre fa bene a sottolineare che nel 2013 Fuortes spacciava come 'nuovo allestimento' la Sonnambula importata da San Gallo che gli avrebbe fatto avere dal Ministero qualche soldo in più. Vero è che Franceschini e con lui Nastasi qualche soldo in più avrebbero comunque trovato il modo di darglielo, perchè Fuortes è ritenuto il risanatore per eccellenza - vero in tutto o in parte, ma con qualche dubbio - tanto che negli ultimi anni gli hanno affidato contemporaneamente anche due Fondazioni liriche, come nel caso di Roma e Verona. Ma con quali risultati effettivi, specie per il debito da risanare attingendo alla cosiddetta 'Legge Bray', non è del tutto chiaro.
A parte ogni nostra idea sull'operato di Fuortes e sulle sue gestioni troppo personali - come abbiamo tante volte segnalato - saremmo felici, numeri alla mano, ad ogni consuntivo, di riconoscergli una sana amministrazione. Che non può coincidere anche con la 'idiota' cura salvaopera, a Roma, della 'esternalizzazione' delle cosiddette masse artistiche, o , a Verona, con la 'chiusura' della Fondazione per un paio di mesi l'anno e lo 'scioglimento' del Corpo di ballo. Si tratta in ambedue i casi di ricette salvavita proposte da un medico incapace ed incompetente, quale in questi due casi ( ma anche nel commissariamento del Petruzzelli di Bari) si è rivelato Fuortes. Il quale, forse, in questi anni è tenuto in palmo di mano dal Ministero, perchè ha cominciato, zitto zitto, a dar corso all'insano progetto di Nastasi e Franceschini che gradirebbero barbaramente ridurre drasticamente il numero delle Fondazioni liriche, risparmiando quei soldi che poi dilapidano in tante altre maniere. Tutte meno nobili.
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lunedì 19 febbraio 2018
Il Fatto Quotidiano affetto da 'sonnambulismo' sull'Opera di Roma
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lunedì 19 giugno 2017
Chi riesce a dormire, fuori casa, a suon di musica, ora ha anche un concerto dedicato: lo SLEEP CONCERT, sbarcato in Italia , a Bergamo
Dobbiamo confessare che negli anni in cui abbiamo frequentato teatri e sale da concerto, oltre che per piacere ed interesse, per ragioni professionali - e fra breve saranno quaranta - non ci è mai accaduto di vedere spettatori vistosamente addormentati, a causa della musica. Semmai, sempre fra gli spettatori, ne abbiamo contati più disturbati e indispettiti da certa musica - inutile dire quale. Addormentati, veramente, assai meno, se togliamo quelli che dopo una giornata di lavoro stancante hanno voluto rischiare entrando in una sala da concerto o in teatro; la qual cosa, un paio di volte non più in quarant'anni, è capitato anche a noi.
Mentre, invece, ci è accaduto di notare un nostro collega, tuttora attivo su più fronti, nonostante l'età avanzata, dormire e russare contemporaneamente dall'inizio alla fine del concerto, o quasi, per svegliarsi di soprassalto appena la musica finiva. In un caso lo avevamo seduto al nostro fianco, nella sala grande del Festival di Salisburgo, parecchi anni fa, quando non era ancora in età avanzata, con grande imbarazzo nostro e degli altri vicini di poltrona, i quali - per fortuna del nostro collega - non sapevano del suo mestiere.
Negli anni lo abbiamo incontrato parecchie altre volte, ed abbiamo notato anche che partecipava, dove gli era possibile, anche alle prove di un concerto o di un'opera. Il perchè lo abbiamo capito dopo, riflettendo sulla circostanza. Egli sperava, fra un sonno e l'altro di ascoltare per intero il concerto o l'opera, mettendo insieme le sensazioni delle pause dal sonno e scrivere poi.
Inutile dirvi di chi si tratta. Chi legge e conosce un pò il nostro mondo, sa bene di chi parliamo.
Ora a lui lo sleep concert non servirebbe, perchè lui dormirebbe sempre e comunque e non v'è musica che possa tenerlo sveglio per un paio ore di seguito, figuriamoci per una intera notte. Lui comunque per dormire, sceglierebbe non un sacco a pelo eil pavimento di un teatro - ma la più comoda poltroncina. E dunque lui a Bergamo, l'altra sera, per seguire da vicino la trovata del regista Francesco Micheli, che voleva così salutare il pubblico ed il teatro che va in restauro, non sarebbe mai andato.
Per chi l'ha fatto Micheli? Per il pubblico più provinciale della Bergamo alta? Per un
gruppo di suoi fedelissimi ammiratori? Magari per Gori e signora soltanto per vedere l'effetto che faceva - perché loro, quasi certamente, ad un normale concerto non sarebbero stati mai interessati? O soltanto per i giornali che, puntualmente, sono caduti nella trappola e ne hanno scritto come l'ottava 'stranezza', dopo le sette canoniche registrate?
L'esperimento non è nuovo. E' di importazione. Viene da Berlino, dove nel 2015 l'aveva voluto un compositore sperimentale, allievo di Berio, che di nome fa Max Richter, noto per aver vampirizzato ogni sorta di musica e musicista, primo fra tutti Vivaldi. Aveva riunito in una fabbrica dismessa alla periferia di Berlino un gruppo di persone - immaginiamo giovani in prevalenza, perchè quelli che hanno un pò d'anni sulle spalle sanno già come vanno simili baggianate - consigliando loro di portarsi appresso il necessario per passarvi la notte, ma di arrivare già mangiati, perchè la cena non era prevista nel prezzo. A Bergamo, per inciso, si pagava un biglietto di 38 Euro,con il quale si riceveva la dotazione notturna.
Cosa sia accaduto, a Berlino, durante tutta la notte non sappiamo dirvi con precisione; sappiamo solo -perché lo abbiamo appreso dalla cronache - che all'indomani, quando è suonata la sveglia, si sono levati di gran lena, lavati i denti, vestiti e fuggiti per andare al lavoro. Quel che di memorabile avrebbe dovuto avere, ma che certamente non ha avuto, nelle intenzioni del musicista, quella notte a suon di musica, ha consigliato chiunque nei due anni successivi a lasciar perdere, a non ripetere quell'inutile - ed anche stupido - esperimento. E tutto sarebbe finito a Berlino - giusta fine - se Micheli e gli organizzatori del Concertgebouw non avessero pensato di importarlo, in queste settimane. A Bergamo c'era l'extra di Micheli e di Elio ( quello delle Storie Tese, con sopracciglio a carico), sul quale lo stesso Micheli contava molto sia per far addormentare dolcemente chi soffriva dei disturbi del sonno, che per svegliare gli assonnati perenni.
Se Micheli voleva sapere che effetto avrebbe fatto sui cittadini bergamaschi l'esperienza di una 'notte a teatro', perchè non l'ha chiesto ai suoi colleghi palermitani del Teatro Massimo ( il duo Pizzo-Giambrone) che l'hanno già sperimentato con i ragazzi, richiamati più che dal teatro in sè, dalla storia del 'fantasma' del teatro? Non sarà che un secondo fantasma si aggira, di notte, anche al Teatro Donizetti di Bergamo, e Micheli, ma solo lui, lo sapeva?
Mentre, invece, ci è accaduto di notare un nostro collega, tuttora attivo su più fronti, nonostante l'età avanzata, dormire e russare contemporaneamente dall'inizio alla fine del concerto, o quasi, per svegliarsi di soprassalto appena la musica finiva. In un caso lo avevamo seduto al nostro fianco, nella sala grande del Festival di Salisburgo, parecchi anni fa, quando non era ancora in età avanzata, con grande imbarazzo nostro e degli altri vicini di poltrona, i quali - per fortuna del nostro collega - non sapevano del suo mestiere.
Negli anni lo abbiamo incontrato parecchie altre volte, ed abbiamo notato anche che partecipava, dove gli era possibile, anche alle prove di un concerto o di un'opera. Il perchè lo abbiamo capito dopo, riflettendo sulla circostanza. Egli sperava, fra un sonno e l'altro di ascoltare per intero il concerto o l'opera, mettendo insieme le sensazioni delle pause dal sonno e scrivere poi.
Inutile dirvi di chi si tratta. Chi legge e conosce un pò il nostro mondo, sa bene di chi parliamo.
Ora a lui lo sleep concert non servirebbe, perchè lui dormirebbe sempre e comunque e non v'è musica che possa tenerlo sveglio per un paio ore di seguito, figuriamoci per una intera notte. Lui comunque per dormire, sceglierebbe non un sacco a pelo eil pavimento di un teatro - ma la più comoda poltroncina. E dunque lui a Bergamo, l'altra sera, per seguire da vicino la trovata del regista Francesco Micheli, che voleva così salutare il pubblico ed il teatro che va in restauro, non sarebbe mai andato.
Per chi l'ha fatto Micheli? Per il pubblico più provinciale della Bergamo alta? Per un
gruppo di suoi fedelissimi ammiratori? Magari per Gori e signora soltanto per vedere l'effetto che faceva - perché loro, quasi certamente, ad un normale concerto non sarebbero stati mai interessati? O soltanto per i giornali che, puntualmente, sono caduti nella trappola e ne hanno scritto come l'ottava 'stranezza', dopo le sette canoniche registrate?
L'esperimento non è nuovo. E' di importazione. Viene da Berlino, dove nel 2015 l'aveva voluto un compositore sperimentale, allievo di Berio, che di nome fa Max Richter, noto per aver vampirizzato ogni sorta di musica e musicista, primo fra tutti Vivaldi. Aveva riunito in una fabbrica dismessa alla periferia di Berlino un gruppo di persone - immaginiamo giovani in prevalenza, perchè quelli che hanno un pò d'anni sulle spalle sanno già come vanno simili baggianate - consigliando loro di portarsi appresso il necessario per passarvi la notte, ma di arrivare già mangiati, perchè la cena non era prevista nel prezzo. A Bergamo, per inciso, si pagava un biglietto di 38 Euro,con il quale si riceveva la dotazione notturna.
Cosa sia accaduto, a Berlino, durante tutta la notte non sappiamo dirvi con precisione; sappiamo solo -perché lo abbiamo appreso dalla cronache - che all'indomani, quando è suonata la sveglia, si sono levati di gran lena, lavati i denti, vestiti e fuggiti per andare al lavoro. Quel che di memorabile avrebbe dovuto avere, ma che certamente non ha avuto, nelle intenzioni del musicista, quella notte a suon di musica, ha consigliato chiunque nei due anni successivi a lasciar perdere, a non ripetere quell'inutile - ed anche stupido - esperimento. E tutto sarebbe finito a Berlino - giusta fine - se Micheli e gli organizzatori del Concertgebouw non avessero pensato di importarlo, in queste settimane. A Bergamo c'era l'extra di Micheli e di Elio ( quello delle Storie Tese, con sopracciglio a carico), sul quale lo stesso Micheli contava molto sia per far addormentare dolcemente chi soffriva dei disturbi del sonno, che per svegliare gli assonnati perenni.
Se Micheli voleva sapere che effetto avrebbe fatto sui cittadini bergamaschi l'esperienza di una 'notte a teatro', perchè non l'ha chiesto ai suoi colleghi palermitani del Teatro Massimo ( il duo Pizzo-Giambrone) che l'hanno già sperimentato con i ragazzi, richiamati più che dal teatro in sè, dalla storia del 'fantasma' del teatro? Non sarà che un secondo fantasma si aggira, di notte, anche al Teatro Donizetti di Bergamo, e Micheli, ma solo lui, lo sapeva?
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mercoledì 8 marzo 2017
Che fegato, prof. Izzo, nipote di De Lorenzo, ex ministro. Buon sangue non mente
Il prof. Izzo, primario all'Istituto 'Pascale' per i tumori a Napoli, specialista di chirurgia interna ( fegato) è finito ai domiciliari, assieme a sua moglie Di Capua - con la quale comunque anche prima divideva il domicilio, ed anche gli affari! - per una truffa ai danni dello Stato del valore di 2 milioni di Euro circa - che gli sono stati cautelativamente, sequestrati fra denaro contante e beni - nel breve volgere di poco più di un anno. Che faceva il sant'uomo, per il quale ci auguriamo almeno che sapesse operare i suoi pazienti, visto che poi li truffava indirettamente attraverso la truffa allo Stato? Acquistava del materiale già costoso, pagandolo ad un prezzo doppio, senza gara, accampando motivi di urgenza ed altre diavolerie che chi amministra e vuole rubare conosce bene, e lo acquistava da una società che faceva capo a sua moglie e nella quale anche lui aveva diretti interessi. Che mascalzone!
Intanto è finito ai domiciliari - perchè non dietro le sbarre? Forse perchè, comunque, non può reiterare, non mettendo piede in ospedale per un pò, il furto. Se il giudice lo avesse condannato a tornare in ospedale per il suo normale orario di lavoro - come ha fatto un giudice pazzo con degli assenteisti cronici - sicuramente avrebbe continuato nella sua azione di ladro, congiunta a quella di medico.
Però...però come si fa a mettere a capo di un reparto un medico che, per quanto bravo, è nipote di De Lorenzo, finito in galera per traffici assai simili a quelli del nipote e condannato? L'antico detto 'buon sangue non mente' non ha insegnato nulla?
Da un cognome ad altri, in questo caso solo per un innocuo passatempo e per prenderci una rivincita su quanti hanno ironizzato e scherzato sul nostro cognome, del quale non ci vergognamo, per quanto assai curioso: acquafredda.
Se si fa dell'ironia su 'acquafredda', che si dovrebbe dire di Luca Lotti, finito nell'affare Consip? Perchè Renzi, quando l'ha chiamato a Roma, non ha pensato a tenerlo lontano dai vari 'lotti' degli acquisti pubblici, tenendo presente che se fai sentire ad uno il profumo dei soldi, ad uno che si chiama Lotti, dàgli oggi e dàgli domani, su alcuni lotti vuole metterci bocca ed anche mano?
Per non parlare, sempre per continuare con l'innocuo passatempo dei cognomi, di Oscar Pizzo, chiamato a Palermo in un delicato incarico al teatro Massimo. Insomma uno che si chiama Pizzo lo fai direttore artistico di un teatro in Sicilia? Come puoi essere certo che quando al telefono chiedono di 'pizzo' non parlino dell'illustre direttore artistico Pizzo, ma stiano chiedendo il pizzo, quello vero, che a Palermo, ed anche altrove, non è una rarità?
Intanto è finito ai domiciliari - perchè non dietro le sbarre? Forse perchè, comunque, non può reiterare, non mettendo piede in ospedale per un pò, il furto. Se il giudice lo avesse condannato a tornare in ospedale per il suo normale orario di lavoro - come ha fatto un giudice pazzo con degli assenteisti cronici - sicuramente avrebbe continuato nella sua azione di ladro, congiunta a quella di medico.
Però...però come si fa a mettere a capo di un reparto un medico che, per quanto bravo, è nipote di De Lorenzo, finito in galera per traffici assai simili a quelli del nipote e condannato? L'antico detto 'buon sangue non mente' non ha insegnato nulla?
Da un cognome ad altri, in questo caso solo per un innocuo passatempo e per prenderci una rivincita su quanti hanno ironizzato e scherzato sul nostro cognome, del quale non ci vergognamo, per quanto assai curioso: acquafredda.
Se si fa dell'ironia su 'acquafredda', che si dovrebbe dire di Luca Lotti, finito nell'affare Consip? Perchè Renzi, quando l'ha chiamato a Roma, non ha pensato a tenerlo lontano dai vari 'lotti' degli acquisti pubblici, tenendo presente che se fai sentire ad uno il profumo dei soldi, ad uno che si chiama Lotti, dàgli oggi e dàgli domani, su alcuni lotti vuole metterci bocca ed anche mano?
Per non parlare, sempre per continuare con l'innocuo passatempo dei cognomi, di Oscar Pizzo, chiamato a Palermo in un delicato incarico al teatro Massimo. Insomma uno che si chiama Pizzo lo fai direttore artistico di un teatro in Sicilia? Come puoi essere certo che quando al telefono chiedono di 'pizzo' non parlino dell'illustre direttore artistico Pizzo, ma stiano chiedendo il pizzo, quello vero, che a Palermo, ed anche altrove, non è una rarità?
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lunedì 30 novembre 2015
L'Opera di Roma non è più un carrozzone. Ma qualche asino c'è ancora.
A destra si legge: 'venite a vedere come è cambiato il pubblico dell'Opera di Roma', e a sinistra: 'male ha fatto il Presidente della Repubblica ( che non va neanche a Milano, alla Scala, per non offendere nessuno) e peggio il ministro Franceschini a disertare l'opera inaugurale della stagione 2015-2016 a Roma - The Bassarids di Henze, che si rivede in Italia dopo mezzo secolo e che perciò ha richiamato critici anche stranieri - perchè avrebbero constatato che il Teatro della Capitale non è più quel carrozzone che sempre si è detto e che è stato a lungo'.
Ormai i giornali elevano canti di gloria all'unisono, da quando si è intronato, all'indirizzo di Carlo Fuortes, il quale mai una critica negativa od un semplice appunto ha lambito, neanche marginalmente, da quando ha cominciato a Musica per Roma. Perfino nei giorni caldi della sua pazza idea di 'esternalizzare' orchestra e coro - una vera IDIOZIA!- perfino in quei giorni le critiche erano sommesse e solo a giorni alterni per non infastidire il 'nerone dell'opera' - appellativo che si stava guadagnando sul campo - e alcuni giornali lo fiancheggiavano addirittura. DA NON CREDERE.
Comunque dopo l'esperienza positivissima dell'opera inaugurale, l'Opera di Roma darà ancora una accelerata sulla programmazione che guada all'oggi e al domani perchè diventi - come lo specchio di Martone, nell'opera di Henze - immagine perfetta del mondo contemporaneo e squarcio sul futuro che ci attende, come, per il futuro imprevisto, è accaduto ai giovani, nell'opera di Adams, quando alzando gli occhi verso il soffitto, hanno visto il cielo, causa terremoto di San Francisco, ma la sala del Costanzi non proprio piena.
In questa prospettiva va letta la premiazione della nuova opera, uscita dal concorso di composizione bandito nel 2013, e concluso solo nel 2015 - poche settimane fa - del compositore Vittorio Montalti, libretto di Giuliano Compagno, dal titolo ' Un romano a Marte', premiato con la bella somma di 20.000 (VENTIMILA!!!) Euro, per la cui colletta si sono prodigati ENI, Deutsche Bank e Maite e Paolo Bulgari.
La quale opera verrà messa in scena nella stagione 2016-17, nell'ambito del progetto 'Contemporanea' che occuperà la stagione fra maggio e giugno a partire dal prossimo 2016, e dunque nell'estate del 2017, dopo cinque anni di attesa.
Quello della contemporaneità, insistiamo, è un pallino di Fuortes, che una analoga rassegna, ma non di teatro musicale, faceva svolgere anche all'Auditorium ( al suo interno si son visti soprattutto volare gli elicotteri di Stockhausen, muoversi sincronizzati i 100 metronomi di Ligeti, o sentito suonare per ventiquattrore di seguito lo stesso pezzettino di poche battute di Satie), affidandone la realizzazione e progettazione a Oscar Pizzo, che è poi volato a Palermo, lasciando orfano il sovrintendente che invece si consola con Giovanni Bietti, che sì è portato dietro dall'Auditorium, per le lezioni di presentazione delle opere.
Per arrivare alla proclamazione del vincitore ce n'è voluto di tempo, dopo l'uscita di Riccardo Muti, pezzo forte della giuria, la quale in seconda composizione, come previsto dal regolamento, dopo la prima scrematura, era composta dallo stesso Fuortes, in rappresentanza e per competenza della cassa, da Alessio Vlad, perchè ci doveva necessariamente essere in coppia con Battistelli, che ha spinto per questo concorso, e poi il regista Giorgio Barberio Corsetti e la poetessa Patrizia Cavalli.
Insomma la prima giuria, pur senza Muti, ha decretato la terna di finalisti; successivamente un sovrintendente, ben due direttori artistici, un regista ed una poetessa, seconda giuria, hanno incoronato il vincitore
P.S. Per la seconda volta, a quei ciucci dell'Opera di Roma, vogliamo segnalare un errore madornale che ricorre nella home page del sito del teatro laddove si annuncia lo sbarco di Vinicio Capossela in teatro. Del musicista si legge che è 'band lieder'. Asini! si scrive 'band leader'. CORREGGETE!
Ormai i giornali elevano canti di gloria all'unisono, da quando si è intronato, all'indirizzo di Carlo Fuortes, il quale mai una critica negativa od un semplice appunto ha lambito, neanche marginalmente, da quando ha cominciato a Musica per Roma. Perfino nei giorni caldi della sua pazza idea di 'esternalizzare' orchestra e coro - una vera IDIOZIA!- perfino in quei giorni le critiche erano sommesse e solo a giorni alterni per non infastidire il 'nerone dell'opera' - appellativo che si stava guadagnando sul campo - e alcuni giornali lo fiancheggiavano addirittura. DA NON CREDERE.
Comunque dopo l'esperienza positivissima dell'opera inaugurale, l'Opera di Roma darà ancora una accelerata sulla programmazione che guada all'oggi e al domani perchè diventi - come lo specchio di Martone, nell'opera di Henze - immagine perfetta del mondo contemporaneo e squarcio sul futuro che ci attende, come, per il futuro imprevisto, è accaduto ai giovani, nell'opera di Adams, quando alzando gli occhi verso il soffitto, hanno visto il cielo, causa terremoto di San Francisco, ma la sala del Costanzi non proprio piena.
In questa prospettiva va letta la premiazione della nuova opera, uscita dal concorso di composizione bandito nel 2013, e concluso solo nel 2015 - poche settimane fa - del compositore Vittorio Montalti, libretto di Giuliano Compagno, dal titolo ' Un romano a Marte', premiato con la bella somma di 20.000 (VENTIMILA!!!) Euro, per la cui colletta si sono prodigati ENI, Deutsche Bank e Maite e Paolo Bulgari.
La quale opera verrà messa in scena nella stagione 2016-17, nell'ambito del progetto 'Contemporanea' che occuperà la stagione fra maggio e giugno a partire dal prossimo 2016, e dunque nell'estate del 2017, dopo cinque anni di attesa.
Quello della contemporaneità, insistiamo, è un pallino di Fuortes, che una analoga rassegna, ma non di teatro musicale, faceva svolgere anche all'Auditorium ( al suo interno si son visti soprattutto volare gli elicotteri di Stockhausen, muoversi sincronizzati i 100 metronomi di Ligeti, o sentito suonare per ventiquattrore di seguito lo stesso pezzettino di poche battute di Satie), affidandone la realizzazione e progettazione a Oscar Pizzo, che è poi volato a Palermo, lasciando orfano il sovrintendente che invece si consola con Giovanni Bietti, che sì è portato dietro dall'Auditorium, per le lezioni di presentazione delle opere.
Per arrivare alla proclamazione del vincitore ce n'è voluto di tempo, dopo l'uscita di Riccardo Muti, pezzo forte della giuria, la quale in seconda composizione, come previsto dal regolamento, dopo la prima scrematura, era composta dallo stesso Fuortes, in rappresentanza e per competenza della cassa, da Alessio Vlad, perchè ci doveva necessariamente essere in coppia con Battistelli, che ha spinto per questo concorso, e poi il regista Giorgio Barberio Corsetti e la poetessa Patrizia Cavalli.
Insomma la prima giuria, pur senza Muti, ha decretato la terna di finalisti; successivamente un sovrintendente, ben due direttori artistici, un regista ed una poetessa, seconda giuria, hanno incoronato il vincitore
P.S. Per la seconda volta, a quei ciucci dell'Opera di Roma, vogliamo segnalare un errore madornale che ricorre nella home page del sito del teatro laddove si annuncia lo sbarco di Vinicio Capossela in teatro. Del musicista si legge che è 'band lieder'. Asini! si scrive 'band leader'. CORREGGETE!
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martedì 6 gennaio 2015
Imitare Palermo. Pizzo e Ferro lavorano gratis al Massimo.
La Sicilia dei miracoli. Sessanta persone a guardia della casa natale di Pirandello e, di contro, direttore artistico e direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo, ambedue con incarico triennale, che prestano la loro opera, preziosissima, GRATUITAMENTE. Gli eroi della cultura si chiamano rispettivamente Oscar Pizzo e Gabriele Ferro, ambedue insediatisi solo qualche mese fa, chiamati dal grande bravissimo sovrintendente Francesco Giambrone, che per tali risparmi, notevoli, viene compensato con 170.000 Euro l'anno. Tutti meritati.
E che ora, con un colpo da maestro, s'è assicurato , in apertura di stagione, la prima italiana, di 'Gisela', ultima composizione di Hans Werner Henze, opera che parla di una tedesca che fugge dalla cupa Germania e si stabilisce a Napoli, per amore di un 'pulcinella' ( regia di Emma Dante) che certamente non piacerà alla cancelliera Merkel.
Ma perchè Pizzo e Ferro non pesano sulle casse del Massimo per l'incarico nell'isola? Perchè Pizzo, è fuggito dalla provinciale Roma per riparare nella capitale Palermo, e perciò, grato di tale asilo, ripaga il Massimo con la sua opera di direttore artistico.
E Ferro, siciliano come Pizzo, contento finalmente di tornare alla terra delle sue origini, si fa pagare solo per i concerti o le opere che dirige, come del resto fa Pappano (così ci sembra) a Roma, e sempre a Roma faceva Muti all'Opera, che per il suo prestigiosissimo incarico di 'direttore onorario a vita' non percepiva neppure un Euro, come compenso simbolico; lo aveva rifiutato quando glielo avevano proposto, limitandosi a pretendere solo il compenso per le sue presenze sul podio. Solamente quelle.
E che ora, con un colpo da maestro, s'è assicurato , in apertura di stagione, la prima italiana, di 'Gisela', ultima composizione di Hans Werner Henze, opera che parla di una tedesca che fugge dalla cupa Germania e si stabilisce a Napoli, per amore di un 'pulcinella' ( regia di Emma Dante) che certamente non piacerà alla cancelliera Merkel.
Ma perchè Pizzo e Ferro non pesano sulle casse del Massimo per l'incarico nell'isola? Perchè Pizzo, è fuggito dalla provinciale Roma per riparare nella capitale Palermo, e perciò, grato di tale asilo, ripaga il Massimo con la sua opera di direttore artistico.
E Ferro, siciliano come Pizzo, contento finalmente di tornare alla terra delle sue origini, si fa pagare solo per i concerti o le opere che dirige, come del resto fa Pappano (così ci sembra) a Roma, e sempre a Roma faceva Muti all'Opera, che per il suo prestigiosissimo incarico di 'direttore onorario a vita' non percepiva neppure un Euro, come compenso simbolico; lo aveva rifiutato quando glielo avevano proposto, limitandosi a pretendere solo il compenso per le sue presenze sul podio. Solamente quelle.
domenica 26 ottobre 2014
Nastasi chiede a tutti di risparmiare, ma non al San Carlo quando deve pagare sua moglie Giulia Minoli.
Il ministro va facendo a dovere il suo compito che sembra quello di smantellare dalla radice il sistema della musica in Italia. Al suo orecchio zufola le varie mosse il suo consigliere Nastasi che non riesce a nascondere del tutto la sua mole dietro l'esile figura del neo sposo Franceschini, e perciò viene scoperto ed apostrofato come 'il suggeritore' o 'burattinaio'
E sembra che al grido di 'tirate la cinghia', come vuole il ministero di Franceschini e Nastasi, tutti , ciascuno secondo le proprie possibilità, si stiano adeguando. Di tirare la cinghia si chiede anche ai piccoli teatri - che fanno però prosa e molta sperimentazione di linguaggi. A loro il ministero ha detto chiaramente: o vi ingrandite, unendovi ad altri, oppure le piccole realtà come molti di voi devono cercarsi i finanziamenti altrove, non al Ministero. Il quale però trova i soldi per finanziare un nuovo inutile festival come quello di Pompei che già all'anteprima è apparso pasticciato.
Dai siti dei vari teatri, apprendiamo che la dieta a cui tutti si stanno sottoponendo mostra già i primi risultati. Ad esempio, dal sito del Teatro Massimo di Palermo apprendiamo che il nuovo sovrintendente Giambrone, si contenta della modica cifra di 170.000 Euro annui, una miseria per lui che è abituato a più alti compensi, come si sarà fatto dare dai vari teatri in cui ha prima pascolato.
Non solo lui anche gli altri partecipano a questa gara di solidarietà a favore del Ministero, in grosse difficoltà economiche.
Infatti i nuovi dirigenti del Massimo di Palermo - si legga il sito del teatro alla voce 'amministrazione trasparente' - offrono la loro collaborazione al teatro GRATUITAMENTE, fino alla fine del 2014 almeno, e sono stati nominati il 10 di ottobre. Lo fa il nuovo direttore musicale Gabriele Ferro, ed anche il direttore artistico Oscar Pizzo.
Se tutti seguissero il loro esempio saremmo a cavallo, in due o tre anni elimineremmo i buchi di bilancio dei teatri. Se poi si sforzassero ancora un pò e riducessero lo spreco della programmazione, dimezzando il numero dei titoli in cartellone, ed usando il pianoforte al posto dell'orchestra - la quale verrebbe esternalizzata ed anche chiusa secondo il modello-pilota dell'Opera di Roma, patrocinato sempre dal Ministero infame, e chiamata soltanto nelle occasioni in cui c'è la visita di un capo di Stato o l'inaugurazione di un nuovo monumento, o lo richieda una importante griffe per intrattenere i suoi invitati - allora saremmo, sarebbero, a cavallo tutti i teatri. Neanche più un buco nel bilancio, tutti aperti per le visite o per le 'ospitate' ogni giorno, e ogni spettatore assistito personalmente da un impiegato del teatro che non avrebbe altro compito che questo.
Dunque una olimpiade del risparmio, alla quale tutti arriverebbero primi fuorchè uno, il Teatro San Carlo di Napoli che deve ogni anno trovare i soldi con cui paga Giulia Minoli Nastasi, coordinatrice, per volontà del maritino Salvo, al Museo del Teatro di Napoli, compensata, secondo alcune fonti giornalistiche, sempre che sia rimasta lì e non abbia deciso con i soldi del suo stipendio di concedersi una lunga meritata vacanza all'estero, con appena 6.000 Euro mensili.
E sembra che al grido di 'tirate la cinghia', come vuole il ministero di Franceschini e Nastasi, tutti , ciascuno secondo le proprie possibilità, si stiano adeguando. Di tirare la cinghia si chiede anche ai piccoli teatri - che fanno però prosa e molta sperimentazione di linguaggi. A loro il ministero ha detto chiaramente: o vi ingrandite, unendovi ad altri, oppure le piccole realtà come molti di voi devono cercarsi i finanziamenti altrove, non al Ministero. Il quale però trova i soldi per finanziare un nuovo inutile festival come quello di Pompei che già all'anteprima è apparso pasticciato.
Dai siti dei vari teatri, apprendiamo che la dieta a cui tutti si stanno sottoponendo mostra già i primi risultati. Ad esempio, dal sito del Teatro Massimo di Palermo apprendiamo che il nuovo sovrintendente Giambrone, si contenta della modica cifra di 170.000 Euro annui, una miseria per lui che è abituato a più alti compensi, come si sarà fatto dare dai vari teatri in cui ha prima pascolato.
Non solo lui anche gli altri partecipano a questa gara di solidarietà a favore del Ministero, in grosse difficoltà economiche.
Infatti i nuovi dirigenti del Massimo di Palermo - si legga il sito del teatro alla voce 'amministrazione trasparente' - offrono la loro collaborazione al teatro GRATUITAMENTE, fino alla fine del 2014 almeno, e sono stati nominati il 10 di ottobre. Lo fa il nuovo direttore musicale Gabriele Ferro, ed anche il direttore artistico Oscar Pizzo.
Se tutti seguissero il loro esempio saremmo a cavallo, in due o tre anni elimineremmo i buchi di bilancio dei teatri. Se poi si sforzassero ancora un pò e riducessero lo spreco della programmazione, dimezzando il numero dei titoli in cartellone, ed usando il pianoforte al posto dell'orchestra - la quale verrebbe esternalizzata ed anche chiusa secondo il modello-pilota dell'Opera di Roma, patrocinato sempre dal Ministero infame, e chiamata soltanto nelle occasioni in cui c'è la visita di un capo di Stato o l'inaugurazione di un nuovo monumento, o lo richieda una importante griffe per intrattenere i suoi invitati - allora saremmo, sarebbero, a cavallo tutti i teatri. Neanche più un buco nel bilancio, tutti aperti per le visite o per le 'ospitate' ogni giorno, e ogni spettatore assistito personalmente da un impiegato del teatro che non avrebbe altro compito che questo.
Dunque una olimpiade del risparmio, alla quale tutti arriverebbero primi fuorchè uno, il Teatro San Carlo di Napoli che deve ogni anno trovare i soldi con cui paga Giulia Minoli Nastasi, coordinatrice, per volontà del maritino Salvo, al Museo del Teatro di Napoli, compensata, secondo alcune fonti giornalistiche, sempre che sia rimasta lì e non abbia deciso con i soldi del suo stipendio di concedersi una lunga meritata vacanza all'estero, con appena 6.000 Euro mensili.
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